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Medioevo Dossier n. 32, Maggio/Giugno 2019

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GLI

GLI ITALIANI ALLE CROCIATE

CROCIATE

Guerra, fede e affari nel Levante mediterraneo

N°32 Maggio/Giugno 2019 Rivista Bimestrale

€ 7,90

IN EDICOLA IL 30 APRILE 2019

CR SPE OC CIA IA LE TE

MEDIOEVO DOSSIER

Dossier

Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

EDIO VO M E

ITALIANI ALLE


GLI

ITALIANI ALLE

CROCIATE

Guerra, fede e affari nel Levante mediterraneo di

Antonio Musarra

Presentazione 6. Una storia «italiana»

Il favoloso Egitto 74. Disfatta sul Nilo

Introduzione 8. Fra Roma e Gerusalemme

La crociata di Federico II 84. Una sconfitta «diplomatica»?

I milites Christi 20. La guerra santa dei baroni

Il voto di Luigi IX il Santo 94. Crociati francesi e navi italiane

Da Genova, da Pisa e da Venezia 32. Un’odissea di mercanti

La crisi del regno latino 108. Terra Santa, addio

Riconquistare Gerusalemme 48. La grande paura

Dopo le guerre sante 120. Dalle armi ai mercati

La Serenissima in Oriente 62. La crociata dei Veneziani


Una storia «italiana» M

artedí 27 novembre 1095, a conclusione d’un’assise tenutasi a Clermont, in Alvernia, papa Urbano II esortò l’Europa cristiana a compiere un viaggio penitenziale in armi fino a Gerusalemme per portare aiuto ai cristiani d’Oriente, minacciati dall’avanzata turca, e liberare il Santo Sepolcro. L’incontro si situava al culmine d’un’ampia campagna di predicazione ch’era andata coinvolgendo parte dell’Italia settentrionale e della Francia meridionale, volta a rinsaldare la fedeltà alla Chiesa, impegnata da tempo in un vasto moto di riforma, e a contrastare l’ingerenza imperiale nelle nomine ecclesiastiche e nella vita del clero. La risposta, benché non universale, fu oltremodo massiccia e trasversale. Tra la primavera e l’autunno del 1096, una moltitudine di pellegrini in armi, stimata variamente tra le poche dozzine di migliaia e le 100 000 unità, imboccò la strada per l’Oriente. Entro la primavera successiva, gli eserciti crociati raggiunsero Costantinopoli; spostandosi, poi, in Asia Minore, dove riportarono i primi successi: Nicea, capitale del sultanato selgiuchide, fu conquistata nel giugno del 1097; Antiochia cadde un anno dopo; Gerusalemme, obiettivo primario dell’impresa, capitolò il 15 luglio del 1099, a seguito d’un assedio disperato, condotto nel pieno di un’estate torrida. Benché un canone conciliare vietasse espressamente ai membri della spedizione ogni sorta di guadagno materiale, ciò che avvenne fu esattamente questo: Boemondo d’Altavilla, a capo delle schiere normanno-italiote, prese possesso della metropoli antiochena; Goffredo di Bouillon, che aveva guidato un contingente franco-lorenese, fu eletto, invece, «advocatus» del Santo Sepolcro, prima di lasciare il posto al fratello Baldovino, che assunse la corona regale; Raimondo di Saint-Gilles, a comando delle truppe provenzali, si ritagliò, invece – non senza fatica –, un dominio attorno a Tripoli di Siria. Tali, dunque, i principali frutti della crociata: un termine, questo, affermatosi tardi rispetto ai piú utilizzati «auxilium», «expeditio», «iter», «negotium», «passagium», «peregrinatio», «succursus», ma destinato a un grande avvenire. La sua realizzazione poggiava sopra un coacervo di elementi accatastatisi nel corso del tempo: dall’elaborazione della dottrina del «bellum iustum», montante ad Agostino – e, prima di lui, ai classici latini – alla sacralizzazione del guerriero germanico, dall’alleanza tra la Chiesa e l’Impero d’età carolingia alla revisione del concetto di «miles Christi», dall’incremento dei pellegrinaggi all’affinarsi della prassi penitenziale, dalla consuetudine dei cavalieri occidentali d’arruolarsi presso l’imperatore bizantino al dinamismo anti-saraceno delle giovani marinerie italiche, financo ai lenti successi della «reconquista» iberica; il tutto, poggiato sul richiamo costante di Gerusalemme: la Città Santa. Un richiamo, beninteso, nient’affatto limitato ai secoli del Medioevo. Quella della crociata è, infatti, una lunga storia, la quale principia sí sullo scorcio dell’XI secolo, formalizzandosi canonisticamente nel corso del XIII, ma proseguirà la propria corsa sino alla fine dell’età moderna. Strumento giuridico-politico, idea-forza, oggetto di apologie, condanne e polemiche, essa saprà continuamente riproporsi, assoggettandosi a progressivi o repentini crepuscoli e ad albe improvvise. In questo Dossier volgeremo lo sguardo alla sua primavera: ovvero, al suo sorgere e al suo definirsi tra XI e XIV secolo. E lo faremo centrando l’attenzione sulla penisola italiana e i suoi abitanti. Troppo spesso, la crociatistica internazionale ha ritenuto la crociata un fenomeno prevalentemente francese o, tutt’al piú, franco-anglo-tedesco. La considerazione del ruolo avuto dagli «italiani» – un termine ambiguo, che utilizzeremo per comodità, scevro di qualsiasi tratto nazionalistico – nel movimento crociato è tutt’oggi subordinata alla loro funzione economico-commerciale. Non a torto: le crociate agirono effettivamente da catalizzatore dei traffici occidentali verso il Levante. Tuttavia, non è possibile 6

