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Medioevo Dossier n. 7, Marzo 2015

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MEDIOEVO DOSSIER

EDIO VO M E

medioevo in guerra

Bimestrale - My Way Media Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.

Dossier

armi scontri e assedi

Medioevo

in Guerra

€ 7,90

N°7 (Marzo 2015)

le Invasioni barbariche, le Crociate, Guelfi e ghibellini, l’orda mongola, la guerra dei cent’anni...


a cura di

Francesco Colotta

medioevo in guerra

armi, scontri e assedi testi di Andrea Augenti, Federico Canaccini, Francesco Colotta, Federico Marazzi, Marina Montesano, Aldo A. Settia, Francesco Troisi

6 Presentazione Un’età come un campo di battaglia

72 Chiesa contro impero

8 La calata dei barbari

74 27 novembre 1237, Cortenuova Ai piedi di Federico

10 537-538, Roma L’Urbe in trappola

84 Un’orda contro l’Occidente

20 La Reconquista

86 9 aprile 1241, Legnica Dalla steppa con furore

22 Ottobre 732, Poitiers L’argine di Carlo 32 In nome di Dio 34 Luglio 1099, Gerusalemme Massacro in Terra Santa 46 Guerre per la patria 48 27 luglio 1214, Bouvines Che Dio salvi la Francia! 62 Armi e guerrieri

96 Svevi, Angioini, Aragonesi 98 23 agosto 1268, Tagliacozzo Crepuscolo svevo 108 L’era dei sultani 110 25 settembre 1396, Nicopoli L’ultima guerra santa 120 Cent’anni di guerra 122 25 ottobre 1415, Azincourt Nella morsa di Enrico


Un’età come un campo di «I

battaglia

l mondo non è uno spettacolo, ma un campo di battaglia», sosteneva nell’Ottocento Giuseppe Mazzini: un’affermazione che ben si adatta al Medioevo, un’epoca segnata da conflitti pressoché continui e da rari intervalli di tregua. Ricostruire la cronologia dei suoi eventi bellici significa delineare il profilo dell’età di Mezzo e non solo in riferimento alle relazioni politiche tra i diversi regni. Lo studio delle vicende militari di quei secoli, per esempio, consente di risalire al processo di mitopoiesi attraverso il quale si forgiò l’identità culturale di molti popoli, spesso fondata su imprese piú o meno leggendarie realizzate in battaglia. E, sul piano materiale, permette di comprendere meglio l’evoluzione delle espressioni piú tipiche dell’architettura medievale, prima fra tutte il castello. Vera costruzione simbolo di quel millennio, proliferò proprio come struttura difensiva in un’Europa minacciata da genti aggressive che provenivano da est e da nord, difficilmente arginabili con scontri in campo aperto. Il frequente ricorso alle armi, fermo restando l’orrore per il carico di atrocità e di ingiustizie che portava con sé, ha rivestito, poi, una grande utilità a fini documentari per i posteri: attraverso la guerra, infatti, personaggi e culture di mondi sconosciuti hanno ricevuto l’attenzione dei cronisti e degli studiosi occidentali dell’epoca, e in seguito di quelli moderni. Ci si chiede ancora oggi: sarebbero mai state prodotte approfondite informazioni sulle popolazioni nordiche, sui Mongoli, gli Ottomani, i Fatimidi, i Saraceni, in assenza degli eventi bellici di cui furono protagonisti, spesso come invasori? Questo «Medioevo in guerra», può essere sfogliato come un affascinante racconto che inizia con la caduta di un impero e si conclude con le battaglie tra grandi regni, preludio dei conflitti moderni tra superpotenze europee. Numerosi e avvincenti sono i capitoli che ne compongono la turbolenta trama: le invasioni barbariche, la Reconquista spagnola contro l’occupazione araba, l’epopea delle crociate in Terra Santa, l’era degli imperatori germanici, le lotte per l’indipendenza, la faida tra guelfi e ghibellini, i conflitti tra Svevi, Angioini e Aragonesi per la conquista del Meridione d’Italia, l’espansionismo mongolo e ottomano e la guerra dei Cent’Anni. Un racconto che può aiutarci a interpretare complesse vicende di attualità, svelando le ragioni storiche di rancori ancora radicati nella memoria collettiva di alcune nazioni. Dall’analisi delle tattiche militari e degli armamenti emerge, inoltre, un dato curioso: a vincere le battaglie, nell’età di Mezzo, furono spesso le truppe meno preparate e numericamente inferiori… Miniatura raffigurante la battaglia navale combattuta, nel 1340, di fronte a Sluis, nei Paesi Bassi, da un’edizione delle Chroniques di Jean Froissart. 1470-1475. Parigi, Bibliothèque nationale de France. Lo scontro si concluse con la disfatta della flotta francese e inaugurò una serie di vittorie inglesi che determinarono l’esito della prima fase della guerra dei Cent’anni.


