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ANTICHITÀ VIOLENTA
RISCOPRIRE GABII
NEL SANTUARIO DELL’UOMO SERPENTE UN MISTERO DI 12 000 ANNI FA
KARAHAN TEPE
MISTERI DI CAPESTRANO
ABRUZZO
L’ENIGMA DI CAPESTRANO
SPECIALE GIACOMO BONI A ROMA
ALLA RISCOPERTA DI GABII
GIACOMO BONI UN VENEZIANO ALLA SCOPERTA DI ROMA
SPECIALE
www.archeo.it
IN EDICOLA IL 10 MARZO 2022
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2022
Mens. Anno XXXV n. 445 marzo 2022 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 445 MARZO
LAZIO
€ 6,50
SOMMARIO EDITORIALE
Si vis pacem... 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
SCAVI Scarti di lusso, anzi da museo
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A TUTTO CAMPO C’è vita nella palude
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INCONTRI La città come spazio e come concetto PAROLA D’ARCHEOLOGO L’alba di Velia e le armi di Atena
ARCHEOFILATELIA La parola alle armi di Luciano Calenda
FRONTE DEL PORTO Fra le mura di un quartiere esclusivo
L’INTERVISTA
www.archeo.it
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IN EDICOLA IL 10 MARZO 2022
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GU NTIC ER HITÀ RA
L’A
amministrazione@timelinepublishing.it
di Andreas M. Steiner e Massimo Vidale
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In copertina una delle strutture del sito di Karahan Tepe (Anatolia sud-orientale, Turchia), la cui frequentazione ebbe inizio intorno al 9400 a.C.
Federico Curti
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXV n. 445 marzo 2022 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE GIACOMO BONI A ROMA
Amministrazione
MISTERI DI CAPESTRANO
Impaginazione Davide Tesei
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UN MISTERO DI 12 000 ANNI FA
KARAHAN TEPE
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
Nella terra delle colline di pietra
Presidente NEL SANTUARIO DELL’UOMO SERPENTE
RISCOPRIRE GABII
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
€ 6,50
52 REPORTAGE
incontro con Marco Bettalli, a cura di Silvia Camisasca
ANTICHITÀ VIOLENTA
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
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2022
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
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Un mondo in guerra. L’antichità violenta di Atene e Roma 36
ARCHEO 445 MARZO
Anno XXXVIII, n. 445 - marzo 2022 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
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di Giusy Castelli
di Giampiero Galasso
Quella città prima di Roma di Chiara Andreotti e Rocco Bochicchio
incontro con Francesco Uliano Scelza, a cura di Flavia Marimpietri
di Alessandro Mandolesi
MUSEI I tesori di Noto
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di Edoardo Vanni
di Francesca Boldrighini
RESTITUZIONI Scambi eccellenti ALL’OMBRA DEL VULCANO Anche in caso di afflusso ridotto
SCAVI
di Carlo Casi
di Giuseppe M. Della Fina
PASSEGGIATE NEL PArCo «Straniero, dove stai andando?»
IN DIRETTA DA VULCI Una tomba da prima fila
ABRUZZO
L’ENIGMA DI CAPESTRANO LAZIO
ALLA RISCOPERTA DI GABII
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SPECIALE
GIACOMO BONI UN VENEZIANO ALLA SCOPERTA DI ROMA
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Venceslas Kruta, Henry de Lumley, Javier Nieto
Comitato Scientifico Italiano 28/02/22 15:27
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Chiara Andreotti è funzionario architetto della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Rocco Bochicchio è funzionario archeologo della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Francesca Boldrighini è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Giusy Castelli è archeologa. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Vincenzo d’Ercole è professore a contratto di civiltà dell’Italia preromana presso l’Università degli Studi «Gabriele d’Annunzio» di Chieti-Pescara. Giampiero Galasso è giornalista. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Edoardo Vanni è assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Siena. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova.
