FORO ROMANO
ARCHEOLOGIA E NAZIONI
OPITERGIUM
ETRUSCHI A NAPOLI
SPECIALE FARAONI A MILANO
PARLA FILIPPO COARELLI w. ar
A
ch
eo .it
VENETO
I SECOLI DI OPITERGIUM
NAPOLI
RIVELAZIONE ETRUSCA
L’INTERVISTA
IL PASSATO INVENTATO
ARCHEOLOGIA E POLITICA
www.archeo.it
O
FA M RAO ILA N N I
IN EDICOLA IL 9 LUGLIO 2020
ww
2020
Mens. Anno XXXV n. 425 luglio 2020 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 425 LUGLIO
FORO ROMANO
€ 5,90
EDITORIALE
LA CADUTA DEGLI DÈI Le proteste esplose a livello mondiale lo scorso giugno in seguito all’uccisione di George Floyd – il cittadino afroamericano morto per le violenze che hanno accompagnato il suo arresto da parte della polizia di Minneapolis – hanno riacceso i riflettori su una questione che, in apparenza, poco sembra avere a che fare con quei drammatici fatti di cronaca: la polemica intorno all’opportunità di rimuovere dalla facciata dell’Oriel College di Oxford la statua che rappresenta il suo mecenate massimo, Cecil Rhodes (1853-1902), politico e uomo d’affari, simbolo per eccellenza della spregiudicatezza coloniale britannica. Rhodes non è certo una figura a favore della quale, oggi, spezzeremmo volentieri una lancia. Convinto della supremazia della «razza anglofona» che considerava la «prima del mondo», riuscí nell’impresa di portare due regni africani indipendenti sotto il diretto controllo britannico, imprimendovi il proprio nome: Rhodesia settentrionale, l’odierno Zambia, e Rhodesia meridionale, oggi Zimbabwe. Da decenni il movimento d’opinione Rhodes Must Fall («Rhodes deve cadere») preme per «decolonizzare l’Università di Oxford» e per rimuovere le statue inneggianti all’uomo che aveva accumulato un patrimonio immenso attraverso lo sfruttamento delle miniere di diamanti dell’Africa australe… Il caso Rhodes non è l’unico, però. In Europa e anche oltreoceano, voci si sono levate contro le effigi di altri personaggi storici ritenuti malfattori dell’umanità, tra cui Leopoldo II, re del Belgio (reo di aver perpetrato, sempre a fini di lucro, atrocità innegabili nei suoi allora possedimenti africani, l’odierna Repubblica Democratica del Congo) e… lo stesso Cristoforo Colombo. Viviamo in un’epoca in cui le statue cadono, vengono abbattute, distrutte: ricordiamo quelle di Stalin e, piú di recente,
del dittatore iracheno Saddam Hussein. Prevale l’accanimento, motivato o meno che sia, contro i segnacoli della memoria. Diversamente da quanto accadde nel lasso di tempo compreso tra gli inizi dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando l’Occidente si riempí di statue e targhe in memoria di fondatori e costruttori dei nascenti Stati nazione. Ne sono ancora piene le nostre città. Era l’epoca in cui, per consolidare il nuovo presente, venne chiamato a raccolta anche il passato («un passato eroico, di grandi uomini, di gloria» sono – secondo la celebre definizione di Ernest Renan del 1882 – gli ingredienti del «capitale sociale su cui poggia un’idea nazionale») e, insieme a esso, la disciplina che ne indaga «scientificamente» le pieghe, l’archeologia. A questa affascinante – e straordinariamente attuale – pagina della nostra storia recente è dedicata la nuova serie, a firma di Umberto Livadiotti, che inauguriamo in questo numero (vedi alle pp. 44-59). E che farne della statua di Rhodes (e dei tanti altri)? Personalmente le trovo brutte (nessun Cellini, nessun Canova vi ha mai infuso alcuna genialità d’arte) e sgradevoli nel loro messaggio di boriosa tracotanza (mi verrebbe la voglia, insomma, di…staccare loro il naso!). Preferisco, però, rimettermi al giudizio di un uomo davvero saggio, il compianto presidente del Sudafrica, Nelson Mandela. Interrogato sulla questione della rimozione, aveva risposto che la storia andava vista da tutte le angolature e, pertanto, era necessario conservare la memoria di quello che la gente aveva pensato un tempo, anche se oggi siamo di opinioni contrarie. E che dalla storia si possono trarre insegnamenti solo se «portiamo con noi anche il ricordo degli errori».
