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Archeo n. 442, Dicembre 2021

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FIBULA PRENESTINA

KALLOS

LONGOBARDI IN MAREMMA

POTOCKI

GRAND TOUR

L’ANTICHITÀ SECONDO STANISŁAW POTOCKI

TERTIVERI

GROSSETO

I LONGOBARDI IN MAREMMA L’INTERVISTA

IL RACCONTO DELLA FIBULA PRENESTINA

SPECIALE ANIMALI FANTASTICI

BASILEA

ANIMALI FANTASTICI

NEL MONDO DEGLI

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 14 DICEMBRE 2021

2021

Mens. Anno XXXV n. 442 dicembre 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 442 DICEMBRE

ATENE

QUANDO LA BELLEZZA ERA ASSOLUTA

€ 5,90


SOMMARIO EDITORIALE

Una sfinge nella città di Goethe

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

testimonianza dell’uso del tabacco, databile a oltre 10 000 anni fa

20

di Stefano Mammini

6

SCOPERTE Le analisi sugli intestini dell’Uomo di Tollund svelano gli ingredienti dell’ultimo pasto che consumò prima della morte 6 di Elena Percivaldi

ALL’OMBRA DEL VULCANO La villa suburbana di Civita Giuliana torna protagonista: il prosieguo delle indagini ha portato alla luce la stanza in cui viveva una famiglia di schiavi 14

A TUTTO CAMPO Le ricerche nella rada di Portoferraio confermano la duplice natura dell’isola d’Elba, sospesa fra mito e storia 26

PAROLA D’ARCHEOLOGO Fin dall’annuncio della sua scoperta, la Fibula Prenestina è stata uno dei reperti archeologici piú discussi di sempre. E ora è anche protagonista di un romanzo avvincente... 34 di Flavia Marimpietri

MOSTRE

di Laura Pagliantini

Il senso della Grecia per il bello

ITINERARI Le rocce delle Alpi Apuane custodiscono numerose incisioni rupestri raffiguranti il pennato, una sorta di falcetto, che sembra costituire un vero e proprio «fossile» culturale 30

di Stefano Mammini

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di Giancarlo Sani

di Alessandro Mandolesi

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2021

Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

ATENE Mens. Anno XXXV n. 442 dicembre 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE ANIMALI FANTASTICI

Impaginazione Davide Tesei

TERTIVERI

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it

POTOCKI

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

LONGOBARDI IN MAREMMA

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

Federico Curti

KALLOS

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

In copertina vaso plastico in forma di Medusa accovacciata con capelli di serpente e denti di cinghiale. Metà del VII sec. a.C.

Presidente

FIBULA PRENESTINA

Anno XXXVII, n. 442 - dicembre 2021 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

€ 5,90

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 14 DICEMBRE 2021

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ARCHEO 442 DICEMBRE

M IL M UM IS M TE IA R DI TO O D LL ELLA UN D he

SCOPERTE Lo scavo di un insediamento di cacciatori-raccoglitori del Nord America restituisce la piú antica

QUANDO LA BELLEZZA ERA ASSOLUTA

GRAND TOUR

L’ANTICHITÀ SECONDO STANISŁAW POTOCKI

GROSSETO

L’INTERVISTA

I LONGOBARDI IN MAREMMA

arc442_Cop.indd 1

IL RACCONTO DELLA FIBULA PRENESTINA

BASILEA

NEL MONDO DEGLI

ANIMALI FANTASTICI 30/11/21 12:40

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Maria Chiara Alati è funzionario architetto del Parco archeologico di Ostia antica. Roberta Alteri è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Lukas Clemens è professore di storia medievale all’Università di Treviri. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Antonella Docci è funzionario restauratore del Parco archeologico di Ostia antica. Giampiero Galasso è giornalista. Laurent Gorgerat è curatore della sezione Vicino Oriente dell’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig di Basilea. Federico Marazzi è professore ordinario di archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Michael Matheus è professore di storia medievale e moderna all’Università Johannes Gutenberg di Magonza. Jerzy Miziołek è storico dell’arte. Italo M. Muntoni è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia. Laura Pagliantini è assegnista di ricerca


MOSTRE

SCAVI

di Elena Percivaldi

di Lukas Clemens, Michael Matheus, Italo M. Muntoni, Heike Pösche e Wolf-Rüdiger Teegen

Quando la Maremma era (anche) longobarda 60

60

82

PERSONAGGI

Le passioni di un conte polacco di Jerzy Miziołek

Nel feudo del vassallo musulmano 82

70

Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Giunone dei miracoli 106 di Francesca Ceci

