PO M PE I
GUERRA MONDIALE DEI ROMANI
ADULIS
COLORI DI POMPEI
KARNAK E NAPATA
CESARE E LA
GUERRA MONDIALE DEI ROMANI
SPECIALE PLINIO IL VECCHIO
SCAVI
CRISTIANI NELLA TERRA DI AKSUM
SPECIALE
LUOGHI DEL SACRO
NEL TEMPIO DI AMON
www.archeo.it
IN EDICOLA L’11 MARZO 2021
o. i t
IC OL OR IR ISC ww OP w. ER a rc TI he
2021
Mens. Anno XXXV n. 433 marzo 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 433 MARZO
L’ULTIMO SEGRETO DI PLINIO IL VECCHIO
€ 5,90
SOMMARIO EDITORIALE
Pompei era morta, viva Pompei!
3
importante collezione di reperti precolombiani 14 di Davide Domenici
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
SCAVI
Cristiani al crocevia dei mari
44
di Gabriele Castiglia, Philippe
6
SCOPERTE La presenza dei Longobardi nel Veneto trova una conferma clamorosa grazie alla ricca necropoli scoperta a Sarego, nel Vicentino 6 di Giampiero Galasso
PASSEGGIATE NEL PArCo Si moltiplicano le iniziative per garantire la piena accessibilità del Parco archeologico del Colosseo, sul sito e on line 8
PAROLA D’ARCHEOLOGO Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e il Museo Egizio di Torino hanno riaperto al pubblico: il racconto di una giornata da ricordare nelle parole dei direttori delle due raccolte, Valentino Nizzo e Christian Greco 20 di Flavia Marimpietri
L’INTERVISTA
Quattordici anni che sconvolsero il mondo 32 incontro con Giusto Traina, a cura di Silvia Camisasca
44
Pergola, Stefano Bertoldi, Marco Ciliberti, Elie Essa Kas Hanna, Božana Maletic e Matteo Pola
STORIA
Pompei, la festa dei colori
60
di Alessandro Mandolesi
di Giulia Giovanetti, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli
32
Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
www.archeo.it
o. it
Federico Curti
Comitato Scientifico Internazionale Mens. Anno XXXV n. 433 marzo 2021 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE PLINIO IL VECCHIO
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
KARNAK E NAPATA
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
COLORI DI POMPEI
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
In copertina L’assassinio di Cesare, olio su tela di Karl Theodor von Piloty. 1865. Hannover, Landesmuseum.
Presidente
ADULIS
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
€ 5,90
GUERRA MONDIALE DEI ROMANI
Anno XXXVII, n. 433 - marzo 2021 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
60 IN EDICOLA L’11 MARZO 2021
2021
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PO M PE I
ARCHEO 433 MARZO
IC OLO RI RIS CO PE RT he I
MUSEI Le collezioni dei Civici Musei di Bologna acquisiscono una
CESARE E LA
GUERRA MONDIALE DEI ROMANI SCAVI
CRISTIANI NELLA TERRA DI AKSUM
SPECIALE
L’ULTIMO SEGRETO DI PLINIO IL VECCHIO
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Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis
LUOGHI DEL SACRO
NEL TEMPIO DI AMON
01/03/21 15:31
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Stefano Bertoldi è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Siena. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Gabriele Castiglia è assistente e assegnista di ricerca presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Marco Ciliberti è dottorando di ricerca presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma. Francesco Colotta è giornalista. Davide Domenici è professore associato di discipline demoetnoantropologiche all’Università di Bologna. Elie Essa Kas Hanna è professore incaricato presso il Pontificio Istituto Orientale, Roma. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Giulia Giovanetti è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Francesca Iannarilli è dottore di ricerca e assegnista in egittologia presso Ca’ Foscari Università di Venezia. Marina Lo Blundo è funzionario archeologo del Parco archeologico di Ostia Antica. Božana Maletić è dottoranda di ricerca presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista.
