NU
B
SAN CASCIANO DEI BAGNI
BOLOGNA ETRUSCA
GÖBEKLITEPE
PENELOPE
SPECIALE SMUGLEWICZ E LA DOMUS AUREA
ESCLUSIVA
SAN CASCIANO DEI BAGNI LE ULTIME SCOPERTE
PENELOPE
INDAGINI SULLA CITTÀ ETRUSCA BOLOGNA
ROMA
GLI ENIGMI DI GÖBEKLITEPE
SPECIALE UN PITTORE POLACCO NELLA DOMUS AUREA
www.archeo.it
IN EDICOLA IL 10 DICEMBRE 2024
t
OV D RO E I RI N RI AC ZI VE E ww LA w. ZI a rc O he NI o. i
2024
Mens. Anno XXXIX n. 478 dicembre 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 478 DICEMBRE
UN MITO SENZA TEMPO
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
Fuori contesto
3
di Andreas M. Steiner
Attualità
PAROLA D’ARCHEOLOGO I Bronzi di Riace... vecchi misteri e nuove ipotesi 22
L’INTERVISTA
di Flavia Marimpietri
incontro con Giuseppe Sassatelli, a cura di Andreas M. Steiner
NOTIZIARIO
6
SCAVI Quella città senza mura
MOSTRE Bastoni tecnologicamente avanzati 36
6
di Stefano Mammini
di Claudia Costantino e Denis Fagioli
ARCHEOFILATELIA Culti primordiali
ALL’OMBRA DEL VULCANO Chi erano davvero i Pompeiani?
38
di Luciano Calenda
10
di Alessandra Randazzo
INCONTRI Luce sull’Archeologia, al via la IX edizione FRONTE DEL PORTO Quasi una piccola città
SCOPERTE
Nelle spire del serpente di bronzo 12
44
di Emanuele Mariotti, Ada Salvi e Jacopo Tabolli
14
di Marina Lo Blundo
IN DIRETTA DA VULCI Alle fondamenta di una lunga storia
Quando Bologna era princeps Etruriae 62
62 MOSTRE
Gli enigmi di un luogo sacro
72
di Roberta Alteri
18
di Carlo Casi
44
Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
Mens. Anno XXXIX n. 478 dicembre 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE SMUGLEWICZ E LA DOMUS AUREA
Impaginazione Davide Tesei
PENELOPE
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
GÖBEKLITEPE
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
Federico Curti
BOLOGNA ETRUSCA
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
In copertina Penelope, alcune ancelle e i pretendenti, olio su tela di John William Waterhouse. 1912. Aberdeen, Aberdeen Art Gallery & Museums.
Presidente
SAN CASCIANO DEI BAGNI
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
€ 6,50
www.archeo.it
2024
ww
NU
w.a rc
B
ARCHEO 478 DICEMBRE
Anno XL, n. 478 - dicembre 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
72 IN EDICOLA IL 10 DICEMBRE 2024
di Andrea Terziani
20
OV D RO E I RIA N RIV C ZI EL E AZ IO he o. it NI
A TUTTO CAMPO Solo semplici pietre?
Comitato Scientifico Internazionale
PENELOPE
UN MITO SENZA TEMPO
BOLOGNA
INDAGINI SULLA CITTÀ ETRUSCA ESCLUSIVA
SAN CASCIANO DEI BAGNI LE ULTIME SCOPERTE
arc478_Cop.indd 1
ROMA
GLI ENIGMI DI GÖBEKLITEPE
SPECIALE UN PITTORE POLACCO NELLA DOMUS AUREA
28/11/24 17:03
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
Comitato Scientifico Italiano
Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Claudia Costantino è archeologa. Giuseppe M. Della Fina è vice presidente della Fondazione per il Museo «Claudio Faina» di Orvieto. Denis Fagioli è archeologo. Marina Lo Blundo è funzionaria archeologa del Parco archeologico di Ostia antica. Flavia Marimpietri è giornalista. Emanuele Mariotti è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università per Stranieri di Siena. Jerzy Miziołek è storico dell’arte. Alessandra Randazzo è giornalista. Ada Salvi è funzionaria archeologa nella Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo. Jacopo Tabolli è professore associato di civiltà dell’Italia preromana ed etruscologia presso l’Università per Stranieri di Siena. Andrea Terziani è dottorando in scienze dell’antichità e archeologia all’Università di Pisa.
