Skip to main content

Archeo n. 463, Settembre 2023

Page 1

CAPO CORSO

ROVERETO

DEVOZIONE ETRUSCA

ROVERETO

IL FUTURO DEL PASSATO

DONNE DELL’AVENTINO

MODENA

MUSEO DI CRACOVIA

SPECIALE AREA SACRA DI LARGO ARGENTINA

Mens. Anno XXXIX n. 463 settembre 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

IN MOSTRA LA DEVOZIONE ETRUSCA

ROMA

RIAPRE L’AREA SACRA DI LARGO ARGENTINA POLONIA

UN MUSEO PRINCIPESCO A CRACOVIA

STORIE

TUTTE LE DONNE DELL’AVENTINO ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

IL RELITTO DI CAPO CORSO

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 SETTEMBRE 2023

2023

ww

w. ar

ch

eo .it

ROSPECIA M LE A

ARCHEO 463 SETTEMBRE

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Una meravigliosa confusione 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

ARCHEOLOGIA SUBACQUEA Quel carico mai consegnato... ALL’OMBRA DEL VULCANO Alle pendici dei Monti Lattari

MOSTRE 20

di Carolina Megale

ARCHEOLOGIA SUBACQUEA 6

Per grazia ricevuta

44

di Laura Maria Michetti, Carla Tulini e Cristiana Zanasi

Un mare di vetro prezioso 26 a cura della redazione

6 8

di Alessandra Randazzo

SCAVI Nei dintorni di Cures 10 di Giampiero Galasso

FRONTE DEL PORTO Tutto il Parco in un visore

MOSTRE Un brindisi per Fufluns

12

44

26

STORIA

Le santissime donne dell’Aventino 54

INCONTRI

Da Rovereto uno sguardo attento sul futuro del passato

di Elena Bianca Di Gioia

34

di Claudia Beretta e Alessandra Cattoi

di Alberto Tulli

IN DIRETTA DA VULCI Bentornata! 14 di Carlo Casi

34

In copertina veduta dell’area sacra di largo Argentina, Roma.

he

w.a rc

2023

ww

€ 6,50

www.archeo.it

ARCHEO 463 SETTEMBRE

ROSPECIA M LE A

54 IN EDICOLA L’ 8 SETTEMBRE 2023

di Mara Sternini

16

o. it

A TUTTO CAMPO Le sfingi di Guadalupe

CAPO CORSO

Presidente

Federico Curti

ROVERETO

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

MODENA

IN MOSTRA LA DEVOZIONE ETRUSCA Mens. Anno XXXIX n. 463 settembre 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE AREA SACRA DI LARGO ARGENTINA

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

MUSEO DI CRACOVIA

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

ROVERETO

IL FUTURO DEL PASSATO

DONNE DELL’AVENTINO

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

DEVOZIONE ETRUSCA

Anno XXXIX, n. 463 - settembre 2023 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

ROMA

RIAPRE L’AREA SACRA DI LARGO ARGENTINA POLONIA

UN MUSEO PRINCIPESCO A CRACOVIA

arc463_Cop.indd 1

STORIE

TUTTE LE DONNE DELL’AVENTINO ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

IL RELITTO DI CAPO CORSO

04/08/23 14:30

Comitato Scientifico Internazionale

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Claudia Beretta è curatrice del programma e responsabile dell’Ufficio Stampa del RAM Film Festival. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Alessandra Cattoi è direttrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto e del RAM Film Festival. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professoressa ordinaria di storia romana presso Alma Mater Studiorum-Università di Bologna. Francesco Colotta è giornalista. Elena Bianca Di Gioia è storica dell’arte. Luciano Frazzoni è archeologo. Giampiero Galasso è giornalista. Dorota Gorzelany è conservatrice della Galleria d’Arte Antica del Museo dei Principi Czartoryski di Cracovia. Carolina Megale è archeologa. Laura Maria Michetti è professoressa associata di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Claudio Parisi Presicce è Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali del Comune di Roma. Alessandra Randazzo è giornalista. Mara Sternini è professoressa associata di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena. Carla Tulini è dottoranda in etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Alberto Tulli è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Cristiana Zanasi è curatrice della sezione Archeologia Etnologia del Museo Civico di Modena.


