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Archeo n. 404, Ottobre 2018

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CUCINA MINOICA

MISTERO A VILLA MEDICI

ORIGINI DELLA BIRRA

GROTTE DI TOIRANO

SPECIALE TUMULI ETRUSCHI

GLI ANTICHI PREFERIVANO LA BIRRA?

SPECIALE

ALLA SCOPERTA DEI GRANDI MONUMENTI D’ETRURIA

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PAESTUM

IL PROGRAMMA COMPLETO DELLA XXI BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO ESCLUSIVA

ROMA. MISTERO A VILLA MEDICI

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IN EDICOLA IL 9 OTTOBRE 2018

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Mens. Anno XXXIV n. 404 ottobre 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 404 OTTOBRE

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EDITORIALE

ECLISSI DELLA MEMORIA Tra le drammatiche notizie dell’estate appena trascorsa ve n’è una che arriva da lontano: quella della distruzione del Museo Nazionale del Brasile, a Rio de Janeiro, causata da un incendio dovuto alla scarsa manutenzione dell’impianto elettrico. Man mano che l’entità del danno emergeva in tutta la sua crudezza, la distanza tra quel museo perduto per sempre e noi (alcuni dei quali – tra cui, non ho difficolta ad ammetterlo, il sottoscritto – a malapena sapevano dell’esistenza di quell’istituzione) si assottigliava fino ad annullarsi. Quell’elegante palazzo fine Ottocento, tanto simile ad altrettanti edifici di una qualsiasi capitale del Vecchio Mondo, custodiva, infatti, un patrimonio «nostro»: tra i circa 20 milioni di reperti distrutti dalle fiamme figuravano non solo la piú antica testimonianza materiale della presenza umana nel continente americano (lo scheletro di «Luzia», antico di 11 500 anni) insieme a innumerevoli oggetti d’arte delle civiltà precolombiane, ma anche una ingente collezione egittologica, affreschi pompeiani, antichità greche e perfino etrusche… Viviamo in un’epoca in cui la perdita di memoria del passato sembra subire un’accelerazione che sfugge al nostro controllo. Sono ancora fresche le immagini della devastazione del patrimonio archeologico della Siria e dell’Iraq, appena sbiadite quelle delle decine di migliaia di libri e manoscritti rari periti nel falò della Vijecnica, la grande biblioteca di Sarajevo, colpita dall’artiglieria serba nell’agosto del 1992 e andata completamente distrutta. O, ancora, in anni piú recenti, l’incredibile crollo dell’archivio storico di Colonia, in Germania, uno dei piú grandi d’Europa, avvenuto nella primavera del 2009, che ha seppellito un patrimonio, immenso e unico, di manoscritti medievali (e che erano miracolosamente scampati ai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale). Quella perdita accelerata è un rischio concreto o solo «percepito», figlio – come si ripete spesso – di un eccesso di informazioni a cui siamo quotidianamente sottoposti? E la salvezza, se mai potrà esserci, arriverà dalla «luminosa frontiera» dell’informatica? Suona poco rassicurante l’annuncio dello stesso Vint Cerf, vicepresidente di Google e uno dei padri di Internet, il quale – con riferimento alla deperibilità dei supporti della memoria digitale – mette in guardia di fronte alla nient’affatto remota eventualità di un nuovo «evo oscuro», caratterizzato, appunto, da un’eclissi del sapere simile a quella che si verificò nel Medioevo… Ritorneranno cosí in auge, anche nel futuro, gli archeologi? Leggiamo in rete che le rovine del Museo Nazionale del Brasile sono state ricoperte da una tettoia metallica e dichiarate, esse stesse, «sito archeologico». E che il cranio di «Luzia» verrà ricostruito mediante l’utilizzo di uno scanner 3D… Andreas M. Steiner In alto: l’incendio che ha distrutto il Museo Nazionale del Brasile di Rio de Janeiro.


