IN EDICOLA L’8 GIUGNO 2019
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2019 ERCOLANO CAGLIARI POPOLI DELLA BIBBIA/6 ITTITI
ERCOLANO VITA QUOTIDIANA SOTTO IL VESUVIO LE ULTIME RIVELAZIONI
L’INTERVISTA
SCOPERTE
LUGNANO IN TEVERINA SPECIALE MUSEO DI DAMASCO
Mens. Anno XXXV n. 412 giugno 2019 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
SULLE TRACCE DI ALESSANDRO MAGNO
STREGONI SULLE SPONDE DEL TEVERE
SPECIALE DAMASCO
CAGLIARI
LA NUOVA VITA DEL MUSEO NAZIONALE
IL MEDITERRANEO IN MOSTRA
POPOLI DELLA BIBBIA
ITTITI
POTENTI E MISTERIOSI
www.archeo.it
ER SCO CO PER TE L AN A ww w. O
ARCHEO 412 GIUGNO
€ 5,90
EDITORIALE
L’ORA DI DAMASCO È forse per un eccesso di cautela – motivato, perché no, da una certa dose di scaramanzia – che nelle nostre passate cronache siriane non abbiamo mai affrontato le sorti di una delle principali istituzioni culturali del Paese vicinoorientale, il Museo Nazionale di Damasco. Situato nella capitale, a pochi minuti dal simbolo della città, la Grande Moschea degli Omayyadi (sorta sui resti di una chiesa bizantina, a sua volta costruita sulle rovine di un santuario romano e, ancor prima, siriaco), il Museo ha superato indenne le tragedie che hanno colpito – e, purtroppo, tuttora investono – la Siria: una condizione fortuita e rara, a fronte di un panorama che, per altri versi, continua a rivelarsi sconsolante (segnaliamo, a questo proposito, la vicenda dello straordinario mosaico trafugato dalla martoriata Apamea, di cui potete leggere alle pp. 8-10). Il Museo damasceno custodisce – dobbiamo ricordarlo – alcuni tra i tesori piú preziosi di tutta l’archeologia del Vicino Oriente: citiamo solo gli straordinari dipinti della sinagoga di Dura Europos e le sculture della tomba ipogea di Yarhai, presso Palmira. È con un senso di sollievo, dunque, che nello Speciale presentiamo, in esclusiva per «Archeo», il racconto della nuova «vita» di questa importante istituzione. A narrarla non è un testimone esterno, ma uno dei protagonisti stessi che all’esistenza del Museo ha dedicato lunghi soggiorni di lavoro: l’architetto Antonio Giammarusti, già noto ai lettori per essere stato l’autore del riallestimento di un’importante sezione del Museo Nazionale di Beirut (vedi «Archeo» n. 379, settembre 2016, anche on line su issuu.com). E alle parole di Giammarusti desideriamo ricollegarci per esprimere un nostro augurio: che il Museo torni presto a essere quel luogo «di cultura, ricerca e ricreazione» per il quale era stato concepito; e che il pubblico di tutto il mondo possa, a sua volta, farvi ritorno. Andreas M. Steiner Uno scorcio dell’ingresso al Museo Nazionale di Damasco e, in alto, un’emissione filatelica che gli venne dedicata negli anni Quaranta.
SOMMARIO EDITORIALE
L’ora di Damasco
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
TRAFFICO INTERNAZIONALE In esclusiva, le immagini di un prezioso mosaico trafugato ad Apamea, in Siria, al quale l’Interpol dà la caccia da anni
6
PAROLA D’ARCHEOLOGO Le ricerche dell’Università di Udine nel Kurdistan iracheno confermano l’identificazione di Tell Gomel con Gaugamela, dove Alessandro sconfisse Dario 22
POPOLI DELLA BIBBIA/6 Gli Ittiti
Potenti e misteriosi 60 di Silvia Alaura
SCAVI
Ercolano
8
PASSEGGIATE NEL PArCo Piú che lusinghieri i risultati dei progetti sviluppati nell’ambito dell’Alternanza Scuola Lavoro 12 ALL’OMBRA DEL VULCANO In mostra a Roma alcuni dei piú preziosi reperti pompeiani recuperati dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale 16 VOLONTARIATO La villa di Traiano a Civitavecchia strappata al degrado dal Gruppo Archeologico Romano 18
Un parco «come nessun altro al mondo»
34
di Francesco Sirano, Domenico Camardo e Mario Notomista
60 SCAVI
Stregoni nella valle del Tevere
76
di David Pickel, Roberto Montagnetti e David Soren
34 MOSTRE/1 Cagliari
Navigare sul mare della storia
52
76
In copertina una veduta del Parco archeologico di Ercolano.