76 MUSEI

Il senso di Władisław per l’antico 76 di Dorota Gorzelany

Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO

Quando il vaso si fa bello

106

di Luciano Frazzoni

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Alla fine dell’arcobaleno 110 di Francesca Ceci

SPECIALE

110 LIBRI

84 Quell’area sacra all’ombra della torre

112

84

a cura della redazione, con un intervento di Claudio Parisi Presicce

Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura: pp. 92-93, 94/95 (basso), 96, 100; Monkeys Video Lab: copertina e pp. 84/85, 96/97, 102-105; Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali: p. 90 – Shutterstock: pp. 3, 57 (alto), 58, 67, 69, 74-75, 88/89, 94/95 (alto) – Cortesia Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: pp. 6-7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti: p. 10 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 12-13 – Cortesia Fondazione Vulci: pp. 14-15 – Doc. red.: pp. 16-17, 57 (basso), 60-63, 66, 86/87, 99, 107 (alto), 108 – Cortesia degli autori: pp. 20, 59, 64, 110-111 – Cortesia Ufficio promozione e comunicazione della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo Taranto: Manuel Añò-V. Creuze-D. Degez/SN Sub-DRASSM: pp. 26/27, 30, 31 (basso); Manuel Añò-ProdAqua/SN Sub-DRASSM: pp. 26, 28-29, 31 (alto), 32 – Cortesia RAM Film Festival, Rovereto: pp. 34-40 – Cortesia Museo Civico di Modena: p. 47 (alto); Paolo Terzi: pp. 44, 45 (basso), 46, 48-49, 50 (sinistra), 52; Elena Roveda: pp. 45 (alto), 53; Gianluca Pellacani: p. 47 (basso); Andrea Rossi, DI.AR Diagnostica: pp. 50 (destra), 51 – The Metropolitan Museum of Art, New York: pp. 54/55, 106, 107 (basso) – Mondadori Portfolio: AKG Images: p. 65; Electa/ Sergio Anelli: p. 68; Archivio Magliani/Mauro Magliani & Barbara Piovan: p. 71; Ann Ronan Picture Library/Heritage-Images: p. 72; Toring Club Italiano/UIG: p. 91; Archivio GBB: p. 101 – Inklink-Musei: p. 98 (consulenza scientifica Andrea Carandini) – Staatliche Museen zu Berlin: p. 109 – Patrizia Ferrandes: cartina a p. 56. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2022 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


ALL’OMBRA DEL VULCANO di Alessandra Randazzo

ALLE PENDICI DEI MONTI LATTARI È STATO APPENA SIGLATO UN PROTOCOLLO D’INTESA GRAZIE AL QUALE VILLA CUOMO, UNO DEI PIÚ IMPORTANTI COMPLESSI DELL’AGER STABIANUS, SARÀ OGGETTO DI NUOVI INTERVENTI DI SCAVO E RESTAURO, FINALIZZATI A GARANTIRNE LA PIENA FRUIZIONE

D

opo la distruzione della città di Stabiae durante la guerra sociale nell’89 a.C., il ricco ager Stabianus vide sorgere numerose ville rustiche, nel contesto di ricchi latifondi votati alla coltivazione di terreni e alla pastorizia. Nell’attuale territorio di Sant’Antonio Abate (Napoli), paese situato sulle prime propaggini dei Monti Lattari, la fertilità della terra e il clima temperato favorirono questo fenomeno, ampiamente documentato dall’archeologia. Nel corso degli anni, in questo comprensorio sono state individuate ben diciotto ville rustiche, fra le quali spicca quella situata in via casa Salese, in una proprietà privata. Databile nel I secolo a.C., la villa si trova sotto le pendici dei Lattari, con affaccio sulla pianura e sul Vesuvio e in connessione con l’antico asse viario che collegava Nuceria a Stabiae e permetteva lo scambio di merci tra l’entroterra e l’approdo marittimo. La villa rustica fu scavata a partire dal 1974 su concessione dell’allora Soprintendenza Archeologica di Napoli dallo stesso proprietario del fondo, Carlo Cuomo, che riportò alla luce il peristilio e alcuni ambienti circostanti, impreziositi da affreschi in tardo III stile.