Miniatura raffigurante un astronomo, da un trattato di astrologia del XIV sec. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana.


la calata dei barbari

Dopo secoli di dominio incontrastato, l’impero di Roma comincia a dare i primi segni di cedimento: è l’inizio di un processo irreversibile, in parte determinato e poi accelerato, dall’irrompere di popoli che si liberano con violenza del giogo fino ad allora imposto dalla superpotenza capitolina

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BATTAGLIA DI ADRIANOPOLI (378) L’esercito di Roma subisce una clamorosa sconfitta contro i Visigoti nella provincia di Tracia. È il prologo del crollo dell’impero d’Occidente. BATTAGLIA DI TESSALONICA (380) I Romani, dopo la sconfitta di Adrianopoli, attaccano i Visigoti e sono di nuovo sconfitti nei pressi di Tessalonica.

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BATTAGLIA DEI CAMPI CATALAUNICI (451) In Gallia, il generale romano Ezio, alleato con Visigoti, Franchi, Burgundi, Alani e Sassoni sconfigge Attila, re degli Unni e gli Ostrogoti.

ASSEDIO DI NAPOLI (536) Le truppe dell’impero romano d’Oriente si scontrano con gli Ostrogoti per il possesso dell’Italia. Napoli, assediata, cade in mano ai Bizantini.

BATTAGLIA DI VERONA (489) Odoacre, re germanico d’Italia, viene sopraffatto dall’esercito degli Ostrogoti. Da quel momento termina il suo dominio sulla Penisola.

ASSEDIO DI ROMA (537-538) Vedi, in questo capitolo, alle pp. 10-16.

BATTAGLIA DI TICAMERON (533) In Nord Africa, 50 000 armati della popolazione germanica dei Vandali attaccano l’armata composta da soli 15 000 uomini dell’impero bizantino, ma vengono respinti.

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BATTAGLIA DEI SALICI (377) I Visigoti si scontrano con i Romani nelle vicinanze dell’antica città di Marcianopoli. L’epilogo risulta incerto.

REGNO DEI Braga SUEBI

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Battaglie

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ASSEDIO DI MILANO (538-539) Bizantini e Ostrogoti si contendono Milano. Il risultato è la distruzione della città. ASSEDIO DI RAVENNA (539-540) Vitige, re degli Ostrogoti, si rifugia a Ravenna, ma la città, attaccata dai Bizantini si arrende agli assedianti.


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BATTAGLIA DI SENA GALLICA (551) 50 navi bizantine distruggono la flotta ostrogota al largo dell’odierna città di Senigallia. BATTAGLIA DI TAGINA (552) Vedi, in questo capitolo, il box alle pp. 16-17. BATTAGLIA DEI MONTI LATTARI (552) Uno degli ultimi atti del dominio ostrogoto in Italia. L’esercito germanico viene sconfitto sull’Appennino campano in un epico scontro contro i Bizantini. BATTAGLIA DEL VOLTURNO (554) In sostegno degli ultimi Goti rimasti in Italia, accorrono le truppe di altre due popolazioni germaniche, Franchi

e Alamanni. Ma i Bizantini, alleati con gli Eruli, li costringono alla resa. BATTAGLIA DELLO SCULTENNA (643) I Longobardi estendono i loro domini nell’Italia centrale ai danni dei Bizantini sconfiggendoli nei pressi del torrente emiliano dello Scultenna. BATTAGLIA DI FORINO (663) L’imperatore bizantino invade il ducato longobardo di Benevento, ma subisce la controffensiva nemica e si deve arrendere. BATTAGLIA DI PAVIA (773-774) Vedi, in questo capitolo, il box alle pp. 18-19.