88 SPECIALE

70

Quegli uccelli con il volto di donna

106 LIBRI

108

88

di Laurent Gorgerat

all’Università degli Studi di Siena. Elena Percivaldi è giornalista e storica del Medioevo. Heike Pösche è ricercatore presso il Centre National de Recherche Archéologique del Lussemburgo. Sergio Salvati è restauratore. Wolf-Rüdiger Teegen è professore di preistoria e protostoria all’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera. Claudia Tempesta è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia antica. Giancarlo Sani è membro del Comitato Scientifico del CAI Toscana.

p. 87 (alto) – Mondadori Portfolio: Fototeca Gilardi: pp. 102-103; Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Paolo Manusardi: p. 107 (basso) – Cippigraphix: cartina a p. 83 (basso).

Illustrazioni e immagini: Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, Basilea: A.F. Voegelin: copertina (e p. 96) e pp. 93, 95, 101, 104-105 R. Habegger: pp. 88-89, 90/91, 92/93, 94/95, 97, 98-99 – Renate Hoyer: p. 3 – Doc. red.: pp. 6, 7 (alto), 8, 34, 38, 72, 90, 100 – da: Nina H. Nielsen et alii, The last meal of Tollund Man: new analyses of his gut content, Antiquity, First View: foto di P.S. Henriksen, Museo Nazionale Danese, Copenaghen: p. 7 (basso) – Parco archeologico del Colosseo: Simona Murrone: pp. 10-11 – Cortesia Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia: pp. 12, 12/13 – Parco Archeologico di Pompei: pp. 14-15 – Cortesia Soprintendenza ABAP Friuli Venezia-Giulia: pp. 16-17 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 18-19 – Cortesia Far Western Anthropological Research Group, Desert Branch, Henderson, NV, USA: pp. 20 (alto); Sarah K. Rice: pp. 20 (basso), 21 (alto); Daron Duke: pp. 20/21 – Cortesia Ufficio Stampa: p. 21 (basso, a destra) – Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 22-23 – Cortesia Missione archeologica dell’Università di Bologna: p. 24 (alto) – Cortesia Missione archeologica del Deutsches Archäologisches Institut di Istanbul: p. 24 (basso) – Laura Pagliantini: p. 26 – Archivio Università degli Studi di Siena: p. 28 – Cortesia degli autori: pp. 30-33, 70-71, 73-81, 106, 107 (alto) – Cortesia Sergio Fontana: pp. 35, 36-37 – Hellenic Ministry of Culture and Sports: Ephorate of Antiquities of Arcadia/HOCRED/Paris Tavitian: pp. 46; Ephorate of Antiquities of Chalcidice and Mount Athos/HOCRED: p. 49; Ephorate of Antiquities of the Dodecanese/HOCRED/Yorgos Kassiotis: p. 50; Acropolis Museum: Sokratis Mavrommatis: p. 51 (destra); Ephorate of Antiquities of City of Athens/HOCRED/Sokratis Mavrommatis: p. 54 (alto); Ephorate of Antiquities of Aetoloakarnania and Leukas/HOCRED/ Georgios Markianos: p. 54 (basso); Ephorate of Antiquities of Eleia/HOCRED/Irini Miari: p. 55; Athens, National Archaeological Museum/HOCRED: Giorgos Fafalis: p. 56 (basso) – Museum of Cycladic Art, Atene: Paris Tavitian: pp. 46/47, 48 (basso), 51 (alto), 52/53, 56 (destra), 57; Irini Miari: p. 48 (alto) – Cortesia MAAM-Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Grosseto: pp. 60/61, 62-69 – Cortesia Fortebraccio Veregrense: p. 61 – Shutterstock: pp. 82/83 – John Zimmer: cartina a p. 83 (alto) – Lukas Clemens: pp. 84, 85 (alto, a sinistra), 86 (alto, a sinistra), 87 (basso) – Heike Pösche: p. 85 (alto, a destra) – Harald Stümpel/Christina Klein: p. 85 (basso) – Wolf-Rüdiger Teegen: p. 86 (centro) – Martina Diederich: disegni a p. 86 – Università Christian-Albrecht di Kiel, Lascito Arthur Haseloff:

