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Archeo n. 447, Maggio 2022

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LIBRI E BIBLIOTECHE NEL MONDO ANTICO

MUMMIE ROMANE

ELEFANTE SU VIA DELL’IMPERO

SPECIALE IL MONDO DI STONEHENGE

EGITTOMANIA

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SPECIALE

STONEHENGE MONDO

UN ELEFANTE SULLA VIA DELL’IMPERO

QUANDO LE ROMANE SI FECERO IMBALSAMARE

DI

ROMA

CHI HA DISTRUTTO LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA?

L’INTERVISTA

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 12 MAGGIO 2022

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ST SP ON EC EH IALE EN ww w. GE a rc

2022

Mens. Anno XXXV n. 447 maggio 2022 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 447 MAGGIO

IL € 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

I migliori amici dell’umanità 3

A TUTTO CAMPO Le vie del bucchero

di Andreas M. Steiner

di Cristina Fornacelli, Angela Palmieri e Sara Rojo Muñoz

Attualità

MUSEI Un territorio si racconta

NOTIZIARIO

SCAVI Monete e lucerne per l’ultimo viaggio

6 6

STORIA 20

di Stefano Francocci

22

di Giampiero Galasso

RICERCA Cercando la poesia «sommersa» 26

di Giampiero Galasso

di Chiara Cenati

PASSEGGIATE NEL PArCo Sul colle della Grande Madre

INCONTRI Nel segno della valorizzazione 30

10

di Fulvio Coletti, Paola Quaranta e Andrea Schiappelli

MOSTRE Notizie da un villaggio barbarico

di Virginia Valente

ARCHEOFILATELIA Di megaliti, dischi e altri misteri...

32

di Luciano Calenda

14

di Egle Micheletto

Priscilla e gli aromi d’Oriente 68

68 MOSTRE

Quell’elefante sulla via dell’Impero

80

di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Isabella Damiani, Stefania Fogagnolo e Massimiliano Munzi

L’INTERVISTA

FRONTE DEL PORTO Il bagnino vi dà il benvenuto! 18

I destini della biblioteca scomparsa 38

di Maria Bartoli, Tiziana Sorgoni e Claudia Tempesta

incontro con Luciano Canfora, Rosa Otranto e Nunzio Bianchi, a cura di Silvia Camisasca

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2022

www.archeo.it

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IN EDICOLA IL 12 MAGGIO 2022

ST SP ON EC EH IALE EN GE

ARCHEO 447 MAGGIO

€ 6,50

80

In copertina pendente solare in oro, dallo Shropshire. 1000-800 a.C. Londra, British Museum. In secondo piano, il circolo megalitico di Stonehenge (Wiltshire, Inghilterra sud-occidentale).

Presidente

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Mens. Anno XXXV n. 447 maggio 2022 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE IL MONDO DI STONEHENGE

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

ELEFANTE SU VIA DELL’IMPERO

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

IL

MONDO

Federico Curti DI

STONEHENGE

Comitato Scientifico Internazionale

MUMMIE ROMANE

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

LIBRI E BIBLIOTECHE NEL MONDO ANTICO

Anno XXXVIII, n. 447 - maggio 2022 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

SPECIALE

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

ROMA

UN ELEFANTE SULLA VIA DELL’IMPERO EGITTOMANIA

QUANDO LE ROMANE SI FECERO IMBALSAMARE

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L’INTERVISTA

CHI HA DISTRUTTO LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA?

