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Archeo n. 458, Aprile 2023

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NELLA CITTÀ DI MARIA MADDALENA

PRINCIPESSA ITTITA

ROBERT GRAVES

CERAMICA

SPECIALE LE VIE DELL’ACQUA

LETTERATURA

NELLA CITTÀ DI MARIA MADDALENA

DONNE E POTERE

UNA PRINCIPESSA ITTITA

L’IMPERATORE CHE AMAVA LA STORIA

SPECIALE LE VIE DELL’ACQUA

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 APRILE 2023

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Mens. Anno XXXIX n. 458 aprile 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 458 APRILE

SCOPERTE IN GALILEA € 6,50


SOMMARIO EDITORIALE La burla di Antas

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

SCAVI Cenere e vetro

ARCHEOFILATELIA Quel tesoro... liquido

24

di Luciano Calenda

SCOPERTE

ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/7

L’imperatore che amava la storia

62

di Giuseppe M. Della Fina

6

Nella città della Maddalena

6

incontro con Dina Avshalom Gorni, a cura di Victoria Mesistrano

32

di Giampiero Galasso

ALL’OMBRA DEL VULCANO Una casa da museo

8

di Alessandra Randazzo

FRONTE DEL PORTO Melting pot di ieri e di oggi

10

DONNE DI POTERE/2

12

di Stefano de Martino

di Marina Lo Blundo

MUSEI Una storia scritta sul mare

32 Quel matrimonio di una principessa ittita 48

di Giampiero Galasso

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di Mara Sternini

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48

62 IN EDICOLA L’ 8 APRILE 2023

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INCONTRI Chiusura in bellezza

€ 6,50

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A TUTTO CAMPO Il Galata nero

In copertina la cosiddetta «Pietra di Magdala», un blocco di arenaria decorata a bassorilievo con i simboli ispirati al tempio di Gerusalemme, rinvenuto nella città omonima.

Presidente

Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

SCOPERTE IN GALILEA

Mens. Anno XXXIX n. 458 aprile 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE LE VIE DELL’ACQUA

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

CERAMICA

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

ROBERT GRAVES

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

PRINCIPESSA ITTITA

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Federico Curti

NELLA CITTÀ DI MARIA MADDALENA

Anno XXXIX, n. 458 - aprile 2023 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

NELLA CITTÀ DI MARIA MADDALENA DONNE E POTERE

UNA PRINCIPESSA ITTITA LETTERATURA

L’IMPERATORE CHE AMAVA LA STORIA

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SPECIALE LE VIE DELL’ACQUA

29/03/23 17:23

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Stefano de Martino è professore ordinario presso l’Università di Torino, Dipartimento di Studi Storici. Giampiero Galasso è giornalista. Marina Lo Blundo è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Victoria Mesistrano è archeologa. Massimo Nafissi è professore ordinario di storia greca e romana presso l’Università degli Studi di Perugia. Alessandra Randazzo è giornalista. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Mara Sternini è professore associato di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.


Rubriche TERRA, ACQUA, FUOCO, VENTO Il racconto dei «cocci»

104

di Luciano Frazzoni

104 L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

La «conversione» del Colosseo

74 110

di Francesca Ceci

LIBRI

112

SPECIALE

Per il piú prezioso dei beni

74

di Flavio Russo

Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina e pp. 34/35, 36/37, 38-39, 45 (basso), 54, 60/61, 83, 84/85, 88-89, 92, 96, 98/99, 100, 104-107 – Israel Antiquities Authority: Shai Halevi: p. 3 – Cortesia Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso: pp. 6-7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 10-11 – Cortesia Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Venezia e le province di Salerno e Avellino: pp. 12-14 – Cortesia Galerie Templon, Parigi: Ugo Carmeni: p. 16 – Doc. red.: pp. 17, 18, 19 (alto), 20-21, 22, 35, 40, 44, 48, 50/51, 52-53, 55, 57, 61, 63, 69, 70, 72-73, 81, 91, 100/101, 108-109 – Duby Tal/Albatross: pp. 32/33 – Cortesia Hugo Acosta: pp. 37, 41, 42 (alto e centro), 42/43, 43 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 45 (alto) 66/67, 74/75, 76 (basso), 78/79, 102/103; Erich Lessing/K&K Archive: pp. 49, 68; Album/Prisma: p. 56; Album: pp. 58/59, 110 (basso); CSU Archives/Everett Collection: p. 62; Cortesia Everett Collection: p. 64; CM Dixon/Heritage Images: p. 103 – The Metropolitan Museum of Art, New York: pp. 58, 70/71 – Cortesia degli autori: pp. 76/77, 79, 86-87, 94, 95 (alto), 110 (alto), 111 – Flavio Russo: ricostruzioni grafiche alle pp. 80, 82, 90, 95, 97 – Cippigraphix: cartine alle pp. 19, 34, 51. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it

