Timeline Publishing S.r.l. – Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento – Aut. n° 0703 Periodico ROC
NA CQ Q UE UA IL ND M O ED IO EV O
MEDIOEVO DOSSIER
EDIO VO M E Dossier
LA
NASCITA
♦ GIULIANO E LA RESTAURAZIONE PAGANA ♦ ATTILA E I LUPI DELLA STEPPA ♦ ODOACRE E LA FINE DELL’IMPERO ROMANO ♦ I VICHINGHI E LA NASCITA DELL’INGHILTERRA ♦ I FRANCHI E L’ALBA DELL’EUROPA
€ 7,90
IN EDICOLA IL 29 AGOSTO 2019
LA NASCITA DEL MEDIOEVO
Crisi, guerre e conversioni alle origini dell’età di Mezzo
N°34 Settembre/Ottobre 2019 Rivista Bimestrale
DEL MEDIOEVO
LA NASCITA DEL MEDIOEVO
Crisi, guerre e conversioni alle origini dell’età di Mezzo di Tommaso Indelli
Introduzione 6. Alle origini del Medioevo Giuliano l’Apostata 10. La restaurazione «pagana» Attila e gli Unni 36. I lupi della steppa Odoacre 58. Cronaca di una morte annunciata L’eptarchia anglosassone 80. I magnifici sette I Franchi 104. All’alba dell’Europa
Alle origini del
Medioevo
La questione – parimenti a quella relativa alla fine dell’età di Mezzo – è ancora lungi dall’essere risolta. Certo è che quei secoli compresi tra il IV e il VIII secolo furono segnati da crisi, conflitti e decadenza. Ma quali furono le cause di tale drammatico arretramento di civiltà?
I
l Medioevo si fa iniziare, per convenzione, nel 476 d.C., quando l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo (475-476), fu deposto e inviato in esilio dal capo «barbaro» Odoacre (476-493), poi proclamatosi rex. Il 476, segnerebbe, inoltre, anche la fine della cosiddetta «tarda antichità», un periodo storico caratterizzato da peculiarità politiche, economico-sociali, artistiche e culturali, generalmente compreso tra il III e il V secolo d.C. Tuttavia, se non vi sono dubbi sul termine iniziale di quella fase di transizione dall’antichità al Medioevo – che si fa appunto coincidere con il III secolo –, maggiori incertezze permangono sul termine finale che – come detto – gran parte della storiografia colloca proprio nel V secolo e, precisamente, nel 476 d.C. Eppure non manca chi – nel solco dello storico belga Henri Pirenne († 1935) – ritiene che la fine di quel complesso periodo storico vada spostata decisamente in avanti e, cioè, alla metà dell’VIII secolo e all’avvento dell’impero carolingio, perché, solo a quell’epoca, in concomitanza con l’espansione arabo-musulmana, il tessuto economico-sociale dell’Europa mutò totalmente, sancendo l’inizio del Medioevo. Questa periodizzazione «lunga» è oggi particolarmente diffusa nella storiografia anglosassone, mentre quella italiana è generalmente ancora legata alla scansione canonica, che sembra
6
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
Particolare del gruppo in porfido dei Tetrarchi, proveniente da Costantinopoli e collocato tra la basilica di S. Marco e il Palazzo Ducale di Venezia. III sec. d.C.
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
Introduzione
tuttavia smentita dai dati archeologici. In ogni caso, la definizione di «tarda antichità» (Spätantike) per indicare gli ultimi secoli di vita della civiltà antica e il progressivo passaggio verso il Medioevo è relativamente recente. Il primo a utilizzarla, infatti, fu, nel 1901 – nell’ambito della storia dell’arte – lo storico austriaco Alois Riegl († 1905), ma la formula venne poi adottata anche dagli storici delle istituzioni e dell’economia e ha sostituito, progressivamente, quella di «tardo» o «basso impero». Le riflessioni che seguono si focalizzano su alcuni degli eventi piú significativi del tormentato periodo compreso tra il IV e l’VIII secolo, che – al di là degli aspetti culturalmente e artisticamente pregevoli – fu, soprattutto, un’età di conflitti militari, di crisi economica, di fame, di epidemie, che ebbero conseguenze gravi sul tessuto sociale, demografico e istituzionale del continente europeo. Alla fine di questa crisi secolare, molte aree dell’Europa occidentale – ma non l’Oriente – erano tornate a livelli di vita a dir poco primitivi, con un arretramento delle strutture della vita sociale, economica, urbana, e persino igienico-sanitaria, di molti secoli precedente anche la conquista romana.