MOSTRE
Penelope. Un telaio per la regina
84
di Stefano Mammini
84 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
I figli della Provvidenza 110 di Francesca Ceci
90 SPECIALE
La Domus Aurea di Francesco, «pittore polacco»
LIBRI
112
90
di Jerzy Miziołek
Illustrazioni e immagini: Creative Commons: copertina – Su concessione di Soprintendenza ABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo/Università per Stranieri di Siena: pp. 3, 44-45, 46, 46/47, 48-59 – Cortesia Direzione Regionale Musei Umbria: pp. 6-8 – Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Parco Archeologico di Ostia antica: Studio Inklink: p. 14; pp. 15, 16 – Mariachiara Franceschini: pp. 18-19 – Andrea Terziani: foto ed elaborazioni fotografiche alle pp. 2021 – Doc. red.: Araldo De Luca: pp. 22 (a destra), 23, 34-35; pp. 24-27, 30-31, 32 (destra), 33 (alto) – Cortesia Mimmo Bertoni: p. 28 (alto) – NASA Visible Earth: MODIS Rapid Response: p. 28 (basso) – Mondadori Portfolio: AKG Images: p. 29 – Shutterstock: pp. 32 (basso), 33 (basso), 62/63 – da: Bologna etrusca. La città «invisibile», Bologna University Press, 2024: pp. 64-69 – Ufficio Stampa Parco archeologico del Colosseo: pp. 72-83; Electa/Studio Zabalik: p. 84; MIC-Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli: p. 85 (alto); MIC-Direzione regionale Musei Nazionali Toscana, Firenze/Ariano Guastaldi: p. 85 (basso); Wolverhampton Art Gallery: p. 86; Paris Musées/ Musée Bourdelle: p. 87 (alto); MIC-Museo Nazionale Romano, Archivio Fotografico: p. 87 (basso); Franco Fedeli/Reporters Associati & Archivi/Mondadori Portfolio: p. 88 (centro); Archivio Maria Lai/Lorenzo Palmieri: p. 88 (basso); MIC-Parco archeologico di Pompei, Archivio fotografico: p. 89 (alto); Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Archivio fotografico/Mauro Benedetti: p. 89 (basso) – Cortesia degli autori: pp. 90-111 – Cippigraphix: cartina a p. 46.
Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it
L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
ALL’OMBRA DEL VULCANO di Alessandra Randazzo
CHI ERANO DAVVERO I POMPEIANI? NUOVE E IMPORTANTI RISPOSTE A QUESTA DOMANDA SONO SCATURITE DALLE ANALISI DEL DNA DI UN GRUPPO DI VITTIME DELL’ERUZIONE. UN FILONE DI RICERCA DAGLI ESITI MENO SUGGESTIVI DELLE FANTASIE OTTO-NOVECENTESCHE, MA SENZA DUBBIO PIÚ VICINI ALLA REALTÀ DEI FATTI
N
el 1863 l’allora direttore degli Scavi, Giuseppe Fiorelli, ebbe la geniale intuizione di riempire con gesso liquido gli spazi vuoti che emergevano sotto la cenere, dovuti al disfacimento della materia organica: si venivano cosí a creare calchi che conservano l’ultima impronta della morte degli abitanti di Pompei. Cosí scrive Gaetano De Petra, uno dei suoi successori: «La piú fortunata delle sue invenzioni fu la immagine autentica che diede della catastrofe
vesuviana, colando nel masso di cenere che copriva gli scheletri il gesso liquido, per cui questi rivivono nelle forme e nelle contrazioni della loro agonia.» E cosí si espresse il patriota e letterato Luigi Settembrini nella Lettera ai Pompeiani del 1863, quindi poco dopo che Fiorelli aveva sperimentato la sua nuova tecnica: «È impossibile vedere quelle tre sformate figure, e non sentirsi commosso. Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che
si vedono nella loro agonia. Lí non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura... Finora si è scoverto templi, case ed altri oggetti che interessano la curiosità delle persone colte, degli artisti e degli archeologi; ma ora tu, o mio Fiorelli, hai scoverto il dolore umano, e chiunque è uomo lo sente». È sempre stato un approccio di tipo sentimentale a guidare gli Un gruppo di calchi dei corpi di vittime dell’eruzione relizzati nel 1974, dalla Casa del Bracciale d’Oro.
