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Archeo n. 473, Luglio 2024

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CARRARA

DARDANELLI

SALVATORE SETTIS

MUSEO DI CANOSA

BORSA TURISMO DI PAESTUM

SPECIALE TEATRO NEL MONDO ANTICO

PAESTUM

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IL TEATRO NEL

MONDO ANTICO

LIBRI

SALVATORE SETTIS RACCONTA AMICI E MAESTRI

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TESORI NEL MUSEO DI CANOSA

UNA BORSA PER LA CULTURA

DARDANELLI

ARCHEOLOGIA DELLA GRANDE GUERRA

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 10 LUGLIO 2024

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2024

Mens. Anno XXXIX n. 473 luglio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

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ARCHEO 473 LUGLIO

SPECIALE € 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Un’icona degli anni Venti

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NOTIZIARIO

SCOPERTE Un trattamento speciale ALL’OMBRA DEL VULCANO Quadri di una decorazione

6 6

8

18

di Stefano Mammini

ARCHEOFILATELIA Per un atlante teatrale

di Andreas M. Steiner

Attualità

MOSTRE La fatica e la bellezza

22

di Luciano Calenda

ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

44

di Marina Cappabianca e Pippo Cappellano

LIBRI

1915: attacco all’impero 28

di Alessandra Randazzo

SCOPERTE Tracce di un’antica ricchezza 10

44

di Roberto Andreotti

MUSEI

Per ammirare i tesori della Daunia 60

di Giampiero Galasso

FRONTE DEL PORTO Una società si racconta

Profili crepuscolari di un’Italia migliore

12

di Giampiero Galasso

di Alessandro D’Alessio e Cristina Genovese

60

28 2024

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€ 6,50

www.archeo.it

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ARCHEO 473 LUGLIO

IN EDICOLA IL 10 LUGLIO 2024

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di Mara Sternini

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MUSEI Nel segno dell’accessibilità A TUTTO CAMPO Mitologie urbane

Presidente

SPECIALE

IL TEATRO NEL MONDO ANTICO

CARRARA

Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 473 luglio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE TEATRO NEL MONDO ANTICO

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

BORSA TURISMO DI PAESTUM

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

MUSEO DI CANOSA

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

Federico Curti

SALVATORE SETTIS

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

DARDANELLI

Anno XL, n. 473 - luglio 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

In copertina il teatro di Erode Attico ad Atene. Seconda metà del Il sec. d.C. In realtà l’edificio era un odeum, cioè un teatro di grandi dimensioni, coperto, in cui si tenevano concerti.

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

LIBRI

SALVATORE SETTIS RACCONTA AMICI E MAESTRI PUGLIA

TESORI NEL MUSEO DI CANOSA PAESTUM

UNA BORSA PER LA CULTURA

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DARDANELLI ARCHEOLOGIA DELLA GRANDE GUERRA

28/06/24 16:20

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Roberto Andreotti è giornalista. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Marina Cappabianca è autrice e produttrice di documentari. Pippo Cappellano è giornalista e regista. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Paola Ciancio Rossetto è stata archeologa della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica. Giampiero Galasso è giornalista. Cristina Genovese è funzionario architetto del Parco Archeologico di Ostia Antica. Flavia Marimpietri è giornalista. Salvatore Monda è curatore della mostra «Teatro. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma». Giuseppina Pisani Sartorio è stata dirigente della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Alessandra Randazzo è giornalista. Orietta Rossini è curatrice della mostra «Teatro. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma». Lucia Spagnuolo è curatrice della mostra «Teatro. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma». Mara Sternini è professoressa associata di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.


