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Archeo n. 446, Aprile 2022

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TARQUINIA E CERVETERI

EL-ARAJ

CATACOMBE DI POZZUOLI

TEMPIO DI GERUSALEMME

CAMPANIA

LE CATACOMBE DI POZZUOLI

SPECIALE AIDA A TORINO

SPECIALE

L’«AIDA» AL MUSEO EGIZIO DI TORINO

G

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SALOMONE E I MISTERI DEL TEMPIO

L’INTERVISTA

UN PARCO PER TARQUINIA E CERVETERI

NELLA CITTÀ DEGLI APOSTOLI

ISRAELE

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 9 APRILE 2022

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EM ERU PIO S A SC LEM OM M ww PA E w. RS a rc O h

2022

Mens. Anno XXXV n. 446 aprile 2022 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 446 APRILE

LUOGHI DEL SACRO

€ 6,50


SOMMARIO EDITORIALE

Una suggestione infinita 3

NOTIZIARIO

SCAVI Trecentomila anni fa, nel Nord Africa

6

18

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di Luciano Calenda

6

incontro con Vincenzo Bellelli, a cura di Flavia Marimpietri

8

28 Sul Mare di Galilea/1

Cercando la città degli Apostoli

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TE GER M U PIO S A SC LEM OM M PA E RS O he

amministrazione@timelinepublishing.it

Mens. Anno XXXV n. 446 aprile 2022 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE AIDA A TORINO

Amministrazione

TEMPIO DI GERUSALEMME

Impaginazione Davide Tesei

SALOMONE E I MISTERI DEL TEMPIO

CATACOMBE DI POZZUOLI

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

In copertina bozzetto di Girolamo Magnani per il Tempio di Vulcano e sotterraneo, Atto IV, Scena II, per la prima italiana dell’Aida di Giuseppe Verdi. 1872. Milano, Teatro alla Scala.

Federico Curti

LUOGHI DEL SACRO

EL-ARAJ

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

€ 6,50

72

Presidente

TARQUINIA E CERVETERI

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

42

di R. Steven Notley e Mordechai Aviam

2022

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

di Fabio Porzia

SCOPERTE

ARCHEO 446 APRILE

Anno XXXVIII, n. 446 - aprile 2022 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Il grande tempio del «popolo geologico» 72

www.archeo.it

INCONTRI Quando la storia si fa a teatro 14 A TUTTO CAMPO Dal marmo ai pixels 16

LUOGHI DEL SACRO/13

IN EDICOLA IL 9 APRILE 2022

12

di Marina Lo Blundo e Valeria Puccio

di Mara Sternini

58

10

di Francesca Boldrighini e Fiorangela Fazio

FRONTE DEL PORTO Le vie della comunicazione

testi di Anna Russolillo, Salvatore Borrelli, Franco Foresta Martin e Roberto Della Rocca

L’INTERVISTA

di Giampiero Galasso

PASSEGGIATE NEL PArCo Quella magnifica dozzina

Cristo si è fermato a Puteoli 58

Due regine d’Etruria 28

di Emanuele Cancellieri

Da una città dell’antica Irpinia

SCAVI

di Giuseppe M. Della Fina

ARCHEOFILATELIA Un Parco per gli Etruschi

di Andreas M. Steiner

Attualità

FORMAZIONE Al servizio del patrimonio

Comitato Scientifico Internazionale

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto

L’INTERVISTA

UN PARCO PER TARQUINIA E CERVETERI CAMPANIA

LE CATACOMBE DI POZZUOLI

ISRAELE

NELLA CITTÀ DEGLI APOSTOLI

SPECIALE

Comitato Scientifico Italiano

L’«AIDA» AL MUSEO EGIZIO DI TORINO

arc446_Cop.indd 1

30/03/22 12:52

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Johannes Auenmüller è curatore del Museo Egizio di Torino. Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Francesca Boldrighini è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Salvatore Borrelli è archeologo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Emanuele Cancellieri è archeologo. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Roberto Della Rocca è direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi di Pozzuoli. Paolo Del Vesco è curatore del Museo Egizio di Torino. Alessia Fassone è curatrice del Museo Egizio di Torino. Fiorangela Fazio è funzionario restauratore del Parco archeologico del Colosseo. Enrico Ferraris è curatore del Museo Egizio di Torino. Franco Foresta Martin è geologo. Giampiero Galasso è giornalista. Christian Greco è direttore del Museo Egizio di Torino. Marina Lo Blundo è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia antica. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Fabio Porzia è post-dottorando presso l’Università di Tolosa come storico del Levante antico. Valeria Puccio è funzionario per la comunicazione del Parco archeologico di Ostia antica. Anna Russolillo è architetto. Mara Sternini è professore associato di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.


