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Medioevo Dossier N. 42, Gennaio/Febbraio 2021

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INGHILTERRA. NASCITA DI UNA MONARCHIA MILLENARIA

INGHILTERRA

NASCITA DI UNA MONARCHIA MILLENARIA

N°42 Gennaio/Febbraio 2021 Rivista Bimestrale

DE L LL E O ’IN R GH IG ILT INI ER RA

MEDIOEVO DOSSIER

Dossier

Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

EDIO VO M E


INGHILTERRA

NASCITA DI UNA MONARCHIA MILLENARIA testi di Tommaso Indelli, Paolo Zanna, Federico Canaccini, Francesco Colotta, Antonio Sennis, Jean Flori e Giovanni Armillotta a cura di Francesco

Colotta

5. PRESENTAZIONE L’EPTARCHIA 6. L’isola dei sette re EDGARDO IL PACIFICO 28. Il grande riformatore LA BATTAGLIA DI HASTINGS 36. Autunno nero NASCITA DI UNA NAZIONE 50. E venne il rex Angliae RICCARDO CUOR DI LEONE 72. Cavaliere per sempre GUERRA DEI CENT’ANNI 90. Il secolo di sangue GUERRA DELLE DUE ROSE 112. Famiglie contro


guerra d’assedio/3

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marzo

MEDIOEVO


QUALE INGHILTERRA? L’

Inghilterra rappresenta un enigma storico che si perpetua nei secoli, dall’occupazione romana fino ai giorni nostri. Regno dal profilo multiforme, emerso da una successione incalzante di turbolenze, alternò fasi di isolamento a propensioni cosmopolite. A seconda del momento, perfino la morfologia delle sue coste si adattò alle mutate condizioni: da destinazione di agevole approdo navale poteva divenire terra presidiata da un mare impetuoso che la proteggeva «dall’invidia di nazioni meno felici», come declama uno dei personaggi del Riccardo II di William Shakespeare, dramma dedicato all’ultimo sovrano dei Plantageneti. Una vocazione al Dida da scrivere, dualismo, dunque, tuttora irrisolta, considerando le polemiche tra fautori e avversari della Brexit, rinvenuto nel 1877 a traumatico epilogo del rapporto fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Decima di Gossolengo, Nel segno di identità discordanti, gli Inglesi – nel Quattrocento descritti come «un fuori nei popolo pressi della città emiliana. Databile dal comune e di difficile comprensione» da alcuni ambasciatori veneziani – iniziarono il faticosotra la seconda metà del II cammino verso la costruzione di un proprio regno, dopo una «guerra di liberazione». e gli inizi del sec.distanza a.C., è un modello Ma la ribellione al dominio romano fu davvero la cacciata di un odiato invasore?I A di in bronzo del fegato di secoli, parte della cultura britannica rivendicò il legame con il mondo latino, esaltandone l’eredità una pecora sul quale politico-religiosa oltreché letteraria, con un richiamo esplicito all’età della prima evangelizzazione sono definite caselle recantiesaltazione i nomi delle dell’isola. Una tendenza che convisse, su un versante opposto, con una vera e propria divinità del pantheon delle radici celtiche e anglosassoni. etrusco. Simili modelli erano utilizzati dai Al centro della disputa c’è sempre lui, lo «straniero», come emerge con forza dalle controverse sacerdoti che praticavano interpretazioni intorno ai fatti del 1066, data spartiacque nella storia inglese. Gravissima onta l’epatoscopia, cioè la perpetrata da uno spietato invasore per alcuni, l’esito della battaglia di Hastingspredizione segnò invece del futuro basata appunto l’inizio di una stagione di straordinario progresso istituzionale, complice il talento organizzativo sull’osservazione del dei nuovi governanti originari della Francia. Un’Inghilterra anglosassone e normanna che fegato. guardava verso sud, verso il Continente: non stupisce, in proposito, l’utilizzo da parte dei Brexiters della disfatta di Hastings – e della conseguente incoronazione di Guglielmo il Conquistatore – come metafora di una sudditanza che il governo di Londra non avrebbe mai dovuto piú subire. Il 1066 impresse anche una significativa svolta amministrativa per il giovane regno: l’adozione del sistema del common law, che nel tempo avrebbe sancito una cesura con la tradizione giuridica del resto d’Europa, fedele invece ai dettami del modello del civil law di matrice romano-germanica. La contrapposizione con le potenze al di là del mare si intrecciò, verso la fine dell’età di Mezzo, con la crescente ostilità tra le fazioni interne all’aristocrazia britannica, attrito che deflagrò nella Guerra delle due Rose. È il culmine di una dinamica che vede gli Inglesi, nuovamente, dividersi su grandi questioni politiche. Cala il sipario su mille anni di storia e di conflitti, raccontati in questo Dossier di «Medioevo» dedicato alla nascita di una delle monarchie piú antiche d’Europa. Francesco Colotta