SOMMARIO EDITORIALE

Eclissi della memoria 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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SCOPERTE Il sito sudafricano di Blombos Cave restituisce la piú antica testimonianza di arte astratta prodotta dall’uomo, risalente a oltre 70 000 anni fa 6 ALL’OMBRA DEL VULCANO Reperti inediti, provenienti da necropoli e luoghi di culto, documentano, in una mostra all’Antiquarium di Pompei, l’importanza di Stabiae 8 RESTAURI Esposto a Orbetello un affresco della villa di Settefinestre e riportato alle cromie originarie da un recente intervento 10 A TUTTO CAMPO L’archeologia può stabilire un dialogo fruttuoso con le scienze

del libro, trasformando pergamene e codici miniati in altrettanti reperti «parlanti» 12

MOSTRE Le lastre dipinte policrome realizzate a Cerveteri scrivono un nuovo capitolo della storia dell’arte etrusca 14

ESCLUSIVA

Il segreto in una stanza

PAROLA D’ARCHEOLOGO Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Paestum, illustra i risultati degli ultimi scavi e propone una nuova lettura delle metope dell’Heraion del Sele 16

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DA ATENE

STORIA

A tavola con Minosse

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di Vincent Jolivet e Rosanna Scatamacchia

Nel paese dei bevitori di birra

di Valentina Di Napoli

di Umberto Livadiotti

28

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In copertina in primo piano, statuetta in calcare raffigurante una donna egiziana che prepara la birra; in secondo piano, ricostruzione grafica di una birreria dell’antico Egitto.

Comitato Scientifico Internazionale Anno XXXIV, n. 404 - ottobre 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione Roberto Sperti amministrazione@timelinepublishing.it

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Daniele Arobba è archeobotanico e Direttore del Museo Archeologico del Finale (Finale Ligure, SV). Marco Avanzini è geologo e Conservatore presso il MUSE, Museo delle Scienze di Trento. Maria Alessandra Bilotta è ricercatrice presso l’Instituto de Estudos Medievais dell’Universidade Nova di Lisbona. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Rosanna Caramiello è professore ordinario di botanica forestale presso l’Università di Torino. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Paolo Citton è paleontologo presso l’Universidad Nacional de Río Negro in Argentina. Livia Camilla Clementi è archeologa collaboratrice dell’Ente Grotte del Comune di Toirano. Francesco Colotta è giornalista. Marta Conventi è funzionario archeologo presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Valentina Di Napoli è archeologa. Andrea De Pascale è archeologo e Conservatore del Museo Archeologico del Finale. Roberto Farinelli è ricercatore e professore aggregato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Marco Firpo è professore ordinario di geomorfologia presso l’Università di Genova. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Stefano Giannotti è archeologo collaboratore dell’Ente Grotte del Comune di Toirano. Vincent Jolivet è direttore di ricerca presso


PREISTORIA

Di uomini e orsi

64

di Elisabetta Starnini, Daniele Arobba, Marco Avanzini, Rosanna Caramiello, Paolo Citton, Livia Camilla Clementi, Marta Conventi, Andrea De Pascale, Marco Firpo, Stefano Giannotti, Fabio Negrino, Fiorenzo Panizza, Ivano Rellini, Marco Romano, Isabella Salvador e Marta Zunino

80 SPECIALE

64 Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Storie di ordinaria sopraffazione 106 di Daniele Manacorda

L’Etruria dei grandi tumuli

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di Alessandro Mandolesi

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Gruppo di famiglia in un denario

110

di Francesca Ceci

LIBRI

112

110

il CNRS. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Umberto Livadiotti è cultore della materia in storia romana presso «Sapienza» Università di Roma. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Fabio Negrino è ricercatore in preistoria presso l’Università di Genova. Fiorenzo Panizza è Responsabile del Servizio Grotte del Comune di Toirano. Ivano Rellini è ricercatore in geomorfologia presso l’Università di Genova. Marco Romano è paleontologo presso l’University of the Witwatersrand di Johannesburg (South Africa). Isabella Salvador è ricercatore in geologia presso il MUSE, Museo delle Scienze di Trento. Rosanna Scatamacchia è docente a contratto in storia contemporanea presso «Sapienza» Università di Roma. Elisabetta Starnini è funzionario archeologo presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Marta Zunino è Direttore Scientifico delle Grotte di Toirano.

Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534

Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: Leemage: copertina (primo piano; e p. 56) e pp. 36-37, 51; AKG Images: p. 57 (alto); Album: pp. 57 (basso), 60 – Bridgeman Images: copertina (secondo piano; e pp. 54/55) e pp. 61, 111 – Doc. red.: pp. 3, 82 (basso) – Craig Foster: p. 6 – Magnus M. Haaland: pp. 6/7, 7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 10 – Cortesia Fundação Calouste Gulbenkian, Lisbona. Museu Calouste Gulbenkian-Coleção do Fundador: Catarina Gomes Ferreira: p. 12 – Cortesia degli autori: pp. 13 (alto), 40, 41 (sinistra), 42-50, 67 (alto), 71, 72, 74-76, 78-81, 83-105, 110 – Cortesia Biblioteca Pública Municipal de Évora: p. 13 (basso) – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale: pp. 14-15 – Cortesia Parco Archeologico di Paestum: pp. 16-18 – Cortesia Jerolyn E. Morrison: pp. 28-30 – DeA Picture Library: pp. 38, 41 (destra), 62; V. Pirozzi: p. 39 (alto); G. Dagli Orti: pp. 59, 63 – Getty Images: Hulton Archive: pp. 40/41 – Shutterstock: pp. 58, 64/65 – Daniele Arobba: p. 66 (basso) – Agenzia Vignola: p. 67 (basso), 68 – Livia Clementi: pp. 69, 73 (basso) – Elisabetta Starnini: pp. 70 (alto), 77 – Livia Clementi e Daniele Arobba: p. 73 (alto) – Cortesia Museo di Storia della Medicina di «Sapienza» Università di Roma: pp. 106-108 – Cippigraphix: cartine alle pp. 66, 82.

Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Press-Di Abbonamenti SPA c/o CMP BRESCIA Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia BS L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno.

Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano


n otiz iari o SCOPERTE Sudafrica

ASTRATTISMO PREISTORICO

U

na nuova, straordinaria scoperta ha avuto luogo nella Grotta di Blombos (Blombos Cave), in Sudafrica, un sito già da tempo impostosi all’attenzione della comunità scientifica internazionale per i rinvenimenti di manufatti che documentano antichissime forme di espressione artistica. Si tratta, questa volta, di una scheggia di silcrite (o silcrete, un conglomerato di origine sedimentaria formato da sabbia e ghiaia fine cementate dalla silice), lunga poco meno di 40 cm e larga 13 cm circa, sulla quale è stata tracciata con l’ocra una serie di linee che formano un motivo a intreccio. Ebbene, per via della sua sicura associazione con livelli riferibili alla Middle Stone Age (una delle fasi culturali in cui viene suddiviso il Paleolitico del continente africano), il ciottolo può essere datato a 73 000 anni fa circa, imponendosi come la piú antica attestazione a oggi

6 archeo

A destra: la Grotta di Blombos (Blombos Cave, Sudafrica), che si trova circa 300 km a est di Città del Capo. In basso: la scheggia di silcrite con motivi astratti tracciati con l’ocra, servendosi di una sorta di matita. Middle Stone Age, 73 000 anni fa circa.

nota di arte astratta e facendo compiere un considerevole balzo all’indietro all’origine di questo fenomeno. Finora, infatti, manifestazioni del genere, che gli studiosi considerano come uno dei principali indicatori di approcci cognitivi e comportamenti

moderni, non risalivano oltre i 40 000 anni da oggi. La nuova acquisizione prova dunque la capacità di individui appartenenti a forme arcaiche di Homo sapiens di produrre motivi grafici su supporti di varia natura, con tecniche altrettanto differenziate.


In basso: un’immagine degli scavi nella Grotta di Blombos. Il sito venne scoperto nel 1991 e due anni piú tardi ebbero inizio le prime indagini sistematiche.

La scheggia era stata recuperata nel corso della campagna di scavo condotta nel 2011, ma solo dopo la ripulitura e il lavaggio dei reperti, durante la catalogazione e lo studio dell’industria litica e degli scarti di lavorazione ne era stata

osservata la decorazione. Quest’ultima è stata tracciata sulla faccia leggermente concava del reperto e si compone di sei linee diritte, quasi parallele fra loro, che sono tagliate obliquamente da altre tre linee leggermente curve.

