2020 CANFORA URVINUM HORTENSE
ARCHEOLOGIA E NAZIONALISMI
L’ELLADE ETERNA
COLLEZIONE MINISCALCHI-ERIZZO SPECIALE GERMANICO
Mens. Anno XXXV n. 427 settembre 2020 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ELLADE ETERNA
RITORNO A SCUOLA CON GLI ANTICHI
VERONA
NELLA CAMERA DELLE MERAVIGLIE
PARLA LUCIANO CANFORA
URVINUM HORTENSE LA RINASCITA DI UN ANTICO MUNICIPIO
BOLZANO
QUANDO ÖTZI VA IN RETE
SPECIALE
RICORDANDO GERMANICO
www.archeo.it
IN EDICOLA L’ 8 SETTEMBRE 2020
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ARCHEO 427 SETTEMBRE
€ 5,90
EDITORIALE
AI PIEDI DEL SANTO MONTE Dedichiamo questo spazio a una notizia scelta, soprattutto, per le immagini che l’accompagnano. Osserviamole con attenzione, poiché il loro messaggio va ben oltre la mera funzione documentaria. Siamo nella Bassa Galilea, nei pressi della moderna cittadina di Kfar Kama («il villaggio dei tartufi»). Da un terreno incolto, destinato ad accogliere un parco giochi, emerge evidente la «pianta» di una chiesa: la navata centrale e le due laterali, tutte dotate di abside, un’ampia corte, il nartece. Indagato dagli archeologi della Soprintendenza alle Antichità di Israele e del Collegio Universitario Kinneret, l’edificio risale al VI secolo. Oltre ai resti delle mura, gli scavi hanno portato alla luce mosaici policromi e un piccolo reliquiario in pietra. Una chiesa, dunque, forse parte di un monastero, ma non solo. Nella foto si nota l’inconfondibile sagoma di un’altura il cui nome è conosciuto a tutta la cristianità: è quella del Tabor, il monte che si innalza a 588 m sulla piana di Esdrelon, il «santo monte» (2 Pietro 1, 18), luogo della Trasfigurazione di Gesú e quello in cui apparve ai suoi discepoli dopo la Resurrezione (Matteo, 28,16). Cosí, l’immagine ottenuta grazie a uno strumento modernissimo (l’onnipresente drone) abbraccia secoli di storia, riportandoci indietro di 1300 anni, ai tempi della Terra Santa bizantina. Inconfutabilmente contemporanea è, invece, la scena qui accanto: ritrae gli archeologi di Kfar Kama in compagnia dell’arcivescovo greco-cattolico di Akko, Youssef Matta, in visita sul sito. Tutti rigorosamente muniti di «mascherina»… Andreas M. Steiner
SOMMARIO
NOTIZIARIO
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SCOPERTE I restauri in corso nella basilica di S. Maria Assunta di Torcello svelano preziosi affreschi dell’epoca carolingia 6 PASSEGGIATE NEL PArCo Grazie all’intervento di restauro che li sta interessando, i magnifici Horti Farnesiani torneranno presto a farsi ammirare come mirabile esempio di giardino rinascimentale 8 A TUTTO CAMPO Scoperto dai marinai di Colombo sull’isola di Cuba, il mais si diffuse velocemente in tutto il mondo. Un successo che ha
di Louis Godart
L’INTERVISTA
L’autunno della scuola ...e della democrazia? 30 incontro con Luciano Canfora, a cura di Silvia Camisasca
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CANFORA
€ 5,90
Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
RITORNO A SCUOLA CON GLI ANTICHI Mens. Anno XXXV n. 427 settembre 2020 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SPECIALE GERMANICO
Impaginazione Davide Tesei
COLLEZIONE MINISCALCHI-ERIZZO
Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it
ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/3 Ellade eterna
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VERONA
NELLA CAMERA DELLE MERAVIGLIE
PARLA LUCIANO CANFORA
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URVINUM HORTENSE LA RINASCITA DI UN ANTICO MUNICIPIO
In copertina Veduta ideale dell’Acropoli e dell’Areopago di Atene, olio su tela di Leo von Klenze. 1846. Monaco di Baviera, Neue Pinakothek.
