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Archeo n. 464, Ottobre 2023

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TIBERIO SUL PALATINO

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SPECIALE

MUSEO DI MONTERIGGIONI

DOMUS AUREA IL CIELO IN UNA STANZA

ARTEMIDE A GROSSETO

UMBRIA

NELLA VILLA DI PLINIO IL GIOVANE

VILLA DI PLINIO

SPECIALE DOMUS AUREA

Mens. Anno XXXIX n. 464 ottobre 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ILIADE AL FEMMINILE

LETTERATURA

UN’ILIADE AL FEMMINILE

XXV BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO

IL PROGRAMMA COMPLETO

MONTERIGGIONI

IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO

MOSTRE MAREMMA • ARTEMIDE A GROSSETO •L A BELLEZZA A VETULONIA

www.archeo.it

TI BE ch RI eo O .i

IN EDICOLA IL 10 OTTOBRE 2023

2023

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SU LP

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ARCHEO 464 OTTOBRE

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Archeologia allo specchio

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

RESTAURI Benvenuti a palazzo! ALL’OMBRA DEL VULCANO I colori del lusso

ARCHEOFILATELIA Musei reali e virtuali

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di Luciano Calenda

MUSEI 6

All’ombra del Castello...

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www.archeo.it

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UMBRIA

NELLA VILLA DI PLINIO IL GIOVANE

LETTERATURA

Mens. Anno XXXIX n. 464 ottobre 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE DOMUS AUREA

amministrazione@timelinepublishing.it

VILLA DI PLINIO

Amministrazione

ILIADE AL FEMMINILE

Impaginazione Davide Tesei

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In copertina ipotesi ricostruttiva della controcalotta rotante della cenatio rotunda nella sala ottagona della Domus Aurea di Nerone.

IL CIELO IN UNA STANZA

ARTEMIDE A GROSSETO

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

di Paolo Braconi

Federico Curti

SPECIALE

DOMUS AUREA

MUSEO DI MONTERIGGIONI

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

€ 6,50

78

Presidente

TIBERIO SUL PALATINO

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

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2023

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

IN EDICOLA IL 10 OTTOBRE 2023

TIB ER IO

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contributi di Mariagrazia Celuzza, Chiara Valdambrini, Barbara Fiorini, Maria Francesca Colmayer, Paola Spaziani, Marco Rastelli, Cristian Dessi, Cristina Barsotti, Simona Rafanelli, Luigi Rafanelli e Giampiero Galasso

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Tesori di Maremma

ARCHEO 464 OTTOBRE

Anno XXXIX, n. 464 - ottobre 2023 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Il buen retiro di Plinio il Giovane

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di Flavia Marimpietri

SCAVI

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di Michele Mantuano

PAROLA D’ARCHEOLOGO Il museo oggi

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di Giacomo Baldini

di Alessandro D’Alessio e Luigi Maria Caliò

MUSEI Ammaliati da Orfeo A TUTTO CAMPO Voci dalle periferie

«Ho rimescolato le vecchie storie» di Giuseppe M. Della Fina

di Alessandra Randazzo

FRONTE DEL PORTO Sorprese nel cuore della città

ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/10

UN’ILIADE AL FEMMINILE

XXV BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO

IL PROGRAMMA COMPLETO

MONTERIGGIONI

IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO

MOSTRE MAREMMA

Comitato Scientifico Internazionale

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

• ARTEMIDE A GROSSETO • LA BELLEZZA A VETULONIA

arc464_Cop.indd 1

28/09/23 17:43

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Cristina Barsotti è restauratrice del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto. Giacomo Baldini è direttore dei Musei civici di Colle di Val d’Elsa e coordinatore del progetto del MaM. Stefano Borghini è funzionario architetto del Parco archeologico del Colosseo. Paolo Braconi è docente presso l’Università degli Studi di Perugia. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Luigi Maria Caliò è professore di archeologia classica presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Mariagrazia Celuzza è archeologa. Maria Francesca Colmayer è archeologa. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è direttore del Parco archeologico di Ostia Antica. Cristian Dessi è artista digitale. Barbara Fiorini è architetto. Luciano Frazzoni è archeologo. Giampiero Galasso è giornalista. Michele Mantuano è archeologo e collabora con il Gruppo di Gestione del Patrimonio Culturale dell’Università Complutense di Madrid. Alessandra Randazzo è giornalista. Luigi Rafanelli è architetto. Simona Rafanelli è direttrice del MuVet-Museo civico archeologico «Isidoro Falchi» di Vetulonia. Marco Rastelli è Business development manager marketing della BB.MM. Sergio Ribichini è studioso di storia delle religioni e delle civiltà del Mediterraneo antico. Paola Spaziani è archeologa. Mara Sternini è professoressa associata di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena. Chiara Valdambrini è direttrice del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto.


Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO

Abbandonati... eppure molto eloquenti 106 di Luciano Frazzoni

106 L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Fuoco di resurrezione 110 di Francesca Ceci

SPECIALE

110 LIBRI

84 Il cielo in una stanza

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84

di Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio

Illustrazioni e immagini: Cortesia Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio: pp. 91 (alto, sinistra), 94 (rielaborazione da un originale di Larry F. Ball, 2003), 95 (basso), 96 (alto e basso), 97 (basso), 103 (alto), 104 (rielaborazione da un originale di Larry F. Ball); Katatexilux, ricostruzioni virtuali: copertina e pp. 84, 100 (alto); M. Coen: pp. 88/89; A. Blanco: pp. 90, 92; ACS: pp. 92/93; A. Blanco-D. Nepi: elaborazione a p. 97 (alto); rilievo 3d A. Blanco-D. Nepi/ricostruzione virtuale Katatexilux: pp. 95, 98 (basso), 99; Archivio Parco archeologico del Colosseo: pp. 98/99; M. Muzzupappa: p. 103 (basso) – Cortesia Ufficio stampa: Stefano Castellani: pp. 6 (sinistra, alto, e destra), 7, 8-9; Ufficio fotografico del Parco archeologico del Colosseo: p. 6 (sinistra, basso) – Andreas M. Steiner: p. 3 – Royal Commission for AlUla: p. 3 (riquadro) – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 14-15 – Cortesia Archivio Ufficio beni archeologici della Provincia Autonoma di Trento: Luca Chistè: pp. 16-18 – Cortesia degli autori: pp. 20-26, 78, 79 (alto), 80-83, 110-111 – Shutterstock: pp. 38/39, 54 – Cortesia Giacomo Baldini: p. 43 (alto, sinistra); Luca Betti: pp. 40-41; Studio Inklink: tavole ricostruttive alle pp. 41, 45, 49; Società Monteriggioni AD 1213 srl/ Marzia Verdicchio: pp. 41 (basso), 43 (basso), 44, 48 (destra), 49 (basso), 50 (alto), 52, 53; Luca Passalacqua: p. 45 (alto); Floriano Cavanna; pp. 46 (basso), 46/47; Paolo Nannini: p. 47 (alto e basso); Stefano Bertoldi: pp. 50/51 – Cortesia MAAM-Museo archeologico e d’arte della Maremma, Grosseto: p. 60 (sinistra); Carlo Bonazza: pp. 58-59, 60 (destra); Alberto Franceschini: pp. 61, 62; Marco Rastelli: p. 63 – Cortesia MuVet-Museo Civico Archeologico «Isidoro Falchi» di Vetulonia: pp. 64-65 – Cortesia MiC-Soprintendenza ABAP per le Province di Pisa e Livorno: DSSBC Università di Siena/L. Passalacqua: pp. 66/67; Università degli Studi di Siena: p. 68 (alto) – Cortesia Archivio Parchi Val di Cornia SpA: pp. 68 (basso), 69 – Doc. red.: pp. 70, 73, 76, 85, 86/87, 106-108 – Mondadori Portfolio: AKG Images: p. 71; Album/Fine Art Images: pp. 74/75 – Per gentile concessione di G. Magli: pp. 100/101 – Mentnafunangann/Wikimedia Commons: p. 102 – Cippigraphix: cartine alle pp. 40, 79, 86.

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2022 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


n otiz iari o RESTAURI Roma

BENVENUTI A PALAZZO!

A

quasi cinquant’anni dall’insorgere dei gravi problemi strutturali che ne avevano determinato la chiusura e a seguito di importanti interventi di restauro, è stata riaperta al pubblico la Domus Tiberiana, la grandiosa residenza imperiale che si estende per circa 4 ettari sul Palatino, affacciata sulla valle del Foro Romano. La riapertura del monumento è stata accompagnata dal ripristino della circolarità dei percorsi tra Foro Romano e Palatino, attraverso la rampa di Domiziano e gli Horti Farnesiani: chi

