ARSLANTEPE
TESORO DI HARPOLE
MUSEO OLIVERIANO DI PESARO
JOHN WILLIAMS
SPECIALE SARCOFAGI ROMANI
IL TESORO DI HARPOLE
LETTERATURA
UN IMPERATORE IN TEXAS
ARSLANTEPE
SULLA COLLINA DEI LEONI
PESARO
IL NUOVO MUSEO OLIVERIANO
SPECIALE SARCOFAGI ROMANI
www.archeo.it
IN EDICOLA IL 9 FEBBRAIO 2023
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NE R RO O NE M ON A ww LIN w. a rc h E
2023
Mens. Anno XXXIX n. 456 febbraio 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 456 FEBBRAIO
SCOPERTE
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
L’esperienza Arslantepe 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
6
SCAVI Un nodo urbano... di due metri cubi
6
INCONTRI Alla ricerca del lusso IN DIRETTA DA VULCI Un antico luogo d’incontro
Il tesoro della gran dama
50
di Elena Percivaldi
23 24
A TUTTO CAMPO Minatori preistorici
26
di Andrea Terziani
ARCHEOFILATELIA Il primo imperatore
28
di Luciano Calenda
L’INTERVISTA 10
di Federica Rinaldi e Astrid D’Eredità
ALL’OMBRA DEL VULCANO Dèi, amorini e altre storie
22
di Giampiero Galasso
di Carlo Casi
di Vanessa Baratella, Andrea Giunto, Francesca Adesso, Lara Maritan, Elena Mercedes Pérez-Monserrat, Valentina Famari e Massimo Vidale
PASSEGGIATE NEL PArCo Parla con Nerone
SCOPERTE
SCAVI Una storia tutta da scrivere
18
40 anni sulla collina dei Leoni
36
incontro con Marcella Frangipane, a cura di Flavia Marimpietri e Andreas M. Steiner
50 MUSEI
Un «sol luogo» per la storia della città
60
di Chiara Delpino
a cura di Alessandra Randazzo
di Alessandro D’Alessio e Cristina Genovese
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2023
Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
SULLA COLLINA DEI LEONI
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXIX n. 456 febbraio 2023 € 6,50 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE SARCOFAGI ROMANI
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
JOHN WILLIAMS
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
MUSEO OLIVERIANO DI PESARO
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
Federico Curti
ARSLANTEPE
TESORO DI HARPOLE
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Angelo Poliziano, 76 – 00184 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
Presidente
ARSLANTEPE
Anno XXXIX, n. 456 - febbraio 2023 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
IN EDICOLA IL 9 FEBBRAIO 2023
NE R RO O NE M ON A LIN he E o.
ARCHEO 456 FEBBRAIO
In copertina veduta aerea del tell di Arslantepe (Malatya, Turchia orientale). € 6,50
www.archeo.it
FRONTE DEL PORTO Depositi ma vivi
PESARO
IL NUOVO MUSEO OLIVERIANO SCOPERTE
IL TESORO DI HARPOLE
SPECIALE SARCOFAGI ROMANI
LETTERATURA
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
UN IMPERATORE IN TEXAS
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30/01/23 16:07
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Carla Alfano, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Francesca Adesso è borsista all’Università degli Studi di Padova. Vanessa Baratella è assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Padova. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è direttore del Parco archeologico di Ostia Antica. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Chiara Delpino è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina. Astrid D’Eredità è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Valentina Famari è borsista all’Università degli Studi di Padova. Giampiero Galasso è giornalista. Cristina Genovese è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Andrea Giunto è borsista all’Università degli Studi di Padova. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Lara Maritan è professoressa associata di petrografia applicata ai beni culturali all’Università degli Studi di Padova. Elena Percivaldi è giornalista e storica del Medioevo. Elena Mercedes PérezMonserrat è assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Padova. Alessandra Randazzo è giornalista. Federica Rinaldi è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo.
ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/5
Augusto? Sono io
74
di Giuseppe M. Della Fina
74 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Poeta o stregone?