29/04/22 16:49

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Maria Bartoli è funzionario restauratore del Parco archeologico del Colosseo. Nicoletta Bernacchio è curatrice della mostra «1932, l’elefante e il colle perduto». Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Chiara Cenati è ricercatrice presso l’Università di Vienna e membro del Progetto MAPPOLA. Fulvio Coletti è assistente tecnico archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Francesco Colotta è giornalista. Isabella Damiani è curatrice della mostra «1932, l’elefante e il colle perduto». Stefania Fogagnolo è curatrice della mostra «1932, l’elefante e il colle perduto». Cristina Fornacelli è geologa. Stefano Francocci è direttore del Museo Civico di Nepi. Giampiero Galasso è giornalista. Duncan Garrow è professore di archeologia all’Università di Reading (UK). Egle Micheletto è stata Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Massimiliano Munzi è curatore della mostra «1932, l’elefante e il colle perduto». Angela Palmieri è archeologa. Claudio Parisi Presicce è curatore della mostra «1932, l’elefante e il colle perduto». Paola Quaranta è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Sara Rojo Muñoz è dottoranda in scienze dell’antichità e archeologia all’Università di Pisa. Andrea Schiappelli è funzionario archeologo


Rubriche SCAVARE IL MEDIOEVO La Cina è vicina

110

di Andrea Augenti

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Il senso di Giovanni per l’antico

112

di Francesca Ceci

92 SPECIALE

112 LIBRI

Nel mondo di Stonehenge 114

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di Duncan Garrow e Neil Wilkin

presso il Parco archeologico del Colosseo. Tiziana Sorgoni è funzionario restauratore del Parco archeologico di Ostia antica. Claudia Tempesta è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia antica. Neil Wilkin è curatore delle collezioni dell’Europa antica presso il British Museum. Illustrazioni e immagini: Ufficio Stampa British Museum, Londra: The Trustees of the British Museum: copertina (e p. 109) e pp. 94 (basso), 96-97, 98, 101, 104; English Heritage: pp. 92/93, 107; Roberto Fortuna & Kira Ursem, National Museum of Denmark: p. 95; Historisches Museum der Pfalz Speyer: p. 99; Wiltshire Museum, Devizes: pp. 100, 108 (alto); LDA Sachsen-Anhalt, Juraj Lipták: pp. 104/105; Wendy George: p. 106; Le Strange Estate: pp. 106/107; Søren Greve, National Museum of Denmark: p. 108 (basso) – Cortesia Soprintendenza ABAP province di Ancona e Pesaro e Urbino: pp. 6-8 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-12 – Ufficio Stampa mostra «Goti a Frascaro»: Cooperativa Archeologia: p. 14 (alto); Arkaia s.r.l.: p. 14 (basso, a sinistra e a destra); G. Lovera: pp. 15 (alto), 16 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 18-19 – Sara Rojo Muñoz: p. 20 – Cristina Fornacelli: p. 21 (alto) – Christie’s, New York: p. 21 (basso) – Cortesia Direzione Regionale Musei Marche: pp. 22-24 – Chiara Cenati: p. 26 – Victoria González Berdús: p. 27 (alto) – Tina Hobel, MAPPOLA: ricostruzione grafica a p. 27 – Cortesia degli autori: pp. 28, 68-73, 75, 112-113 – Progetto «Umbria Antica»: pp. 30-31 – Mondadori Portfolio: Fine Art Images/Heritage Images: pp. 39, 62/63; AKG Images: pp. 54/55, 60 (basso), 76, 79; Mary Evans/AF Archive: pp. 56-57; National Museum of Wales/ Heritage Images: p. 59; Album/Oronoz: pp. 64/65 – Doc. red.: pp. 40-47, 50-51, 52-53, 61, 65, 74, 77; Capware-Tecnologie per la cultura: pp. 48/49 – The Metropolitan Museum of Art, New York: p. 49 – Shutterstock: p. 78 – Cortesia Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Roma: pp. 80-88, 90/91; A. Aquiloni: p. 89 (alto); Z. Colantoni: p. 89 (basso) – Wessex Archaeology: pp. 102-103 – Ran Zhang: p. 110 – Alejandra Gutiérrez: p. 111; (disegni: da Heidenreich 2007; foto: J. Garrido/Museo de Zaragoza) – Cippigraphix: cartina a p. 94. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) Le edicole e i privati potranno richiedere le copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it e accedendo al sito https://arretrati. pressdi.it L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