Le vere cause del tracollo
Davanti a uno scenario del genere, ci si è a lungo interrogati sulle sue cause. Oggi, la maggior parte degli storici ritiene che, pur non dovendosi negare l’esistenza di ragioni endogene, strutturali, che avrebbero minato la compagine dell’impero romano – crisi demografica, politica, economica – le cause esogene – cioè le incursioni «barbariche» – rappresentarono un elemento non secondario nel tracollo del mondo antico. Come ha sostenuto lo storico Bryan Ward-Perkins, se non a determinare, le «migrazioni germaniche» contribuirono ad accelerare il crollo del sistema imperiale che, per quanto minato da deficienze interne, sarebbe sicuramente durato di piú se non avesse dovuto fronteggiare anche le incursioni dei «barbari», con il loro pesante carico di distruttività. Questo Dossier prende dunque le mosse dal IV secolo, cioè da quando l’impero romano, dopo la grave crisi del III secolo - conosciuta anche come «anarchia militare» - si ritrovò radicalmente trasformato, rispetto a tre secoli prima, e irreggimentato in un apparato burocratico militarizzato che cercava di estendere il suo controllo su tutti i gangli della società. Nel III secolo, infatti, la pressione dei «barbari» sui confini e le guerre civili interne alla compagine imperiale avevano favorito l’ascesa di circa trenta 8
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
imperatori, aggravando l’instabilità politica generale, che trovò una conclusione solo nell’ascesa al potere, nel 284 d.C., di Gaio Aurelio Valerio Diocleziano († 315 circa). Proclamato Augusto dalle legioni, Diocleziano cercò di arrestare la crisi dell’impero con ogni mezzo, escogitando, tra il 286 e il 293, un nuovo sistema di governo, la «tetrarchia» – dal greco, «governo dei quattro» – attraverso l’associazione al potere di altri tre imperatori, tutti uomini d’arme provenienti dall’Illirico, cioè l’odierna penisola balcanica: a se stesso e all’Augusto Massimiano († 310), Diocleziano riservò il governo dell’Oriente e dell’Occidente, agli altri due, Costanzo Cloro († 306) e Galerio († 311), il ruolo subordinato di Cesare e il governo, rispettivamente, della Britannia, della Gallia, della Spagna e dell’Illirico. Il ruolo dei due Cesari era quello di «aiutanti» e potenziali successori degli Augusti Diocleziano e Massimiano, perché era
Rilievo raffigurante Costantino in trono, da Salona (oggi in Croazia). IV sec. d.C. Spalato, Museo Archeologico.
stato stabilito che, in caso di morte o abdicazione di un Augusto, il rispettivo Cesare gli subentrasse, nominando, a sua volta, un potenziale successore. In tal modo si evitava ogni soluzione di continuità nell’avvicendamento al potere imperiale, uno dei maggiori problemi del III secolo. Tuttavia, gli eventi presero una piega diversa e, nel 305, al momento del ritiro di Diocleziano e Massimiano dalla vita pubblica, esplose la guerra civile tra i vari pretendenti alla porpora, dalla quale uscirono vincitori, nel 313, due generali di origine illirica, Costantino († 337), figlio di Costanzo Cloro, e Licinio. Nel 324, Licinio fu sconfitto in battaglia e ucciso e Costantino divenne l’unico imperatore.