Rubriche SCAVARE IL MEDIOEVO

Quando le pietre parlano 110 di Andrea Augenti

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Discendere da Quirino

112

di Francesca Ceci

92 SPECIALE

112 LIBRI

Quella magnifica ossessione 114

92

con testi di Christian Greco, Johannes Auenmüller, Paolo Del Vesco e Alessia Fassone e un’intervista a Enrico Ferraris

Illustrazioni e immagini: Ufficio stampa Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino: copertina e pp. 92, 97, 101, 102/107, 108 – Doc. red.: pp. 3, 32, 32/33, 60, 74, 76, 80, 82-83, 84, 85 (basso), 86 (basso), 87, 88-89, 90, 94/95, 100, 113 – Missione Archeologica nel Sahara «Sapienza» Università di Roma-INP, Tunisi: pp. 6-7 – Università degli Studi di Salerno-Soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino: p. 8 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 12-13 – Cortesia Fondazione Prada: Attilio Maranzano: pp. 16, 17 (alto) – Cortesia degli autori: pp. 17 (basso), 18, 29, 30, 31 (basso), 33 (alto), 34-39, 44/45, 46-55, 58/59, 64-71, 110-111 – Shutterstock: pp. 42/43, 56/57, 62-63, 72/73, 78/79, 98/99 – Cortesia Megan Sauter/Biblical Archaeological Society: p. 57 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 60/61, 77 (basso), 79, 81 (basso), 85 (alto), 112; Electa/Sergio Anelli: p. 77 (alto); Heritage Art/Heritage Images: p. 78; Mario De Biasi: p. 81 (alto) – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 31, 45, 75 – Patrizia Ferrandes: cartina a p. 86. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) Le edicole e i privati potranno richiedere le copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it e accedendo al sito https://arretrati. pressdi.it L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova


FRONTE DEL PORTO a cura di Claudia Tempesta e Cristina Genovese

LE VIE DELLA COMUNICAZIONE LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE NON POSSONO ESSERE SCISSE DALLA DIVULGAZIONE: UN PRINCIPIO CHE IL PARCO DI OSTIA ANTICA HA FATTO PROPRIO AVVALENDOSI DELLE NUOVE TECNOLOGIE, GRAZIE ALLE QUALI L’OFFERTA INFORMATIVA VIENE COSTANTEMENTE ARRICCHITA

S

in dalla sua costituzione, nel 2017, come Istituto dotato di autonomia speciale del Ministero della cultura, il Parco archeologico di Ostia antica ha avviato una strategia di comunicazione digitale integrata, una finestra aperta verso un ampio e variegato target di visitatori reali e potenziali dei suoi luoghi, da Ostia a Portus, fino al Museo delle Navi di Fiumicino. Una comunicazione declinata attraverso i canali istituzionali, il sito web, i social e YouTube, attraverso i quali il Parco costruisce il proprio racconto quotidiano, pubblicando e illustrando le

numerose attività che lo rendono vivo e sempre ricco di novità.

INFORMAZIONI PUNTUALI La comunicazione sul sito web (www.ostiaantica.beniculturali.it) ha carattere istituzionale e mira a fornire un’informazione puntuale, destinata in primis a un pubblico di «prossimità telematica», ma anche ad ampliare il bacino di utenza con la fidelizzazione di un pubblico stabile di riferimento. In questa direzione si muovono alcuni contenuti del sito web del Parco, quali la rubrica Ostia racconta, la digitalizzazione per il web dei

pannelli didattici e la mappa navigabile dell’area archeologica di Ostia antica. Inaugurata nel marzo 2020 e recentemente presentata con una nuova veste grafica, la rubrica Ostia racconta (www.ostiaantica.beniculturali.it/ it/ostia-racconta) raccoglie i contenuti di approfondimento su aspetti poco conosciuti dei siti del Parco. Concepita come una variante del classico blog, Ostia racconta è un luogo virtuale in costante aggiornamento: opere e monumenti, la storia degli scavi, le ricerche di antropologia e gli interventi di restauro in corso o L’homepage del sito web istituzionale. Nella pagina accanto in basso: riferimenti web e social del Parco.

