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Medioevo Dossier n. 20, Maggio 2017

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MEDIOEVO DOSSIER

EDIO VO M E Dossier

RE ARTÚ

E I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA LA SPADA NELLA ROCCIA I MISTERI DEL SACRO GRAAL NEL MONDO MAGICO DI MERLINO LANCILLOTTO E GINEVRA VIAGGIO NEI LUOGHI DELLA LEGGENDA

N°20 Maggio 2017 Rivista Bimestrale

RE ARTÚ E I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA

€ 7,90

IN EDICOLA IL 20 APRILE 2017 My Way Media Srl - Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c.1, LO/MI.


RE ARTÚ

E I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA di Franco Cuomo, con contributi di Marina Montesano, Franco Cardini e Francesco Colotta

6. Presentazione Un’avventura senza tempo

62. La morte di Artú L’ultimo duello

8. Fortuna del mito Fascino di un’invenzione

68. L’eredità della cavalleria Ma l’Ordine vivrà per sempre

16. Le origini Il figlioccio del mago

74. Galahad Bello come un angelo

24. La Tavola Rotonda Seduti intorno al mondo 34. Merlino e Viviana Quando la passione annebbia la saggezza 40. Lancillotto Il servitore valoroso 44. L’Excalibur Sette metalli per un’arma invincibile

80. Il Santo Graal La piú desiderata tra le reliquie 86. Cavalieri di giustizia Avventure edificanti 92. L’eletto Tre per un privilegio 100. La santa apparizione Ecco il calice, finalmente! 108. La «cerca» del calice Un mito universale

48. Lancillotto e Ginevra Passione travolgente

114. Itinerari arturiani Sui sentieri della leggenda

56. Adulterio reale L’armonia spezzata

126. Cinema e letteratura Un eroe moderno


Un’ avventura senza tempo I

cavalieri della Tavola Rotonda e il loro re, Artú, rappresentano la quintessenza di quanto c’è al mondo di piú nobile, puro e generoso. Non sono però imparentati con gli dèi, a differenza degli eroi germanici e dei loro predecessori di altre civiltà. Sono uomini, con tutte le passioni, gli slanci e anche le debolezze che la natura umana comporta. In questo limite risiede in realtà la loro forza, che non li rende sempre invincibili in battaglia, ma insuperabili nell’offrire alla fantasia di chiunque un appiglio per potersi identificare in essi. È il segreto della loro popolarità, mai decaduta nei secoli, e oggi viva piú che mai, come dimostra il successo di film, libri, pubblicazioni divenute di per se stesse un «genere». Il legame tra le piú inverosimili gesta e le azioni piú comuni, tra le piú alte idealità e i sentimenti piú terreni, rende accessibili e familiari alla sensibilità dell’uomo contemporaneo i cavalieri di Artú. Il loro stesso giuramento esprime valori di un’attualità elementare, come la solidarietà, la lealtà, la pietà per il proprio stesso nemico, dei quali la società d’ogni tempo – e di oggi piú che mai – avverte uno struggente bisogno. Non escogita un’etica complessa, non elabora nuovi teoremi morali, ma semplicemente impone di non ricorrere mai alla violenza senza un giusto scopo, di non abbassarsi all’assassinio e al tradimento, di non negare misericordia a chi ne facesse richiesta. Con uno speciale accento sull’obbligo di proteggere i deboli contro qualsiasi prepotenza, facendo valere i diritti delle donne, delle vedove e dei fanciulli indifesi, senza mai battersi – è da sottolineare – per vantaggio personale. Sono principi nella cui legittimità è naturale riconoscersi per ogni società civile, oggi come in passa-