VIVERE DA SIGNORI

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INGHILTERRA

L’eptarchia

UNA NAVE PER IL RE DELL’ANGLIA A sinistra l’elmo di Sutton Hoo, celebre manufatto in ferro e bronzo di fattura anglosassone, finemente decorato, rinvenuto nel 1939 in un tumulo nella regione del Suffolk in Inghilterra. VII sec. Londra, British Museum. Fa parte del corredo funebre di una nave funeraria nella quale si ritiene fosse collocato il cadavere di un personaggio illustre, presumibilmente un capo militare o un sovrano. Il potere e il prestigio di Redwald sono stati confermati anche dalla scoperta, a Sutton Hoo (Suffolk), nel 1939, di quello che sembra essere, un cenotafio o la sua tomba. Sotto un alto tumulo, gli archeologi rinvennero una nave a remi, lunga 27 m circa, simile a quelle con cui gli Anglosassoni avevano verosimilmente invaso la Britannia nel V secolo. Al centro della nave, priva di albero e vela, era stata edificata una camera funebre lignea, in cui, forse, era deposto il cadavere di un personaggio importante – i cui resti, comunque, non furono rinvenuti –, poi identificato col famoso re dell’Anglia Orientale. Il defunto era accompagnato da un prezioso corredo, costituito da un bacile in bronzo, una fibbia d’oro massiccio con decorazioni teriomorfe, armi, monete e utensili in argento, oggi conservati al British Museum. Molti degli oggetti preziosi rinvenuti erano di provenienza estera, come le monete, di fattura merovingia, e gli utensili in argento – un mestolo, cucchiai, ciotole, coppe – provenienti dall’impero bizantino, tra cui un piatto di ottima fattura, recante impressi i marchi con il nome dell’imperatore Anastasio I (V secolo). La provenienza delle monete e dell’argenteria consentí anche di ricostruire il raggio d’azione diplomatico e commerciale – veramente «internazionale» – di un regno anglosassone dell’epoca. Il corredo d’armi risultava composto di spada e fodero, riccamente ornato di guarnizioni d’oro, dai resti di uno scudo, abbellito da applicazioni in metallo di carattere teriomorfo e da un elmo in ferro, cui era annessa una maschera in bronzo dorato, con la sagoma di un volto. In aggiunta, nella tomba fu ritrovato anche uno scettro e un’insegna che, probabilmente, precedeva l’esercito del sovrano in marcia.

Replica in scala dell’elmo di Sutton Hoo. Londra, British Library.

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INGHILTERRA


In alto disegno ricostruttivo della nave funeraria di Sutton Hoo. A destra illustrazione raffigurante dall’alto, in senso orario, quattro re anglosassoni: Edmondo il Martire, Edoardo il Vecchio, Alfredo il Grande e Atelstano, dall’Abbreviatio chronicorum Angliae del cronista inglese Matteo Paris. XIII sec. Londra, The British Library.

