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Archeo n. 441, Novembre 2021

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2021 MITREO DI MARINO NOCETO VIAGGIATORE ETRUSCO

VENEZIA

LETTERE AGLI DÈI SPECIALE CIVILTÀ DELL’ AFGHANISTAN

Mens. Anno XXXV n. 441 novembre 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

AFGHANISTAN INCHIESTA SU UNA CIVILTÀ MILLENARIA

UN ENIGMATICO VIAGGIATORE ETRUSCO CASTELLI ROMANI

TUTTI I COLORI DI MITRA XXI I I BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO IL PROGRAMMA COMPLETO

IL NUOVO MUSEO DI NOCETO ALLA SCOPERTA DI UNO SPETTACOLARE MONUMENTO DELL’ETÀ DEL BRONZO

www.archeo.it

.it

IN EDICOLA L’ 11 NOVEMBRE 2021

AF SP GH EC AN IAL IST E ww w. AN a rc he o

ARCHEO 441 NOVEMBRE

€ 5,90


SOMMARIO EDITORIALE

La versione di Viktor

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

6

SCAVI Dalle indagini nel santuario nuragico di Cuccuru Mudeju, nel Sassarese, affiora il prezioso bronzetto di un guerriero 6 di Giampiero Galasso

Minucia Frumentaria, a Roma, restituisce una vivida testimonianza del sacco patito dalla città per mano dei Lanzichenecchi 18

MOSTRE

Il ritorno del giovane «viaggiatore» 52 di Daniele F. Maras

di Enrico Zanini

PAROLA D’ARCHEOLOGO Le splendide pitture del mitreo di Marino sono ora finalmente accessibili, in un allestimento che evoca l’antico culto del dio d’origine iranica 22 di Flavia Marimpietri

PASSEGGIATE NEL PArCo L’emozione della scoperta delle pitture della Domus Aurea, le celebri «grottesche», rivive grazie alla mostra allestita nelle sale della residenza neroniana 10

MUSEI

L’acqua, il legno, il rito

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di Stefano Mammini

di Francesca Guarneri e Stefano Borghini

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52 € 5,90

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 11 NOVEMBRE 2021

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ARCHEO 441 NOVEMBRE

AF SP GH EC AN IAL IST E AN he o.

A TUTTO CAMPO Lo scavo di un pozzo nero scoperto nei pressi della Porticus

Presidente

2021

Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

VENEZIA

AFGHANISTAN Mens. Anno XXXV n. 441 novembre 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SPECIALE CIVILTÀ DELL’ AFGHANISTAN

Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it

LETTERE AGLI DÈI

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it

Federico Curti

NOCETO VIAGGIATORE ETRUSCO

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

MITREO DI MARINO

Anno XXXVII, n. 441 - novembre 2021 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

In copertina in primo piano, l’immanicatura in oro e pietre dure di una daga trovata in una delle tombe reali di Tillja Tepe (Afghanistan) e, sullo sfondo, la valle di Bamiyan.

INCHIESTA SU UNA CIVILTÀ MILLENARIA

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UN ENIGMATICO VIAGGIATORE ETRUSCO

CASTELLI ROMANI

TUTTI I COLORI DI MITRA

XXI I I BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO IL PROGRAMMA COMPLETO

IL NUOVO MUSEO DI NOCETO ALLA SCOPERTA DI UNO SPETTACOLARE MONUMENTO DELL’ETÀ DEL BRONZO

28/10/21 20:01

Comitato Scientifico Internazionale

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Stefano Borghini è funzionario architetto presso il Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Dario Daffara è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Anna Filigenzi è professore associato di archeologia e storia dell’arte dell’India presso l’Università di Napoli «L’Orientale». Giampiero Galasso è giornalista. Francesca Guarneri è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Daniele F. Maras è funzionario archeologo presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Enrico Zanini è professore ordinario di metodologia della ricerca scientifica all’Università degli Studi di Siena.


