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Medioevo Dossier n. 49, Marzo/Aprile 2022

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Longobardi IN ITALIA L’ALBA DEL MEDIOEVO di Tommaso Indelli

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€ 7,90

I LONGOBARDI IN ITALIA

N°49 Marzo/Aprile 2022 Rivista Bimestrale

IN EDICOLA IL 16 MARZO 2022


Venuti da lontano

Secondo la tradizione, la storia «italiana» dei Longobardi inizia nell’anno 568, quando il re Alboino guida i suoi guerrieri oltre le Alpi. Quella vicenda, però, aveva origini ben piú lontane, non solo nel tempo, ma anche nello spazio. Sebbene permanga ancora qualche zona d’ombra, gli studiosi oggi collocano la formazione di questo popolo fra il II e il I millennio a.C., in un’area compresa fra Germania e Scandinavia

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l 2 aprile del 568 d.C., Lunedí di Pasqua, la tribú dei Longobardi, guidata dal re Alboino (560 circa-572), varcò le Alpi Giulie, penetrò nell’Italia settentrionale e occupò, manu militari, gran parte dei territori italici a nord del Po (vedi box alle pp. 8-9). Oggi, alcuni storici, considerano questa data – fornita dallo storico longobardo Paolo Diacono († 799 circa) – non piú come quella dell’inizio dell’occupazione della Penisola, bensí come la data della partenza dei conquistatori dalla Pannonia e, pertanto, il loro ingresso in Italia andrebbe posticipato al maggio del 569. In quell’anno, i Longobardi conquistarono Milano e, nel 572, dopo un lungo assedio, Pavia, dove, piú tardi, ritennero opportuno fissare la capitale del loro regno, destinato a sopravvivere fino alla conquista franca del 774. I territori a nord del Po furono sottratti al dominio bizantino che si era stabilmente insediato nella Penisola da circa un ventennio, dopo la fine delle lunghe guerre che l’imperatore, Giustiniano I (527-565), aveva condotto contro gli Ostrogoti, dal 535 al 553, riuscendo, alla fine, ad annientarne il regno. L’invasione longobarda d’Italia sconvolse le linee di difesa bizantine che si attestarono lungo una linea immaginaria che seguiva, all’incirca, il corso del Po, a nord, e dell’Adige, a est. Facevano eccezione alcuni nuclei di insediamento militare, ubicati a sud del Po, lungo la dorsale

appenninica, poiché, nello stesso tempo in cui Alboino invadeva l’Italia o, comunque, pochi anni piú tardi, altri nuclei guerrieri germanici si erano spinti piú a sud, dando vita ad altri importanti insediamenti: il primo, a Spoleto, il secondo, a Benevento, e il terzo, in Toscana, dove Lucca era caduta in mano longobarda, fin dal 569 (vedi box alle pp. 10-12). Ovviamente, non è da escludere – come sostengono alcuni studiosi – che, in realtà, la formazione dei ducati di Benevento e Spoleto non vada ricondotta a una conquista militare da parte di nuclei invasori, ma a una ribellione al potere bizantino, promossa da contingenti militari longobardi già stanziati nella Penisola, come truppe federate, nel Sannio e nell’Umbria, dal tempo della guerra gotica. La rivolta, quindi, sarebbe esplosa in concomitanza con l’arrivo dei Longobardi. La tradizione vuole che la fondazione dei due insediamenti sia stata opera di (segue a p. 12)

Nella pagina accanto L’ingresso di Alboino a Pavia, xilografia da un dipinto di Ludovico Pogliaghi del 1890. In basso corno potorio in vetro, dalla tomba 27 della necropoli di San Mauro (Cividale del Friuli). Ultimo terzo del VI sec. Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale.

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Il potere si consolida

Da Autari in poi, i successori di Alboino si fanno artefici del progressivo riassetto del regno longobardo. Viene cosí a definirsi un’entità piú stabile e articolata, che, tuttavia, sembra incapace di estirpare la mala pianta delle lotte intestine, delle congiure e degli scontri fratricidi

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l governo ducale del regno longobardo fu caratterizzato da una profonda instabilità politica e militare, che spinse i duchi, dopo un decennio, a ripristinare l’ordinaria funzione monarchica. Il nuovo re fu Autari, figlio di Clefi, della stirpe dei Beleos, che regnò fino alla morte, avvenuta nel 590. Al fine di garantire un piú stabile e forte esercizio dell’autorità regale, i duchi cedettero al sovrano circa metà dei loro territori, che andarono cosí a costituire il nucleo originario di un vasto demanio regio. Attraverso le rendite prodotte da quei territori, il re era in grado di garantire un adeguato mantenimento a se stesso e alla sua corte, ma anche di disporre delle risorse necessarie ad arruolare un esercito e a istituire e mantenere un efficiente apparato burocratico. Il problema principale che Autari dovette affrontare fu di ricondurre i duchi longobardi, ancora riottosi, all’obbedienza, sedando, anche con la forza, eventuali ribellioni alla volontà regia. Con Autari, il regno longobardo cominciò ad acquisire una forma istituzionale piú stabile, che si consolidò definitivamente nel corso del VII secolo. Sotto il profilo istituzionale, delle forme e delle simbologie del potere, il regno di questo sovrano avviò l’inizio di un processo destinato a completarsi sotto il suo successore, 24

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A destra spada in ferro damaschinato, da Nocera Umbra. VI sec. Roma, Museo delle Civiltà, Museo dell’Alto Medioevo «Alessandra Vaccaro». Nella pagina accanto, in alto crocetta funeraria in oro con teste umane stilizzate. Fine del VI-inizi del VII sec. Pavia, Musei Civici.