8 archeo

Sant’Antonio Abate (Napoli). L’ambulacro del peristilio di Villa Cuomo, residenza realizzata tra la fine del I sec. a.C. e la prima metà del I sec. d.C. La storia della scoperta ha i caratteri di un’avventura: accortosi che un muro di recinzione della sua tenuta agraria aveva l’aspetto di una muratura antica, Cuomo chiese al soprintendente Alfonso De Franciscis l’autorizzazione a effettuare lo scavo a proprie spese, coinvolgendo il suo colono, alcuni parenti e diversi studenti. Un primo sterro meccanico portò alla luce resti di strutture antiche per circa 1 m di altezza, mentre lo scavo a mano liberò un’area piú ampia, restituendo oltre 200 reperti, che sono oggi in parte custoditi nel Museo Libero d’Orsi della Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia. Nuovi scavi intrapresi nel

2009 dalla Soprintendenza hanno quindi portato alla scoperta di altri ambienti della villa.

RIMANEGGIAMENTI E TRASFORMAZIONI Le indagini condotte nelle due campagne di scavo hanno provato che il complesso residenziale venne costruito tra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. e fu rimaneggiato piú volte, con trasformazioni legate ai danni provocati dal terremoto del 62 d.C. e dallo sciame sismico che precedette l’eruzione del 79 d.C. Non si conosce il nome del proprietario del complesso, ma le decorazioni superstiti di tre


Dall’alto: Villa Cuomo: la scala d’accesso al secondo piano dell’edificio; il triclinio; il larario.

agricoli. Del materiale fanno parte anche grandi dolia destinati a contenere olio d’oliva, farinacei e vino, oltre a vasellame da cucina, lucerne, macine ed elementi architettonici di pregio, legati alle coperture, come antefisse di terracotta a palmetta e tegole con bollo «L. EUMACHI EROTIS» e perciò databili al I secolo d.C.

FUGA SENZA SCAMPO

ambienti ne suggeriscono la raffinatezza. Tra queste decorazioni figura un bel larario con la scena del sacrificio di un toro; la sala del triclinio, ampia e ancora conservata per quasi tutta la sua altezza, presenta affreschi con figure di animali, delicati motivi floreali e nature morte, oltre a un pavimento in cocciopesto con raffinato disegno geometrico, formato da tessere di marmo bianco. Allo stato attuale non è possibile conoscere l’intera estensione del complesso, la cui superficie scavata è pari a oltre 500 mq e non è quindi facile stabilire il carattere prevalente della sua funzione produttiva. Tuttavia un ruolo rilevante doveva avere la viticoltura. Tra i reperti recuperati, vi sono, infatti, numerose anfore vinarie e attrezzi

La tragedia dell’eruzione vesuviana del 79 d.C. è testimoniata anche dal ritrovamento degli scheletri di due individui che invano cercarono riparo all’interno di un collettore fognario che seguiva il perimetro della villa; poco distante dai resti umani sono state individuate una brocca e una scure, forse le poche cose portate con sé dai fuggiaschi. Tra le particolarità della villa anche alcune scritte leggibili in vari ambienti: una, a carboncino, di dubbia interpretazione, si trova alla base della nicchia del larario, mentre due graffiti riportano le frasi: «STABIANI HIC SINE THALAMO» («Qui gli Stabiani senza il letto») e «CRESO…MIGIA FEDAT», un’imprecazione. Di recente è stato firmato un protocollo d’intesa tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei, il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli «Federico II e il Comune di Sant’Antonio Abate per la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino e, in particolare, di Villa Cuomo con interventi di scavo, restauro e manutenzione che porteranno alla piena fruizione del complesso. Per notizie e aggiornamenti su Pompei: pompeiisites.org; Facebook: Pompeii-Parco Archeologico; Instagram: Pompeii-Parco Archeologico; Twitter: Pompeii Sites; YouTube: Pompeii Sites.