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


ALL’OMBRA DEL VULCANO Alessandro Mandolesi

UNA SCOPERTA «INCLUSIVA» GLI SCAVI NELLA VILLA DI CIVITA GIULIANA AGGIUNGONO UN TASSELLO SIGNIFICATIVO ALLA RICOSTRUZIONE DELLA VITA QUOTIDIANA DI POMPEI. E IL RITROVAMENTO DELLA STANZA IN CUI VISSE UNA FAMIGLIA DI SCHIAVI PORTA ALLA RIBALTA, PER UNA VOLTA, IL MONDO DELLE CLASSI SUBALTERNE

G

li scavi nella villa suburbana di Civita Giuliana, subito a nord delle mura di Pompei, continuano a svelare, grazie all’approccio multidisciplinare delle ricerche, significative pagine di vita quotidiana. La nuova scoperta è avvenuta negli ambienti

Veduta dall’alto della stanza della villa suburbana di Civita Giuliana occupata da una famiglia di schiavi a servizio della residenza.

14 a r c h e o

di servizio alla facoltosa residenza, disposti ad angolo attorno a un cortile porticato nel quale sostava, al momento dell’eruzione, un carro cerimoniale a quattro ruote, quasi unico nel suo genere e ritrovato in ottimo stato di conservazione. Di fronte al mezzo, sul lato corto del

portico si affacciava la lunga stalla con mangiatoia, nella quale erano presenti tre equidi, fra cui un cavallo con ricche bardature in bronzo. Adiacenti alla stalla, allineati lungo il portico, almeno tre ambienti simili, quadrangolari, in origine stanze di ricovero e


In questa pagina: due immagini dello scavo della stanza «degli schiavi». Grazie alla tecnica sperimentata con gli scheletri, è stato possibile ottenere il calco dei letti presenti nel piccolo vano. immagazzinamento di materiali e attrezzature necessarie per le svariate attività lavorative del cortile e per la gestione dei carri. Dei tre locali, quello centrale ha offerto un interessante squarcio su una situazione organizzativa ed economica marginale e meno nota dell’antichità, una sorta di «fotografia» estemporanea di una stanza con soggetti rimaterializzati grazie all’affinamento della tecnica dei calchi, che di fatto ha permesso di far rivivere oggetti in materiale deperibile connessi al lavoro e alle condizioni di vita degli schiavi a Pompei e, in generale, nel mondo romano. Secondo gli archeologi, oltre a magazzini, queste stanze erano anche gli alloggi degli addetti alle attività quotidiane della villa, fra cui appunto la manutenzione e la preparazione del carro cerimoniale posizionato proprio davanti all’ambiente centrale. Qui sono state trovate tre

brandine in legno e una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto forse relativi ai finimenti dei cavalli sistemati nella stalla.

ANCHE UN BAMBINO I letti sono composti da poche assi lignee, che potevano essere assemblate a seconda della lunghezza necessaria. Mentre due misurano 1,70 m circa, un letto raggiunge appena 1,40 m, e poteva perciò essere stato destinato a un ragazzo o a un bambino. La rete dei letti è formata da corde, le cui impronte erano impresse nella cinerite, al di sopra delle quali furono appoggiate delle coperte in tessuto, anch’esse restituite attraverso il metodo dei calchi. Sotto le brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore per conservare oggetti, brocche in ceramica e il «vaso da notte». L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto e

non presentava decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio per un gruppo di schiavi, forse una piccola famiglia – come lascerebbe intuire la brandina a misura di bambino –, l’ambiente serviva come ripostiglio, viste le otto anfore stipate negli angoli lasciati appositamente liberi a tale scopo. Lo scavo di Civita Giuliana rientra in un’attività che il Parco Archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura di Torre Annunziata; purtroppo, anche in queste stanze di servizio, una parte delle testimonianze sono andate perdute per via dei cunicoli scavati dai clandestini che hanno interessato quasi tutta la villa. «Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici», ha sottolineato il direttore di Pompei Gabriel Zuchtriegel. «È un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. Il vero tesoro di questa scoperta è l’esperienza umana, in questo caso dei piú deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica». Per notizie e aggiornamenti su Pompei: pompeiisites.org; Facebook: Pompeii-Parco Archeologico; Instagram: Pompeii-Parco Archeologico; Twitter: Pompeii Sites; YouTube: Pompeii Sites.

a r c h e o 15


MOSTRE • ATENE

Tutte le immagini si riferiscono alle opere attualmente esposte nella mostra «Kallos. La bellezza assoluta», in corso presso il Museo d’Arte Cicladica di Atene. A sinistra: statua di danzatrice, assegnata a Callimaco, dalla villa di Erode Attico a Eva di Cinuria (Laconia). V sec. a.C. Sulle due pagine: l’allestimento della sezione dedicata alla cura del corpo. Al centro, l’Afrodite accovacciata, che replica un originale in bronzo di Doidalsas. 46 a r c h e o