12 a r c h e o


A sinistra: la sezione web Quartieri e monumenti di Ostia antica. I nuovi pannelli didattici dell’Area archeologica.

appena conclusi sono raccontati attraverso le voci degli «addetti ai lavori» e dei funzionari che lavorano quotidianamente nei luoghi del Parco. La comunicazione digitale non può che essere connessa alla fruizione del patrimonio culturale: in quest’ottica è stata realizzata la sezione web Quartieri e monumenti di Ostia antica (www.ostiaantica. beniculturali.it/it/pannelli-didattici/). Si tratta di uno strumento divulgativo e di accompagnamento alla visita, attualmente disponibile in italiano e in inglese, che consente al contempo un accesso virtuale all’area archeologica e la possibilità di approfondire i contenuti proposti, dedicati alla città e ai suoi quartieri, accedendo ai contenuti dei singoli pannelli didattici fisici già installati nell’area archeologica (vedi «Archeo» n. 432, febbraio 2021; anche on line su issuu.com). È quindi possibile, attivando il GPS sul proprio smartphone, accedere a mappe navigabili di Ostia antica, suddivise per «quartieri»: in tempo reale, cosí, ciascun visitatore può costruire il proprio percorso. D’altro canto, non può darsi oggi comunicazione dell’archeologia se non attraverso i social media. Ed è per questo che il Parco è molto attivo su Facebook,

Instagram e Twitter, con l’intento di coinvolgere e far crescere una community sempre piú numerosa e interessata ai temi proposti.

SCENE DI VITA QUOTIDIANA I contenuti dei social sono strettamente connessi sia col sito web, sia con l’attività quotidiana che si svolge nei luoghi del Parco: la comunicazione integrata ha come scopo non soltanto la promozione, ma innanzitutto la diffusione della conoscenza del Parco in un’ottica divulgativa. Pertanto, oltre a essere uno strumento di informazione su aperture e chiusure, restauri in corso e interventi straordinari, i canali social contengono rubriche fisse di approfondimenti che di volta in volta riguardano i mosaici (con #mosaicMonday), luoghi e monumenti meno noti di Ostia (con #nascOstia), l’antico porto di Claudio e di Traiano (con la rubrica Portus: un porto da record). Sul

neonato canale YouTube, invece, sono al momento presenti due playlist: «Play Ostia», la rubrica di approfondimenti video autoprodotti dal Parco e «Ostia antica per la scuola», che riunisce i videolaboratori e le videolezioni realizzati dai Servizi Educativi durante il lockdown del 2020. Poiché i social sono uno strumento di fondamentale interazione con il pubblico, la comunicazione è diversificata in funzione dei differenti canali e, di conseguenza, delle persone che seguono l’uno o l’altro account. Da questo punto di vista, riveste particolare importanza Instagram sul quale, attraverso la menzione nelle stories, le persone si trasformano in ambassador del Parco, ingenerando un circolo virtuoso nel quale Ostia antica (e con essa Portus, Isola Sacra e il Museo delle Navi) emerge grazie all’esperienza diretta di chi l’ha visitata. Marina Lo Blundo e Valeria Puccio

a r c h e o 13


L’INTERVISTA • IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CERVETERI E TARQUINIA

DUE REGINE D’ETRURIA

FURONO TRA LE PIÚ IMPORTANTI CITTÀ ETRUSCHE E DEL LORO PASSATO HANNO LASCIATO TESTIMONIANZE SPETTACOLARI. OGGI I TESORI DI CERVETERI E TARQUINIA SONO RIUNITI IN UN NUOVO PARCO ARCHEOLOGICO, LA CUI DIREZIONE È STATA AFFIDATA A VINCENZO BELLELLI. LO ABBIAMO INCONTRATO PER FARCI SPIEGARE COME E PERCHÉ I DUE GRANDI CENTRI, UN TEMPO RIVALI, DOVRANNO DIVENTARE ALLEATI... a cura di Flavia Marimpietri

