2020 CIPRO SANTA SEVERA
VOLTERRA
PRIMA DEGLI ETRUSCHI
VOLTERRA
CIPRO
SANTA SEVERA
MARHASHI SPECIALE BELZONI A PADOVA
Mens. Anno XXXV n. 419 gennaio 2020 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
L’ARTE DELLE SITULE
SULLA COLLINA DEGLI ARTIGIANI IL CASTELLO SI RACCONTA IRAN
LOUIS GODART
SULLE ORIGINI DELLA DEMOCRAZIA
MERAVIGLIE DAL MONDO PERDUTO
BELZONI
IL GIGANTE DEL NILO RITORNA A PADOVA
www.archeo.it
IN EDICOLA L’ 8 GENNAIO 2020
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ARCHEO 419 GENNAIO
€ 5,90
EDITORIALE
DEMOCRAZIA NEL CUORE Dalla (pre)etrusca Volterra agli scavi di una missione italiana nell’isola di Cipro; da una nostrana civiltà del Ferro per certi versi ancora misteriosa, alle ultime rivelazioni intorno al piú affascinante enigma dell’età del Bronzo centro-asiatica; senza dimenticare un castello affacciato sul mare che, oltre ad aver ospitato illustri personaggi provenienti dall’Estremo Oriente, può fregiarsi a buon diritto di un riconoscimento internazionale; infine, ma non meno importante, la vita e i miracoli (questa volta nel vero senso della parola) di un personaggio assolutamente fuori dal comune e a cui la sua città natale, Padova, dedica una mostra geniale e poliedrica come lo era egli stesso. Ecco, dunque, un breve sommario dei temi affrontati in questo primo numero del 2020. Al quale, però, si aggiunge una piccola ma preziosa novità: per tutto l’anno, la sezione degli articoli si aprirà – subito dopo il notiziario – con una serie di riflessioni che abbiamo affidato a un nostro «antico» collaboratore, un archeologo e studioso di – come si diceva una volta – «chiara fama»: mi riferisco a Louis Godart, già professore di Civiltà Egee all’Università Federico II di Napoli, per tredici anni Consigliere per il Patrimonio Artistico dei Presidenti della Repubblica, esperto dei problemi legati alla nascita della scrittura e alle origini dello Stato, autore di centinaia di articoli e monografie sulla storia della civiltà del Mediterraneo e dell’Europa. Insignito di riconoscimenti plurimi (è, tra l’altro, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Chevalier de la Légion d’honneur) ha scavato nell’isola di Creta, nei siti di Malia, Canea, Monastiraki e Apodoulou. Di Louis Godart sta per essere pubblicato un volume di fondamentale importanza, intitolato Da Minosse a Omero. Ne parleremo ampiamente nel prossimo numero. La sua nuova rubrica, invece, ha un titolo al contempo antico e moderno (e anche, provocatoriamente, sentimentale!): l’abbiamo chiamata «La democrazia nel cuore». Ben consapevoli, naturalmente, che quell’antica invenzione non alberga nel cuore di tutti e che forse non lo farà mai. Del resto, però, quello di Godart non vuole essere un manifesto politico. Le sue sono riflessioni di uno storico. Riflessioni su un’avventura che, nei millenni, ha visto conquiste e fallimenti… Andreas M. Steiner Particolare di una stampa ottocentesca raffigurante Pericle.