INCONTRI

Dove il patrimonio fa rima con risorsa

68

di Flavia Marimpietri

68 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Il p(i)atto d’amore

110

di Francesca Ceci

76 SPECIALE

TEATRO Quando la vita è uno spettacolo

110 LIBRI

di Salvatore Monda, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo

Un’invenzione di successo 112

76 82

di Paola Ciancio Rossetto e Giuseppina Pisani Sartorio

Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina e pp. 46/47, 56, 82/83, 84/85, 86/87 (alto), 87, 93, 94-95, 96, 103, 108-109 – Alamy Stock Photo: p. 3 – Cortesia Ufficio Stampa Università Statale di Milano: Archivio Progetto Tarquinia: pp. 6, 7 (alto); Lucrezia Rodella: p. 7 (basso) – Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia: pp. 10-11 – Parco Archeologico di Ostia antica: pp. 12-13 – Cortesia Museo Nazionale Romano, Ufficio Stampa: p. 14 – ©PichiAvo: pp. 16-17 – Cortesia CSArt-Comunicazione per l’Arte: pp. Giuseppe D’Aleo: pp. 18 (alto), 19 (centro, a sinistra), 20 (basso); Stefano Genovesi: pp. 18 (basso), 19 (alto) – Stefano Mammini: pp. 19 (destra), 20 (alto, a sinistra e a destra) – Cortesia degli autori: pp. 28/29, 32, 34-42 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 30, 31 (basso), 33, 90, 97 (sinistra); Album/Prisma: p. 84; Album/Sol 90: p. 89 (basso); Mithra-Index/Heritage Images: p. 99; Fototeca Gilardi: p. 104 – Doc. red.: pp. 48-55, 57, 91, 92, 97 (destra), 98/99, 106/107, 110-111; Giliola Chistè: p. 45; Francesco Corni: pp. 86/87 (basso), 102/103 – Cortesia Direzione Regionale Musei Puglia, Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia: pp. 60/61, 62-67 – Cortesia Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum: pp. 68-75 – Cortesia Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura: pp. 76-80, 81 (basso), 100-101, 104/105; Monkeys Video Lab: p. 81 (alto) – The Metropolitan Museum of Art, New York: p. 89 (alto) – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 31, 61.

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


ARCHEOLOGIA SUBACQUEA • TURCHIA

1915: ATTACCO ALL’IMPERO

NEL TENTATIVO DI IMPRIMERE UNA SVOLTA ALL’ESITO DEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE, LE MARINE DI INGHILTERRA E FRANCIA PROGETTARONO DI FORZARE LO STRETTO DEI DARDANELLI PER POI OCCUPARE COSTANTINOPOLI, COSÍ DA COSTRINGERE ALLA RESA L’IMPERO OTTOMANO. LA SPEDIZIONE SI RISOLSE IN UN FALLIMENTO DEGLI ALLEATI, CON UN ALTISSIMO TRIBUTO DI SANGUE. QUELLA DRAMMATICA PAGINA DI STORIA, CONSUMATASI AI CONFINI TRA EUROPA E ASIA E TESTIMONIATA DAI NUMEROSI RELITTI ADAGIATI SUI FONDALI DEL CELEBRE BRACCIO DI MARE, È OGGI AL CENTRO DI ESPLORAZIONI CONDOTTE DA UN’ÉQUIPE DI SUBACQUEI ITALIANI di Marina Cappabianca e Pippo Cappellano 28 a r c h e o


battaglie nel 1915, che culminarono in un’importante vittoria per le forze ottomane, affiancate da quelle germaniche, contro le potenze alleate dell’impero britannico e della Francia. Da qualche anno, le autorità turche hanno avviato un lavoro di censimento dei relitti che costellano queste acque e, nel 2021, per la prima volta, li hanno resi accessibili a subacquei stranieri. È nato cosí il progetto di documentario che la nostra troupe di subacquei e tecnici ha cominciato a realizzare nel 2023 e che si prevede di completare con le prossime spedizioni nel 2025, in collaborazione con il Ministero della Cultura e Turismo della Turchia, l’Agenzia per lo Sviluppo del Turismo della Turchia, l’Ente di Storia Territoriale di Gallipoli, la Turkish Airlines, il Diving ByemDive di Ali Eyüpoglu e il coordinamento operativo di Carlo Enver Foglino. Penisola dei Dardanelli, Turchia. Marina Cappabianca, con la telecamera subacquea, alla ricerca di alcuni dettagli identificativi del relitto di una delle navi che parteciparono alle operazioni militari di cui lo stretto fu teatro nel 1915.