FRONTE DEL PORTO a cura di Claudia Tempesta e Cristina Genovese

IL BAGNINO VI DÀ IL BENVENUTO! EPICTETUS BUTICOSUS, RITRATTO A MOSAICO CON SECCHIO E STRIGILE, ACCOGLIEVA I FREQUENTATORI DEL PICCOLO IMPIANTO TERMALE CHE DA LUI HA PRESO NOME. UN COMPLESSO IMPREZIOSITO DA DECORAZIONI DI GRANDE PREGIO, TORNATE A SPLENDERE GRAZIE AL RECENTE RESTAURO

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razie al restauro, tornano finalmente a mostrarsi al pubblico le pregevoli decorazioni delle Terme di Buticoso, piccolo impianto termale situato lungo uno dei piú trafficati assi stradali (via degli Horrea Epagathiana) che congiungevano la banchina fluviale con l’area forense di Ostia. Costruito tra il 112 e il 115 d.C., l’edificio subí nel tempo diverse trasformazioni, che modificarono l’organizzazione e la funzione dei singoli ambienti, rinnovandone in parte anche gli apparati decorativi. L’articolazione degli spazi, connotata dall’assenza della palestra e dalla successione non canonica degli ambienti termali, risente dei condizionamenti imposti dalla presenza di edifici precedenti e dalle ridotte dimensioni; queste ultime sono caratteristiche dei balnea, impianti termali costruiti e gestiti da privati che, dietro pagamento di un modico biglietto di ingresso, contribuivano a soddisfare le necessità igieniche e sociali della popolazione residente e degli stranieri di passaggio, insieme alle grandi thermae pubbliche costruite per iniziativa imperiale. L’ingresso, tra due tabernae affacciate sulla strada, immetteva tramite un corridoio in un ampio

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A destra: l’intervento condotto sugli affreschi delle Terme di Buticoso. Nella pagina accanto, dall’alto: il calidarium prima e dopo il restauro: il mosaico di Epictetus Buticosus dopo il restauro. ambiente dotato di banchine laterali e nicchie lungo le pareti, con la duplice funzione di spogliatoio (apodyterium) e di raccordo tra i diversi ambienti.

ACQUA E ARIA CALDA Mentre alle estremità si trovavano il frigidarium e un piccolo ambiente di destinazione incerta, a metà del lato lungo, proprio di fronte al corridoio di ingresso, iniziava l’itinerario che conduceva agli ambienti caldi, consistenti in due tepidaria, un calidarium e un sudatorium, tutti provvisti di ipocausti e tubuli in terracotta, che consentivano la circolazione dell’aria calda sotto il pavimento e

lungo le pareti garantendo il riscaldamento ottimale. Il complesso termale era lussuosamente decorato: l’apodyterium e il piccolo ambiente adiacente avevano pareti ornate da affreschi, i cui motivi vegetali servivano a suggerire illusionisticamente la presenza di un giardino; negli ambienti caldi la tubulatio era celata da rivestimenti in marmo, che coprivano le vasche d’acqua calda e le sedute del calidarium e ne inquadravano la porta; semplici tappeti musivi bianchi riquadrati da cornici nere nei vani di passaggio lasciavano il posto, negli ambienti principali, a mosaici figurati in tessere bianche e


nere che alludevano al tema dell’acqua. Proprio questi apparati decorativi sono stati l’oggetto principale dei lavori di restauro (condotti dalla R.T.I. C. Fiorani, A. Borzomati, G. Di Gaetano) che hanno interessato il complesso, al fine di arrestare il progressivo degrado dovuto all’azione degli agenti atmosferici. L’intervento sulle decorazioni parietali dell’apodyterium e del piccolo vano adiacente, reso piú complesso dall’invasività dei restauri precedenti, ha consentito in primo luogo di restituire piena leggibilità agli affreschi dell’ultima fase (inizi del III secolo d.C.), decorati da scene di giardino, con cespi di foglie verdi alternati a grandi vasi gialli e zampilli d’acqua stagliati su un uniforme sfondo rosso.