Il busto «vandalizzato» di Cecil Rhodes al Rhodes Memorial di Città del Capo, Sudafrica.
Andreas M. Steiner
SOMMARIO EDITORIALE La caduta degli dèi
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
6
PASSEGGIATE NEL PArCo Prima d’essere scelta come sede dei palazzi imperiali, l’area del Palatino era fra le piú ambite di Roma e tra i suoi illustri residenti annoverò anche Cicerone 10 ALL’OMBRA DEL VULCANO Il Parco archeologico di Pompei ha riaperto i battenti e ha aggiunto nuove e inedite tappe ai suoi percorsi di visita 12 A TUTTO CAMPO Oltre un secolo fa, lungo i binari che videro passare sferragliando il leggendario Orient Express, l’allora capitale ottomana fu teatro di un autentico
esperimento di «archeologia pubblica» ante litteram 16
PAROLA D’ARCHEOLOGO Mosaici che raffigurano ananas, affreschi sui quali si riconoscono pappagali sudamericani: se questi due (e altri) indizi fanno una prova, Cristoforo Colombo non fu il primo a raggiungere il continente americano 18
ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/1
Uniti da un passato comune 44 di Umberto Livadiotti
LA DEMOCRAZIA NEL CUORE
44
di Louis Godart
SCAVI
I padroni del fuoco
28
I secoli di Opitergium 60
L’INTERVISTA
Quelle rovine cosí belle, cosí difficili
32
intervista a Filippo Coarelli, a cura di Giuseppe M. Della Fina
32
testi di Margherita Tirelli, Elisa Possenti, Marta Mascardi e Maria Cristina Vallicelli
60 In copertina ricostruzione ipotetica del settore nord-occidentale del Foro Romano in un acquerello del 1893.
Presidente
Federico Curti Anno XXXVI, n. 425 - luglio 2020 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Comitato Scientifico Internazionale
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
Comitato Scientifico Italiano
Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Fulvio Coletti è assistente tecnico archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Maria Grazia Filetici è architetto del Parco archeologico del Colosseo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Giulia Giovanetti è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Louis Godart è stato professore di civiltà egee all’Università Federico II di Napoli. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Umberto Livadiotti è cultore della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Marta Mascardi è conservatore del Museo archeologico Eno Bellis di Oderzo Cultura. Elisa Possenti è professore associato di archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi di Trento. Francesco Tiradritti è direttore della Missione Archeologica Italiana a Luxor. Margherita Tirelli è stata direttore archeologo della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto. Maria Cristina Vallicelli è funzionario archeologo della Soprintendenza
MOSTRE
L’oro di Napoli
78
di Giuseppe M. Della Fina, con un’intervista a Paolo Giulierini
78
92
Rubriche
SPECIALE
SCAVARE IL MEDIOEVO
Vedere l’invisibile
Doppio salto mortale 108 di Andrea Augenti
Egitto
92
a cura della Redazione, con un contributo di Francesco Tiradritti
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Quell’immagine dai poteri sovrumani 110
108
di Francesca Ceci
LIBRI
112
110
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Enrico Zanini è professore ordinario di metodologia della ricerca archeologica all’Università di Siena.