LUOGHI DEL SACRO/10 Lettere agli dèi degli Etruschi

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di Daniele F. Maras

64 Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Quando Giunone prese la lancia

110

di Francesca Ceci

SPECIALE

110 LIBRI

80 Afghanistan Civiltà perduta

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80

di Anna Filigenzi, Andreas M. Steiner e Massimo Vidale

Illustrazioni e immagini: Doc. red.: copertina e pp. 54, 55 (alto), 56-57, 65 (basso), 70-71, 74 (basso), 75, 76-77, 83, 86-91, 92, 94, 96-99, 103, 104 (alto), 105 (sinistra), 106-107, 108, 109 (basso) – Manca Editoriale – Cortesia Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro: pp. 6-8 – Parco archeologico del Colosseo: Dotdotdot/ Andrea Martiradonna: pp. 10, 11 (basso); ERCO illuminazione: p. 11 (alto) – CNRS: Mission archéologique franco-saoudienne du Camel Site/Hubert Raguet: pp. 12-13 – Archivio Fotografico del Parco archeologico di Ostia antica: pp. 14-15 – Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 16-17 – Cortesia degli autori: pp. 18, 20, 66 (basso), 67, 72-73, 74 (alto), 110-111 – Cortesia Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale: pp. 22-24, 53, 55 (basso) – Stefano Mammini: pp. 36/37, 46/47, 49 (basso), 50 – Archivio Università degli Studi di Milano-Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna: pp. 38/39, 40-41 – Riccardo Merlo: pp. 39 (alto), 43 (alto) – Giorgio Arcari: p. 39 (basso) – da: Acqua e civiltà nelle terramare, Milano 2009: pp. 42, 43 (basso), 44-45, 48/49 – Museo Archeologico «La vasca votiva», Noceto (Parma): pp. 46 (alto); Vladimir Cojarschi: pp. 47, 49, 50 (alto) – Mondadori Portfolio: Album/Oronoz: p. 52; Stefan Meyers/ardea.com: pp. 80/81; Fine Art Images/Heritage-Images: p. 81; AKG Images: pp. 82/83, 95, 100 (alto), 101, 105 (destra), 109 (alto); Zumapress.com: pp. 104/105 – ACP-Palazzo Franchetti: pp. 58-59 – Mariapia Statile: p. 60 – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma: pp. 64, 65 (alto) – Shutterstock: pp. 68/69 – Studio Inklink, Firenze: p. 78 – Alamy Stock Photo: pp. 92/93 – Bridgeman Images: p. 100 (basso) – Cippigraphix: cartine alle pp. 38, 66, 85. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 49572016 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


n otiz iario

SCOPERTE Arabia Saudita

UNA CAROVANA DI OTTOMILA ANNI FA

I

n Arabia Saudita, 8 km a nord della città di Sakaka, nel settentrione del Paese, alcuni abitanti del posto segnalarono a un’équipe franco-saudita la presenza di rocce scolpite, con figure di animali. Le successive ricognizioni accertarono l’effettiva esistenza di un giacimento d’arte rupestre, ribattezzato Camel Site, poiché nella pietra di tre speroni rocciosi erano state appunto tracciate le sagome di una dozzina di dromedari, a grandezza naturale. Inizialmente, basandosi sul confronto con le analoghe rappresentazioni presenti a Petra, nella vicina Giordania, si ipotizzò che i rilievi fossero sí antichi, ma di epoca storica, mentre adesso, grazie ai nuovi studi condotti da archeologi del CNRS francese, dell’Istituto Max Planck di Monaco di Baviera e della locale Università Re Sa’ud, è maturata la convinzione che la loro realizzazione debba essere collocata in età preistorica. A questa conclusione si è giunti sulla scorta dei dati scaturiti dalle numerose analisi condotte e dall’applicazione di metodi di datazione diretta e indiretta. Sono state per esempio esaminate le tracce lasciate sulla roccia dagli strumenti utilizzati per scolpire le figure, cosí come quelle dell’erosione subita dalla pietra nel corso del tempo. Né è mancato il ricorso alla termoluminescenza, applicata a uno dei blocchi scolpiti. Inoltre, un sondaggio di scavo effettuato fra due degli speroni rocciosi sui quali si concentrano i rilievi ha portato alla scoperta di un accumulo di ossa animali – sottoposti a datazione radiocarbonica – e di strumenti in selce, che provano l’occupazione del sito. L’insieme di