Presidente
L’ELLADE ETERNA
ELLADE ETERNA
Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it
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56 ARCHEOLOGIA E NAZIONALISMI
URVINUM HORTENSE
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it
di Gian Luca Grassigli
di Umberto Livadiotti
2020
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
La rinascita di Urvinum Hortense 38
La paura, pessima consigliera 26
ARCHEO 427 SETTEMBRE
Anno XXXVI, n. 427 - settembre 2020 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
SCAVI
LA DEMOCRAZIA NEL CUORE
www.archeo.it
Attualità
IN EDICOLA L’ 8 SETTEMBRE 2020
di Andreas M. Steiner
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Ai piedi del santo monte
avuto importanti effetti non solo sulle diete alimentari, ma anche sugli equilibri sociali ed economici di molti Paesi 12
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EDITORIALE
BOLZANO
QUANDO ÖTZI VA IN RETE
SPECIALE
Federico Curti
Comitato Scientifico Internazionale
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis
RICORDANDO GERMANICO 05/08/20 15:47
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Roberta Alteri è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Marcello Barbanera è professore associato di archeologia classica presso «Sapienza» Università di Roma. Alessandra Bravi è ricercatrice presso l’Università degli Studi della Tuscia. Elena Calandra è dirigente al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Silvia Camisasca è giornalista. Raffaele Carlani è architetto. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Niccolò Cecconi è dottore di ricerca in storia e civiltà del mondo antico. Enrico Ciafardini è dottore di ricerca in storia e civiltà del mondo antico. Francesco Colotta è giornalista. Edoardo D’Angelo è professore ordinario di filologia e letteratura medievale all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Cristina Ferrari è archeologa. Louis Godart è stato professore di civiltà egee all’Università Federico II di Napoli. Gian Luca Grassigli è professore ordinario di archeologia classica all’Università degli Studi di Perugia. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Umberto Livadiotti è cultore della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Giancarlo Macchi Janica è ricercatore di geografia presso l’Università degli Studi di Siena. Daniele Manacorda è stato professore ordinario di metodologie della ricerca
STORIA
Pescatori per sempre 70 di Carlo Casi
Rubriche L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Essere Alessandro
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di Francesca Ceci
70 MUSEI
Nella camera delle meraviglie
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SPECIALE
di Cristina Ferrari
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Germanico, Amelia e il bimillenario 92
112 LIBRI
archeologica all’Università di Roma Tre. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Marica Mercalli è Direttore Generale per la Sicurezza del Patrimonio Culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo. Elena Roscini è funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP dell’Umbria. Antonella Pinna è dirigente del Servizio Valorizzazione risorse culturali, Musei, archivi e biblioteche della Regione Umbria. Benedetta Sciaramenti è dottore di ricerca in storia e civiltà del mondo antico. Pablo Varona Rubio è dottore di ricerca in storia e civiltà del mondo antico.
Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: p. 28; AKG Images: copertina (e pp. 60/61) e pp. 26-27, 32-33, 62, 67, 74-77, 92, 108/109; Electa/Sergio Anelli: pp. 30, 31 (alto), 93; Album/Metropolitan Museum of Art, NY: p. 34; Ashmolean Museum, University of Oxford/ Heritage Images: pp. 35, 71 (centro); Erich Lessing/Album: pp. 37, 58, 71 (alto), 73; Fine Art Images/Heritage Images: p. 63; Album/Prisma: p. 65; Zuma Press: pp. 70/71; Album/Oronoz: p. 72; Cortesia Everett Collection: p. 95 – Israel Antiquities Authority: Anya Kleiner: p. 3 (alto); Alex Wiegmann: p. 3 (basso) – Cortesia Ufficio Stampa Università Ca’ Foscari Venezia: pp. 6-7 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 8-9 – Cortesia Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 14-15, 112-113 – Museo Archeologico dell’Alto Adige, Bolzano: Eurac/Samadelli/Staschitz: pp. 16 (basso); Harald Wisthaler: p. 17 (centro e basso), 18, 19 (basso); Augustin Ochsenreiter: pp. 17 (destra), 19 (alto) – Bridgeman Images: pp. 36, 59 – Shutterstock: pp. 30/31, 64, 68, 106/107 (primo piano), 107 – Elena Fastellini: pp. 38/39, 39, 40/41, 46 (alto), 52/53 – Cortesia Università degli Studi di Perugia: pp. 40 (alto), 41 (alto), 42-45, 46 (centro e basso), 47, 48-51, 52, 53 – Shutterstock: pp. 56/57, 96/97 – Doc. red.: pp. 60, 74, 78/79, 94, 100-101 – Cortesia Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo: p. 89 (alto e centro); Francesco Sorbini: pp. 80-88, 89 (sinistra e basso), 90-91 – Museo Civico Archeologico di Amelia: pp. 98-99, 109 – Cortesia Bimillenario Germanico, Comune di Amelia: pp. 102-104, 110 – Cortesia Fondazione Sorgente Group, Roma: p. 105 – Angelika Leik: pp. 106/107 (sfondo). Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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a cura di Daniele Manacorda, con testi di Alessandra Bravi, Marica Mercalli, Elena Roscini, Marcello Barbanera, Raffaele Carlani, Elena Calandra, Edoardo D’Angelo e Antonella Pinna
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
LA DEMOCRAZIA NEL CUORE Louis Godart
LA PAURA, PESSIMA CONSIGLIERA IL CONTENZIOSO FRA I RE DI KISH E URUK, DOCUMENTATO DA UN TESTO SUMERICO DI TREMILA ANNI FA, SEMBRA PRECONIZZARE LO SCIAGURATO ACCORDO DI MONACO DI BAVIERA DEL 1938, DESTINATO A INNESCARE LO SCOPPIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
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ome ricordava il grande orientalista Samuel Noah Kramer (1897-1990) ne L’histoire commence à Sumer, intorno al 3000 a.C. troviamo un testo (che fa riferimento alla riunione nel paese di Sumer) di un’assemblea che può a buon titolo essere considerata «il primo Parlamento» menzionato nella storia. Nel III millennio a.C. il paese sumerico era suddiviso in varie «città-stato». Fra queste, una
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delle piú importanti era Kish, che, secondo la leggenda aveva ricevuto dal Cielo il dono della «regalità» all’indomani del Diluvio. Un’altra città, Uruk, molto piú a sud, stava espandendosi e cominciava a minacciare la supremazia di Kish. Il re di Kish, di nome Agga, si rese conto del pericolo e minacciò gli abitanti di Uruk: qualora questi non lo avessero riconosciuto come loro
sovrano, sarebbe scoppiata la guerra. Al che, il re di Uruk, Gilgamesh, convocò le due assemblee della città-stato: quella degli Anziani e quella dei cittadini in grado di combattere. L’esistenza di queste due assemblee potrebbe essere paragonata a quelle dei nostri Parlamenti, composti da due Camere: un Senato o Assemblea degli Anziani e una Camera bassa,
formata da tutti i cittadini. Agga mandò ambasciatori a Uruk, latori dell’ultimatum che esigeva la sottomissione di Uruk a Kish. Prima di rispondere, Gilgamesh consultò l’Assemblea degli Anziani, pregandoli con insistenza di non sottomettersi a Kish. I «Senatori» si dichiararono sordi ai consigli del sovrano. Avrebbero preferito la sottomissione a Kish pur di salvare la pace. Nel poema si legge: «Gli inviati di Agga, figlio di Enmebaraggesi lasciarono Kish per recarsi da Gilgamesh a Uruk. Il signor Gilgamesh, davanti all’Assemblea degli Anziani della sua città espose le richieste di Agga e chiese consigli. “Non sottomettiamoci a Kish – disse – colpiamo la città con le nostre armi”. L’Assemblea degli Anziani della sua città rispose a Gilgamesh: “Sottomettiamoci alla città di Kish, non colpiamola con le nostre armi”».
L’ESORTAZIONE DEL RE Preoccupato e per nulla soddisfatto di quel parere, Gilgamesh si recò davanti all’Assemblea degli uomini della Città e implorò quelli in grado di combattere: «Gilgamesh, il signore di Kullab, che compí prodezze eroiche per la dea Inanna, non accettò in cuor suo le parole degli Anziani della sua città. Una seconda volta Gilgamesh, il signore di Kullab, davanti ai combattenti della sua città espose le richieste di Agga e chiese consigli: “Non sottomettetevi alla città di Kish, colpiamola con le nostre armi”. L’Assemblea riunita dei combattenti della sua città rispose a Gilgamesh: “Non sottomettetevi alla città di Kish, colpiamola con le nostre armi”. Allora Gilgamesh, il signore di Kullab, di fronte a questo parere dei combattenti della sua città, si rallegrò nel cuore e la sua anima si illuminò». Leggendo delle discussioni di cui
furono teatro le assemblee di Uruk piú di 5000 anni fa, non posso non ricordare ciò che avvenne a Monaco di Baviera tra il 29 e il 30 settembre del 1938. Si riunirono nella città bavarese Adolf Hitler, Benito Mussolini, i capi dei governi di Francia, Édouard Daladier, e di Gran Bretagna, Neville Chamberlain per discutere delle rivendicazioni tedesche sulla regione dei Monti Sudeti in territorio cecoslovacco, dove viveva In alto: Neville Chamberlain e Adolf Hitler a Berchtesgaden (Germania), 15 settembre 1938. Nella pagina accanto: i resti della città di Kish in una foto del 1932. In basso: statua di Gilgamesh, re di Uruk, che doma un leone stringendolo con il braccio. III mill. a.C.