Presidente
Federico Curti Anno XXXV, n. 412 - giugno 2019 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Comitato Scientifico Internazionale
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it
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Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Svend Hansen, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro Filippo Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Sergio Ribichini, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale, Andrea Zifferero Hanno collaborato a questo numero: Silvia Alaura è ittitologa e ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (Roma). Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Daniele Buscella è vicepresidente del Gruppo Archeologico Romano. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Domenico Camardo è archeologo dell’Herculaneum Conservation Project. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Patrizia Fortini è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Rosa Maria Iglesias Morsilli è designer. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Roberto Montagnetti è dottore di ricerca in archeologia. Mario Notomista è archeologo dell’Herculaneum Conservation Project. Marek Titien Olszewski è professore di archeologia romana all’Università di Varsavia. David Pickel è direttore del
MOSTRE/2 Roma
Le sentinelle del bello
80
di Giuseppe M. Della Fina
80 Rubriche
86
SCAVARE IL MEDIOEVO Quando lo scavo arriva al pettine di Andrea Augenti
108
SPECIALE
Museo Nazionale di Damasco
Damasco val bene un museo
86
di Antonio Giammarusti e Rosa Maria Iglesias Morsilli
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
In stato di... Grazie 110
108
di Francesca Ceci
LIBRI
Villa Romana di Poggio Gramignano Archaeological Project. Federica Rinaldi è funzionario archeologo presso il Parco archeologico del Colosseo. Houman Saad è funzionario della Direzione generale delle Antichità e dei Musei di Siria. Francesco Sirano è direttore del Parco Archeologico di Ercolano. David Soren è Regents Professor in antichità classiche alla University of Arizona. Mara Sternini è professore associato di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena.
Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina e pp. 3, 64, 68-69, 76/77 – Cortesia Università degli Studi di Milano: pp. 6-7 – Cortesia degli autori: pp. 8, 9 (basso), 20-21, 36-43, 44, 45 (alto), 46-47, 48, 49 (alto), 77, 78-79, 86-91, 94-107, 110-111 – Doc. red.: pp. 10, 61, 63, 66, 70-73, 108-109 – Cortesia Parco archeologico del Colosseo: pp. 12-13 – Cortesia Università di Bari: p. 14 – Cortesia Parco archeologico di Pompei: pp. 16-17 – Cortesia Gruppo Archeologico Romano: p. 18 – Cortesia Università di Udine: pp. 22-24 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 26-27, 80-85 – Cortesia Raffaele Gentiluomo (Museo Archeologico Virtuale di Ercolano): ricostruzioni 3D alle pp. 34-35, 44/45 (alto), 45 (basso), 49 (basso) – Cortesia Villaggio Globale International: pp. 52-59 – The Leiden Collection (www.theleidencollection.com): p. 62 – The Oriental Institute Museum, Chicago: pp. 74-75 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 92-93 – Patrizia Ferrandes: cartina a p. 9 – Cippigraphix: cartine alle pp. 64/65, 76 Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
112 Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Arti Grafiche Boccia Spa via Tiberio Claudio Felice, 7 - 84100 Salerno Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Direct Channel SpA Casella Postale 97 – Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia (BS) L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
SCAVI • ERCOLANO
UN PARCO «COME NESSUN ALTRO AL MONDO» IL SITO DI ERCOLANO, COLPITO DALL’ERUZIONE DEL 79 D.C., RAPPRESENTA UN ECCEZIONALE «FERMO IMMAGINE» SULLA VITA QUOTIDIANA DELLA CITTÀ VESUVIANA. RECENTISSIME INDAGINI, SVOLTE DA UN TEAM INTERDISCIPLINARE E SOSTENUTE DAL GENEROSO IMPEGNO DI UNA IMPORTANTE ISTITUZIONE FILANTROPICA, HANNO RIVELATO UNA SERIE DI ASPETTI FONDAMENTALI DELL’ORGANIZZAZIONE CITTADINA… di Francesco Sirano, Domenico Camardo e Mario Notomista
L
a città romana di Ercolano, situata sul litorale campano, fu distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. insieme a Pompei, Stabiae e ad altri centri minori. Le condizioni particolari del seppellimento, dovuto a diverse ondate di flussi piroclastici alternati a nubi ardenti, crearono uno strato di 20 m circa di fango vulcanico che riempí e inglobò totalmente le strutture dell’antica città, consegnandoci uno straordinario esempio di piccolo 34 a r c h e o
In questa pagina: ricostruzioni grafiche della latrina della Casa della Gemma; nella figura di destra si noti, sulla parete sinistra, il graffito che attesta l’uso della latrina da parte di
Apollinare, medico dell’imperatore Tito. Qui sopra, è riportata la restituzione grafica del graffito stesso, che recita: «Apollinaris medicus Titi imp(eratoris) hic cacavit bene».