SOMMARIO EDITORIALE
Democrazia nel cuore
SCAVI 3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
Sulla collina degli artigiani
28
di Luca Bombardieri
Valeria d’Aquino, Elena Sorge; testi di Giacomo Baldini, Fabrizio Burchianti, Valeria d’Aquino, Emanuele Mariotti, Lilia Silvi ed Elena Sorge
6
SCAVI Grazie alle attività di tutela, il patrimonio archeologico del Molise si arricchisce di nuove e importanti acquisizioni 6
28
ALL’OMBRA DEL VULCANO La pubblicazione di un inedito album fotografico svela immagini della città vesuviana di straordinaria suggestione 10
di Flavio Enei
PAROLA D’ARCHEOLOGO Appena nominato alla guida del Comando Tutela Patrimonio Culturale, il generale Roberto Riccardi illustra i suoi obiettivi 14
LA DEMOCRAZIA NEL CUORE
MUSEI
È arrivato l’ambasciatore! 40
50 ITALIA PREROMANA
Quelle storie scritte sul bronzo
66
di Luca Zaghetto
40 SCOPERTE
Atene: V secolo a.C... 26
La città di vento e di macigno
di Louis Godart
a cura di Giacomo Baldini,
50
66
In copertina particolare di un vaso cilindrico scolpito in cloritoscisto, con un serpente dalle fauci spalancate intarsiato di conchiglia e madreperla. 2500-2400 a.C. circa. Jiroft (Iran), Museo.
Presidente
Federico Curti Anno XXXVI, n. 419 - gennaio 2020 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Comitato Scientifico Internazionale
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
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Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it
Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Giacomo Baldini è co-curatore della mostra «I Signori dell’Ortino. Aristocrazie gentilizie all’alba della città di Velathri». Luca Bombardieri è professore associato di archeologia egea e cipriota all’Università degli Studi di Torino. Fabrizio Burchianti è direttore del Museo Etrusco «Mario Guarnacci» di Volterra. Irene Caldana è laureanda in archeologia all’Università degli Studi di Padova. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Luisa Dallai è archeologa e coordina il Laboratorio di Topografia dei Territori Minerari dell’Università degli Studi di Siena. Valeria d’Aquino è co-curatrice della mostra «I Signori dell’Ortino. Aristocrazie gentilizie all’alba della città di Velathri». Rita Deiana è professore associato di prospezioni geofisiche per l’archeologia all’Università degli Studi di Padova. Francois Desset è ricercatore associato presso CNRS, Laboratoire Archéorient, Lione, Francia. Flavio Enei è direttore del Polo Museale Civico del Castello di Santa Severa. Nasir Eskandari è professore di archeologia presso l’Università di Jiroft.
VICINO ORIENTE
Il mondo perduto di Marhashi
78
di Nasir Eskandari, Massimo Vidale, Francois Desset, Irene Caldana, Martina Patriarca, Rita Deiana e Cristiano Nicosia
90 SPECIALE
78 Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA...
...diventava un’unica, grande «isola pedonale» 106 di Romolo A. Staccioli
106
Giovanni Battista Belzoni
Il gigante del Nilo
90
testi di Francesca Veronese e Marco Zatterin
SCAVARE IL MEDIOEVO Meglio tardi che mai...
110
di Andrea Augenti
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Chi trova un amico trova un... parente
112
di Francesca Ceci
LIBRI
114
110
Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Giulia Giovanetti è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Louis Godart è stato professore di civiltà egee all’Università Federico II di Napoli. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Emanuele Mariotti è archeologo professionista. Cristiano Nicosia è professore associato di stratigrafia e processi formativi all’Università degli Studi di Padova. Martina Patriarca è restauratrice. Federica Rinaldi è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Mickey Scarcella è archeologo. Lilia Silvi è referente per «Spazio Volterra». Elena Sorge è co-curatrice della mostra «I Signori dell’Ortino. Aristocrazie gentilizie all’alba della città di Velathri». Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Francesca Veronese è direttrice scientifica della mostra «L’Egitto di Belzoni». Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Luca Zaghetto è archeologo. Marco Zatterin è membro del comitato scientifico della mostra «L’Egitto di Belzoni».
Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534
Illustrazioni e immagini: Cortesia degli autori: copertina (e p. 78) e pp. 66-70, 71 (alto), 72-77, 78-79, 80 (basso), 81-87, 112-113 – Doc. red.: pp. 3, 41, 97, 106-109, 111 – Cortesia SABAP Molise: pp. 6-7 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 8-9 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 12-13 – Archivio UniSiena: pp. 14-15 – Cortesia Comando Carabinieri TPC: pp. 16-19 – Cortesia Erimi Archaeological Project, Università di Torino: pp. 28/29, 30-39 – NASA GSFC Landsat/LDCM EPO Team: p. 29 (basso) – Shutterstock: pp. 40/41, 43 (alto), 50/51 – Archivio GATC: pp. 42 (alto) – Cortesia Flavio Enei: pp. 42 (basso) – Archivio Museo Civico di Santa Marinella: pp. 43 (basso), 44-45 – Cooperativa Archeologia, Firenze: pp. 51, 60 (alto), 61 (alto), 62/63, 64/65 – Giacomo Baldini, San Gimignano: p. 52 (basso) – Massimo Pianigiani, Cooperativa Archeologica A.R.A: p. 53 – Emanuele Mariotti, Siena: p. 54 – Valeria d’Aquino, Firenze: pp. 54/55, 56, 57 (alto), 59 (alto), 64 – Elisa Caselli, Firenze: pp. 57 (basso), 58 (sinistra), 59 (basso) – Sabino Cozza: p. 58 (destra) – Damiano Dainelli, Volterra: pp. 60 (basso), 61 (basso), 63 – Mimmo Frassineti: p. 65 – Mondadori Portfolio: Erich Lessing/Album: p. 71 (basso); Electa/ Remo Baldazzi: p. 110 – Cortesia Ufficio stampa mostra «L’Egitto di Belzoni»: pp. 90-96, 98-105 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 52, 80.
Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno.
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SCAVI • CIPRO
SULLA COLLINA DEGLI ARTIGIANI UNA MISSIONE ITALIANA A CIPRO INDAGA IL SITO DI UNA FIORENTE COMUNITÀ DI TESSITORI DELL’ETÀ DEL BRONZO. LA CUI ATTIVITÀ S’INTERRUPPE IMPROVVISAMENTE. PER VOLERE, PARE, DEI SUOI STESSI ARTEFICI... di Luca Bombardieri
28 a r c h e o
A
Sulle due pagine: Erimi. Foto aerea da drone che mostra la collina con l’insediamento protostorico. In basso: foto satellitare con la localizzazione di Erimi, della regione di Kourion e della penisola di Akrotiri.
l mattino, quando il cielo è limpido, dalla collina di Erimi si può spingere lo sguardo lungo la costa meridionale dell’isola: da Limassol, la moderna città le cui propaggini coprono l’antica Amatounte, al promontorio di Kourion, il ricco centro che fiorí sotto i sovrani tolemaici e ospita il tempio di Apollo Hylates; si vede il profilo sfuggente della penisola di Akrotiri, dove approdarono i primi cacciatori che si spinsero fino a Cipro nel Paleolitico Superiore e si scorge il massiccio castello di Kolossi, alla cui ombra fu allestito il banchetto di nozze fra Riccardo Cuor di Leone e la futura regina di Inghilterra Berengaria. Dieci millenni di storia in venti chilometri di costa. Dalla sommità della stessa collina doveva spaziare anche lo sguardo di chi, sullo scorcio dell’età del Bronzo Antico, quattromila anni fa circa, scelse di stabilirsi e costruire qui, lungo il corso del fiume Kouris, un piccolo centro, destinato a divenire nei secoli successivi una ricca comunità artigianale, dedita alla produzione e al commercio di tessuti, e la cui organizzazione diviene un modello e una premessa per lo sviluppo della cultura urbana e della vocazione internazionale di Cipro, nei secoli conclusivi dell’età del Bronzo.
