2020 VITTORIA ALATA DONNE NELL’ANTICHITÀ
LA DONNA NEL MONDO ANTICO
IL POTERE DEL SILENZIO BRESCIA
ETRUSCHI IN GIAPPONE BARBARI SPECIALE I MISTERI DI ZHOB
Mens. Anno XXXV n. 429 novembre 2020 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
NUOVA VITA PER LA
VITTORIA ALATA
ARCHEOLOGIA E NAZIONALISMI
DALLA PARTE DEI BARBARI GIAPPONE
QUELLA STRANA PASSIONE PER GLI ETRUSCHI SPECIALE
I MISTERI DELLA VALLE DI ZHOB
www.archeo.it
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IN EDICOLA IL 10 NOVEMBRE 2020
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ARCHEO 429 NOVEMBRE
€ 5,90
EDITORIALE
IL RITORNO DI ATTILA Se non altro per il silenzio stampa imposto per due settimane, la notizia di una serie di attentati «iconoclasti» avvenuti il 3 ottobre scorso in tre dei piú importanti musei di Berlino merita attenzione. Ma vediamo i fatti: il celebre Pergamon Museum, situato al centro dell’Isola dei Musei della capitale tedesca, era stato appena riaperto (dopo mesi di chiusura dovuti all’emergenza sanitaria), quando una o piú mani ignote ne hanno percorso le sale, imbrattando una settantina di oggetti esposti con un non meglio identificato liquido oleoso. Il tutto in pieno giorno e senza che nessuno, tra visitatori e personale di sorveglianza, se ne sia accorto. Tra le vittime piú illustri cosparse delle micidiali macchie figurano la grande statua in basalto di un rapace da Tell Halaf (I millennio a.C) e il sarcofago in pietra calcarea cosiddetto «del profeta Amose», di epoca tolemaica (seconda metà del IV secolo a.C.). Ora, anche se il danno arrecato ai reperti non è gravissimo e neanche irreversibile, il misfatto ha suscitato forte preoccupazione tra i responsabili scientifici (i musei colpiti – il Pergamon Museum, il Neues Museum e la Alte Nationalgalerie – sono gestiti dalla Fondazione del patrimonio culturale prussiano, un’istituzione dipendente dal Ministero della Cultura della Germania) e tra le stesse autorità comunali. Sia per le modalità con cui si è svolto, sia per la sua entità (si tratta di «uno dei maggiori attentati iconoclastici nella Germania del dopoguerra», recita un articolo dell’autorevole settimanale Die Zeit), ma anche per un altro aspetto inquietante: l’aggressione ai musei berlinesi si è svolta nel giorno in cui si celebra l’unità tedesca, una ricorrenza dal forte valore simbolico. Fino a oggi, nessuno ha rivendicato l’azione e altrettanto misteriose rimangono le motivazioni che possono averla indotta. Eppure qualche sospetto si fa strada e nel mirino delle indagini sono finite le deliranti esternazioni in rete di un noto teorico complottista di estrema destra (e negazionista del Coronavirus) che, nella scorsa estate, avevano avuto come oggetto proprio il Pergamon Museum. In esse, il piú celebre monumento conservato nel Museo che da esso prende il nome – il Grande Altare di Pergamo – viene definito come «trono di Satana e centro della scena satanista globale e dei criminali del Coronavirus». E, in un post del 23 agosto, invoca la distruzione del capolavoro ellenistico, «fonte di ogni male sulla terra». Chissà quale nefasto cortocircuito mentale ha portato alle astruse (e pericolose) associazioni espresse dal sinistro personaggio. Il cui nome, forse non del tutto a caso, è «Attila» Hildmann (vedi anche a p. 82). Infine, un avviso ai lettori: l’emergenza Covid che tanto accende la fantasia di complottisti e negazionisti ha, purtroppo, colpito anche la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. La manifestazione, che da 22 anni si tiene a Paestum e di cui «Archeo» è media partner, non potrà svolgersi nel periodo previsto (19-22 novembre). Verrà, invece, posticipata, lasciando immutato il programma, alla primavera del 2021, dall’8 all’11 aprile. Andreas M. Steiner Il Grande Altare di Pergamo ricostruito all’interno del Pergamon Museum di Berlino.