Tutte le linee presentano un tratto discontinuo e le analisi chimiche hanno appunto confermato che furono realizzate utilizzando ematite ridotta in polvere, la sostanza che viene comunemente indicata come ocra. Il colore scelto per eseguire il disegno fa sí che esso risalti in maniera evidente rispetto alla tonalità della pietra scelta come supporto, e il fatto che le linee si interrompano in maniera piuttosto brusca suggerisce che il motivo si estendesse in origine su una superficie piú ampia, di cui la scheggia costituirebbe dunque un frammento. Sono state inoltre eseguite prove sperimentali, grazie alle quali è stato possibile accertare che le linee furono tracciate servendosi di una sorta di matita, a riprova dell’intenzionalità del disegno. Stefano Mammini

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ESCLUSIVA • VILLA MEDICI

IL SEGRETO

IN UNA STANZA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE, I SOTTERRANEI DI VILLA MEDICI A ROMA – DAL 1803 SEDE DELL’ACCADEMIA DI FRANCIA – FURONO CONCESSI AL BANCO DI ROMA COME DEPOSITO PER I PROPRI VALORI. SVUOTATI A GUERRA FINITA, LA MEMORIA DI QUEI CUNICOLI SI PERSE, FINO ALL’AVVIO DI INDAGINI ARCHEOLOGICHE. CHE HANNO EVIDENZIATO LA PRESENZA DI UN MISTERIOSO AMBIENTE MURATO, MAI RIAPERTO. FINO A OGGI di Vincent Jolivet e Rosanna Scatamacchia

N

Didascalia da fare Ibusdae evendipsam, officte erupit antesto taturi cum ilita aut quatiur restrum eicaectur, testo blaborenes ium quasped quos non etur reius nonem quam expercipsunt quos rest magni autatur apic teces enditibus teces. 36 a r c h e o

el giugno del 1940, quando l’Italia dichiara guerra alla Francia, la storia e lo statuto di Villa Medici a Roma, secolare e rinomata sede dell’Accademia di Francia, conosce un repentino cambiamento. La Villa, dal 1803 proprietà dello Stato francese, viene tempestivamente requisita e, tra il generalizzato consenso di nazionalisti e fascisti, «riconsegnata alla città». Rimosso – come fu fin troppo facile alla retorica del tempo enfatizzare – il «cuneo straniero infitto in uno dei piú suggestivi luoghi della città», si apriva per la bella residenza del cardinale Ferdinando de’ Medici un delicato quinquennio (vedi box a p. 38). I due Paesi che, nell’estate del 1940, si ritrovarono schierati su fronti opposti avevano alle spalle un ventennio di rapporti alterni segnati da contrasti e avvicinamenti, frutto di vecchie rivalità nel Mediterraneo e da ininterrotti flussi migratori degli Italiani verso la Francia, alimentati da ragioni economiche e politiche. Fra il 1937 e il 1939, in concomi-


Nella pagina accanto: ministri del governo francese giunti a Roma per l’occasione e membri dell’Accademia di Francia danno il benevenuto a Villa Medici al re d’Italia Vittorio Emanuele III e alla regina Elena del Montenegro durante i festeggiamenti per il centenario dell’insediamento dell’istituzione nell’edificio sul Pincio, da Le petit journal del 26 aprile 1903. In questa pagina: Villa Medici in una foto del 1865.


STORIA • LA BIRRA

PAESE DEI BEVITORI DI BIRRA NEL

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Ricostruzione grafica di una scena di lavoro all’interno di una birreria dell’antico Egitto.