do contro il gallese Cadwallon, re del Gwynedd, e Penda (633-655), re della Mercia, regno collocato tra i fiumi Humber e Tamigi. Penda si proclamò Bretwalda e, benché «pagano» e ostile a ogni forma di conversione al cristianesimo, aveva stipulato un’alleanza col cristiano Cadwallon, proprio per affermare il suo dominio sull’isola. La morte di Edvino causò la nuova scissione della Northumbria nei regni di Bernicia e Deira, che divennero tributari della Mercia, ma, nel 633, anche Cadwallon fu ucciso a Heavenfield, dove si scontrò con Osvaldo, nipote di Edvino e re di Bernicia. Osvaldo, però, aveva sottovalutato Penda, e, quando tentò di ricostituire l’unità della Northumbria, fu ucciso, nel 642, nella battaglia di Maserfelth. La sua morte, per mano di un re «pagano», assunse subito i connotati del martirio e ne favorí il culto come santo. Suo fratello, Oswy († 670), riuscí a conservare il possesso della sola Bernicia, mentre la Deira fu presa da Penda, il cui dominio aveva però i giorni contati, poiché, nel 655 fu ucciso da Oswy nella battaglia di Winwaed e la Northumbria tornò a essere un regno unico. Oswy governò saggiamente e fu particolarmente attento alle questioni religiose, tanto che, nel 664, convocò il sinodo di Whitby, in occasione del quale all’intera Chiesa inglese fu imposta l’uniformità liturgico-disciplinare fondata sui precetti della Chiesa di Roma e furono condannate alcune pratiche «devianti», seguite da monaci e clero di estrazione celtica, che pure avevano contribuito alla cristianizzazione degli Anglosassoni.

Tonache e tonsure all’uso romano

Molti monaci e chierici celti venivano dall’Irlanda o dal cenobio di Iona – nelle Ebridi – in cui l’irlandese san Colombano († 597), intorno al 563, aveva fondato un cenobio specializzato nella formazione dei missionari da inviare in Britannia. Tra i sostenitori dell’uniformità liturgico-disciplinare, ci fu san Vilfredo († 709), vescovo di York, la cui applicazione dei canoni conciliari indusse molti monaci celti – tra cui, san Coloman († 675), abate di Lindisfarne – a tornare in Irlanda. In base alle decisioni sinodali, abbigliamento, tonsura e decoro degli ecclesiastici furono conformati all’uso romano, le pratiche ascetiche e penitenziali mitigate, il clero regolare fu sottoposto al controllo e alla disciplina del clero secolare, i monasteri separati dalle diocesi e la Pasqua – celebrata dai monaci celti all’equinozio di primavera – venne fissata alla prima domenica successiva il primo plenilunio di primavera. Morto Oswy, la Northumbria non rivestí piú un ruolo rilevante negli equilibri politici tra i regni

anglosassoni e il primato passò di nuovo alla Mercia. Morto Penda, il successore Wulfhere (655-675) accettò il battesimo e impose il cristianesimo a tutti i sudditi, creando cosí le premesse per l’ulteriore espansione della Mercia sotto re Offa (757-796). Salito al potere dopo l’assassinio del predecessore, il cugino Etelbaldo (716-757), Offa fu contemporaneo dell’imperatore Carlo Magno († 814), con il quale intrattenne ottimi rapporti diplomatici, benché il matrimonio programmato tra suo figlio, Ecgfrith, e una figlia del re franco, non fosse mai andato in porto. Assunto il titolo di Bretwalda, Offa divenne uno dei piú grandi re della Britannia medievale, ampliò i confini della Mercia, annettendo Essex, Sussex e Kent – le cui dinastie furono esautorate – e rese tributari gli altri regni dell’isola, come il Wessex, il cui re, Brihtric (786-802), pagò un tributo e ne sposò la figlia, Eadburh. Offa rafforzò i confini della Mercia edificando l’Offa’s Dike, un terrapieno che correva da Chepstow a Chester, a protezione dalle incursioni gallesi e, ispirandosi alla riforma monetaria di Carlo Magno, introdusse la sterlina, come moneta di conto, e coniò il penny – moneta argentea – a imitazione dei denari carolingi. INGHILTERRA