L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


SCOPERTE • SUL MAR DI GALILEA/2

NELLA CITTÀ DELLA

MADDALENA

SULLA RIVA OCCIDENTALE DEL MAR DI GALILEA, TRA TIBERIADE E CAFARNAO, GLI SCAVI HANNO RIVELATO L’ESISTENZA DI UN VASTO ABITATO, APPARENTEMENTE CRISTALLIZZATOSI AL I SECOLO D.C. DEFINITO DAGLI ARCHEOLOGI LA «POMPEI ISRAELIANA». SI TRATTA DI UN LUOGO DI IMPORTANZA FONDAMENTALE PER L’IMMAGINARIO EBRAICO E CRISTIANO: È LA CITTÀ DI MIGDAL/MAGDALA, MENZIONATA NEL TALMUD E NEI VANGELI, LUOGO NATALE DELLA DONNA SEGUACE DI GESÚ E TRA LE PRIME A TESTIMONIARE LA SUA RESURREZIONE… incontro con Dina Avshalom Gorni, a cura di Victoria Mesistrano 32 a r c h e o


Veduta della riva occidentale del Mar di Galilea, Lago di Tiberiade o Genezaret/ Kinneret (dall’ebraico «kinnor», arpa). Sullo sfondo, l’inconfondibile sagoma del Monte Arbel, in primo piano la riva paludosa con gli edifici moderni (ancora in fase di costruzione) del centro di accoglienza dei pellegrini, luogo in cui sono state rinvenute le vestigia dell’antica città di Migdal/Magdala. a r c h e o 33


DONNE DI POTERE/2

Figurina femminile in calcare dipinto, da Medinet el-Gurob (Fayyum, Egitto). Probabilmente databile alla XVIII dinastia (1543-1292 a.C.). Londra, Petrie Museum of Egyptian Archaeology.

48 a r c h e o


QUEL MATRIMONIO DI UNA

PRINCIPESSA ITTITA

TRA GLI ATTORI PRINCIPALI SULLA SCENA DEL VICINO ORIENTE ANTICO, ITTITI ED EGIZIANI SI CONTESERO A LUNGO IL PREDOMINIO, FINO AD ARRIVARE ALLO SCONTRO FINALE NELL’EPOCALE BATTAGLIA DI QADESH, DEL 1275 A.C. MA FU, IN VERITÀ, UNO SCONTRO RISOLTOSI SENZA VINCITORI, NÉ VINTI. E, DA QUEL MOMENTO IN POI, I RAPPORTI TRA LE DUE SUPERPOTENZE FURONO TENUTI IN EQUILIBRIO GRAZIE A UN LABORIOSO SCAMBIO DI EPISTOLE… E NON SOLO di Stefano de Martino Frammento di tavoletta cuneiforme con il testo di una lettera inviata da Ramesse II a Hattusili III a proposito del matrimonio di una delle figlie del re ittita con il faraone e dei doni inviati dalla corte egiziana, da Bogazköy/Hattusa. Età imperiale ittita (1450-1119 a.C.). Parigi, Museo del Louvre.