una maggioranza di popolazione di etnia tedesca. Terrorizzati all’idea di suscitare l’ira del dittatore nazista e del suo alleato fascista italiano e di provocare lo scoppio di una seconda guerra mondiale ad appena vent’anni dalla fine del primo conflitto del genere, Daladier e Chamberlain accettarono di assecondare le rivendicazioni naziste e tradirono il popolo cecoslovacco, i cui rappresentanti non erano stati neanche invitati a partecipare alla conferenza.
PATTI SCELLERATI Mussolini, che godeva ancora di una certa considerazione presso gli Inglesi, spinse fortemente perché si giungesse all’accordo, devastante per la Cecoslovacchia: l’area dei Sudeti sarebbe divenuta tedesca a partire dal 10 ottobre successivo (!). La Cecoslovacchia perdeva oltre 25 000 kmq del proprio territorio e doveva abbandonare una regione ricca di risorse minerarie e di fondamentale importanza strategica, perché vero e proprio avamposto nei confronti della Germania. Né l’accordo teneva in alcun conto un fatto storico incontestabile: nella regione dei Monti Sudeti, popolazioni di matrice tedesca e di matrice ceca avevano convissuto pacificamente per secoli. Il 30 settembre Hitler e Chamberlain firmarono un ulteriore accordo: s’impegnavano solennemente a
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L’INTERVISTA • ROMA
In alto: il celebre matematico e filosofo greco Pitagora, particolare della Scuola di Atene, affresco di Raffaello Sanzio. 1509-1511. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Stanza della Segnatura.
L’AUTUNNO DELLA SCUOLA ...E DELLA DEMOCRAZIA?
incontro con Luciano Canfora, a cura di Silvia Camisasca
Filologo, storico, membro del Consiglio Scientifico dell’Istituto della Enciclopedia italiana, della Fondazione Istituto Gramsci di Roma, dell’Institute for Classical Tradition di Boston, voce autorevole e nobile della cultura italiana: Luciano Canfora è tra i classicisti italiani piú apprezzati e tradotti al mondo. Ascoltarlo in merito alle sfide che ci attendono, rileggere con lui la contingenza di questa fase, rapportandola all’interno del grande disegno della storia è, soprattutto, un modo per gettare uno sguardo al futuro e rilanciare una visione di piú ampio respiro, traendo lezioni dall’esperienza dell’antichità. La conoscenza enciclopedica della storia, però, non rende Luciano Canfora un erudito arroccato alla nostalgica rievocazione del passato; al contrario, ne fa un intellettuale illuminato, dallo spirito profondamente innovatore, preparato a cogliere le sfide della contemporaneità. Le sue considerazioni, alla vigilia dell’autunno piú difficile e incerto dell’ultimo secolo nella storia della scuola e dell’università italiane, e, probabilmente, il piú difficile per milioni di bambini e giovani di tutto il mondo, non possono che partire dallo spinosissimo capitolo della formazione e dell’educazione, della necessità dell’«alfabetizzazione di massa». 30 a r c h e o
In alto: un altro particolare della Scuola di Atene di Raffaello raffigurante il compasso con cui il matematico greco Euclide insegna geometria agli allievi. 1509-1511. Città del Vaticano, Musei Vaticani, Stanza della Segnatura.