SCOPERTE
Due fratelli e molti misteri
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di Vincenzo d’Ercole
78 Rubriche
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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA La lunga vita dei sesterzi
110
di Francesca Ceci
LIBRI
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SPECIALE
Un veneziano «principe del Foro»
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di Stefano Mammini, con un intervento di Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo
Illustrazioni e immagini: Andreas M. Steiner: copertina e pp. 62/63, 64, 66 (a destra), 68, 69, 70, 71, 74, 75 (in basso), 76, 77, 102 – Cortesia Ufficio cultura e informazioni Ambasciata di Turchia: Bekir Kösker: pp. 3, 62 (a sinistra), 73; Murat Öcal: pp. 66 (a sinistra), 67, 72, 75 (in alto) – Cortesia Soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale: pp. 6-7 – Parco archeologico del Colosseo: pp. 8-9 – Cortesia Studio Esseci: p. 10 – Parco Archeologico di Pompei: pp. 12-13 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 14-15 – Cortesia Museo Civico Archeologico di Noto: F. Amarú: pp. 16-17, 18 (alto); L. Falesi: pp. 18 (basso), 19 – Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 20-21 – Cortesia Archivio delle Tradizioni Popolari, Comune di Grosseto: p. 22 (alto) – Cortesia degli autori: pp. 22 (basso), 80 (centro e basso), 81, 82-85, 110; Museo archeologico nazionale d’Abruzzo-Villa Frigerj, Chieti: p. 79 – Edoardo Vanni: p. 23 – Cortesia Parco Archeologico di Paestum e Velia: pp. 26-28 – Doc. red.: pp. 36-39, 40/41, 42-45, 80 (alto), 86-87, 90-91, 99, 100 (basso), 104 (sinistra) – Mondadori Portfolio: Ashmolean Museum, University of Oxford/Heritage Images: pp. 41, 46; CM Dixon/Heritage Images: p. 47; Album: p. 49 – The Metropolitan Museum of Art, New York: p. 48 – Cortesia Soprintendenza Spreciale ABAP Roma: pp. 54/55 (alto), 58 (alto); Simona Sansonetti: pp. 52/53, 55 (alto e basso), 59, 61; volo University of Michigan-Kelsey Museum of Archaeology, Gabii Project, 2019: pp. 54/55 (basso); Università degli Studi di Roma Tor Vergata: pp. 56-57; Francesco Mazzotta: rilievo a p. 58 (basso); Municipio VI di Roma Capitale-Università degli Studi di Roma Tor Vergata: p. 60 (alto); Agenzia Parallelozero srl: foto da drone a p. 60 (basso) – Cortesia Uffici Stampa Electa e Parco archeologico del Colosseo: pp. 104 (destra), 105 (alto), 107; Simona Murrone: pp. 88/89, 108 (sinistra); Parco archeologico del ColosseoArchivio Fotografico Storico: pp. 89, 92, 92/93 (alto), 96-97, 98/99, 100 (alto), 101, 102/103, 103, 108 (destra), 109 (basso); Bruno Angeli: p. 105 (basso); Marco Cremascoli: p. 106; Gaetano Alfano: p. 109 (alto) – da: Il «metodo» nelle esplorazioni archeologiche, in BdA, 1913: pp. 94-95 – National Gallery of Art, Washington: p. 111 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 53, 64, 65, 78. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia srl Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Il Servizio Arretrati è a cura di: Press-Di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Srl - 20090 Segrate (MI) Le edicole e i privati potranno richiedere le copie degli arretrati tramite e-mail agli indirizzi: collez@mondadori.it e arretrati@mondadori.it e accedendo al sito https://arretrati.mondadori.it/privati. A partire dal 15 marzo 2022, il suddetto sito verrà sostituito dal nuovo sito https://arretrati.pressdi.it L’indice di «Archeo» 1985-2021 è disponibile sul sito www.ulissenet.it Registrandosi sulla home page si ottengono le credenziali per la consultazione di prova
IN DIRETTA DA VULCI Carlo Casi