I

l Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, uno dei nuovi istituti dotati di autonomia speciale e rilevante interesse nazionale creati in seno al Ministero della Cultura, riunisce in un’unica realtà due siti etruschi di primaria importanza. Alla sua guida è stato chiamato l’etruscologo Vincenzo Bellelli, dirigente di ricerca presso l’Istituto di scienze del patrimonio culturale del Cnr (CNR-Ispc) e responsabile scientifico degli scavi archeologici dello stesso CNR nell’area urbana di Cerveteri, che abbiamo intervistato in occasione del suo «battesimo». ♦ D ottor Bellelli, il nuovo Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli ceretana della Banditaccia e quella tarquiniese di Monterozzi – nominate sito UNESCO nel 2004 –, nonché il Museo Archeologico Nazionale Cerite e il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia: una meta ambita per un etruscologo come lei, ma anche una realtà complessa da «governare». Come affronta questa sfida?

28 a r c h e o

«Il profilo del direttore di un istituto autonomo (che anni fa non esisteva) richiede capacità gestionali, ma non c’è dubbio che la conoscenza specifica della materia possa essere d’aiuto. Uno degli aspetti piú entusiasmanti di questa sfida è che i siti di Cerveteri e Tarquinia sono complementari: il parco nasce grazie a un’operazione coraggiosa della Direzione Generale Musei, che sancisce quanto l’UNESCO aveva già stabilito, poiché unisce due realtà archeologiche di pr imo piano in un unico organismo. Cosí oggi queste due grandi metropoli etrusche, un tempo rivali, devono diventare alleate». ♦ Perché Cerveteri e Tarquinia sono realtà archeologiche complementari? «L’UNESCO ha tracciato una direttrice di marcia ben precisa, affermando che siamo al cospetto di due testimonianze archeologiche uniche ma correlate: da un lato la pittura funeraria di Tarquinia, dall’altro l’architettura monumentale di Cerveteri. La prima fornisce una serie infinta di spunti sulla “città


La sala del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia nella quale è esposto l’altorilievo raffigurante una coppia di cavalli alati, che in origine apparteneva alla decorazione del frontone del tempio dell’Ara della Regina, in località Pian della Regina, nell’area della Civita, dove si conservano i resti della città etrusca. Metà del IV sec. a.C. Nella pagina accanto: Vincenzo Bellelli, neodirettore del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia.

a r c h e o 29


SCOPERTE • SUL MARE DI GALILEA/1

CERCANDO LA CITTÀ DEGLI APOSTOLI

P

er 38 anni, dal 4 a.C. al 34 d.C., Erode Filippo II, figlio di Erode il Grande e noto anche come Filippo il Tetrarca, governò il Nord della Transgiordania, regione che si estende dal Monte Hermon (situato al confine tra l’attuale Libano e Siria) fino all’area orientale del Mare di Galilea (noto anche come Lago di Galilea, di Tiberiade o di Genesaret, dall’ebraico Kinneret, n.d.r.). Intorno al 30 d.C., Filippo fondò una città al confine meridionale della sua tetrarchia, proprio sulle coste del lago. La nuova città andò ad aggiungersi alla capitale amministrativa, Cesarea di Filippo (conosciuta an42 a r c h e o

che con il nome ellenistico di Banyas, dal greco Paneas, dovuto alla presenza di un tempio dedicato al dio Pan, n.d.r.), che Filippo aveva fondato già tre decenni prima, nel 3 a.C., nella parte settentrionale della tetrarchia, e dove suo padre aveva fatto costruire un tempio in onore di Augusto, come ci riferisce Giuseppe Flavio nelle sue Antichità Giudaiche (Ant. 15, 363). Per la costruzione di questa sua nuova polis meridionale, però, Filippo non iniziò da zero. Il figlio di Erode il Grande, infatti, scelse di trasformare in città un villaggio giudaico già esistente lunga la costa del lago, Betsaida, la «casa della pe-

sca» (o «della caccia»), rinominandolo Julia, in onore della vedova di Augusto e madre di Tiberio. La maggior parte di queste informazioni sfuggono ai lettori del Nuovo Testamento, che, infatti, menziona il nome del villaggio giudaico, ma non quello della polis che lo sostituí. Non è chiaro il motivo di tale omissione, considerando che, in altre parti, il Nuovo Testamento riporta i nomi delle città fondate durante la dinastia erodiana, tra cui, per esempio, Tiberiade (Giovanni, 6:23), Cesarea di Filippo (Matteo 16:13; Marco 8:27) e Antipatride (Atti 23:31). Inoltre, la collocazione esatta della