♦ Professor Canfora, la sospensione delle attività scolastiche in aula e la riduzione dell’insegnamento alla esclusiva modalità digitale incideranno sulla già compromessa qualità dell’offerta formativa? «È inevitabile che accada, e particolarmente grave è il rischio che non si supplisca solo provvisoriamente alla presenza in aula di insegnanti e allievi, ma che si prosegua nella direzione di una progressiva sostituzione delle lezioni da remoto. Sarebbe un colpo irreversibile, una cancrena per il nostro sistema scolastico, perché, quando ci si abitua a lavorare poco e male, è molto difficile invertire la tendenza e risalire la china, seguendo una piú rigorosa disciplina nella metodologia di apprendimento».
trascurato quanto necessario, a cominciare da un’adeguata edilizia scolastica: da qualche tempo, si ricorre all’espressione brutale “classi pollaio”, che ben traduce la condizione fisica di sovraffollamento degli spazi. Una condizione inadeguata, non solo per la necessità di distanziamento sociale, che ora si impone, ma anche per la pratica stessa della didattica. È banale sottolinearlo, ma, aumentando il numero di allievi e assottigliandosi contemporaneamente il corpo docente, la possibilità di costruire relazioni piú profonde è ampiamente ridotta. Un colpo, in questo senso, è stato inferto dalla riforma Gelmini, che prevedeva, tra l’altro, anche l’accorpamento tra due materie importantissime come la storia e la geografia, con la sostanziale scomparsa di quest’ultima».
♦ La perdita di valore e contenuti della scuola affonda probabilmente le radici in un’impostazione ♦ Saper individuare la posizione di una città sul vecchia di alcuni decenni, poi estremizzata dall’emappamondo, collocare un porto, riconoscere mergenza sanitaria... una catena montuosa è fondamentale per la «Certo. Il modello educativo e culturale proposto è comprensione di un conflitto, di alleanze geopofiglio di precise scelte strutturali e strategiche, in cui litiche, di strategie commerciali o, addirittura, ai le voci scuola, formazione, educazione sono margifini di un contenimento epidemico… nali all’interno del bilancio statale. È stato del tutto «Infatti, in quello stesso periodo si attuarono pesantissia r c h e o 31
SCAVI • UMBRIA
LA RINASCITA DI
URVINUM HORTENSE
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ACCANTO AL BORGO MEDIEVALE DI COLLEMANCIO DI CANNARA, NEL CUORE DELL’UMBRIA, SCAVI RECENTI ESPLORANO I RESTI DI UN ANTICO MUNICIPIO ROMANO. POSTO A UNA QUOTA DI 526 METRI DI ALTITUDINE, IN UN CONTESTO PAESAGGISTICO DI GRANDE BELLEZZA, IL SITO DOMINA L’AMPIA DISTESA, UN TEMPO OCCUPATA DALLE PLACIDE ACQUE DI UN LAGO… di Gian Luca Grassigli
Due immagini del pianoro su cui si estendeva l’abitato di Urvinum Hortense, che esprimono bene la posizione dominante del sito e la bellezza del paesaggio.
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on fosse per il boschetto cresciuto selvaggio in questi ultimi anni, non servirebbe alcuna spiegazione per capire il senso dell’abitato di Urvinum Hortense: a nord-ovest lo sguardo correrebbe libero fino alla congiunzione della Valle Umbra con la lenta ansa del Tevere, mentre dalla parte opposta può ancora seguire il solco della vallata dalle pendici morbide verso
Spoleto, poggiando lo sguardo sulle città di Assisium (Assisi) e Hispellum (Spello), adagiate piú in basso sul versante opposto. Basta un poco di fantasia per immaginare verso est la distesa delle acque placide, certo piú limpide di quel che non sarebbero oggi, del Lacus Umber, solcato magari da qualche imbarcazione, che attraversa la valle o che s’allontana in direzione dell’Urbe. a r c h e o 39
ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/2
ELLADE ETERNA
«NON DICO CHE SIAMO DELLO STESSO SANGUE, MA NOI VIVIAMO NEI LORO STESSI LUOGHI, VEDIAMO LE STESSE MONTAGNE TUFFARSI NEL MARE». COSÍ, NEL 1963, RICEVENDO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA, IL POETA GIORGOS SEFERIS ILLUSTRAVA LA STRETTA RELAZIONE FRA I SUOI COMPATRIOTI E I PROTAGONISTI DELL’ETÀ CLASSICA. ANCORA OGGI, I GRECI COLTIVANO UN RAPPORTO MOLTO STRETTO CON IL LORO PASSATO. MA SI TRATTA, IN REALTÀ, DI UN LEGAME DALLE RADICI ASSAI POCO PROFONDE. PIANTATE, PER GIUNTA, DA PERSONAGGI VENUTI DAL NORDEUROPA… di Umberto Livadiotti Sparta. Particolare del monumento in onore di Leonida realizzato nel 1950 grazie a fondi raccolti da Greci emigrati negli Stati Uniti d’America.
