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Archeo n. 417, Novembre 2019

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2019

POSEIDONIA

CARTAGINE

POPOLI DELLA BIBBIA/11 GRECI

NAPATA

SPECIALE ANTIOCHIA RISCOPERTA

Mens. Anno XXXV n. 417 novembre 2019 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

PAESTUM E IL FUTURO DEL MONDO

IL MITO DI CARTAGINE IN MOSTRA

LA RISCOPERTA DI ANTIOCHIA ROMANA

IN ESCLUSIVA

SUDAN

SCAVI NELLA CITTÀ DI NAPATA

PROGRAMMA COMPLETO

XXI I BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO

www.archeo.it

IN EDICOLA IL 9 NOVEMBRE 2019

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ARCHEO 417 NOVEMBRE

ROMA

€ 5,90


EDITORIALE

ATTUALITÀ DI POSEIDONIA Da piú di vent’anni, ogni autunno Paestum si trasforma per qualche giorno da splendido e silenzioso luogo di ricerca e meditazione in un grande momento di incontri e commerci internazionali. L’antica città si anima, accoglie centinaia di oratori provenienti da ogni angolo del globo, riunisce in una reinventata piazza del mercato venditori che decantano la propria merce. Anche quest’anno – dal 14 al 17 novembre – si terrà la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, giunta, grazie all’iniziativa del suo ideatore e instancabile promotore, Ugo Picarelli, alla sua 22esima edizione. E cosí, Paestum riapre le sue porte al mondo. Per chi non abbia ancora visitato questo luogo straordinario, dobbiamo ricordare che Paestum è una città greca su suolo italico come non se ne conoscono altre, la piú importante di tutti i centri urbani dei Greci in Occidente. Ancora oggi si presenta racchiusa da una cinta muraria munita di torri e porte, lunga quasi 5 km, in massima parte conservata e magnificamente restaurata con, al suo interno, tre grandiosi templi, dominanti un’area che, questa sí, merita la qualifica di «parco» archeologico. Paestum, infatti, ancora oggi deve la sua bellezza alla – faticosa – applicazione dei dettami di una legge (voluta dal grande archeologo Umberto Zanotti Bianco e varata nel 1957 e che rende tutta l’area archeologica libera dalle brutture moderne che tanto compromettono la percezione di tanti dei nostri siti archeologici) e alla altrettanto faticosa cura che le donne e gli uomini, succedutisi negli ultimi decenni alla guida della soprintendenza e alla direzione dello splendido Museo archeologico, le hanno dedicato, facendo di questo luogo una luminosa eccezione all’amara regola del degrado imperante. La suggestione di Poseidonia/Paestum, però, non si esaurisce nella nostalgica contemplazione della sua gloria passata e presente. La città sollecita riflessioni impellenti, inaspettatamente attuali. A rivelare questa nuova (ma solo in apparenza) chiave di lettura del sito archeologico è una mostra che, proprio in questi giorni, si è inaugurata al Museo pestano. Ce ne parla, in apertura, Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Paestum. Ma sull’argomento torneremo ancora. Perché le prospettive che la «città d’acqua» può aprirci sul nostro stesso futuro sono, davvero, di interesse… vitale. Andreas M. Steiner Metamorfosi, installazione video di Alessandra Franco, che utilizza il Tempio di Nettuno di Paestum come tela-schermo.


SOMMARIO EDITORIALE

Attualità di Poseidonia

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

6

SCOPERTE Dalla terra di Canaan riemergono i resti di una vera e propria metropoli dell’età del Bronzo 6 PASSEGGIATE NEL PArCo Il matrimonio «perfetto» fra tecnologia e divulgazione è una delle linee guida sperimentate con successo dal Parco archeologico del Colosseo 10 ALL’OMBRA DEL VULCANO La vivace scena di un duello fra gladiatori torna alla luce in un umile sottoscala 12 A TUTTO CAMPO Le nuove indagini in corso a Roselle confermano l’importanza del locale culto di Artemide 16

PAROLA D’ARCHEOLOGO Raccogliendo il testimone lasciato da Sebastiano Tusa, la Regione Sicilia mette a sistema i suoi Parchi archeologici 18