10 a r c h e o
Altri calchi di vittime dell’eruzione. In alto, dalla Casa del Criptoportico e, a sinistra, dalla Villa dei Misteri, realizzati, rispettivamente, nel 1914 e nel 1929.
scavatori nell’interpretazione del sesso o dello status sociale di questi corpi, spesso con episodi di imbarazzante pruderie. La fantasia non mancava, generando annotazioni suggestive sulle immagini di vittime incatenate, di schiavi morti senza poter fuggire o, ancora, di una donna, identificata come una matrona, amante di un gladiatore, e perita con i suoi gioielli indosso, dopo un incontro passionale. L’intuizione di Fiorelli suscitò dunque grande emozione ed è tuttora ricordata come una delle grandi invenzioni della Pompei moderna. Negli anni successivi e fino ai nostri giorni sono stati recuperati molti altri calchi, tra i
quali possiamo ricordare: nel 1914, i quattro corpi, su un totale di nove, della Casa del Criptoportico; nel 1961, i tredici nel cosiddetto Orto dei Fuggiaschi; o, ancora, i dieci corpi rinvenuti negli scavi condotti dal 1958 e fino alla metà degli anni Settanta nell’Insula Occidentalis.
NUOVI SCENARI Ma che cosa sappiamo realmente di queste vittime dell’eruzione? Chi erano e quali rapporti avevano tra di loro e con la società della Pompei del 79 d.C.? Le tecnologie oggi disponibili permettono di studiare il DNA di questi individui, come è stato fatto sui resti scheletrici, molto frammentati e mescolati con resti di gesso, di 14 vittime (sul
totale degli 86 calchi pompeiani restaurati) provenienti da Villa dei Misteri, dalla Casa del Criptoportico e dalla Casa del Bracciale d’Oro. La ricerca, appena pubblicata dalla rivista Current Biology, dimostra che i sessi e le relazioni familiari degli individui a Pompei non corrispondono alla maggior parte delle interpretazioni finora proposte. «I dati scientifici che forniamo – afferma uno degli specialisti coinvolti nello studio, David Reich, dell’Università di Harvard – non sempre si allineano con le ipotesi comuni. Un esempio degno di nota è la scoperta che un adulto che indossa un braccialetto d’oro e tiene in mano un bambino, tradizionalmente interpretati come una madre con il figlio, erano invece un maschio adulto e un bambino, non correlati. Similmente, una coppia di individui che si pensava fossero sorelle, o madre e figlia, include invece almeno un individuo geneticamente maschio. Questi risultati mettono in discussione le tradizionali ipotesi di genere e familiari». Per notizie e aggiornamenti su Pompei: pompeiisites.org; Facebook: Pompeii-Parco Archeologico; Instagram: PompeiiParco Archeologico; X: Pompeii Sites; YouTube: Pompeii Sites.
PER SAPERNE DI PIÚ Elena Pilli, Stefania Vai, Victoria C. Moses, Stefania Morelli, Martina Lari, Alessandra Modi, Maria Angela Diroma, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel, Massimo Osanna, Douglas J. Kennett, Richard J. George, John Krigbaum, Nadin Rohland, Swapan Mallick, David Caramelli, David Reich, Alissa Mittnik, Ancient DNA challenges prevailing interpretations of the Pompeii plaster casts, in Current Biology, Vol. 34, Issue 22; pp. 5307-5318
a r c h e o 11
SCOPERTE • SAN CASCIANO DEI BAGNI
NELLE SPIRE DEL SERPENTE DI BRONZO UN POSSENTE MURO DI CINTA, TERRAZZAMENTI DIGRADANTI, UN COMPLESSO SISTEMA IDRAULICO FINALIZZATO A REGOLARE I FLUSSI DELL’ACQUA: LA SESTA CAMPAGNA DI SCAVO DEL BAGNO GRANDE DI SAN CASCIANO DEI BAGNI CONFERMA L’ECCEZIONALITÀ DEL CONTESTO E OFFRE NUOVI E SIGNIFICATIVI DETTAGLI SU RITUALITÀ E SIMBOLOGIA EVOCATI DAI NUOVI, NUMEROSI E STUPEFACENTI REPERTI EMERSI DALLA VASCA SACRA di Emanuele Mariotti, Ada Salvi e Jacopo Tabolli
T
ra i fossati delle Malebolge, straziati, con il collo e il viso girati, sono puniti gli indovini nel Canto XX dell’Inferno di Dante. Tra Anfiarao, re di Tebe, e Arunte, leggendario indovino etrusco citato nella Pharsalia del poeta latino Marco Anneo Lucano (39-65 d.C.), Tiresia e la sua divinazione sono ricordati in due celebri terzi-
44 a r c h e o
ne. Per due volte, nell’aver separato e battuto due serpenti che si accoppiavano sul monte Cillene (o forse era il Citerone?), Tiresia fu prima donna e poi uomo. Interrogato su quale piacere sessuale fosse predominante, fu punito dall’ira di Giunone con la cecità e risarcito da Zeus con il dono della preveggenza. Alle spire dei serpenti
nell’antichità si avviluppa cosí il dono della divinazione, in un’immagine potente. E se le leggende spesso legano i serpenti alle sorgenti e in particolare alle fonti calde, cosí anche uno scavo archeologico può cogliere le tracce materiali del complesso sistema di significati avviluppati nelle spire di serpenti, questa volta di bronzo.