DETTAGLI INEDITI Esso ha d’altra parte portato in luce dettagli in precedenza non visibili, come minute rosette bianche sovradipinte, e messo in evidenza pitture piú antiche, risalenti ad almeno due fasi precedenti: tra queste ultime, emergono un piccolo lacerto databile in età traianea dipinto con il prezioso pigmento di origine minerale noto come «blu egizio» e la delicata decorazione di una nicchia, realizzata nella seconda metà del secolo, con ghirlande rosse e verdi e motivi figurati, tra cui un delfino, su fondo bianco. Per quanto riguarda le superfici pavimentali, particolarmente impegnativo si è rivelato il restauro del mosaico del calidarium, in pessime condizioni di conservazione soprattutto per il degrado del supporto in cemento armato su cui era stato posizionato negli anni Cinquanta del Novecento. L’intervento, che ha comportato lo stacco integrale del mosaico, la riduzione del supporto e la ricollocazione in situ, ha consentito di riportare all’originario

splendore il tema decorativo, costituito da un tritone e una nereide circondati da mostri marini e pesci e attribuito, in base a precisi confronti iconografici e stilistici, all’opera degli stessi mosaicisti attivi nelle Terme di Nettuno. Oltre al restauro delle lastre marmoree e alla sistemazione dei piano di calpestio, i lavori hanno previsto anche la pulizia dei mosaici degli ambienti adiacenti: tra questi, l’inserto raffigurante il «bagnino» Epictetus Buticosus che, secchio e strigile alla mano, accoglie oggi i visitatori come faceva un tempo con gli avventori del balneum. Maria Bartoli, Tiziana Sorgoni e Claudia Tempesta

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L’INTERVISTA • LIBRI E BIBLIOTECHE NEL MONDO ANTICO

I DESTINI DELLA BIBLIOTECA SCOMPARSA VERSO LA FINE DEL VII SECOLO LA PRODUZIONE DI MATERIALE SCRITTO IN GRECO PROVENIENTE DALL’EGITTO SI INTERRUPPE, SEGNANDO UNA CESURA NETTA E IRRIMEDIABILE. FU CAUSATA ESCLUSIVAMENTE DALLA CONQUISTA ARABA DI ALESSANDRIA, DEL 642, E DALLA CONSEGUENTE DISTRUZIONE DEL SUO LEGGENDARIO PATRIMONIO LIBRARIO? LO ABBIAMO CHIESTO ALLO STORICO LUCIANO CANFORA... incontro con Luciano Canfora, Rosa Otranto e Nunzio Bianchi, a cura di Silvia Camisasca

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ra il III e il II secolo a.C. tutto il sapere scientifico e letterario posto in essere dal mondo greco ed ellenistico era concentrato nella Grande Biblioteca di Alessandria, posta dentro l’aerea amplissima del Palazzo Reale della capitale dell’Egitto tolemaico. La cultura romana vi si abbeverò e l’ebbe anche a sua disposizione dopo l’annessione dell’Egitto all’impero (31 a.C.). Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti e autorevoli studiosi delle vicende della Grande Biblioteca, il professor Luciano Canfora.

te, intorno alle cause. Ciclicamente si ripresentano due ipotesi: la catastrofe fu dovuta a Giulio Cesare, in alternativa, al fanatismo degli Arabi (in particolare del conquistatore di Alessandria, nel 642 d.C., ‘Amr ibn al-‘As). Quale è la sua valutazione in merito? «Che Cesare, nell’anno 48 a.C., sia stato assediato dentro il palazzo reale di Alessandria è fuor di dubbio. Ma la reggia, all’interno della quale erano compresi sia il Museo che la Biblioteca, era un intero quartiere, e dunque non è affatto chiaro quanta parte della reggia fosse stata ♦ Professore, la distruzione danneggiata dall’incendio della Biblioteca di Alesprovocato da Cesare per sandria è stata certamente una delle ferite piú grandi patite dalla civiltà, rompere l’assedio. Scherzosamente, George Bernard non solo occidentale. È questa la ragione per cui Shaw, nel secondo atto del suo Cesare e Cleopatra, imsi discute ancora, con passione e spirito di par- magina che Cesare riceva senza troppa pena la notizia