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STORIA • LA PESCA NELL’ANTICHITÀ
PESCATORI PER SEMPRE FIN DALLA PREISTORIA, LA PESCA È STATA UNA RISORSA ESSENZIALE PER L’UOMO. CHE GIÀ IN EPOCHE REMOTE MISE A PUNTO STRUMENTI E TECNICHE DI NOTEVOLE EFFICACIA, CAPACI DI RIPAGARE LE FATICHE RICHIESTE DA QUESTA ATTIVITÀ di Carlo Casi
I
laghi, i fiumi e soprattutto i mari hanno fornito sin dalla preistoria, un’importante risorsa primaria: il pesce. Già nel Paleolitico Superiore (XX millennio a.C.) troviamo rappresentazioni di pesci, come la realistica sogliola scolpita rinvenuta in una grotta dell’Alta Garonna o la trota maddaleniana presente su una parete di una grotta dell’Ardèche, ancora in Francia. È evidente, quindi, che, sin da un periodo cosí antico, la pesca ha ricoperto un ruolo a volte fondamentale nell’economia di sussistenza. Se prendiamo per esempio in esame le pescose acque del Nilo, possiamo
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Didascalia da fare Ibusdae evendipsam, officte erupit antesto taturi cum ilita aut quatiur restrum eicaectur, testo blaborenes ium quasped quos non etur reius nonem quam expercipsunt quos rest magni autatur apic teces enditibus teces.
Qui sopra: frammento di rete. III mill. a.C. Oxford, Ashmolean Museum. In alto: arpioni in osso. 4000 a.C. circa. Gerusalemme, Israel Department of Antiquities and Museums. A sinistra, sulle due pagine: illustrazione nella quale si immagina un gruppo di pescatori preistorici, da L’Homme Primitif (Parigi, 1870).
notare che nell’area dello Wadi Kubbaniya (un paleoalveo del grande fiume) la disposizione degli abitati paleolitici era legata alla facile reperibilità di pesce nelle vicinanze. Gli insediamenti – frequentati tra il 17 000 e il 15 000 a.C. – erano posti su dune sabbiose prossime alle conche che venivano raggiunte dalla piena estiva, cosicché, al ritrarsi delle acque, era assai facile catturare i pesci rimasti intrappolati. Un po’ come hanno fatto, sino al secolo scorso, i Gorron dell’alta valle del Cauca (Colombia), anche se in questo caso le condizioni venivano create artificialmente, coa r c h e o 71
NELLA CAMERA DELLE
MERAVIGLIE
UN PALAZZO NOBILIARE NEL CENTRO STORICO DI VERONA OSPITA LA STRAORDINARIA RACCOLTA DI OGGETTI D’ARTE ANTICA APPARTENUTA A LODOVICO MOSCARDO, ERUDITO DEL SEICENTO CON LA PASSIONE PER QUANTO «AVESSE DEL PELLEGRINO SIA NELL’ARTE CHE NELLA NATURA». ECCO LA STORIA DELLA FONDAZIONE MUSEO MINISCALCHI-ERIZZO, UN’ISTITUZIONE APERTA AL PUBBLICO E PRONTA A RIPRENDERE, A PARTIRE DA QUESTO MESE, LE SUE ATTIVITÀ FORMATIVE DEDICATE ALLE SCUOLE di Cristina Ferrari
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Qui sopra: un astrolabio proveniente dalla Wunderkammer del conte Lodovico Moscardo. In alto, a destra: lo scalone d’onore di Palazzo Miniscalchi.