Distretto di Limassol
Diga di Kouris
Limassol
Erimi Baia di Akrotiri
Episkopi
Baia di Episkopi
Akrotiri
a r c h e o 29
MUSEI • LAZIO
È ARRIVATO
L’AMBASCIATORE! NEL 2019, IL SETTIMANALE STATUNITENSE TIMES HA INSERITO IL CASTELLO DI SANTA SEVERA, SUL LITORALE LAZIALE A NORD DI ROMA, TRA I «WORLD’S GREATEST PLACES», L’ELENCO DEDICATO ALLE 100 ESPERIENZE AL MONDO DA VIVERE, PER LA SUA BELLEZZA, L’UNICITÀ E L’ESSERE ACCESSIBILE A TUTTI, GRAZIE ANCHE ALLA PRESENZA DEL MUSEO. UN RICONOSCIMENTO CHE, FORSE, AVREBBE TROVATO CONCORDE ANCHE UN ILLUSTRE OSPITE CHE, VENUTO DAL LONTANO GIAPPONE, VI SOGGIORNÒ AGLI INIZI DEL SEICENTO... di Flavio Enei
D
opo anni di battaglie, progetti e attese, è nato il Museo del Castello di Santa Severa, allestito nei locali della Rocca e della Torre Saracena, nell’ambito della straordinaria area archeologica e monumentale di Pyrgi e del Castello di Santa Severa, un luogo di grande importanza storica per il litorale a nord di Roma, frequentato dalla preistoria fino ai giorni nostri in maniera ininterrotta. Il Comune di Santa Marinella ha cosí potuto istituire il Polo Museale Civico del Castello di Santa Severa, composto dal Museo del Mare e della Navigazione Antica e, appunto, dal neonato Museo del Castello di Santa Severa. Insieme all’Anti-
Sulle due pagine: uno scorcio della poderosa mole del Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma). In alto: l’ambasciatore giapponese Hasekura Tsunenaga durante il suo soggiorno a Roma, olio su tela di Claude Deruet. 1615. Roma, Galleria Borghese. a r c h e o 41
SCOPERTE • VOLTERRA
LA CITTÀ DI VENTO E DI MACIGNO
VOLTERRA FU UNO DEI CENTRI PIÚ IMPORTANTI DELL’ETRURIA E, IN SEGUITO, UN RILEVANTE MUNICIPIUM ROMANO. LA SUA STORIA, PERÒ, È BEN PIÚ ANTICA E LE RECENTI INDAGINI CONDOTTE NELL’AREA DE L’ORTINO HANNO GETTATO NUOVA E SIGNIFICATIVA LUCE SULLE FASI PREURBANE DELL’INSEDIAMENTO di Giacomo Baldini, Valeria d’Aquino, Elena Sorge; testi di Giacomo Baldini, Fabrizio Burchianti, Valeria d’Aquino, Emanuele Mariotti, Lilia Silvi ed Elena Sorge
U
n nido d’aquila in bilico tra cielo e terra, mura possenti che si confondono con la roccia e, come questa, fragili per la continua esposizione al vento e all’acqua. Cosí, da lontano, appare all’improvviso Volterra «di là dalla collina gessosa (...) su la sommità del monte come sull’orlo d’un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno», come scrisse 50 a r c h e o
Gabriele d’Annunzio in Forse che sí forse che no (1910), il romanzo che narra la storia tragica di Isabella Inghirami. Questa, nell’immaginario letterario (e non solo), è Volterra. Eppure a ogni tornante, a ogni strappo verso la vetta, la sensazione di città fredda, quasi inospitale nel paragone con l’Inferno dantesco, sferzata dal vento e protetta dalle solide mura di pietra, si perde. Quando il sole primaverile illumina
i campi coltivati e, d’estate, le dolci colline d’argilla si colorano del verde intenso dei boschi, alternato al giallo oro delle spighe di grano, è difficile non sentire echeggiare sui salti grigi della Balze o sulla terrazza, che fu sede della dogana, lo spirito di Giosuè Carducci «Pace dicono al cuor le tue colline» (Traversando la Maremma, 1885). Proprio allora, mentre sul mare lontano scivola una vela bianca, moder-
storia piú antica della città. Il flusso dei ritrovamenti doveva essere tale da suscitare la reazione degli eruditi locali, che si lamentavano perché «fuori di alcune urne conservate meglio (...) tutto si disperdeva con incuria per le ville e gli orti, dov’erano ben presto guaste e corrose per le intemperie dell’aria». La quantità delle scoperte, oltre a generare fenomeni di falsificazione per fini celebrativi (come nella vicenda degli Scaritti di Curzio Inghirami), favorí fin dalla primissima età moderna un’attenzione per le antichità che travalicava l’aspetto encomiastico o collezionistico, per acquisire un valore civico. Cosí, mentre ancora nel Borgo e nel Castello fumavano le macerie dell’assedio di Federico da Montefeltro (1472) e le bramosie di Lorenzo il Magnifico avevano acquistato
le forme rinascimentali del Mastio, «nella via di Corso Martio» – secondo la testimonianza del naturalista e scultore volterrano Zaccaria Zacchi (1474-1544) – erano esposte statue, urne ed epigrafi per il pubblico godimento, una sorta di museo all’aperto o di passeggiata archeologica ante litteram. Fenomeno, del resto, non isolato, se a Roma lo stesso papa Sisto IV aveva donato al popolo romano alcuni bronzi antichi (come lo Spinario e, soprattutto, la Lupa) che costituirono il primo nucleo del museo capitolino. Ma questo interesse per il bene e il decoro pubblico si manifestò in maniera ancor piú significativa nel 1732, quando, a seguito della scoperta nella necropoli del Portone di una tomba a camera ricca di oltre quaranta urne cinerarie, il canonico Pietro Franceschini, nonostante le
A sinistra: il teatro romano di Volterra, la cui costruzione, fra il 1 a.C. e il 20 d.C., fu interamente finanziata da due membri della gens dei Cecina, A. Caecina Severus e C. Caecina Largus.