PATRIMONIO UNESCO

«Valorizzare Cartagine!» 60 di Mustapha Khanoussi

MOSTRE/1

Paestum. L’acqua e il futuro del mondo 36 di Gabriel Zuchtriegel

60

36

POPOLI DELLA BIBBIA/11

MOSTRE/2

Greci e Seleucidi

Roma

Quasi amiche

50

testi di Martina Almonte, Francesca Guarneri, Paolo Xella, Federica Rinaldi, Alfonsina Russo e José Ángel Zamora Lopez

50

Un’apparizione tardiva 70 di Alessandro Locchi

70 In copertina Metamorfosi, installazione video di Alessandra Franco che utilizza come tela-schermo il Tempio di Nettuno di Paestum

Presidente

Federico Curti Anno XXXV, n. 417 - novembre 2019 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Comitato Scientifico Internazionale

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Italiano

Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione amministrazione@timelinepublishing.it

Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Martina Almonte è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Stefano Borghini è funzionario architetto presso il Parco archeologico del Colosseo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Emanuele M. Ciampini è professore associato di egittologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Francesco Colotta è giornalista. Alessandro D’Alessio è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Andrea De Pascale è archeologo e conservatore del Museo Archeologico del Finale. Valerj Del Segato è specializzanda in archeologia all’Università degli Studi di Padova. Francesca Guarneri è funzionario archeologo della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Mustapha Khanoussi è stato dirigente di ricerca dell’Institut National du Patrimoine di Tunisi. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Locchi è dottore di ricerca in storia delle religioni. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Mirko Marconcini è collaboratore del Dipartimento


MOSTRE/3

All’ombra della «Montagna Pura»

78

di Emanuele M. Ciampini

78 MOSTRE/4 Ravenna

Com’è vicino il mare...

90

a cura della Redazione

96

90

SPECIALE

Rubriche LIBRI

Antiochia ritrovata 114

96

di Andrea De Pascale, con un reportage fotografico di Roberto Russo

di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Federica Rinaldi è funzionario archeologo del Parco archeologico del Colosseo. Alfonsina Russo è direttore del Parco archeologico del Colosseo. José Angel Zamora Lopez è responsabile della sezione di storia antica della Scuola Spagnola di Storia e Archeologia di Roma. Gabriel Zuchtriegel è direttore del Parco archeologico di Paestum. Paolo Xella è stato dirigente di ricerca presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534

Illustrazioni e immagini: Cortesia Parco archeologico di Paestum: copertina e pp. 3, 36/37, 38 (basso), 39, 41 (basso), 44-46 – Cortesia Israel Antiquities Authority: Clara Amit: pp. 6 (alto); Yoli Schwartz: pp. 6 (basso), 7 (basso); Assaf Peretz: pp. 6/7 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 10-11; Soprintendenza del Mare, Palermo: p. 50; Claudia Pescatori: pp. 51, 54, 55 (basso); DeA Picture Library/A. Dagli Orti/Bridgeman Images: p. 52; Cartagine, Museo Nazionale: pp. 53, 56, 57 (alto); Punto Rec Studios: p. 55 (alto); Ibiza, Museo Archeologico di Ibiza e Formentera: p. 57 (basso); Fethi Belaid/AFP/Getty Images: p. 58 (alto); Bruno Angeli: p. 58 (basso); Torino, Museo Nazionale del Cinema: p. 59 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 100-101, 103, 104, 105 (alto); Archivio UniSiena: p. 16; Paolo Nannini, SABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo: p. 17 – Doc. red.: pp. 18 (basso), 19 (alto), 20 (basso), 40, 40/41, 41 (alto), 42-43, 71, 74 – Cortesia Mustapha Khanoussi: pp. 60/61 (alto), 62 (basso) – Cortesia Jean-Jacques Galbart: pp. 60/61 (basso), 61, 62 (alto), 63 – DeA Picture Library: G. Cigolini: pp. 66/67 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 69, 73, 75; Picture Press: p. 70 – Archivi Alinari, Firenze: Château de Versailles, Dist. RMN-Grand Palais/Christophe Fouin: p. 72 – Getty Images: Gali Tibbon: p. 76 – Cortesia Missione Archeologica Italiana in Sudan-Jebel Barkal: pp. 78-79, 81, 82, 83, 84, 86-88; M. Gottardo: elaborazione pianta alle pp. 82/83 – Shutterstock: p. 80 (sfondo) – Ufficio Stampa Fondazione RavennAntica: pp. 90-94 – Cortesia Roberto Russo: pp. 96/97, 98, 102, 102/103, 105 (basso), 106-112 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 38, 68, 80, 98, 99.