SOMMARIO EDITORIALE
Il ritorno di Attila
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
6
SCAVI Torna alla luce, ad Aquileia, un tratto della strada che un tempo conduceva alle regioni del Nord, offrendo nuovi dati sull’assetto topografico della città 6
PAROLA D’ARCHEOLOGO L’Italia ha ratificato la Convenzione di Faro: un passo importante per il coinvolgimento dei cittadini nella tutela del patrimonio 18
Poche parole e molti sguardi...
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intervista a Corrado Petrocelli, a cura di Silvia Camisasca
LA DEMOCRAZIA NEL CUORE L’evoluzione del diritto
26
di Louis Godart
RESTAURI
La piú bella di tutte
30
di Cristina Ferrari
IN DIRETTA DA VULCI Le indagini condotte sulle tombe etrusche di Vulci vedono coinvolti, oltre agli archeologi, anche gli antropologi. Il cui contributo è decisivo per ricostruire l’identità e lo stile di vita dei defunti 12 A TUTTO CAMPO Sulle tavole di Etruschi e Romani si gustava frutta a volontà, come confermano le indagini condotte da archeologi e paleobotanici 14
L’INTERVISTA
42 ESCLUSIVA
Troppo etruschi per essere veri...
56
di Stephan Steingräber
56
30
In copertina la Vittoria Alata di Brescia, statua bronzea databile alla metà del I sec. d.C.
Presidente
Federico Curti Anno XXXVI, n. 429 - novembre 2020 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Comitato Scientifico Internazionale
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Alessandria, 130 – 00198 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
Comitato Scientifico Italiano
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Cristina Ferrari è archeologa. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Louis Godart è stato professore di civiltà egee all’Università Federico II di Napoli. Umberto Livadiotti è cultore della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Stephan Steingräber è professore associato di etruscologia e antichità italiche all’Università degli Studi Roma Tre. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Andrea Zifferero è professore associato di etruscologia e antichità italiche all’Università degli Studi di Siena.
72 ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/5 Dalla parte dei barbari
72
di Umberto Livadiotti
SPECIALE
MOSTRE
Quando Raffaello prese carta e penna... di Giuseppe M. Della Fina
96 I misteri della valle di Zhob
96
di Massimo Vidale
86
Rubriche
LIBRI
114
SCAVARE IL MEDIOEVO
Mediatori di civiltà 110 di Andrea Augenti
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
86
Dalla peste ci scampi il Cavaliere! 112 di Francesca Ceci
Illustrazioni e immagini: Archivio fotografico Musei Brescia: copertina (e p. 30) – Doc. red.: pp. 3, 18-20, 44, 49, 50, 52-53, 73, 74, 81, 82, 84, 94-95, 112 (alto), 113 – Cortesia SABAP del Friuli-Venezia Giulia: pp. 6-7 – Cortesia SABAP Ravenna: p. 8 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 12-13 – Archivio UniSiena: Andrea Zifferero: pp. 14, 15 (alto) – da: A.M. Esposito (a cura di), Principi guerrieri. La necropoli etrusca di Casale Marittimo, Milano 1999: p. 15 (centro) – Cortesia Collezione Archeologica Faldetta, Brindisi: pp. 16-17 – Mondadori Portfolio: Electa/Paolo e Federico Manusardi: pp. 26/27; Album/Oronoz: p. 28; Album: pp. 46/47; AKG Images: p. 72; Album/Fine Art Images: p. 76 (alto); Erich Lessing/Album: p. 83 – Archivio fotografico dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze: pp. 31, 33, 34-39 – Cortesia Renato Corsini-Ma.Co.F. Brescia: p. 32 – Bridgeman Images: p. 43 – Shutterstock: pp. 54/55, 76 (basso), 77, 78, 112 (basso) – Cortesia degli autori: pp. 56-57, 59, 61, 62-63, 66/67, 70 (alto), 110-111 – Archivio Miho Museum, Shigaraki: p. 58 (alto) – Archivio Matsuoka Museum, Tokyo: p. 58 (basso) – Archivio Bridgestone Museum, Tokyo: p. 60/61 – Archivio Ancient Mediterranean Museum, Tokyo: pp. 64-65 – Archivio Silk Road Museum, Hokuto (Yamanashi): pp. 68-69 – Archivio Kyoto Kitazonocho Greek and Roman Museum, Kyoto: p. 70 (basso) – Musée national suisse, Zurigo: p. 79 – Cortesia Ufficio Stampa Electa: pp. 86-93 – Cortesia Federica Aghadian: pp. 96-97, 98, 98/99, 99, 102-109 – Cortesia Edoardo Loliva: pp. 100/101 – Cippigraphix: cartine alle pp. 74/75, 99. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
RESTAURI • BRESCIA
LA PIÚ BELLA DI
TUTTE
LA VITTORIA ALATA, SIMBOLO DELLA CITTÀ DI BRESCIA, HA LASCIATO I LABORATORI DELL’OPIFICIO DELLE PIETRE DURE DI FIRENZE PER TORNARE NEL RINNOVATO CAPITOLIUM. E L’INTERVENTO DI RESTAURO, DURATO PIÚ DI DUE ANNI, HA SVELATO IMPORTANTI NOVITÀ SULLA MAGNIFICA STATUA BRONZEA, APRENDO IL CAMPO A NUOVE IPOTESI, IN GRADO DI RISCRIVERNE LA STORIA… di Cristina Ferrari 30 a r c h e o
D
opo un’assenza di oltre due anni, piú che giustificata dall’importante intervento di restauro che l’ha interessata, la Vittoria Alata torna finalmente a Brescia. La storia moderna della straordinaria statua bronzea – divenuta uno dei simboli della città lombarda e ritenuta uno dei capolavori della statuaria di epoca romana – ebbe inizio la sera del 20 luglio 1826, quando gli scavatori e i membri dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia impegnati negli scavi archeologici nell’area del Capi-
tolium (il tempio dedicato alla triade capitolina, fatto erigere dall’imperatore Vespasiano nel 73 d.C.) dell’antica Brixia rinvennero un deposito di reperti bronzei, nascosto sotto uno strato di «carboni e terriccio», in un’intercapedine tra due muri del tempio stesso e il retrostante colle Cidneo. Tra i manufatti, che coprono un arco cronologico compreso fra l’età giulio-claudia e il III secolo d.C., si notava una statua femminile con le braccia staccate e ali riposte vicino alla testa, deposta con cura e atten-
zione, suggerendo che i reperti fossero stati nascosti per preservarli dalla distruzione, piú che appartenere a un deposito di un rifonditore. Realizzata con la tecnica della fusione a cera persa, la statua raffigura una divinità femminile alata, alta poco meno di due metri, vestita con un leggero chitone, che aderisce al corpo con un effetto di «stoffa bagnata», trattenuto in alto da due fermagli (forse perduti, se di materiale diverso dal bronzo), e che «scivola» sulla spalla destra scoprendo un seno.
Tutte le immagini si riferiscono alla Vittoria Alata, statua bronzea databile alla metà del I sec. d.C. e al suo restauro. Nella pagina accanto: la scultura prima del restauro. In basso: le fasi finali delle operazioni di restauro con la statua in posizione verticale.
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L’INTERVISTA • LA CONDIZIONE FEMMINILE
POCHE PAROLE E
MOLTI SGUARDI...
