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Medioevo Dossier n. 52, Settembre/Ottobre 2022

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EDIO VO M E Dossier

VICHINGHI UNA STORIA EUROPEA di Tommaso Indelli

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€ 7,90

VICHINGHI

N°52 Settembre/Ottobre 2022 Rivista Bimestrale

IN EDICOLA IL 16 SETTEMBRE 2022


VICHINGHI UNA STORIA EUROPEA di Tommaso Indelli

LE ORIGINI 6. Una storia europea L’ESPANSIONE 32. Alla conquista del mondo I REGNI SCANDINAVI 86. Corone senza pace NEL MEZZOGIORNO D’ITALIA 112. L’eredità «vichinga»


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LE ORIGINI

Il monumento in onore dell’esploratore Leif Eriksson, figlio di Erik il Rosso, si staglia, al tramonto, sul fiordo di Trondheim, in Norvegia. Partito intorno al Mille alla volta della Groenlandia, Leif scoprí nuove terre, tra cui quella da lui battezzata Vinland («Terra del vino»), forse identificabile con l’odierna isola di Terranova.

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Una storia europea La battaglia di Svolder, olio su tela di Nils Bergslien. 1900. Collezione privata. Lo scontro si combatté nell’anno Mille tra il re Olaf Tryggvason di Norvegia e la vittoriosa alleanza tra il re di Danimarca, il re di Svezia, e lo jarl di Lade.

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Navigatori abilissimi, ma anche guerrieri e predoni spietati: chi erano davvero gli uomini che dal Grande Nord seminarono il terrore in piú d’una terra del Vecchio Continente? E quali furono le ragioni di un’espansione all’apparenza inarrestabile e capace di fare dei Vichinghi i protagonisti di molti episodi cruciali nella storia dell’Alto Medioevo?

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al punto di vista storiografico e cronologico, si intende per «età vichinga» il periodo compreso tra il 793 e il 1066, cioè tra il saccheggio dell’abbazia di Lindisfarne (piccola isola nel Northumberland, al largo della costa orientale inglese, n.d.r.) e la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Bastardo († 1087), duca di Normandia. In quel lungo periodo, l’Europa fu scossa dalle incursioni devastatrici dei Vichinghi o Normanni, bande di predoni di provenienza scandinava e origine germanica da cui, attraverso un processo storico durato secoli, trassero origine la Danimarca, la Norvegia e la Svezia. Proprio nel corso dell’«età vichinga», infatti, i popoli «nordici» o «norreni» – dal nordico norrön, «settentrionale» – posero le basi per la costruzione delle loro monarchie «nazionali», compagini statali sempre piú centralizzate e istituzionalmente elaborate. Fino alla seconda

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L’espansione


La spettacolare Kingsgate Bay, nel Kent (Inghilterra sud-orientale). Lungo questa costa si registrarono i primi arrivi di genti vichinghe nell’isola.

L’ESPANSIONE

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Alla conquista del mondo

Tavola a colori nella quale si immagina l’assalto portato dai Vichinghi al monastero irlandese di Clonmacnoise nell’835.


Le prime incursioni vichinghe, sul finire dell’VIII secolo, furono l’avvisaglia di un’espansione di vasta portata, a seguito della quale molte furono le terre in cui gli uomini del Nord si insediarono stabilmente, assumendone il controllo. Un fenomeno dagli importanti risvolti sociali, economici e culturali, testimoniati oggi dall’archeologia, dallo studio delle fonti letterarie e da numerose sopravvivenze linguistiche


I VICHINGHI

L’espansione

caratteristiche «croci irlandesi» in pietra, su cui sono incise rune scandinave e, talvolta, come sulla croce di Killaloe, anche iscrizioni ogamiche. Ancora oggi, molti termini gaelici sono un prestito delle lingue scandinave come bád, «barca, e margadh, «mercato». Nell’866, una «Grande Armata» di circa 3000 uomini, composta da effettivi di provenienza danese e norvegese, sbarcò in Northumbria, con l’obiettivo di colonizzare la regione. Secondo le saghe, al comando dell’esercito erano Ivar Senz’ossa († 873 circa), Ubbe († 867 circa) e Halfdan († 877 circa) Ragnarsson, figli di Ragnar Lodbrok – «Brache pelose» – capo vichingo di dubbia origine etnica, già autore degli assedi di Parigi dell’845 e dell’855. I tre comandanti avevano intenzione di vendicare il padre che, intorno all’865, era stato ucciso, mentre tentava di saccheggiare la Northumbria, da re Aella (863 circa-866), il quale, dopo averlo catturato, lo aveva lasciato morire in una fossa di serpenti. Nell’866, sbarcati in Northumbria, presa e saccheggiata York, i figli di Ragnar rivolsero l’esercito contro Aella e, profittando del fatto che il re era reduce da una guerra civile contro il fratello, Osberht, lo presero prigioniero e lo uccisero. Nell’867, Ubbe, Ivar e Halfdan si spostarono a sud e, occupate la Mercia e l’Anglia Orientale, deposero i rispettivi re e iniziarono a distribuire terre ai membri del loro seguito. Nell’869, il re dell’Anglia Edmondo, che rifiutò di abiurare il cristianesimo, fu martirizzato, mentre in Mercia i Vichinghi deposero re Burgred e imposero l’inetto Ceolwulf († 879) e, dovunque passavano, i conquistatori estorcevano il danegeld, il tributo. Spintisi piú a sud, invasero il Wessex, ma si trovarono di fronte alla ferrea resistenza del re Alfredo il Grande (871-899 circa), da poco successo al fratello, Etelredo (865-871). Morti i figli di Ragnar in circostanze poco chiare, il comando della «Grande Armata» fu assunto da re Guthrum († 890 circa), il quale, sconfitto da Alfredo a Edington, nell’878, accettò il battesimo e impose la conversione al suo popolo. In base al trattato di Wedmore, i Vichinghi ottennero la possibilità di insediarsi nella Britannia centrale e nord-orientale, nel Danelaw – «Legge danese» – che da essi prese il nome. 50