abitato romano con le sue infrastrutture ben conservate o quasi completamente ricostruibili. Abitata da circa 4000 persone, la cittadina vesuviana, sorge su una terrazza creata dalle eruzioni preistoriche del Vesuvio che termina a Sud sull’Antica Spiaggia, con un salto di quota di 15 m circa. Come descritto dalle fonti antiche, l’impianto urbano era delimitato a est e a ovest da due fiumi e gli scavi hanno permesso di ricostruire un tessuto urbano regolare che si articolava su 3 decumani e almeno 5 cardini.
DAI POZZI ALL’ACQUEDOTTO Fin dalla sua fondazione l’approvvigionamento idrico della città era garantito da cisterne e da pozzi. Nelle cisterne situate nelle abitazio-
UNA TESTIMONIANZA UNICA Il Parco Archeologico di Ercolano, come ente indipendente dotato di autonomia scientifica e finanziaria, è stato istituito nel 2016, distaccandolo da quello di Pompei, nell’ambito della riforma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 1997, le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata risultano iscritte, come Sito Unico, alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, «costituendo una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un preciso periodo storico e non trovando equivalente in nessuna parte del mondo». A sinistra: ricostruzione virtuale del sistema di sollevamento dell’acqua dal grande pozzo che alimentava le Terme Centrali, eseguita sulla base dei rinvenimenti archeologici realizzati da Amedeo Maiuri.
ni erano convogliate le acque piovane provenienti dai tetti e quelle raccolte nelle vasche presenti negli atri. E il primo dato che balza agli occhi è che a Ercolano le cisterne sono meno diffuse rispetto a Pompei. Ercolano era infatti dotata di una fitta rete di pozzi che attingevano direttamente dalla falda, posta a 8-10 m circa dal piano di calpestio. La realizzazione dei pozzi era facilitata da un sottosuolo formato, per i primi 8-10 m, da cineriti (rocce formate prevalentemente da ceneri
vulcaniche, n.d.r.) riferibili all’eruzione vesuviana delle «Pomici di Avellino» (databile a 3760 anni fa circa). Queste poggiano sui tufi appartenenti a un’eruzione ancora piú antica, detta di «Ottaviano» o «Mercato» (databile a 8000 anni fa circa). Le acque di falda passavano proprio tra questi due livelli la cui quota era facilmente raggiungibile con lo scavo dei pozzi. Inoltre non era nemmeno necessario rivestire queste cavità, proprio perché i materiali, che erano facili da tagliare, si pre-
Il Parco Archeologico di Ercolano ha strutturato la propria pianta organica a partire dal 2017, per potenziare le risorse umane già operanti sul sito. Nell’aprile 2017, chi scrive è stato nominato direttore dell’istituto. Lo staff è andato costituendosi nel corso del 2018 con funzionari tecnici e personale amministrativo, perlopiú ministeriale, ma anche assunto per la segreteria tecnica o nell’ambito della convenzione ALES. Infine, il Parco si avvale della preziosa collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project, che si dedica al sito di Ercolano fin dal 2001. (F. S.)
sentavano notevolmente compatti, tanto da non presentare pericoli di crollo. Nel caso di attingimento dai pozzi era necessario sollevare l’acqua da una maggiore profondità rispetto alle cisterne, ed è facile trovare traccia di meccanismi che aiutavano il sollevamento.