COME È CAMBIATA, OGGI, LA PERCEZIONE DELLA DONNA NELL’ANTICHITÀ? E PERCHÉ È NECESSARIO RILEGGERE, ANCHE A QUESTO PROPOSITO, GLI AUTORI CLASSICI? NE ABBIAMO PARLATO CON CORRADO PETROCELLI, PROFESSORE DI FILOLOGIA CLASSICA ALL’UNIVERSITÀ DI BARI, AUTORE DI UN SAGGIO SULLA CONDIZIONE FEMMINILE NEL MONDO ROMANO (LA STOLA E IL SILENZIO, SELLERIO EDITORE, PALERMO) E UNO DEI MASSIMI STUDIOSI DELL’ARGOMENTO intervista a Corrado Petrocelli, a cura di Silvia Camisasca
N
egli anni Ottanta gli studiosi che, da veri pionieri, iniziarono a dedicarsi alle indagini sulla condizione femminile nel mondo antico si trovavano non di rado a doversene giustificare. Fino ad allora, la sfera del femminile era relegata alla storia del costume - ascrivendo le singole figure, secondo una schematica catalogazione, a due modelli, quello canonico o trasgressivo. Maturò, poi, la consapevolezza dell’utilità di ricostruire una storia delle differenze e delle relazioni tra i sessi nella cultura occidentale al fine di comprendere come modi di pensare, sentimenti e comportamenti fossero evoluti nel tempo. Il nuovo approccio all’universo femminile dell’antichità esprimeva la necessità di ricordare che le donne di oggi sono, in fondo, il prodotto di un’immagine tramandata da un passato piú o meno remo-
to. Un’immagine composta, non di rado, da stereotipi codificati e prosperati nei secoli. Occorreva, tuttavia, anche superare l’opposizione binaria uomo/donna, segnata da una lettura tradizionale della storia in cui gli uomini fanno ruotare attorno alla loro centralità la realtà femminile. È curioso che, tra i primi a cogliere questa codificazione della subalternità sia stato proprio uno studioso «uomo»: «Come abbiamo conosciuto Era o Penelope, se non come moglie di Zeus e compagna di Ulisse?» si chiede Petrocelli, sottolineando quanto l’identità femminile fosse definita in rapporto al mondo maschile, mentre non si sarebbero mai invertite le parti (nessun re degli dei, nessun eroe omerico è mai definito in quanto «consorte» delle rispettive mogli!): le donne vengono pur sempre evocate come mogli, madri, figlie, sorelle…
♦ Professor Petrocelli, come dobbiamo leggere, dunque, gli autori classici? Quale dev’essere, secondo lei, la prospettiva «nuova» da adottare? «Soprattutto se letterarie, le testimonianze non sempre riflettono una piena aderenza alla realtà
sociale, ma piuttosto ne danno una rappresentazione simbolica e filtrata dall’orientamento di chi scrive: e chi scrive, nella stragrande maggioranza dei casi, non è donna. Le figure femminili vengono, cosí, presentate secondo l’ottica e la
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volontà maschili. Pensiamo al teatro o alla poesia drammatica e alle discrasie, in relazione all’opposizione maschile/femminile, tra vita quotidiana e organizzazione sociale e rappresentazione scenica, tra realtà e immaginario. Nella tragedia greca, per esempio, in cui la presenza femminile si rivela quasi preponderante (solo il Filottete tra i drammi tramandati non annovera personaggi femminili), le tante figure di donne sono, non di rado, usurpatrici di prerogative maschili, per cui accade che altre protagoniste di tali tragedie dispensino giudizi molto negativi sul genere femminile. Cosí l’Andromaca euripidea può dire: “Nessuno ha trovato un rimedio contro una donna cattiva, male peggiore della vipera e del fuoco, tanto è il male che siamo per gli uomini” (vv. 270-73). E, ancora, Medea: “Siamo donne, quanto mai incapaci di nobili azioni, ma espertissime tessitrici d’ogni male” (vv. 407-09). E potremmo addurre molti altri esempi».