N

on abbiamo informazioni dettagliate sulle relazioni politiche e commerciali tra il regno di Hatti e l’Egitto fino agli ultimi decenni del XV secolo a.C. Si datano infatti a questo periodo i primi documenti riferibili all’Egitto e conservati nelle collezioni di tavolette cuneiformi della capitale ittita Hattusa. Tra questi, il piú significativo è un trattato internazionale concluso tra Hatti e l’Egitto, tramandato da una tavoletta frammentaria, sulla quale non sono conservati i nomi dei due sovrani contraenti; tuttavia, il re ittita può essere identificato o con Tuthaliya I, oppure con Arnuwanda I, o anche con Suppiluliuma I, mentre il faraone potrebbe essere stato Thutmosi III, Amenofi II, o Amenofi III. Il trattato prevedeva la deportazione in Egitto di gruppi di anatolici originari della regione di Kurustama, nell’odierna Turchia settentrionale, offerti come forza lavoro al faraone. L’intesa assicurava l’alleanza tra i due Paesi e un accordo reciproco di non aggressione. Questo trattato fra Hatti e l’Egitto era ancora in vigore quando, intorno a r c h e o 49


ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/7

L’IMPERATORE CHE AMAVA LA STORIA

NEL 1934 ROBERT GRAVES DÀ ALLE STAMPE IO, CLAUDIO, AUTOBIOGRAFIA ROMANZATA DELL’IMPERATORE SALITO AL TRONO PER ACCLAMAZIONE DOPO L’ASSASSINIO DI CALIGOLA. UN PERSONAGGIO A CUI MOLTI SUOI CONTEMPORANEI GUARDAVANO CON DIFFIDENZA, FORSE PERCHÉ INTIMORITI DALLA SUA VASTA CULTURA... di Giuseppe M. Della Fina

U

no dei romanzi storici piú noti del Novecento è I, Claudius (Io, Claudio, nella traduzione italiana) di Robert Graves, nel quale viene ripercorsa l’ascesa al potere dell’imperatore romano. Il volume fu pubblicato per la prima volta nel 1934, dopo anni difficili per il poeta, saggista e narratore inglese, nato a Wimbledon nel 1895 (vedi box a p. 64). L’io narrante è Claudio stesso, che ripercorre le sue vicende a partire da quando era un ragazzo. Ma partiamo dalla fine: Claudio, andando oltre alle sue stesse attese, e dopo l’uccisione di Caligola, è divenuto imperatore con il sostegno dei pretoriani. Siamo nel 41 d.C. e Claudio, che era nato nel 10 a.C. a Lugdunum (l’odierna Lione), era ormai un uomo maturo, anziano per i canoni dell’epoca. Negli ambienti di corte e in Senato era piú noto per i suoi interessi storici e letterari, che come possibile leader politico o militare. Come traspare dalle fonti giunte sino a noi, la sua cultura non veniva compresa e, anzi, era oggetto di scherno. 62 a r c h e o


Busto dell’imperatore Claudio. 41-54 d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale. Nella pagina accanto: Robert Graves in una foto scattata negli anni Quaranta del Novecento.


SPECIALE • LE VIE DELL’ACQUA

PER IL PIÚ PREZIOSO DEI BENI

COME GIÀ RICORDAVA IL GRANDE ARCHITETTO E TRATTATISTA LATINO VITRUVIO (ATTIVO NELLA SECONDA METÀ DEL I SECOLO A.C.), SI PUÒ RESTARE DIGIUNI ABBASTANZA A LUNGO PER POI SFAMARSI CON NUMEROSE VARIETÀ DI CIBI, MA NON ALTRETTANTO PUÒ FARSI PER LA SETE, PERCHÉ SOLTANTO L’ACQUA LA PLACA, CONFERMANDOSI INDISPENSABILE PER LA SOPRAVVIVENZA, COME PERALTRO ACCADE A QUASI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI. DA QUESTA CONSTATAZIONE SI PUÒ FACILMENTE INTUIRE L’IMPORTANZA ASSUNTA DALL’APPROVVIGIONAMENTO IDRICO NELLA STORIA DELLE COMUNITÀ UMANE. IN PARTICOLARE, NELLE PAGINE CHE SEGUONO, CI SOFFERMEREMO SULLE RISPOSTE CHE AL PROBLEMA FURONO DATE NEL CORSO DELL’ETÀ CLASSICA di Flavio Russo

La realizzazione di un qanat, in Iran, in una foto del 1959. Si tratta di un sistema di captazione dell’acqua messo a punto nell’antica Persia, forse già nel II mill. a.C., basato sulla creazione di cunicoli sotterranei che, per gravità, convogliano l’acqua dalle falde freatiche degli altipiani fino a farla affiorare sui campi. 74 a r c h e o


a r c h e o 75


SPECIALE • LE VIE DELL’ACQUA Vasche di decantazione (piscinae limariae) dell’acquedotto romano della Sierra de Aznar, in Andalusia (Spagna). Nella pagina accanto: uno dei canali, veri e propri acquedotti industriali, utilizzati per portare l’acqua dalle alte sorgenti ai bacini di accumulo del complesso minerario di Las Medulas (Spagna).

