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Archeo n. 471, Maggio 2024

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DI ALLE V O

ORIGINI DI VENEZIA

SCIAMANESIMO

MUSEO DI AOSTA

GUSTAVE FLAUBERT

SPECIALE VULCI METROPOLI D’ETRURIA

AOSTA

IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO

o. i t

VULCI

METROPOLI D’ETRURIA

UNA GRANDE MOSTRA A MILANO

TRENTO

IL POTERE DEGLI SCIAMANI

RIVOLUZIONE A CARTAGINE

VENEZIA

INCHIESTA SULLE ORIGINI

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 10 MAGGIO 2024

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EN RIGI EZ NI ww w. IA a rc

2024

Mens. Anno XXXIX n. 471 maggio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 471 MAGGIO

LETTERATURA

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Archeodiplomazia 3 di Andreas M. Steiner

6 6

8

di Alessandra Randazzo

10

di Giancarlo Sani e Alberto Marretta

di Mara Sternini

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DI ALLE V O

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2024

€ 6,50

amministrazione@timelinepublishing.it

Mens. Anno XXXIX n. 471 maggio 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE VULCI METROPOLI D’ETRURIA

Amministrazione

GUSTAVE FLAUBERT

Impaginazione Davide Tesei

Comitato Scientifico Internazionale

MUSEO DI AOSTA

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

In copertina statua in pietra raffigurante una sfinge alata, esposta nella mostra «Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi», allestita presso la Fondazione Rovati di Milano.

Federico Curti

UNA GRANDE MOSTRA A MILANO

SCIAMANESIMO

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

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Presidente

METROPOLI D’ETRURIA

ORIGINI DI VENEZIA

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

54

incontro con Stefano Gasparri e Sauro Gelichi, a cura di Andreas M. Steiner

ARCHEO 471 MAGGIO

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

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«Quella città presso Rialto» 36

VULCI Anno XL, n. 471 - maggio 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

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STORIA

www.archeo.it

16

di Andreas M. Steiner

A TUTTO CAMPO Il tempo scorre come l’oro

MOSTRE Mondi a confronto ARCHEOFILATELIA Salammbô, la figlia che non c’era di Luciano Calenda

14

di Antonella Docci

MOSTRE Il ritorno degli dèi

22

di Stefania De Francesco e Serena Solano

IN EDICOLA IL 10 MAGGIO 2024

FRONTE DEL PORTO Immaginare l’antico

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MOSTRE La città dei morti racconta la città dei vivi

o. it

ARCHEOLOGIA RUPESTRE Rose di pietra

Il potere dell’estasi 54

di Stefano Mammini

di Stefano Mammini

ALL’OMBRA DEL VULCANO La carica dei 500

di Stefano Mammini

MOSTRE Antico nell’antico

EN RIGIN EZ I IA

SCOPERTE Annibale non fu il primo

di Fabio Pagano

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NOTIZIARIO

MOSTRE

w.a rc

Attualità

MOSTRE Agli albori della comunicazione 20

TRENTO

IL POTERE DEGLI SCIAMANI

LETTERATURA

RIVOLUZIONE A CARTAGINE AOSTA

IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO

arc471_Cop.indd 1

VENEZIA

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

INCHIESTA SULLE ORIGINI

29/04/24 16:42

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore ordinario di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Simona Carosi è funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro Conti è ricercatore in etruscologia e antichità italiche presso Sapienza Università di Roma. Stefania De Francesco è funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia. Sandro Debono è consulente museale. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Antonella Docci è funzionario restauratore Parco archeologico di Ostia antica. Luciano Frazzoni è archeologo. Stefano Gasparri è professore emerito di storia medievale all’Università Ca’ Foscari, Venezia. Sauro Gelichi è professore ordinario di archeologia cristiana e medievale all’Università Ca’ Foscari, Venezia. Alberto Marretta è membro del Centro Ricerche Antropologiche Alpi Centrali (CRAAC). Fabio Pagano è direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei. Alessandra Randazzo è giornalista. Maria Cristina Ronc è archeologa, responsabile scientifica del MAR-Museo Archeologico Regionale di Aosta. Giancarlo Sani è fondatore del Centro Arte Rupestre Toscano. Giuseppe Sassatelli è presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici. Serena Solano è funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio


68 MUSEI

Di tutti, per tutti

68

di Maria Cristina Ronc e Stefano Mammini

SPECIALE

Vulci. Uomini e dèi

ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/14

Un quarantotto a Cartagine di Giuseppe M. Della Fina

86

78

Rubriche SCAVARE IL MEDIOEVO Il potere abita qui

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA 104

di Andrea Augenti

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86

testi di Giuseppe Sassatelli, Carlo Casi, Simona Carosi e Alessandro Conti

Gioia, splendore e prosperità

110

di Francesca Ceci

TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO

Racconti di bottega 106

LIBRI

112

di Luciano Frazzoni

per le Province di Bergamo e Brescia. Mara Sternini è professoressa associata di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534

Illustrazioni e immagini: Fondazione Luigi Rovati: pp. 89, 95, 98 (basso), 100; Daniele Portanome: copertina e pp. 86/87, 88/89, 90-93. 98 (alto), 99, 101, 103 – Cortesia Ambasciata di Türkiye-Ufficio Cultura e Informazioni: p. 3 – Tim Schüler TLDA: p. 6 (sinistra) – Marcel Weiss: p. 6 (destra) – Geoff M. Smith: p. 7 (alto, a sinistra e a destra) – Josephine Schubert, Museum Burg Ranis: p. 7 (basso) – Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia degli autori: pp. 10-13, 40, 41, 42; Sandra Primon, Paolo Mozzi: pp. 40/41; Fondazione Ca’ Foscari/Francesca Zamborlini: pp. 44/45, 48/49; Università Ca’ Foscari, Venezia: pp. 46, 47; Paolo Nanni: p. 48; Martina Secci: p. 51 (alto, a sinistra); Yuri Marano: p. 51 (alto, a destra, e centro) – Parco Archeologico di Ostia antica: Archivio Fotografico: p. 14; Antonella Docci: p. 15 (alto); Giulio Sanguinetti: p. 15 (basso, a sinistra); Sergio Salvati: p. 15 (basso, a destra) – Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Ufficio Comunicazione: pp. 16-17 – Fondazione Brescia Musei: Petrò Gilberti: pp. 18-19 – Parco archeologico dei Campi Flegrei: p. 20 – Cortesia Ufficio stampa: p. 21 – Ministero della Cultura-Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia: pp. 22-23 – Musée d’Archéologie nationale, Saint-Germain-en-Laye, Ufficio stampa: pp. 24-25 – Doc. red.: pp. 36/37, 43, 50, 72 (basso), 81, 82-85, 87, 94, 96-97, 102, 105 (alto), 106 (alto), 108, 110-111; Giorgio Albertini: p. 104 – Stefano Mammini: pp. 54/55, 61 (basso) – Ufficio stampa mostra «Sciamani»: pp. 56-59, 60, 61 (alto), 62-65 – MAR-Museo Archeologico Regionale, Aosta: pp. 68-71, 72 (alto), 73, 74-77 – Mondadori Portfolio: Erich Lessing/K&K Archive: p. 78; Album: p. 79; Roger-Viollet: pp. 80/81 – Shutterstock: p. 105 (basso) – Museum of Fine Arts, Boston: pp. 106 (basso), 107 (basso) – Staatliche Museen, Berlino: p. 107 (alto) – Cippigraphix: cartine alle pp. 38, 39.

Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI)

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


n otiz iari o SCOPERTE Germania

ANNIBALE NON FU IL PRIMO

N

el 218 a.C., la città spagnola di Sagunto, alleata dei Romani, fu presa da Annibale: una mossa alla quale l’Urbe non poteva restare indifferente e che, di fatto, segnò l’inizio della seconda guerra punica. Il condottiero cartaginese realizzò allora una delle imprese che piú impressionarono (e spaventarono) i contemporanei e

In alto: la grotta di Ilsenhöhle, situata sotto il castello di Ranis, nell’omonima città della Turingia (Germania). A destra: un’immagine degli scavi, su livelli situati a 8 m di profondità rispetto all’attuale piano di campagna.