la reconquista

Battaglia di Poitiers

Ottobre 732

l’argine di carlo

di Francesco Troisi

N

ell’autunno del 732 gli Arabi, dopo l’avvenuta sottomissione della penisola iberica, decisero di tentare la conquista delle terre dei Franchi. L’impresa, in realtà, non sembrava proibitiva, considerati i gravi problemi interni che affliggevano le popolazioni stanziate a nord dei Pirenei: il tramonto della dinastia merovingia aveva rinfocolato gli odi fra i tre principali distretti, Austrasia, quello dominante, Neustria e Aquitania. Quest’ultima regione, in particolare, situata a sud, proprio al confine con la Spagna ormai islamizzata, non poteva opporre una valida resistenza a un eventuale assalto. Il duca che la governava, Oddone, aveva già speso molte risorse militari in una guerra «fratricida» contro il rivale Carlo Martello, che considerava il suo principale nemico.

E se avessero vinto gli Arabi?

L’espansione araba, comunque, non rappresentava una minaccia solo per le regioni franche, ma rischiava di stravolgere l’assetto politico-religioso dell’intera Europa. E, se l’avanzata musulmana fosse andata in porto – ipotizzò nel Settecento lo studioso inglese Edward Gibbon – Oxford, come molte altre città europee, avrebbe acquisito un’anima islamica, conservandola fino in epoca moderna. La storiografia piú recente ha ridimensionato la portata di queste affermazioni. In fondo anche altri eventi di quel periodo concorsero a 22

medioevo in guerra

La battaglia di Poitiers, particolare. Olio su tela di Charles Auguste Steuben (1788-1856). 1837. Versailles, Musée du château de Versailles. Lo scontro, combattuto, nell’ottobre del 732, fu vinto dall’esercito di Carlo Martello (689-741) sulle truppe musulmane guidate da Abd al-Rahman.


medioevo in guerra

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in nome di dio

Assedio di Gerusalemme

con la notizia che la città era stata presa dall’altra parte: la presero infatti dalla parte di settentrione, il mattino del Venerdí ventidue sha’bàn 492 (15 luglio 1099). La popolazione fu passata a fil di spada e i Franchi stettero per una settimana nella terra facendo strage dei musulmani. Uno stuolo di questi si chiuse a difesa nell’Oratorio di Davide, dove si asserragliarono e combatterono per piú giorni; i Franchi concessero loro la vita salva, ed essi si arresero, e avendo i Franchi tenuto fede ai patti, uscirono di notte verso Ascalona, e lí si stanziarono».

Un discorso commovente

«Nel Masgid al-Aqsa [moschea che sorge, al pari della piú famosa di Omar, o Della Roccia, nella spianata ove un tempo era ubicato il Tempio di Salomone, n.d.r.] invece i Franchi ammazzarono piú di settantamila persone [cifra palesemente esagerata, n.d.r.], tra cui una gran folla di imàm e dottori musulmani, devoti e asceti, di quelli che avevano lasciato il loro paese per venire a vivere in pio ritiro in quel Luogo Santo. Dalla Roccia predarono piú di quaranta candelabri d’argento, ognuno del peso di tremilaseicento dramme, e un lampadario d’argento e piú di venti d’oro, con altre innumerevoli prede. I profughi di Siria arrivarono a Baghdad nel mese di Ramadan, col cadi Abu Sa’d al-Hàrawi, e tennero nella cancelleria califfale un discorso che fece piangere gli occhi e addolorò i cuori. Il venerdí vennero nella Moschea cattedrale, e chiesero aiuto, piansero e fecero piangere, narrando quel che i musulmani avevano sofferto in quella Città santa: uomini uccisi, donne e bambini prigionieri, averi predati. Per i gravi disagi sofferti, arrivarono a rompere il digiuno». Alcuni dei capi provarono a fermare il massacro. Per esempio Tancredi, che aveva reclamato per sé il quartiere della Spianata del Tempio, dove alcuni musulmani si erano rifugiati. Aveva promesso loro salva la vita, ma niente poté contro la furia dei piú scalmanati, che ne fecero strage. Stessa sorte toccò agli Ebrei; il cronista Ibn al-Qalanisi racconta che molti fra loro avevano cercato rifugio nella sinagoga alla quale i Franchi dettero fuoco acclamando il Signore. Il governatore fatimide Iftikhar al-Dawla si ritirò invece nella Torre di Davide, che consegnò a Raimondo in cambio di un salvacondotto per sé e le sue guardie. Pareri opposti si hanno a proposito della sorte dei cristiani orientali, alcuni dei quali erano stati allontanati dalla città per ordine di Iftikhar al-Dawla, il che probabilmente finí per salvarli dagli occidentali che faticavano a distinguerli da musulmani ed ebrei, e agli occhi dei quali erano comunque da considerarsi eretici. 44