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La Grande Biblioteca di Alessandria cosí come veniva immaginata in una tavola della fine dell’Ottocento. Voluta dai Tolomei divenne la piú importante dell’antichità e si calcola che, al tempo del primo incendio che la devastò, nel 48 a.C., fosse arrivata a contenere 700 000 volumi. Nella pagina accanto: lo storico Luciano Canfora. a r c h e o 39


L’INTERVISTA • LIBRI E BIBLIOTECHE NEL MONDO ANTICO

NELLE PIAZZE DEL SAPERE DALLA PRIMA BIBLIOTECA PUBBLICA PROGETTATA DA GIULIO CESARE ALLA PIATTAFORMA EUROPEANA, LA LUNGA STORIA DEL COMMERCIO DEI LIBRI, TRA FALSI E FURTI, ROGHI E CENSURE incontro con Rosa Otranto

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on il termine biblioteca (bibliotheke in greco, bibliotheca in latino) gli antichi intendevano sia la raccolta libraria in quanto tale, sia l’edificio o il locale in cui essa era conservata: è quanto scrive il grammatico latino Festo (attivo nel II secolo d.C.) nel De verborum significatione («Bibliothecae et apud Graecos et apud nos tam librorum magnus per se numerus, quam locus ipse in quo libri conlocati sunt, appellatur»). E le prime testimonianze di biblioteche appaiono nelle immagini vascolari. Risale all’inizio del V secolo a.C. il vaso del ceramografo Onesimo che raffigura un lettore che ha dinanzi a sé una capsa colma di libri, da cui ne ha estratto uno (vedi foto a p. 47): la scena documenta l’esistenza di una piccola bibliotheke, cioè di una raccolta di libri. Per studiare le biblioteche antiche è necessario integrare i dati archeologici con le fonti letterarie, epigrafiche e papirologiche. Accanto ai resti materiali, notizie sulla loro gestione, utenza, posseduto, si possono infatti ricavare dall’epigrafia, che spesso documenta donazioni di libri, mentre le fonti papirologiche ci hanno talvolta restituito quanto di piú simile possiamo immaginare ai cataloghi di biblioteca. L’unica biblioteca antica di cui si sia conservato, ancorché parzialmente, il patrimonio librario (rotoli greci e in parte anche latini) è quella della Villa dei Papiri a Ercolano, un’importante raccolta privata, specializzata in testi della filosofia epicurea, sepolta nel 79 d.C. dalla lava del Vesuvio. In Grecia e a Roma, le prime biblioteche sono raccol44 a r c h e o

Efeso, Turchia. La facciata monumentale della biblioteca costruita da Tiberio Giulio Aquila in onore del padre Tiberio Giulio Celso Polemeano, ultimata nel 135 d.C. In alto: la filologa Rosa Otranto.

te private, spesso legate al collezionismo di proprietari facoltosi o all’attività di dotti e intellettuali per i quali il libro era strumento di lavoro. Ne abbiamo parlato con Rosa Otranto, professoressa associata di filologia classica all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro: «All’inizio dei Sofisti a banchetto di Ateneo di Naucrati, un’opera miscellanea di età imperiale in 15 libri, l’au-


tore – spiega Rosa Otranto – fa riferimento alla ricca biblioteca del protagonista, un certo Larense, che “aveva acquistato una tale quantità di libri antichi greci da superare tutti quelli che erano stati ammirati per le loro raccolte”. Segue una testimonianza preziosissima, che suona come una rudimentale ricostruzione della storia delle biblioteche, l’ultima delle quali è la biblio-

teca par excellence, ovvero quella di Alessandria, dove forse l’autore aveva lavorato per la stesura della sua preziosa opera. Nell’elenco di collezionisti di libri superati da Larense figurano: il tiranno Policrate di Samo, Pisistrato, tiranno di Atene, Euclide, anche lui ateniese, Nicocrate di Cipro, e inoltre i re di Pergamo, il poeta Euripide, il filosofo Aristotele, Teofrasto, e Neleo, che a r c h e o 45