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534
Illustrazioni e immagini: Doc. red.: copertina (e pp. 36/37) e pp. 3, 17, 18 (basso), 20, 34/35, 40, 46, 50 (basso), 50/51, 52-53 – Cortesia SABAP Friuli-Venezia Giulia: pp. 6-7 – Cortesia SABAP Marche: p. 8 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 12-13 – Cortesia Parco Naturalistico Archeologico di Vulci: pp. 14-15 – Cortesia David Hendrix/The Byzantine Legacy: p. 16 – Cortesia degli autori: pp. 19, 21, 110-111 – Mondadori Portfolio: p. 109 Album/Oronoz: pp. 29, 30; Ashmolean Museum, University of Oxford/Heritage Images: p. 31; AKG Images: pp. 38/39, 49, 56-57, 84/85, 108; SIPA-USA: p. 50 (centro) – Shutterstock: pp. 32/33, 44-45, 46/47, 48/49, 54/55. 58/59 – da: Filippo Coarelli, Il Foro Romano III. Da Augusto al tardo impero (Edizioni Quasar, Roma 2019): p. 38 – Carole Raddato: pp. 40/41 – National Portrait Gallery, Londra: Walter Stoneman: p. 58 – Bridgeman Images: pp. 60/61 – Archivio fotografico Oderzo Cultura: Gianni Benedetti: p. 62; Museo archeologico Eno Bellis: pp. 67, 76, 76/77; Veronica Tondato: illustrazione a p. 74 – Archivio fotografico SABAP-VE-MET: pp. 63, 64-65, 66, 68-69, 72-73, 77; Maddalena Santi: pp. 70-71, 74 (basso), 75 – Cortesia Uffici Stampa mostra «Gli Etruschi e il MANN»: pp. 78, 79 (basso), 80-81, 82, 82/83, 85, 86/87 (alto), 87, 88, 89 (destra), 90-91; Giorgio Albano: pp. 83 (alto), 86/87 (basso), 89 (alto) – Cortesia Uffici Stampa mostra «Viaggio oltre le tenebre. Tutankhamon RealExperience»: pp. 92-95, 100-104, 106-107 – Cortesia Civico Museo Archeologico, Milano: pp. 96-99 – Cortesia Taschen GmbH/Sandro Vannini: p. 105 – Cippigraphix: cartine alle pp. 62, 79
Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI)
Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI) Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno.
LA DEMOCRAZIA NEL CUORE Louis Godart
I PADRONI DEL FUOCO NEL MITO DI PROMETEO, RESO IMMORTALE DA ESCHILO, LEGGIAMO IN CONTROLUCE UNO DEI CAMBIAMENTI EPOCALI OCCORSI NELLA STORIA DELL’ANTICA GRECIA: IL TRAMONTO DELLA REGALITÀ MICENEA E L’AFFERMARSI DELLE POLEIS E DELLA FIGURA DEL BASILEUS
N
el Prometeo incatenato, Eschilo affronta una tema centrale nella civiltà occidentale: il sempre difficile rapporto tra il sacro, l’uomo e la conoscenza. Ritroviamo tracce di questa tematica nella Genesi (2, 15-16): «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male, non devi mangiare perché quando ne mangiassi, certamente moriresti”». Il serpente invece, nel tentativo poi riuscito di portare Eva a infrangere il comando di Dio dice: «Non morirete affatto! Anzi Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male» (Genesi 3, 1-12). La Bibbia sembra voler dire, apparentemente, che la conoscenza è privilegio di Dio e che l’uomo creato da Dio non può accedervi, pena la morte. L’uomo invece, sfidando il precetto divino, pretende di penetrare nel mondo del sapere, nel tentativo di diventare simile a Dio.
NELL’ABISSO DEL TARTARO Dopo la feroce lotta che lo oppose al padre, Zeus, con l’aiuto e la complicità di Prometeo e di sua madre, la Terra, precipitò Crono e
28 a r c h e o
quanti erano suoi alleati nell’abisso profondo del Tartaro (Prometeo, 214-221). Installato sul trono del padre, Zeus dopo aver spartito fra gli dèi tutti i privilegi, pensò di annientare la stirpe dei mortali per seminarne una nuova (Prometeo, 228-133). Solo Prometeo ebbe pietà degli uomini (Prometeo, 235-238). Ma è davvero questa la sola colpa del Titano? Sensibili ai lamenti di Prometeo e venute a trovarlo crocefisso su uno dei monti del Caucaso, le Oceanidi si domandano se, per caso, non sia andato oltre (Prometeo, 246). E Prometeo confessa: «Ai mortali che avevano sempre davanti agli occhi la morte (Prometeo, 248), ho dato la speranza cieca (Prometeo, 250)». E prosegue dicendo di aver procurato loro anche il fuoco grazie al quale potranno imparare molte arti (Prometeo, 252-254). Il coro delle Oceanidi risponde: «Questa allora è la colpa che t’imputa Zeus!» (Prometeo, 255). Riassumendo a Io, l’amante tradita dal re degli dèi e perseguitata dalla gelosia di Era, tutto quello che fece per gli uomini, Prometeo aggiunge: «Non sapevano costruire edifici, case all’aperto, non sapevano lavorare il legno; abitavano sottoterra, in caverne profonde, senza la luce del sole. Non sapevano riconoscere i segnali dell’inverno, la primavera e i suoi fiori, l’estate e i suoi frutti. Facevano tutto senza coscienza finché
insegnai loro a distinguere il sorgere e il tramontare degli astri. Poi inventai, per loro il numero, principio di ogni sapere, le lettere e la scrittura, memoria di tutto, madre feconda della poesia» (Prometeo, 450-461). Dopo aver completato l’elenco infinito dei regali fatti agli uomini (Prometeo, 462- 504), il Titano conclude: «In poche parole, sappilo: i mortali possiedono tutte le arti grazie a Prometeo» (Prometeo, 505).