CORDE E SECCHI Lo straordinario stato di conservazione dei legni a Ercolano ha permesso di recuperare due verricelli carbonizzati con ancora presenti le corde. Uno era posizionato presso il pozzo nel cortile della Casa a graticcio e aveva una corda lunga 9 m circa, mentre un altro argano, straordinariamente conservato, è stato trovato sopra il pozzo della Bottega n. 13 dell’insula IV. Piú semplice era il sistema utilizzato nella Casa dell’Erma di bronzo e nella Casa del Bel cortile, dove un trave a sezione circolare era utilizzato per far scorrere la corda a cui era legato il secchio che serviva per attingere. Piú complesso era il sistema di sollevamento dell’acqua dal grande pozzo che alimentava le vasche a r c h e o 35
POPOLI DELLA BIBBIA/6 – GLI ITTITI
POTENTI E
MISTERIOSI
Si tratta di un caso raro nella storiografia del Vicino Oriente Antico: gli Ittiti, l’enigmatico popolo parlante una lingua indoeuropea, non vengono mai citati nelle fonti classiche, mentre sono spesso menzionati nella Bibbia. Ma – dobbiamo chiederci – è mai esistito un contatto diretto tra i protagonisti della spettacolare civiltà fiorita in Anatolia a partire dal XVII secolo a.C. e la nascente compagine israelitica? di Silvia Alaura
F
ino al XIX secolo, tutto ciò che era noto dell’antica Asia occidentale dipendeva dalle fonti classiche e dalla Bibbia. I testi greci e latini, che forniscono molte informazioni su Assiri, Babilonesi ed Egizi, non fanno però menzione evidente degli Ittiti. Apparentemente, in età classica se ne era già persa ogni memoria storica e i monumenti ittiti venivano attribuiti ad altre civiltà. Gli Ittiti erano quindi noti soltanto dalla Bibbia. In molti passi, in effetti, l’Antico Testamento menziona il popolo dei hittîm, nome che Martin Lutero tradusse come «Hethiter». Gli Ittiti vi
sono elencati insieme ai popoli che gli Israeliti trovarono al loro ingresso nella terra promessa (Cananei, Amorrei, Girgashiti, Perizziti, Hiwiti, Gebusei e altri ancora). Ma essi compaiono anche in passi pregnanti del testo biblico, in momenti fondativi della storia dei Patriarchi prima e del Regno d’Israele poi.
NELLA GROTTA DEI PATRIARCHI Da un Ittita di nome Efron, per esempio, Abramo comprò il terreno alberato nei pressi di Hebron con una caverna per seppellirvi la moglie Sara (Genesi 23). Tale acquisto è stato
interpretato come un modo per legittimare il radicamento abramitico in Canaan, la prima sede del popolo ebraico nella terra promessa. Nello stesso luogo furono poi sepolti anche Abramo stesso, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Lia. Altrettanto significativa è la vicenda dell’ittita Uria (2 Samuele 11:1-12:25; vedi box alle pp. 62-63). Essa si colloca durante il regno-modello di Davide, che sancisce il patto con Yahweh. È una storia di grande importanza poiché riguarda l’origine della discendenza davidica. Leale generale dell’esercito del re, Uria viene fatto morire dallo stesso Davide per
Nella pagina accanto: illustrazione raffigurante la pesatura dei 400 sicli d’argento con i quali Abramo compra il terreno, con la caverna per seppellirvi Sara, da Efron l’ittita, secondo Genesi 23, da una Bibbia inglese del 1752. 60 a r c h e o
SPECIALE • MUSEO NAZIONALE DI DAMASCO
DAMASCO
VAL BENE UN MUSEO NELLO SCORSO AUTUNNO, CON LA RIAPERTURA DELLA SEZIONE CLASSICA DEL MUSEO NAZIONALE DAMASCENO SI È RIPRESO IL FILO DI UN DISCORSO BRUSCAMENTE INTERROTTO DALLO SCOPPIO DELLA GUERRA CIVILE: LA RISTRUTTURAZIONE E IL RIALLESTIMENTO DI UNA FRA LE COLLEZIONI PIÚ RICCHE DEL VICINO E MEDIO ORIENTE. UN PROGETTO ITALIANO, DI CUI, IN ESCLUSIVA PER «ARCHEO», PRESENTIAMO LE LINEE GUIDA di Antonio Giammarusti e Rosa Maria Iglesias Morsilli
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L
o scorso ottobre, durante il convegno Salvo diversa «The fact of Syrian museums and their role indicazione, tutti in sustaining consciousness of national begli oggetti e le longing» promosso dal Ministero della Cultuopere d’arte ra-Directorate-General of Antiquities & Museums riprodotti (DGAM) della Siria in cooperazione con il nell’articolo Mistero del Turismo e la UNDP (United Naappartengono tions Development Programme), è stata inaugu- alle collezioni del rata e aperta al pubblico la sezione del Museo Museo Nazionale Nazionale di Damasco dedicata all’arte dell’edi Damasco. tà classica, dal periodo achemenide all’inizio del cristianesimo. A destra: statua Il museo fu chiuso all’inizio del 2011 a caudi Psyche sa dello scoppio della terribile guerra che, (particolare), oltre alla distruzione di vite umane, di intere da Apamea città e siti del patrimonio dell’umanità, inI-II sec. d.C. terruppe anche il grande afflusso di turismo In basso, sulle culturale di cui la Siria stava godendo; nel due pagine: una 2010, 8,5 milioni di turisti visitarono il Paveduta di ese con un incremento del 40% rispetto Damasco, con, in all’anno precedente. All’epoca stavamo alleprimo piano, la stendo le vetrine della sezione «Classica», in Moschea degli collaborazione con i colleghi siriani e Omayyadi. dell’Università di Roma «Sapienza» – Stefano Tortorella e Claudio Borgognoni –,
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