Vedi Tiresia, che mutò sembiante quando di maschio femmina divenne cangiandosi le membra tutte quante; e prima, poi, ribatter li convenne li duo serpenti avvolti, con la verga, che riavesse le maschili penne. (Inferno, XX, 40-45)
In alto: veduta aerea di San Casciano dei Bagni (Siena). A destra: Jacopo Tabolli e Ada Salvi con una statua femminile di orante rinvenuta nel corso dell’ultima campagna di scavo.
Il santuario del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Siena) che, a partire dal III secolo a.C. fino al V secolo d.C., fu prima etrusco e poi romano, ha rivelato, già nelle prime campagne di scavo, come l’acqua termo-minerale raccolta nella vasca sacra sia stata un centro polarizzante di riti e culti diversi, incentrati sulle capacità salvifiche dell’acqua e, soprattutto, sugli aspetti divinatori. Da poche settimane si è conclusa la sesta campagna di scavi, che ha visto oltre novanta studentesse e studenti da ogni parte del mondo impegnati per quindici settimane nell’ampliamento dell’area di scavo. Emerge uno spazio sacro sempre piú grande, con un possente muro di temenos a racchiudere forse piú edifici sacri, tra terrazze digradanti a r c h e o 45
L’INTERVISTA • BOLOGNA ETRUSCA
QUANDO
BOLOGNA ERA PRINCEPS ETRURIAE 62 a r c h e o
OGGI «CITTÀ INVISIBILE», LA FELSINA ETRUSCA È, INVECE, UNA REALTÀ ARCHEOLOGICAMENTE ATTESTATA. CE LO RIVELA L’ETRUSCOLOGO GIUSEPPE SASSATELLI, AUTORE DI UN SAGGIO DEDICATO AL PERIODO IN CUI, PER LA PRIMA E UNICA VOLTA NELLA SUA STORIA, L’ODIERNO CAPOLUOGO DELL’EMILIA-ROMAGNA È STATO «UNA GRANDE CAPITALE» incontro con Giuseppe Sassatelli a cura di Andreas M. Steiner
N
Veduta aerea di Bologna, con il cielo «attraversato» dalla trascrizione dell’iscrizione incisa su un’anforetta del sepolcreto Melenzani (vedi box e foto a p. 66). A destra: Giuseppe Sassatelli, professore emerito di etruscologia e archeologia italica presso l’Università di Bologna e autore del volume Bologna etrusca. La «città invisibile».