LE RAGIONI DELL’IRA Dal dialogo fra Prometeo e le Oceanidi e dalla confessione fatta a lo appare chiaramente che non è tanto l’essersi opposto a Zeus per impedire che la razza umana fosse precipitata nell’Ade, oppure l’aver seminato nel cuore degli uomini le «speranze cieche», quanto il dono dell’arma del fuoco ad aver provocato la collera del padrone dell’Olimpo e scatenato la tremenda punizione che affligge il Titano. L’atteggiamento di Prometeo, la sua ribellione contro «il nuovo tiranno che regna sugli dèi» sono dettati dall’indignazione che egli prova di fronte allo scandalo del male inflitto a mortali innocenti da divinità indegne che Prometeo ruba il fuoco, olio su tela di Jan Cossiers. 1638. Madrid, Museo del Prado. L’artista ritrae il Titano in fuga, che si volge indietro per sincerarsi che nessuno si sia accorto del furto.
a r c h e o 29
ARCHEOLOGIA DELLE NAZIONI/1
UNITI DA UN PASSATO COMUNE FRA L’OTTOCENTO E GLI INIZI DEL NOVECENTO, GLI STATI NAZIONALI FONDANO LA LORO AUTORAPPRESENTAZIONE SUL RICHIAMO A UN RETAGGIO CULTURALE COERENTE E UNITARIO. NASCE COSÍ UNA NUOVA RETORICA DEL SAPERE STORICO, IN GRADO DI SUSCITARE FASCINAZIONE ESTETICA ED EMOTIVA. E L’ARCHEOLOGIA, CHIAMATA A ESALTARE LE ANTICHE RADICI, DA VECCHIA SCIENZA «ANTIQUARIA» SI TRASFORMA IN UNO STRUMENTO DELLA POLITICA… di Umberto Livadiotti
44 a r c h e o
Sulle due pagine: Zimbabwe. Uno scorcio del sito di Great Zimbabwe. Prima metà del II mill. d.C. Nella pagina accanto, a sinistra: la bandiera dello Zimbabwe, nella quale è stata inserita l’immagine stilizzata di un rapace trovata su un reperto proveniente da Great Zimbabwe. Nella pagina accanto, a destra: l’immagine del Great Zimbabwe in un francobollo emesso quando l’odierno Zimbabwe era dominio coloniale britannico con il nome di Rhodesia. a r c h e o 45
SCAVI • ODERZO
I SECOLI DI
OPITERGIUM DIVENUTO MUNICIPIO E OTTENUTA LA CITTADINANZA ROMANA, UN ANTICO INSEDIAMENTO VENETO SI TRASFORMA PER ADEGUARSI AL MODELLO PROPAGANDATO DALLA CAPITALE. ECCO LA STORIA DI VENT’ANNI DI ESEMPLARI INDAGINI ARCHEOLOGICHE, OFFERTI ALL’ATTENZIONE DEL PUBBLICO CON PERCORSI DI VISITA, ALLESTIMENTI MUSEALI E UNA MOSTRA MOLTO PARTICOLARE… testi di Margherita Tirelli, Elisa Possenti, Marta Mascardi e Maria Cristina Vallicelli 60 a r c h e o
I reperti illustrati sono esposti a Palazzo Foscolo e nel Museo archeologico Eno Bellis di Oderzo. Sulle due pagine: scena di caccia al cinghiale, particolare del grande mosaico rinvenuto alla fine dell’Ottocento nell’area dell’ex Foro Boario. Fine del III-inizi del IV sec. d.C. a r c h e o 61
MOSTRE • NAPOLI
Gli oppositori di quelle teorie avevano ridimensionato l’espansione territoriale degli Etruschi e la loro influenza, schiacciandoli di fatto tra la civiltà greca e quella romana. I maggiori esponenti di questa temperie culturale furono illustri storici e archeologi tedeschi quali Barthold Georg Niebuhr(1776-1831), Karl Otfried Müller (1797-1840) – al quale pure si deve il primo manuale di etruscologia, Die Etrusker (1828) – Theodor Mommsen (1817-1903), Friedrich von Duhn (1851-1930) e altri. Il loro prestigio e peso accademico arrivò ad avere un’influenza cosí profonda, in quei decenni, da causare la situazione descritta da Beloch e Patroni. Un’atmosfera che portò, nel 