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In alto: Camel Site (Arabia Saudita). L’immagine di un equide scolpita nella roccia. Secondo le recenti ricerche, questa e le altre raffigurazioni scoperte nel sito sarebbero databili in età neolitica, intorno al VI mill. a.C. A destra: un momento della documentazione dei rilievi. questi elementi suggerisce dunque che le raffigurazioni siano state eseguite, al piú tardi, nel corso del VI millennio a.C. È assai probabile che il sito possedesse un forte valore simbolico e che la sua frequentazione si sia protratta a lungo, come suggerisce il fatto che piú di un rilievo venne rilavorato quando l’erosione aveva cominciato ad alterarne i dettagli. Risulta al momento difficile stabilire la data del suo abbandono, ma sembra verosimile credere che esso sia stato determinato, intorno al 1000 a.C., dall’accelerazione dei processi di degrado della roccia e, di conseguenza, delle raffigurazioni. Stefano Mammini


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MUSEI • NOCETO

L’ACQUA, IL LEGNO, IL RITO HA APERTO I BATTENTI A NOCETO, IN PROVINCIA DI PARMA, IL MUSEO DEDICATO ALLA SPETTACOLARE VASCA VOTIVA, COSTRUITA DA CARPENTIERI ABILISSIMI AL TEMPO DELLE TERRAMARE. UN MONUMENTO RISALENTE ALL’ETÀ DEL BRONZO E UNICO NEL SUO GENERE, FRUTTO DI UNO STRAORDINARIO IMPEGNO COLLETTIVO. E LA CUI FUNZIONE, EVOCATA DAI NUMEROSI REPERTI RINVENUTI AL SUO INTERNO (ED ECCEZIONALMENTE CONSERVATI), SEMBRA ASCRIVERSI AD ANCESTRALI CULTI AGRICOLI... di Stefano Mammini

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ino a ieri, una delle piú importanti e spettacolari scoperte archeologiche di cui l’Italia sia mai stata teatro era nota quasi esclusivamente agli studiosi di preistoria, ma da un mese a questa parte è invece divenuta di dominio pubblico e può offrirsi all’ammirazione della collettività: come avevamo annunciato (vedi «Archeo» n. 440, ottobre 2021; anche on line su issuu.com), l’8 ottobre scorso è stato inaugu-

rato il Museo Archeologico «La vasca votiva di Noceto», che dà modo di vedere da vicino questa straordinaria struttura. Il museo ha sede all’interno del NUX (vedi box a p. 51), complesso polifunzionale del comune di Noceto (Parma), e il taglio del nastro ha rappresentato il coronamento di un’avventura cominciata nella primavera del 2005, quando affiorarono i primi resti della vasca. Fin da allora, l’eccezionalità del

ritrovamento apparve evidente, tanto che, a chiusura dell’articolo che la nostra rivista dedicò agli scavi (vedi «Archeo» n. 265, marzo 2007), cosí si era espressa Maria Bernabò Brea, che quelle ricerche stava guidando: «L’impegno della Soprintendenza e la determinazione del Sindaco di Noceto ci consentono di sperare di poter ricostruire la vasca cosí come l’abbiamo trovata, per offrire al pubblico l’opportunità di vedere da Noceto (Parma). La vasca lignea dell’età del Bronzo scoperta nel 2005 e ora musealizzata all’interno della struttura appositamente realizzata allo scopo e inaugurata l’8 ottobre scorso.

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MOSTRE • VENEZIA

IL RITORNO DEL GIOVANE «VIAGGIATORE»

LUNGHE TRECCE ROSSE, IL TORSO NUDO E LO SGUARDO PENSOSO: SI PRESENTA COSÍ, DOPO UN ATTENTO RESTAURO, IL PERSONAGGIO RAFFIGURATO SU UNA LASTRA DA CERVETERI, FELICEMENTE TORNATA IN ITALIA E OGGI ESPOSTA IN MOSTRA A VENEZIA. MA CHI RITRAE QUEL RAFFINATO ED ENIGMATICO VOLTO? di Daniele F. Maras

N

ew York, 16 giugno 2020: la casa d’aste inter nazionale Christie’s mette in vendita un frammento di lastra etrusca in terracotta dipinta, del tipo prodotto a Cerveteri tra il VI e il V secolo a.C. La decorazione raffigura un giovane di profilo, dipinto con vividi colori, con lunghi capelli rossi intrecciati e raccolti in un’elaborata acconciatura e con un copricapo a tesa, e con un bastone sinuoso, che lo caratterizzano come un viaggiatore. L’oggetto proveniva dalla collezione di Hanita Edelman (1915-2019) e Aaron Dechter (1918-2000) ed era stato messo in vendita dopo la loro scomparsa. In precedenza, essi stessi l’avevano acquistato presso la medesima casa d’a52 a r c h e o