che, nell’antichità, le donne – non solo quelle di categorie «speciali», che sfuggono alla norma – fossero piú temute che odiate, e che, sotto la crosta di negatività dei topoi misogini o delle categorie filosofiche che ne decretavano l’inferiorità naturale, come in Aristotele, ci fosse, invece, la consapevolezza della loro forza? «Partirei dalla parola femminile e da quella che è stata definita “congiura del silenzio”, dopo un’opportuna premessa in merito alle narrazioni sulla creazione della prima donna o, meglio, della razza delle donne. Non di rado si evoca, a tal proposito, la testimonianza dell’Antico Testamento: nella Genesi, si dice che Dio, “volendo dare un aiuto adatto all’uomo”, creò gli animali, ma poiché nessuno di questi risultava idoneo, tolse una costola ad Adamo e creò la donna. Adamo si rallegrò: “Questa sí, è ossa delle mie ossa, carne della mia carne, si chiamerà donna perché tratta dall’uomo” (i commentatori notano ♦ In anni di studi, lei ha maturato la convinzione che è irriproducibile l’effetto dell’ebraico ish/ishah= Giove e Pandora, olio su tavola di Francesco Albani. XVII sec. Bologna, Pinacoteca Nazionale.
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ESCLUSIVA • GIAPPONE
TROPPO ETRUSCHI PER ESSERE
VERI...
A destra: l’edificio che ospita il Parlamento giapponese, inaugurato nel 1936 e il cui stile tradisce il chiaro influsso dell’architettura antica, richiamando, in particolare, le forme del mausoleo di Alicarnasso. In basso: la replica della Nike di Samotracia collocata in una stazione ferroviaria di Nara.
LA PASSIONE DEI GIAPPONESI PER L’ARTE ANTICA È UN FENOMENO RELATIVAMENTE RECENTE. DALLA FINE DELL’OTTOCENTO, PERÒ, È CRESCIUTA COSTANTEMENTE E HA FAVORITO LA NASCITA DI NUMEROSI MUSEI, PUBBLICI E PRIVATI. ALIMENTANDO ANCHE UN FIORENTE TRAFFICO DI... REPERTI FALSI di Stephan Steingräber 56 a r c h e o
A sinistra: Stephan Steingräber, mostra una testa in terracotta di produzione etrusca facente parte della collezione del Silk Road Museum di Hokuto (Yamanashi). In basso: esposizione di haniwa, statue funerarie in terracotta. VI sec. d.C. Tokyo, National Museum.
Q
uando si pensa al Giappone, non vengono alla mente oggetti (e possibili falsi) archeologici di provenienza greca, etrusca, italica e romana, ma, piú probabilmente, paesaggi incantevoli, splendidi monumenti d’arte buddhista e scintoista, giardini meravigliosi o anche tumuli monumentali, tombe dipinte, statue funerarie in terracotta e preziosi oggetti in bronzo dell’archeologia nipponica. Negli ultimi decenni dell’Ottocento, nel periodo Meji, l’apertura del Giappone, dopo secoli di isolamento quasi totale, ha avuto, tra i molti effetti della parziale ma rapida occidentalizzazione, anche l’adozione di modelli ed elementi architettonici soprattutto di tipo neoclassico, come facciate a tempio con colonne ioniche o corinzie. Modelli ripresi, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, in
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ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/5
DALLA PARTE DEI BARBARI
ANCHE GLI STATI EUROPEI SORTI IN AREE PERIFERICHE RISPETTO ALLE CIVILTÀ DEL MEDITERRANEO FURONO INVESTITI DALLA NECESSITÀ DI LEGITTIMARE LA PROPRIA ESISTENZA SUL PIANO STORICO. COSÍ, IN POLEMICA PIÚ O MENO SOFFERTA CON LA TRADIZIONE CLASSICISTICA CHE LI ETICHETTAVA COME «BARBARI», I NAZIONALISMI NORDEUROPEI POSTULARONO UNA DISCENDENZA DIRETTA DAGLI ANTICHI ABITANTI DEI TERRITORI SOGGETTI AL NUOVO ORDINE POLITICO. ESALTANDO LA PUREZZA (E IL VIGORE!) DI GERMANI, CELTI E SCITI, POPOLAZIONI LA CUI FISIONOMIA ETNICA È, IN REALTÀ, ASSAI DIFFICILE DA RICOSTRUIRE... di Umberto Livadiotti Riproduzione a colori di un dipinto monumentale raffigurante la battaglia di Teutoburgo, realizzato da Friedrich Gunkel nel 1864 per il Maximilianeum di Monaco di Baviera e andato distrutto nella seconda guerra mondiale.