6 archeo

A destra: la testa della statuetta raffigurante il dio Mercurio rinvenuta a Smallhythe, nel Kent. In basso, a sinistra: un vaso d’epoca romana rinvenuto integro nel corso degli scavi. In basso, a destra: frammento di tegola recante il bollo della flotta imperiale (CL[assis] B[ritannica]).


che, nel tempo, ha assunto un’aura quasi leggendaria: alla guida del suo esercito, del quale facevano parte anche gli elefanti, attraversò le Alpi, forse al Monginevro o attraverso il Piccolo San Bernardo, aprendosi cosí la via verso la Pianura Padana. Il conflitto si chiuse dopo oltre quindici anni, nel 202 a.C., con la vittoria di Roma, ma la sortita «alpina» del Barcide rimase nella memoria di tutti. Tuttavia, senza voler sminuire le difficoltà che l’esercito cartaginese

In alto: resti ossei di cervo e di lupo, due delle specie sfruttate dai cacciatori della grotta di Ilsenhöhle.

dovette superare, itinerari d’alta quota come quello seguito da Annibale e dalle sue truppe venivano percorsi dalle comunità umane già da millenni: una conferma in tal senso è giunta dalle ricerche sui materiali rinvenuti nella grotta di Ilsenhöle, un giacimento preistorico localizzato sotto il castello di Ranis, nell’omonima città della Turingia (Germania centrale). Gli scavi hanno restituito resti fossili di Homo sapiens databili intorno ai 45 000 anni da oggi, associati a strumenti in pietra, fra i quali sono compresi esemplari di punte bifacciali tipiche del complesso culturale noto come LRJ (Lincombian-RanisianJerzmanowician). Quest’ultimo è collocato dagli studiosi tra il Paleolitico Medio – in associazione con Neandertal – e il Paleolitico Superiore, associato all’uomo

Qui accanto: un momento delle analisi sui resti ossei, che hanno provato la lavorazione delle carcasse degli animali. In basso: strumenti bifacciali in selce provenienti dagli scavi: a sinistra, una lama, e, a destra, una punta foliata.

anatomicamente moderno. I materiali di Ilsenhöle costituirebbero dunque la conferma della compresenza delle due specie nella regione europea, come già ampiamente provato dalle ricerche degli ultimi anni. Ma, soprattutto, sarebbero la prova della diffusione di Homo sapiens nell’Europa centro-settentrionale prima che i «cugini» neandertaliani si estinguessero. Una diffusione che, come nel caso di Ranis, dovette dunque senza dubbio comportare a piú riprese e in piú punti il valico della catena alpina. Del resto, la presenza dei reperti al suo interno ha anche dimostrato come gli individui che frequentarono la grotta intorno ai 45 000 anni fa, in una fase climatica assai fredda, avessero sviluppato la capacità di adattarsi ad ambienti particolarmente rigidi. Stefano Mammini

archeo 7


SCOPERTE • VENEZIA

«QUELLA CITTÀ PRESSO RIALTO» NUOVE INDAGINI SULLE ORIGINI DI VENEZIA Un arcipelago di tante piccole isole sulle quali trovarono rifugio le popolazioni insidiate dalle invasioni barbariche. Ecco come la tradizione racconta le origini di una delle rare città della nostra Penisola che non possano vantare un’«ascendenza» classica. Ma come nacque, veramente, Venezia? Quali furono i fattori che permisero a un piccolo centro altomedievale, conosciuto con il nome di «Rialto», a evolversi e diventare una potenza commerciale del Mediterraneo? E perché primeggiò sugli altri insediamenti lagunari, come Torcello, Equilo, Cittanova? Ne abbiamo parlato con due studiosi, lo storico Stefano Gasparri e l’archeologo Sauro Gelichi, in occasione dell’uscita di un loro libro appena pubblicato per i tipi dell’Editore Laterza, dal titolo Le isole del rifugio. Venezia prima di Venezia incontro con Stefano Gasparri e Sauro Gelichi a cura di Andreas M. Steiner 36 a r c h e o