to. Ed è significativo che nello spirito di Artú avessero per esempio voluto specchiarsi durante la seconda guerra mondiale i piloti della RAF (Royal Air Force, l’aeronautica militare del Regno Unito, n.d.r.), chiamati a duellare sulla Manica contro un nemico che rappresentava il male nella sua forma piú assoluta dell’odio politico e razziale, della volontà di sterminio, del ricorso alla forza contro il diritto. Nella saga di Artú, il male e il bene non sono un’astrazione, ma la sintesi vitale di due realtà contrapposte, che convivono in una medesima impresa. Nella sua volontà di perseguire il bene, infatti, il cavaliere è perennemente insidiato dal male. E quelli che soccombono sono assai piú di quanti riescono ad avvicinarsi alla meta che si sono prefissati, sia pure solo intravedendola, senza tuttavia raggiungerla. Il punto di forza della leggenda è nel rappresentare questa lotta squisitamente interiore in termini spettacolari, raffigurando materialmente l’oggetto della ricerca nella mistica coppa del Graal, entro cui venne raccolto il sangue sgorgato dalle ferite del Cristo. Cosí, come sospesi tra cielo e orizzonte, i cavalieri percorrono le vie del mondo attraversando metaforiche foreste, vincendo incantesimi e talvolta perdendosi nel labirinto delle proprie visioni, al solo scopo di ritrovare una reliquia che è la sintesi estrema di ogni bene. Perennemente in armi e in preghiera, perennemente tesi alla realizzazione di un sogno, perennemente impediti dalla loro umana imperfezione, i cavalieri di Artú sono gli eroi di un’avventura senza tempo, intessuta di simboli e di segni misteriosi. Decifrarli può aiutare l’uomo del Duemila come quello di un remoto passato a capire se stesso.

Re Artú, olio su tela di Charles Ernest Butler. 1903. Collezione privata. RE ARTÚ

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RE ARTÚ

Le origini

e vennero trovati un drago rosso e uno bianco in un medesimo nido. Appena risvegliati, i due mostri si diedero battaglia, e il bianco sconfisse quello rosso, ma, ferito a propria volta, si accasciò morto.

Una profezia sinistra

Merlino spiegò a Vortigern il significato di questo evento prodigioso e la sua straordinaria portata profetica: «Questo combattimento prefigura quello che avverrà tra te e il tuo nemico Pendra-

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Miniatura raffigurante Merlino che consiglia Vortigern, da un’edizione del Romanzo di Bruto di Robert Wace. Metà del XIV sec. Londra, British Library.

gon», egli disse, «il quale diverrà cosí re di Britannia per essere a propria volta ucciso». Ciò accrebbe in Vortigern l’intento di rinserrarsi in una torre possente, dalla quale respingere gli attacchi del legittimo erede Pendragon, il cui nome stesso di Grande Drago ben s’inquadrava nella profezia. Merlino lo assicurò che poteva procedere alla sua costruzione, poiché ormai l’edificio non sarebbe piú crollato; e cosí fu. Il mago sapeva che ad abbatterlo sarebbe stato un giorno Pendragon e che tra le sue macerie Vor-


tigern avrebbe trovato la morte. Lui stesso avrebbe aiutato con le proprie arti magiche Uther a sconfiggere l’usurpatore per restaurare nell’isola la perduta legalità di un tempo. Ma questi eventi erano ancora lontani. Stando a una cronologia plausibile, in parte desunta dagli Annali anglosassoni, si può datare l’incontro di Merlino e Vortigern al 457 circa, la morte di Vortigern a una ventina di anni dopo e quella di Henguist, che gli sopravvisse nella sua fortezza del Kent, a una trentina, nel 488. Quest’ultima data è registrata negli Annali. Uther divenne dunque re, dopo avere ucciso Vortigern, intorno al 475, e a quell’anno deve farsi risalire l’innamoramento per Ygraine e il concepimento di Artú. Si sa che Pendragon regnò una quindicina d’anni prima di essere ucciso, e che le lotte dei baroni per la successione si protrassero per almeno un paio d’anni dopo la sua morte. Se ne deduce che Artú debba essere diventato re verso il 492, all’età di sedici anni.