NELL’ANTICHITÀ, LE RIVE DEL MARE DI GALILEA – O LAGO DI TIBERIADE – ERANO SCANDITE DALLA PRESENZA DI VILLAGGI E CITTÀ I CUI NOMI RIEVOCANO LE VICENDE NARRATE NEL VANGELO: TIBERIADE, MAGDALA, CAFARNAO...E BETSAIDA, DOVE NACQUERO PIETRO, ANDREA E FILIPPO. DUE ARCHEOLOGI SI SONO MESSI ALLA RICERCA DELLE SUE VESTIGIA SCOMPARSE... di R. Steven Notley e Mordechai Aviam

città è rimasta un mistero fino a oggi, ma non si tratta di una circostanza eccezionale. Una delle sfide piú grandi dell’archeologia contemporanea, infatti, è quella di stabilire l’identità dei siti scavati, e il ritrovare un’iscrizione che ne confermi il nome accade solo raramente. Per lo piú, infatti, l’identificazione avviene mettendo insieme una serie di «prove indiziarie».

A DORSO DI CAVALLO La riscoperta delle città perdute menzionate nella Bibbia è stata, come sappiamo, un processo lento iniziato nel XIX secolo, quando viaggiatori europei e americani

raggiunsero luoghi del Levante fino a quel momento difficilmente accessibili. Edward Robinson (1794-1863), teologo e biblista dell’Union Theological Seminary di New York City, è stato tra i primi a tentare di individuare questi luoghi dimenticati. Accompagnato da Eli Smith, esperto di lingue semitiche, Robinson esplorò la regione negli anni Trenta e Cinquanta del XIX secolo, sempre rigorosamente a cavallo. I due studiosi si resero conto, cosí, che molti degli antichi nomi ebraici dei siti visitati si erano preservati nell’equivalente nome arabo moderno. Tuttavia, ancora oggi numerosi luo-

Il Mare di Galilea (noto anche come Lago di Tiberiade o di Genesaret, dall’ebraico Kinneret) in una veduta aerea da ovest verso est, verso le alture del Golan. A sinistra, prima dell’inizio delle alture, si riconosce la foce del Giordano nei cui pressi si trova il sito di el-Araj.

ghi nominati nelle fonti antiche rimangono senza una localizzazione precisa: e Betsaida-Julias è uno di questi. Secondo Robinson, il villaggio descritto nel Nuovo Testamento era da identificare con et-Tell, un sito che si trova su una piccola collina al confine della valle di Betsaida, a circa 2,5 km di distanza dalle a r c h e o 43


SCAVI • POZZUOLI

CRISTO SI È

FERMATO A PUTEOLI NON SOLO UN PORTO FAMOSO E APERTO AL MONDO, MA ANCHE UN CENTRO DI DIFFUSIONE DELLA RELIGIONE CRISTIANA. È QUANTO CONFERMANO LE SCOPERTE NELLA NECROPOLI DI S. VITO, A POZZUOLI. E DI CUI VI PROPONIAMO L’AVVINCENTE RACCONTO, CORONATO DA UNA SORPRESA ANCORA IN VIA DI ESSERE CONFERMATA… testi di Anna Russolillo, Salvatore Borrelli, Franco Foresta Martin e Roberto Della Rocca 58 a r c h e o


Pozzuoli, necropoli di S. Vito, ambiente G. La tomba ad arcosolio decorata da una pittura al centro della quale si vede una figura maschile, affiancata da due pecore, che si è proposto di identificare con un’immagine del Buon Pastore. a r c h e o 59


LUOGHI DEL SACRO/13

IL GRANDE TEMPIO DEL

«POPOLO GEOLOGICO» SUL LUOGO DOVE UN TEMPO ERA SORTO, OGGI RISPLENDONO I COLORI DI UN GIOIELLO DELL’ARCHITETTURA ISLAMICA. PER RICORDARLO E VENERARLO, I FEDELI SI ACCALCANO DI FRONTE AI RESTI DELLE IMPONENTI SOSTRUZIONI CHE CINGONO LA VASTA PIATTAFORMA SU CUI TRONEGGIAVA. MA COSA SAPPIAMO, VERAMENTE, DI QUEL LEGGENDARIO SANTUARIO SCOMPARSO, LEGATO ALLA MEMORIA DI SALOMONE ED ERODE IL GRANDE? di Fabio Porzia 72 a r c h e o