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IL PALAZZO SUL PALATINO

Sul colle preferito

La Domus Tiberiana è il primo palazzo imperiale vero e proprio, eretto sul versante nord-occidentale del Palatino nel I secolo d.C. Oltre al settore residenziale, il palazzo comprendeva vaste aree a giardino, luoghi di culto, ambienti destinati alla guardia pretoriana a tutela dell’imperatore, nonché un vero e proprio quartiere di servizi affacciato verso il Foro Romano. Fin dalla prima età repubblicana, questo versante del Palatino venne prediletto dalle famiglie aristocratiche romane per erigervi le loro case, poiché si trattava di una zona immediatamente accessibile dalla valle del Foro Romano, come testimoniano le fonti letterarie e come è stato confermato dagli scavi. La prima fase della Domus Tiberiana attestata dalle in-

dagini archeologiche è quella neroniana, databile all’indomani dell’incendio del 64 d.C., ovvero contestualmente all’edificazione della Domus Aurea. Il palazzo subí diversi ampliamenti e ristrutturazioni nel tempo, le piú importanti delle quali sono dovute agli imperatori Domiziano (81-96 d.C.) e Adriano (117-138 d.C.), fino a raggiungere un’estensione di circa 4 ettari. L’utilizzo del palazzo imperiale continuò fino al VII secolo, quando divenne sede pontificia con Giovanni VII. Dopo secoli di abbandono, alla metà del XVI secolo, la famiglia Farnese realizzò sulle terrazze scenografiche della Domus Tiberiana gli Horti Farnesiani, uno splendido giardino di delizie, destinato a ospitare una nuova corte.

Sulle due pagine: immagini della Domus Tiberiana. In senso orario, dalla sinistra, in basso: le sostruzioni nord; due vedute del Clivo della Vittoria; ancora il Clivo della Vittoria, visto dagli archi della via Tecta; la figura di un gladiatore affrescata nella latrina omonima, di età neroniana; il frutto del limone negli affreschi della latrina «del Gladiatore».

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A TUTTO CAMPO Michele Mantuano

VOCI DALLE PERIFERIE NUOVE INTELLIGENZE COMBATTONO LA STIGMATIZZAZIONE DEI LUOGHI NELLA PERIFERIA DI FOGGIA, RICERCANDO BENESSERE E INCLUSIONE SOCIALE ATTRAVERSO LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE DELLA CAPITANATA

I

n questi anni molte periferie urbane sono teatro di interessanti fenomeni di rivendicazione dal basso, attraverso azioni concrete che ogni giorno mettono in discussione lo stereotipo di periferia quale sinonimo di marginalizzazione e degrado socio-culturale. La possibilità di invertire i flussi turistici dal centro ai margini, la lotta all’espansione edilizia incontrollata, il miglioramento della qualità della vita, la possibilità di creare inclusione e benessere sociale sono le motivazioni che, dal Nord al Sud del Paese, accomunano esperienze che, in maniera molto diversa, guardano anche al patrimonio culturale e richiamano i principi alla base della Convenzione quadro del Consiglio

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d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società civile. «Questo è un Capitale» recitava lo striscione posizionato dai ragazzi e dalle ragazze di Ottavia, gruppo informale nato nel 2020 a Foggia, nel corso di un sit in nei pressi di Masseria Pantano, esempio di architettura rurale di età moderna, nonché parte integrante di un contesto archeologico oggi invisibile e a rischio di deterioramento nella periferia sudorientale della città. Il termine pantano evoca un paesaggio umido fatto di acquitrini, che, fin dalla preistoria, ha attratto frequentazioni antropiche nell’area. Un toponimo che rimanda, in particolare, a un altro capitolo importante per l’archeologia della Capitanata, e cioè al «paesaggio di

potere» modellato dall’imperatore Federico II (1194-1250), di cui la domus Pantani citata nelle fonti di età sveva (1230, 1231, 1241), rappresenta un tratto essenziale.

LA PASSIONE DI FEDERICO Descritta da atti e cronache medievali come un’architettura di alto profilo, contornata da un parco con specchi d’acqua, popolata da animali e uccelli selvatici, la residenza era un ambiente ideale per la falconeria, passione che l’imperatore praticava nel Tavoliere. Un modello architettonico che il sovrano aveva probabilmente apprezzato nelle forme delle residenze normanne dell’area palermitana, arricchite dall’abbondante presenza di acqua e circondate da giardini di delizie, a imitazione dei palazzi degli emiri musulmani. Della residenza suburbana oggi non resta traccia: l’indagine archeologica dell’Università di Foggia, coordinata dal docente di archeologia medievale, Pasquale Favia, nei pressi di Posta Palazzo a ovest della Masseria Pantano, tradizionalmente identificata con la residenza federiciana, ha permesso di recuperare, in condizioni difficili di


A sinistra: foto aerea dell’area di Masseria Pantano, con i saggi di scavo dell’Università di Foggia. Nella pagina accanto: un’immagine dello sviluppo edilizio in prossimità di Masseria Pantano. In basso: lo striscione del Gruppo Ottavia esposto davanti alla Masseria Pantano.

scavo e di conservazione, la presenza di elementi scultorei, in marmo e breccia corallina, ascrivibili agli arredi del palazzo e di individuare resti di strutture murarie di varie dimensioni che prefigurano ambienti di servizio della stessa domus, poi acquisita dagli Angioini.