IL SENSO DELLA GRECIA PER IL BELLO ASSEGNARE LA PATENTE DI «BELLEZZA» È UN’INIZIATIVA POLITICAMENTE SCORRETTA? NON LO ERA DI CERTO PER I GRECI DI ETÀ ARCAICA ED ELLENISTICA, VERI CREATORI DI UN CANONE ESTETICO TRAMANDATOSI NEI MILLENNI. MA COSA RESTA, OGGI, DI QUELLA LORO PRETESA «ASSOLUTA»? LA RISPOSTA POTREMMO TROVARLA VISITANDO LA MOSTRA IN CORSO AL MUSEO D’ARTE CICLADICA DI ATENE... di Stefano Mammini

L

a statua di una danzatrice rinvenuta nella villa di Erode Attico a Eva di Cinuria, nella Laconia (regione situata all’estremità sud-orientale del Peloponneso) apre il percorso espositivo di «Kallos», la mostra attualmente in corso

negli spazi del Museo d’Arte Cicladica di Atene che documenta i molteplici aspetti del concetto di bellezza nella vita quotidiana e nella speculazione filosofica dell’antica Grecia. Per farlo, è stata riunita una selezione di 300 opere, di no-

tevole pregio, giunte nella capitale ellenica anche grazie ai numerosi e spesso eccezionali prestiti concessi da importanti musei stranieri, molti dei quali italiani. A fronte di un tema potenzialmente sterminato, gli artefici del progetto espositivo a r c h e o 47


MOSTRE • GROSSETO

QUANDO LA

MAREMMA ERA (ANCHE) LONGOBARDA

LA SEPOLTURA DI UNA GIOVANE DONNA DAL CRANIO ARTIFICIALMENTE ALLUNGATO, UNA CELEBRE LAMINA AUREA DALLA FUNZIONE ANCORA INCERTA, UN ANELLO-SIGILLO APPARTENUTO A UN ALTO FUNZIONARIO: SONO ALCUNI DEGLI OGGETTI ESPOSTI IN MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO E D’ARTE DELLA MAREMMA DI GROSSETO, PER RACCONTARE L’AVVENTO DEL POPOLO DI ORIGINI GERMANICHE NELLE TERRE COMPRESE TRA TOSCANA E ALTO LAZIO di Elena Percivaldi 60 a r c h e o


A

l momento della morte aveva all’incirca 40 anni ed era stata seppellita secondo il costume germanico orientale, come lasciano supporre la fibbia da cintura, la fibula e il piccolo coltello che, per quanto ossidati, ancora giacevano nella sua tomba. Tuttavia, a rendere interessante la sepoltura femminile, rinvenuta nel 2019 nella catacomba di S. Mustiola a Chiusi, nel Senese (dov’era in corso una campagna di scavo della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e dell’Università di Roma Tre, diretta da Matteo Braconi e condotta in collaborazione con il Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà di Roma) sono due caratteristiche

molto particolari. La prima è che la donna, vissuta tra il V e il VI secolo d.C., era stata sepolta all’interno di una catacomba cristiana, una delle due sole note in città (l’altra, di minori dimensioni, è quella di S. Caterina d’Alessandria). Il contesto sepolcrale, una tomba ad arcosolio (denominata dagli archeologi A28), fu utilizzato in due fasi distinte, la prima tra la fine del III e il IV secolo, la seconda nel V, entrambe caratterizzate da inumazioni plurime: tre donne e un infante di sesso maschile poi spostate per far posto a un maschio adulto di 40-50 anni, a un altro subadulto di circa 12 mesi e, appunto, alla donna, oggi nota come «Individuo 1».

Sulle due pagine: la lamina di Agilulfo o di Valdinievole, dal nome della località in cui fu trovata nel 1891. L’interpretazione del manufatto, in bronzo, è controversa, ma potrebbe trattarsi del frontale di un elmo, come suggerisce la ricostruzione riprodotta nella foto qui sopra, in cui la lamina è applicata sulla replica di un elmo lamellare simile a quello rinvenuto a Niederstotzingen (Germania), realizzata da Sergio Verna per Diego Giulietti, della Scuola di Scherma Storica Fortebraccio Veregrense.