Quasi un Anticristo

In attesa che tutto questo accadesse, intanto, il giovane Merlino era scampato alla morte, fornendo a Vortigern informazioni preziose. La torre che sarebbe diventata scudo e tomba del tiranno fu edificata in fretta, senza inconvenienti, e se ne attribuí il merito ai consigli del ragazzo, che ebbe cosí salva la vita e ne acquisí fama di mago. Si sparse anche voce che la sua nascita rientrasse in un piano satanico per contrastare l’incipiente ascesa del cristianesimo. Ne parla, sul finire del XIII secolo, il poeta francese Robert de Boron in una romanzesca cronaca dal titolo Storia di Merlino, nella quale il druido è rappresentato come una sorta di Anticristo del genere reso familiare all’immaginario medievale dall’Apocalisse di Giovanni. Spiega però Boron che il progetto malefico fallí per l’errore del demone incaricato di metterlo a segno, il quale, ingravidando una suora, contaminò il nascituro di spirito cristiano. Ne nacque un ragazzo dalla natura duplice, lacerato tra le secolari superstizioni del declinante culto druidico e la dirompente vitalità della nuova fede, ormai abbracciata da cavalieri e re. Di tutti i personaggi della saga, Merlino è dunque quello che piú palesemente ne incarna – ma anche ne sana, fin dove gli è possibile – le contraddizioni. Com’era stato tra gli artefici della fortezza di Vortigern per necessità, Merlino fu per scelta tra coloro che la distrussero, al fianco di Uther Pendragon, quando questi riconquistò il trono paterno. Ma l’episodio non è che l’antefatto, come si è visto, della saga di Artú.

Miniatura raffigurante l’incoronazione di Artú, da un’edizione del Romanzo di Bruto di Robert Wace. Metà del XIV sec. Londra, British Library.

Quanto a Merlino, continuò a tesserne l’intreccio dopo l’ascesa del suo pupillo al trono, ma defilandosi gradualmente dalla scena. Ebbe momenti di grande protagonismo anche dopo l’incoronazione di Artú, ma in maniera sempre piú occulta, sempre piú segreta. Fu mediatore discreto dell’incontro del re con la Dama del Lago, l’incantatrice Viviana, madre adottiva di Lancillotto e amante in seguito dello stesso Merlino. Dalle mani di quest’ultima il giovane Artú riceverà la spada Excalibur, cioè Tagliaferro, con una strana raccomandazione: «La sua forza non è nella lama ma nel fodero. Non separartene mai. Finché la guaina sarà nelle tue mani nessuno potrà batterti». Gliela sottrarrà con l’inganno la sorellastra Morgana, figlia del duca di Cornovaglia e di Ygraine, animata da inguaribile odio; e da quel momento il destino di Artú sarà segnato. Morgana è con i suoi poteri magici l’antagonista di Merlino, sorretta da una perversa volontà di distruggere tutto quello che lui ha costruito. Riuscirà ad ammaliare il fratellastro e a concepire con lui un figlio incestuoso di nome Mordret, quintessenza di malvagità e tradimento. Combattendo l’uno contro l’altro, Artú e Mordret si uccideranno a vicenda. Il che, come vedremo, non porrà fine alla saga. RE ARTÚ

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Quando la passione annebbia la saggezza La saga arturiana è fatta di grandi imprese e di altrettanto grandi amori. Uno dei piú famosi è quello che si accende in Merlino, ammaliato dalla fata Viviana: un trasporto che gli fa abbandonare ogni cautela, fino a cadere vittima di un sortilegio che lui stesso aveva svelato alla bionda e seducente creatura...

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allo scenario epico della battaglia, rosso di sangue, Artú e i suoi cavalieri sono condotti alla bianca quiete delle stanze reali di Carohase liberata, dove Ginevra e altre dame li aiutano a svestire le armature, offrendosi di lavarli e medicarne le ferite. Artú si schermisce, ma, di fronte alle insistenze di Leodagan, accetta di farsi lavare dalla principessa il collo, le mani e il viso con acqua calda. È questo probabilmente il momento in cui Artú scopre la bellezza di Ginevra e se ne innamora. Lei, d’altronde, già lo ama da quando l’ha visto duellare dall’alto dei merli. Dopo che l’ebbe lavato, Ginevra pose sulle spalle di Artú un ricco mantello di porpora, colore che denotava la dignità reale, accompagnandolo alla sala del banchetto che era stato allestito in suo onore. Qui gli offrí del vino nella coppa d’oro del padre, invitandolo a bere senza farsi scrupolo dell’etichetta: «Non siate timido nel bere e nel mangiare, come non siete timido in battaglia». «Grazie», disse Artú, prendendo la coppa. «Possa Dio darmi la forza di disobbligarmi con voi». «Non siete voi che dovete disobbligarvi», sorrise Ginevra. «Avete già fatto per me piú di quanto meritassi, riscattando con le armi la corona di mio padre». Artú bevve e le fece segno di sederglisi accanto, dato che finora se n’era rimasta inginocchiata, come in adorazione, ai suoi piedi. Poi, vincendo

