INCHIESTA SUL POPULISMO VAL DI CORNIA
MISTERIOSI SGUARDI DAL PASSATO
UNA GRANDE MOSTRA A VENEZIA
AVVENTURE IN VAL DI CORNIA
ARCHEOLOGIA DEL LUPO DIGHE/3 SPECIALE IDOLI
Mens. Anno XXXIV n. 403 settembre 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
HORTI FARNESIANI
PARCHI ARCHEOLOGICI
ROMA
IL SEGRETO DEGLI HORTI FARNESIANI SAVONA
IL LUPO TRA STORIA E LEGGENDA
ATTUALITÀ DEL PASSATO
INCHIESTA SUL POPULISMO
www.archeo.it
it
2018
IDOLI
IN EDICOLA L’8 SETTEMBRE 2018
NE IL IN LL PO CH ’A PU IE NT L ST IC ISM A A O ww RO w. a rc M he A o.
ARCHEO 403 SETTEMBRE
ANTEPRIMA
€ 5,90
CHI HA PAURA DELLA SFINGE? IN MOSTRA LE ULTIME AFFASCINANTI SCOPERTE EFFETTUATE NELLA MAREMMA ETRUSCA LA SFINGE E ALTRE CREATURE FANTASTICHE Una mostra al Museo Civico Archeologico «Pietro e Turiddo Lotti» di Ischia di Castro (Viterbo) fino al
31 DICEMBRE PARCO ARCHEOLOGICO ANTICA CASTRO
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER L’AREA METROPOLITANA DI ROMA, LA PROVINCIA DI VITERBO E L’ETRURIA MERIDIONALE
ATTUALITÀ DEL PASSATO
COMUNE DI ISCHIA DI CASTRO
EDITORIALE
L’IMMAGINE AL POTERE La riflessione sul passato può illuminarci sulle vicende del presente? Si tratta di un dubbio forse banale, sempre pronto, però, a irrompere da dietro le spalle di chi, per lavoro o anche solo per passione, si confronta con la storia antica. Leggiamo, allora, l’intervista in apertura di questo numero, incentrata sul tema della «comunicazione politica» a Roma, sullo scorcio dell’età repubblicana: vi troviamo affrontati temi (e termini) che agitano il nostro quotidiano e che suggeriscono piú di un parallelo tra l’oggi e le vicende svoltesi piú di due millenni fa. Facendo in modo che si insinui un ulteriore, e altrettanto banale, dubbio: non sarebbe lecito trarre, da quei lontani accadimenti, qualche indicazione per il futuro? Di una comunicazione molto diversa, ma non meno affascinante, parliamo nello Speciale del numero. Lo spunto ci viene offerto dalla mostra «Idoli», che qui presentiamo in anteprima (si inaugura, infatti, il 15 di questo mese a Venezia, in Palazzo Loredan). Promossa dalla Fondazione Ligabue – oggi alla sua terza prova, dopo le grandi mostre dedicate al perduto mondo delle civiltà precolombiane (vedi «Archeo» n. 396 novembre 2015) e all’origine della scrittura (vedi «Archeo» n. 384, febbraio 2017) – l’iniziativa espone cento reperti rarissimi, provenienti dall’Europa e dall’Asia, e riconducibili a un arco cronologico racchiuso tra il IV e il II millennio a.C. Si tratta di raffigurazioni del corpo umano, talora stilizzato fin quasi all’irriconoscibilità, volti segnati da grandi occhi, esseri mostruosi, ibridi, androgini; di idoli, «immagini» scolpite dall’uomo, appunto, il cui significato – politico, religioso, sociale? – sí è perso nei secoli. C’è qualcosa, ci si chiede oggi, che potrebbe suggerire quale fosse il loro originario messaggio? Le risposte, sin da quando gli enigmatici reperti hanno incontrato l’interesse degli studiosi, non sono mancate. Eppure, a oggi, non sono tali da placare l’inquietudine che quei volti suscitano nell’osservatore. Dovremmo forse, piuttosto che azzardare risposte, formulare nuove domande, come suggerisce a pagina 90 Pedro Azara, mentre osserva un idolo antico di cinquemila anni: quegli occhi «scavati, neri e penetranti», sono solo parte di un’immagine o racchiudono un messaggio? Appartengono a un essere vivente o a una creatura immortale, a un uomo o a una donna? A questo punto non ci resta che un suggerimento: dopo la lettura dello Speciale, prenotate subito la visita alla mostra veneziana! Andreas M. Steiner Idolo oculare quadruplo, dall’Asia occidentale. Pietra verdastra (steatite?). 3300-3000 a.C. Parigi, Collezione privata. Il reperto sarà esposto nella mostra «Idoli», a Venezia.