I LUOGHI DEL SACRO/3
Una casa per Amon
72
di Francesca Iannarilli
72 Rubriche SCAVARE IL MEDIOEVO Il tesoro della signora Pretty
108
di Andrea Augenti
90
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Apollo, padre pentito 110 di Francesca Ceci
LIBRI
112
SPECIALE
L’ultimo segreto di Plinio il Vecchio
90
di Flavio Russo
Claudia Irene Mornati è funzionario architetto del Parco archeologico di Ostia Antica. Philippe Pergola è professore ordinario presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma. Matteo Pola è dottorando di ricerca presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma. Sergio Ribichini è studioso di storia delle religioni e delle civiltà del Mediterraneo antico. Federica Rinaldi è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Andrea Schiappelli è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Mara Sternini è professore associato di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.
Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: AKG Images: copertina e pp. 75 (basso), 76, 77 (basso), 81, 90/91; CM Dixon/Heritage-Images: p. 40; Fototeca Gilardi: p. 94; Zuma Press: pp. 106/107 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11, 60-71; Luigi Spina: p. 3 – Cortesia Soprintendenza ABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza: pp. 6-7 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 8-9 – Cortesia Parco archeologico di Ostia antica: pp. 12-13 – Cortesia Ufficio stampa Istituzione Bologna Musei: pp. 14-15 – Cortesia Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 16-17 – Cara Lowry: p. 18 – Cortesia degli autori: pp. 19, 103, 104 (basso) – Cortesia Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma: pp. 20-21 – Cortesia Museo Egizio, Torino: pp. 22-24 – Doc. red: pp. 33-35, 36, 38-39, 41, 77 (alto), 84, 92, 92/93, 95, 96-102, 104 (alto), 107, 108-111 – Alamy Sotck Photo: pp. 44/45 – Cortesia Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, Roma: pp. 47, 48, 52-53, 54 (basso, a sinistra), 55-57 – da: D.W. Phillipson, Foundations of an African Civilisation Aksum & the northern Horn 1000 BC-AD 1300, Croydon 2012: p. 54 (centro, a sinistra) – da: R.K. Pedersen, Nautical Archaeology Surveys Near Jeddah, 2012–2013, and Their Connections to the Study of Red Sea Commerce, Boston-Leiden 2019: p. 54 (alto) – da: Roberto Paribeni, Ricerche sul luogo dell’antica Adulis (Colonia Eritrea), in Monumenti Antichi, 18 (1907): p. 54 (centro, a destra) – Bridgeman Images: pp. 50-51 – Shutterstock: pp. 72/73, 79, 80, 88 – Bruce Allardice: pp. 86/87 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 37, 46, 49, 74 (alto), 93. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
ALL’OMBRA DEL VULCANO Alessandro Mandolesi
RITORNO ALLE ORIGINI RIAPRE LE SUE PORTE, CON UN ALLESTIMENTO INTEGRALMENTE RINNOVATO, L’ANTIQUARIUM DI POMPEI: IL NUOVO PROGETTO ESPOSITIVO CONIUGA I PRINCIPI ISPIRATORI DEL MUSEO, ELABORATI DA GIUSEPPE FIORELLI, CON LA PRESENTAZIONE DELLE PIÚ IMPORTANTI SCOPERTE DEGLI ULTIMI ANNI
D
opo un lungo periodo di chiusura, l’Antiquarium di Pompei era stato riaperto al pubblico nel 2016 come contenitore di mostre temporanee. Oggi torna, invece, alla sua vocazione originale di museo della città e di luogo introduttivo alla visita degli scavi. Il nuovo allestimento, curato da Massimo Osanna, Fabrizio Pesando e Luana Toniolo, è ispirato alle atmosfere pensate da Amedeo Maiuri e che seguono il naturale sviluppo storico della città. Istituito nel 1861 e inaugurato nel 1873 dall’allora direttore Giuseppe Fiorelli, l’Antiquarium ha visto un primo aggiornamento nel 1926, per essere poi drammaticamente colpito dai bombardamenti alleati del 1943, che causarono la distruzione di una sala e la perdita di molti reperti conservati. Quindi è stato ricostruito e ampliato nel 1948 da Maiuri, in occasione delle celebrazioni del secondo centenario della scoperta del sito archeologico. Piú tardi ha patito un nuovo oblio, con la lunga chiusura nel 1980 a causa del terremoto, fino alla riapertura in tempi recenti, dopo ben 36 anni di attesa. Una tormentata vicenda, quella del principale contenitore pompeiano,
10 a r c h e o
che oggi recupera la sua immagine di spazio espositivo interamente dedicato alla città, come lo aveva concepito Maiuri nel dopoguerra.
