FIDIA
NEL PORTO DI POZZUOLI YERKAPI
PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTALE
SPECIALE LA RISCOPERTA DEL POLESINE ANTICO
Mens. Anno XXXIX n. 470 aprile 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ALLA SCOPERTA DEL POLESINE ANTICO
ARCHEOLOGIA SUBACQUEA
NEL PORTO DI POZZUOLI
EMILIA-ROMAGNA
3500 ANNI FA NELLA TERRAMARA DI MONTALE ROMA
IN MOSTRA IL GENIO DI FIDIA
HATTUŠA
NUOVE SCOPERTE NELLA
CAPITALE DEGLI ITTITI
www.archeo.it
2024
IN EDICOLA L’ 11 APRILE 2024
.it
PO SPEC LE IAL SIN E ww w. a rc E he o
ARCHEO 470 APRILE
SUL DELTA DEL PO
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
Nuovi detectives del passato
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
SCOPERTE Storie di gente di provincia ALL’OMBRA DEL VULCANO Qui ci vuole un robot
INCONTRI Gran finale ARCHEOFILATELIA Fra la terra e il mare
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46
26
SCAVI
di Luciano Calenda
6
ARCHEOLOGIA SUBACQUEA
6
Nel porto «ospite del mondo» 32
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di Mariano Nuzzo, Michele Silani, Michele Stefanile e Maria Luisa Tardugno
di Alessandra Randazzo
SCAVI Una devozione plurisecolare
Yerkapı. Una corona per la capitale ittita 46 testi di Andreas Schachner, Stefano de Martino, Metin Alparslan, Natalia Bolatti Guzzo, Massimiliano Marazzi, Leopoldo Repola, Vincenzo Morra, Celestino Grifa e Gianni Varriale
PARCHI ARCHEOLOGICI
di Giampiero Galasso
Come un giorno di 3500 anni fa
FRONTE DEL PORTO Memorie di una rivoluzione
di Andrea Cardarelli, Ilaria Pulini e Cristiana Zanasi
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di Valeria Casella e Alessandro D’Alessio
di Davide Orsini
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2024
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IN EDICOLA L’ 11 APRILE 2024
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ARCHEO 470 APRILE
€ 6,50
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MOSTRE Fidia. Un genio tra leggenda e archeologia A TUTTO CAMPO Nuove visioni per i musei
In copertina tramonto sulla Sacca degli Scardovari (nel comune di Porto Tolle, in provincia di Rovigo) alle Foci del Po.
Presidente FIDIA
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
Federico Curti
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 470 aprile 2024 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE LA RISCOPERTA DEL POLESINE ANTICO
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTALE
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
NEL PORTO DI POZZUOLI YERKAPI
Anno XL, n. 470 - aprile 2024 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
SUL DELTA DEL PO
ALLA SCOPERTA DEL POLESINE ANTICO
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
ARCHEOLOGIA SUBACQUEA
NEL PORTO DI POZZUOLI
EMILIA-ROMAGNA
3500 ANNI FA NELLA TERRAMARA DI MONTALE ROMA
IN MOSTRA IL GENIO DI FIDIA
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HATTUŠA
NUOVE SCOPERTE NELLA
CAPITALE DEGLI ITTITI
28/03/24 10:58
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Giulio Paolucci, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Jacopo Tabolli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Metin Alparslan è professore all’Università di Istanbul, Dipartimento di Lingue e Culture Antiche. Andrea Augenti è professore ordinario di archeologia medievale all’Università di Bologna. Sandra Bedetti è archeologa, Studio Agorà. Adria. Natalia Bolatti Guzzo è docente all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli. Jacopo Bonetto è professore ordinario di archeologia classica all’Università degli Studi di Padova. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Andrea Cardarelli è professore ordinario di preistoria e protostoria presso Sapienza Università di Roma. Valeria Casella è funzionario architetto del Parco Archeologico di Ostia Antica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è direttore del Parco Archeologico di Ostia Antica. Stefano de Martino è professore ordinario all’Università di Torino, Dipartimento di Studi Storici. Alberta Facchi è direttore del Museo Archeologico Nazionale di Adria, Direzione regionale Musei del Veneto. Giovanna Falezza è funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Luciano Frazzoni è archeologo. Giampiero Galasso è giornalista. Giovanna Gambacurta è professoressa associata di etruscologia e antichità italiche all’Università Ca’ Foscari, Venezia. Celestino Grifa è professore associato di petrologia e petrografia all’Università degli Studi del Sannio di Benevento. Massimiliano Marazzi è professore emerito all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli. Vincenzo Morra è professore di petrologia e petrografia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Mariano Nuzzo è