1898, al mancato acquisto della Tegola di Capua, vale a dire una delle piú lunghe e interessanti iscrizioni etrusche, rinvenuta l’archeologo Giovanni Patroni (1869-1951), scriveva: «Chi, fra il 1880 e il 1900, a Napoli, avesse attributo agli Etruschi un monumento campano, sarebbe stato trattato come se l’avesse attribuito non dico agli Egizi, ma agl’Incas o agli Aztechi». Il rifiuto era nato come reazione a una stagione di studi – l’etruscheria – che aveva attraversato il Settecento ed era arrivata a influenzare i primi decenni dell’Ottocento. In quella fase gli Etruschi erano stati visti come i civilizzatori della Penisola italiana. Personaggi legati a un ambito culturale diverso e di grande profilo, come per esempioVincenzo Cuoco (1770-1823) nel romanzo Platone in Italia (1804-1806), avevano continuato a riconoscere tale ruolo di civilizzazione: «[nei] tempi antichissimi (…) tutti gli italiani formavano un popolo solo, ed il loro imperio chiamavasi etrusco». Posizioni teoriche, queste ultime, che arrivarono a influenzare il pensiero politico che portò al Risorgimento italiano e all’unificazione della Penisola. 80 a r c h e o
In alto: pendaglio pettorale in bronzo, dalla necropoli di Suessula (località situata fra Capua e Nola). VIII sec. a.C. Napoli, MANN. A destra: piccolo gruppo plastico raffigurante un uomo che guida un carro trainato da una coppia di cavalli aggiogati e vasetto miniaturistico, dalla Tomba LXII di Gricignano di Aversa (Caserta). Fine del IX-inizi dell’VIII sec. a.C. Succivo, Museo Archeologico dell’Agro Atellano.
UN PRECEDENTE ILLUSTRE Una mostra allestita nell’ottobre del 1879 ha avuto un ruolo importante nella riscoperta della protostoria della Campania. In concomitanza con un «Concorso Agrario Regionale», presso la Reggia di Caserta, venne realizzata la «Mostra archeologica campana», che previde l’esposizione di piú di duemila reperti rinvenuti nella regione. Uno dei curatori, l’archeologo Giulio Minervini (1891-1919), al quale era stato affidato il compito di redigere l’agile guida, scrisse che lo scopo dell’iniziativa era di «rimuovere un lembo di quel velo che ricopre la vita de’popoli antichi». Uno scopo che venne raggiunto.
Carrellino cultuale in bronzo. Fine dell’VIII-inizi del VII sec. a.C. Napoli, MANN.
a r c h e o 81
SPECIALE • EGITTO
QUELLE INAFFERRABILI CREATURE... Il Comune di Milano ha voluto collegare «Viaggio oltre le tenebre. Tutankhamon RealExperience» a un’altra importante esposizione, allestita nel Civico Museo Archeologico: «Sotto il cielo di Nut. Egitto divino». La mostra indaga l’invisibile e inafferrabile natura degli dèi, entrando nell’universo spirituale e concettuale della civiltà egizia, che ha elaborato in modo originale una propria visione del cosmo e del ruolo che in esso è riservato tanto all’uomo quanto agli dèi. Per l’occasione sono state riunite piú di 150 opere, provenienti, oltre che dalla collezione egizia dello stesso Civico Museo Archeologico di Milano, da importanti istituzioni museali italiane (Museo Egizio di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Museo Civico Archeologico di Bologna, Civico Museo di Antichità « J.J.Winckelmann» di Trieste, Museo di Archeologia dell’Università di Pavia), e distribuite in quattro sezioni tematiche.