UNA TOMBA DA PRIMA FILA IL PREGEVOLE SEPOLCRO SCOPERTO IN UN SETTORE DELLA NECROPOLI DELL’OSTERIA È OGGETTO DI INTERVENTI GRAZIE AI QUALI SARÀ PRESTO POSSIBILE INSERIRLO NEL PERCORSO DI VISITA. E, NEL FRATTEMPO, SI È CONCLUSO IL RESTAURO DEL SUO RICCO CORREDO
S
i sono recentemente conclusi i restauri del corredo di un importante contesto localizzato in un nuovo settore della necropoli vulcente dell’Osteria, rinominato Area D, posto a ridosso, in direzione nord, della celebre Tomba dei Soffitti Intagliati. E si sta tuttora provvedendo al consolidamento della roccia nella quale è intagliata la struttura funeraria e ai necessari apprestamenti (copertura, scala in ferro, ecc.) per renderla fruibile dal pubblico già nella tarda primavera. Il monumento in questione, scoperto esattamente un anno fa, è stato denominato Tomba 1 e
consiste in un ipogeo del tipo «a cassone vulcente», con dromos provvisto di undici stretti gradini. Sulla parete di fondo dell’ampio vestibolo a cielo aperto, in direzione est, sono ricavate due camere funerarie affiancate, di forma rettangolare. L’ingresso di quella di sinistra, rinominata tomba 1/B, era ancora parzialmente chiuso da blocchi parallelepipedi di siltite posizionati di taglio. La porzione superiore della tamponatura originaria, invece, era stata spinta all’interno dell’ipogeo da precedenti visitatori del contesto, il cui passaggio era da subito
Materiali appartenenti al corredo della Tomba 1 in corso di scavo. Si riconoscono grandi vasi in impasto, buccheri e unguentari.
apparso evidente per la presenza di un ampio strato di colore nero nella parte alta del vestibolo, all’interno del quale – vicino a un singolare allineamento di blocchi in tufo rosso di non chiara funzione – era stata rinvenuta una punta di lancia in ferro. Liberata la camera dalla terra di infiltrazione che l’aveva riempita, quasi fino al soffitto, sono stati messi in luce i restanti blocchi di tamponatura dell’accesso e i resti del corredo funerario risparmiati dall’azione di disturbo. Quest’ultima, considerando il numero dei reperti e il loro generale buono stato di conservazione, è da ricondurre a un periodo abbastanza lontano, verosimilmente al XIX secolo o addirittura prima.
VASI D’IMPORTAZIONE E DI PRODUZIONE LOCALE Il corredo funerario conservato, inquadrabile nell’ultimo trentennio del VII secolo a.C., è composto da ceramiche di importazione corinzia e greco-orientale, oltre che da produzione locali, come manufatti etrusco-corinzi, in bucchero, impasto e oggetti in metallo, principalmente in ferro. Tra le forme ceramiche emergono per quantità l’aryballos e l’alabastron, presenti con prodotti sia di importazione, come un interessante manufatto di
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A sinistra: fotopiano della Tomba 1 e della disposizione dei reperti trovati nelle camere di sepoltura. In basso: vasi in bucchero di varia forma e tipologia in corso di scavo.
forma miniaturistica realizzato a Rodi in faïence verde-azzurra, o di produzione locale, sia in bucchero che in ceramica etrusco-corinzia, originariamente appesi su due file sovrapposte sulla parete meridionale della camera, come suggeriscono le tracce di chiodi in ferro ancora infissi nella roccia. La presenza di almeno tre fuseruole in impasto permetterebbe di riferire il corredo a un individuo adulto di genere femminile, che doveva in origine essere stato deposto sulla bassa banchina visibile davanti la parete di fondo dell’ambiente, ma del quale tuttavia non sono stati rinvenuti i resti. Decisamente abbondanti, invece, sono le ossa animali recuperate nei livelli di interro, verosimilmente da ricondurre a offerte funerarie manomesse dall’azione dei
clandestini o, eventualmente, alla fase di obliterazione del contesto dopo il suo sconvolgimento cosí come già attestato, per esempio, nella tomba 25 dell’Area C.