Costantino, imperatore «cristiano»
Costantino fu, senza dubbio, una delle figure piú «rivoluzionarie» della storia, tanto che uno storiografo tedesco del XVII secolo – Christoph Keller († 1707) – nella sua Historia Medii Aevi (1688), individuò l’inizio del Medioevo non nel 476, ma nel 330 d.C., data della fondazione di Costantinopoli, la città voluta dall’Augusto come nuova capitale dell’impero. Costantino, inoltre, fu anche il primo imperatore «cristiano», perché – pur senza rinunciare al titolo di pontifex maximus – nel 313, con l’Editto di Milano, sospese le persecuzioni contro il cristianesimo, che fu dichiarato religio licita, creando cosí i presupposti affinché, nel 380, fosse riconosciuta come religione di Stato. Secondo la tradizione agiografica cristiana, Costantino si convertí al cristianesimo non per opportunismo, ma in seguito a fatti «miracolosi», avvenuti nel 312, all’indomani della campagna militare contro il suo avversario – l’Augusto Massenzio – sconfitto nella battaglia di Saxa Rubra (Rocce Rosse), dal nome della località, alla confluenza delle vie Cassia e Flaminia, caratterizzata dal colore rossastro delle rocce. Vuole la tradizione cristiana che un’apparizione o un sogno avessero spinto Costantino ad apporre sugli scudi dei soldati un’insegna con le due lettere iniziali del nome di Cristo in greco – X (chi) e P (rho), christos – tra loro intersecate. Molto probabilmente, la conversione dell’imperatore al monoteismo cristiano non fu cosí immediata, perché l’Augusto era già un adepto del culto solare, introdotto a Roma dall’imperatore Lucio Domizio Aureliano (270-275), alla cui simbologia erano ispirate molte delle raffigurazioni sulle monete coniate durante l’impero costantiniano. In ogni caso, l’azione di Costantino a favore del cristianesimo fu sostanzialmente confermata dai suoi successori, se si esclude il tenta-
Arezzo, basilica di S. Francesco, Cappella Maggiore. Il sogno di Costantino, una delle scene del ciclo delle Storie della Vera Croce, dipinto ad affresco da Piero della Francesca tra il 1452 e il 1466.
tivo di restaurazione dell’antico culto «pagano» di Stato avviato, qualche tempo dopo la sua morte, da suo nipote – l’imperatore Flavio Claudio Giuliano († 363) – ricordato dai posteri col significativo soprannome di «Apostata». A partire da Costantino, il cristianesimo svolse un ruolo sempre piú importante nella storia d’Europa e nella definizione della sua identità, e – attraverso la conversione – la Chiesa consentí anche l’inserimento delle stirpi «barbare» nel solco profondo della civiltà romana. L’immagine dell’Augusto – assiso tra i vescovi del concilio ecumenico di Nicea, tenuto nel 325 – sembra realmente prefigurare l’imperatore franco Carlo Magno († 814), attorniato dal clero della sua corte, ad Aquisgrana. ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
9
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
A
lla morte di Costantino I – il 22 maggio del 337 d.C. –, sobillati dai figli del defunto, i soldati massacrarono a Costantinopoli alcuni membri della famiglia dell’imperatore, i fratellastri, Giulio Costanzo e Flavio Dalmazio, e i nipoti, Dalmazio e Annibaliano, figli di Dalmazio. I figli di Giulio Costanzo – Flavio Costanzo Gallo e Flavio Claudio Giuliano – invece, furono risparmiati e confinati in Cappadocia, nella villa di Macellum, sotto stretta sorveglianza di Eusebio († 341), vescovo di Nicomedia, e dell’eunuco Mardonio che si occupò della loro educazione. L’impero fu diviso tra i figli di Costantino: Costante – che ottenne Italia, Africa e Illirico occidentale –, Costantino II – che ottenne Spagna, Gallia e Britannia – e Costanzo II, che ottenne l’Oriente – Egitto compreso – con la Tracia e con la capitale Costantinopoli. Ben presto la situazione si semplificò e, nel 350, Costanzo II rimase solo al potere, dopo la morte dei fratelli. Infatti, Costantino II fu ucciso nel 340 ad Aquileia dal fratello Costante, che, a sua volta, fu assassinato nel 350 dall’usurpatore gallico Flavio Magno Magnenzio († 353). Tuttavia, la vastità dell’impero e l’esigenza di condurre spedizioni militari su piú fronti – contro i Germani, sul Reno, e contro i Persiani, sull’Eufrate – costrinsero Costanzo a puntare sui cugini Gallo e Giuliano che – dopo anni di vessazioni – iniziarono ad assumere le prime responsabilità pubbliche. Giuliano e Gallo appartenevano, dunque, alla dinastia costantiniana. Gallo, il maggiore, era figlio di Costanzo e della prima moglie – Galla –, mentre Giuliano – nato a Costantinopoli nel 331 – era figlio delle seconde nozze di Costanzo con la greca Basilina († 333), figlia del prefetto d’Egitto Giulio Giuliano († 325 ca.) e morta quando Giuliano era ancora in tenera età. In un primo tempo Gallo sembrò destinato a maggiori successi rispetto al fratello. Nel 351, il cugino Costanzo II lo designò infatti Cesare – ovvero suo successore, affidandogli un comando straordinario sulle province d’Oriente e il compito di combattere i Persiani – e gli diede in moglie la sorella, Costantina. Gallo si stabilí in Siria – ad Antiochia –, ma fu ben presto richiamato in Occidente da Costanzo e, nel 354, giustiziato a Pola, con l’accusa di abuso di potere e di vessazioni ai danni dei provinciali. La morte di Gallo fu un duro colpo per Giuliano, che ritenne ingiusta l’uccisione del fratello e cominciò a maturare propositi di vendetta, sempre piú forti, contro il cugino. Fino a quel momento, Giuliano aveva vissuto in
12
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
Giuliano l’Apostata
disparte, badando esclusivamente alla sua formazione culturale nei piú prestigiosi luoghi d’Oriente – Atene, Efeso, Costantinopoli –, dove aveva avuto maestri d’eccezione, come il retore Libanio († 393 circa) e il filosofo neoplatonico Massimo di Efeso († 372 circa). In quel periodo Giuliano maturò la sua visione del mondo, permeata di senso del dovere politico, rispetto per la religione degli avi e neoplatonismo, e proprio la visione innovativa del pensiero di Platone – elaborata ad Alessandria d’Egitto dal filosofo Plotino di Licopoli († 270) – forgiò l’animo del futuro imperatore. Plotino aveva sviluppato un sistema filosofico fondato sul culto dell’Uno – principio dell’Universo e personificazione del Sommo Bene platonico –, entità assolutamente trascendente, da cui, per successive emanazioni, sarebbe derivata tutta la realtà. Le emanazioni plotiniane consentivano di trovare un nesso metafisico tra materia e spirito, tra Idee e sostanze corporee. Secondo Plotino, attraverso la filosofia e le pratiche religiose e teurgiche, l’uomo doveva tendere al ricongiungimento con l’Uno, in una sorta di assimilazione mistica. Si tenga presente, inoltre, che tanto Plotino, quanto i suoi discepoli – Porfirio di Tiro († 305) e Giamblico di Calcide († 330) – furono acerrimi avversari del cristianesimo (vedi box alle pp. 15-17).
La guerra in Gallia
Morto Gallo, Giuliano fu convocato da Costanzo II a Milano, dove arrivò alla fine del 355. Il 6 novembre, alla presenza dell’imperatore e dell’imperatrice Eusebia († 360), fu investito del titolo di Cesare e di comandante supremo delle milizie in Gallia, con il compito di riparare alla disastrosa situazione militare, determinata dalle incursioni dei «barbari»: i Franchi, lungo il corso del basso Reno, e gli Alemanni, lungo l’alto corso. Il titolo di Cesare, inoltre, conferí a Giuliano il ruolo di candidato in pectore alla successione imperiale. Poco dopo, Giuliano sposò la sorella di Costanzo, Elena, e ciò consolidò ancora di piú i suoi legami con la dinastia costantiniana, ma i rapporti personali con la moglie non furono mai buoni. A causa dei costanti impegni istituzionali, Giuliano trascurò Elena, che non riuscí neppure ad assicurargli una discendenza. Nel 360, quando Elena morí, Giuliano non si risposò, ma fece tumulare solennemente la moglie nel mausoleo romano di S. Costanza – sorella di Costantino I. Giuliano ereditava in Gallia una situazione difficile, a causa delle incursioni dei Franchi e degli (segue a p. 17)
L’impero nel IV secolo
A sinistra ritratto in marmo dell’imperatore Costantino I. 305-306 circa. Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek. Al centro, a sinistra solido di Graziano con, al dritto, la testa diademata dell’imperatore. 375-383 circa. Collezione privata. Al centro, a destra medaglione in oro di Costanzo II, con elmo, lancia e scudo. 353-361 circa. Parigi, Bibliothèque nationale de France. In basso solido di Giuliano l’Apostata, con diadema di perle, corazza e paludamento. 361-363 circa. Collezione privata.