EVOCATA PERLOPIÚ COME LA PARENTE POVERA DEL VINO, LA POPOLARE BEVANDA FERMENTATA VANTA UNA STORIA ALTRETTANTO NOBILE E, FORSE, ADDIRITTURA PIÚ ANTICA. CHE MUOVE I SUOI PRIMI PASSI FRA EGITTO E VICINO ORIENTE… di Umberto Livadiotti

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ervita in bottiglia, in lattina, alla spina, e sorbita seduti al pub, a casa o all’aperto, la birra è divenuta in quest’ultimo secolo la bevanda alcolica piú bevuta del pianeta. La produzione mondiale annua sfiora i duemila milioni di ettolitri; in Europa se ne bevono a testa (in media) piú di 60 litri l’anno. Davanti a un successo di tale portata si è ovviamente rinnovata anche la curiosità sulla storia e le origini di questo prodotto, che, con il vino e l’idromele, si disputa l’alloro di piú antica bevanda alcolica del mondo. L’archeologia, in particolare, ha affinato le sua capacità di rintracciarne le orme, attraverso l’esame delle forme dei recipienti destinati a contenerla e, soprattutto, grazie all’analisi archeobotanica dei reperti organici rinvenuti all’interno di vasellame, contenitori, latrine, consentendo cosí di integrare il vecchio quadro fornito esclusivamente dalle fonti letterarie.

UN PAESE DI BEVITORI Della birra è stato possibile rinvenire tracce antichissime un po’ ovunque: dal Caucaso alla penisola Iberica, dalle foreste germaniche alla pianura mesopotamica, dove la bevanda, raffigurata su manufatti risalenti sin al IV millennio a.C., compare già nell’epopea di Gilgamesh e nel codice di Hammurabi; per non parlare dell’Egitto, che agli occhi di alcuni Greci appariva come un paese di «bevitori di birra». Benché qualche studioso abbia persino azzardato l’ipotesi che nella stessa Grecia, fra gli strati sociali piú umili della popolazione, il consumo di birra fosse superiore a quello del vino, nel mondo classico il successo di questa bevanda non riuscí a competere con quello del vino. Neanche in età romana, un periodo in cui certamente venivano prodotte e consumate in diverse aree dell’impero differenti tipi di birre, ricavate dalla fermentazione a r c h e o 55


SPECIALE • TUMULI ETRUSCHI

L’ETRURIA DEI GRANDI TUMULI DIVERSAMENTE DA TUTTE LE ALTRE CIVILTÀ DELL’ITALIA ANTICA, GLI ETRUSCHI CONTRASSEGNARONO LE PROPRIE TOMBE NOBILIARI CON GRANDI COLLINE ARTIFICIALI. QUESTE GRANDIOSE COSTRUZIONI, PALESEMENTE ISPIRATE A UNA TIPOLOGIA DIFFUSA NEL MEDITERRANEO ORIENTALE, PUNTEGGIANO ANCORA OGGI I PAESAGGI DELLA CAMPAGNA TOSCO-LAZIALE. E NELLA NECROPOLI DI CERVETERI TROVANO LA LORO ESPRESSIONE PIÚ SPETTACOLARE di Alessandro Mandolesi, foto aeree di Opaxir

80 a r c h e o


«Q

uando la fiamma di Efesto ti sfece, raccogliemmo, o Achille, le candide ossa, al mattino, in vino purissimo e unguento. Tua madre diede un’anfora d’oro: un dono di Dioniso diceva che fosse, un’opera del famosissimo Efesto. Giacciono in essa le tue candide ossa, o illustre Achille (…). Poi elevammo un grande e nobile tumulo sopra di esse, noi forte schiera di Achei armati di lancia, su un promontorio sporgente, sull’ampio Ellesponto, perché da lontano fosse visibile agli uomini in mare, a quanti vivono ora e a quanti vivranno in futuro». Chissà quanto di questo passo dell’Odissea (XXIV, 71-84), in cui si racconta di rituali eroici e di dimore eterne, sia entrato nell’immaginario funerario dell’emergente aristocrazia etrusca fra l’VIII e il VII secolo a.C. Sicuramente il modello omerico permea le cerimonie funebri di questo periodo, come si può cogliere all’interno delle tombe etrusche, dove si osserva la parte finale

In alto: Cerveteri. Una veduta della necropoli della Banditaccia, con, in primo piano, le Tombe del Comune. Sulle due pagine: ricostruzione fantastica ottocentesca della

necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, con i grandi tumuli. Nella pagina accanto: Cerveteri. Il dromos (corridoio d’ingresso) della Tomba della Capanna.

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