L’INTERVISTA • LIBRI E BIBLIOTECHE NEL MONDO ANTICO

COME REPERTORI DEI LIBRI ALTRUI DIODORO SICULO E, UN MILLENNIO PIÚ TARDI, IL PATRIARCA BIZANTINO FOZIO, SONO GLI AUTORI DI UNA PARTICOLARE E PREZIOSISSIMA PRODUZIONE LETTERARIA: IL «LIBRO-BIBLIOTECA» incontro con Nunzio Bianchi

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a funzione di raccolta e conservazione dei libri assolta dalle biblioteche è talora attuata dai libr i stessi, in particolare da quelli che ambiscono a racchiudere, se non tutto, almeno buona parte del sapere. Questi libri, peculiari per intento e impianto, si fanno essi stessi biblioteche di e per altri libri, diventano cioè libri-biblioteca, in quanto conservano al loro interno lineamenti e forme di altri libri, sotto specie

Il filologo Nunzio Bianchi.

di citazioni, rimandi, riadattamenti e parafrasi, di estratti testuali ed epitomi. Un libro-biblioteca è insomma un collettore di scritture e saperi e, come tale, ambisce a preservare un patrimonio di notizie e conoscenze – trascritte, discusse e, talvolta, rettificate. «A suo modo – spiega il filologo Nunzio Bianchi, esperto di testi greci e latini, in particolare di romanzi antichi, del Dipartimento di Ricerca e Innovazione UmaPapiro con la trascrizione della traduzione in greco della Bibbia detta «dei Settanta», perché sarebbe stata affidata a 72 saggi di Gerusalemme, che avrebbero compiuto l’opera in 70 giorni. Nella pagina accanto: pagina di un’edizione manoscritta della Biblioteca Storica di Diodoro Siculo. XV sec. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana.

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nistica dell’Università di Bari Aldo Moro – anche la Bibbia è un libro-biblioteca: tale la riteneva Isidoro di Siviglia (VI-VII secolo d.C.), il quale, nelle sue Etymologiae, annovera proprio i ventidue rotoli che costituiscono l’Antico Testamento come esempio insigne di biblioteca, conformemente al senso piú tecnico che il termine biblion theke ha in greco e librorum repositio ha in latino». ♦ Professor Bianchi, allestire un libro-biblioteca

ha, dunque, un valore che trascende la stessa operazione scrittoria con significative implicazioni che vanno al di là degli stretti confini della pagina scritta? «È operazione tanto piú consapevole e rilevante quanto piú il titolo del libro-biblioteca si fa esso stesso biblioteca, con declinazione onomastica e dichiarazione programmatica fin dall’inizio. Celebre e antico esempio in tal senso è la Biblioteca storica di Diodoro Siculo (I secolo a.C.), al quale già gli antichi (Plinio il Vecchio in testa, autore, a suo modo, di un altro libro-biblioteca enciclopedico quale la Naturalis historia) riconoscevano originalità di intitolazione. La Biblioteca storica è una grande raccolta di fonti storiche, un ampio repertorio di libri altrui, dei quali Diodoro si fa tramite e interprete. Eusebio di Cesarea (III-IV secolo d.C.), iniziatore in età giustinianea della storiografia ecclesiastica e dotto conoscitore di questioni di storia e cronologia, aveva efficacemente colto il senso dell’operazione di Diodoro, a cui riconosceva il merito di aver raccolto nella sua opera “tutte le biblioteche” come in un “unico emporio” (omnes bibliothecas in unum idemque emporium summatim collegit, secondo la traduzione latina della versione armena di un passo del Chronicon eusebiano). E appunto l’idea di emporium, di deposito contro le dispersioni e le perdite inflitte dal tempo e dagli uomini, è quella che troviamo nella Biblioteca storica, che attinge al sapere antico e lo riconsegna ai posteri attraverso il racconto onnicomprensivo e universalistico della storia fin dalle sue pretese origini». ♦ Da storico libresco qual era, Diodoro non poteva non attingere alle collezioni librarie e alle biblioteche del tempo, da quelle romane a quela r c h e o 61