(le date tra parentesi indicano gli anni di regno)
Elena
Flavio Costanzo (305-306) Costantino I (306-337)
Minerva Crispo
Fausta
Costantino II (337-340)
Faustina Graziano (367-383)
Costante (337-350)
Costanza
Costanzo II (337-360) Costanza Elena
Giuliano (360-363)
UNA BREVE PARABOLA 331 d.C. Giuliano nasce a Costantinopoli, il 6 novembre. 337 Viene esiliato a Costantinopoli e mandato a Nicomedia, in Anatolia. 342 Viene mandato a Macellum, in Cappadocia, insieme al fratello Gallo. 348 Gallo diventa Cesare dell’Oriente, Giuliano ritorna a Costantinopoli. 355 Sospettato di cospirazione da parte di Costanzo II, viene esiliato ad Atene. Richiamato, viene inviato in Gallia con il titolo di Cesare. 357 Sconfigge ad Argentoratum (odierna Strasburgo) gli Alamanni. 358-360 Vive a Lutetia Parisiorum (Parigi). 360 Viene acclamato imperatore dai propri soldati; il 3 novembre muore Costanzo II, Giuliano diventa l’unico imperatore dell’impero romano; l’11 dicembre Giuliano entra a Costantinopoli. 361-362 Giuliano sposta la capitale dell’impero ad Antiochia. 363 Muore in Mesopotamia, il 26 giugno, durante la campagna contro i Sasanidi. ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
13
I lupi della steppa
Cavalieri abilissimi e arcieri infallibili, animati da un ardore guerriero eccezionale: cosí, nel IV secolo, gli Unni si presentarono all’Occidente. Ma quali furono le reali caratteristiche del popolo il cui re piú famoso, Attila, fu ribattezzato «flagello di Dio»?
Attila, seguito dalle sue orde barbariche, schiaccia l’Italia e le arti, olio e cera su intonaco di Eugène Delacroix. 1838-1847. Parigi, Palais Bourbon. Nel 452 le truppe del «flagello di Dio» giunsero fino alle porte di Roma, dopo le scorrerie nel resto dell’Italia settentrionale. ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
37
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
Attila e gli Unni
P
opolazione di origine asiatica di difficile catalogazione etnica, menzionata per la prima volta dal geografo greco Claudio Tolomeo (II secolo d.C.), gli Unni erano originari della regione a est degli Urali, forse l’attuale Mongolia. Nomadi e abili cavalieri, praticavano la razzia, l’allevamento di cavalli e di bestiame di piccola taglia, e costituivano una confederazione di varie tribú – Amilzuri, Itimari, Tunsuri, Boisci – probabilmente di origine mongola o turca. La confederazione unna è forse identificabile con un ramo degli Hsiung-nu, un gruppo di tribú di cui parlano le fonti cinesi, che, tra il I e il IV secolo d.C., minacciò i confini settentrionali del celeste impero. A partire dal IV secolo, gli Unni avanzarono verso occidente, attraverso la steppa della Russia meridionale, e costituirono un vasto aggregato politico di carattere confederale, di cui facevano parte molte altre stirpi asiatiche di cultura affine, ma anche molte tribú germaniche e indo-iraniche stanziate a ridosso del limes romano, come Ostrogoti, Rugi, Gepidi, Sciri, Sarmati e Alani (vedi box alle pp. 40-43). Agli inizi del V secolo, all’epoca della sua massima estensione, l’impero unno andava dal Reno e dal Baltico, a nordovest, al Danubio e al Mar Nero, a sud, con confini meno definiti in Oriente dove, molto probabilmente, lambiva la Mongolia e la Cina. Nell’immaginario collettivo, gli Unni rappresentano ancora oggi l’immagine della Barbaritas per eccellenza, cioè della «primitività» culturale, refrattaria a ogni forma di civiltà (vedi box alle pp. 44-46). Tutto iniziò nel 370 d.C., quando, per cause ancora ignote, gli Unni, guidati da re Balamber, si riversarono nelle pianure a nord del Mar Nero, producendo un singolare «effetto domino», che non sfuggí ai contemporanei. I nomadi della steppa aggredirono gli Alani, i quali, a loro volta, si lanciarono sui Sarmati e questi sui Goti. All’epoca, i Goti – stirpe germanica di probabile origine scandinava – si presentavano già divisi in due tribú differenti: gli Ostrogoti – Greutungi –, stanziati tra il Don e il Dnepr, e i Visigoti – Tervingi – stanziati tra Dnepr e Danubio. Gli Ostrogoti furono i primi a subire l’aggres38
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
In alto particolare di un’incisione ottocentesca raffigurante Attila che mette a ferro e fuoco le città italiane. A sinistra e a destra fibbie di cintura di produzione unna, ritrovate presso il villaggio di Chekarenko, in Crimea. IV-V sec. Kiev, Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina.