medioevo in guerra

Battaglia di Hattin di Francesco Colotta

A

Montgisard, nel novembre del 1177, Saladino e il suo grande esercito non avevano subito solo una sconfitta, ma una vera e propria onta. Forti di una soverchiante superiorità numerica, erano stati sopraffatti da un manipolo di crociati guidati dal giovane e cagionevole Baldovino IV, sovrano di Gerusalemme. L’armata islamica non aveva saputo reagire all’incursione improvvisa e, ignorando l’effettiva consistenza delle truppe nemiche, si era precipitosamente ritirata. Si trattò di «un colpo terribile» per il prestigio dell’invincibile Saladino, come ha sottolineato lo storico Steven Runciman, ma la disfatta non alterò gli equilibri politico-militari in gioco: gli Ayyubidi disponevano ancora di un colossale esercito, mentre il regno cristiano di Gerusalemme risultava sempre fragile. Per questo Baldovino, dopo l’inaspettato trionfo, si era limitato a rafforzare le difese del suo Stato, ignorando i propositi espansionistici del partito «interventista» – in particolare dell’ex principe di Antiochia, Reginaldo di Châtillon – che spingeva invece per un’invasione dei territori sotto il controllo islamico. Quest’ultimo tentò comunque di riaccendere le ostilità attraverso una serie di provocazioni: dopo la tregua sottoscritta da Saladino e Baldovino, Reginaldo attaccò con i suoi uomini un gruppo di mercanti musulmani nel deserto siriano e, in seguito, puntò addirittura sulla Mecca. Saladino attuò allora un’immediata ritorsione, sequestrando un migliaio di pellegrini cristiani nella città di Damietta, e in cambio della loro liberazione chiese al sovrano di Gerusalemme di punire Reginaldo, ma non ottenne la risposta che si attendeva. La ripresa degli scontri fu inevitabile e inizialmente – nel 1181 e nel 1182 – fu favorevole alle forze crociate che risposero in modo efficace alle sortite musulmane. La vera resa dei conti, però, giunse qualche anno piú tardi, dopo l’ascesa al trono di Gerusalemme di Guido di Lusignano, uno degli uomini piú vicini al bellicoso Reginaldo. All’interno del regno cristiano, pertanto, nonostante i tentativi diplomatici del conte Raimondo III, prevalse la linea della guerra totale a Saladino. Un esercito crociato forte di circa 18 000 uomini puntò verso la cristiana Tiberiade, dove le forze islamiche si erano radunate per assediarne la fortezza. Tuttavia Saladino, che preferiva il confronto in campo aperto, non attese l’arrivo dei rinforzi nemici e li raggiunse dopo una rapida marcia. Era il 4 luglio del 1187. Le truppe di Guido, stanche e prive di scorte d’acqua, deviarono il loro cammino verso Hattin, dove si trovava una sorgente. Nel frattempo l’esercito ayyubide – composto da 25 000 effettivi – aveva già cominciato a insidiare i crociati e si preparava a chiuderli in una morsa.


Quando i soldati cristiani si resero conto di essere finiti in trappola, cercarono di rompere le linee nemiche, ma non riuscirono nel disperato tentativo. Tutti, ormai, fanti e cavalieri, batterono in ritirata verso i Corni di Hattin e, dopo una strenua resistenza, vennero annientati. Gli islamici catturarono Guido di Lusignano, Reginaldo di Châtillon e gli altri capi militari, impossessandosi anche di un significativo bottino di guerra: la reliquia della Vera Croce della Passione di Cristo, che strapparono dalle mani del cadavere del vescovo di Acri. Saladino poté, poi, consumare la sua vendetta: uccise l’odiato Reginaldo con

le proprie mani e lo decapitò, mentre Guido di Lusignano fu rinchiuso nel carcere di Damasco. Qualche tempo dopo la battaglia di Hattin, nel mese di ottobre, Gerusalemme tornò sotto il controllo islamico, cosí come un’ampia parte della Palestina.