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Il grande riformatore Nel 973, Bath fu teatro della solenne incoronazione di Edgardo il Pacifico, con una cerimonia che, da allora, viene replicata senza sostanziali differenze. Ricostruire la biografia di questo «primo re», non è facile, ma con lui l’Inghilterra assunse per la prima volta i contorni di una nazione di Federico Canaccini

L’

inizio della storia inglese e della sua identità nazionale si fa solitamente coincidere con la vittoria riportata nel 1066, a Hastings, dal normanno Guglielmo il Conquistatore, che, sconfiggendo re Aroldo, riuscí a dar vita a uno dei regni piú importanti dell’Europa medievale. In realtà, nei decenni che precedettero la conquista normanna, una figura di enorme rilievo iniziò quel processo di unificazione territoriale, di sottomissione a un’unica corona e di identificazione del popolo britannico nella sua unica figura di re. Per quanto breve, il regno di Edgar, o Edgardo, detto «il Pacifico» (959-975), è tra i piú significativi dell’Inghilterra del cosiddetto «Secolo di Ferro» e forse anche tra i piú importanti del periodo che precede l’insediamento normanno. Di converso non sono davvero molte le informazioni e le fonti in nostro possesso che ci permettano di far luce e comprendere le dinamiche del suo tempo e del suo governo. Figlio di re Edmondo (939-946) e pronipote del piú celebre re Alfredo (871899) – che liberò l’Inghilterra dal controllo vichingo – Edgardo divenne sovrano di Mercia e Northumbria ancora ragazzo nel 957, 28

INGHILTERRA

L’incoronazione di Edgardo d’Inghilterra, raffigurata in una delle vetrate policrome dell’abbazia di Bath. Somerset. XIX sec.


PAPI DEL MEDIOEVO

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INGHILTERRA

Edgardo il Pacifico QUEL SANTO CHE PRESE IL DIAVOLO PER IL NASO... La santità di Dunstano era stata preannunciata da un miracolo. Nella chiesa di S. Maria, il giorno della Candelora, si sarebbero spente miracolosamente tutte le candele, fuorché quella accesa da Cynethryth, sua futura madre: il destino di Dunstano sarebbe stato quello di illuminare per sempre l’Inghilterra.Fattosi monaco molto giovane, avrebbe respinto le tentazioni del diavolo, afferrandogli il naso con le sue pinze da fabbro, uno dei tanti mestieri in cui il giovane si distingueva. La sua vita è legata a molti sovrani inglesi, i quali, ammirandone le capacità, lo vollero

me il furto o l’incendio doloso, ricadessero sotto la giurisdizione regia. A lui si deve la ripartizione in contee (shires), con ulteriori speciali ripartizioni giudiziarie locali (hundreds). Infine, nel 973, varò un’importante riforma monetaria, che introdusse un sistema rimasto in uso in Inghilterra per diversi decenni. Edgardo, che era divenuto re d’Inghilterra già nel 959, fu incoronato non prima del 973, a Bath, solo due anni prima della sua morte, con una cerimonia intesa non come inizio, ma come culmine del suo regno, anche per invitare molti rappresentanti delle varie casate e iniziare cosí un’intensa azione diplomatica. La festa, ideata da Dunstano – che la celebrò con un poema inserito nella Cronaca Anglosassone –, costituisce la base dell’attuale cerimonia di incoronazione inglese.

La corona e l’unzione

Dunstano aveva compreso che il rito era un passo importante e perciò, secondo l’uso ormai dilagante nell’Europa post carolingia, sottopose Edgardo all’unzione: poco tempo dopo, tutti i re dell’Inghilterra sarebbero venuti alla corte di Edgardo, a Chester, per stringere alleanze e legami diplomatici. Scrive Dunstano: «Sei sovrani della Britannia, compresi quelli di Scozia e Strathclyde, hanno impegnato 34