sione nomade, a cui cercarono di opporsi con la forza, ma furono sconfitti e persero il loro re, Ermanarico, ucciso in battaglia. Al contrario, i Visigoti – che non avevano monarchia – guidati dagli iudices Fritigerno e Alavivo, attraversarono il Danubio e penetrarono in territorio romano, con alcuni gruppi di Greutungi e Alani guidati da Alateo e Safrace. L’imperatore Valente (364378) tentò di contrastarne l’avanzata, ma il 9 agosto del 378, ad Adrianopoli, in Tracia, fu ucciso e il suo esercito annientato. Nel 382, il nuovo imperatore, Teodosio I, fu costretto a stipulare un trattato con i Goti, in base al quale ne autorizzava l’acquartieramento nelle province balcaniche di Mesia e Tracia, in cambio della fornitura di soldati. Lo stanziamento di nuclei allogeni parzialmente indipendenti nel territorio dell’impero rappresentò, da quel momento, un problema di difficilissima gestione per le autorità romane e, col tempo, avrebbe portato al collasso dello stesso organismo imperiale (vedi box alle pp. 50-54).
Le prime sortite
Degli Unni non si sentí parlare fino alla fine del IV secolo quando, per la prima volta, penetrarono in territorio romano. Nel 395, infatti, gli Unni Bianchi o Eftaliti – forse chiamati cosí dal persiano Eftal, «forte, valoroso» – superarono il Caucaso e si riversarono in Asia Minore e in Siria, raggiungendo il Mediterraneo, e furono respinti solo nel 398. Tuttavia, a oriente essi crearono difficoltà all’impero persiano, occupando parte dell’India settentrionale e le satrapie dell’Uzbekistan e Turkestan, fino alla fine del VI secolo, mentre, al di là del Caucaso e a ridosso del Danubio, il re unno, Uldin († 410 circa), aveva consolidato il suo potere. Nel 400, uccise il generale goto Gainas che, sconfitto dai Romani, era poi fuggito dagli Unni, i quali ne offrirono la testa all’imperatore d’Oriente, Arcadio (395408). Nel 408, Uldin effettuò la prima incursione a sud del Danubio, a scopo di saccheggio, ma il nuovo imperatore, Teodosio II (408-450), riuscí a respingerla. Il re morí intorno al 410, e la guida della confederazione unna fu assunta contemporaneamente dai tre fratelli Octar, Rua e Mundzuch, che assunsero il titolo di re. Intorno al 420, Rua rimase unico sovrano e attraverso una politica aggressiva, e con una serie di scorrerie a sud del Danubio, impose all’impero d’Oriente vessazioni che ne condizionarono pesantemente la sovranità.
In alto e in basso elementi decorativi in oro e cornaline di finimenti equini, rinvenuti in un tumulo presso Kalinin, Crimea. Produzione unna, IV-V sec. Kiev, Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina.