TUTTE LE TAPPE DI UNA LUNGA STORIA Con la sua ampia e scenografica terrazza artificiale, appoggiata alle mura occidentali e alla sottostante Villa Imperiale, torna a offrire un suggestivo spaccato di Pompei, che raccontiamo in due puntate della nostra rubrica, dalle sue origini arcaiche fino alla tragica eruzione del 79 d.C., con un occhio attento alle relazioni inscindibili con Roma.
Dall’ingresso principale aperto sulla terrazza, si accede alle sezioni espositive, distribuite lungo 11 sale e che offrono approfondimenti sui grandi momenti storici della città, aggiornati alle recenti scoperte emerse negli scavi della Regio V. Prima di Roma, Roma vs Pompei, Pompeis difficile est, Tota Italia e A fundamentis reficere, L’ultimo giorno sono le sezioni che illustrano al pubblico la nuova rappresentazione di Pompei, mantenendo sempre viva la tradizione espositiva dell’Antiquarium attraverso allestimenti luminosi e il recupero
di vetrine degli anni Cinquanta del Novecento. L’esposizione si apre con Summa Pompeiana, uno spazio introduttivo segnato da una selezione di pezzi iconici che ritraggono le principali tappe della scoperta del sito, e gli uomini protagonisti di questa stupefacente stagione avviata nel 1748. La violenta distruzione di Pompei offre per la prima volta al mondo una dimensione reale e quotidiana di una città romana, inattesa per tutti, riassunta da Goethe nel 1786 con una delle piú felici definizioni della città antica: «Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di piú interessante». La visita prosegue con le principali tappe evolutive del centro, la prima dedicata a Pompei prima di Roma. Il Secolo Oscuro rimanda alla fase formativa, nell’età arcaica (VI secolo a.C.), quando Pompei si trasforma in città su ispirazioni urbane etrusche, ma allo stesso tempo sollecitata da spinte greche provenienti da Cuma, faro culturale nell’area attorno al golfo di Napoli. A Pompei si pianifica un impianto regolare, con grandi aree pubbliche e importanti santuari, come quello di Apollo e di Atena presso il Foro Triangolare, inoltre si innalza una città muraria di oltre tre chilometri di lunghezza. Dopo la crisi del V secolo a.C., segue la fase di vita sannitica, frutto dei sommovimenti italici che riguardano l’intero Mezzogiorno; le tombe sannitiche del IV secolo a.C., trovate nell’area della necropoli di Porta Ercolano, con i corredi riferibili alla pratica del banchetto rituale, gettano luce su questa fase ancora oscura. Poi l’alleanza con Roma, tramite trattati e lo storico Livio che per la prima volta ricorda Pompei. L’ingresso fra le città federate coincide con una notevole attività edilizia, che si riflette nella
A destra: particolare di affresco con architetture prospettiche. I sec. a.C. In basso: calco di cavallo dalla villa suburbana di Civita Giuliana. Nella pagina accanto: efebo portalucerna in bronzo, dalla Casa di Marco Fabio Rufo. I sec. d.C.
ristrutturazione del Tempio Dorico del Foro Triangolare – testimoniato dalla metopa in tufo con l’episodio del mitico supplizio di Issione e da lastre in terracotta raffiguranti Minerva ed Ercole – e in una rinnovata attenzione al culto di Apollo e, soprattutto, nella costruzione di un nuovo circuito murario munito di aggere, riutilizzato piú tardi dai Romani.