La seconda e piú appariscente caratteristica è che la defunta presentava il cranio allungato artificialmente, una modificazione corporea indotta in età infantile attraverso appositi bendaggi, allo scopo – si ritiene a r c h e o 61


PERSONAGGI • STANISŁAW KOSTKA POTOCKI

LE PASSIONI DI UN

CONTE POLACCO

FRA I TANTI EUROPEI CHE VISITANO L’ITALIA NELL’EPOCA DEL GRAND TOUR, C’È STANISŁAW KOSTKA POTOCKI. ANIMATO DA UN PROFONDO AMORE PER LE ANTICHITÀ, STUDIA, COMPIE SCAVI E RIUNISCE PREGEVOLI COLLEZIONI: UN’ATTIVITÀ INSTANCABILE, CONTINUATA ANCHE DOPO IL RIENTRO IN PATRIA CON LA CREAZIONE DI UNO DEI PRIMI MUSEI PUBBLICI DELLA POLONIA di Jerzy Miziołek

F

ra i Polacchi che a piú riprese si recarono in «dotto» pellegrinaggio a Roma e ai piedi del Vesuvio per compiere scavi archeologici, spicca il conte Stanisław Kostka Potocki, nato nel 1755 e morto nel settembre del 1821. Malgrado se ne conosca un famoso ritratto su cavallo eseguito a Roma da Jacques-Louis David, al di fuori della Polonia viene spesso confuso con il cugino Jan Potocki (1761-1815), l’autore del celebre Manoscritto trovato a Saragozza (romanzo fantastico-filosofico che, dopo varie vicissitudini, fu pubblicato postumo nella sua versione integrale nel 1847, n.d.r.). Negli anni 1772-1774, Potocki, allievo dell’Accademia Reale di Torino, in patria organizzatore

A destra: particolare di un’anfora attica attribuita al Pittore del Louvre raffigurante un guerriero che parte e saluta una donna stringendole la mano, da Nola. 475-425 a.C. Varsavia, Museo Nazionale. 70 a r c h e o

di scuole, scrittore e teorico d’arte, legato all’Italia da molteplici legami e attività di ricerca e cultura, si dedicò agli scavi di Nola, a studi di archeologia e architettura antica, nonché alla raccolta di quadri, incisioni e vasi. E a lui si deve anche la pregevolissima ricostruzione su carta della Villa di Plinio il Giovane a Laurentum (centro di cui tuttora si ignora la localizzazione esatta, ma che comunque ricade nei confini dell’odierna Tenuta Presidenziale di Castelporziano, presso Roma, n.d.r.). Tra il 1785 e il 1786, soggiornando a Napoli in compagnia di un noto architetto polacco e suo valente collaboratore, Chrystian Piotr Aigner, il conte aveva tratteggiato una pianta di Nella pagina accanto: Ritratto di Stanisław K. Potocki, olio su tela di Jacques-Louis David. 1780. Varsavia, Palazzo di Wilanów. Il pittore realizzò l’opera durante il suo soggiorno a Roma, presso l’Accademia di Francia.


a r c h e o 71


SCAVI • PUGLIA

NEL FEUDO DEL VASSALLO

MUSULMANO A POCHI CHILOMETRI DA LUCERA, IN PUGLIA, SI TROVANO I RESTI DI TERTIVERI, L’ANTICA TORTIBULENSIS. IN ETÀ MEDIEVALE IL SITO DIVENNE SEDE VESCOVILE, CIRCONDATA DA UN PICCOLO INSEDIAMENTO. CHE, COME HANNO RIVELATO LE INDAGINI PROMOSSE DA UN PROGETTO DI RICERCA INTERNAZIONALE, FU TEATRO DELLE GESTA DI UN SINGOLARE DOMINUS DI ORIGINE SARACENA di Lukas Clemens, Michael Matheus, Italo M. Muntoni, Heike Pösche e Wolf-Rüdiger Teegen

T

ertiveri, oggi nel territorio del comune di Biccar i (Fogg ia), viene menzionata per la prima volta in una bolla di papa Stefano IX dell’anno 1058, con la quale viene riordinata la diocesi metropolitana di Benevento. La sede vescovile, in parte sotto il controllo bizantino, faceva parte delle 139 piccole diocesi del regno di Sicilia sulla terraferma. Scarse sono le testimo-

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nianze sui suoi vescovi nei secoli successivi e, probabilmente, venne abbandonata già nel corso del XIII secolo. È dunque certo che i vescovi di Tertiveri attestati dopo quella data agissero come vescovi titolari presso la curia romana. L’abbandono di Tertiveri potrebbe essere stato causato dalla deportazione di ribelli musulmani dalla Sicilia, per ordine dell’imperatore Federico II di