C

hiunque abbia vissuto l’esperienza di perdersi nei dedali della Città Vecchia di Gerusalemme sa quanto sia estraniante passare dalla frenesia del Suq alla quiete surreale della Spianata delle Moschee. I vicoli bui e angusti della Città Vecchia, ingombra di gente, la loro aria intrisa di odori e aromi pungenti di spezie e incensi che si mescolano al caffè appena macinato e al sangue lasciato scolare a terra davanti alle macellerie, si aprono improvvisamente al fulgore del marmo tiepido, dell’oro, delle piastrelle multicolori, dei cipressi e degli ulivi che punteggiano la spianata. Di colpo, il cielo riprende possesso della città sulla sommità di quello che i testi biblici chiamano Monte Moriah, Monte Sion o piú semplicemente Monte del Tempio

(Har HaBait), anche se, con i suoi 740 m di altezza, noi forse lo chiameremmo piuttosto una collina. Tradizioni diverse raccontano che su questo luogo sia salito Abramo per offrire in sacrificio il figlio Isacco (Genesi 22) e che, nello stesso punto, molti secoli dopo, verso il 621, fu trasportato di notte il profeta Maometto per salire al cielo e ottenere la rivelazione dei precetti e dei riti dell’Islam.Tale, infatti, è l’interpretazione che si è imposta dell’incipit della Sura 17 del Corano, che situa l’estasi mistica del Profeta presso «la moschea lontana», da cui deriva il nome della Moschea al-Aqsa qui costruita dai califfi omayyadi Abd al-Malik e suo figlio al-Walid I, e terminata verso il 705. Questo luogo, peraltro non lontano dal Santo Sepolcro dei cristiani,

Gerusalemme al tramonto. Al centro, in primo piano, il Monte del Tempio o Spianata delle Moschee: qui sorgeva, fino alla distruzione operata da Tito nel 70 d.C., il grande Tempio voluto da Erode il Grande (73 circa-4 a.C.).

è la ragione che fa di Gerusalemme il centro nevralgico delle tre religioni abramitiche – giudaismo, cristianesimo e Islam – tre dei maggiori monoteismi della nostra epoca. Luogo conteso e disputato sin dall’antichità, non è oggetto di consenso nemmeno a proposito del nome con cui chiamarlo: Monte del Tempio o Spianata delle Moschee rischiano, infatti, di rinviare a una narrazione univoca e faziosa. Tutta la storia di Gerusalemme, invece, giustamente definita di recente da Vincent Lemire come una a r c h e o 73


SPECIALE • AIDA

QUELLA MAGNIFICA

OSSESSIONE

FIN DALL’ANTICHITÀ, LA STORIA DELLA CIVILTÀ EGIZIANA E LE SUE GRANDIOSE TESTIMONIANZE MONUMENTALI HANNO ESERCITATO UN FASCINO STRAORDINARIO E DIVENUTO IRRESISTIBILE IN ETÀ MODERNA, SOPRATTUTTO ALL’INDOMANI DELLA CAMPAGNA DI NAPOLEONE NEL PAESE DEL NILO. E NELL’ONDA LUNGA DI QUESTA MALÍA SI INSERISCE AIDA, IL MELODRAMMA COMPOSTO DA GIUSEPPE VERDI, ORA «IN SCENA» AL MUSEO EGIZIO DI TORINO con testi di Christian Greco, Johannes Auenmüller, Paolo Del Vesco e Alessia Fassone e un’intervista a Enrico Ferraris 92 a r c h e o


Nella pagina accanto: uno degli ingressi della città di Tebe, in un bozzetto di Girolamo Magnani per la prima italiana dell’Aida di Giuseppe Verdi, messa in scena a Milano al Teatro alla Scala nel 1872.