Rubriche SCAVARE IL MEDIOEVO
Il pozzo delle ceramiche 104 di Andrea Augenti
104 TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO
Casseforti portatili
106
di Luciano Frazzoni
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Il sultano e la principessa 110 di Francesca Ceci
LIBRI
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80 SPECIALE
Antico Delta del Po. Storie, miti e tesori
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di Sandra Bedetti, Jacopo Bonetto, Alberta Facchi, Giovanna Falezza, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Caterina Previato e Jacopo Turchetto, con un contributo di Sandro Vidali
soprintendente archeologo per l’Area Metropolitana di Napoli. Davide Orsini è direttore del SIMUSSistema Museale Universitario Senese e docente a contratto di storia della Medicina all’Università di Siena. Silvia Paltineri è professoressa associata di civiltà dell’Italia preromana all’Università degli Studi di Padova. Caterina Previato è professoressa associata di archeologia classica all’Università degli Studi di Padova. Ilaria Pulini è ricercatrice presso Goldsmiths, University of London, Department of Sociology, Londra. Alessandra Randazzo è giornalista. Leopoldo Repola è professore di disegno all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Andreas Schachner è direttore della Missione Archeologica di Hattuša-Istituto Archeologico Germanico, Istanbul. Michele Silani è ricercatore in archeologia all’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli», Napoli. Michele Stefanile è assegnista di ricerca in archeologia e culture del Mediterraneo antico presso la Scuola Superiore Meridionale, Napoli. Maria Luisa Tardugno è funzionaria archeologa della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli. Gianni Varriale è ricercatore all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Jacopo Turchetto è professore di topografia antica all’Università di Padova. Sandro Vidali è guida naturalistica. Cristiana Zanasi è curatrice della sezione Archeologia Etnologia del Museo Civico di Modena. Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina e pp. 36/37, 46/47, 49 (basso), 56 (basso), 80/81, 82/83, 86/87, 88/89, 98/99, 100/101 – Cortesia degli autori: pp. 3 (alto), 48/49, 51, 52-53, 59, 60-61, 62-63, 64, 110-111; Archivio della Missione di Scavo di Boğazköy: pp. 54, 54/55, 55 (alto e centro), 56 (alto); A. Dinçol-B. Dinçol: disegno a p. 55; Cooperazione italo-turco-tedesca a Hattuša: pp. 57 (alto), 58 – National Trust Images: Nathalie Cohen: pp. 6 (sinistra); James Dobson: pp. 6 (destra), 6/7, 7 – Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia Soprintendenza ABAP per le province di Brindisi e Lecce: pp. 10-11 – Parco archeologico di Ostia antica: pp. 12-13 – Andreas M. Steiner: pp. 14-16 – Università degli Studi di Siena: Nicoletta Volante: p. 19 (alto); Archivio fotografico Museo di Scienze della Terra: p. 19 (centro, a sinistra e a destra) – Cortesia progetto «Tra Terra e Mare»: pp. 32/33, 34 (basso), 35, 37, 38-43 – Doc. red.: pp. 50, 106-108 – Cortesia Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale (Modena): pp. 68/69, 70-79 – Archivio Museo archeologico nazionale di Adria-Direzione regionale Musei Veneto: pp. 84-85 – Studio Agorà, Adria: pp. 87, 89, 92-93 – Università di Padova, Dipartimento dei Beni Culturali: pp. 90-91, 94-97, 102-103 – Parco Regionale Veneto Delta del Po: Rino Gastone Dissette: p. 100 – Cortesia Danilo Leone: pp. 104-105 – Cippigraphix: cartine alle pp. 34, 48 e 69; rielaborazione grafica a p. 82 (su base Studio Agorà, Adria).
Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it
L’indice di «Archeo» 1985-2023 è disponibile sul sito https://ulissenet.comperio.it/ Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
FRONTE DEL PORTO a cura di Claudia Tempesta e Cristina Genovese
MEMORIE DI UNA RIVOLUZIONE SONO NUOVAMENTE VISITABILI LE TERME DEL NUOTATORE DI OSTIA. UN IMPIANTO DI MODESTE DIMENSIONI, MA DI STRAORDINARIA IMPORTANZA: OLTRE CINQUANT’ANNI FA, INFATTI, FU INTEGRALMENTE INDAGATO, CON GLI ALLORA INNOVATIVI METODI DELL’ARCHEOLOGIA STRATIGRAFICA
L
e Terme del Nuotatore (R. V, Is. X,3), balneum edificato nella tarda età flavia a servizio delle ricche abitazioni del quartiere, sono un edificio per cosí dire «mitico» di Ostia. Non tanto per la loro estensione e monumentalità, tutto sommato modeste, ma per essere state protagoniste di una stagione di importanza a dir poco capitale per la storia dell’archeologia italiana (e non solo). Era il 1966 quando Giovanni Becatti volle affidare all’Istituto di Archeologia dell’Università Sapienza di Roma, con lucida lungimiranza e in piena sintonia con l’allora soprintendente di Ostia, Maria Floriani Squarciapino, lo scavo di questo pur piccolo impianto termale. A dirigere le indagini, con una nutrita squadra di assistenti e allievi dell’ateneo romano, fu chiamato Andrea Carandini, che per la prima volta in Italia ebbe modo di applicare alla ricerca archeologica sul campo quel metodo stratigrafico che si sarebbe affermato di lí in avanti come teoria e prassi di scavo unanimemente condivisa. Le Terme del Nuotatore sono del resto ancora oggi le sole a Ostia delle quali si conosca l’estensione complessiva e di cui si sia potuta
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individuare e datare, appunto su base stratigrafica, l’intera sequenza di vita: dalla loro costruzione, alla fine del I secolo d.C., passando per la ristrutturazione del II e fino al loro abbandono, intorno alla metà del III secolo d.C. Non solo: grazie a Clementina Panella, che di quella squadra fece parte per tutto il periodo di svolgimento dello scavo e oltre, anche gli studi sulla cultura
materiale romana entravano finalmente e a pieno titolo nel novero della nostra disciplina. Una «rivoluzione», insomma, alla quale il Parco archeologico di Ostia antica non poteva non tributare il suo riconoscimento. Dopo anni di penosa incuria dovuta alla persistente carenza di fondi (un vulnus, questo, che inficia tuttora ampie porzioni della città antica),
Fotopiano delle Terme del Nuotatore.
In alto: una veduta dei resti delle Terme del Nuotatore, cosí come si presentano dopo l’intervento di restauro appena portato a termine. A destra: il frigidarium delle Terme del Nuotatore. In primo piano si riconosce il mosaico con la raffigurazione del nuotatore che ha dato nome all’edificio. l’edificio versava infatti in condizioni precarie, tanto e in primis di conservazione, quanto di visibilità e accessibilità. Grazie a un finanziamento straordinario concesso dalla Direzione Generale Bilancio del MiC (300 000 euro, di cui quasi i due terzi per lavori), si è cosí dato avvio a un primo e già importante intervento di recupero, messa in sicurezza e restauro del monumento, che ci si augura di integrare e completare nel piú prossimo futuro con l’ottenimento di ulteriori fondi dedicati.
SCELTE MIRATE Il cantiere ha avuto inizio nell’aprile del 2023 e si è concluso nello scorso gennaio. Considerata l’entità dei fondi a disposizione, è stato necessario operare scelte mirate nella predisposizione dell’intervento, dando priorità al nucleo centrale dell’edificio: frigidarium con vasca, atrio e corridoio. Buona parte delle strutture erano completamente ricoperte da edera, le cui radici, infiltrandosi profondamente nelle murature, avevano causato la disgregazione dei nuclei e delle malte, sia delle porzioni antiche che di quelle di restauro.
La rimozione della vegetazione è stata praticata contestualmente alla messa in sicurezza delle strutture stesse, con un’operazione di scopertura progressiva e che ha man mano rivelato le compagini murarie occultate. Si è proceduto quindi alla raccolta e catalogazione delle porzioni e dei materiali erratici, alla rimozione dei depositi stratificatisi nel tempo, al riallettamento e alla riadesione di singole porzioni, reintegrandole con elementi e malte matericamente compatibili e visivamente adeguate. Questa particolare attenzione al contesto è il dato caratterizzante dell’intervento eseguito, sia nell’ottica di non alterare le compagini murarie e la lettura stratigrafica degli elevati, sia per la necessità di armonizzare l’insieme e permetterne una visione unitaria.