♦ Professor Gasparri, l’origine di Venezia è legata al mito delle migrazioni, in apparenza confermato da alcuni testi storico-cronachistici… …quello delle migrazioni di massa dalla terraferma veneta verso la laguna è, appunto, un mito, si tratta di un evento mai verificatosi. Un mito che risale a un età piuttosto antica, al X secolo se non prima (ne parla già l’imperatore bizantino Costantino Porfirogenito), e poi è stato ripreso e arricchito nel corso dei secoli, con innumerevoli varianti (quasi sempre il capo dei protagonisti barbari del racconto è Attila, altre volte Totila o anche Alboino). Il motivo della nascita di questo mito risiede nella volontà delle classi dirigenti

del ducato veneziano di creare un’origine autonoma e nobile della città: un pugno di eroici coloni sarebbe stato capace di resistere, senza nessun aiuto esterno, alla furia del piú famigerato condottiero barbaro dell’antichità, creando al tempo stesso una nuova patria, libera e indipendente da qualsiasi potere esterno, fosse esso occidentale (l’impero carolingio e i suoi successori sulla terraferma italica) o orientale (l’impero bizantino). In questo modo, inoltre,Venezia poteva rivendicare anche l’origine della sua struttura ecclesiastica dalla terraferma, sostenendo il patriarcato di Grado, che ne era il vertice, come il vero erede dell’antico patriarcato di Aquileia.

Venezia. Veduta aerea di piazza San Marco. Le origini della città lagunare sono al centro di una recente indagine storico-archeologica.

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MOSTRE • TRENTINO

IL POTERE

DELL’ESTASI

È DEDICATO ALLO SCIAMANESIMO UN AFFASCINANTE PROGETTO ESPOSITIVO REALIZZATO DA TRE IMPORTANTI MUSEI DEL TRENTINO. CON L’OBIETTIVO DI INDAGARE PRATICHE DALLE RADICI ANCESTRALI, ALLA CUI BASE C’È IL RAGGIUNGIMENTO DI UNO STATO ALTERATO DI COSCIENZA di Stefano Mammini 54 a r c h e o


Particolare di una maschera rituale selezionata per la mostra «Sciamani. Comunicare l’invisibile». Questo e gli altri reperti sciamanici riprodotti nell’articolo sono stati concessi in prestito dalla Fondazione Sergio Poggianella di Rovereto e provengono da culture mongole, siberiane e cinesi.

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ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/14

UN QUARANTOTTO A CARTAGINE

GUSTAVE FLAUBERT AMBIENTÒ IL ROMANZO SALAMMBÔ NELLA CITTÀ DI AMILCARE E DI ANNIBALE, E, PER LA SUA STESURA, RACCOLSE UNA DOCUMENTAZIONE IMPONENTE, ISPIRANDOSI SOPRATTUTTO ALLO STORICO POLIBIO. MA LA SCELTA DI PORRE UN’ENFASI PARTICOLARE SULLA RIVOLTA DEI MERCENARI VENNE QUASI CERTAMENTE DETTATA DAI TUMULTI CHE AGITAVANO L’EUROPA DI METÀ OTTOCENTO di Giuseppe M. Della Fina Lo scrittore Gustave Flaubert (1821-1880) in un olio su tela di Pierre François Eugène Giraud. 1867. Versailles, Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon. Nella pagina accanto: Salammbô, olio su tela di Gaston Bussière. 1920. Mâcon, Musée des Ursulines.

«C

’était à Mégara, faubourg de Carthage, dans les jardins d’Hamilcar» («Era a Megara, sobborgo di Cartagine, nei giardini di Amilcare»), è uno degli incipit piú noti e apprezzati della narrativa francese. Inizia cosí il romanzo Salammbô di Gustave Flaubert, che lo scrittore pubblicò a Parigi nel novembre del 1862 per l’editore Michel Lévy, a conclusione di un lungo e accurato lavoro di documentazione avviato nell’estate del 1857. Quando iniziò a lavorarvi, il suo primo e celebre romanzo, Madame Bovary, era stato pubblicato da pochi mesi, in sei puntate, sulla rivista Re-

LA FIGLIA DI AMILCARE BARCA Amilcare Barca è noto per essere stato il padre di Annibale, uno dei piú abili condottieri del mondo antico, ma ebbe con sicurezza almeno anche una figlia: lo ricorda lo storico Polibio, il quale sostiene che il padre l’avrebbe promessa in sposa al comandante numida Narava (Narr’Havas, nel romanzo). Un altro autorevole storico, Tito Livio, rammenta la stessa figlia, o un’altra, sposata con un guerriero cartaginese di stirpe nobile. Nessuno dei due storici ne indica il nome. È lo scrittore Gustave Flaubert a darle il nome di Salammbô