INGHILTERRA


spesso a corte, suscitando l’invidia dei nobili che in piú di un caso avrebbero attentato alla sua vita. Divenuto abate di Glastonbury, iniziò ad adoperarsi per rinnovare il monachesimo benedettino inglese. In seguito all’assassinio di re Edmondo – padre di Edgardo –, salí al trono prima il conciliante fratello Edredo, e poi, alla sua morte, il figlio maggiore Eadwig (955). Dunstano preferí allora lasciare l’isola, accusando di immoralità il giovane sovrano. L’abate però rientrò due anni dopo quando, a seguito di una rivolta, Eadwig fu affiancato dal fratello, Edgardo. Da allora in avanti, Dunstano e il clero inglese ingaggiarono una lotta contro Eadwig, appoggiando Edgardo, sino a ottenere la vittoria di

Nella pagina accanto miniatura raffigurante san Dunstano che trascrive la regola benedettina. 1170 circa. Londra, British Library.

quest’ultimo. Nel 960 si recò a Roma per ricevere dal papa il pallio e, tornato in patria, collaborò come primo ministro al regno di Edgardo fino alla sua morte. A seguito delle lotte tra i figli e i figliastri di Edgardo, Dunstano preferí abbandonare la politica per tornare a Canterbury, dove insegnò nella scuola cattedrale. Il 19 maggio 988, cosí come gli era stato annunciato in una visione tre giorni prima, morí e da subito gli Inglesi lo acclamarono santo. Nel 1029 era già stato canonizzato e il giorno della sua morte veniva solennemente festeggiato. Dunstano divenne il beniamino ecclesiastico del popolo inglese, assieme a quello laico di Edgardo. La figura del santo è associata anche ad

la loro fede, divenendo signori del re sul mare e sulla terra». La cronaca riporta che successivamente si sarebbero aggiunti altri due sovrani e che, in otto – un numero che rappresenta simbolicamente la perfezione – remarono sulla barca di Edgardo, lungo il fiume Dee. Anche la presenza dell’acqua è un elemento da non sottovalutare. Ricordiamo per un istante le parole di sant’Ambrogio: «Era giusto che l’aula del Battistero avesse otto lati, perché ai popoli venne concessa la vera salvezza quando, all’alba dell’ottavo giorno, Cristo risorse dalla morte». Il numero otto, maggiore di sette, rappresenta la mediazione tra il Cielo e la Terra, ma anche l’eternità dopo la vita terrena e per questo si ritrova nell’ottagono di Aquisgrana, a S. Vitale a Ravenna, nel Santo Sepolcro. Il racconto della navigazione congiunta è probabilmente di fantasia, ma sta a simboleggiare l’unione di intenti e, al contempo, la sottomissione a Edgardo, proprietario della barca. Due Panegirici, tratti dalla Cronaca Anglosassone, riguardano altrettanti momenti fondamentali degli ultimi anni di vita di re Edgardo: L’incoronazione e La morte. Se messi a confronto, i testi mostrano una interessante correlazione con la riforma benedettina in corso in Inghilterra e attestano una tradizione ben radicata di poesia religiosa nell’isola britannica del X secolo. Il frontespizio di un celebre manoscritto (il Cotton MS Vespasian A.VIII della British Library) mostra poi re Edgardo santificato direttamente da Cristo e, con lui, finalmente il popolo tutto,

aneddoti divertenti che lo vedono combattere contro il demonio. Oltre ad avergli afferrato il naso con le tenaglie – divenute poi il simbolo del santo – avrebbe anche ferrato i piedi del diavolo che gli chiedeva di ferrargli il cavallo. Dunstano avrebbe rimosso i ferri al demonio solo dietro la promessa che non avrebbe mai visitato e indotto in tentazione coloro che esponevano in casa… un ferro di cavallo! Charles Dickens lo celebrò nel suo Canto di Natale e cosí viene ricordato in un canto popolare: «San Dunstano, come dice la storia, / Una volta il diavolo per il naso prese / Con molle rosse infuocate che gli fecero fare un ruggito tale / Da essere sentito a tre miglia o piú».

che il sovrano, solo ora, si trovava a rappresentare. L’unione e l’identificazione tra il re e il popolo inglese aveva avuto inizio ed Edgardo mediava tra il Cielo e la Terra, era il timoniere della barca sul fiume Dee.