IL SECOLO D’ORO Dai primi decenni del III secolo a.C. inizia a svilupparsi la Pompei che tutti conosciamo, con le sue strade, i suoi edifici pubblici e le sue abitazioni. Il Secolo d’oro è il II a.C., quando il centro vede il rinnovamento dei propri monumenti e la nascita di nuovi, dal teatro alla palestra, dalle terme ai mercati. In particolare, l’attività dei mercanti pompeiani nel Mediterraneo è nota fin dal II secolo a.C., documentata da iscrizioni di cittadini presenti a Delo, il piú
famoso porto dell’Egeo e crocevia globale di genti e di merci. Una serie di oggetti documenta l’arrivo di merci dall’Oriente e dall’Occidente, scambiate con rinomati prodotti locali, come il vino e il garum: fra questi, spiccano vasi e coppe da banchetto di produzione egea, contenitori di provenienza iberica e anfore rodie e puniche. L’«immagine di Roma» è sempre piú presente percorrendo le vie della città, lungo le quali si affacciano grandi case, talvolta perfino piú lussuose di quelle di Roma. Gli ingressi sono spesso segnalati da alti portali con ricchi capitelli scolpiti in tufo, come quello esposto dalla Casa dei Capitelli figurati, con coppie di sposi fra menadi e satiri, raffiguranti all’esterno la trasfigurazione dei proprietari nella perfetta coppia maritale. Per notizie e aggiornamenti: www.pompeiisites.org; pagina Fb Pompeii-Parco Archeologico.
a r c h e o 11
L’INTERVISTA • STORIA ROMANA
QUATTORDICI ANNI CHE SCONVOLSERO IL MONDO I CONFLITTI VERIFICATISI DOPO L’ASSASSINIO DI GIULIO CESARE FURONO, DAVVERO, SOLTANTO «GUERRE CIVILI»? IN UN LIBRO DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE, GIUSTO TRAINA RIESAMINA LE FONTI – ANTICHE E MODERNE – INTORNO AGLI AVVENIMENTI SVOLTISI TRA IL 44 E IL 30 A.C. E NE RISCRIVE LA STORIA. ABBIAMO INCONTRATO L’AUTORE ... di Silvia Camisasca
P
rofessore ordinario di storia romana alla Sorbona di Parigi, Giusto Traina conserva il suo legame con l’Italia, dove nel 2020 ha pubblicato La storia speciale. Perché non possiamo fare a meno degli antichi romani (Laterza) e, con Aldo Ferrari, una Storia degli armeni (il Mulino). Nel suo nuovo libro, La guerra mondiale dei Romani, che uscirà in Francia nel prossimo autunno (per i tipi di Fayard), racconta la storia delle ultime guerre civili della repubblica, dall’assassinio di Giulio Cesare, nel 44 a.C., alla vittoria finale di Ottaviano (non ancora Augusto) nel 30 a.C. ♦ Professor Traina, lei insegna nel Paese di Fernand Braudel, ma sembra poco interessato alla longue durée di cui l’insigne storico fu uno dagli alfieri (tale definizione, coniata dalla scuola delle Annales, indica un approccio che dà la priorità alle strutture storiche di lunga durata, appunto, piú che agli eventi, n.d.r.): il suo libro di maggior successo (428 dopo Cristo: storia di un anno, Laterza, 32 a r c h e o
2007) è centrato su un singolo anno della tarda antichità e anche nella Guerra mondiale dei Romani si occuperà di un periodo di soli quattordici anni. Quali sono le ragioni di queste scelte? «Il 428 d.C. è un anno anonimo, ma solo in apparenza. Gli eventi verificatisi in quell’anno, e che io riassumo ed esamino, non sono epocali, eppure prefigurano quello che possiamo definire il tramonto dell’impero romano o, se si preferisce, l’alba del Medioevo. Invece questa volta intendo narrare quattordici anni che sconvolsero il mondo: non a caso, generazioni di antichisti si sono misurati con questo periodo». ♦ Come mai, accantonando la sua predilezione per i margini della storia, ora ha deciso di studiare un tema «classico» e ampiamente trattato, come quello delle guerre civili romane? «Nel mio percorso di cultore di storia antica – per questi studi sono in pochi a meritare la qualifica di “storico” – i margini hanno avuto effettivamente ampio spazio. Le mie