ell’immaginario collettivo gli Etruschi sono il popolo dell’Etruria antica, una regione che corrisponde alla odierna Toscana e al Lazio settentrionale. Sono gli Etruschi di Veio, Tarquinia, Cerveteri, e di altre città che tutti conoscono e identificano agevolmente. In realtà, la loro presenza è un dato ormai pienamente acquisito anche per la pianura padana, dove essi furono protagonisti indiscussi di un lungo periodo storico, compreso tra il X e il IV secolo a.C. Catone, riportato dal filologo latino Servio (IV/V secolo d.C.), afferma che quasi tutta l’Italia era sotto il dominio degli Etruschi affermazione che trova riscontro nella documentazione archeologica sulla base della quale possiamo parlare di un vastissimo territorio etrusco che va dal Sele in Campania al Po in Emilia passando per l’Etruria e anche per Roma (almeno per il periodo dei re etruschi). E la stessa tradizione storica antica ha piena consapevolezza dell’unità di questo vasto territorio quando ci informa che gli Etruschi avevano due piccoli edifici di culto nel grande santuario di Delfi, uno della città di Cerveteri, in rappresentanza degli Etruschi del Tirreno a r c h e o 63
MOSTRE • ROMA
GLI ENIGMI DI UN LUOGO SACRO UNA MOSTRA ALLESTITA AL COLOSSEO PRESENTA, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, LA STRAORDINARIA AVVENTURA DELLE SCOPERTE VERIFICATESI, NEGLI ULTIMI DECENNI, NELLA REGIONE SUD-ORIENTALE DELLA TURCHIA. UN VIAGGIO IMMERSIVO CONDUCE I VISITATORI ALLA CONOSCENZA DI GÖBEKLITEPE, UNO DEI PIÚ ANTICHI SITI ARCHEOLOGICI DEL MONDO, GIÀ NOTO AI NOSTRI LETTORI (VEDI «ARCHEO» N. 279, MAGGIO 2008), E DI UN PAESAGGIO CULTURALE, DENOMINATO LE «COLLINE DI PIETRA», IN CUI LE ESPLORAZIONI IN CORSO CONCORRONO A DELINEARE UN QUADRO COMPLETAMENTE NUOVO DELL’ORGANIZZAZIONE SOCIALE E DEL PENSIERO SIMBOLICO E RELIGIOSO DELLE PRIME COMUNITÀ STANZIALI DELLA PREISTORIA di Roberta Alteri 72 a r c h e o
I
l passaggio dall’età paleolitica al Neolitico rappresenta uno dei momenti fondamentali del lungo cammino dell’umanità. Con un processo durato diversi millenni, le comunità umane si orientano da forme di vita nomadiche, basate sulla caccia e la raccolta dei prodotti della natura (Paleolitico), a sistemi di organizzazione sociale stanziali, in cui si sviluppano nuove credenze religiose, abitati stabili e organizzati, agricoltura, allevamento. Questa fase prende il nome di PreNeolitico (Neolitico Aceramico), periodo in cui non era ancora conosciuta la produzione dei vasi in argilla. I diversi siti archeologici scoperti in Turchia nella regione mesopotamica di Tas Tepeler («colline di pietra») sono uno straordinario osservatorio per lo studio storico di questo fenomeno. Si tratta di insediamenti databili tra il 9500 e l’8200 a.C., caratterizzati da strutture monumentali che testimoniano il piú antico momento di transizione tra le fasi paleolitica e neolitica nel Vicino Oriente.
La cultura preistorica di questa regione mostra un notevole grado di complessità, caratterizzata da estese comunità stanziali, dal possesso di capacità tecnologiche sviluppate e dall’elaborazione di una concezione religiosa avanzata, basata sull’osservazione e sull’interpretazione simbolica della natura. Gli edifici monumentali documentati nei diversi siti, con le loro ricche raffigurazioni di uomini, animali ed elementi naturali, illustrano la vita collettiva e quotidiana di comunità di cacciatori e raccoglitori, che iniziano a prendere possesso definitivo di determinati territori, risiedendovi stabilmente per generazioni. Gli straordinari edifici, che caratterizzano questi insediamenti mesopotamici della Turchia, sono luoghi comunitari utilizzati per scopi religiosi, in cui dovevano svolgersi cerimonie e riti connessi con la venerazione degli dèi o, forse, degli antenati divinizzati. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che siano stati realizzati sulla base di conoscenze astronomiche legate all’alternarsi
Particolare di un disegno ricostruttivo del sito neolitico di Göbeklitepe, i cui resti sono stati scoperti presso l’odierna città di Sanlıurfa (Turchia sud-orientale). Spiccano le strutture circolari al cui interno vennero innalzati i pilastri monolitici a T.
delle stagioni, la cui acquisizione è stata per millenni vitale per ogni civiltà. L’orientamento delle strutture secondo la posizione stagionale degli astri e delle costellazioni ha suggerito che questi luoghi potessero fungere anche da osservatori astronomici. Una recente ipotesi ha proposto di identificare in alcune raffigurazioni rinvenute in diversi siti della regione di Tas Tepeler un calendario primitivo basato sul ciclo del sole e sulle fasi della luna.