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Veduta di Gerusalemme, dalla valle di Giosafat, olio su tela di Auguste de Forbin. 1825. Parigi, Museo del Louvre.


esaurire il loro ruolo in questa prospettiva. Baresi, Bolognesi, Fiorentini, Genovesi, Lucchesi, Milanesi, Pisani, Veneziani – per citare soltanto alcune tra le realtà piú vive e documentate – prendevano anch’essi la croce, senza per questo trascurare i propri interessi piú venali. Non a caso l’Italia conosce un gran numero di luoghi e tradizioni legate ai Luoghi Santi, serbando memoria, altresí, dei mutamenti subiti dall’idea di crociata nel corso del tempo, quando, per esempio, da guerra di liberazione si tramutò in guerra difensiva: oltre che dagli infedeli – e, in particolare, dai Turchi ottomani –, da eretici, pagani e nemici politici della Chiesa. La crociata fu, in effetti, una delle principali idee-forza della Penisola, capace di fornire impulso al sorgere delle autonomie cittadine cosí come di cementare l’identità cristiana del Paese. Come tale, fu promossa, sostenuta e propagandata; ma altrettanto piegata e perfino avversata. Una storia affascinante, dunque, quella della crociata. Una storia (anche) italiana. Antonio Musarra ITALIANI ALLE CROCIATE

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Tra Roma e

Gerusalemme L’intera Penisola era cosparsa di luoghi intesi a rievocare i piú noti monumenti della Terra Santa, e l’Urbe stessa era diventata uno dei maggiori scrigni di reliquie della cristianità. Eppure, raggiungere di persona la Città Santa, sede degli ipsissima loca – i luoghi stessi calcati da Gesú –, era, per molti, il sogno di una vita…