I

n un mondo in cui tutto è già stato scoperto, visto e narrato, ci si sente un po’ pionieri quando si è tra i primi ad accedere a un sito storico sommerso. Tornano alla mente i primi racconti di JacquesYves Cousteau (1910-1997; oceanografo e cineasta francese i cui documentari furono trasmessi anche dalla RAI negli anni Sessanta, riscuotendo grande successo, n.d.r.) e dei suoi compagni di avventure quando, finalmente liberi di esplorare il mondo sommerso respirando in autonomia, portarono alla superficie immagini mai viste di navi affondate in varie epoche, diventate

ormai parte del paesaggio marino ma ancora cariche delle loro storie e delle loro tragedie. Abbiamo provato questa intensa emozione immergendoci sui relitti che furono protagonisti di un importante momento storico della prima guerra mondiale, forse non abbastanza noto a noi italiani. Siamo in Turchia, nelle acque che circondano la penisola di Gallipoli: quell’estremo lembo di continente europeo che lo strategico stretto dei Dardanelli separa dal continente asiatico. Un luogo che il popolo turco conserva come un sacrario. Teatro di un anno di sanguinose

MAUSOLEI E MUSEI L’importanza di questa pagina di storia si respira in ogni angolo della penisola: sulle alture ancora segnate da tratti di trincee dalle quali lo sguardo spazia sull’Egeo e sulle isole greche a oriente del Peloponneso. Tra le lapidi bianche dei tanti cimiteri che accolgono le spoglie di quanti morirono su entrambi i fronti di questo tragico massacro. Tra i mausolei e i musei che celebrano le gesta dell’esercito ottomano. L’operazione era nata come un attacco navale, o meglio una serie di attacchi navali che tra febbraio e marzo 1915 avrebbero dovuto portare allo sfondamento dello stretto dei Dardanelli e alla resa di Costantinopoli e dell’impero ottomano. Era stata pianificata dai vertici dell’Ammiragliato britannico in accordo con la Marina francese. Ne era stato un fautore particolarmente convinto Winston Churchill, Primo Lord dell’Ammiragliato, che tuttavia si era scontrato con posizioni non sempre favorevoli. a r c h e o 29


ARCHEOLOGIA SUBACQUEA • TURCHIA

ESPLORANDO I FONDALI

36 a r c h e o


D

opo una prima spedizione nel 2022, riconosciuto il valore ineguagliabile di questo sito, nell’autunno del 2023 abbiamo iniziato a lavorare al primo documentario italiano sulla campagna di Gallipoli e sui suoi relitti, con una squadra di subacquei tecnici e

con una troupe altamente qualificata composta da: Pippo Cappellano, Marina Cappabianca, Marco Pasquini, Stefano Ruia, Marco Leopardi, Carlo Enver Foglino e Valentina Cornacchione. Esplorare questi fondali significa ritrovare le testimonianze di quell’anno di guerra in Il relitto di un mezzo da sbarco della Marina britannica mediante il quale le truppe venivano trasportate dalle navi alle spiagge.