STORIA • MUMMIE ROMANE

PRISCILLA E GLI AROMI D’ORIENTE SEBBENE NON FOSSE CONFORME AL COSTUME ROMANO, LA PRATICA DELLA MUMMIFICAZIONE TROVA ATTESTAZIONI SIGNIFICATIVE NELL’URBE, A PARTIRE DAL CASO DI POPPEA, LA MOGLIE «IMBALSAMATA» DI NERONE. QUELL’USO STRANIERO, PERÒ, SI DIFFONDERÀ IN PARTICOLARE TRA I SECOLI II E IV, QUANDO A ROMA SI AFFERMANO SU AMPIA SCALA I CULTI DEDICATI ALLE DIVINITÀ DELL’ANTICO EGITTO... di Stefano Francocci 68 a r c h e o


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li scavi di Pompei hanno recentemente portato alla luce, presso la necropoli di Porta Sarno, una tomba all’interno della quale sono state rinvenute le spoglie del proprietario, Marcus Venerius Secundio, ancora parzialmente conservate (vedi «Archeo» n. 440, ottobre 2021; anche on line su issuu.com). Quanto rimaneva del corpo, apparentemente mummificato, evidenziava un eccezionale stato di conservazione dello scheletro, resti della capigliatura e di un orecchio. Analisi di laboratorio riveleranno se la preservazione dei tessuti corporei sia stata dovuta solo a eccezionali condizioni ambientali o piuttosto a uno specifico trattamento degli stessi. La scoperta ha posto nuovamente l’attenzione sull’interessante tema della diffusione dell’uso della mummificazione nel mondo romano. In età antica, la pratica di conservare il corpo dopo la morte ha come esempio piú tangibile quello che ci viene dall’Egitto. Nel paese del Nilo la mummificazione, inizialmente riservata al solo faraone, fu estesa progressivamente a un numero sempre maggiore di individui. Ne sono testimonianza le migliaia di mummie recuperate nel corso degli scavi, ma anche le fonti scritte. Alcuni papiri del periodo grecoromano, in particolare, illustrano il lungo rituale che caratterizzava il processo di imbalsamazione. Fra gli autori classici, Erodoto fornisce la testimonianza piú nota a riguardo nel libro II delle Storie, risalente al V secolo a.C., nel quale descrive in maniera dettagliata le varie tecniche di mummificazione in uso a quel

Il sepolcro di Priscilla sulla via Appia Antica, in un disegno di Giovanni Battista Piranesi, da Le antichità Romane, Tomo II, tav. XXVIII, in Opere di Giovanni Battista Piranesi, Francesco Piranesi e d’altri, Firmin Didot Freres, Parigi 1835-1839. a r c h e o 69


SPECIALE • STONEHENGE

NEL MONDO DI

STONEHENGE LO SPETTACOLARE CIRCOLO MEGALITICO INGLESE È UN’ICONA DELL’ARCHEOLOGIA, MA, PER QUANTO ECCEZIONALE, NON FU L’ESITO DI UN’INIZIATIVA ISOLATA. ESSO PRESE FORMA, INFATTI, NEL PIÚ AMPIO CONTESTO CULTURALE DELL’ETÀ DEL BRONZO, INSERENDOSI IN UN UNIVERSO IDEOLOGICO CHE ACCOMUNA L’INGHILTERRA ALL’EUROPA CONTINENTALE. UNA MOSTRA IN CORSO AL BRITISH MUSEUM FA IL PUNTO SULL’ARGOMENTO di Duncan Garrow e Neil Wilkin