LA LUCE DELLA CULTURA «Masseria Pantano è diventato il simbolo del degrado urbano; sarebbe straordinario illuminarlo con la luce della cultura. Abbiamo intrapreso questa iniziativa partendo dalla raccolta delle informazioni e delle caratteristiche del contesto. Sono seguiti diversi incontri con tecnici e organizzazioni culturali e una campagna di sensibilizzazione attraverso una raccolta di firme, con l’obiettivo di promuovere nuove indagini archeologiche e destinare la masseria all’Università. Gli stessi residenti hanno manifestato un notevole interesse, dal momento che in massima parte sono consapevoli del fatto che la tutela e

la valorizzazione del sito possano avere un impatto positivo sulla qualità della vita nel quartiere»: il racconto di Mario, giovane militante di Ottavia, richiama a una responsabilità individuale e collettiva verso l’eredità materiale e immateriale del passato nella città di Foggia, oggi al centro di una difficile crisi sociale, culminata con il commissariamento dell’Amministrazione Comunale per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata. L’esperienza di Ottavia a Masseria Pantano segue l’iniziativa di altri gruppi informali e associazioni culturali della città, da anni impegnati nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico delle periferie urbane. Siamo ancora lontani da quanto sta avvenendo in altre città italiane: qui è possibile, tuttavia, cogliere alcuni segnali che pongono le basi per la costruzione di una Comunità di Patrimonio che, nello spirito della Convenzione di Faro, vuole ricercare il diritto all’eredità del

passato. In questa fase di transizione, le istituzioni hanno il compito di ascoltare simili esperienze, esplorando le motivazioni e gli obiettivi di chi vuole costruire una narrazione diversa per la città di Foggia, a partire dal suo patrimonio culturale. Ci troviamo in un momento impensabile fino a qualche decennio fa, in una sorta di rivoluzione dal basso che vede i cittadini convertirsi da semplici fruitori a protagonisti consapevoli di una nuova concezione del patrimonio culturale, quale potente mezzo di riscatto sociale. (mmantuan@ucm.es)

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MUSEI • TOSCANA

ALL’OMBRA DEL CASTELLO… DAGLI INIZI DEL XIII SECOLO IL CASTELLO DI MONTERIGGIONI RAPPRESENTA L’IMMAGINE STESSA DEL MEDIOEVO, UNA REALTÀ ANCORA PULSANTE NELLE VIVACI PENNELLATE DI AMBROGIO LORENZETTI O NELLE RIEVOCAZIONI STORICHE CHE AFFOLLANO L’ESTATE DI MOLTE CITTÀ ITALIANE. MA IN TANTI, GUARDANDO LA CORONA TURRITA CHE PROTEGGE L’ANTICO BALUARDO, IGNORANO CHE QUELLE PIETRE POGGIANO SU UN PASSATO MOLTO PIÚ ANTICO, RACCONTATO NEL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO DI MONTERIGGIONI, OSPITATO NEL COMPLESSO DI ABBADIA A ISOLA di Giacomo Baldini 38 a r c h e o


Veduta aerea di Monteriggioni (Siena). Il Castello possiede un profilo reso inconfondibile dalla cinta muraria intervallata dalle torri, che ne hanno fatto una sorta di immagine simbolo del Medioevo, non solo toscano.

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MOSTRE • TOSCANA

TESORI DI MAREMMA Veduta d’insieme della sala 1 della mostra «#Artemide: una, nessuna, centomila», in corso al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto fino al 5 novembre. Nella pagina accanto: busto dell’imperatore Adriano, da Serrata Martini, Castiglione della Pescaia.

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ARTEMIDE SI È FATTA IN QUATTRO IL MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA ESPONE LA PREGEVOLE STATUA DELLA DEA DA CASTIGLIONE DELLA PESCAIA, AFFIANCATA DA TRE «SORELLE» D’ECCEZIONE contributi di Mariagrazia Celuzza, Chiara Valdambrini, Barbara Fiorini, Maria Francesca Colmayer, Paola Spaziani, Marco Rastelli, Cristian Dessi e Cristina Barsotti