In basso orecchino aureo «a tamburo» o «a disco» con decorazione cloisonné e pendente cruciforme. VII sec. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Agilulfo (591-616): la progressiva assimilazione di buona parte del patrimonio culturale della romanità, da parte di uno dei piú feroci popoli «barbari» (vedi box alle pp. 26-27). Autari conseguí anche importanti successi nella politica estera e, intorno al 590, stipulò la pace con i Franchi, ponendo fine alle loro incursioni nella Pianura Padana. Nel 589, a Verona, il re sposò Teodolinda († 626 circa), principessa bavara, della nobilissima stirpe degli Agilolfingi, duchi di Baviera, figlia del duca Garibaldo († 591), ma dal matrimonio non nacquero figli e Autari morí l’anno successivo, forse avvelenato. Come suo successore fu scelto Agilulfo, duca di Torino, della stirpe degli Anawas, uomo energico e protagonista di primo piano nella storia del regno. Sembra che, nella scelta del nuovo re, abbia avuto un ruolo determinante proprio Teodolinda che prima lo avrebbe scelto come secondo marito e poi lo avrebbe fatto innalzare al rango regio dall’aristocrazia longobarda. Teodolinda esercitò un’influenza decisiva sulla politica di Agilulfo, soprattutto in ambito religioso, e poteva vantare un’autorità morale molto forte, che le derivava dal suo (segue a p. 29) LONGOBARDI

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L’apogeo e la caduta

Con l’avvento di Liutprando, i Longobardi rinsaldano il proprio potere. Il nuovo re cerca di arrivare a controllare l’intera Penisola, ma il progetto espansionistico fallisce. E le ambizioni egemoniche vengono drasticamente ridimensionate dall’ingresso sulla scena dei Franchi

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iutprando (712-744) fu certamente uno dei re longobardi piú importanti ed energici, tanto da potere, a buon diritto, essere considerato il «secondo fondatore» del regnum Langobardorum, dopo Alboino. Nel corso del suo lungo regno, cercò di tradurre in pratica con ogni mezzo l’idea molto chiara dello Stato che intendeva edificare, un’idea autoritaria e centralistica, che non tollerava opposizioni di sorta. Si inserí pienamente nel complesso delle relazioni diplomatiche dell’epoca, instaurando ottimi rapporti con i Franchi e, precisamente, con il maggiordomo di palazzo Carlo Martello (714-741), della stirpe dei Pipinidi. Per ben due volte, nel 732 e nel 739, truppe longobar-


de intervennero in Francia, al fianco degli eserciti di Carlo, contro le incursioni musulmane provenienti dalla penisola iberica. Questi rapporti di collaborazione tra Franchi e Longobardi furono, alla fine, molto proficui. Carlo Martello, infatti, nel 739, inviò il figlio Pipino, destinato a gloria maggiore di quella paterna, presso la corte di Liutprando, affinché vi fosse adottato come figlio, cresciuto e istruito. La politica italiana di Liutprando fu aggressiva. Il re era intenzionato a espellere, definitivamente, la presenza bizantina dalla Penisola, ma gli equilibri politici e militari erano tali che non vi riuscí. D’altronde, da politico realista, seppe alternare la guerra con la di-

Il castello di Cormons (Gorizia). Il fortilizio si presenta oggi nelle forme assunte a seguito della ricostruzione promossa dai Veneziani nel Seicento, ma la sua fondazione è ben piú antica e una delle fasi di vita piú importanti della rocca è quella longobarda.

plomazia, al fine di confondere e dividere gli avversari che erano, principalmente, l’impero bizantino e il papato. Con il papato, Liutprando oscillò tra aggressività e condiscendenza, poiché il re, come tra l’altro il suo popolo, era ormai cattolico, e l’arianesimo delle origini era solo un ricordo. Nel 717 il re iniziò la controffensiva contro l’esarcato bizantino, profittando del fatto che, in quell’anno, gli Arabi stavano assediando Costantinopoli e che, in seguito a un colpo di Stato, si era appena insediato un nuovo imperatore, Leone III l’Isaurico (717-741). I Longobardi attaccarono in forze Ravenna e il suo porto, Classe, ma furono respinti; nello stesso tempo, non si sa se in virtú di un vero e proprio LONGOBARDI

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Mezzogiorno longobardo Nel Sud della Penisola la parabola del popolo germanico fu di piú lunga durata ed ebbe tra i suoi protagonisti principali il ducato di Benevento. Con risvolti significativi anche nel campo della produzione artistica e architettonica Il castello di Salerno, che prende il nome dal suo fondatore, Arechi II, duca e poi principe di Benevento, il quale lo fece erigere su una precedente fortificazione bizantina. La fortezza sorge sulla sommità del monte Bonadies, a 300 m circa sul livello del mare, e domina la città e il suo golfo.


Gli ultimi fuochi All’indomani dell’anno Mille, nuove genti di origine nordica irrompono in Italia. Con l’avvento dei Normanni, i centri del potere longobardo nel Mezzogiorno d’Italia decadono e la gloria dei ducati si trasforma in un ricordo Il castello di Monte Sant’Angelo, sul Gargano. La cittadina ospita anche il celebre santuario di S. Michele Arcangelo, santo che, per la sua connotazione guerriera, fu molto venerato anche dai Longobardi.


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