l 22 luglio 1955, il conte veronese Mario Miniscalchi-Erizzo, privo di discendenza diretta, nominava con testamento pubblico sua erede universale l’unica nipote Emiliana, figlia di suo fratello Emilio, e la vincolava alla creazione di una Fondazione «a scopo educativo e culturale», ovvero la Fondazione «Museo Miniscalchi-Erizzo». Alla Fondazione venivano assegnati lo splendido palazzo quattrocentesco di via San Mamaso, da sempre dimora della famiglia (vedi box a p. 82), e il palazzo classicheggiante di via Giuseppe Garibaldi, oltre a parte degli arredi e delle collezioni storiche, artistiche e archeologiche in essi contenute, il cui nucleo originale proveniva dalla Wunderkammer del conte Lodovico Moscardo. Tutti i lasciti erano subordinati all’usufrutto della contessa Anna Marca dei marchesi di Villahermosa e Santa Croce, moglie del conte Miniscalchi-Erizzo, che continuò ad abitare nel palazzo. A parlarci della storia della Fondazione è Giovanna Residori, attuale direttrice del Museo: «La Fondazione, costituita il 30 aprile 1964, ot-
tenne quindi i beni e divenne giuridicamente operativa alla morte della contessa, il 25 marzo 1977. Il suo primo impegno è stato la catalogazione delle collezioni ospitate nei palazzi, oltre alla ristrutturazione del complesso immobiliare stesso. Il Museo, che si articola attraverso le sale del palazzo del XV secolo e del successivo edificio del 1880, è stato inaugurato ufficialmente il 30 marzo 1990, e le sue collezioni si sono progressivamente arricchite, grazie a donazioni e acquisizioni». È importante ricordare che alla Fondazione sono state lasciate le opere d’arte, non le suppellettili domestiche e i mobili che normalmente arredano gli ambienti di un’abitazione, e di conseguenza non si può parlare di una vera e propria casa-museo.
L’ASCESA DI ZANINO «Le prime notizie certe della famiglia Miniscalchi risalgono al 1409 – spiega Giovanna Residori –, quando Zanino, capostipite del ramo veronese, ottenne la cittadinanza. Mercante intraprendente, Zanino riuscí ad aumentare consia r c h e o 81
SPECIALE • GERMANICO
GERMANICO, AMELIA E IL BIMILLENARIO IN UN SABATO D’AGOSTO DI OLTRE CINQUANT’ANNI FA AFFIORANO, DEL TUTTO INASPETTATAMENTE, A RIDOSSO DELLE MURA DELLA CITTADINA UMBRA, I FRAMMENTI IN BRONZO DI UNA SCULTURA SUBITO GIUDICATA ECCEZIONALE. GRAZIE A UN LUNGO E COMPLESSO RESTAURO, PRENDE FORMA QUESTO MAGNIFICO RITRATTO DEL NIPOTE DI AUGUSTO, MORTO MISTERIOSAMENTE NELLA LONTANA SIRIA... a cura di Daniele Manacorda, con testi di Alessandra Bravi, Marica Mercalli, Elena Roscini, Marcello Barbanera, Raffaele Carlani, Elena Calandra, Edoardo D’Angelo e Antonella Pinna A sinistra: Vista di Amelia, olio su tela di Hendrik Frans van Lint 1730. Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria. Nella pagina accanto: statua in bronzo di Germanico. I sec. d.C. Amelia, Museo Civico Archeologico.
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l 13 ottobre del 19 d.C., nella lontana Siria, moriva nel pieno vigore dell’età Caio Giulio Cesare Germanico, nato da Druso, figlio di primo letto di Livia, e da Antonia, figlia di Ottavia sorella di Augusto. Non si seppe mai se quella morte, probabilmente provocata da un veleno, fosse stata ordita in una congiura di palazzo, forse ispirata dallo stesso imperatore Tiberio, suo padre adottivo. Al grande generale furono decretati straordinari onori postumi: archi e statue furono erette in diverse parti dell’impero. Quella magnifica in bronzo, esposta ad Amelia di fronte alle sue mura ciclopiche, ha avuto la ventura di essere stata riportata alla luce nel secolo scorso. Oggi è uno dei gioielli del Museo della cittadina umbra. Nel 2019, un Comitato costituito per iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT) ha gestito, con il Comune di Amelia e la Regione Umbria, le celebrazioni del bimillenario della morte di Germanico. Ma se ancora parliamo di lui è forse perché in quest’uomo, di cui, in fondo, sappiamo solo quel che i posteri ci hanno voluto tramandare, riconosciamo uno di quei casi della storia in cui le vicende personali di un individuo hanno avuto un riflesso profondo sul corso degli eventi. Certo, la storia non si fa con i «se», ma se, invece di finire i suoi giorni in Oriente vittima di una trama che arrivava ai vertici del potere imperiale, Germanico avesse assunto le redini di quello stesso impero, quali sarebbero stati gli sviluppi della storia romana e quale la sua immagine nei secoli a venire? Nel figlio del grande Druso confluivano il sangue dei Claudii e quello della madre Antonia, figlia di Marco Antonio, il nemico di Augusto, eppure vagheggiato dalla fronda politica che si era andata clandestinamente formando nella Roma del tempo. Per volontà dello stesso