PER GARANTIRE LA PUREZZA

L’

acqua che sgorgava dalla sorgente veniva condotta, tramite un breve canale di raccordo in cui scorreva senza costrizione, debitamente coperto per impedire qualsiasi inquinamento del flusso, in una prima struttura muraria, un’ampia vasca detta dai Romani piscina limaria. Impiantata quasi alla stessa quota della sorgente, aveva la funzione di purificare l’acqua frenandone l’impeto, in modo di far precipitare sul suo fondo il terriccio che trasportava e, tramite uno sfioratore, versarne l’eccedenza in canalizzazioni secondarie destinate ad altre utenze. Gli acquedotti avevano sempre varie vasche di questo tipo e, oltre a quelle poste al loro inizio e al loro termine, ne avevano altre ancora a intervalli regolari lungo l’intero tracciato. In prossimità della città di destinazione, accanto alla piscina limaria, nella quale avveniva l’ultima e piú consistente perdita di velocità dell’acqua, con conseguente decantazione, vi era una grande struttura, il castel86 a r c h e o

lum, in cui si provvedeva alla distribuzione del flusso nelle diverse condutture urbane, per lo piú di piombo. Ogni vasca era provvista di un foro di scarico per le pulizie periodiche e i necessari interventi di manutenzione. Dalla piscina limaria iniziava il condotto di raccordo con l’acquedotto. Vitruvio, ancora una volta, ci tramanda le diverse tipologie con cui venivano costruite tali condotte, in questi termini: «Le condutture dell’acqua si fanno in tre modi: a rigagnolo, per mezzo di canali in muratura o con tubi di piombo o coni di terracotta. Nel caso dei canali la muratura deve essere piú solida possibile, il letto del canale deve avere una pendenza inferiore a un sicilico [circa 6 mm] ogni 100 piedi [circa 290 m pari a circa 0,2 x 1000] e i canali debbono essere coperti a volta, cosicché l’acqua sia protetta dal sole. Arrivati alle mura della città, si deve costruire un serbatoio e collegare a questo una vasca di raccolta dell’acqua a tre scomparti comunicanti» (De architectura,VIII,VI).


GLI USI INDUSTRIALI

O

ltre a essere destinata all’alimentazione, l’acqua aveva anche altri basilari utilizzi di tipo industriale. Dal momento che quelle particolare grandi utenze avevano bisogno di portate ingenti, non era possibile derivarle dagli acquedotti urbani, ma richiesero propri condotti per essere soddisfatte. Si ebbero cosí canalizzazioni meno

accurate delle tradizionali, per lo piú scoperte, che correvano sulle piú ripide pendici montane. Tali furono, per esempio, quelle che alimentavano i bacini apicali dell’altipiano di Las Medulas per la coltivazione delle sue miniere aurifere, avvalendosi della tecnica della ruina montium (letteralmente, «distruzione delle montagne», n.d.r.).

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SPECIALE • LE VIE DELL’ACQUA

ACQUEDOTTI A RASO, IN GALLERIA E SU ARCHI

I

Romani intuirono presto l’importanza basilare dell’abbondante disponibilità d’acqua nella vita della città. Di certo, venne profuso un impegno costante al fine di fornire ai centri abitati cospicui quantitativi d’acqua potabile, mediante grandiosi acquedotti, veri fiumi artificiali, per lo piú pensili. Sia che l’acqua fosse prelevata da una diga che da una sorgente, una volta immessa nell’acquedotto propriamente detto, un canale sempre debitamente impermeabilizzato e coperto, iniziava il suo lungo percorso verso la città. Poiché occorreva assicurare in modo tassativo la giusta pendenza, il canale correva indipendente dalla morfologia ambientale, spesso su lunghe teorie di arcate. Quando l’avanzamento dell’acquedotto era arrestato da una formazione collinare o di pendice montana si ricorreva allo scavo di apposite gallerie che, mantenendo immutata la pendenza, convogliavano l’acqua alla loro opposta estremità. Le gallerie in genere erano avviate dai due imbocchi e il loro percorso era scandito da numerosi pozzi di areazione, usati durante lo scavo eseguito per la loro costruzione, anche per agevolare lo smaltimento dei materiali di risulta.