una mappa che ne ripercorre i momenti piú significativi, cristallizzati in questo silenzio senza tempo. Non lontano dalle spiagge degli sbarchi, si incontrano le lance e i pontoni con cui, nella notte tra il 24 e il 25 aprile, furono portati a terra i primi contingenti di soldati: siamo di fronte alla punta di Capo Helles, estrema propaggine meridionale della penisola. A 25 m di profondità giacciono, una vicina all’altra, due di queste imbarcazioni. Sono entrambe in assetto di navigazione, le chiglie appena affondate nella sabbia. Nella quiete assoluta delle profondità marine, è ancora piú intenso immaginare quei giovani soldati carichi di armi, viveri e munizioni raggiungere terra sotto raffiche di proiettili che letteralmente piovevano dal cielo. Quanti morirono inermi… quanti saltarono in acqua andando incontro a un destino non migliore? Quanti raggiunsero incolumi un riparo? Le imbarcazioni sono ancora in ottimo stato di conservazione, la caldaia di quella piú vicina a terra sbalzata fuori bordo in prossimità dello specchio di poppa, le pulegge un tempo azionate dal motore a vapore ancora perfettamente integre. In genere, le lance procedevano in carovana: la prima della fila, dotata di un motore, trainava dietro a sé una o due altre imbarcazioni che, in prossimità della costa, proseguivano a remi. Soltanto alcune di queste lance erano dotate di un portellone per sbarcare le truppe, negli altri casi, come qui a Capo Helles, i mezzi dovevano letteralmente arenarsi sulla spiaggia e far scendere gli uomini il piú vicino possibile alla prua.

LA NAVE FRANGIFLUTTI Le condizioni di insicurezza che caratterizzavano questa modalità di sbarco spinsero a escogitare altre strategie e altri modi. Di fronte alla baia Anzac, o baia di Ariburnu per i Turchi, la S.S. Milo, una nave a vapore di 73 m, serví per tutto il a r c h e o 37


LIBRI • SALVATORE SETTIS

PROFILI CREPUSCOLARI DI UN’ITALIA MIGLIORE

L’ARCHEOLOGO E STORICO DELL’ARTE SALVATORE SETTIS HA SCRITTO UN LIBRO SU «MAESTRI, COMPAGNI DI STRADA, AMICI». IL VOLUME RACCOGLIE UN PERSONALE CATALOGO DEGLI INCONTRI PIÚ SIGNIFICATIVI VERIFICATISI NELLA VITA DELL’AUTORE. TRACCIATI SULLO SFONDO DI UNA DELLE PIÚ PRESTIGIOSE ISTITUZIONI UNIVERSITARIE ITALIANE, QUEI RITRATTI DELINEANO UN APPASSIONANTE TRIBUTO ALLA RECENTE STORIA ACCADEMICA E INTELLETTUALE DEL NOSTRO PAESE di Roberto Andreotti 44 a r c h e o


P

er comprendere il valore di un libro come Registro delle assenze. Profili e paesaggi (Salani Editore, 2024) di Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte antica di chiara fama, occorre sottrarsi drasticamente alla diffusa convinzione che le opere realizzate riunendo contributi e articoli già pubblicati altrove (giornali, riviste) siano volumi di secondo momento. Spesso è vero il contrario: si tratta di libri felici, da tenere con sé e leggere senza obbligo di sequenza. Quel pregiudizio negativo però è, in primo luogo, l’esito di un

abbassamento della domanda e dell’offerta di cultura: diecimila romanzi mediocri soffocano lo spazio vitale della saggistica di qualità. Tutto ciò riflette anche la progressiva disaffezione al genere della «critica» – letteratura, storia, cinema, teatro –, che per decenni, almeno dal secondo dopoguerra, ha trovato proprio nella stampa quotidiana e periodica una piattaforma di lettori numericamente rilevante, anche per il pubblico delle librerie. Infatti, i giornali – fonte di molti testi confluiti in questo libro – sono stati un’officina pulsante di Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, ha diretto il Getty Research Institute (1994-99) di Los Angeles ed è stato professore ordinario di storia dell’arte e dell’archeologia classica della Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui è stato allievo e poi direttore (dal 1999 al 2010).