Appoggio e controllo

Un aspetto fondamentale della politica di re Edgardo fu infine quello legato alla Chiesa. Il sovrano, infatti, appoggiò con fervore la riforma ecclesiastica voluta da Dunstano, arcivescovo di Canterbury (960), coadiuvato dal vescovo di Worcester, Oswald, e da quello di Winchester, Æthelwold da Abingdon. Né mancò di controllare le nomine della Chiesa insulare, prodigandosi nella riforma monastica, affidandone a suoi familiari il patronato e ad altrettanti ufficiali regi ruoli finanziari di tale processo, creando cosí un’interessante dinamica di reciproci interessi. Anche per questo, ma non solo, ricevette il titolo di «Pacifico» e fu venerato come santo dalla Chiesa: l’Inghilterra non aveva conosciuto da decenni un periodo cosí lungo di pace e di prosperità. L’8 luglio del 975, data in cui viene ricordato dal calendario delle festività religiose, Edgardo moriva a Winchester e il suo corpo veniva trasportato e sepolto a Glastonbury. Il suo potere e la sua capacità di unire il destino dell’Inghilterra a una dinastia furono tali che, dalla sua morte sino al 1066 – con la vittoria di Guglielmo il Conquistatore a Hastings –, nessuna successione regia venne piú contestata. INGHILTERRA

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Autunno nero

Fu l’umiliazione piú grande mai inflitta agli Inglesi in tutta la loro storia. Il 14 ottobre del 1066, i Normanni guidati da Guglielmo – sbarcati sulle coste dell’isola qualche settimana prima – affrontarono l’esercito del re sassone Aroldo II. Lo scontro si protrasse per l’intera giornata e, al calar del sole, l’esito apparve ineluttabile: il duca francese aveva sbaragliato l’avversario e poté salire sul trono da «Conquistatore»


di Francesco Colotta

T

ira una brezza gelida all’inizio dell’autunno del 1066 lungo la costa inglese di Pevensey, villaggio dell’East Sussex situato un miglio all’interno dell’omonima baia. Un uomo a passeggio sulla riva capta alcuni rumori insoliti: prima avverte un vocio, poi un vero e

La battaglia di Hastings, olio su tela di François Hippolyte Debon. 1844 circa. Caen, Musée des Beaux-Arts.

proprio frastuono. Si guarda intorno e fa appena in tempo a nascondersi. Da dietro le rocce assiste allo sbarco di migliaia di soldati normanni, armati fino ai denti, che, dopo poco, infieriscono con le peggiori brutalità su qualche abitante della zona. Atterrito, il testimone monta sul suo cavallo e lo lancia al galoppo verso l’entroterra. Vuole avvertire direttamente il re, in quel momento di stanza a York, per metterlo in guardia dal pericolo che sta per correre. Ma la sua improvvisata missione da messaggero si rivelerà inutile. Per l’Inghilterra il destino


INGHILTERRA

Nascita di una nazione

gruppo di baroni stilò un documento che fu inviato al re perché lo confermasse apponendovi il proprio sigillo. Giovanni rifiutò, e allora i baroni marciarono su Londra e presero la città. Il re capí a quel punto che era necessario scendere a patti: incontrò i rivoltosi a Runnymede, e ratificò il documento, noto con il nome di Magna Carta libertatum. La Magna Carta, che contiene la prima dettagliata descrizione dei rapporti tra il re e i baroni, ripristinava nella sostanza i diritti feudali e regolarizzava il sistema giudiziario, prevedendo che ognuno potesse essere giudicato solo da una corte di suoi pari. Venivano inoltre garantiti i privilegi commerciali di Londra e altri porti inglesi, cosí come quelli dei mercanti stranieri, e si stabiliva un uniforme sistema di 68