84 110
di Francesca Ceci
LIBRI
112
SPECIALE
Da qui all’eternità
84
di Giulia Salvo
Giulia Salvo è dottore di ricerca in archeologia classica. Mara Sternini è professore associato di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena. Andrea Terziani è dottorando in scienze dell’antichità e archeologia all’Università di Pisa. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova.
Illustrazioni e immagini: Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale della «Sapienza» Università di Roma: Roberto Ceccacci: copertina e pp. 3, 36-37, 39, 40, 42 (alto e basso), 43 (basso), 44, 45 (alto), 46-49; Corrado Alvaro: p. 41; Alice Siracusano: disegno a p. 42; Tiziana D’Este: disegni alle pp. 43, 45 – Cortesia degli autori: pp. 6-8, 110-111 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11 – Shutterstock: pp. 12-17, 85, 94-95 – Parco archeologico di Pompei: pp. 18-19 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 20-21 – Cortesia Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta: p. 22 – Doc. red.: pp. 23, 57 (alto), 74-82, 84/85, 87, 91 (alto), 92/93, 96-97, 100-101, 103, 105, 106/107, 108/109 – Parco Archeologico Naturalistico di Vulci: pp. 24-25 – Andrea Terziani: elaborazione fotografica da © Google Earth: p. 26 (alto); p. 27 – Cortesia Attilio Galiberti: p. 26 (basso) – MOLA (Museum of London Archaeology): pp. 53, 54/55, 55; Hugh Gatt: pp. 50-51; Andy Chopping: pp. 52 (basso), 54 (alto) – Mondadori Portfolio: Ashmolean Museum, University of Oxford/Heritage Images: pp. 56, 57 (basso); Erich Lessing/K&K Archive: pp. 86/87; AKG Images: pp. 98-99, 104; Album/Oronoz: p. 107 – Cortesia Ufficio Stampa-Comunicazione del Comune di Pesaro: p. 71; Evgenia Tolstykh: pp. 60/61, 63, 70, 72/73; Paolo Semprucci: p. 62; Soprintendenza Archeologia delle Marche: pp. 64-65, 66/67, 67, 68-69; @dsl_studio: pp. 65, 73; Ente Olivieri: p. 72 – Staatliche Museen zu Berlin, Antikensammlung: pp. 88/89, 102/103 – The Metropolitan Museum of Art, New York: pp. 90/91 – The Cleveland Museum of Art, Cleveland: pp. 100/101 – Cippigraphix: cartine alle pp. 12, 16, 38 – Patrizia Ferrandes: cartina a p. 52. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) I clienti privati possono richiedere copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it Per le edicole e i distributori è inoltre disponibile il sito: https://arretrati. pressdi.it
L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
FRONTE DEL PORTO a cura di Claudia Tempesta e Cristina Genovese
DEPOSITI MA VIVI IN OLTRE UN SECOLO, OSTIA È STATA A PIÚ RIPRESE OGGETTO DI SCAVI E LE INDAGINI HANNO PORTATO AL RECUPERO DI UNA QUANTITÀ INGENTE DI REPERTI. E ORA, PER AMPLIARNE LA FRUIZIONE, SONO IN CORSO IMPORTANTI PROGETTI DI RIALLESTIMENTO DEI MAGAZZINI NEI QUALI SONO CUSTODITI
M
osaici, pitture, stucchi, anfore e dolia, opere in marmo e in terracotta, monete, gioielli e manufatti in metallo prezioso, ma anche in vetro, osso, avorio e legno: è questo solo un campionario dei reperti, di molteplici tipologie e dimensioni, che costituiscono le collezioni ostiensi. Un patrimonio che, a oggi, è in parte disperso tra i musei romani e stranieri a seguito degli «scavi di rapina», che interessarono Ostia dal Settecento fino a tutto l’Ottocento. Di contro, l’attenzione a preservare e rendere fruibili i rinvenimenti nel contesto di provenienza crebbe nella prima metà del Novecento,
20 a r c h e o
e condusse, in concomitanza con l’esigenza di realizzare una sede museale all’interno degli scavi, al proposito di ordinare i depositi in modo da dare al visitatore e allo studioso «un’idea esatta di tutto ciò che Ostia ci ha dato nel campo antiquario, dalla scultura all’epigrafia» (Guido Calza), proposito sempre
Veduta degli ambienti del cosiddetto «Piccolo Mercato» che ospitano elementi architettonici in marmo. Nella pagina accanto, in alto: ipotesi di allestimento degli ambienti settentrionali degli Horrea Epagathiana. Nella pagina accanto, in basso: foto storica dell’allestimento dei cosiddetti «Grottoni».