UN CONTESTO ARTICOLATO La volontà di mantenere tale unitarietà di lettura del contesto ha inoltre indotto a privilegiare ulteriori scelte esecutive, quali la replica delle protezioni delle creste murarie con bauletti uniformi a quanti
precedentemente messi in opera, in cocciopesto con pochi elementi lapidei emergenti. Piuttosto che trattare le creste murarie quali nuclei esposti, si è cioè preferito uniformare l’immagine delle protezioni al già esistente, evitando dissonanti differenziazioni del contesto monumentale stesso, di per sé già molto articolato. Infine, sono stati messi in sicurezza le superfici pavimentali a mosaico (fra cui quella con la figura del nuotatore da cui le terme hanno preso nome) e gli intonaci dipinti, anche qui a partire dalla disinfestazione e fino alla riadesione delle porzioni distaccate. Le lacune pavimentali sono state da ultimo reintegrate con battuti di graniglia, a rendere i piani meno vulnerabili alle infestazioni vegetali e alle infiltrazioni d’acqua, garantendo cosí la maggior durata dell’intervento effettuato e una sua piú agevole manutenzione. L’obiettivo primario del progetto è stato in ogni caso raggiunto: le Terme del Nuotatore, infatti, sono ora nuovamente fruibili dai visitatori del Parco. Valeria Casella e Alessandro D’Alessio
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ARCHEOLOGIA SUBACQUEA • CAMPANIA
NEL PORTO «OSPITE DEL
MONDO» Pozzuoli. Il grande altare con fori di incasso per betili aniconici facente parte degli arredi sacri del santuario nabateo localizzato al centro del vicus Lartidianus, uno dei quartieri suburbani, oggi sommersi, dell’antica Puteoli.
I RESTI DI UN GIGANTESCO SCALO COMMERCIALE, A LUNGO IL PIÚ IMPORTANTE DI ROMA, GIACCIONO A POCHI METRI SOTTO IL MARE ANTISTANTE L’ODIERNA POZZUOLI. LE IMPONENTI ROVINE SOMMERSE SONO OGGI AL CENTRO DI UN VASTO PROGRAMMA DI INDAGINE. CHE, FRA LE TANTE NOVITÀ, HA INDIVIDUATO IL LUOGO DI UN SANTUARIO NABATEO, IL PRIMO DEL GENERE NOTO AL DI FUORI DELL’ARABIA MAI PORTATO ALLA LUCE di Mariano Nuzzo, Michele Silani, Michele Stefanile e Maria Luisa Tardugno
SCAVI • TURCHIA
YERKAPI UNA CORONA PER
LA CAPITALE ITTITA NELL’AGOSTO DI DUE ANNI FA, L’OCCHIO ATTENTO DI UN ARCHEOLOGO TURCO SCOPRE LE SPETTACOLARI SEQUENZE DI DUE TEORIE DI ISCRIZIONI GEROGLIFICHE DIPINTE SUI BLOCCHI DELLA GALLERIA CHE CORRE NELLA COLLINA ARTIFICIALE DI YERKAPI, A HATTUŠA. IN OLTRE UN SECOLO DI ESPLORAZIONI, NESSUNO LE AVEVA MAI NOTATE E ORA QUELL’AUTENTICO TESORO NASCOSTO GETTA NUOVA LUCE SULLA CONOSCENZA DELLA LINGUA E DELLA SCRITTURA DEGLI ITTITI di Andreas Schachner, Stefano de Martino, Metin Alparslan, Natalia Bolatti Guzzo, Massimiliano Marazzi, Leopoldo Repola, Vincenzo Morra, Celestino Grifa e Gianni Varriale
N
el 1834, quando scoprí le rovine di un’antica città nei pressi del villaggio di Boghazköy nel cuore dell’altopiano anatolico (oggi Boghazkale, nella provincia di Çorum in Turchia), l’architetto e ricercatore di antichità francese Charles Texier (1802-1871) non fu in grado, date le conoscenze dell’epoca, di inquadrarla storicamente. L’identificazione di queste antiche rovine come appartenenti a Hattuša, la capitale dell’impero ittita del II millennio a.C., fu possibile soltanto nel 1906, con l’inizio degli scavi regolari condotti dai Musei Archeologici di Istanbul in collaborazione con 46 a r c h e o
la Società Tedesca degli Orientalisti (la Deutsche Orientgesellschaft). Da quel momento, fino ai nostri giorni (con le sole interruzioni dovute ai due conflitti mondiali), gli scavi sono continuati a cura dell’Istituto Archeologico Germanico in collaborazione con il Ministero della Cultura e del Turismo Turco e la partecipazione di numerose organizzazioni scientifiche internazionali. Già Texier fu però in grado, all’epoca della sua scoperta, di visitare il tunnel di Yerkapı, un’opera unica al mondo nel suo genere; questo monumento, infatti, era l’unico manufatto dell’antica capitale a non
Hattuša. Un tratto del tunnel scavato nella collina artificiale di Yerkapı, che corre per 70 m circa.
