LE
LE GRANDI DINASTIE DELL’ITALIA MEDIEVALE
DELL’
N°29 Novembre/Dicembre 2018 Rivista Bimestrale
DINASTIE GRANDI
ITALIA MEDIEVALE
♦ NORMANNI ♦ SVEVI ♦ ANGIOINI ♦ ARAGONESI
€ 7,90
IN EDICOLA IL 31 OTTOBRE 2018 Timeline Publishing Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.
ST ND IE I
DE IL M L DI LE G EDIO NA RA EVO
MEDIOEVO DOSSIER
Dossier
EDIO VO M E
LE GRANDI
DINASTIE
DELL’ITALIA MEDIEVALE di Tommaso Indelli
Introduzione 6 Parenti d’Italia I Normanni 8 Quei cavalieri venuti dal Grande Nord Gli Hohenstaufen 52 La discesa dell’aquila Gli Angioini 78 Napoli, caput mundi Gli Aragonesi 100 Mezzogiorno aragonese Da leggere 128 Bibliografia
Parenti d’Italia R iguardo le lunghe vicende della nostra Penisola è opinione diffusa che una parte significativa della sua storia, soprattutto quella che si fa coincidere con l’inizio e la fine della cosiddetta «età di Mezzo», sia ampiamente caratterizzata – e sia stata determinata in maniera significativa – dall’avvento di genti straniere, popolazioni, eserciti, condottieri e re provenienti da terre al di là dei confini naturali dell’unico vero impero «autoctono» dell’Italia (autoctono per origine, «internazionale» per vocazione politica e, successivamente, culturale), ovvero quello di Roma. Una communis opinio del tutto legittima, ben sostanziata dall’insegnamento della storiografia moderna e contemporanea, eppure ancora oggi non scevra di discordanze tra gli stessi storici circa i meccanismi di quel lungo e articolato processo e la qualità intrinseca dei suoi esiti. Non che quell’unanimità di giudizio sia da auspicare a tutti i costi: la storiografia, infatti, non è una scienza esatta e, soprattutto, come insegnava Benedetto Croce, «il bisogno pratico, che è nel fondo di ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di “storia contemporanea”». E i «bisogni pratici», come sappiamo, non sono uguali per tutti. Resta, tuttavia – e questa sí che si pone come condizione imprescindibile di ogni parlare della storia –, la necessità di conoscere i fatti… Nelle pagine che seguono, Tommaso Indelli, giovane studioso con una ragguardevole produzione scientifica e divulgativa già a suo credito (e ben noto ai lettori di «Medioevo»), affronta la non facile sfida di esporre, in una grande sintesi, la successione degli accadimenti che, per circa 500 anni, hanno scandito la storia dell’Italia: incontreremo una schiera infinita di personaggi (tale da imporre al lettore la necessità di periodiche «pause di riflessione», ma, si sa, la storia è fatta di persone) dai nomi perlopiú germanici, franchi e spagnoli, spesso italianizzati all’uopo. Viaggeremo nelle terre del Meridione della Penisola (già, è proprio lí, tra Palermo e Napoli, che i protagonisti del nostro racconto hanno scritto la storia del Paese), rimarremo sbalorditi di fronte alla grandiosità della produzione artistica e architettonica di quel mezzo millennio, le cui immagini accompagnano il testo. E, alla fine, volendo, potremmo interrogarci nuovamente, questa volta con maggior cognizione di causa, su chi fossero, veramente, questi grandi attori della nostra storia: stranieri o italiani in nuce? O entrambe le cose? Andreas M. Steiner
Sulle due pagine particolare della Tavola Strozzi, olio su tavola di incerta attribuzione, che raffigura una rara immagine della Napoli del Quattrocento. XV sec. Napoli, Museo Nazionale di San Martino. In questo dettaglio dell’opera si vede il ritorno a Napoli della flotta di Ferdinando d’Aragona, reduce dalla vittoria su Giovanni d’Angiò nella battaglia combattuta presso l’isola d’Ischia, nel 1465.