accompagnato dal censimento e dalla catalogazione dei reperti lí conservati.
PER UN MUSEO DIFFUSO Da allora, nel corso dei decenni, si sono susseguiti diversi riordini e allestimenti degli spazi destinati a ospitare il materiale archeologico, secondo un’impostazione in prevalenza tipologica e adibendo a tal fine una serie di ambienti situati all’interno degli edifici antichi (per esempio, il cosiddetto «Piccolo Mercato» con l’attigua via Tecta e i cosiddetti «Grottoni»), sí da dotare Ostia di un vero e proprio «museo diffuso», in cui l’urgenza espositiva ha trovato, in un certo qual modo, una sua manifestazione al di fuori delle sedi museali in senso stretto. Questa tradizione di ordinamento dei depositi, che è parte integrante della «storia» stessa della gestione del patrimonio storico-artistico ostiense, costituisce ancora oggi il punto di riferimento per ogni progetto, in corso di realizzazione e/o in fase di avvio, che riguardi appunto la sistemazione degli spazi adibiti alla conservazione dei reperti e le attività di censimento, inventariazione e catalogazione dei beni mobili del Parco. Se da un lato gli interventi di
adeguamento dei depositi sono dettati dalla necessità di provvedere alle attività ordinarie di revisione inventariale, nonché di superare le criticità date dalla mancanza di luoghi da destinare a una mole sempre crescente di materiali archeologici – anche a seguito delle campagne di scavo condotte in concessione e nell’ambito dei provvedimenti di tutela del territorio –, negli anni piú recenti è maturata una maggiore consapevolezza delle potenzialità offerte dalla conservazione e possibile esposizione dei beni in questi spazi, soprattutto a partire dalla loro elevata rappresentatività per la documentazione di tutti gli aspetti della vita quotidiana, religiosa, artistica, produttiva, commerciale, di Ostia (e del relativo territorio), rinsaldando dunque il legame tra reperto e contesto.
GLI INTERVENTI FUTURI Ciò ha portato a intraprendere l’avvio di importanti interventi di riallestimento: non solo quello del nuovo Museo Ostiense (di prossima riapertura), ma anche degli antichi complessi già deputati ad accogliere il materiale archeologico, come il già citato «Piccolo Mercato», per il quale è in
fase di progettazione un sistema di coperture degli ambienti e di allestimento di elementi architettonici in marmo, e gli Horrea Epagathiana, in cui, tra l’altro, sarà nuovamente musealizzata la notevole collezione dei bolli laterizi ostiensi. In programma vi è anche il riallestimento dell’Antiquarium. Fra gli intenti sottesi a tali progetti vi è quello di garantire agli studiosi luoghi consoni alle attività scientifiche e, piú in generale, di offrire al pubblico una narrazione il piú possibile esaustiva della storia della città e degli scavi che l’hanno riportata alla luce, attraverso la presentazione di manufatti recuperati dai piú importanti contesti monumentali urbani. L’attività del Parco in tema di collezioni e depositi si sta inoltre dispiegando su piú fronti: dalla catalogazione alla digitalizzazione, dalla formazione in ambito accademico all’attività scientifica propria e alla valorizzazione del patrimonio mediante iniziative espositive fuori dal Parco (per esempio presso l’Aeroporto Internazionale «Leonardo da Vinci» di Fiumicino, vedi «Archeo» n. 449, luglio 2022; anche on line su issuu. com), volte appunto a promuovere la conoscenza delle opere conservate nei depositi di Ostia, nonché accordi con altre istituzioni museali e non, a favore di una visione integrata, con una ricomposizione quantomeno «virtuale» dei contesti ostiensi, partecipata e inclusiva del patrimonio del Parco. Alessandro D’Alessio e Cristina Genovese
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L’INTERVISTA • ROMA
Veduta aerea del sito di Arslantepe (la «collina dei leoni»), presso l’odierna Malatya (Turchia orientale). Sullo sfondo, il fiume Eufrate.