Disegno ricostruttivo di un momento della battaglia combattuta il 4 luglio 1187, a Hattin, tra le truppe al comando di Saladino e quelle cristiane guidate dal re di Gerusalemme, Guido di Lusignano, che uscí sconfitto dallo scontro.

medioevo in guerra

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spade, scudi e corazze

armi e guerrieri

Al di là di re e imperatori, chi erano i protagonisti delle battaglie? Eccone una breve galleria

Fante bizantino

Q

uesto fante bizantino visse nel VI secolo, al tempo di Giustiniano, e probabilmente partecipò ad alcune delle importanti campagne di questo periodo; il suo equipaggiamento riflette perfettamente l’osmosi tra culture differenti che in Europa si stava realizzando già da qualche secolo: molti elementi sono infatti presi in prestito dall’armamento delle popolazioni barbariche. Per proteggere la testa, il guerriero indossa un casco tipico dell’età tardo-antica, con guanciali e protezione per la nuca (un esemplare molto ben conservato di questo elmo è stato trovalo a Worms, in Germania). L’armatura è invece una lorica hamata, sostanzialmente una cotta di maglia di ferro di probabile origine persiana; in questo caso è indossata sopra una tunica di lino. Non tutti i fanti disponevano comunque della lorica, abitualmente riservata a chi era inviato in prima linea. Lo scudo (skutarion) aveva forma ovale, e poteva arrivare fino a un metro e mezzo di diametro; era realizzato in legno e interamente ricoperto di cuoio. Il trattato bellico intitolato Strategicon – redatto nel VII secolo – suggerisce che «gli scudi delle prime linee abbiano un umbone acuminato», evidentemente per poterli usare come un’arma (l’umbone era una protuberanza metaIlica che serviva a coprire la cavità in cui alloggiava la mano del soldato). ll fante ha una grande spada con lama a doppio taglio, la spatha di origine germanica; inoltre è dotato di una semplice lancia, ma poteva disporre anche di un kontarion, lancia che misurava fino a 3 metri e mezzo di lunghezza e che, all’occorrenza, poteva essere scagliata contro il nemico. Il fatto che il nostro soldato indossi una sorta di calzoni è un altro palese risultato dell’influenza del costume barbarico sul vestiario delle truppe imperiali.

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medioevo in guerra

Qui accanto l’equipaggiamento di un fante bizantino, cosí come descritto nel testo. Nei particolari in alto: tre diverse impugnature di spada (a sinistra) e lo scudo, che recava frontalmente il chrismon, cioè il monogramma di Cristo formato dalle lettere greche chi e ro, e con il quale, secondo una tradizione, l’imperatore Costantino fece marcare gli scudi dei suoi soldati alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, dopo aver ricevuto in sogno l’ordine di apporre un segno celeste di Dio per ottenere la vittoria.


Cavaliere longobardo

Q

uello raffigurato è un exercitalis, ovvero un soldato Iongobardo del VII secolo, e piú specificamenle un cavaliere. La protezione della testa è assicurata dall’elmo del tipo «avaro», con guanciali, nasale e guardanuca di maglia, decorato con un pennacchio. Sopra una doppia tunica il guerriero indossa una corazza lamellare – cioè una protezione costituita da lamelle metalliche fissate tra loro che lascia scoperte spalle e braccia – di origine asiatica. L’equipaggiamento difensivo di questo soldato è molto simile a quello raffigurato su un piatto d’argento trovato presso Isola Rizza (Verona). Il mantello è fermato sulla spalla con una fibula ad arco, un oggetto prezioso che comunemente si rinviene negli scavi delle necropoli longobarde. La cintura è un elemento caratteristico del costume longobardo, con i tipici pendagli di cuoio ornamentali che terminano con placchette in metallo decorato; da essa pende uno scramasax (o sax), ovvero un coltello di grandi dimensioni a un solo taglio che i Longobardi utilizzavano con grande bravura nel duello corpo a corpo. Oltre allo scramasax, un soldato come il nostro poteva disporre di un coltello ancora piú piccolo, della lunghezza approssimativa di 12 cm. Una particolarità messa in luce dai ritrovamenti archeologici è che spesso al fodero per lo scramasax veniva aggiunto un secondo, piccolo fodero che conteneva il coltellino. La struttura dello scudo, rotonda, era in legno. Dal centro sporge l’umbone, in metalIo. Tra i Longobardi l’uso dello scudo non era riservato soltanto alla battaglia: durante le assemblee i nobili esprimevano infatti la loro approvazione sbattendo fragorosamente gli scudi sul terreno. Da notare i calzoni, altro elemento del vestiario tipico della tradizione longobarda, e gli speroni, che identificano il guerriero come un cavaliere.