Stampa Roto3 Industria Grafica srl via Turbigo 11/B - 20022 Castano Primo (MI)

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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MOSTRE • PAESTUM

PAESTUM,

L’ACQUA E IL FUTURO DEL MONDO

Quale sarà il futuro della memoria in un mondo segnato dalle catastrofi ambientali e dai cambiamenti climatici? «Studiando l’archeologia possiamo facilmente capire che l’uomo ha cambiato l’ambiente sin dal Neolitico, che le civiltà possono collassare e che i cambiamenti in corso oggi superano di gran lunga quelli che l’umanità ha affrontato negli ultimi cinquemila anni. Ma sappiamo anche che noi umani abbiamo una straordinaria capacità di adattarci e di reinventarci. E di queste capacità dovremmo fare uso anziché prendercela con una ragazza come Greta Thunberg che dice semplicemente quello che la scienza ha dimostrato». Lo afferma Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Paestum e promotore, insieme a Paul Carter e Adriana Ruspoli, di una mostra allestita al Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Apre il percorso un dipinto di fine Ottocento dal titolo Ruderi di un mondo che fu..., in cui si riconoscono le rovine dell’antica Poseidonia invase dall’acqua. Una visione di indubbia suggestione ma con un particolare che, oggi, assume una valenza inquietante: nel quadro, infatti, non vi è traccia di presenza umana… di Gabriel Zuchtriegel 36 a r c h e o


Ruderi di un mondo che fu..., olio su tela di Federico Cortese. 1890 circa. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

N

el 1891, Federico Cortese (1829-1913), pittore quotato e membro dell’accademia delle belle arti di Bologna, si concede un capriccio: dipinge i templi di Paestum, in forma leggermente rivisitata, inondati dall’acqua. Il dipinto, che porta il titolo Ruderi di un mondo che fu…, si inserisce in una tradizione risalente al primo Ottocento che esalta il paesaggio paludoso che circondava i templi dell’antica Poseidonia, la colonia greca fondata sul golfo di Salerno intorno al 600 a.C. La palude, l’acqua, e infine anche il mare nel quadro di Cortese, sono elementi che nella visione romantica dell’Ottocento distanziano i monumenti sublimi, testimonianze di un passato remoto (un «mondo che fu»), da un presente segnato dalla modernità, dall’industrializzazione e dalla perdita di un rapporto organico e autentico con la terra da parte dei ceti medi ed elevati. Oggi, però, tali visioni assumono una valenza diversa. Dal momento che l’innalzamento del livello del mare a causa dei cambiamenti climatici minaccia

molti siti UNESCO intorno al Mediterraneo, tra cui anche Paestum, il quadro di Cortese appare come una visione apocalittica di un mondo che sta per precipitare: il nostro. Il riscaldamento globale, causato almeno in parte dall’uomo attraverso l’emissione di CO2, comporta lo scioglimento dei poli e dei ghiacciai. Enor mi quantità di ghiaccio si trasformano in acqua, facendo salire il livello dei mari. Sono inoltre in aumento fenomeni di erosione della costa.

UNA MINACCIA ANTICA Tali fenomeni mettono a rischio le rovine dell’antica Paestum, ma anche molti territori lungo le coste del Mediterraneo quale base vitale di uomini, animali e piante. Se la dimensione della minaccia è nuova, la minaccia in sé non lo è. Da millenni gli uomini hanno vissuto e combattuto con l’acqua, o con la carenza dell’acqua, a Paestum e in molti altri luoghi intorno al Mediterraneo. Quando i Greci vennero a Paestum intorno al 600 a.C. a fondare una città, la chiamarono