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la sua naturale timidezza, le chiese come mai non fosse ancora sposata. Ginevra rispose che la guerra spietata contro il regno paterno non le aveva concesso fino ad allora di pensarci, anche perché non le era capitato d’incontrare alcun giovane che realmente l’interessasse. Artú non osò chiederle come avrebbe dovuto essere un uomo per poterle davvero piacere. Ma lei, come leggendo nel suo pensiero, si lasciò andare a una confidenza ch’era in effetti un invito a farsi avanti: «Voglio un marito bello, coraggioso e forte, capace di abbattere giganti...».

La tavola del destino

La tavola intorno alla quale si svolge la conversazione è quella di forma circolare che Uther prima di morire donò a Leodagan, e che questi restituirà in seguito ad Artú. Tutto ciò che avviene da questo momento appare segnato da un destino radicato nella tradizione di entrambe le famiglie, di cui la Tavola Rotonda parrebbe appunto il simbolo piú evidente, essendo appartenuta tanto al padre di Artú che di Ginevra. Seggono in grande amicizia a questa mensa, capace di centocinquanta posti, cento cavalieri di Leodagan e i quaranta di Artú. Sono numeri che variano di versione in versione, come differiscono le dimensioni e le caratteristiche della Tavola Rotonda, a seconda della funzione che le si vuole attribuire. In Cornovaglia si favoleggia dell’incontro tra re Artú e un misterioso falegname, che si offre di costruirgli una tavola rotonda da mille-

La seduzione di Merlino, olio su tela di Edward Coley Burne-Jones. 1872-1877. Liverpool, National Museums, Lady Lever Art Gallery


PAPI DEL MEDIOEVO

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L’ ultimo duello

Per l’Ordine della Tavola Rotonda, la relazione fra Lancillotto e Ginevra si rivela fatale: gli eventi precipitano sino allo scontro nella piana di Salisbury, nel quale soccombe anche Artú

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enuto a conoscenza del tradimento, il piú intrepido dei re si scoprirà isolato nella sua fragilità. Reazioni contrastanti divideranno i suoi cavalieri. Premono su Artú perché riscatti il proprio onore Agravain e Gaheris, fratelli di Galvano, che per le sue qualità è detto «il primo dei buoni cavalieri», uomo di gran senno e solauz (sole) della Tavola Rotonda. Lui reagirà in maniera sbiadita e incerta, decidendo di ignorare finché potrà l’accaduto. Lo istiga alla vendetta anche il suo incestuoso figliolo Mordret, che incarna forze demoniache trasmessegli dalla madre Morgana, sorellastra di Artú per parte di Ygraine. Artú rifiuta di credergli, ma lo autorizza insieme ad Agravain a uccidere Lancillotto se lo sorprenderanno con la regina. Si arrende infine di fronte all’evidenza quando l’intrigante Morgana gli mostra per magia quello che è accaduto tra i due amanti. Lancillotto viene scacciato e Ginevra trascinata in un giudizio di Dio, che si concluderà con un fatale verdetto di colpa. Indignata per essere stata sottoposta pubblicamente a questa prova, inveirà contro il marito, chiamandolo uomo «di gran nome e poco amore». La salverà dal rogo Lancillotto, portandola nella torre detta della Guardia Gioiosa, un luogo magico nel quale si è insediato dopo averlo liberato dai cattivi spiriti che l’infestavano. Era chiamata un tempo la Guardia Dolorosa, ma il giovane Lancillotto, armato ancora dell’originaria purezza, vi si era introdotto sfidando con la forza della sua fede (e della sua intelligenza) le presenze malefiche. Per poterle sconfiggere, avrebbe dovuto trascorrere quaranta giorni con le povere creature imprigionate in quelle stanze chiuse, scoprire la ragione della loro angoscia e agire di conseguenza; oppure violare, a rischio della propria vita, il segreto della Sala Proibita, dov’era la chiave del sortilegio. Aveva scelto questa seconda via, piú 62