L’AMMIRAZIONE DI ERODOTO Uno straordinario archetipo di tale tipologia di acquedotti fu la galleria di Eupalino, scavata nel VI secolo a.C. a Samo, che Erodoto considerava una delle tre opere piú rilevanti realizzate dai Greci. Cosí la descrisse: «[Gli abitanti di Samo] hanno scavato attraverso un monte alto circa 150 cataste (900 piedi) una galleria, che inizia ai piedi della montagna e ha aperture da entrambe le parti. Questa galleria è lunga 7 stadi (4200 piedi) e alta e larga 8 piedi. Sotto di essa, per tutta la sua lunghezza, è stata scavata una seconda galleria, piú profonda di 20 cubiti (30 piedi) e piú larga di 3 piedi (2 cubiti). Attraverso questa seconda galleria l’acqua di una 88 a r c h e o


sorgente abbondante viene convogliata in tubazioni che la portano in città. Questa galleria fu costruita da Eupalino, figlio di Naustrofo, originario di Megara» (Storie, III, 60). Si trattava, in pratica, di una galleria munita di pozzetti d’ispezione dislocati a intervalli regolari, che conduceva l’acqua, captata mediante opere di presa a camera dalla sorgente Agiades, fino a Samo, su di una distanza di circa 2 km. Provvedeva in tal modo all’approvvigionamento idrico della città in maniera assolutamente immune da eventuali cesure nemiche. Tre le sezioni in cui poteva suddividersi l’intero acquedotto: la prima, lunga circa 850 m, era costituita da una condotta fittile, composta di elementi del diametro di 25 cm e lunghi di 70 cm circa, collocata in una trincea profonda tra i 2 e i 5 m. La seconda, lunga 1030 m circa, era interamente in galleria, alta tra 1,6-1,9 m. L’ultima, che giungeva sino alla cisterna terminale, era lunga 500 m circa. Quando, invece, all’avanzamento si opponeva un’ampia vallata, la si superava su fughe di archi, spesso di vari ordini sovrapposti, originando cosí la piú prestigiosa connotazione degli acquedotti romani. Il criterio di adduzione dell’acqua, adottato sistematicamente dai Romani era, in sostanza, naturale: un ca-

nale nel quale scorreva un flusso continuo, per semplice gravità. Poiché il pelo dell’acqua non lambiva la copertura del canale, si definisce propriamente a pelo libero. È questa la maniera concettualmente piú semplice, ma tecnicamente piú complessa, di condurre l’acqua in rilevanti quantità, non caso la stessa dei fiumi; tuttavia, allorché avviene su tratte spesso prossime al centinaio di chilometri, le difficoltà divengono cospicue, richiedendo un gran numero di opere d’arte. Originale risulta il metodo adottato dai tecnici per stabilire la portata di un acquedotto, che è diverso dall’odierno, in quanto non poteva tenere conto della velocità del flusso. Dal momento che la pendenza data agli acquedotti era sostanzialmente sempre la medesima, la velocità del flusso diveniva di fatto una costante, per cui la sola variabile della portata era la sezione del canale in cui scorreva, cioè la sua larghezza per l’altezza del flusso stesso, un valore che divenne, pertanto, la vera unità di misura della portata. E sebbene si affermi in numerosi trattati che i Romani non conoscessero la condotta forzata, in realtà non solo la conobbero, ma se ne avvalsero in moltissimi casi, creando i cosiddetti sifoni rovesci (per la cui descrizione, vedi alle pagine successive).

A sinistra: un tratto della galleria di Eupalino, sull’isola di Samo, costruita nel VI sec. a.C. In basso: un tratto dell’acquedotto di Segovia (Spagna), costruito probabilmente in epoca flavia, tra la seconda metà del I e gli inizi del II sec. d.C., sotto gli imperatori Vespasiano e Traiano.

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