Poseidonia, da Poseidone, il dio del mare e dell’acqua. L’intestazione di luoghi, città e santuari, a determinate divinità non è mai casuale nel mondo greco. Tutti i luoghi dedicati a Poseidone sono caratterizzati da un paesaggio fortemente segnato dal dominio del dio, che non è solo il mare, ma anche la terra, in quanto nella immaginazione degli antichi essa galleggia sull’Oceano che circonda il mondo. Si spiega cosí il fatto che alcune sorgenti del Peloponneso e dell’Attica sono sacre a Poseidone, il quale è anche lo «scuotitore della terra», ennosigaios, come lo chiama già Omero. Poseidone domina, dunque, sul mare e sulla terra; è il grande dio dell’arcipelago egeo, secondo un’ipotesi corroborata da ritrovamenti risalenti al II millennio a.C. Nel cosiddetto periodo miceneo, infatti, Poseidone era già venerato in Grecia. A Pilo, la città di Nestore, sembra che fosse addirittura il dio principale, insieme alla sua sposa Poseideia, venerata come Poseidonia a Naxos, omonima della città fondata molti secoli dopo sulla costa tirrenica dell’Italia del Sud. Attestato in molteplici varianti (oltre a Poseidon, troviamo Poseideon, Posidaon, Poteidan, Potedan, Posoidan, Pohoidan, Posdan), il nome del dio deriverebbe da una lingua pregreca; nella cultura greca d’epoca storica, il grande signore dell’Egeo sarebbe poi stato «addomesticato» e integrato nel pantheon classico come fratello di Zeus. Importanti santuari del dio sorgevano sui promontori di Tainaron sulla punta meridionale del Peloponneso e di Sounion nell’Attica, sull’isola di Kalauria, sull’Istmo di Corinto e presso l’antica città di Helike nel Peloponneso settentrionale. L’unica a r c h e o 37


MOSTRE • CARTAGINE E ROMA

QUASI AMICHE testi di Martina Almonte, Francesca Guarneri, Paolo Xella, Federica Rinaldi, Alfonsina Russo e José Ángel Zamora Lopez

C

on la mostra «Carthago. Il mito immortale», il Parco archeologico del Colosseo vuole presentare ancora una volta aspetti importanti della storia antica del Mediterraneo e dell’incontro tra le diverse culture insediate lungo le sue rive. In questo caso l’incontro/scontro è tra due civiltà, quella romana e quella punica, tra Roma e Cartagine, città che hanno avuto un ruolo decisivo nelle dinamiche culturali e politiche del mare nostrum. Nell’analizzare i rapporti tra queste due città, la storiografia moderna si è da sempre concentrata sulle vicende delle guerre puniche e sulla figura emblematica di Annibale, ma la ricerca archeologica mette in luce relazioni molto piú articolate tra le due metropoli, caratterizzate anche da momenti di dialogo e da relazioni commerciali di particolare rilievo. Oltre ai numerosi reperti giunti dai principali musei italiani e internazionali (Spagna, Malta, Libano, Germania), l’esposizione presenta testimonianze provenienti dalla Tunisia (Museo di Cartagine) e, in particolare, dal Museo del Bardo di Tunisi, e intende anche contribuire a rilanciare l’immagine, a livello interna-

50 a r c h e o

zionale, di quella istituzione, colpita al cuore dall’attacco terroristico compiuto il 18 marzo 2015, durante il quale morirono ventiquattro persone, tra cui quattro turisti italiani: una testimonianza di grande rispetto per uno tra i musei archeologici piú importanti di tutto il bacino del Mediterraneo. Non è un caso che, nel momento in cui si voglia attentare alla vita politica e civile di una comunità, i musei e i monumenti siano considerati obiettivi prioritari, ma dalla cultura si può e si deve ripartire per riaffermare l’identità e la coesione sociale di una nazione, per costruire una rete di solidarietà internazionale, estremamente efficace per evitare l’isolamento di un popolo. La mostra «Carthago. Il mito immortale» ha anche questa finalità, forse la principale. Non a caso, in collaborazione con il Ministero della cultura della Repubblica di Tunisia, saranno organizzate, nell’ambito della rassegna «I martedí di Carthago», manifestazioni volte a far conoscere espressioni e testimoni importanti della cultura di questa nazione e a riaffermare e consolidare la vicinanza e l’amicizia tra l’Italia e la Tunisia. Alfonsina Russo