LE TRACCE DELLA RAZZIA I saccheggiatori hanno infatti lasciato numerose tracce del loro passaggio. Le pareti nord ed est dell’ipogeo erano piene di fori, tutti dello stesso diametro e localizzati alla medesima altezza, prodotti da strumenti appuntiti utilizzati per sondare la presenza di altre sepolture nelle vicinanze. E proprio sul lato meridionale questa operazione ha permesso loro di individuare l’altra camera funeraria del contesto, la tomba 1/A, che è stata poi messa in luce con ancora in posto l’imponente blocco
monolitico di chiusura. Praticando un foro nel sottile tramezzo che divideva i due ambienti, i clandestini sono penetrati anche nell’altra camera. Anch’essa, di dimensione ridotta rispetto alla precedente, è stata poco sconvolta dall’azione di ruberia, confermando l’antichità della manomissione. Qui la banchina non era sulla parete di fondo (est), ma sul lato meridionale della camera, sovrapposta da una lastra calcare ricoperta da abbondanti tracce di bruciato sulla superficie superiore. Anche in questo caso il corredo, seppur meno abbondante, annoverava reperti integri o in buono stato di conservazione di produzione pressoché locale, con qualche oggetto di importazione corinzia e scarsi elementi in ferro. Lo scavo è stato diretto da Simona Carosi (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale) in collaborazione con chi scrive e ha visto la partecipazione di Carlo Regoli (Fondazione Vulci) anche nella realizzazione dei testi. La documentazione fotografica è stata curata da Massimo Legni (Studio Architutto Designer’s) mentre i restauri sono stati realizzati da Teresa Carta (Fondazione Vulci).
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L’INTERVISTA • GUERRA E VIOLENZA
UN MONDO IN GUERRA
L’ANTICHITÀ VIOLENTA DI ATENE E ROMA CONVINTI DI VIVERE IN UN MONDO DOMINATO DALLA VIOLENZA – CRIMINALE, BELLICA, DI CLASSE – TENDIAMO A IDEALIZZARE ACRITICAMENTE IL PASSATO. MA QUANTO INCIDEVA LA VIOLENZA SULLA VITA QUOTIDIANA AL TEMPO DI TUCIDIDE, DEMOSTENE, CATONE E CRASSO? NE ABBIAMO PARLATO CON MARCO BETTALLI, AUTORE DI UNA RECENTE INDAGINE SULL’UNICA VERA COSTANTE DEL MONDO ANTICO... a cura di Silvia Camisasca
L’armatura di un guerriero greco dipinta su una hydria (vaso per acqua) a figure rosse. 490-480 a.C. Parigi, Museo del Louvre. 36 a r c h e o
Nella pagina accanto: Marco Bettalli, professore ordinario di storia greca all’Università degli Studi di Siena.
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SCAVI • LAZIO
QUELLA CITTÀ PRIMA DI ROMA UN’ATTIVITÀ DI TUTELA BEN RIUSCITA – OTTENUTA CON L’APPOSIZIONE TEMPESTIVA DI VINCOLI ARCHEOLOGICI E PAESAGGISTICI – HA RESO IL TERRITORIO DELL’ANTICA GABII, IMPORTANTE CENTRO DEL LATIUM VETUS, TERRENO PRIVILEGIATO PER LA RICERCA INTERNAZIONALE E PER LA SUA VALORIZZAZIONE PUBBLICA. UN INVITO ALLA VISITA… di Chiara Andreotti e Rocco Bochicchio
L’
antica città latina di Gabii, posta a 20 km a est di Roma, al XII miglio della via Prenestina antica, su un pianoro che domina il cratere vulcanico di Castiglione, è attualmente ricompresa in una vasta area archeologica alle porte della capitale, acquisita al Demanio dello Stato tra il 1986 e il 1991 e posta sotto la tutela della
52 a r c h e o
Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma. Le fonti letterarie dipingono Gabii come una delle città piú importanti del Latium vetus prima dell’ascesa di Roma: le vicende leggendarie legate alla formazione di Romolo e Remo – che proprio a Gabii furono educati alle lettere, alla musica e alle armi greche (Dion. Hal. IV,53; Plut. Rom.