idee e di proposte a suo modo unica, per l’opportunità editoriale di mettere uno accanto all’altro, senza barriere gerarchiche, il critico militante, il professore universitar io, lo scrittore («hai visto oggi Calvino su Repubblica?»). Per generazione (è nato nel 1941) e soprattutto per intima convinzione civile, Salvatore Settis è stato – ed è tuttora – un protagonista di questo panorama ormai al crepuscolo. Già nelle prime righe egli dichiara di aver messo insieme, su invito dell’editore, degli «scritti d’occasione», espressione da prendere alla lettera, ma non in senso limitativo. Intanto, il termine «occasione» è consustanziale alla prassi stessa del lavoro redazionale: quando arriva la notizia della morte di un personaggio di pubblico interesse – appunto le «assenze» evocate nel titolo del libro –, il giornale si rivolge di solito ai piú autorevoli e competenti collaboratori, chiedendo un ritratto/ricordo «a tambur battente». È questo il tipo di committenza – ecco una parola che meriterebbe di essere rivalutata – che ha prodotto una buona a r c h e o 45


MUSEI • PUGLIA

60 a r c h e o


PER AMMIRARE DELLA

I TESORI DAUNIA

IL NUOVO ALLESTIMENTO DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI CANOSA DI PUGLIA ESALTA IL PREGIO DEI REPERTI DELLE SUE COLLEZIONI. TESTIMONIANZE DELLA FIORITURA DI QUESTO TERRITORIO NEI SECOLI CHE PRECEDETTERO LA ROMANIZZAZIONE di Giampiero Galasso

C

ostruito nel tardo XIX secolo e originariamente concepito sia come deposito dei tesori rinvenuti nel territorio, sia come spazio per esposizioni temporanee, il Palazzo Sinesi di Canosa di Puglia (Barletta-AndriaTrani) è stato trasformato nel 2015, con l’istituzione della Direzione Regionale Musei Puglia, in sede del Museo Archeologico Nazionale. La rinnovata esposizione del 2018 offre un’analisi della società canosina dall’età arcaica a quella ellenistica: attraverso il sistema di segnaletica e supporto didattico (in italiano e in inglese), il visitatore viene condotto in un suggestivo viaggio attraverso i momenti cruciali della storia millenaria della città. Canosa, il cui territorio viene frequentato da gruppi umani a partire dall’età del Bronzo, ha guadagnato importanza soprattutto in età arcaica (VII-VI secolo a.C.), emergendo

come uno dei centri principali della Daunia. Proprio in questo periodo, infatti, in località Toppicelli si sviluppa un insediamento che ha restituito unità abitative, fornaci e aree funerarie. Dal V al IV secolo Tutte le immagini che corredano l’articolo si riferiscono al Museo Archeologico Nazionale di Canosa di Puglia e ai reperti in esso custoditi. Sulle due pagine: particolare della decorazione di una phiale apula a figure rosse con quadriga guidata da Eos. Fine del IV sec. a.C. Mare Adriatico Foggia

Canosa Bari Brindisi Taranto Mar Tirreno

Lecce

Mar Ionio

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SPECIALE • TEATRO

QUANDO LA VITA È UNO SPETTACOLO ALLESTITA NEL MUSEO DELL’ARA PACIS A ROMA, UNA MOSTRA RACCONTA LA STORIA DEL TEATRO, I SUOI PROTAGONISTI, I GENERI PIÚ POPOLARI. ASPETTI ESSENZIALI DI UN FENOMENO DI PORTATA BEN PIÚ AMPIA DELLA SOLA RAPPRESENTAZIONE SCENICA. COME SPIEGANO I CURATORI DEL PROGETTO ESPOSITIVO di Salvatore Monda, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo

N

el 240 a.C. per la prima volta a Roma fu portato sulle scene un dramma composto in lingua latina a opera di un poeta di origine greca, Livio Andronico. Si trattò di un evento di grande rilevanza storica e culturale, poiché l’istituzione di quello spettacolo segnò il vero e proprio atto di nascita della letteratura latina. Il teatro, derivato dalla tradizione greca, ma permeato anche di costanti influssi di componenti etrusche e italiche, giocò un ruolo centrale nella vita quotidiana e nell’identità culturale dell’antica Roma: non fu solo un mezzo di intrattenimento, ma anche di riflessione critica e soprattutto di coesione sociale. Le rappresentazioni teatrali erano spesso parte di festival religiosi e celebrazioni pubbliche e offrivano una grande opportunità per i cittadini romani di riunirsi e condividere un’esperienza culturale comune, in cui era possibile esplorare la condizione umana, riflettere sulla religione, sulla morale e persino sulle semplici sfide della vita quotidiana. Il teatro si rivelò ben presto anche un potente strumento di propaganda politica, sia per il ruolo che era in grado di svolgere nello sviluppo dell’identità e dei valori della civiltà romana, sia anche per l’indubbio prestigio che l’organizzazione degli spettacoli offerti al popolo concedeva ai leader politici. 76 a r c h e o


Quando venivano concepite dai loro autori, le opere teatrali erano in massima parte destinate a un palcoscenico e a una platea. La stessa parola greca théatron, connessa al verbo theáomai («vedo»), in origine designa l’insieme del pubblico di spettatori piuttosto che lo spazio scenico. I generi teatrali, sia tragici che comici, erano cosí strettamente legati all’occasione della messinscena che possiamo considerare senz’ombra di dubbio un fatto straordinario che delle opere risalenti a piú di duemila anni fa si siano tramandate fino a noi. Ma ciò non sarebbe accaduto, se non fosse giunto nella storia del teatro il momento favorevole in cui quei testi furono percepiti come «letterari», o, semplicemente, in cui si comprese che potevano rappresentare il piú ricco giacimento di usi linguistici e lessicali delle epoche arcaiche: solo a quel punto fu concessa loro anche l’opportunità di una diffusione libraria.

IL CONTRIBUTO DEI GRAMMATICI A ciò contribuí soprattutto l’attività dei grammatici antichi che per le opere del teatro latino di età repubblicana, a partire dalla seconda metà del II secolo a.C., si dovettero prima procurare i copioni degli autori piú famosi – direttamente dalle compagnie teatrali, piú spesso presso gli archivi dei magistrati preposti all’organizzazione degli spettacoli – e poi poterono dedicarsi ad approntare delle edizioni destinate agli scaffali delle biblioteche e alla loro attività scolastica ed esegetica. Malgrado ciò, solo alcuni testi sono sopravvissuti all’epoca tardo-antica per giungere negli scriptoria delle abbazie medievali, garantendo un numero di copie sufficiente a tramandare quelle opere fino a noi: per la commedia Plauto e Terenzio, per la tragedia soltanto Seneca. Di tanti altri testi, di interi generi letterari, quali la tragedia di età repubblicana, conosciamo solo i titoli e, talvolta, un buon numero di frammenti, grazie alle citazioni di eruditi, grammatici, lessicografi, o anche di semplici appassionati di teatro – è il caso, per esempio,

Maschera in terracotta di attore di farsa fliacica, da Taranto. Fine del II-inizi del I sec. a.C. Taranto, Museo Archeologico Nazionale. Nella pagina accanto: affresco raffigurante una scena di tragedia o la preparazione di un dramma: un attore (o un poeta) guarda pensoso una maschera tragica sollevata da un inserviente, da Ercolano. I sec. d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

di Cicerone – che hanno disseminato le loro opere di passi tratti dai poeti scenici. Un testo scritto, però, è solo uno degli elementi costitutivi di una messinscena. La realizzazione di un dramma sulle tavole di legno di un palcoscenico è fatta anche di musica, scenografia, attori, maschere, costumi, tutto ciò che oggi, purtroppo, per il mondo antico risulta quanto mai evanescente, ma senza la cui considerazione ogni tentativo di ricostruire uno spettacolo nel suo insieme risulta vano. Le nostre conoscenze relative alla prassi teatrale nella Roma antica dipendono in massima parte dagli stessi testi di Plauto e Terenzio, cosí generosi di indicazioni – interne ai monologhi e ai dialoghi – sui movimenti, le uscite, le entrate, i gesti a r c h e o 77