I

l nome di Cartagine evoca ancora oggi una civiltà esotica e inquietante, un nemico temibile, un’alterità radicale: una visione che la modernità ha ereditato dalla tradizione classica. In effetti, sono stati soprattutto gli autori latini a informarci sulla civiltà cartaginese, a raccontarne la storia come parte della propria, trasmettendoci la loro visione: di fatto, noi vediamo Cartagine con gli occhi di Roma. Una prospettiva non sempre solo negativa, ma molto condizionata da una rivalità andata via via crescendo. La ricerca scientifica è però intervenuta, con un paziente lavoro storico e archeologico ed è riuscita a restituire voce autonoma alla cultura di Cartagine. Il titolo scelto per la mostra, «Carthago» (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine, ma, al contempo, sottolinea l’importanza della dialettica con Roma. La stessa Roma, sede dell’esposizione, è chiamata a raccontare Cartagine in modo diverso, in un grande affresco storico generale, con varie possibilità di fruizione. Il discorso parte dalle radici fenicie di Cartagine nel Levante, ripercorre le fasi formative e di espansione e giunge ai definitivi scontri con Roma, che segnano la sua distruzione, ricostruzione e integrazione definitiva nel mondo romano e poi cristiano. La presentazione si chiude sulla visione di Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo. Si sottolinea cosí la traccia incancellabile lasciata da una civiltà restituita scientificamente dalla ricerca, ma tuttora prigioniera di cliché creati da altri. Per ogni fase storica, si offrono chiavi di lettura che consentono al visitatore una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. Viviamo un’epoca in cui sono ineludibili le questioni della convivenza tra genti in cre-

Nella pagina accanto: tessera ospitale a forma di felino con iscrizione etrusca, dal Foro Boario, area sacra di S. Omobono (Roma). Copia di età moderna di un originale della metà del VI sec. a.C. Roma, Musei Capitolini.

In alto: ossuario in pietra calcarea con figura maschile, dalla necropoli di Santa Monica a Cartagine, esposto nella sezione della mostra allestita nel Colosseo. IV-III sec. a.C. Cartagine, Museo Nazionale. a r c h e o 51


POPOLI DELLA BIBBIA/11 – GRECI E SELEUCIDI

UN’APPARIZIONE

TARDIVA

Una bizzarra – e quasi inspiegabile – coincidenza storica ha voluto che il mondo della Grecia classica abbia «ignorato» l’epos della nascita di Israele e che, di converso, la Bibbia non faccia menzione alcuna della civiltà greca, fino all’avvento, nello scenario siro-palestinese, della figura di Alessandro. Da quel momento in poi, però, il confronto con la politica, la religione e la cultura ellenistica diventa, per il popolo di Yahweh, sempre piú intenso e drammatico. Mentre, ad Alessandria, alcuni saggi traducono dall’ebraico in greco il testo sacro del giudaismo… di Alessandro Locchi

S

offermarsi sul ruolo e sulla presenza dei Greci nell’ambito della Bibbia significa rimuovere in partenza una probabile idea preconcetta, ovvero che al riguardo sussista una documentazione particolarmente copiosa e articolata. La realtà è ben diversa: i grandi accadimenti o la fioritura delle potenti città-stato dell’Ellade (con le loro istituzioni e i loro protagonisti) in epoca arcaica e classica risultano infatti totalmente assenti in larga parte dei testi biblici. Volgendo lo sguardo all’altro lato del Mediterraneo, del tut66 a r c h e o

to analoga è la situazione riscontrabile sul suolo ellenico, dove, nel lungo arco di tempo appena menzionato, insieme alle ben note vicissitudini storiche, appaiono praticamente ignorate perfino le caratteristiche etnografiche e geografiche di base dell’antico popolo d’Israele, a fronte di un notevole interesse culturale puntualmente registrato nei confronti della restante area siro-palestinese. Rispetto al quadro fin qui tracciato, costituisce un vero e proprio spartiacque il periodo delle conquiste di Alessandro il

Macedone e in particolare l’anno 332 a.C. quando, nel suo inarrestabile espandersi a spese dell’impero persiano, il giovane condottiero si avventura nel complicato assedio della città di Tiro. La conquista – faticosamente ottenuta (vedi box alle pp. 68-69) – della metropoli fenicia, seguita a stretto giro da quella (piú a sud) di Gaza e dalla scelta di Gerusalemme di consegnarsi all’invasore straniero senza opporre resistenza, ebbe come risultato il passaggio del territorio giudaico nell’orbita greca (nella fattispecie, macedone).