In basso: ricostruzione della sepoltura entro dolio rinvenuta negli scavi in località L’Ortino: i contenitori sono rappresentati sezionati per evidenziare l’interno.
no naviglio che costeggia i lidi tirrenici alla maniera dei mercanti greci o levantini, anche il piú distratto ospite della città sente che è giunto in un luogo abitato da sempre, dove ogni zolla profuma del lavoro dell’uomo e della natura; ogni radice protegge un anfratto, profetico specchio di un passato glorioso.
L’ETRUSCHERIA Fin dal Secolo dei Lumi, Volterra è stata visitata per le sue antiche vestigia. L’etruscheria è stata alimentata per decenni da importanti ritrovamenti volterrani e molte sono le collezioni che si sono formate in città tra il XVIII e il XIX secolo. Non è insolito trovare nei giardini delle ricche residenze aristocratiche, negli atri o nei corridoi dei palazzi nobili, relitti delle passate genti: figure di pietra o semplice vasellame, lapidi e gioielli, vivi testimoni della a r c h e o 51
ITALIA PREROMANA • L’ARTE DELLE SITULE
QUELLE STORIE SCRITTE SUL BRONZO
DENOMINATE «SITULE», ALLA LATINA, O PIÚ SEMPLICEMENTE «SECCHIELLI DI BRONZO», FURONO CREATE DA UNA CIVILTÀ DIFFUSA A NORD DEGLI APPENNINI DURANTE IL I MILLENNIO A.C. QUESTI PREZIOSI RECIPIENTI – INSIEME AD ALTRI REPERTI CHE ALLA LORO ARTE SI ISPIRANO – SONO I RARI PORTATORI DI UN MESSAGGIO ICONOGRAFICO ANCORA TUTTO DA INTERPRETARE. OGGI, UN NUOVO METODO DI LETTURA DELLE LORO DECORAZIONI APRE LA STRADA A UN’IPOTESI AFFASCINANTE... di Luca Zaghetto
«È
figurata, è figurata!!!». Con queste parole nell’inverno del 1869-70, Antonio Zannoni (1833-1910) accoglieva fra le proprie mani, dall’assistente di scavo che glielo stava porgendo, uno dei piú importanti reperti della protostoria europea, la situla della Certosa di Bologna. Solo pochi anni dopo, nel 1876, un altro grande archeologo, Alessandro Prosdocimi (1843-1911), impegnato nello scavo di una delle necropoli di Este, rinvenne l’altro simile capolavoro in bronzo, la situla Benvenuti. In quella fortunata stagione, studiosi di varia formazione stavano facendo le prime importanti scoperte sulle civiltà fiorite nel I millennio a.C. a nord degli Appennini; come quella che prosperava grazie all’estrazione del sale dalle miniere alpine di Hallstatt, nel salisburghese, o quella veneta che stava delineandosi soprattutto con lo studio delle necropoli di Este, o quella etrusco66 a r c h e o
La situla Benvenuti, rinvenuta nell’omonima necropoli atestina da Alessandro Prosdocimi, nel 1880, all’interno di una tomba femminile. 625 a.C. circa. Este, Museo Nazionale Atestino.