N

el 1880 lavori di bonifica e di canalizzazione nella piana del Lago di Castiglione (l’antico Lago Prile, un’ampia laguna che si estendeva in corrispondenza del tratto terminale del fiume Ombrone, n.d.r.) intercettarono nella località Serrata Martini un imponente complesso archeologico di età imperiale. Nulla rimane di quei resti edilizi, ma, in anni piú recenti, un altro settore dello stesso complesso è stato scavato in posizione simmetrica sull’altro lato dell’attuale canale nella località Le Paduline. L’insieme non è di facile interpretazione: a giudicare dai resti conservati a Le Paduline si sarebbe trattato di una villa privata probabilmente passata intorno al 100 d.C. al patrimonio imperiale, acquisendo allo stesso tempo anche funzioni pubbliche, come è documentato in altre situazioni costiere vicine. Le sculture ritrovate nella Serrata Martini si salvarono e giunsero al Museo Civico di Grosseto. Oltre all’Artemide ora esposta nella mostra al MAAM-Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, si recuperarono le gambe e la base di un’altra diversa statua di Artemide (del «tipo Versailles»), un busto dell’imperatore Adriano e un busto femminile attribuito a Sabina, moglie di Adriano.

Piú piccola del vero e priva della testa, l’Artemide è rappresentata come cacciatrice, mentre cammina con la faretra sulle spalle; fra i suoi piedi è il cranio di un capriolo.Veste un lungo chitone a pieghe fitte e rigide lungo fino alle caviglie e un mantello corto. Lo stile è arcaizzante, la datazione probabile è la seconda metà del I secolo a.C.

La statua, nota nella letteratura archeologica come Artemide «tipo Pompei», è stata nel tempo identificata con vari originali antichi, peraltro non pervenuti fino a noi,

L’imperatore che amava la caccia Ci si può chiedere se ci fosse un legame tra l’imperatore Adriano e Artemide-Diana e la risposta è affermativa. Sappiamo dalle fonti letterarie ed epigrafiche antiche che Adriano era un appassionato cacciatore. Scene di caccia e di sacrificio a Diana figurano su monete di Adriano e sui tondi adrianei inclusi nell’arco di Costantino. Siamo certi inoltre che Adriano abbia cacciato in Etruria: nell’iscrizione funeraria che forse compose personalmente, Adriano ricorda il suo cavallo Boristene «mentre volava dietro ai cinghiali fra paludi e tumuli etruschi» (CIL XII, 1122, add.). La presenza di cinghiali nel Rosellano è ricordata anche da un’epigrafe di un secolo piú recente, il cui protagonista è un altro cavallo che era stato ferito «dalle zanne di un cinghiale etrusco presso Roselle» (CIL XIV, 3911). (M. C.)

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MOSTRE • TOSCANA

IL BELLO NON HA TEMPO

ARTE ANTICA E CONTEMPORANEA DIALOGANO NELLA MOSTRA AL MUSEO «ISIDORO FALCHI» DI VETULONIA di Simona Rafanelli e Luigi Rafanelli

I

l tema dell’esposizione allestita nel Museo di Vetulonia, complementare a quello della mostra presentata nel 2022 («A tempo di danza. In armonia, grazia e bellezza»), ha mutato decisamente d’abito, sia sotto l’aspetto concettualenarrativo che sotto quello allestitivo-scenografico. Esso risponde, da un lato, al desiderio di dar voce a concetti significativamente «positivi» quali l’armonia, la grazia e la bellezza, e, dall’altro, alla volontà di realizzare una «mostra-cammeo», sviluppata lungo un itinerario di eccezione, che ha messo in scena un numero contenuto di capolavori selezionati da contesti unici, quali quello fiorito «naturalmente» alle falde del Vesuvio. Opere a cui fanno da pendant, nello stesso Museo Archeologico Nazionale di Napoli, le raccolte «artificiali» delle grandi Collezioni come quella Farnese, e il corpus contemporaneo scaturito dal genio artistico di Igor Mitoraj, custodito nell’atelier del maestro a Pietrasanta. Al principale spazio espositivo del Museo, la Sala delle Vele – trasformata in un vero e proprio teatro e divenuta da un anno sede di eventi culturali e performativi a tutto tondo –, si aggiunge lo spazio adiacente ricavato al centro della Sala G, consentendo di intrecciare un dialogo materiale e ideale fra i capolavori di arte antica e le opere d’arte contemporanea. Annullando nel racconto espositi-

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Nudo, bronzo patinato di Igor Mitoraj. 2003.

vo ogni distanza fra le piú alte espressioni dell’arte plastica romana in bronzo e in marmo e le opere modellate nel contemporaneo dalle mani e dall’anima di Igor Mitoraj, la nuova esposizione eleva a protagonisti del discorso artistico e narrativo il corpo in movimento, nella sua declinazione «maschile», tradotto nelle posture assunte dall’atleta durante la performance spor tiva, e la bellezza dell’arte classica, intesa quale risoluzione di una perfetta e circolare composizione dei gesti nell’armonia delle forme.