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SCAVI • TURCHIA
LE ISCRIZIONI GEROGLIFICHE PRESENTI A HATTUŠA di Metin Alparslan
C
on l’inizio degli scavi regolari a Hattuša, la capitale degli Ittiti, nell’ormai lontano 1906, sono venute alla luce numerose testimonianze scritte. Esse sono rappresentate, nella maggioranza dei casi, da tavolette di argilla redatte in scrittura cuneiforme e in lingua ittita (che è la lingua propria della cancelleria del regno usata per tutti i documenti relativi agli affari interni), o in babilonese (che è la lingua franca dell’epoca, usata per le relazioni internazionali). Tuttavia, accanto alla scrittura cuneiforme gli Ittiti facevano uso di un secondo sistema scrittorio, definito dagli studiosi «geroglifico anatolico». Dislocate sul territorio del regno si sono rinvenute a oggi oltre quaranta iscrizioni monumentali redatte in questa scrittura, databili al periodo «imperiale» (fra la seconda metà del XIV e la fine del XIII secolo a.C.) e apposte su superfici rupestri o spazi ricavati su edifici e arredi pubblici. Si tratta per lo piú di iscrizioni regie, commissionate quindi dalla corte di Hattuša; in alcuni casi, tuttavia, esse appaiono essere state curate da personaggi influenti dell’apparato statale del regno.
L’ISCRIZIONE DELLA CAMERA 2 Fra le iscrizioni regie piú significative presenti nella capitale è certamente quella collocata nell’area settentrionale della cosiddetta Città Alta (chiamata convenzionalmente iscrizione del Südburg, dall’installazione militare di epoca frigia che occupa la zona; vedi foto alle pp. 54/55). La camera, sulla cui parete è apposta, è composta di 54 a r c h e o
grandi blocchi in pietra calcarea, probabilmente una sorta di cappella dedicata al culto ctonio. L’iscrizione, scalpellata a rilievo, si svolge in for ma bustrofedica sull’intera parete di destra, andando a occupare la superficie di sei grandi ortostati in larghezza e due in altezza. Essa narra le vittorie militari e le gesta dell’ultimo grande re ittita, Šuppiluliuma, nelle regioni meridionali dell’Anatolia; il suo nome è ricordato alla fine della prima riga di testo il cui incipit recita: «Quando il paese di Hatti sottomise tutte le regioni…». Si tratta quindi di un’iscrizione celebrativa, che rappresenta il monarca in forma eroica. Lo stesso monarca è rappresentato su un rilievo, accompagnato dall’indicazione del nome in caratteri geroglifici, posto sulla parete di fronte all’iscrizione (vedi foto qui sotto), Sulle due pagine: la cosiddetta Camera 2 dell’area di Südburg, nella quale è scolpita l’iscrizione geroglifica monumentale di Šuppiuliuma II. A destra: il rilievo raffigurante il re Šuppiuliuma II.
A sinistra e qui sotto: altri particolari dell’iscrizione geroglifica monumentale di Šuppiuliuma II.
eroe». All’inizio della narrazione delle sue imprese militari, il re fa quindi sfoggio della sua discendenza a sottolineare la forza e la saldezza del suo regno.