VI,1) – e la conquista con l’inganno da parte di Tarquinio il Superbo e del figlio Sesto (Liv. I, 53-54; Dion. Hal. IV,57; Ov. Fast. II,689-690) – con tutte le implicazioni che ne seguirono, fino alla cacciata dei Tarquini da Roma e dalla stessa Gabii tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. –, ne testimoniavano l’importanza anche quando, tra l’età re-
Montecelio Santa Lucia
G.R.A
A1 SS 5
Setteville
pubblicana e l’età imperiale, la sua fama era piuttosto legata alle cave della rinomata «pietra gabina» e alle sue acque termali. A partire dall’acquisizione dell’area, gli sforzi della Soprintendenza Speciale di Roma si sono indirizzati da un lato alla tutela delle importanti testimonianze archeologiche emerse – su tutte, la cella del santuario di
In alto: Gabii (Roma). I resti del santuario di Giunone Gabina, edificato alla metà del II sec. a.C. A destra: cartina di Gabii e del suo territorio.
A24
SS 5
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Anie
Tivoli
Corcolle San Vittorino
ROMA Colle Monfortani
Gabii
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Gallicano nel Lazio
Laghetto A1
G.R.A
Ciampino
Frascati
Monte Porzio Catone
Palestrina Zagarolo
San Cesareo
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NELLA TERRA DELLE COLLINE DI PIETRA UNA CITTÀ DAL PASSATO LEGGENDARIO, LEGATA ALLA MEMORIA DI ABRAMO, AL DOMINIO CROCIATO E A UNA MISTERIOSA IMMAGINE DEL CRISTO, UNA DISTESA DI BRULLE COLLINE CALCAREE, SPAZZATE DAL VENTO E DEPOSITARIE DEI PIÚ ANTICHI MONUMENTI DELL’UMANITÀ, UN MAGNIFICO MUSEO CHE NE RACCONTA I MILLENNI: ECCO LA CRONACA DI UN VIAGGIO NELLA TURCHIA SUD-ORIENTALE, SULLE TRACCE DI 12 000 ANNI DI STORIA... di Andreas M. Steiner e Massimo Vidale
Sulle due pagine: il paesaggio dei monti Tek Tek, nei pressi del sito neolitico di Karahan Tepe (Provincia di Sanliurfa, Anatolia sud-orientale). Nella pagina accanto: scultura in pietra di una testa umana, da Karahan Tepe, 9400-8200 a.C. Sanliurfa, Museo Archeologico. a r c h e o 63
SCOPERTE • CAPESTRANO
DUE FRATELLI E MOLTI MISTERI
IL CELEBRE «GUERRIERO DI CAPESTRANO» FU SCOPERTO NEL 1934 E, DA ALLORA, RAPPRESENTA IL VANTO DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI CHIETI, NONCHÉ DELL’INTERO ABRUZZO. IN QUESTE PAGINE, VINCENZO D’ERCOLE, STUDIOSO E PROFONDO CONOSCITORE DELLA REALTÀ STORICO-ARCHEOLOGICA DI QUEL TERRITORIO, RIVELA UNA SERIE DI ACCADIMENTI VERIFICATISI CONTESTUALMENTE AL FORTUITO RINVENIMENTO, MA ANCHE IN TEMPI RECENTI (E DI CUI NESSUNO AVEVA, FINO AD ORA, COLTO IL NESSO), IN GRADO DI ILLUMINARE LA STORIA DI UNA DINASTIA ITALICA DEL VI SECOLO A.C. di Vincenzo d’Ercole
G
li inizi di questa storia sono semplici: nel settembre del 1934, facendo lo scassato per le vigne in un suo terreno, il contadino di Capestrano Giuseppe Castagna trova due frammenti di una statua in pietra da allora nota come Guerriero di Capestrano. Poco dopo, nel dicembre dello stesso anno, Giovanni Annibaldi, ispettore archeologo della Regia Soprintendenza alle Antichità di Roma, allora competente per il territorio aquilano, effettua nell’area del rinvenimento del Guerriero una campagna di scavo che porta all’identificazione del copricapo della statua rinvenuta in precedenza e della porzione superiore, priva della testa, di una seconda scultura raffigurante una giovane donna (vedi foto a p. 80, in basso). Vengono inoltre portate alla luce 28 sepolture a inumazione, databili fra VII e II secolo