40 ANNI SULLA
COLLINA DEI LEONI incontro con Marcella Frangipane, a cura di Flavia Marimpietri e Andreas M. Steiner
Il 9 febbraio 2023 l’Università di Roma «Sapienza», con una giornata di celebrazioni dal titolo «Arslantepe 2023: passato, presente e futuro di un nuovo sito patrimonio mondiale UNESCO», ha festeggiato un duplice evento: l’iscrizione del sito archeologico di Arslantepe (la «collina dei leoni»), in Turchia, nelle liste dei beni patrimonio dell’umanità, sancita nel 2021, e il traguardo degli oltre 60 anni ininterrotti di scavo del sito da parte della Missione Archeologica Italiana in Anatolia Orientale. Un riconoscimento atteso da tempo, che sancisce l’importanza mondiale di Arslantepe come testimonianza archeologica in sé, per l’eccezionale stato di conservazione del palazzo in mattoni crudi e per l’innovativa presentazione al pubblico dei 36 a r c h e o
resti archeologici, ma anche per i processi storici testimoniati dal sito per la prima volta in assoluto e documentati strato per strato grazie a decenni di scavo archeologico. Ce ne parla Marcella Frangipane, docente di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente all’Università «Sapienza» di Roma, che ha dedicato 45 anni della sua vita allo studio di Arslantepe, di cui 30 è stata direttrice della missione archeologica italiana. ♦ Che cosa rappresenta, per lei e piú in genere per il mondo dell’archeologia, l’iscrizione di Arslantepe tra i beni patrimonio UNESCO? «È un riconoscimento che arriva dopo 60 anni di scavo archeologico nel sito dell’Università “Sapienza”, essendo Arslantepe un “grande scavo d’Ateneo”, nonché dopo una lunga procedura, che ho seguito personalmente insieme al personale del ministero della Cultura di Turchia. L’archeologia indaga fenomeni complessi e, per capirli, ha bisogno di tempi lunghi. Ad Arslantepe si sovrappongono decine di livelli e millenni di storia in una collina stratificata (un tell) alta 30 m. Lo scavo ha preso il via nel 1961, mentre la Marcella Frangipane, docente di preistoria e scoperta del cosiddetto “Edificio delle Udienze” (l’ulprotostoria del Vicino e Medio Oriente timo portato in luce nel complesso di edifici pubblici all’Università «Sapienza» di Roma, ha dedicato 45 della seconda metà del IV millennio a.C.) risale al anni allo scavo del sito di Arslantepe e ha diretto 2014! Con il tempo, scavando su un’area sempre piú la Missione Archeologica Italiana in Anatolia estesa, siamo arrivati a capire che si trattava di un veOrientale dal 1990 al 2020. Accademica dei Lincei, ro e proprio palazzo, fatto del tutto innovativo per ha ottenuto numerosi riconoscimenti, soprattutto quel periodo. Il sistema del potere si era, cioè, laicizall’estero: è stata eletta membro straniero della zato: le funzioni politiche e quelle economiche non National Academy of Science degli USA, della avvenivano piú all’interno di un tempio o di un ediBritish Accademy, dell’Istituto Archeologico ficio sacro, ma in aree a tali funzioni specificamente Germanico di Berlino e dell’Archaeological destinate. È un fatto del tutto nuovo per il IV millenInstitute of America. Nel 2015 è stata premiata dal nio a.C., che rende Arslantepe un sito unico nel paforum cinese internazionale Shangai Archaeology norama del mondo antico. Tra gli aspetti che hanno Forum con la consegna del Discovery Award, convinto l’UNESCO a