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SPECIALE • VULCI

VULCI UOMINI E DÈI Con l’esposizione di una serie di straordinari reperti provenienti dai recenti scavi nel sito dell’antica Vulci, la Fondazione Rovati inaugura un ciclo di mostre dedicate alle principali città etrusche. Insieme a una selezione di reperti inediti appartenenti alla collezione della Fondazione, la mostra espone capolavori provenienti dalle piú importanti istituzioni pubbliche e da enti privati. Vulci, autentica metropoli tra le piú dinamiche dell’Etruria meridionale tirrenica, si distingue per la produzione di manufatti in bronzo e in ceramica, nonché per le imponenti sculture in pietra e terracotta. E cosí, tra i reperti esposti nella mostra milanese, figurano oggetti spettacolari, già noti ai nostri lettori, tra cui la coppia di mani in lega d’argento e la ormai celeberrima scultura raffigurante una sfinge alata, scoperta nel 2011 (vedi «Archeo» nn. 325 e 350, marzo 2012 e aprile 2014; on line su issuu.com), ma anche capolavori inediti come una maschera-visiera in bronzo, proveniente dai Musei Vaticani, e la ricostruzione dell’edicola di Ponte Rotto conservata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Una grande mostra, dunque, intesa a rievocare la vita della città etrusca e di sottolinearne la recente, e fortunata, ripresa degli studi e delle scoperte. testi di Giuseppe Sassatelli, Simona Carosi e Carlo Casi

Sulle due pagine, in primo piano: statua in pietra raffigurante una sfinge alata attualmente esposta nella mostra «Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi», allestita presso la Fondazione Rovati di Milano. La pregevole scultura è stata rinvenuta nel 2012 nell’area della necropoli vulcente dell’Osteria, in una tomba monumentale che da essa ha preso nome. VI sec. a.C. Sulle due pagine, sullo sfondo: Vulci, Ponte della Badia, acquerello di Samuel J. Ainsley. 1842. Pittore, disegnatore e acquarellista, Ainsley accompagnò George Dennis nel suo viaggio in Etruria. 86 a r c h e o


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TERRA, ACQUA, FUOCO,VENTO Luciano Frazzoni

RACCONTI DI BOTTEGA FABBRI, CIABATTINI, VASAI... I VASI FIGURATI PROPONGONO INNUMEREVOLI SCENE DI VITA ARTIGIANALE. CHE, AL DI LÀ DELLE SOLUZIONI ESTETICHE, OFFRONO UN VIVACE SPACCATO DEL MONDO PRODUTTIVO DEL TEMPO

N

ell’antica Grecia gli artigiani venivano definiti, quasi con disprezzo, banausoi, ossia lavoratori manuali, considerati come persone di condizione inferiore e a cui spesso non spettava nemmeno lo status di cittadini. Eppure molte ceramiche, principalmente di produzione attica, oltre alle raffigurazioni appartenenti a episodi dei poemi omerici, ai miti e alle storie di eroi come Ercole, Ulisse, Achille, ci hanno restituito numerose scene legate alle attività artigianali, fornendo importanti testimonianze su uno spaccato di vita quotidiana. Vediamone alcune, tra le principali attestate ad Atene tra il VI e il V secolo a.C. Un buon esempio di raffigurazione di due distinte botteghe di artigiani è offerto da un’anfora a figure nere, proveniente da Orvieto e ora conservata al Museum of Fine Arts di Boston, su una delle cui facce compare una bottega di calzolaio (vedi foto qui accanto): l’artigiano, seduto, sta provando una calzatura a una donna, in piedi, su un piccolo tavolino, mentre un assistente di fronte sta

106 a r c h e o

Scena di filatura della lana all’interno di un gineceo, particolare della decorazione di un epinetron (utensile impiegato per filare) attico a figure nere, da Atene. 500 a.C. circa. Parigi, Museo del Louvre. In basso: anfora attica a figure nere sulla quale è rappresentata la bottega di un ciabattino, da Orvieto. 500-490 a.C. circa. Boston, Museum of Fine Arts. forse lavorando a una scarpa; sulla parete di fondo sono appesi due stivali già pronti, un vaso e pezzi di cuoio ancora da lavorare. Sull’altra faccia dell’anfora di