LE ISCRIZIONI MINORI Accanto a queste due famose e monumentali iscrizioni in scrittura geroglifica, si sono rinvenute a Hattuša numerose altre iscrizioni che potremmo definire «minori». Esemplificativa in tal senso è una stele pro-
Le «insegne» degli scribi Sono qui riprodotte, dall’alto verso il basso, le restituzioni grafiche di due «insegne» geroglifiche degli scribi di Hattuša. Nella prima, a sinistra, si può leggere il nome dei due scribi Armaziti e Šaušga-Runti e, piú in basso, compare il glifo indicante la professione di «scriba»; la seconda è l’«insegna» geroglifica dello scriba Šarija e, in questo caso, il glifo che indica la professione di «scriba» è ripetuto due volte nella parte inferiore.
mentre la parete di fondo è decorata dal rilievo della divinità del sole, sormontato dalla rappresentazione simbolica delle ali.
L’ISCRIZIONE RUPESTRE DEL NISHANTEPE Sempre nell’area settentrionale della Città Alta, sulla parete rocciosa che caratterizza le pendici orientali dell’altura di Nishantash, quasi di fronte all’area del Südburg, si trova una seconda iscrizione monumentale geroglifica a rilievo, anch’essa con andamento bustrofedico, la piú lunga a oggi conosciuta (vedi foto a p. 56, in basso). Essa faceva parte dell’accesso per mezzo di una rampa monumentale che su questo versante conduceva fino
alla sommità della collina stessa. La sua collocazione a cielo aperto l’ha molto danneggiata nel tempo rendendone in molti punti poco visibili a occhio nudo i glifi che la componevano. Solo in particolari condizioni di luce si possono identificare i segni che ne caratterizzavano la prima riga. Proprio nell’incipit si può leggere il nome del re che l’ha commissionata, lo stesso Šuppiluliuma II dell’iscrizione del Südburg, assieme a quello di suo padre, Tuthalija (IV) e di suo nonno, Hattušili (III). L’incipit, per quanto si può leggere a occhio nudo, recita «Io, il sole, gran re Labarna, Šuppiluliuma, re della terra di Hatti, eroe, figlio di Tuthalija gran re eroe, e nipote di Hattušili, gran re a r c h e o 55
PARCHI ARCHEOLOGICI • EMILIA-ROMAGNA
COME UN GIORNO DI 3500 ANNI FA IL PARCO ARCHEOLOGICO DELLA TERRAMARA DI MONTALE FESTEGGIA I SUOI PRIMI VENT’ANNI DI ATTIVITÀ CON UN RICCO PROGRAMMA DI EVENTI. UN’OCCASIONE PER SCOPRIRE UN SITO DI ECCEZIONALE IMPORTANZA PER LA CONOSCENZA DI UNA DELLE PIÚ IMPORTANTI CULTURE AFFERMATESI NELL’ETÀ DEL BRONZO, PASSEGGIANDO FRA LE CASE DI UN VILLAGGIO FEDELMENTE RICOSTRUITO. E NEL QUALE SI PUÒ PLASMARE L’ARGILLA, FILARE LA LANA O FORGIARE ARMI E UTENSILI... di Andrea Cardarelli, Ilaria Pulini e Cristiana Zanasi 68 a r c h e o
Piacenza
Adige
Po
Po Parma Ferrara
A p
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Montale Bologna
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La Spezia
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Mar Ligure
L’interno di una delle case del villaggio dell’età del Bronzo ricostruito nel Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale, in provincia di Modena.
I
temente identitario della storia di questo territorio. Le vicende del sito archeologico di Montale, a pochi chilometri da Modena, si intrecciano, fin dal momento della sua scoperta, nella seconda metà dell’Ottocento, con la storia del Museo Civico di Modena, fondato nel 1871 per dare ricovero all’ingente mole di materiali che stava venendo alla luce, soprattutto dalle terramare del Modenese. La raccolta delle terramare, ar-
Ravenna Faenza
o
Massa
l Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale, che nel 2024 celebra il suo ventennale, nasce come settore open air collegato al Museo Civico di Modena ed è dedicato alla valorizzazione delle terramare, abitati che si sono sviluppati nell’età del Bronzo, fra il 1650 e il 1150 a.C. Questa civiltà, a cavallo fra Europa e Mediterraneo, era diffusa nella parte centrale della pianura padana e costituisce un aspetto for-
Mare Adriatico
Modena
Reggio nell’Emila
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Forlí Cesena
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Rimini
Arno
ricchita da scavi eseguiti in anni piú recenti, rappresenta tuttora il nucleo piú caratterizzante dell’esposizione archeologica, ma, come avviene in tutti i musei «tradizionali», sconta quella frattura che inevitabilmente si crea fra oggetto e contesto di provenienza. L’individuazione di strategie alternative di valorizzazione dei reperti che favorissero una dimensione esperienziale e partecipativa è stata alla base della grande mostra che nel 1997 il Museo dedicò alle terramare, il cui successo evidenziò il bisogno del pubblico di iniziative che coniugassero scienza e divulgazione per conoscere e apprezzare l’archeologia. Contestualmente, erano riprese le indagini nella parte residua della terramara di Montale, non interessata dagli scavi e dalle attività di cava ottocenteschi.