GÖBEKLITEPE Göbeklitepe si trova a 15 km dalla città di Sanlıurfa, sul punto piú alto dei monti Germus, affacciata sulla piana di Harran e la zona circostante. Tra gli insediamenti neolitici, Göbeklitepe occupa una posizione a r c h e o 73
SPECIALE • FRANCESCO SMUGLEWICZ
LA DOMUS AUREA DI FRANCESCO, «PITTORE POLACCO» COSÍ AMAVA SPESSO FIRMARSI FRANCISZEK SMUGLEWICZ, UN TALENTUOSO ARTISTA ORIGINARIO DI VARSAVIA CHE, POCO DOPO LA METÀ DEL SETTECENTO, SOGGIORNÒ A ROMA. L’INCONTRO CON UNA DELLE CULLE DELL’ARTE ANTICA FU PER LUI DECISIVO, TANTO QUANTO L’OPPORTUNITÀ DI PARTECIPARE ALLA RISCOPERTA E ALLA DOCUMENTAZIONE DELLE MERAVIGLIE DELLA DOMUS AUREA di Jerzy Miziołek
F
ranciszek Smuglewicz, che ebbe la fortuna di contribuire alla pubblicazione delle Vestigia delle Terme di Tito e loro interne pitture (1776), opera nella quale veniva in realtà documentata la decorazione pittorica della Domus Aurea neroniana, godette in vita di notevole fama, che non fu però duratura. Per esempio, quando Maciej Loret pubblicò il suo libro Gli artisti polacchi a Roma nel Settecento (1929), lodò il talento di un altro pittore, Tadeusz Kuntze, detto a Roma Taddeo Polacco (1727-1793) e spese poche parole di apprezzamento per Smuglewicz, da lui considerato «accademicamente freddo». Anche se l’artista, sia durante il lungo soggiorno a Roma (1763-1784), sia dopo il suo ritorno in patria, fu molto prolifico e venne
90 a r c h e o
citato in numerose pubblicazioni – prima di tutto in quelle sulla riscoperta delle tombe etrusche di Tarquinia e degli affreschi della Domus Aurea – la sua attività al di fuori della Polonia e della Lituania è ancora poco nota. Se nel 2007 Rosella Carloni, in un articolo su un ritratto di papa Clemente XIV, un’incisione da un disegno dell’artista polacco, cercava di rispondere alla domanda su chi fosse stato Francesco Smuglewicz, negli ultimi anni il pittore è stato finalmente meglio conosciuto. Sono usciti su di lui diversi studi, sia in lingua polacca che in italiano, ed è stato inoltre redatto il catalogo di tutti i suoi disegni e delle altre opere (oltre 160) raccolte nel Gabinetto delle Stampe dell’Università di Varsavia. A Tarquinia, nel 2023, sono stati pubblicati gli atti di un convegno tenutosi nel 2021, dedicato alla sua figura e al suo ruolo nella riscoperta dell’arte etrusca, curato dalla Società Tarquiniese d’Arte e Storia. Smuglewicz è poi presente anche nei libri di Vincenzo Farinella (The Domus Aurea Book, 2019) e di Marco Brunetti dedicato alla Volta dorata della Domus Aurea (Nero’s Doums Aurea, 2022). Da ultimo, nell’autunno scorso, le sale del Palazzo Chigi di Ariccia (Roma), hanno ospitato una mostra dedicata al suo lavoro durante la epocale ricerca archeologica ed editoriale di Ludovico Mirri.
I PRIMI PASSI Franciszek Smuglewicz nacque a Varsavia il 6 ottobre 1745. Il padre, Łukasz, era pittore di corte del re di Polonia e Sassonia, Augusto III Wettin. Anche i quattro fratelli erano pittori e il maggiore, Antoni, fu un ottimo scenografo teatrale. A Varsavia Francesco studiò nel collegio dei Gesuiti e nell’atelier di famiglia, tenuto dal padre e dallo zio, l’eccellente pittore Szymon Czechowicz, formatosi anch’egli a Roma. Ispirato da Czechowicz, nella primavera 1763, quindi non ancora diciottenne, il giovane pittore partí per Roma, dove A destra: copia di un particolare dell’Incendio di Borgo (affresco realizzato da Raffaello nei Palazzi Vaticani), in un disegno di Franciszek Smuglewicz. 1765 circa. Varsavia, Biblioteca Universitaria, Gabinetto delle Stampe. Nella pagina accanto: ritratto di Franciszek Smuglewicz, dipinto di Józef Peszka. Ante 1800. Poznan, Società degli Amici delle Scienze. a r c h e o 91