INGHILTERRA

pesi e misure. L’imposizione di tasse straordinarie poteva avvenire solo previo consenso dei baroni, cioè di coloro che a quelle tasse contribuivano per la maggior parte. La macchina amministrativa impiantata nel corso del regno di Enrico II si era perfezionata a tal punto, e l’autorità monarchica si era incamminata con tale decisione verso l’assolutismo, da rendere quasi automatico un ripensamento dei rapporti tra sovrano e aristocrazia. La giustizia regia aveva soppiantato gran parte degli antichi costumi giuridici anglosassoni, portando la maggioranza delle dispute sotto il controllo del potere centrale. Il sistema della fiscalità statale funzionava talmente bene che pochissimi erano quelli che se ne potevano sottrarre. Ma le spese sempre maggiori necessarie per fi-


IL FUORILEGGE PIÚ FAMOSO D’INGHILTERRA Uno dei personaggi principali del poema The Vision of Piers the Plowman, composto da William Landgland nel 1377, è Sloth, un curato di campagna, ottimo cacciatore di lepri. Sloth è ignorante, non sa il latino né le principali preghiere. Cosí, egli non può recitare il Padre nostro, ma conosce a memoria le ballate di Robin Hood e di Randulf, conte di Chester. È questa la prima menzione relativa al celebre fuorilegge, terrore dei proprietari terrieri, specie quelli ecclesiastici, e acerrimo nemico dello sceriffo di Nottingham. Altri riferimenti letterari a Robin Hood, per esempio quelli contenuti nella cronaca scozzese di Wyntoun, sono posteriori di circa mezzo secolo al poema di Langland. È probabile che questi autori prendessero spunto dalla tradizione orale delle ballate popolari, un genere molto in voga in Scozia e nel nord dell’Inghilterra nel XIV secolo. Un altro aspetto della leggenda di Robin Hood è quello legato ai May Games, feste che nel XVI secolo si tenevano nelle campagne inglesi il Primo Maggio. In queste occasioni, gruppi di May Day revellers (bisboccioni del Primo Maggio), vestiti come Robin Hood e i suoi compagni, ne recitavano le imprese raccontate nelle ballate. Queste labili tracce lasciano pochi appigli per sostenere che Robin Hood sia realmente esistito. In passato alcuni hanno sostenuto che egli fosse uno dei partigiani di Simone di Montfort i quali, dopo la sconfitta patita a Evesham nel 1275, e la morte del loro capo, si sarebbero dati alla macchia. Altri hanno invece collocato il nostro eroe nell’Inghilterra di Edoardo II (1307-1327), facendo di lui un esponente dei quadri inferiori dell’esercito, che avevano sostenuto la fallita ribellione del cugino del re, Tommaso conte di Lancaster. In realtà, Robin Hood e i suoi compagni non furono probabilmente dei personaggi reali. La loro creazione, avvenuta quasi certamente nel mondo rurale dell’Inghilterra settentrionale del XIV secolo, dovette essere uno dei sintomi di quel malcontento nei riguardi dei proprietari terrieri che esploderà nelle celebri rivolte contadine del 1381.

nanziare fallimentari imprese belliche non potevano non avere conseguenze sul piano della fiducia che l’aristocrazia baronale riponeva nel proprio sovrano. Inoltre il sentimento, espresso da trattatisti del calibro di Giovanni di Salisbury, che il ruolo del sovrano fosse anzitutto quello di stabilire un ordine di pace e giustizia, contribuiva a rendere sempre piú profondo il solco tra re e baroni. Paradossalmente si può dire che mentre l’Inghilterra aveva trovato la propria unità giuridica grazie all’attività della monarchia, trovò la propria unità politica reagendo agli abusi e agli eccessi di un potere monarchico che era divenuto troppo assoluto. Nottingham. Statua in bronzo di Robin Hood, opera di James Arthur Woodford. 1952.