SOMMARIO EDITORIALE
L’immagine al potere 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
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MUSEI Grazie alla realtà immersiva, le Terme di Diocleziano, le piú grandi mai realizzate a Roma e nell’impero, si svelano in tutta la loro originaria magnificenza 10
SCOPERTE Nell'isola di Sicandro, nel cuore delle Cicladi, gli archeologi si interrogano sul ruolo e sul nome di una signora sepolta con un corredo ricchissimo 6 ALL’OMBRA DEL VULCANO Le iscrizioni sui sepolcri della necropoli di Porta Nocera restituiscono un vivace affresco della vita quotidiana dei Pompeiani, illustri e non 8
PAROLA D’ARCHEOLOGO Sergio Ribichini e Attilio Mastino illustrano i risultati e i progetti della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine 18
L’INCHIESTA
Polibio e l’arte della previsione
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incontro con Umberto Livadiotti, a cura di Marco Di Branco
10 A TUTTO CAMPO Il convolgimento degli archeologi nella pianificazione territoriale è una prassi sempre piú diffusa, che apre nuove prospettive alla professione 14
30 PARCHI ARCHEOLOGICI
Nel parco delle meraviglie 42 di Carlo Casi e Silvia Guideri
8
MOSTRE Francavilla Marittima festeggia il rientro dalla Danimarca di decine di splendidi manufatti trafugati dal sito di Timpone Motta negli anni Settanta 16
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In copertina idolo placca in ardesia, da Vega del Guadancil (Garrovillas de Alconétar, Cáceres, Spagna). Calcolitico, IV mill. a.C. Madrid, Museo Arqueológico Nacional.
Comitato Scientifico Internazionale Anno XXXIV, n. 403 - settembre 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Direttore responsabile Andreas M. Steiner a.m.steiner@timelinepublishing.it Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione Roberto Sperti amministrazione@timelinepublishing.it
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Daniele Arobba è archeobotanico e Direttore del Museo Archeologico del Finale. Pedro Azara è professore presso l’Università Politecnica di Catalunya di Barcellona. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Franco Cambi è professore associato di metodologia della ricerca archeologica all’Università di Siena. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Annie Cuabet è conservatore generale onorario del Museo del Louvre. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Andrea De Pascale è archeologo e Conservatore del Museo Archeologico del Finale. Marco Di Branco è assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Padova. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Silvia Guideri è direttore dei Parchi e Musei della Società Parchi Val di Cornia. Maria Katsinopoulou è archeologa. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.
MOSTRE/1
Nel giardino segreto 56 a cura di Paolo Leonini
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MOSTRE/2
In bocca al lupo!