SPECIALE • TEATRO

la facciata della scena; nella scena, inoltre, erano poste delle statue, talvolta nell’ambulacro esterno e in summa cavea (per esempio a Ercolano); altari di varia forma e fontane erano collocati a decorazione dello spazio dell’orchestra. Maschere, busti e protomi animali ornavano le chiavi d’arco dei fornici e stucchi coprivano in certi edifici le volte degli accessi cui si attribuiva particolare importanza. La porticus post scaenam (lo spazio porticato alle spalle della scena) poi era spesso di grandi dimensioni e ospitava fontane, edicole, statue e altari, candelabri e vasi, veri e propri giardini-musei. I soggetti delle decorazioni erano spesso mitologici o legati al mondo stesso del teatro, talvolta di carattere storico-celebrativo. Le statue ritraevano i privati che avevano contribuito alla costruzione dell’edificio e, molto frequentemente, l’imperatore e i membri della sua famiglia (soprattutto quella di Augusto e dei Giulio-Claudi). Queste statue sono una testimonianza palese della funzione svolta dagli apparati decorativi ed epigrafici delle scene teatrali: quella, cioè, di vera e propria propaganda politica del potere imperiale.

COSÍ VOLLE AUGUSTO Citiamo qualche esempio significativo: estremamente complessa appare la decorazione dell’insieme del teatro e dei portici di Pompeo a Roma, mentre assai poco conosciuta è la situazione complessiva del romano teatro di Marcello, per il quale vanno menzionate le grandi maschere marmoree rinvenute in frammenti. Esse ornavano la facciata ricurva e, pur essendo di epoca augustea, riproducevano i tipi dei generi teatrali classici che la politica culturale dello

Sulle due pagine: immagini del teatro romano di Mérida (Spagna). L’edificio fu costruito, intorno al 16-15 a.C., per volere di Marco Vipsanio Agrippa, sul colle di San Albín, la cui inclinazione favorisce l’acustica della costruzione. Nel 1933 vi si svolse la prima edizione del Festival Internazionale del Teatro Classico di Mérida con la messa in scena della Medea di Seneca. Dopo una sospensione quasi ventennale, gli spettacoli ripresero nel 1954 e la rassegna è giunta quest’anno alla sua 70ª edizione.

stesso Augusto aveva imposto al gusto degli spettatori: tragedia, commedia e dramma satiresco. È noto dalle fonti che, nella cavea tra gli spettatori, era la statua bronzea di Marcello seduto nella sedia curule. Notevoli sono i numerosi bronzi di dimensioni maggiori del naturale, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, rinvenuti durante gli scavi settecenteschi nel teatro di Ercolano insieme ad alcune statue equestri, delle quali rimangono solo due protomi, essendone stati fusi alcuni pezzi per ricavarne medaglioni con l’effigie di Carlo III di 108 a r c h e o


Borbone. Un nucleo notevole di opere in marmo ornava il teatro di Mérida (in Spagna), ove le statue della famiglia imperiale e dei geni dell’imperatore si trovavano sulla scena, nella porticus post scaenam e in un piccolo santuario ricavato al centro del primo, piú basso ordine della cavea (o ima cavea). La decorazione nei teatri ha quindi una sua valenza ben precisa: essa non è puro ornamento fine a se stesso (come accade negli altri edifici per lo spettacolo, nei circhi, negli anfiteatri e negli stadi), bensí strumento di propaganda politica e di condizionamento sociale.

DOVE E QUANDO «Teatro. Autori, attori e pubblico nell’Antica Roma» Roma, Museo dell’Ara Pacis fino al 3 novembre Orario tutti i giorni, 9,30-19,30 Info tel. 06 06 08 (tutti i giorni, 9,00-19,00); www.sovrintendenzaroma.it; www.museiincomuneroma.it; www.arapacis.it; www.zetema.it Catalogo a cura di Salvatore Monda, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo; editore: «L’Erma» di Bretschneider a r c h e o 109


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