Boston è invece rappresentata l’officina di un fabbro intento a battere con un martello su una sbarra di ferro, che un assistente tiene sull’incudine con una pinza. Accanto si intravede una fornace, mentre sulla parete sono affisse asce, una spada, un trapano e un arco, oltre a una oinochoe. Databile nella seconda metà del VI secolo a.C., l’anfora offre dunque vivaci scene relative a due tra le principali attività artigianali praticate allora ad Atene. Tra l’altro, sappiamo da Senofonte e da altri scrittori, come Diogene Laerzio, che nell’agorà cittadina si trovava la bottega del calzolaio Simon, frequentata anche da Pericle e Socrate. Nella stessa agorà è stata inoltre individuata una bottega di artigiani metallurghi, dediti alla lavorazione del bronzo e del ferro nel corso del IV secolo a.C., mentre nella zona sudoccidentale gli scavi hanno messo


in luce una ventina di impianti a carattere temporaneo, che includevano aree dedicate alla forgiatura del metallo e pozzi di fusione per il bronzo. Una kylix proveniente da Vulci e attribuita al Pittore della Fonderia (vedi foto qui accanto), databile agli inizi del V secolo a.C., raffigura le diverse fasi di lavorazione in una bottega di bronzisti intenti al lavoro su una grande statua di guerriero, forse Ares; in un’altra parte dell’edificio è visibile un uomo accovacciato, che sta operando alla fornace, mentre un altro artigiano sta lavorando una seconda statua maschile, ancora priva della testa. Alle pareti sono appesi vari utensili (seghe, martelli) e pezzi di statue, come una testa, un piede e una mano. Al centro della kylix compare invece Efesto, seduto davanti a Teti armata di lancia e di scudo, mentre sta fabbricando uno splendido elmo destinato ad Achille. Sulla parete sono appesi un martello e schinieri, facenti parte anch’essi dell’armatura forgiata dal dio artigiano.

UNA RIGIDA GERARCHIA Simili scene di bottega, oltre a offrire una preziosa testimonianza delle attività e delle tecniche artigianali, ne documentano anche l’organizzazione sociale, imperniata su una rigida gerarchia, con una netta distinzione tra maestri, giovani apprendisti e schiavi addetti ai lavori piú pesanti, spesso alla presenza di un personaggio (cliente?) appartenente probabilmente a un ceto sociale elevato. Nell’area sud-occidentale

La decorazione esterna di una kylix attica a figure rosse nella quale si vedono due artigiani al lavoro su una grande statua, forse del dio Ares, e, in basso, un altro artigiano addetto alla fornace, da Vulci. 490-480 a.C. Berlino, Staatliche Museen, Antikensammlung. In basso: l’interno di una kylix attica a figure rosse sulla quale compare l’immagine di un satiro che sta scanalando una colonnina, forse da Cerveteri. 475 a.C. circa. Boston, Museum of Fine Arts.

dell’agorà ateniese erano anche attivi vari laboratori di scultura; gli scavi hanno messo in luce ambienti appartenenti alla casa di due scultori, caratterizzati da strati di polvere e schegge di marmo, nei quali sono stati rinvenuti blocchi, statue semifinite e strumenti in metallo e osso. Una kylix conservata anch’essa nel Museo di Boston, risalente alla prima metà del V secolo a.C., mostra un satiro seduto che lavora con uno scalpello a una colonnina

per scanalarla (vedi foto qui sotto), mentre su un’altra coppa attribuita a Epiktetos, che tra l’altro reca l’acclamazione all’efebo Ipparkos, è presente un giovane che scolpisce un’erma di Priapo. Vi è dunque una precisa corrispondenza tra le raffigurazioni sulle ceramiche e i contesti archeologici.

PER SOLE DONNE La maggior parte delle raffigurazioni con soggetto di attività artigianali femminili nella ceramica attica riguarda la manifattura dei tessuti in ambito domestico. Le occupazioni della donna greca infatti, come del resto anche di quella romana soprattutto nel periodo arcaico, erano quelle legate all’amministrazione della casa e al lavoro al telaio. L’immagine di Penelope perennemente intenta a lavorare la lana è in questo caso emblematica. Secondo Euripide, sottrarre la donna al telaio e alla spoletta equivaleva a un vero e proprio sovvertimento etico e morale. Tale attività si svolge spesso,

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