Svevia nel territorio della Puglia settentrionale, intorno alla città di Lucera, in Capitanata, che in precedenza era relativamente poco popolato. È stato stimato che, fra il 1220 e il 1240, fossero state costrette a trasferirsi almeno 15-20 000 famiglie. A oggi, gli effetti di queste trasformazioni sociali sulla Capitanata non sono stati studiati, e il solo dato certo è che, all’indomani di quegli eventi, molte


sedi vescovili rimasero vacanti, intere città furono abbandonate o rioccupate da musulmani, mentre parte della popolazione cristiana si trasferí altrove.

UN ANELLO PER L’INVESTITURA Nel 1296, il cavaliere musulmano ´Abd al-´Aziz ottenne l’allora disabitata Tertiveri come feudo da Carlo II per i servigi militari resi ai re angioini, che avevano conquistato il regno di Sicilia dopo il declino degli Svevi. La condizione posta dall’Angiò era che, fin quando l’insediamento fosse rimasto di proprietà saracena, non vi potessero risiedere i cristiani. L’investitura era avvenuta tramite la consegna dell’anello da parte di Carlo, al quale il vassallo musulmano aveva fatto omaggio e prestato giuramento di fedeltà. La consegna di Tertiver i sotto for ma di feudo dimostra la posizione di spicco del Saraceno, la cui cerchia era composta da 40 uomini e 60 donne. I possedimenti del nuovo «do-

Sulle due pagine: i resti della torre di Tertiveri, nel territorio di Biccari (Foggia). A destra: gli insediamenti di epoca romana (in rosso) e medievale (verde) localizzati nell’area di Tertiveri grazie alle prospezioni. In basso: cartina della Puglia con l’ubicazione di Tertiveri.

minus» risultano implicitamente documentati dall’insorgere di controversie legali riportate dalle fonti, nelle quali si dà conto non soltanto di contrasti tra il Saraceno e i signori vicini, ma anche con il re. All’inizio del XIV secolo ´Abd al-´Aziz, su pressione del sovrano, si convertí al cristianesimo assumendo il nome di Nicola. Allo stesso tempo, Carlo II distrusse

Molise Foggia

Terrti tiveri tiv e eri

Mare Adriatico Barletta Bari

Campania

Puglia Basilicata

Taranto

Brindisi Lecce

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SPECIALE • ANIMALI REALI E FANTASTICI

QUEGLI UCCELLI CON IL VOLTO DI DONNA SIRENE E SFINGI, MEDUSE E CHIMERE, GRIFONI E CENTAURI: ECCO ALCUNI TRA GLI INNUMEREVOLI MODI IN CUI L’UOMO ANTICO DECLINA IL SUO RAPPORTO CON L’«ALTERITÀ» ANIMALE. UNA GRANDE MOSTRA ALLESTITA AL MUSEO DELLE ANTICHITÀ DI BASILEA TENTA DI INDAGARE GLI ASPETTI PIÚ RECONDITI DI QUESTO MILLENARIO LEGAME. A PARTIRE DA UNA PRIMA, FONDAMENTALE DISTINZIONE… di Laurent Gorgerat 88 a r c h e o


Salvo diversa indicazione, tutte le immagini si riferiscono all’allestimento e agli oggetti della mostra «animalistico! Animali e creature fantastiche nell’antichità», in corso presso l’Antikenmuseum und Sammlung Ludwig di Basilea. Sulle due pagine: un particolare dell’allestimento della mostra.

D

a tempo immemorabile, l’uomo si è definito in relazione al mondo animale, cercando somiglianze e differenze, tentando di interpretare e spiegare la sua posizione nei confronti degli animali. Due poli ambivalenti hanno plasmato la relazione tra animali ed esseri umani nell’antichità greco-romana. Da un lato, gli animali erano considerati come gli esseri piú perfetti, superiori all’uomo, grazie alle capacità che li caratterizzavano e che dovevano essere imitate. Le ragioni di una simile posizione «animalista» si basavano su vari approcci filosofici, secondo i quali uomini e animali erano fondamentalmente esseri viventi con, al massimo, differenze di grado. Una posizione sostenuta principalmente nella prima fase della filosofia greca, al tempo dei cosiddetti presocratici. A questa visione si contrapponeva la Particolare della decorazione di una kylix (coppa a due manici) attica raffigurante una battuta di caccia al capriolo. V sec. a.C.

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