Alise-Sainte-Reine (Borgogna, Francia). Particolare della statua di Vercingetorige scolpita da Aimé Millet e posta a coronamento del monumento in onore del capo gallico, inaugurato nel 1865.
Nella pagina accanto: maschera di ferro ricoperta d’argento, già parte di un elmo cerimoniale romano, rinvenuta nel 1990 nella località di Oberesch, presso l’altura di Kalkriese, nella foresta di Teutoburgo (Germania settentrionale). Qui l’esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo, governatore della Germania, fu sconfitto, nel 9 d.C., da una lega di tribú germaniche guidate da Arminio. 72 a r c h e o
SPECIALE • BALUCHISTAN
I MISTERI DELLA VALLE DI ZHOB BALUCHISTAN, INVERNO DEL 1975. NELLA REMOTA REGIONE DEL PAKISTAN SETTENTRIONALE, UNA MISSIONE ARCHEOLOGICA FRANCESE COMPIE UNA SCOPERTA STRAORDINARIA: DAI RESTI DI UN VILLAGGIO DI 5000 ANNI FA EMERGONO CENTINAIA DI FIGURINE IN TERRACOTTA. MA QUAL ERA IL LORO SIGNIFICATO, QUALE LA LORO FUNZIONE? LA RISPOSTA POTREBBE ESSERE NASCOSTA IN UN ENIGMATICO MANUFATTO AFFIORATO DI RECENTE SUL MERCATO ANTIQUARIO... di Massimo Vidale Sulle due pagine: figurine in terracotta di personaggi maschili e femminili, nude, recanti elaborate acconciature e gioielli. Baluchistan settentrionale, 3000-2700 a.C. circa. Rinvenute nei resti degli insediamenti, ma non nelle tombe, le figurine erano spesso dipinte, dopo la cottura, con colori vivaci: nero per gli occhi, giallo e azzurro per corpo e vestiti; le chiazze rosse sulla fronte ricordano il costume induista di applicare il rosso sulla fronte come segno devozionale.
H
anno affollato le pagine del sito di vendite e aste on line Ebay e gli scaffali di un numero sconosciuto di collezionisti privati, in ogni parte del mondo. Sappiamo (almeno in linea generale) da dove vengono, e a quale età risalgono; ma nei profondi occhi vuoti che spiccano da volti inespressivi, sotto turbanti e acconciature complicate, nella loro nudità, accentuata da collane e bracciali, leggiamo solo mistero. Stiamo parlando di un numero sconosciuto, probabilmente elevatissimo, di statuine umane preistoriche in terracotta – intere e a frammenti – che, negli ultimi vent’anni, sono state scoperte e scavate in circostanze sconosciute da una regione di confine tra Pakistan e Afghanistan. Procediamo con ordine. Siamo in una valle interna delle pianure di Kacchi, un lembo della valle dell’Indo che si insinua tra i rilievi centrali del Baluchistan, una regione montuosa tra il margine est dell’Altopiano Iranico e quello occidentale del Sub-Continente Indo-Pakistano. In una zona remota, scarsamente accessibile, una missione archeologica francese sta scavando il sito preistorico di Mehrgarh, sotto la protezione del khan di una influente tribú locale. È l’inverno del 1975: solo nella stagione fredda, infatti, è possibile vivere e lavorare in una zona che d’estate si fa piú che torrida. Mehrgarh è un sito enorme, che si allarga per quasi 3 km in lunghezza lungo le sponde del fiume Bolan, che scende dai rilievi afgani. Diverse comunità e villaggi si sono alternati, nel corso del tempo, in punti diversi, cosicché, invece delle possenti stratificazioni sovrapposte l’una all’altra dei tell del Vicino Oriente, Mehrgarh si sviluppa in orizzontale, e le abitazioni e le tombe dei diversi periodi sono direttamente accessibili agli scavi a pochi centimetri dalla superficie attuale. Si sta scavando parte di un villaggio della prima metà del III millennio a.C. a r c h e o 97