La Cacciata di Eliodoro, affresco da cui prende il nome una delle quattro stanze dette di Raffaello comprese nell’appartamento papale situato al secondo piano del Palazzo Pontificio, in Vaticano. La decorazione pittorica fu realizzata da Raffaello e dai suoi allievi tra il 1508 e il 1524. La scena illustra l’episodio biblico (2 Maccabei, 3, 21-28) di Eliodoro, inviato dal re di Siria Seleuco a impossessarsi del tesoro conservato nel Tempio di Gerusalemme. Su preghiera del gran sacerdote Onia, Dio invia un cavaliere con due giovani che lo percuotono e lo cacciano.


SPECIALE • ANTIOCHIA

ANTIOCHIA RITROVATA

CAPITALE DELLA PROVINCIA ROMANA DI SIRIA, LA CITTÀ SULL’ORONTE FU, DA SEMPRE, CELEBRE PER LA SUA RICCHEZZA E MAGNIFICENZA. UNA FAMA CONFERMATA, IN ETÀ MODERNA, DAI MERAVIGLIOSI MOSAICI RIPORTATI ALLA LUCE DURANTE GLI SCAVI ARCHEOLOGICI CONDOTTI NEGLI ANNI TRENTA DEL NOVECENTO, MA IN SEGUITO DISPERSI, IN GRAN PARTE, IN MUSEI E COLLEZIONI DI TUTTO IL MONDO. OGGI, LA COSTRUZIONE DI UN HOTEL NEL CENTRO CITTADINO HA PORTATO A UNA SCOPERTA INATTESA E DEL TUTTO STRAORDINARIA. NE DIAMO NOTIZIA IN QUESTE PAGINE, IN UN REPORTAGE ESCLUSIVO PER I NOSTRI LETTORI di Andrea De Pascale, con un reportage fotografico di Roberto Russo 96 a r c h e o


G

ià nell’antichità, molte città suscitavano, anche solo per sentito dire, grande ammirazione per la loro estensione, per la loro ricchezza e per la quantità e qualità di merci provenienti da tutto il mondo allora conosciuto. Una di esse fu Antiochia sull’Oronte, che superò molti altri centri urbani per dimensioni e fasti, tanto da essere ritratta come una figura seduta in trono al pari di Roma e Costantinopoli nella Tabula Peutingeriana, celebre copia medievale di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’impero. Numerose fonti antiche tratteggiano l’immagine di una metropoli ricca e stupenda. Dal punto di vista archeologico conosciamo poco della sua esatta topografia, dell’urbanistica e dei suoi monumenti. Infatti, terribili terremoti la sconvolsero, gli scavi degli anni Trenta del Novecento furono limitati e oggi vi è difficoltà a raggiungere i resti archeologici sotto la città moderna, a diversi metri di pro-

Salvo diversa indicazione, tutte le immagini si riferiscono al Museum Hotel di Antakya (Antiochia) e ai resti archeologici musealizzati al suo interno. Sulle due pagine: una veduta d’insieme del sito: dai passaggi aerei dell’hotel e dalle camere sono ben visibili i resti archeologici sottostanti.

fondità, a seguito delle devastanti alluvioni verificatesi nel corso dei secoli.

POPOLOSA E FIORENTE La sua magnificenza è dovuta al fatto che Antiochia fu, per quasi un millennio, uno dei centri piú importanti degli imperi greco, romano e bizantino (vedi box alle pp. 100-101). Nel I secolo d.C. la sua popolazione era al terzo posto dopo Roma e Alessandria d’Egitto, con oltre 300 000 abitanti (500 000 contando anche gli schiavi), vera e propria metropoli del Mediterraneo orientale, capitale politica e commerciale del Vicino Oriente. Oggi Antiochia è un vivace e multietnico centro economico nella moderna Repubblica di Turchia, punto d’incontro e di dialogo tra musulmani, cristiani cattolici, ortodossi e siriaci, tutti con i loro luoghi di culto regolarmente officiati, capoluogo della provincia di Hatay, al confine con la Siria. Una città con un bel centro storico, caratterizzato da antichi a r c h e o 97


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