Nel 434, alla morte di Rua, gli successero i nipoti, Attila e Bleda, figli di Mundzuch, con i quali le abituali aggressioni degli Unni contro l’impero fecero registrare un salto di qualità. Nel 441-442, Attila e Bleda si diedero a devastanti incursioni a sud del Danubio, adducendo come casus belli il saccheggio di alcune tombe unne da parte degli abitanti di Margus – attuale Požarevac, in Serbia – istigati dal vescovo. Le incursioni colpirono le province romane di Mesia e Tracia, grosso modo corrispondenti alle attuali Serbia e Bulgaria, furono saccheggiate le città di Viminacium, Singidunum, Adrianopoli e catturati molti prigionieri. L’impero d’Oriente fu costretto a stipulare con gli Unni un trattato in base al quale si impegnava a restituire tutti i disertori e i fuggitivi delle tribú della confederazione, e a pagare un tributo annuale di 750 libbre d’oro (1 libbra romana equivaleva a 327 grammi circa), maggiorato rispetto alle 350 libbre dovute in precedenza. A loro volta, gli Unni si impegnarono a non invadere l’impero e a restituire i prigionieri romani dietro pagamento di un riscatto di 8 solidi a testa (vedi box alle pp. 54-55). In quegli anni, Attila e Bleda consolidarono i rapporti con Valentiniano III (423-455), imperatore della pars Occidentis. Piú esattamente, gli Unni rafforzarono i legami con Ezio, patrizio e magister militum – comandante supremo dell’esercito occidentale –, il quale, in cambio della fornitura di truppe federate, da impiegare contro i Germani, nel 437 concesse loro il possesso di parte della Pannonia, corrispondente alle attuali Ungheria, Croazia e Slovenia. Le relazioni diplomatiche con l’impero d’Occidente furono avvantaggiate anche dal fatto che Ezio – un Romano nato nei Balcani – conosceva molto bene la lingua e gli usi degli Unni per essere (segue a p. 43) ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
39
Cronaca di una morte annunciata La data del 476 d.C. viene per convenzione considerata come lo spartiacque fra antichità e Medioevo. Tuttavia, la deposizione di Romolo Augustolo e l’ascesa del generale «barbaro» Odoacre non fecero altro che sancire, dal punto di vista formale, la fine di un sistema da tempo al collasso
L’incoronazione del giovane Romolo Augustolo, (interpretato da Thomas Brodie-Sangster), ne L’ultima legione (2007) di Doug Lefler, film ambientato nel periodo conclusivo dell’impero romano d’Occidente e che narra la genesi del mito di re Artú.
trasmesso in forma orale e poi rielaborato, a partire dal VI secolo. È difficile dire quanto del materiale delle Origines fosse autentico e non frutto di falsificazioni dettate da motivazioni letterarie o politiche, anche perché queste opere si richiamavano agli schemi interpretativi della storiografia romana di taglio etnografico, con tutte le conseguenti deformazioni e incongruenze. Basti pensare che in nessuna delle Origines le tribú germaniche erano considerate originarie della Germania propriamente detta, ma venivano fatte discendere dalla penisola scandinava ritenuta, a torto, un’isola. Nel caso dei Franchi, Gregorio di Tours ne collocò l’origine addirittura nella Troade, in Asia Minore, ritenendoli discendenti dai Troiani. Inizialmente stanziati in Pannonia, i profughi assunsero in seguito il nome di Franchi e trasmigrarono in Gallia. Questi eventi sono senz’altro inventati, ma per ovvi motivi di carattere politico e di legittimazione dinastica, perché considerare i Franchi discendenti dei Troiani, li rendeva «fratelli» dei Romani e, quindi, legittimi eredi del loro impero (vedi box in queste pagine). Nel 458, morto Meroveo, gli successe il figlio, Childerico, figura storicamente attestata, come dimostra la sua tomba, ritrovata in Belgio nel XVII secolo (vedi box alle pp. 108-109). Childerico fu fedele all’impero ed estese i suoi domini a ovest del Reno, incorporando i territori gallici fino alla Somme. Nel 481, quando morí, il re era riuscito anche a ottenere la carica di magister militum, cioè di governatore militare della Gallia Belgica Secunda. La corona passò al figlio, Clodoveo, il quale, secondo una tradizione probabilmente leggendaria, era nato dalla principessa Basina († 477), che Childerico aveva conosciuto nel corso di una lunga permanenza presso i Turingi, dopo essere stato esiliato dai Franchi perché, essendo eccessivamente lussurioso, ne importunava le mogli.