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l circolo megalitico di Stonehenge fu costruito 4500 anni fa, all’incirca nello stesso momento in cui, in Egitto, furono realizzate la Sfinge e la Grande Piramide di Giza. In quel medesimo periodo nel Cimitero Reale di Ur (nell’odierno Iraq) venivano deposti preziosi corredi funebri, con oggetti importati da tutto il mondo allora conosciuto. Al di là delle specifiche differenze, questi tre siti, cosí distanti fra loro, hanno qualcosa in comune. Innanzi tutto la volontà e la capacità di riunire, superando spesso notevoli distanze, le persone, le materie prime, gli oggetti e le idee necessari per dare forma a creazioni che hanno conservato intatto per millenni il loro fascino e la loro forza. Monumenti del genere non sono

Il circolo megalitico di Stonehenge (Wiltshire, Inghilterra sudoccidentale). Il monumento ha avuto varie fasi di costruzione e di utilizzo, ma la forma che oggi si vede è quella conferitagli nell’età del Bronzo, intorno al 2500 a.C.

luoghi circoscritti o statici, ma affondano le proprie radici nei mutamenti del sentimento religioso, della politica e della società verificatisi all’epoca della loro realizzazione. Per cercare di svelare i misteri che tuttora custodiscono, questi siti vanno dunque collocati nel piú ampio contesto del loro tempo. William Stukeley – antiquario, erudito e tra i fondatori del British Museum – fu tra primi a muoversi in tal senso. Egli condusse vaste esplorazioni a Stonehenge negli anni Venti del Settecento, effettuando ricognizioni di superficie e annotando i suoi ritrovamenti in taccuini, schizzi, disegni e opere a stampa. Stabilí che il monumento si trova al centro di un paesaggio articolato, comprendente molti elementi rilevanti: la Stonehenge

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SPECIALE • STONEHENGE

deve ancora rivelare molti dei suoi misteri. Ne conosciamo alcuni aspetti e abbiamo, per esempio accertato, che la sua costruzione ebbe luogo fra la primavera e l’estate del 2049 a.C., utilizzando grandi tronchi di quercia. Ma ancora molto ci sfugge, compresa l’esatta funzione del circolo». Altrettanto significativa è la presenza di molti dei piú importanti reperti a tutt’oggi rinvenuti nel territorio di Stonehenge. Dal Wiltshire Museum proviene l’intero tesoro di manufatti deposto nella sepoltura nota come Bush Barrow: ne fanno parte, tra gli altri, una «losanga d’oro» considerata come il piú raffinato prodotto dell’oreficeria britannica dell’età del Bronzo (vedi foto a p. 108, in alto), che fu adagiata sul petto del capo sepolto nella tomba. Un contesto che evoca alcune delle piú ricche sepolture scoperte nella Francia settentrionale, nella Germania orientale, ma anche in Grecia, a riprova dell’esistenza di rapporti ad ampio raggio. Di grande pregio sono anche i tesori che accompagnavano 106 a r c h e o

il già citato Arciere di Amesbury, un uomo seppellito con un corredo eccezionale. Nella sua tomba è stato trovato il piú ricco insieme di oggetti dell’età del Bronzo finora scoperto in Gran Bretagna e una quarantina di essi – fra cui coltelli di rame, ornamenti aurei e utensili in selce – si offrono all’ammirazione dei visitatori della mostra (vedi foto alle pp. 102-103). Da rilevare come l’arciere fosse stato sepolto nei pressi di Stonehenge, ma provenisse da una regione che gli studiosi collocano in un’area oggi appartenente alla Svizzera o alla Germania. È stato inoltre ipotizzato che l’uomo abbia preso parte alla costruzione della fase piú monumentale del circolo megalitico.

DOVE E QUANDO «Il mondo di Stonehenge» Londra, British Museum fino al 17 luglio Orario tutti i giorni, 10,00-17,00 (venerdí apertura prolungata fino alle 20,30) Info www.britishmuseum.org


Nella pagina accanto e in basso: due immagini del Seahenge, una struttura lignea affiorata dalle sabbie di una spiaggia del Norfolk nel 1998 e che, concettualmente, presenta evidenti affinità con il circolo megalitico di Stonehenge (nella foto qui accanto).

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Archeo n. 447, Maggio 2022 by Archeo - Issuu