riconoscere Arslantepe patrimentre in Italia, nello stesso anno, ha ricevuto il monio dell’umanità, anche l’eccezionale stato di conPremio Vittorio De Sica per la Scienza e, nel 2017, servazione dei poderosi muri in mattoni crudi, che si il Premio Rotondi ai Salvatori dell’Arte. elevano per un’altezza media di due metri, ancora oggi coperti dagli intonaci originali, con straordinarie pitture e decorazioni. Ma anche la modalità di con- pubbliche diverse, politiche, economiche, amministraservazione e di presentazione al pubblico di questi tive, come emerge dagli studi effettuati sui materiali importanti resti archeologici». trovati sui pavimenti. Nel 2014 abbiamo scoperto che il palazzo terminava in un edificio assolutamente inno♦ Intorno alla seconda metà del IV millennio a.C., vativo per l’epoca, destinato a ricevere il pubblico: il ad Arslantepe accade dunque un fatto straordi- cosiddetto “Edificio delle Udienze”. A quel tempo, in nario, non documentato altrove per l’epoca. Na- Mesopotamia, la cultura sumerica faceva i primi passi, sce il primo palazzo pubblico del mondo antico. con la formazione di grandi città, tra cui Uruk, e la nascita di un potere centrale, ovvero di un’organizzaCi vuole raccontare? «Negli anni è stato portato in luce un complesso di zione proto-statuale che gestiva e organizzava l’econoedifici pubblici in mattoni crudi, conservato in modo mia di base delle comunità attraverso il controllo del eccezionale in altezza, con decorazioni parietali e di- lavoro e del flusso di beni prodotti con l’agricoltura e pinti figurativi, costituito da settori destinati a funzioni l’allevamento. Lo stesso accade, contemporaneamente, a r c h e o 37
SCOPERTE • INGHILTERRA
IL TESORO DELLA GRAN DAMA NEI PRIMI SECOLI DEL MEDIOEVO ANCHE L’INGHILTERRA VIENE INVESTITA DALL’ONDATA EVANGELIZZATRICE PARTITA DALL’EUROPA. E PROPRIO AGLI ALBORI DEL CRISTIANESIMO BRITANNICO RISALE LA SPETTACOLARE SEPOLTURA FEMMINILE SCOPERTA A HARPOLE, NEI PRESSI DI NORTHAMPTON. UNA TOMBA RISERVATA A UNA SIGNORA DI RANGO, ACCOMPAGNATA DA UN CORREDO ECCEZIONALMENTE RICCO di Elena Percivaldi
L
a scoperta risale all’aprile dell’anno scorso, ma è stata resa pubblica solo poche settimane fa, quando gli archeologi del MOLA (Museum of London Archaeology) ne hanno illustrato i primi dettagli: in occasione della costruzione di un complesso residenziale nei pressi di Harpole, villaggio inglese situato 4 miglia circa a ovest di Northampton, è venuta alla luce una tomba femminile altomedievale, definita «la piú sontuosa e ricca mai scavata nel Regno Unito». A renderla eccezionale è il corredo, composto da una preziosa collana e da una croce: la prima è già emersa in fase di scavo in tutto il suo splendore, mentre la seconda, evidenziata dalle radiografie, resta per il momento ancora imprigionata in un blocco di terra in attesa di essere «liberata» e studiata. L’acidità del suolo ha impedi-
50 a r c h e o
to, purtroppo, la conservazione di elementi organici di rilievo a eccezione di alcuni frammenti di smalto dentale appartenenti alla salma: troppo poco per poter risalire con certezza al sesso. La tipologia degli oggetti di corredo rinvenuti sembra comunque indicare che si tratti di una sepoltura femminile. Quanto alla datazione, lo stile decorativo dei monili riporta al pieno VII secolo, verosimilmente tra il 630 e il 670 circa.