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ella primavera del 1287 giungeva a Roma un monaco nestoriano d’origine turco-uigura: rabban Sauma, inviato dall’il-khan Argun con il compito di promuovere un’alleanza tra Mongoli e Latini contro l’Egitto, cosí da intraprendere «la conquista e la sottomissione delle terre di Palestina e di Siria». Da tempo, i Mamelucchi egiziani giocavano con i Latini di Terra Santa come il gatto col topo. L’intesa avrebbe contribuito, forse, a ribaltare una situazione che si faceva via via sempre piú disperata. La delegazione mongola era partita da Maragheh – a sud di Tabriz, nell’attuale Iran nord-occidentale – con 2000 libbre d’oro, una trentina di cavalcature, un paiza – la caratteristi-

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L’arrivo di un gruppo di pellegrini a Roma in occasione del Giubileo del 1300 indetto da papa Bonifacio VIII. Miniatura tratta dalle Croniche di Giovanni Sercambi, opera storiografica che narra eventi del Basso Medioevo, in particolare della città di Lucca. XV sec. Lucca, Archivio di Stato.


La guerra santa dei baroni


Al celebre appello di Urbano II risposero esponenti di illustri casate, abbagliati dalla prospettiva di ottenere fama e, soprattutto, fortuna. E per descrivere quella loro composita estrazione, lo storico Roberto Sabatino Lopez ha evocato, addirittura, i poemi omerici

Papa Urbano II sulla piazza di Clermont indice la prima crociata, olio su tela del pittore veneziano Francesco Hayez. 1835. Milano, Gallerie di Piazza Scala.


La grande paura La caduta di Gerusalemme per mano del Saladino sgomentò l’Occidente cristiano. E cosí, rispondendo all’appello di Gregorio VIII, tutte le principali potenze d’Europa avviarono i preparativi per una nuova spedizione

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el novembre del 1145 giunse a Viterbo, presso la corte papale, un’ambasciata – composta da Ugo, vescovo di Jabala, e da alcuni notabili armeni –, recante la notizia della presa di Edessa, capitale dell’omonima contea, da parte delle truppe di ‘Imad al-Din Zengi, signore di Mossul. La minaccia incom-

Miniatura raffigurante il ritiro del sovrano germanico Corrado III e del re di Francia Luigi VII dalla fallimentare crociata del 1148, dopo la sconfitta patita durante l’assedio di Damasco, da un’edizione delle Chroniques de France ou de St Denis. XIV sec. Londra, British Library.

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Crociati

francesi e navi italiane

Alla metà del XIII secolo, la Chiesa trovò il suo campione in Luigi IX, il quale volle dare veste solenne ai suoi propositi, formulando il proprio voto di crociata. Il suo impegno ebbe tuttavia esiti alterni e, dopo essere stato macchiato dall’onta della prigionia, finí miseramente davanti al castello di Cartagine

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el giugno del 1244, un nutrito gruppo di cavalieri turchi, provenienti dal Khwarizm, nell’attuale Uzbekistan, oltrepassò l’Eufrate, calando in Siria e devastando le campagne e i villaggi attorno a Damasco. Dopo aver razziato Tiberiade e Nablus, la turba puntò verso la costa; quindi, risalí alla volta di Gerusalemme. Il patriarca latino, Roberto di Nantes – giunto in Oltremare al principio della primavera, appena in tempo per recarsi in pellegrinaggio nella Città Santa –, i maestri del Tempio e dell’Ospedale, Armand de Périgord e Guillaume de Châteauneuf, e pochi altri baroni si adoperarono per rinforzare la guarnigione posta a difesa della cittadella. In molti, tuttavia, preferirono fuggire, abbandonando la città alla devastazione. L’11 luglio, i Khwarezmiani si riversarono all’interno delle mura, massacrando chiunque si trovasse sul loro cammino. Chiese e conventi

Miniatura raffigurante la partenza del re francese Luigi IX il Santo per la crociata. XV sec. Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts Graphiques. Nel 1245 il sovrano, prese l’iniziativa e guidò una nuova spedizione militare in Terra Santa, in assenza di altri regnanti europei disponibili a sobbarcarsi l’impresa.

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