archeo 9


MOSTRE • EMILIA-ROMAGNA

PER GRAZIA

RICEVUTA VOLTI, PARTI ANATOMICHE, ANIMALI... AMPIO E VARIEGATO È IL REPERTORIO DEGLI EX VOTO ETRUSCHI DEPOSTI IN LUOGHI DI CULTO COME QUELLO SCOPERTO A VEIO, ALLA FINE DELL’OTTOCENTO, SUL PIANORO DI COMUNITÀ. MOLTI DEI REPERTI ALLORA RINVENUTI PRESERO LA VIA DEL MUSEO CIVICO DI MODENA, CHE LI HA RESI PROTAGONISTI DI UN IMPORTANTE PROGETTO ESPOSITIVO di Laura Maria Michetti, Carla Tulini e Cristiana Zanasi

V

eio, uno dei principali centri dell’Etruria meridionale, occupava un pianoro posto sulla riva destra del Tevere, in una posizione strategica a controllo dello sbocco al mare e delle saline di Ostia. Il confine fra Veio e Roma – e tra Etruschi e Latini –

44 a r c h e o

nella bassa valle tiberina era cruciale e pose le due grandi città in un perenne conflitto, ma nello stesso tempo si configurò come un elemento di incontro che favorí scambi e strettissimi rapporti sul piano culturale, soprattutto in età arcaica (a partire dal VI secolo

a.C.), in concomitanza con la presenza a Roma della dinastia dei Tarquini. A partire dal V secolo a.C. le fonti letterarie ci informano dell’inasprirsi del conflitto e della sempre crescente pressione romana sulla sponda destra del Tevere, fino ad arrivare al


A sinistra: allestimento e videoinstallazione nella sala dell’Archeologia del Museo Civico di Modena. In basso e nella pagina accanto: due teste, una femminile e una maschile entrambe velate. III-II sec. a.C. Scavo Lanciani 1889. Ex voto della raccolta di Veio del Museo Civico di Modena.

mitico decennale assedio conclusosi con la presa di Veio nel 396 a.C. a opera di Furio Camillo, che segnò il definitivo ingresso di Roma nel territorio degli Etruschi.

IL RAPPORTO CON LA SFERA DEL SACRO Tra le grandi città d’Etruria, Veio è certamente una delle piú importanti sotto il profilo delle testimonianze di carattere cultuale, non soltanto per la risonanza di scoperte eccezionali che nel secolo scorso hanno contribuito a diffondere la consapevolezza della specificità dell’arte etrusca rispetto a quella greca – basti pensare al celebre Apollo e alle altre statue acroteriali del tempio del Portonaccio – e per l’entità dei monumenti e dei reperti rinvenuti, ma anche per l’investimento che la città ha dimostrato di destinare ai luoghi sacri fin dagli inizi dell’età arcaica. Dalle attività di ricognizione condotte a partire dagli anni Cinquanta del Novecento da parte della British School at Rome, sotto la guida di John Bryan Ward Perkins, e dall’analisi dei depositi votivi relativi alle numerose aree di culto urbane e suburbane, emerge con chiarezza una continuità d’uso degli spazi sacri ben oltre la a r c h e o 45


STORIA • ROMA

LE SANTISSIME DONNE

DELL’AVENTINO

LA TOPONOMASTICA DEL COLLE AVENTINO, A ROMA, EVOCA PERSONAGGI DELLA STORIA FORSE MENO NOTI, MA CHE FURONO PROTAGONISTI DI VICENDE DI GRANDE INTERESSE. È IL CASO, IN PARTICOLARE, DI UNA SCHIERA DI DONNE NOBILI E RICCHE, LA CUI ESISTENZA CAMBIÒ RADICALMENTE DOPO AVER ABBRACCIATO LA FEDE CRISTIANA di Elena Bianca Di Gioia 54 a r c h e o


il Campidoglio e i Fori – divenne una delle piú aristocratiche zone residenziali della città. Al culmine del suo sviluppo urbano, Rodolfo Lanciani (1845-1929; archeologo che seguí per anni i molti scavi di Roma e al quale si deve la pubblicazione della Forma Urbis, n.d.r.) ricorda sul colle centotrenta residenze nobiliari e, tra queste, quella dell’imperatore Vitellio, quella privata del futuro imperatore Traiano, alcune grandiose Terme e importanti edifici di culto.