L

a presenza materiale e intellettuale dell’Egitto antico è profondamente connessa con la nostra storia. Ognuno di noi può affermare di avere un rapporto intimo con l’antica cultura che si è sviluppata sulla sponda meridionale del Mediterraneo, relazione che uno dei massimi artisti del nostro tempo, William Kentridge, ha definito «geografia interiore». Questo ci spinge a riflettere su come le diverse interpretazioni soggettive si possano allineare attorno a un’esperienza comune per produrre espressioni di significato condiviso. A una prima osservazione, sembra che gli oggetti sopravvissuti al flusso della Storia siano legati al passato, e non tutti sono consapevoli della loro forza e dell’influenza che esercitano all’interno della società attuale. Sono proprio le generazioni contemporanee che ne fanno uso e che ne determinano l’utilizzo all’interno della società, rendendo i manufatti, seppure antichi, sempre comprensibili e addirittura flessibili alle necessità dettate dalla contingenza. L’Egitto ha prodotto una cultura materiale che ha continuato ad avere una lunga storia anche dopo che la società che l’ha creata è venuta meno. In uno sforzo ermeneutico che ci permetta di comprendere questo fenomeno è indispensabile tener conto di una serie di fattori. Si deve certamente analizzare lo spazio e il tempo, ma anche cercare di comprendere il ruolo fondamentale che hanno svolto gli oggetti con la loro «agency». La disseminazione di artefatti egizi è attestata fin dall’età del Bronzo nel Vicino Oriente e nell’intero bacino del Mediterraneo. Gli aegyptiaca erano talmente diffusi da venire definiti la piú popolare merce di scambio globale dell’epoca. È importante essere consapevoli di questo per comprendere come, ben prima di Erodoto e delle sue Storie, vi fosse una presenza culturale dell’Egitto. Già nel mondo classico è interessante notare come questa civiltà venisse considerata e rispettata per le sue antiche radici, il luogo di origine e quindi il fondamento di una storia e di una sapienza radicata comune. Al contempo, però, l’Egitto veniva anche identificato come la quintessenza dell’Altro. Questo essere familiare e diverso allo stesso tempo gli ha sempre conferito una posizione liminale, e l’apparente contraddizione conse-

guente risulta tutt’oggi fondamentale per comprendere il ruolo dell’Egitto all’interno della società occidentale. La civiltà sorta sulle sponde del Nilo ha suscitato un grande fascino, che a volte è sfociato nell’ossessione, ed è stata all’origine di ricostruzioni fantastiche e misteriche. Si è arrivati pertanto a distinguere fra quella che viene definita «egittologia», che si basa sul logos, sulla razionalità, sullo studio e sulla disamina delle fonti antiche, da ciò che viene giudicata, invece, «egittomania» e che ci racconta del fascino «irrazionale» suscitato in varie epoche da questa antica cultura.

REINVENTARE IL PASSATO Gli studi fondamentali di Jan e Aleida Assmann (rispettivamente un egittologo e un’esperta di scienze culturali e della letteratura, n.d.r.) hanno introdotto un’altra importante categoria, ovvero quella della «mnemostoria». A differenza della Storia, questa branca del sapere si interessa di come il passato viene ricordato, cioè recepito e trasmesso alle generazioni successive. Tale processo, però, non è passivo: il presente stesso può rimodellare e addirittura reinventare il passato.Vi sono stati momenti in cui si poteva affermare che ci fosse un’ossessione occidentale nei confronti dell’Egitto e, in quell’aspetto dicotomico del familiare e del diverso, la cultura nilotica ha continuato a essere percepita come fonte di un passato comune in quanto aveva profondamente intercettato le vicende di Israele, della Grecia e di Roma, ovvero le fondamenta stesse della cultura occidentale. E questo restituisce quindi all’Egitto un ruolo particolare rispetto all’orientalismo in generale. Quello che ancora manca è però un resoconto completo che sappia dare ragione dell’incontro fra l’Occidente e l’Egitto. Il libro di Siegfried Morenz del 1968, Die Begegnung Europas mit Ägypten (L’incontro dell’Europa con l’Egitto) identifica tre livelli in questo processo di conoscenza: una prima fase che dura fino all’epoca tardo-antica, un momento in cui la cultura egizia era ancora vivente e produttiva; un secondo periodo che si interseca con il precedente, che comincia in epoca romana e che si accentra attorno al culto di Iside, interpretato in modalità diversa rispetto alla funzione teologica della dea all’interno della civiltà nilotica; un terzo livello euristico, a r c h e o 93


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