L’origine degli dèi e del cosmo La prima sezione affronta il tema dell’origine degli dèi e del mondo. In Egitto non esiste un unico mito della creazione, ma diverse tradizioni, sviluppatesi nel corso del tempo e in diverse località, che testimoniano una costante riflessione sul tema. Al di là dei diversi protagonisti divini e delle diverse modalità, tutte le «origini» sono comunque concepite come un processo che vede la figura di una divinità creatrice con forti connotazioni solari, che dopo aver generato se stessa emergendo da una preesistente entità primordiale, dà origine all’intero mondo creato, agli dèi stessi, al tempo e al cosmo. L’entità primordiale che precede la creazione è il Nun – un caos liquido, informe, indifferenziato e oscuro – che tuttavia non scompare con la nascita del cosmo, ma permane a circondare il mondo creato, minacciandone costantemente la sopravvivenza. La creazione è dunque concepita come
In questa pagina: raffigurazione della dea Nefti, particolare del sarcofago a cassa in legno stuccato e dipinto di Peftjauauyaset. XXV-XXVI dinastia (747-525 a.C.). Milano, Civico Museo Archeologico. Nella pagina accanto, in basso: statuetta in bronzo dorato con incrostazione d’argento del dio Osiride. XXV-XXVI dinastia (747-525 a.C.). Milano, Civico Museo Archeologico.
96 a r c h e o
A destra: stele votiva con orecchie. XIX dinastia (1295-1186 a.C. circa). Torino, Museo Egizio.
un processo generativo che si ripete continuamente, a fondamento del quale è il quotidiano ciclo del sole. Questi muore ogni sera per rinascere ogni mattina, partorito nuovamente dalla dea del cielo Nut, dopo aver compiuto, allo scopo di rigenerarsi, un percorso notturno nel mondo sotterraneo e oscuro, dominato da forze potenzialmente distruttrici. Mantenere l’equilibrio tra forze generatrici e distruttrici, fra il cosmo ordinato e il caos minaccioso spetta tanto agli dèi quanto agli uomini, chiamati a cooperare per questo scopo. Questo equilibrio, che è insieme ordine cosmico e sociale, ha una forma e un volto nella dea Maat. Compito del faraone è garantire equità e giustizia sociale e fare da intermediario tra mondo umano e divino. La sua persona viene scelta dagli dèi per occupare un ruolo sacro fra gli uomini, in quanto figlio del dio solare creatore. La sua divinizzazione si realizzerà compiutamente solo con la morte, quando si unirà agli dèi nell’aldilà. Le forme degli dèi La straordinaria varietà e complessità iconografica degli dèi egizi è il fulcro tematico della seconda sezione. Forme antropomorfe accanto a forme completamente animali (teriomorfe) e a forme ibride – caratterizzate da corpi umani e teste animali o viceversa – sono tutte possibili e intercambiabili modalità figurative che rispondono all’esigenza di esplicitare la natura e il potere di un’entità divina, la cui vera essenza e il cui «vero nome» restano in ultima analisi inconoscibili all’uomo. In questa sezione vengono illustrate alcune divinità del ricco pantheon egizio, nelle loro possibili forme iconografiche; una selezione di reperti e mummie animali consente di affrontare il tema del culto degli animali nell’antico Egitto. Tale culto è documentato soprattutto nell’Egitto faraonico piú tardo (I millennio a.C.) e nella successiva
epoca tolemaico-romana (IV secolo a.C.-II secolo d.C. circa). Comunicare con gli dèi: la devozione Invisibili, ma onnipresenti nella realtà, gli dèi erano considerati imprescindibili nella vita umana. Se il principale intermediario tra l’uomo e gli dèi nello svolgimento dei riti e dei culti era il faraone e, per sua delega, il corpo sacerdotale, esisteva nondimeno un rapporto personale fra la divinità e l’uomo comune. A questo rapporto di comunicazione è dedicata la terza sezione della mostra. La protezione divina è necessaria per superare tanto ogni fase della vita (la maternità e la nascita erano momenti particolarmente pericolosi) quanto le diverse insidie quotidiane. La magia, che ha agito anche nel momento della creazione permettendone di fatto lo svolgimento, è un’entità essa stessa divina – Heka – senza la quale perfino gli dèi sono inermi. Sia gli dèi, sia gli uomini ne hanno bisogno, i primi nello scontro contro a r c h e o 97