LA PIÚ BELLA STATUA ROMANA DELL’ANTICHITÀ A esprimere, incarnandoli, tali concetti, sono chiamate ancora una volta in causa le eccellenze dell’arte scultorea del Museo Archeologico Nazionale di Napoli-MANN, rappresentate dall’erma bronzea del Doriforo e da uno dei due Corridori restituiti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, a cui va ad affiancarsi la copia moderna al vero del secondo, suggestivamente animati nel video di Nicola Amico (Associazione Culturale Prisma), e da una selezione di statue romane in marmo. Fra queste ultime spiccano lo straordinario Gladiatore Farnese, definito nel Novecento da Enrico Paribeni la piú bella statua romana consegnataci dall’antichità, e il celebre Pugile da Sorrento, firmato da Koblanos di Afrodisia. Statue che ci restituiscono le fattezze di capolavori greci in bronzo della classicità e del primo ellenismo, opera di maestri del calibro di Mirone, Policleto e Lisippo e delle loro scuole. Interprete maggiore e privilegiato erede della bellezza dell’arte classica in età contemporanea, Igor Mitoraj rappresenta la proiezione nel futuro e nell’oggi della riformulazione dell’espressione artistica in forma plastica del bello in sé e lo fa da maestro, accogliendo e rileggendo, nel suo atleta nuotatore Nudo


in bronzo, già esposto nel contesto di unicità offerto dai ruderi di Pompei, l’eredità classica in chiave di bellezza «imperfetta», capace di riunire in un’unica forma armoniosa, «incompleta» ma non «incompiuta», le due parti dell’uomo in eterno conflitto fra la disunione e il progressivo deperimento della carne e l’unione imperitura dell’essenza immateriale. Anche per il 2023, l’allestimento della mostra, sapientemente illumiIn basso: il Gladiatore Farnese. II sec. d.C. (da un originale greco del V sec. a.C.) Napoli, MANN.

In alto: statue in bronzo di atleti nudi, cosiddetti Corridori, dalla Villa dei Papiri di Ercolano. I sec. a.C.-I sec.d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale. La scultura a sinistra è uno dei due originali, l’altra è una replica moderna.

nata dall’Azienda Exenia di Firenze, si avvale del talento di uno dei principali fotografi d’Arte italiani, Luigi Spina, le cui spettacolari foto-quadro conferiscono alla sala l’aspetto di una raffinata pinacoteca, e del giovane regista Lorenzo Antonioni, autore in esclusiva per il MuVet del docufilm Viaggio nel CORPO a CORPO, accompagnato da uno dei maggiori interpreti della musica contemporanea, il maestro sassofonista jazz Stefano «Cocco» Cantini. A quest’ultimo si deve, oltre alla colonna sonora ori-

ginale del docufilm, il servizio fotografico dedicato all’esposizione, a cui ancora una volta l’editore designer Alessandro Bartoletti ha voluto riservare in ARA Edizioni un elegante e accurato catalogo. DOVE E QUANDO «Corpo a corpo. Dalla Bellezza Classica dei capolavori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli alla Classicità del Bello nell’opera di Mitoraj» Vetulonia, MuVet-Museo civico archeologico «Isidoro Falchi» di Vetulonia fino al 5 novembre Info tel. 0564 927241 o 948058; e-mail: museo.vetulonia@comune. castiglionedellapescaia.gr.it; www.museoisidorofalchi.it Catalogo ARA Edizioni (Siena) a r c h e o 65


ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/10

«HO RIMESCOLATO LE VECCHIE STORIE»

SCRITTRICE E GIORNALISTA INGLESE, NATALIE HAYNES HA VOLUTO COMPIERE UN’OPERAZIONE ARDITA: RACCONTARE LA GUERRA DI TROIA DA UNA PROSPETTIVA FEMMINILE. È NATO COSÍ IL CANTO DI CALLIOPE, ROMANZO IN CUI VICENDE E PROTAGONISTI DEL CELEBRE CONFLITTO RIVIVONO IN UNA DIMENSIONE INEDITA E, NATURALMENTE, NON PRIVA DI «PROVOCAZIONI» LETTERARIE di Giuseppe M. Della Fina

«E

ho cantato le donne, le donne nell’ombra. Ho cantato chi è stato dimenticato, ignorato, non raccontato. Ho preso le vecchie storie e le ho rimescolate, finché le donne nascoste non sono apparse in piena luce. Le ho celebrate con il canto perché hanno aspettato fin troppo»: cosí parla la musa Calliope nell’ultimo

UN’AMBASCIATRICE DELLA CLASSICITÀ Natalie Haynes, l’autrice di A Thousand Ships (Il canto di Calliope, nella traduzione italiana) è una scrittrice e giornalista inglese. Ha cominciato a farsi conoscere grazie al successo della trasmissione radiofonica Natalie Haynes Up for Classics, trasmessa per BBC Radio 4. Nel 2015 ha ottenuto il Classical Association Prize per il suo impegno a favore della conoscenza del mondo classico. A Thousand Ships è stato finalista del prestigioso Women’s Prize for Fiction nel 2020 ed è stato ritenuto uno dei libri migliori pubblicati nel 2019 dai giornali The Times e The Guardian.