L’

Aventino è uno dei colli piú affascinanti di Roma. Alto sulle pendici che svettano sull’ansa del Tevere, è il piú meridionale della città e, per le sue caratteristiche morfologiche e topografiche, appare isolato dal resto del contesto urbano per gran parte della sua estensione. Considerato esterno al pomerio fino all’epoca dell’imperatore Claudio (I secolo d.C.), fu protetto fin dal VI secolo a.C. dalla cinta muraria dell’età del re Servio Tullio. Nel 456 a.C. fu dichiarato di proprietà pubblica e i suoi terreni distribuiti al nuovo ceto della piccola borghesia imprenditoriale dei

plebei per costruirvi le loro abitazioni. A partire da quel momento e fino al II secolo a.C., il colle assunse le caratteristiche di quartiere popolare e mercantile. In seguito gran parte dei suoi abitanti e delle attività commerciali si spostarono sulle rive del Tevere, in prossimità del nuovo porto fluviale denominato Emporium, vicino ai grandi magazzini e ai depositi di derrate e merci degli Horrea. In età imperiale, proprio per le sue caratteristiche di spazio urbano appartato e allo stesso tempo contiguo ai luoghi del potere e della vita politica – i palazzi imperiali del Palatino affacciati sul Circo Massimo,

SACCHEGGI E DEVASTAZIONI Durante il Sacco di Alarico del 410 l’Aventino subí danni gravissimi. Attirati dalle dimore patrizie i Goti seminarono morte e devastazione. Molti edifici pubblici e privati furono saccheggiati e incendiati, come documentano gli scavi archeologici e le testimonianze dei contemporanei. Nobili famiglie furono decimate, i loro beni depredati, le domus date alle fiamme, i luoghi abbandonati. Da quel momento il quartiere subí un lento declino e un progressivo spopolamento che lo rese luogo ideale, tra l’età tardo-antica e l’Alto Medioevo, per l’insediamento di chiese e monasteri. Questo carattere di quieto isolamento ha continuato a caratterizzare l’Aventino fino al primo dopoguerra. Passeggiando oggi tra chiese, conventi, giardini e villini del primo Novecento, incontriamo piazze e vie che devono il loro nome al riordino della toponomastica degli anni 1931-1935, quando fu comSulle due pagine: le pendici occidentali dell’Aventino in una delle incisioni realizzate da Aegidius Saedler II sulla base di originali di Etienne Du Pérac e riunite nella raccolta Vestigi della antichità di Roma, Tivoli, Pozzvolo et altri luochi. 1606. New York, The Metropolitan Museum of Art. a r c h e o 55


MUSEI • POLONIA

SENSO DI WŁADISŁAW PER L’ANTICO IL

IL MUSEO DEI PRINCIPI CZARTORYSKI, A CRACOVIA, È UNA SIGNIFICATIVA TESTIMONIANZA DEL GUSTO COLLEZIONISTICO DI STAMPO OTTOCENTESCO, IN QUESTO CASO, PERÒ, ACCOMPAGNATO DAL DESIDERIO DI DIVULGARE LA CONOSCENZA DELL’ARTE ANTICA di Dorota Gorzelany

76 a r c h e o


L

a Galleria d’Arte Antica allestita nell’Arsenale del Museo dei Principi Czartoryski, una delle sedi del Museo Nazionale di Cracovia, custodisce una collezione di arte antica senza eguali nella Polonia meridionale e che comprende oggetti provenienti da quasi tutte le culture del bacino mediterraneo. Nel maggio 2021, l’esposizione è stata aperta al pubblico in un nuovo allestimento, nell’ambito di una delle fasi della ristrutturazione completa del museo. L’ampia sala, con la sua esposizione open space, vuole evocare l’idea di un viaggio nel tempo e nello spazio

intorno al Mediterraneo. Percorrendo la sala, contraddistinta da un tenue e accogliente colore verde chiaro, il visitatore può correlare i fenomeni culturali, notare le somiglianze e le differenze tra opere che si sono susseguite, o tra quelle sorte nel medesimo periodo in diversi paesi del Mediterraneo. Il viaggio, circolare, parte dall’Egitto faraonico sino all’Egitto tardo-antico, passando per l’Italia etrusca e romana, la Grecia, il Medio Oriente. Il nucleo principale dell’esposizione è formato dagli oggetti antichi acquisiti dal principe Władysław Czartoryski (1828-1894) nella se-