IL PRIMO INDIZIO: DUE DENTI La tomba, ha spiegato il supervisore degli scavi Levente-Bence Balázs, è tornata alla luce a Harpole durante il penultimo giorno delle indagini, in corso da poco piú di una settimana su terreni destinati a ospitare,
Collana avente al centro un pendente con granati rossi inseriti in celle d’oro che disegnano un motivo a croce, dalla sepoltura femminile rinvenuta a Harpole, presso Northampton. VII sec. Nella pagina accanto, a sinistra: ricostruzione grafica della sepoltura di Harpole. Nella pagina accanto, a destra: ricostruzione grafica della collana con il pendente decorato da un motivo a croce.
come accennato, un complesso residenziale. Ripulendo quella che sembrava essere una normale discarica di materiali, l’archeologo si è trovato per le mani due denti frammentati, chiaro indizio che lí sotto si celava una sepoltura. Scostando con cautela la terra, ha intravisto un oggetto di forma rettangolare: «Vedendo i riflessi d’oro che illuminavano il terreno – ha raccontato alla stampa con una certa emozione – ci siamo subito resi conto che quello che stavamo per disseppellire era un manufatto di grande pregio e valore». Quanto fosse prezioso, però, Levente-Bence Balázs e colleghi lo avrebbero scoperto soltanto nelle settimane seguenti, dopo averlo esaminato con calma e attenzione. L’oggetto misterioso era, in effetti, il pendente centrale di una splendida collana composta da diversi elementi. I granati rossi, inseriti in celle d’oro secondo la tecnica del cloisonné (o lustro di Bisanzio), disegnavano una cornice per poi intersecarsi al centro, creando un motivo a croce. Con a r c h e o 51
MUSEI • PESARO
UN «SOL
LUOGO» PER LA STORIA DELLA CITTÀ NATO DAL GENEROSO LASCITO DI UN ERUDITO ILLUMINATO, IL MUSEO ARCHEOLOGICO OLIVERIANO DI PESARO SI PRESENTA OGGI IN UNA VESTE TOTALMENTE RINNOVATA. E I SUOI REPERTI GUIDANO IL VISITATORE ALLA SCOPERTA DELLE VICENDE PLURISECOLARI DEL TERRITORIO di Chiara Delpino
L’
Oliveriano è il museo archeologico del territorio di Pesaro e uno dei piú antichi delle Marche. La nuova esposizione, inaugurata nello scorso dicembre, ordina e dà forma a piú nuclei di materiali collezionati, scoperti e donati nel corso di 230 anni di storia. Oggi ospitato al piano terreno di Palazzo Almerici – una dimora nobiliare del XVII secolo situata nel centro storico di Pesaro – il museo nasce dal lascito testamentario di un geniale erudito settecentesco, Annibale degli Abbati Oliveri (17081789), che donò il proprio ingente patrimonio bibliotecario e antiquario affinché «estinguendosi la mia famiglia» andasse «a vantaggio alla mia 60 a r c h e o
Lo scalone monumentale del seicentesco Palazzo Almerici, a Pesaro, sede del Museo Archeologico Oliveriano.