tura si attivò subito per seguire la vicenda e verificare se esistessero le condizioni per avviare una rogatoria internazionale per il suo rimpatrio. A quel punto, grazie a una fortunata serie di circostanze, la Fondazione Luigi Rovati di Monza si interessò all’oggetto in vendita e contattò la Soprintendenza per l’Etruria Meridionale, proponendo di acquistare il frammento dipinto e cederlo allo Stato, con il fine di completare la selezione conosciuta di lastre figurate dello stesso tipo, già presenti nelle collezioni italiane. La Fonste nel 1997, che nel catalogo dazione portava cosí a compidella vendita attribuiva il ma- mento una delle proprie vocanufatto a un’anonima «proper- zioni istituzionali – cioè quella di promuovere e rendere fruibity of a gentleman». Data l’importanza del reperto, le a tutti il patrimonio archeoil nostro Ministero della Cul- logico nazionale – e il Ministero


A destra: la lastra in terracotta dipinta raffigurante un giovane che porta un piccolo cappello a tesa, detto petaso, tipico dei viandanti: di qui la scelta di ribattezzarlo «Viaggiatore etrusco». Il manufatto è stato prodotto a Cerveteri attorno al 500 a.C. Nella pagina accanto: kylix raffigurante Edipo che, travestito da viandante, ascolta l’enigma formulato dalla sfinge di Tebe, da Vulci. 470 a.C. circa. Città del Vaticano, Museo Gregoriano Etrusco.

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LUOGHI DEL SACRO/10

Statua in terracotta policroma raffigurante Eracle. Fine del VI sec. a.C. Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La scultura faceva parte della decorazione del tempio di Portonaccio a Veio, a cui apparteneva anche il celebre Apollo, riprodotto nella pagina accanto, in alto. Nella pagina accanto, in basso: le lamine d’oro rinvenute presso il tempio B di Pyrgi (Santa Severa, Roma). Fine del VI-inizi del V sec. a.C. Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

LETTERE

AGLI DÈI DEGLI

ETRUSCHI LA SCRITTURA COME «LUOGO» PRIVILEGIATO DEL SACRO? A PARTIRE DALLA FINE DEL VII SECOLO A.C., IN ETRURIA – MA ANCHE IN ALTRE PARTI DELL’ITALIA ANTICA – L’ATTIVITÀ SCRITTORIA SI LEGA PROGRESSIVAMENTE ALL’AMBITO DELLA SFERA RELIGIOSA. A INSEGNARE QUELL’ARTE, INFATTI, SONO VERI E PROPRI SCRIBI-SACERDOTI. ED È GRAZIE, ESSENZIALMENTE, A QUELLE TESTIMONIANZE EPIGRAFICHE CHE OGGI POSSIAMO RICOSTRUIRE RUOLO E FUNZIONI SPECIFICHE DEI GRANDI SANTUARI DELLA CIVILTÀ ETRUSCA di Daniele F. Maras

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ra tutti i popoli del Mediterraneo antico, gli Etruschi hanno avuto un rapporto speciale con la scrittura, che utilizzavano in vari ambiti della loro vita quotidiana, dallo scambio di doni all’artigianato e dalle sepolture ai documenti ufficiali pubblici e privati. Le iscrizioni hanno inoltre trasmesso tracce di una tradizione poetica e sappiamo per certo che esisteva una letteratura tecnica etrusca, specializzata soprattutto nell’ambito sacro e rituale. Ecco perché, volendo trattare dei santuari d’Etruria, si è scelto di descrivere il rapporto tra la scrittura e il sacro e il ruolo delle testimonianze scritte nell’interpretazione dei contesti archeologici di carattere rituale. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il legame tra scrittura e religione non è stato immediato in Etruria, ma si è sviluppato nel corso del tempo. Tra l’VIII e il VII secolo a.C., i primi documenti epigrafici etruschi hanno spesso a che fare con ambiti cerimoniali e rituali, ma in un contesto piut-

tosto profano, in connessione con i simposi e gli scambi di dono delle aristocrazie orientalizzanti. Le piú antiche dediche votive etrusche risalgono alla seconda metà del VII secolo e sono state trovate a Veio, dove una coppa di impasto rosso è dedicata a Tina, corrispondente al greco Zeus, e a Marsiliana d’Albegna, dove un unguentario miniaturistico è offerto in una tomba al demone funerario Vanth. Solo con il passaggio al VI secolo a.C., in corrispondenza con la fine dell’epoca orientalizzante, inizia a diffondersi una vera e propria tradizione di epigrafia sacra, destinata a svilupparsi nel tempo, fino a fare dei santuari etruschi i luoghi privilegiati per il ritrovamento di iscrizioni.