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di Daniele Arobba e Andrea De Pascale
80 SPECIALE
Idoli. Enigmatici sguardi dal passato
80
a cura della redazione, con testi di Annie Caubet e Pedro Azara
64
Rubriche
TECNOLOGIA
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Le dighe/3
Datemi un arco... di Flavio Russo
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L’eroe remissivo
LIBRI
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di Francesca Ceci
Illustrazioni e immagini: Cortesia Fondazione Giancarlo Ligabue: Hughes Dubois: copertina e pp. 3, 80-108 – Ministero Ellenico della Cultura e dello Sport, Eforato per le Antichità delle Cicladi: pp. 6-7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 10-12, 58-63 – Cortesia degli autori: pp. 14-15, 18-22, 52-53, 77, 78, 111 – Cortesia Soprintendenza ABAP per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone: p. 16 – Doc. red.: pp. 30-39 – Cortesia Parchi Val di Cornia: pp. 44 (alto e basso), 45 (alto), 47, 48, 48/49, 49 (basso); Claudio Gennai, Milco Tonin, Sandro Leonelli: pp. 42/43; Gianni Dellavalle: p. 49 (alto); Paolo Biondi: p. 50; Enrico Caruso: p. 51; Walter Saletti: pp. 54/55 – Mondadori Portfolio: Album: pp. 46, 47 (sinistra), 56/57 – Corteisa Archivio Museo Archeologico del Finale: pp. 64/65, 66-70, 73; Nicola Rebora: pp. 65, 72; Karol Schauer: disegno a p. 71 – Shutterstock: pp. 74/75, 76/77 – Bridgeman Images: p. 110 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 44/45. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Arti Grafiche Boccia Spa via Tiberio Claudio Felice, 7 - 84100 Salerno Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Press-Di Abbonamenti SPA c/o CMP BRESCIA Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia BS L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
n otiz iari o SCOPERTE Grecia
LA MISTERIOSA SIGNORA DI SICANDRO
S
ull’isola di Sicandro (Sikínos), nel cuore dell’arcipelago delle Cicladi, è in corso il progetto di restauro di un importante complesso monumentale della locale diocesi (Episcopí). Situato nell’entroterra dell’isola, la struttura consiste in un mausoleo di epoca romana (III secolo d.C.) in buono stato di conservazione, in seguito trasformato in una chiesa bizantina a cupola e che oggi racchiude un impressionante palinsesto che abbraccia 1400 anni di storia, facendone una testimonianza unica per il territorio greco.
6 archeo
A destra: Sicandro (Isole Cicladi, Grecia). Lo scheletro femminile rinvenuto in una tomba a cista databile al III sec. d.C. In basso: il complesso monumentale al cui interno, grazie all’intervento di restauro, ha avuto luogo la scoperta.
Nel mese di luglio, nel corso dell’intervento è stata rinvenuta una sepoltura femminile intatta. Si tratta di una tomba a cista, databile al III secolo d.C., che venne ricavata nei sotterranei del monumento, allo scopo di proteggerla da eventuali saccheggi. Nelle prime fasi delle ricerche, quando ancora gli scavi non avevano messo in luce la tomba, gli archeologi ipotizzavano di trovarsi di fronte alle strutture di un antico sacello dedicato ad Apollo. A giudicare dalla ricchezza dei gioielli rinvenuti nel corredo, la defunta doveva senz’altro occupare una
posizione sociale di alto rango sull’isola. Dalla sepoltura sono infatti stati recuperati bracciali d’oro, anelli, una collana, una fibbia con cameo in rilievo, oggetti in vetro e in metallo – tra cui uno specchio – e frammenti organici di tessuti pertinenti all’abbigliamento.
A destra: uno dei preziosi monili facenti parte del corredo della defunta, insolitamente ricco per gli standard dell’isola di Sicandro. In basso: un momento dello scavo della tomba, individuata nei sotterranei del monumento.