I baroni contro il re

I progressi del potere regio non erano cioè stati accompagnati da una contemporanea, e coordinata, crescita di un consenso nei confronti del sovrano. I re inglesi avevano ritenuto che non fosse loro necessaria l’approvazione di quei gruppi gerarchici – i baroni, la Chiesa, i ceti mercantili – che invece rappresentavano un elemento essenziale della compagine statale. A opporsi al re Giovanni erano i baroni (rappresentati dai piú potenti fra essi), la Chiesa (nella persona dei vescovi e dell’arcivescovo di Canterbury), e Londra, la piú prestigiosa fra le città mercantili. Ma non bisogna credere che costoro fossero spinti da istanze innovative, tutto al contrario. Essi infatti non volevano af-

fatto sopprimere il potere del re e chiedevano non una costituzione, intesa in senso moderno, bensí una limitazione degli abusi finanziari e giudiziari. Il loro obiettivo era un ritorno alla tradizione e il riconoscimento del loro status di corpi costituiti. L’autoritarismo del sovrano e dei suoi funzionari appariva ai loro occhi come una novità, una rottura con quei valori tradizionali che vedevano il re come garante di pace e giustizia, con quelle leggi non scritte che prescrivevano moderazione nell’esercizio del potere e rispetto delle gerarchie sociali. La perfezione stessa del sistema fiscale messo in piedi da Enrico II si era ritorta contro i suoi figli che gli erano succeduti sul trono. Riccardo I e Giovanni Senza Terra furono dunque sostanzialmente incapaci di cogliere il mutamento che era avvenuto: il re, infatti, non poteva piú governare senza tenere in considerazione le istanze dei corpi sociali che piú contribuivano alla vita economica del Paese. Essi non lo capirono, ed è per questo che sono accomunati dagli storici e giudicati, come sovrani, in modo negativo. La memoria romantica riservò ai due fratelli un destino assai diverso. Re pio e coraggioso il primo, il Cuor di Leone, protettore dei deboli e custode dei valori cavallereschi; usurpatore senza scrupoli il secondo, il Senza Terra, indegno di partecipare dell’eredità paterna. Ma la memoria, lo dicevamo all’inizio, a volte può distrarsi. INGHILTERRA

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Il secolo di sangue Fra il 1337 e il 1453, la rivalità fra i due grandi regni di Francia e Inghilterra si trasformò in un vero e proprio scontro armato, passato alla storia come «Guerra dei Cent’anni». Un conflitto lungo e cruento, al termine del quale, di fatto, nessuno potè dirsi veramente vincitore di Giovanni Armillotta, con contributi di Tommaso Indelli

L’

incitamento alle truppe del ventottenne Enrico V Monmouth prima della battaglia di Azincourt (1415) – tratto dall’omonimo dramma di William Shakespeare (vedi box a p. 102) – fa parte di uno dei momenti piú luminosi della storia d’Inghilterra. Nel 1422 il figlio di Enrico V, Enrico VI Windsor cinse finalmente la corona del Regno delle «Due Inghilterre». Però da Azincourt facciamo un passo indietro di 99 anni. Il 5 giugno 1316 morí il ventisettenne re francese Luigi X, detto l’Attaccabrighe, incoronato il 3 agosto 1315 – figlio di Filippo IV il Bello (12851314). Si avverava l’anatema pronunciato sulle fiamme dal templare Jacques de Molay († 1314). Condannato ingiustamente dall’avido Filippo IV e dall’acquiescente papa Clemente V (130514), il Gran Maestro li aveva maledetti, vaticinando che in breve sia il re di Francia – morto otto mesi piú tardi, il 29 novembre, all’età di 46 anni – che i suoi discendenti lo avrebbero seguito nella tomba, oltre al pontefice, spirato trentatré giorni dopo (20 aprile). E anche il figlio postumo di Luigi X, Giovanni I, cinse la corona per soli cinque giorni, dal 15 al 20 novembre 1316, mentre la figlia maggiore, Gio-

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La battaglia di Taillebourg, 21 luglio 1242, olio su tela di Eugène Delacroix. 1837. Versailles, Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon. Lo scontro vide Luigi IX il Santo, re di Francia, prevalere su Enrico III, che cercava di riconquistare i territori inglesi in terra di Francia sottratti a Giovanni Senza Terra da Filippo II Augusto.


PAPI DEL MEDIOEVO

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Medioevo Dossier N. 42, Gennaio/Febbraio 2021 by Medioevo Dossier - Issuu