In alto, a sinistra due diversi tipi di scramasax, grande coltello a un solo taglio tipico dell’armamento longobardo.

Qui accanto l’equipaggiamento tipico di un exercitalis del VII sec. In alto, a destra fodero con coltellino ed elementi dell’impugnatura.


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l’era dei sultani

Alla potente dinastia fondata dall’emiro Ertugrul appartennero uomini che, per almeno un secolo, si trasformarono in una sorta di incubo per l’Occidente. Sultani come Bayezid o Maometto II si resero protagonisti di imprese memorabili, tra le quali spicca, nel 1453, la presa di Costantinopoli, un evento che molti, in Europa, avevano a torto ritenuto impensabile...

A destra corazza in acciaio, maglia di ferro e cuoio, realizzata in Turchia. Firenze, Museo Stibbert. Si tratta di un equipaggiamento del tipo di quello utilizzato dalle truppe islamiche che combatterono a piú riprese contro l’Occidente tra il XIV e il XV sec.


Battaglie Caffa (Feodosija)

BATTAGLIA DELLA PIANA DEI MERLI O DEL KOSOVO (1389) L’armata serbo-bosniaca si scontra con le armate ottomane in Kosovo, a nord di Pristina, e viene sopraffatta. Batumi

Sinope Trebisonda Amasya

Erzurum

BATTAGLIA DI ROVINE (1395) I Valacchi riescono a fermare gli Ottomani nei pressi del villaggio di Rovine, in Romania. BATTAGLIA DI NICOPOLI (1396) Vedi, in questo capitolo, alle pp. 110-117. BATTAGLIA DI JALOWAZ (1443) Un esercito di Ungheresi, Polacchi, Albanesi e Transilvani sconfigge gli Ottomani.

Kayseri Malatya

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Cilicia

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Antiochia

Homs Tripoli

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Tarso

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BATTAGLIA DI TORVIOLL (1444) Gli Albanesi, guidati dal celebre condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg, sbaragliano l’esercito ottomano. BATTAGLIA DI VARNA (1444) Papa Eugenio IV lancia una crociata contro gli Ottomani. Una poderosa armata cristiana composta da Polacchi, Ungheresi, Boemi, Lituani, Croati, Moldavi, Valacchi e Ordine Teutonico si arrende all’esercito islamico in Bulgaria. SECONDA BATTAGLIA DEL KOSOVO (1448) Nello stesso sito della piú rinomata battaglia della Piana dei Merli, gli Ottomani mettono a segno un’altra affermazione militare, questa volta contro il regno di Ungheria e i Valacchi. ASSEDIO DI BELGRADO (1456) Vedi, in questo capitolo, il box alle pp. 118-119. BATTAGLIA DELLA PIANA DEI PANE (1479) Gli Ungheresi, coadiuvati da ribelli serbi e valacchi, piegano le truppe ottomane in un sanguinosissimo scontro in Transilvania. BATTAGLIA DI OTRANTO (1480) Gli Ottomani attaccano Otranto, roccaforte aragonese. Subiscono la controffensiva della città, ma alla fine la conquistano. ASSEDIO DI RODI (1480) I Cavalieri di Malta impediscono agli Ottomani di invadere l’isola. BATTAGLIA DI LEPANTO (1499) Nella prima battaglia in mare nella quale compaiono i cannoni sulle navi, la Repubblica di Venezia viene sconfitta dagli Ottomani.


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