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Calliope piange la morte di Omero, olio su tela di Jacques-Louis David. 1812. Cambridge (USA), Harvard Art Museums. Nella pagina accanto: la giornalista e scrittrice inglese Natalie Haynes.


SCAVI • UMBRIA

IL BUEN RETIRO DI PLINIO IL GIOVANE A SAN GIUSTINO, GRAZIOSO COMUNE UMBRO AL CONFINE CON LA TOSCANA, SORGONO I RESTI DELLA VILLA APPARTENUTA AL NIPOTE DI PLINIO IL VECCHIO, SCRITTORE E GOVERNATORE ROMANO VISSUTO TRA IL I E IL II SECOLO D.C. LE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE CI PERMETTONO DI RICOSTRUIRE LA STORIA DI QUESTA RESIDENZA E DI SOTTOLINEARE L’INTERAZIONE TRA LE PRATICHE RELIGIOSE ROMANE E QUELLE, PRECEDENTI, DEGLI ABITANTI ETRUSCHI DELLA REGIONE di Paolo Braconi

«L

’aspetto del paese è bellissimo: immagina un anfiteatro immenso e quale soltanto la natura può crearlo. Una vasta e aperta piana è cinta dai monti, e le cime dei monti hanno boschi imponenti ed antichi» (Lettere V, 6). Cosí Gaio Plinio Cecilio Secondo, meglio conosciuto come Plinio il Giovane – per distinguerlo dallo zio Plinio il Vec-

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chio – descrive il luogo dove ha acquistato la sua nuova villa in Tuscis, in Etruria. Quel luogo ameno, dove Plinio trovò pace e r istoro dal caos dell’Urbe, è oggi noto come Colle Plinio, una località nel comune di San Giustino, al confine tra Umbria e Toscana. Il panorama è subito riconoscibile e poco mutato rispetto

a quanto scrive Plinio nella sua lettera all’amico Apollinare: un nucleo abitativo, una villa padronale (Villa Cappelletti), circondata da un giardino e un parco, dove la natura rimane imponente e protagonista, restituendo una calma antica. Qui, nell’area del «campo di Santa Fiora» ai primi del Novecento, lo storico Giovanni Magherini Gra-


ziani identificò i resti della villa di cui Plinio il Giovane parla nelle sue lettere nelle rovine che affiorarono durante lavori agricoli. Un’identificazione confermata dal rinvenimento di bolli impressi su tegola recanti le lettere CPCS, che corrispondono alle iniziali del nome completo di Plinio, Caius Plinius Caecilus Secundus. Nonostante l’evidenza e le valide argomentazioni di Graziani, una vera campagna di scavo fu intrapresa solo a partire dal 1986 grazie all’intervento e alla collaborazione delle Università di Perugia e Alicante, che qui lavorarono fino al 2003, conducendo 18 campagne di scavo, che hanno esplorato in forma estensiva tutta l’area archeologica individuata (circa 2 ettari). Va detto che gli scavi hanno riportato alla luce una parte della proprietà pliniana meno ricca e sontuosa della villa in Tuscis vera e propria, quindi sicuramente non la zona residenziale. Rispetto alla fonte scritta che la descrive (l’epistola

di Plinio ad Apollinare), ci sono varie corrispondenze, quali l’orientamento generale, la fronte porticata, l’atrio che vi si apre al centro, ma anche differenze sostanziali, tra cui la destinazione stessa di gran parte della villa indagata, che non corrisponde a quella desumibile dalla lettera pliniana. Gli scavi aggiungono interessanti tasselli al quadro d’insieme deducibile prima solo dalla lettera, e grazie allo studio delle testimonianze materiali rinvenute è possibile ricostruire la storia di questa residenza e del luogo in cui sorge.

UNA VILLA ROMANA IN UN SANTUARIO ETRUSCO La villa non fu costruita ex novo da Plinio. A posare la prima pietra, infatti, fu Marco Granio Marcello, tra il 2 a.C. e il 15 d.C., che non scelse un luogo qualsiasi, ma un piccolo centro religioso etrusco che marcava il guado di un torrente, lungo una via antichissima, battuta ogni anno dai pastori in transumanza.