ricerche hanno avuto inizio dalle aree periferiche, o, se vogliamo, dalle paludi e dai boschi, quando tutt’attorno era un fiorire di studi sulle bonifiche, reali o presunte, e sulle centuriazioni, le divisioni geometriche dei territori di pianura. Ho poi lavorato sulle crisi causate dalle calamità naturali e, sottolineo, non dalle catastrofi: per quanto distruttivo, infatti, un terremoto non è assimilabile a un Big Bang. Ho poi studiato, e studio tuttora, realtà lontane dal Mediterraneo – e soprattutto dagli interessi degli antichisti –, come l’Armenia. Per uno storico dell’antichità, occuparsi dei margini comporta rischi e vantaggi. Tra i primi, il principale è quello di finire tra gli storici marginali, esclusi dal dibattito mainstream e con uno scarso impact factor, se mi perdonate l’anglicismo (l’impact factor è il punteggio che indica il valore e il prestigio di una rivista scientifica e, di conseguenza, degli articoli che vi sono pubblicati, n.d.r.).Tra i secondi, il piú evidente è quello di poter dialogare direttamente con le fonti senza misurarsi con bibliografie sterminate e spesso ripetitive, a differenza di chi intende proporre una nuova interpretazione della crisi politica nell’Atene del 411 a.C., o di chi sceglie di scrivere il profilo aggiornato di un celebre imperatore romano. Detto questo, studiare i margini in quanto tali non ha molto senso; prima o poi occorre maturare le conoscenze acquisite, e metterle a frutto per comprendere meglio le “centralità” della storia. Le guerre civili della fine della repubblica si prestano molto bene a esemplificare la sfida che la storia globale pone agli storici dell’antichità». ♦ In altre parole, lo storico romano è condizionato da testi romano-centrici? «Nel XXI secolo, chi si occupa di storia moderna e contemporanea conosce bene la posta in gioco che comporta una prospettiva internazionale, transnazionale o anche transregionale. Gli antichisti sono invece ostacolati, fin da subito, dalla scarsità di fonti, a loro volta essenzialmente concentrate sul punto di vista dei Greci e dei Romani. A mio parere, tutti gli eventi della storia romana andrebbero rivisti in una prospettiva globale, e ciò vale in particolare per un’epoca come quella della fine della repubblica, quando l’intero Mediterraneo non era ancora un “lago romano”. Ma le fonti romane hanno tramandato una storia autoreferenziale, che emargina le gentes esterne, quando non le cancella del tutto. Cosa sappiamo del punto di vista dei Berberi, degli Ispani, dei Galli? Poco o nulla. Qualcosa in piú è stato tramandato dalle tradizioni ebraica ed egizia, ma la maggior parte delle fonti sul periodo dal
Ritratto in scisto verde di Giulio Cesare. Prima metà del I sec. d.C. Berlino, Staatliche Museen, Antikensammlungen. Nella pagina accanto: Giusto Traina. a r c h e o 33
SCAVI • ERITREA
CRISTIANI
AL CROCEVIA DEI MARI
44 a r c h e o
LE SABBIE DEL DESERTO NASCONDONO LE VESTIGIA DI ADULIS, IL PORTO DEL REGNO DI AKSUM AFFACCIATO SUL MAR ROSSO. OGGI, UNA MISSIONE DEL PONTIFICIO ISTITUTO DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA E DEL CENTRO RICERCHE SUL DESERTO ORIENTALE RIPORTA ALLA LUCE LE SUE GRANDI ARCHITETTURE DI ETÀ TARDO-ANTICA di Gabriele Castiglia, Philippe Pergola, Stefano Bertoldi, Marco Ciliberti, Elie Essa Kas Hanna, Božana Maletic e Matteo Pola
Una veduta del golfo di Zula, nei pressi di Adulis, in Eritrea.
POMPEI • I COLORI DELLA PITTURA
POMPEI, LA FESTA DEL COLORE
LA CITTÀ VESUVIANA È UN OSSERVATORIO PRIVILEGIATO PER LO STUDIO DELLA PITTURA ROMANA. SIGILLATI DALL’ERUZIONE, GLI AFFRESCHI SONO INFATTI GIUNTI FINO A NOI IN CONDIZIONI ALTROVE IMPENSABILI. OGGI, INOLTRE, GUIDATI DALLE NOTIZIE RIPORTATE DALLE FONTI, POSSIAMO IDENTIFICARE TUTTI I PIGMENTI PIÚ DIFFUSI E APPREZZATI di Alessandro Mandolesi 60 a r c h e o
Le vivaci pitture policrome che ornano il bancone del termopolio della Regio V, una delle scoperte piú recenti di cui Pompei è stata teatro. I riquadri accolgono le rappresentazioni degli animali probabilmente macellati e venduti nel locale, come le due anatre germane esposte a testa in giú, pronte per essere preparate e consumate, e un gallo. Si può anche vedere l’immagine di un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem.