La nascita della Francia
A Clodoveo va il merito di aver unificato, sotto un’unica corona – e attraverso numerose campagne militari – gran parte del territorio dell’attuale Francia, eliminando ogni sacca di resistenza. Forte del ruolo di magister militum e di re dei Franchi Sali – entrambi ereditati dal padre –, Clodoveo iniziò a espandere i confini del regno oltre la Somme, in direzione della Loira, inglobando tutto il territorio compreso tra i due fiumi – Francia nord-occidentale – governato da Siagrio. Questi era un nobile romano, originario di Lione, che, già magister militum per (segue a p. 110) 106
ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
ETNOGENESI DEI FRANCHI Le prime notizie sui Franchi risalgono alla metà del III secolo d.C., quando ebbe inizio il loro processo di formazione – l’etnogenesi –, cioè di consolidamento e definizione dell’identità etno-culturale, completato solo nel V secolo. I Franchi costituivano in realtà una confederazione di tribú germaniche – Sugambri, Catti, Catruari, Usipeti, Tencteri, Gambrivi –, già da tempo stanziate lungo il medio e basso corso del Reno ed erano distinti in due raggruppamenti: i Franchi Sali e i Franchi Ripuari. L’etimologia del nome è incerta: probabilmente, «Franchi» significava «valorosi», mentre «Sali» è da collegare al latino salum – mare – e Ripuari a ripa – riva –, con riferimento alla diversa collocazione geografica dei due raggruppamenti. A partire dal IV secolo, con il consenso delle autorità romane, i Franchi si stanziarono in Gallia come stirpi federate, obbligate a fornire truppe ai Romani in caso di necessità. Il concetto di etnogenesi è, da tempo, oggetto di attenta riflessione in campo storiografico e, in riferimento alle tribú germaniche, non è il caso di parlare di nazioni nel senso moderno del termine, soprattutto se si considera che la stessa denominazione «Germani» fu attribuita dai Romani alle tribú del Barbaricum, probabilmente servendosi di un termine di origine celtica, e non fu mai utilizzata dalle stirpi barbare. Il carattere etnico delle singole tribú era elastico e oggetto di continui rimaneggiamenti, benché le singole stirpi – anche prima dello stanziamento nel territorio romano – possedessero un sistema articolato di tradizioni religiose, mitiche,
I Franchi all’avvento di Clodoveo Regno di Siagrio (486)
F
Territori degli Alamanni (496-97)
s ri
on
i
Sa
sso
ni
O RI LO TA
Mo sa
C
Ren o B U R Ro G U N da D I no
O
Noric
Rezia
Lione
Milano Pavia O
S
T
R
O
Ru
o
T I G O Aquileia
Verona
Po
Ravenna
TE
O
D
O
di
IC
ar
Bordeaux
R
ob
Vouill
Aquitania
ng
Digione
CLODOMIRO
Lo
Tours
Metz
a
Orléans
Ratisbona Dan iu ubio a va m r an i n i Augusta
TEODORICO
B
Parigi
Reims
i
Loira
O Soissons
Magonza Treviri
l
RT BS E E e nna D IL
Tolbiac
A
i
G Pamplona I V I S
I T nia a O m
pt
Ba sch i
Novempopulana Tolosa
Se
In alto spilla a forma di mosca in oro con inserzioni di smalto, dalla Francia. V-VII sec. Firenze, Museo Nazionale del Bargello. A destra l’assetto geopolitico della regione francese all’avvento e durante il regno di Clodoveo. Nella pagina accanto, in basso e in questa pagina, al centro due fibbie in oro con inserzioni di smalti, dalla Francia. V-VII sec. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Colonia
ng
Salii Tournai
Annessione dei Ripuari e di tutte le tribú dei Franchi
CH
ba
ri
Territori dei Visigoti (507)
Armoricani
El
Tu
Popoli armoricani (497 circa)
gi
CONQUISTE DI CLODOVEO
Narbona
Arles Marsiglia
Regno dei Franchi alla morte di Clodoveo Spartizione tra i suoi quattro figli CLOTARIO
storiche, cioè un «nucleo di tradizione» – Traditionskern – trasmesso di generazione in generazione, in forma orale, e di cui erano custodi gli «uomini memoria», cioè gli anziani appartenenti ai clan dominanti. Doveva però trattarsi di un patrimonio culturale soggetto ai continui cambiamenti connessi alla formazione di nuclei confederativi multitribali e alla fusione e incorporazione, nella tribú-madre, di nuove tribú o singoli gruppi appartenenti a tribú diverse, debellate militarmente e depositarie di un proprio e alternativo Traditionskern, che si aggiungeva a quello della tribú incorporante.
A sinistra fibbia di cintura in ferro, argento e con inserti in lega di rame, dalla Borgogna. Produzione franca o burgunda, VII sec. New York, The Metropolitan Museum of Art. ALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO
107