villanoviana dell’antica Felsina, l’odierna Bologna. Civiltà che erano rimaste ai margini della grande storia, quella dei Greci e dei Latini, ma che proprio in quei decenni stavano rapidamente e prepotentemente riguadagnando il loro posto. Dai sepolcreti del bacino alto-adriatico iniziò a riaffiorare una sorprendente e al tempo stesso omogenea classe di manufatti: i bronzi di quella che venne presto chiamata «arte delle situle». Di che cosa si trattava? Perlopiú di veri e propri «secchi», traduzione italiana del latino situla, usati per contenere liquidi e caratterizzati da una decorazione figurata, resa a sbalzo e a incisione, recante una ampia varietà di immagini naturalistiche. Descrivendo, come apparve chiaro anche ai primi studiosi, proprio le genti locali, la loro vita, i loro costumi, i loro oggetti quotidiani e finanche i loro cerimoniali, queste immagini, la cui produzione oggi collochiamo fra il 650 e il 400 a.C.
Un’altra immagine della situla Benvenuti e, in alto, la restituzione grafica delle scene scolpite a rilievo sulla lamina bronzea. 625 a.C. circa. Este, Museo Nazionale Atestino. a r c h e o 67
SPECIALE • BELZONI
90 a r c h e o
IL GIGANTE DEL NILO
Padova rende omaggio a un suo «figliol prodigo», l’esploratore Giovanni Battista Belzoni, nel duecentesimo anniversario del ritorno nella sua città natale, dopo una vita trascorsa all’estero, tra Francia e Inghilterra, Spagna, Malta e... l’Egitto. E lo fa con una grande mostra, intesa a celebrare le gesta di un personaggio straordinario e inneffabile, paradossalmente sconosciuto ai piú, forse anche a causa di una indebita damnatio memoriae, decretata da un mondo accademico gretto e geloso della sua statura, davvero eccezionale (e non solo in senso figurato). Belzoni, infatti, contribuí in modo significativo a far conoscere in Europa le meraviglie della terra del Nilo: fu vero apripista nelle esplorazioni dell’Egitto faraonico, in un’epoca in cui studiosi, archeologi, diplomatici e avventurieri soggiacevano al fascino di quell’antica civiltà. La mostra padovana, oltre a raccogliere piú di 150 opere provenienti dai principali musei europei e italiani (alla creazione delle cui collezioni, sia detto, Belzoni ha contribuito in maniera significativa), si offre al visitatore con un allestimento multimediale e ricostruzioni ambientali evocative delle eccezionali imprese belzoniane. In un percorso immersivo, dunque, atto a restituire la complessità di una figura che ispirò George Lucas quando, nel 1981, creò il mitico archeologo cinematografico Indiana Jones de I predatori dell’arca perduta. Nelle pagine che seguono ce ne parlano la direttrice scientifica della mostra, Francesca Veronese, insieme allo scrittore Marco Zatterin, uno dei massimi conoscitori della figura del «grande Belzoni».
Particolare di un gruppo scultoreo in granito rosa raffigurante il dio Osiride tra il figlio Horo, dalla testa di falco, e un sovrano, da Tebe o Abido. XX dinastia, 1186-1069 a.C. Parigi, Museo del Louvre. a r c h e o 91
SPECIALE • BELZONI SCENE DI UN’ESPOSIZIONE Presentiamo in queste pagine alcune immagini dell’allestimento della mostra. In particolare, nella pagina accanto, sono illustrate le sezioni in cui sono esposti: in alto, il sarcofago mediano di Padiamenemope (747-656 a.C., XXV dinastia, prestito del Museo Egizio di Torino), e, in basso, una lanterna magica doppia per fantasmagoria in legno ferro e ottone (1870 circa, Padova, Museo del Precinema).
94 a r c h e o
a r c h e o 95