IL SANTUARIO DEI POTENTI Da apripista in questo senso funzionò il santuario di Portonaccio, a Veio, che, nel passaggio tra il VII e il VI secolo a.C., presenta una copiosa raccolta

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AFGHANISTAN CIVILTÀ PERDUTA

Nel gennaio del 2001 presentammo per la prima volta un ampio servizio sulla storia antica dell’Afghanistan e il suo immenso patrimonio archeologico e monumentale, paventando i rischi ai quali quell’eredità culturale – di valore universale e già allora messa a dura prova da decenni di saccheggi – poteva andare incontro, alla luce della nuova temperie geopolitica che si stava profilando. Ci eravamo chiesti, in quell’occasione e parafrasando il titolo di un racconto dello scrittore e viaggiatore Bruce Chatwin, quanto dovesse durare ancora il «lamento per l’Afghanistan»... incontro con Anna Filigenzi, direttrice della Missione Archeologica Italiana in Afghanistan, a cura di Andreas M. Steiner e Massimo Vidale Sulle due pagine: le montagne del Pamir, ai confini con il Tagikistan. 80 a r c h e o


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assarono due mesi e il mondo apprese la notizia della definitiva distruzione – avvenuta mediante l’uso di cariche esplosive nel corso di quattro giornate, a partire dal 12 marzo, – dei capolavor i dell’arte greco-buddhista, gli ormai tristemente celebri Buddha di Bamiyan. Un atto di profonda violenza, fisica e simbolica, seguita, solo poco tempo dopo, dagli attacchi dell’11 settembre. Fu l’inizio di un nuovo capitolo della martoriata storia dell’Afghanistan o, forse piú correttamente, si trattò del prosieguo di un complesso «gioco» di interessi internazionali, le cui origini risalgono a qualche secolo addietro… Sono trascorsi venti anni e il grande paese centroasiatico è tornato nuovamente sulle prime pagine della cronaca internazionale. Vent’anni in cui il mondo ha compiuto cambiamenti epocali. E l’Afghanistan? «La guerra ha ucciso due milioni di persone, e i feriti si contano a centinaia di migliaia. I campi profughi del Pakistan e dell’Iran ospitano quasi quattro milioni di rifugiati. Le campagne, le valli e i villaggi sono deserti, l’agricoltura e l’allevamento a un punto morto, le infrastrutture (ponti,

Piatto cerimoniale in argento dorato raffigurante Cibele, dea greca della natura, su un carro trainato da due leoni, in compagnia della dea alata Nike (25 cm di diametro), dal tempio a nicchie di Ai Khanum. III sec. a.C. Kabul, Museo Nazionale dell’Afghanistan.

strade, linee elettriche, canali e pozzi) distrutte al 99%. In città i mercati sono vuoti e le poche industrie ferme. L’Afghanistan non è che una distesa di rovine e la sua società è tornata indietro di piú di due secoli. […] e proprio allora le superpotenze che vi hanno condotto una guerra definita «a debole intensità» privano questo Paese martire di ogni aiuto e sostegno»: sono le parole di Philippe Flandrin, corrispondente di guerra, studioso e cronista tenace e appassionato delle vicende che riguardano il patrimonio archeologico afghano. Parole che – attenzione! – non sono state scritte oggi, bensí venti anni fa! Il suo libro-inchiesta, Le trésor perdu des rois d’Afghanistan, apparso nel 2001 (e tradotto in italiano con il titolo I tesori perduti dell’Afghanistan, Milano 2002) documenta le conseguenze di un ventennio terribile (quello precedente il 2001!), caratterizzato dal dominio di una mentalità oscurantista, ispirata a precetti religiosi, e sfociato nella dispersione del millenario patrimonio artistico e archeologico del Paese, distrutto dalla furia iconoclasta quanto, e soprattutto, dalle imperturbabili mire del mercato clandestino. a r c h e o 81


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