GRANDI DINASTIE
7
La discesa dell’aquila Dopo l’avvento dei Normanni, il Mezzogiorno d’Italia assiste all’affermarsi di una seconda dinastia nordica, quella degli Hohenstaufen, gli Svevi, originari della Germania. Una stirpe che ebbe nell’imperatore Federico II, lo Stupor mundi, il suo esponente piú celebre
G
uglielmo II (1166-1189), ultimo esponente della dinastia normanna degli Altavilla, morí il 18 novembre del 1189, senza discendenza, e, secondo le sue disposizioni, la corona di Sicilia andò alla zia, Costanza d’Altavilla, figlia del fondatore del regno normanno, Ruggero II (1105-1154), e di Beatrice di Rethel († 1185). Nel 1186, per espressa volontà del nipote, Costanza sposò Enrico VI di Hohenstaufen, figlio dell’imperatore Federico I Barbarossa (vedi box a p. 54). In virtú di quelle nozze, il regno di Sicilia passò a Enrico, che, nel 1190, morto il padre durante la terza crociata, divenne anche duca di Svevia, re di Germania e imperatore, accentrando nella sua persona enormi poteri. A contrastare i piani dello Svevo, sorse nel Mezzogiorno una fazione antitedesca, guidata dal nipote di Costanza, il conte di Lecce Tancredi, nipote di Ruggero II, in quanto figlio di Ruggero di Puglia e di Emma, contessa di Lecce. Si schierarono con Bitonto (Bari), Cattedrale. Particolare dell’ambone, datato 1229 e firmato da Nicolaus, sacerdos e magister. La lastra in bassorilievo riutilizzata nella scaletta raffigura quattro personaggi, uno seduto e tre in piedi, che molti studiosi ritengono membri della dinastia sveva, anche per la presenza di un uccello piumato, forse un’aquila, al margine inferiore sinistro. 52
GRANDI DINASTIE
Napoli, caput mundi
Con la vittoria di Tagliacozzo del 1268 e l’esecuzione, lo stesso anno, dell’ultimo degli Hohenstaufen, il disegno egemonico di Carlo I d’Angiò poteva dirsi compiuto. Fra i primi provvedimenti adottati dal nuovo padrone del Mezzogiorno d’Italia vi fu lo spostamento della capitale del regno da Palermo a Napoli. E, cosí, la città campana divenne il cuore del potere angioino Napoli vista dal mare. In primo piano, il Castel dell’Ovo, sorto sull’isolotto di Megaride, e, sullo sfondo, la sagoma inconfondibile del Vesuvio. Con l’ascesa al potere di Carlo d’Angiò, la città divenne capitale delle terre del Meridione d’Italia.
Mezzogiorno aragonese Sul finire del Medioevo, l’egemonia angioina cade sotto i colpi dei d’Aragona. Saranno i protagonisti della casata d’origine castigliana – primo fra tutti il re Alfonso il Magnanimo – a riunire, in un unico, grande impero mediterraneo, territori e popoli tra i piú diversi. E a fare di Napoli una capitale della cultura architettonica, artistica e letteraria
L
a conquista del regno di Napoli da parte di Alfonso V d’Aragona va inserita nel piú ampio contesto politico italiano della prima metà del XV secolo, caratterizzato dalla formazione degli «Stati regionali», che determinò un’incisiva semplificazione dell’assetto politico-territoriale della Penisola. Alfonso V, detto «il Magnanimo», venne incoronato re nel 1416, dopo la morte del padre, Ferdinando I (1412-1416), fondatore di una dinastia – i Trastamara d’Aragona – di origine castigliana. A quell’epoca appartenevano ai possedimenti aragonesi anche la Sardegna e la Sicilia: la prima era stata ceduta all’Aragona dal papato col trattato di Anagni, nel 1295; mentre la seconda
Napoli, Arco Trionfale di Castel Nuovo. Il rilievo dell’attico nella sezione dell’arco inferiore, che raffigura l’ingresso trionfale in città di re Alfonso, ritratto come un conquistatore romano su un carro tirato da quattro cavalli. XV sec. 100
GRANDI DINASTIE