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sbrigativa e avventurosa. Si era trovato di fronte un pilastro di bronzo e una damigella di rame che teneva nelle mani due chiavi. Ne aveva provato la piú grande sul corpo della fanciulla, liberandola dall’incantesimo che la teneva prigioniera. Aveva poi aperto con la seconda il pilastro, traendone fuori un forziere. Non sapendo che cosa contenesse, lo aveva accertato nel solo modo possibile, scardinandone il chiavistello con un colpo di spada. Sollevato il coperchio ne era venuto fuori un turbine di vento e di lugubri lamenti, prodotti dagli spiriti infernali che vi erano stati rinchiusi a guardia del castello. Immediatamente questi si erano dispersi e la stanza con il pilastro era scomparsa. Anche l’orrido cimitero che cingeva dall’esterno le mura era sparito, lasciando germogliare un ridente giardino al proprio posto. Cosí, salutato come un liberatore dalla ragazza di rame e dalle altre creature imprigionate in quel luogo, ne aveva preso possesso, cambiandone il nome da Guardia Dolorosa in Gioiosa.

Il rimorso degli amanti

Tuttavia, quelli che vi trascorse insieme con Ginevra non furono giorni felici, poiché l’animo di entrambi era soffocato dal rimorso. Tanto piú che, per salvare la regina, Lancillotto aveva dovuto uccidere in duello Agravain, Gaheris e il loro fratello minore Gahret Beaumains, cosí chiamato dai compagni della Tavola Rotonda per le sue belle mani. Stravolto dall’ecatombe dei fratelli e soprattutto dalla morte del piú piccolo – che per le sue doti di bontà era «il piú amato» a Camelot –, Galvano è preso da un odio irriducibile per Lancillotto. Sommandosi a quello di Artú, il suo rancore scatena una guerra contro il compagno di un tempo, che si è ritirato al di là del mare, nella Piccola Bretagna di Francia. Inizia cosí la disgregazione della Tavola Rotonda, allorquando i suoi migliori cavalieri si lasciano trascinare


Il salvataggio della regina Ginevra da parte di Lancillotto, illustrazione di William Hatherell, da Re ArtĂş. Collezione privata.

RE ARTĂš

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Edimburgo

Bamburgh

Vallo di Adriano Carlisle

Isola di Man

York

Nella figura di Merlino, che trasportò in Inghilterra dall’Irlanda il recinto sacro di Stonehenge, l’antica paganità celtica si fonde con elementi della nuova religione cristiana. Alderley Edge

Nella battaglia di Badon Hill (nella versione francese Mont Baudon) Artú sconfisse i Sassoni. Lincoln

Torre di Londra. Cambridge Cardigan

Gloucester Badon Hill

Caerleon Secondo la tradizione, Artú sarebbe nato nel castello di Tintagel, per volere di Merlino. Glastonbury

Exeter Dozmary Pool-Altarnun 114

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Tintagel St Michael’s Mount

Londra

Bath Cadbury Castle (Camelot)

Stonehenge Winchester

Tavola di Winchester


Sui sentieri della leggenda Dal castello di Uther Pendragon alla rocca dove nacque ArtĂş, da Camelot a Stonehenge, dalla dimora della Dama del Lago ad Avalon. Un affascinante itinerario alla riscoperta dei luoghi in cui la tradizione colloca le gesta del ciclo arturiano a cura di Francesco Colotta

Nella pagina accanto cartina della Gran Bretagna con i principali luoghi nei quali si sarebbero consumati gli eventi narrati nei romanzi del ciclo arturiano. In questa pagina castello di Tintagel, Cornovaglia (Inghilterra). Gallos (vocabolo che significa potere in lingua cornica), statua in bronzo che si ispira alla figura di re Artú, realizzata dall’artista Rubin Eynon e collocata nei pressi del sito nel 2016.


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