UNA STORIA CHE VIVE A partire da questi presupposti ha preso corpo l’idea di creare un parco dedicato alle terramare presso l’area archeologica di Montale, sul modello degli open air museums del CentroNord Europa, fondati sui criteri della living history, con la riproposizione di strutture abitative, attività produttive e artigianali del passato. Il progetto ha ottenuto nel 1998 il sostegno della Commissione Europea nell’ambito di un programma triennale di cooperazione denominato «Archaeolive» che, nell’ottica a r c h e o 69
SPECIALE • POLESINE
ANTICO DELTA DEL PO
STORIE, MITI E TESORI
U
n ramo secondario del Po si allarga con il suo corso sinuoso nelle golene, dove i pioppeti si alternano a radure piú selvagge, spesso allagate, lasciando intravedere piccoli centri al di là delle sue alte sponde. È il Po di Goro, incassato tra argini possenti, a segnare oggi il confine tra le province di Ferrara e Rovigo, tra Emilia-Romagna e Veneto, ripercorrendo con il suo corso un antico ramo dell’Eridano – cosí i Greci antichi chiamavano il gran-
80 a r c h e o
de fiume – ricordato col nome di Olana, menzionato da Polibio nel secondo libro delle Historiae, quando, nel descrivere il tracciato del Po, ricorda che presso questo ramo si trovava un porto in grado di fornire un sicuro approdo per chi giungeva dall’Adriatico. Lungo questa diramazione padana, nel comune di Ariano del Polesine (Rovigo), si incontra l’antico borgo di San Basilio, un angolo remoto immerso nelle campagne, circondato dai residui
LÀ DOVE IL PIÚ LUNGO FIUME D’ITALIA RAGGIUNGE IL MARE, LA NATURA E LA MANO DELL’UOMO HANNO DATO VITA A UN AMBIENTE UNICO NEL SUO GENERE E DI IRRIPETIBILE SUGGESTIONE. FRUTTO DI UNA STORIA PLURISECOLARE, DI CUI LE RICERCHE CONDOTTE A SAN BASILIO, NEL TERRITORIO DI ARIANO NEL POLESINE, STANNO SCRIVENDO UN CAPITOLO ECCEZIONALMENTE RICCO E SIGNIFICATIVO di Sandra Bedetti, Jacopo Bonetto, Alberta Facchi, Giovanna Falezza, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri e Caterina Previato
Un paesaggio tipico del Po di Goro, ramo secondario del grande fiume che oggi segna il confine tra le province di Ferrara e Rovigo.
di cordoni di dune, che i locali chiamano «monti di sabbia», ancora oggi visibili da foto aeree tra Comacchio e la Laguna di Venezia, a tramandare la memoria di antichi apparati deltizi. Poche case rurali, una chiesetta romanica adagiata sulla cima di una duna (vedi box alle pp. 96-97), un Centro Turistico Culturale recentemente rinnovato (vedi box alle pp. 92-93) e un’area archeologica (vedi box a p. 89) raccontano le storie di questo luogo, lontano dai ritmi serrati
della civiltà contemporanea, un autentico snodo sulle rotte di scambi commerciali e culturali presso una foce dell’antico Delta. La fisionomia è quella di un centro multietnico e multiculturale sin dalla fine del VII secolo a.C., quando qui giunsero mercanti greci per attivare una rete di scambi con le terre feconde della pianura padana, dove abitavano genti etrusche e venete. La vivacità dell’area venne sfruttata e rafforzata dai Romani, a r c h e o 81