a r c h e o 61
ARCHEOLOGIA E LETTERATURA/5
AUGUSTO? SONO IO
JOHN E. WILLIAMS È STATO UN BRILLANTE SCRITTORE STATUNITENSE, RISCOPERTO DI RECENTE – A LIVELLO INTERNAZIONALE – GRAZIE SOPRATTUTTO AL SUO STONER, OGGI CONSIDERATO UNO DEI CAPOLAVORI DELLA LETTERATURA AMERICANA. MA NON È LA TRISTE VICENDA DI UN ANONIMO PROFESSORE DI PROVINCIA, NARRATA NEL ROMANZO, A CORRISPONDERE A UNA QUALCHE INTENZIONE AUTOBIOGRAFICA DELL’AUTORE. SEMBRA CHE LE PAGINE IN CUI PIÚ SI RISPECCHIAVA LA SUA PERSONALITÀ FOSSERO QUELLE DI UN’ALTRA SUA OPERA, DEDICATA AL PRIMO IMPERATORE DI ROMA… di Giuseppe M. Della Fina
L
a continuazione ideale del romanzo The Ides of March (Idi di marzo, nella traduzione italiana) di Thornton Wilder (vedi «Archeo» n. 455, gennaio 2023; anche on line su issuu.com), è Augustus di John E.Williams. Possiamo affermarlo sulla base di diverse considerazioni: la prima è che ne costituisce il seguito sotto il profilo cronologi-
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co, in quanto prende avvio negli ultimi mesi di vita di Giulio Cesare e giunge sino ai primi giorni di governo di Nerone. Un’altra motivazione è la condivisione del modo di raccontare, basato sul ricorso a lettere immaginarie scambiate tra i protagonisti delle vicende di quei decenni e su documenti anch’essi inventati, ma
plausibili alla luce delle fonti storiche e letterarie antiche.
AVVISO AI LETTORI Ulteriore punto d’incontro tra i due scrittori è la piena consapevolezza – anzi la rivendicazione – di avere realizzato un’opera di narrativa: «Ho modificato l’ordine di numerosi avvenimenti. Ho inventato là dove i dati storici sono incerti o incompleti. Ho creato alcuni personaggi cui la Storia non fa cenno (…) se in questo lavoro sono presenti delle verità, sono le verità della narrativa piú che della storia. Sarò grato a quei lettori che lo accoglieranno per ciò che vuole essere: un’opera dell’immaginazione», avverte l’autore di Augustus in una breve nota iniziale. Comune è anche la centralità dell’analisi delle dinamiche del potere, le cui regole sembrano attraversare i secoli e le culture. Nelle pagine del romanzo di Williams – come in quello di Wilder – c’è la Roma nei decenni di passaggio dalle istituzioni repubblicane a quelle imperiali, ma anche, sullo sfondo, gli Stati Uniti di America degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del Novecento quando si erano affermati
Ritratto di Ottaviano (su busto non pertinente). 35-29 a.C. Roma, Musei Capitolini. Nella pagina accanto: lo scrittore statunitense John E. Williams (1922-1994).
SPECIALE • SARCOFAGI
DA QUI ALL’ETERNITÀ
NELLA ROMA IMPERIALE, DAL II SECOLO D.C. IN POI, SI DIFFONDE L’USO DI SEPPELLIRE I DEFUNTI ALL’INTERNO DEI SARCOFAGI. L’INNOVAZIONE FA SEGUITO AL PASSAGGIO DAL RITO DELLA CREMAZIONE A QUELLO DELL’INUMAZIONE E SEGNA UNA SVOLTA NON MENO IMPORTANTE NEL CAMPO DELLA PRODUZIONE LEGATA AL MONDO FUNERARIO: LE GRANDI CASSE DI MARMO SI TRASFORMANO INFATTI NEL SUPPORTO DI RAPPRESENTAZIONI SCOLPITE DI ECCEZIONALE PREGIO, ANIMATE DA SOGGETTI SCELTI PER CELEBRARE I TRAPASSATI, MA ANCHE PER RIFLETTERE LA VISIONE DELL’ALDILÀ E L’IDEOLOGIA A ESSO COLLEGATA di Giulia Salvo
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In alto: il mausoleo di Cecilia Metella, innalzato al III miglio della via Appia Antica. 30-10 a.C. Si tratta di un esempio tipico della volontà di esternare la celebrazione del defunto, con un’architettura monumentale. A sinistra: una veduta della necropoli di Porto all’Isola Sacra (Ostia). Il sepolcreto si compone di oltre 200 edifici funerari, costruiti a imitazione di tempietti o di facciate di case.
a r c h e o 85