In alto: ritratto del principe Władysław Czartoryski (1828-1894), olio su tela di Teodor Axentowicz. 1892 circa. Cracovia, Museo dei Principi Czartoryski

Salvo diversa indicazione, tutte le opere riprodotte in questo articolo sono esposte nella Galleria d’Arte Antica del Museo dei Principi Czartoryski, una delle sedi del Museo Nazionale di Cracovia. Sarcofago in terracotta, con figura di donna sul coperchio, da Tuscania. Produzione etrusca, fine del III-inizi del II sec. a.C. a r c h e o 77


TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO Luciano Frazzoni

QUANDO IL VASO SI FA BELLO LA PRODUZIONE DEI MANUFATTI CERAMICI RISPONDE NON SOLO A ESIGENZE FUNZIONALI, MA RAPPRESENTA ANCHE UN’OCCASIONE IDEALE PER LASCIARE BRIGLIA SCIOLTA ALL’ESTRO DI QUANTI DAVANO ALL’ARGILLA INFORME LA SUA NUOVA E DUREVOLE VITA

F

in dalla comparsa dei primi vasi in ceramica, i loro creatori hanno elaborato una vasta gamma di motivi decorativi, che rispondevano sia a esigenze pratiche che al gusto estetico, spesso riproducendo oggetti realizzati in altro materiale, come, per esempio, il vasellame metallico, imitato in argilla perché

106 a r c h e o

piú economico. Alcuni elementi decorativi, come le cordonature a rilievo, avevano anche uno scopo pratico, in quanto servivano per facilitare la presa dei vasi in mancanza di anse, o anche permetterne la sospensione mediante cordicelle nel caso di bugne perforate. Si possono distinguere decorazioni

plastiche, modellate a mano e applicate a crudo sul corpo del vaso, o anche impresse, incise, a rilievo ottenuto mediante matrice o rullo, alla barbottina, a rilievo applicato, e infine decorazioni ottenute con la tecnica pittorica. Tipiche delle ceramiche preistoriche e protostoriche sono la decorazione plastica a cordoni e quella


impressa, ottenuta, la seconda, con vari accorgimenti, dalla semplice pressione delle dita, con una stecca rigida, una cordicella, o con il bordo della valva di una conchiglia, in quest’ultimo caso ricavando un motivo ad arco di cerchio. Mediante uno strumento a punta rigida, si ottiene invece la decorazione incisa. Anche queste decorazioni si trovano, magari associate ad altre come le bugne o le impressioni digitali, sulle ceramiche pre- e protostoriche, su cui compaiono anche motivi complessi, che vanno da quelli geometrici (bande, zig-zag, linee ondulate, triangoli, scacchiere, svastiche) a quelli figurati, nei quali spesso compaiono figure umane e animali stilizzate. Queste decorazioni vengono realizzate su manufatti ancora crudi, quando l’argilla non è ancora essiccata e prima di essere sottoposta a cottura.

scorrere sulla superficie del vaso ancora fresca un cilindretto o una rotella su cui sono impressi i motivi ornamentali in negativo; a rilievo applicato, consistente nell’applicare piccoli motivi ottenuti a stampo (maschere, palmette, figurine umane), come si trova su

Particolare della decorazione di un vaso a figure rosse in cui si vede un vasaio all’opera. Pittore di Leningrado, 470-460 a.C. Napoli, Gallerie d’Italia. In basso e nella pagina accanto: due coppe megaresi, caratterizzate da decorazioni ottenute mediante l’uso di matrici. III-II sec. a.C.

SOLUZIONI DIVERSIFICATE Le decorazioni a rilievo si possono inoltre ricavare anche con altre tecniche: da matrici, come sulle coppe megaresi e sulla terra sigillata, a imitazione di oggetti in metallo pregiato come l’oro e l’argento; a rullo, presenti per esempio su alcune produzioni in bucchero, ottenute facendo

a r c h e o 107


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Archeo n. 463, Settembre 2023 by Archeo - Issuu