Ricostruzione della Villa di Plinio il Giovane proposta nel Museo Archeologico della Villa di Plinio il Giovane. Celalba di San Giustino (Perugia), Villa Magherini Graziani. Nella pagina accanto: veduta aerea di Colle Plinio e del campo di Santa Fiora, teatro degli scavi della villa in Tuscis di Plinio il Giovane.

San Giustino Arezzo

La go Tra s im eno

Perugia UMBRIA

La go di Bols ena

Viterbo

Terni Rieti

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SPECIALE • DOMUS AUREA

IL CIELO IN

UNA STANZA LA SALA OTTAGONA È L’AMBIENTE PIÚ CELEBRE DELLA DOMUS AUREA, LA SONTUOSA VILLA URBANA REALIZZATA PER VOLERE DELL’IMPERATORE NERONE – DOPO IL FAMIGERATO INCENDIO DEL 64 D.C. – AL CENTRO DI ROMA, SUL LUOGO DI UN PRECEDENTE PALAZZO (LA DOMUS TRANSITORIA) ED ESTESA SU AMPIA PARTE DEI COLLI PALATINO, ESQUILINO E CELIO. LA GRANDE SALA, OGGI RICOPERTA – INSIEME A TUTTE LE RESTANTI VESTIGIA DELLA DOMUS – DAI GIARDINI E DALLE STRUTTURE DELLA CITTÀ MODERNA, RAPPRESENTA LA PRIMA COSTRUZIONE A CUPOLA ERETTA SU PIANTA OTTAGONALE. IL SUO ASPETTO ORIGINARIO E LA SUA FUNZIONE SCENICA SONO OGGI AL CENTRO DI UNA NUOVA, AFFASCINANTE IPOTESI INTERPRETATIVA... di Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio In alto: Domus Aurea. Complesso della sala ottagona, ipotesi ricostruttiva renderizzata della copertura a cassettoni aperti della cenatio rotunda. Nella pagina accanto: ritratto in marmo dell’imperatore Nerone (37-68 d.C.). XVII sec. Roma, Musei Capitolini. 84 a r c h e o


UNA NUOVA VECCHIA IDEA... Cenationes laqueatae tabulis eburneis versatilibus, ut flores, fistulatis, ut unguenta desuper spargerentur; praecipua cenationum rotunda, quae perpetuo diebus ac noctibus vice mundi circumageretur Le sale da pranzo avevano soffitti coperti da lastre di avorio, mobili e forate in modo da permettere la caduta di fiori e profumi. La principale di queste sale era rotonda, e girava continuamente, giorno e notte, su se stessa, come il mondo (Suet., Nero, XXXI, 1)

C

on queste scarne eppure affascinanti parole Svetonio, nella Vita di Nerone, descrive la sontuosa cenatio rotunda della Domus Aurea, la sala da pranzo che «incessantemente girava su se stessa come il mondo». Cercata per decenni in diversi luoghi fra quelli anticamente ricompresi nell’area della immensa reggia imperiale (estesa su una superficie di quasi cento ettari tra Palatino, Celio, Velia ed Esquilino) ed erroneamente identificata piú di recente nella grande struttura «a torre» scoperta a Vigna Barberini (emulazione forse del Faro di Alessandria), ne abbiamo ora rintracciato le vestigia – non poche come mostreremo – proprio lí dove era già stato ipotizzato potesse stare, ma senza prove certe: all’interno cioè della sala ottagona del grande padiglione di Colle Oppio. Appena pubblicata negli Atti della Giornata di studi in memoria di Fedora Filippi (a lungo responsabile del monumento e alla quale vogliamo idealmente dedicare anche questo contributo), tenutasi presso l’Istituto Germanico di Archeologia in Roma nel set-

tembre 2022, e in corso di stampa anche nella prestigiosa rivista Archeologia Classica, abbiamo già presentato questa nostra ipotesi, fortemente corroborata da dati nuovi e convergenti, al convegno «L’Otium è rivelatore. Imperator i e otium tra archeologia e letteratura», tenutosi alla «Sapienza» Università di Roma nel maggio 2022 (atti di prossima edizione), e ancora, nel marzo 2023 alla IX edizione di «Luce sull’archeologia. Magnificenza e lusso in età romana: spazi e forme del potere tra pubblico e privato», organizzata come ogni anno dal Teatro di Roma in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Studi Romani e con «Archeo», che qui ci ospita. La r iproponiamo sia per condividerla con il vasto pubblico di lettor i della rivista, sia per rispondere ad altre recenti fantasiose ricostruzioni che sembrano «ispirarsi» ai dati da noi presentati per collocare la stanza perduta in imprecisati e indimoa r c h e o 85


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Archeo n. 464, Ottobre 2023 by Archeo - Issuu