Come ha dichiarato il responsabile dell’Eforato per le Antichità delle Cicladi, Dimitris Athanasoulis, si tratta di una sepoltura caratterizzata da ricchezza fuori dal comune per l’isola. È degno di nota il fatto che non sia stata collocata nella cripta sotto il monumento – dove invece
erano presenti due altre sepolture di minore importanza –, ma ricavata in un’apposita intercapedine entro una doppia muratura, verosimilmente allo scopo di occultarne la presenza. Le prime ipotesi formulate dagli archeologi indicano che il mausoleo sia stato edificato come copertura per la tomba. Un altro particolare che ha acceso l’interesse dei ricercatori è la possibile relazione fra la sepoltura e l’iscrizione – già rilevata in passato su una parete del mausoleo – in cui si legge il nome femminile «Nikò». Un’evidenza che non sembrava avere alcun nesso apparente con il luogo, ma che adesso potrebbe forse riconnettersi all’identità della defunta. Il progetto di restauro è finanziato grazie ai programmi di sviluppo dell’Unione Europea per la regione meridionale del Mare Egeo. Maria Katsinopoulou
archeo 7
L’INCHIESTA • POPULISMO
POLIBIO E L’ARTE DELLA PREVISIONE Quando Roma «inventò» il populismo
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LEGGERE GLI SCENARI POLITICI CONTEMPORANEI CON LA LENTE DEGLI EVENTI VERIFICATISI IN ETÀ ANTICA PUÒ RISULTARE FUORVIANTE. TUTTAVIA, UNA RECENTE INDAGINE SULLE VICENDE DELLA ROMA TARDO-REPUBBLICANA SVELA PIÚ DI UNA SIGNIFICATIVA COINCIDENZA incontro con Umberto Livadiotti, a cura di Marco Di Branco
La morte di Caio Gracco, particolare di un dipinto di Francois-Jean-Baptiste Topino-Lebrun. 1792. Marsiglia, Musée des Beaux-Arts. La crisi della repubblica romana è simboleggiata da inchieste come quelle indette dal senato contro Tiberio Sempronio Gracco e i suoi sostenitori, inchieste «abolite» da Caio, fratello di Tiberio, contro il quale fu usato un nuovo strumento di repressione, il senatusconsultum ultimum. a r c h e o 31
PARCHI ARCHEOLOGICI • VAL DI CORNIA
La Rocca di San Silvestro, una delle attrazioni principali dell’omonimo Parco Archeominerario, compreso nel sistema dei Parchi della Val di Cornia. L’insediamento sorse in epoca medievale, a servizio dei minatori e fonditori che lavoravano per i conti della Gherardesca.
NEL PARCO DELLE
MERAVIGLIE
VENT’ANNI FA VENNE INAUGURATA L’AREA ARCHEOLOGICA DI BARATTI, FULCRO DEL NASCENTE SISTEMA DEI PARCHI E DEI MUSEI DELLA VAL DI CORNIA. DA QUEL MOMENTO, LE INIZIATIVE VOLTE A PRESENTARE AL PUBBLICO LE STRAORDINARIE RICCHEZZE MONUMENTALI E NATURALISTICHE DEL PROMONTORIO NON SI SONO MAI INTERROTTE. RISALE A POCHE SETTIMANE FA, INOLTRE, IL COMPLETAMENTO DI IMPORTANTI RESTAURI E L’APERTURA DI NUOVI PERCORSI DI VISITA… di Carlo Casi e Silvia Guideri
P
rofondamente incuneato nel braccio di mare che guarda l’Isola d’Elba, il promontorio di Baratti è storicamente legato al metallo che sul finire della protostoria venne scoperto nella vicina isola: il ferro. Da quel momento in poi, l’irresistibile ascesa delle popolazioni che ne controllavano le miniere
e la produzione metallurgica, dapprima i Villanoviani e poi gli Etruschi, fece mutare gli equilibri che per secoli si erano consolidati sulle coste tirreniche, relegando le genti nuragiche della Sardegna a una posizione piú defilata. La città di Populonia, sita su una delle colline piú settentrionali del promontorio, diventò il
MOSTRE • ROMA
NEL GIARDINO
SEGRETO
IL COLLE PALATINO SI RIVELA: UN PERCORSO TRA NATURA E ARCHEOLOGIA GUIDA IL VISITATORE ATTRAVERSO LA MAGIA DEI SECOLI, DALL’ETÀ DEL FERRO ALLO SPLENDORE DEI FASTI RINASCIMENTALI a cura di Paolo Leonini
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Il Colosseo visto dai giardini farnese, olio su tela di JeanBaptiste Camille Corot. 1826. Parigi, Museo del Louvre.