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Non si sa, esattamente, come organizzarono il territorio occupato dal punto di vista amministrativo, ma se ne conoscono i confini che, a nord, arrivavano al fiume Tweed, lambendo la Scozia, a sud, invece, risalivano il Tamigi fino alla confluenza con il Lea, proseguendo fino alle sorgenti del fiume e, da lí, fino a Watling Street, l’antica strada romana che congiungeva Britannia e Galles. Il Danelaw, comunque, non sembra essere mai stato un regno unitario, ma era diviso in piú reami, tra cui il «regno di York» – ribattezzata, dai

In basso la Pietra di Killaloe, sulla quale corrono un’iscrizione in caratteri runici (a sinistra) e una in ogamico, l’alfabeto usato in Irlanda nei primi secoli dell’era cristiana. XI sec. Killaloe (County Clare, Irlanda), cattedrale di S. Flannano.


La Croce delle Scritture a Clonmacnoise (Offaly, Irlanda). Alta 4 m, è ricavata da un blocco di arenaria e riporta iscrizioni con preghiere per Flann Sinna, re d’Irlanda, e per l’abate Colman, che commissionò il manufatto, entrambi artefici principali della costruzione della vicina cattedrale.

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I regni scandinavi

I REGNI SCANDINAVI 86

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Una veduta a volo d’uccello della piazzaforte ad anello vichinga di Fyrkat (Danimarca), che ne evidenzia la collocazione a ridosso del fiordo di Marjager, il piú lungo dello Jutland.

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Corone senza pace La storia delle monarchie scandinave si dipana all’insegna di faticosi processi di unificazione e, soprattutto, di ricorrenti lotte intestine, scontri per la successione e vere e proprie guerre civili Sverd i fjell (Spade nella roccia), il monumento composto da tre spade in bronzo alte una decina di metri ciascuna realizzato a Hafrsfjord per celebrare la vittoria grazie alla quale, nell’870 circa, Aroldo I Bellachioma riuscí a unificare il territorio norvegese in un unico regno. Autore dell’opera, inaugurata nel 1983 dal re Olav V di Norvegia, è lo scultore norvegese Fritz Røed.

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l processo di costruzione statale delle monarchie scandinave iniziò alla fine del IX secolo e proseguí, ininterrottamente, fino alle soglie della modernità (XV secolo). Tuttavia, il potere del konungr – «sovrano» – scandinavo non fu mai paragonabile, in età medievale, a quello di un monarca assoluto del XVII secolo: esso, infatti, incontrava forti limiti giuridici e politici nel rispetto delle leggi fondamentali – anche consuetudinarie – del regno, e nell’osservanza della volontà del thing, l’assemblea popolare, una sorta di parlamento composto dagli jarlar e dai boendr, gli uomini liberi, possidenti terrieri relativamente benestanti, aventi il diritto di portare le armi e l’obbligo di servire, a proprie spese, e quando ve ne fosse la necessità, nell’esercito regio. Il thing, inoltre, svolgeva anche l’importante ruolo di tribunale supremo, nel quale venivano dibattute e giudicate le questioni giuridiche piú importanti. Solo alla fine del Medioevo il consolidamento dei regni e delle rispettive identità nazionali – ormai distinte – dei Danesi, Norvegesi e Svedesi, poté dirsi compiuto, pur con i limiti anzidetti. Ma andiamo con ordine. La formazione di un saldo potere monarchico avvenne quando, in Scandinavia, con l’aumento generale del benessere e dei commerci emerse la necessità di avere un maggior ordine sociale, tale da assicurare lo svolgimento pacifico e «civile» della vita associata e, quindi, un sovrano che fosse in grado, anche con la forza, di garantire l’ordine. Inoltre, era necessaria una struttura di potere nuova, con un unico capo che garantisse i rapporti internazionali con i sovrani stranieri e il culto degli dèi, responsabili della pace e della prosperità. La costituzione di monarchie solide e autorevoli poté concretizzarsi quando una delle stirpi degli jarlar fu in grado, per forza militare e ricchezze, di costituirsi un vasto seguito di fideles, prendere il so-

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L’eredità «vichinga» Alle soglie del Mille fanno la loro comparsa in Italia i Normanni, abili guerrieri nelle cui vene scorreva il sangue di coloro che, duecento anni prima, erano scesi in Europa dalle terre scandinave

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ll’inizio dell’XI secolo, il Mezzogiorno d’Italia era una realtà politica estremamente frammentata, sottoposta a tre distinte dominazioni: longobarda, bizantina e saracena. Nel 774, caduta per mano franca Pavia, capitale del regno longobardo, Arechi II (758-787), duca di Benevento, si proclamò principe, facendosi ungere dai vescovi con il sacro crisma, alla maniera dei re. Arechi affermava cosí che la continuità dinastica e politica del regno longobardo si radicava nel principato beneventano. Il principe esercitava la sua sovranità su una compagine molto vasta, che si estendeva, a nord-ovest, fino al corso del Garigliano e del Liri, e, a nord-est, sino al fiume Pescara, inglobando l’attuale Campania, il Molise e parte dell’Abruzzo, mentre, a sud, il confine

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Palermo, Palazzo dei Normanni, camera di Ruggero II. Un’immagine della ricca decorazione a mosaico che orna la parete meridionale della sala. XII sec.


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