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a.C., e 5 a incinerazione, riferibili alla prima età imperiale, allineate con un asse stradale. La sepoltura a cui le statue sembrano fare riferimento è la numero 3, che rappresenta il centro di un tumulo di 14 m circa di diametro; all’interno Cartina dell’Abruzzo con l’ubicazione di Capestrano in evidenza. Nella pagina accanto: il Guerriero di Capestrano, statua in pietra a tutto tondo che raffigura appunto un personaggio in armi. Secondo quarto del VI sec. a.C. Chieti, Museo Archeologico Nazionale.
del tumulo erano deposte, in modo radiale, anche 11 tombe a fossa, databili fra l’età arcaica e quella ellenistica. La tomba 3 è l’unica orientata a nord; le altre del medesimo periodo guardano verso il sorgere del sole, a est; quelle piú
Marche
Alba Adriatica Tortoreto Giulianova
Teramo Monte Gorzano 2458
Roseto degli Abruzzi Pineto
Atri Città Sant’Angelo
Corno Grande 2912
L’Aquila Fossa
Lazio Monte Velino 2486
Penne Cepagatti
C es Cap e ran est no
Pescara
Francavilla al Mare San Giovanni Teatino
Chieti Ortona Lanciano
Mare Adriatico
Abruzzo Sulmona
Avezzano
Silvi Montesilvano
Vasto
Monte Amaro San Salvo 2793 Atessa
Monte Viglio 2156 Monte Greco 2285
Molise
recenti sono rivolte verso il tramonto del sole, a ovest. Ma l’orientamento verso nord non è l’unica particolarità di questa sepoltura; la tomba 3, infatti, è costituita da due fosse sepolcrali affiancate: una contiene i resti ossei di un individuo adulto con una grande spada in ferro deposta sul fianco sinistro, la seconda fossa appare piú larga e corta, è priva dei resti di un defunto e ha un ricco corredo, composto dall’equipaggiamento bellico in ferro (spada, testa di mazza, coppia di lance, calzature chiodate, rasoio) e dal servizio per il banchetto: grattugia in bronzo per insaporire le bevande, alari e spiedi in ferro per cuocere la carne, vasi in lamina di bronzo per mangiare e bere il vino contenuto nel grande dolio in ceramica.
I MITICI GEMELLI La spada effigiata sulla statua in pietra mostra due guerrieri sull’impugnatura e coppie di cavalli al galoppo sulla guardia e sul manico del coltello-cote (vedi foto a p. 84). Il riferimento mitologico ai Dioscuri, i gemelli Castore e Polluce, fratelli di Elena di Sparta, sorge spontaneo. La rilevanza delle figure dei due mitici cavalieri nell’Italia centrale è testimoniata anche da Tito Livio che ne racconta il ruolo decisivo nella battaglia tra Roma e Latini combattuta agli inizi del V secolo a.C. al Lago Regillo (bacino prosciugato nel XVII secolo e la cui collocazione precisa è tuttora incerta, ma dovrebbe comunque ricadere nell’agro tuscolano, n.d.r.). Alla presenza di cavalieri ci riportano anche i tipi di armi raffigurate sul Guerriero di Capestrano e nella tomba 3 (spada