D
ella pittura pompeiana stupiscono le raffigurazioni, di piccolo e grande formato, spesso ispirate a modelli o a megalografie di origine greco-ellenistica, con miti e personaggi ripresi in vari atteggiamenti, oppure scene di genere con paesaggi, nature morte e giardini vivificati da animali, attraverso
una policromia dalle innumerevoli tonalità. Dal punto di vista tecnico, oltre alla dibattuta modalità di esecuzione dei dipinti, sorprende la varietà di pigmenti disponibili sulla tavolozza dei pictores parietarii, gli artigiani decoratori che hanno abbellito le domus e gli edifici pubblici pur rimanendo nell’ombra dell’anonimato.
A Roma erano note botteghe di pigmentarii destinate a soddisfare varie esigenze, dalla medicina all’abbigliamento, benché fra le applicazioni piú ricercate dovevano risultare quelle artistiche: clienti importanti di queste botteghe dovevano infatti essere i gestori di officine pittoriche composte da abili decoratori pariea r c h e o 61
LUOGHI DEL SACRO/3
UNA CASA PER AMON L’UNIVERSO RELIGIOSO DELL’ANTICO EGITTO È SEGNATO DALL’OSMOSI COSTANTE FRA LA NATURA UMANA DEI FARAONI E QUELLA DIVINA DELLE ENTITÀ VENERATE. UNA CONCEZIONE ESPRESSA IN FORME SPETTACOLARI NEI GRANDI TEMPLI DI KARNAK E NAPATA di Francesca Iannarilli
72 a r c h e o
Karnak. Le statue di sfingi criocefale (con corpo leonino e testa di ariete) che fiancheggiano il viale d’accesso (dromos) al grande tempio di Amon.
a r c h e o 73
SPECIALE • PLINIO IL VECCHIO
90 a r c h e o
L’ULTIMO
SEGRETO
PLINIO
DI IL
VECCHIO
SCIENZIATO, GEOGRAFO, FILOSOFO, LETTERATO E… AMMIRAGLIO DELLA FLOTTA IMPERIALE. PROPRIO NELLA SUA VESTE DI MILITARE, L’AUTORE DELLA MONUMENTALE NATURALIS HISTORIA ASSISTE ALLA CATASTROFE DI POMPEI, DIVENENDONE LA VITTIMA PIÚ CELEBRE. MA ECCO IL RACCONTO DI QUEGLI ATTIMI FATIDICI. E DI COME, ANCORA OGGI, UNA SCOPERTA STRAORDINARIA ABBIA CATALIZZATO L’ATTENZIONE DI STORICI E SCIENZIATI… di Flavio Russo
S
L’eruzione del Vesuvio sopraggiunta il 24 agosto dell’anno 79 dopo Cristo sotto il regno di Tito, olio su tela di Pierre-Henri de Valenciennes. 1813. Tolosa, Musée des Augustins.
econdo le piú recenti analisi vulcanologiche e indagini geoarcheologiche, l’eruzione vesuviana del 79 d.C., se non del tutto improvvisa, si estrinsecò in una maniera che possiamo ritenere per l’epoca subitanea e scarsamente prevedibile. «Per l’epoca» non significa affatto che il fenomeno abbia oggi assunto un andamento piú lento, facendosi perciò meno pericoloso, ma soltanto che, da quando fu fondato il Reale Osservatorio Vesuviano nel 1841, gli strumenti scientifici via via messi a punto permettono di percepirne – e identificarne per tali – anche i sintomi precursori. Un preannuncio salvifico, poiché quando le manifestazioni eruttive divengono umanamente sensibili, il tempo residuo per l’evacuazione si riduce a pochissimi giorni, forse ancor meno, proprio come accadde allora. Rispetto ai Romani, è solo questo, in definitiva, il vantaggio di cui godiamo per poter prevedere un’eruzione: un po’ di tempo in piú per a r c h e o 91