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SPECIALE • IDOLI
IDOLI ENIGMATICI SGUARDI DAL PASSATO
Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito la necessità di rappresentare la figura umana: con i graffiti e le pitture murali, ma anche in forma tridimensionale. Da quei lontanissimi tempi, fin dall’età paleolitica, ci è giunta un’immensa quantità di statuette realizzate in diversi materiali riproducenti tratti umani. Quale fosse il loro significato – valore simbolico, religioso o di testimonianza, espressione di concetti metafisici, funzione rituale o «politica» – e quali soggetti realmente rappresentassero, rimane ancora un mistero. Una mostra allestita a Venezia, a Palazzo Loredan a partire dal 15 settembre, propone un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio: è la prima volta che sono messe a confronto opere raffiguranti il corpo umano provenienti dall’Oriente e dall’Occidente, riferibili a un arco cronologico compreso tra il 4000 e il 2000 a.C. 100 straordinari reperti – alcuni eccezionali per l’importanza storicoscientifica e la rarità – tracciano il percorso attraverso un ampio spazio geografico, che si estende dalla Penisola Iberica alla Valle 80 a r c h e o
dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente. L’epoca racchiusa dagli oggetti esposti è quella della grande transizione in cui i villaggi del Neolitico si evolvono a poco a poco nelle società urbane dell’Età del Bronzo. Un epoca, quella della cosiddetta «Rivoluzione neolitica», che segna il passaggio da clan e Nella pagina accanto: idolo placca in ardesia, da Vega del Guadancil (Garrovillas de Alconétar, Cáceres, Spagna). Alt. 16,30 cm, largh. 7,9 cm. Calcolitico, IV mill. a.C. Madrid, Museo Arqueológico Nacional.
tribú a società piú complesse, che vede l’avvento di nuove tecnologie e della lavorazione dei metalli, l’affermarsi delle prime forme di scrittura in diversi centri, l’avvio di reti commerciali e dei relativi traffici anche tra popoli molto distanti. Favorendo, cosí, i rapporti e gli scambi di merci e materiali, di idee e forme espressive. In questa pagina: idolo oculare quadruplo in pietra verdastra (steatite?), dall’Asia occidentale. Alt. 2 cm. 3300-3000 a.C. Parigi, Collezione privata.
Tutti gli oggetti rirprodotti in questo Speciale saranno esposti nella mostra «Idoli. Il potere delle immagini», in programma a Venezia, in Palazzo Loredan, dal 15 settembre al 20 gennaio 2019.
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SPECIALE • IDOLI LAPISLAZZULI, IL MATERIALE DEGLI DÈI, E UN RITROVAMENTO INCREDIBILE! Questa statuetta di notevole pregio è scolpita da un meraviglioso lapislazzulo azzurro. I giacimenti di questa pietra semipreziosa piú vicini all’Egitto si trovano a Badakhshan, in Afghanistan, a una distanza di circa temilaseicento chilometri, il che la rende uno dei materiali piú esotici e apprezzati tra quelli utilizzati dagli antichi Egizi. In epoca dinastica il corpo degli dèi era descritto come «di lapislazzulo puro»: questa mirabile pietra evocava dunque il divino. La statuetta di Hierakonpolis è il piú grande tra i pezzi realizzati in lapislazzuli che siano giunti fino a noi. Ma anche il suo ritrovamento ha dell’incredibile. Il corpo fu rinvenuto da James Quibell durante gli scavi a Hierakonpolis (uno dei siti piú significativi nella formazione dell’antica civiltà egizia) insieme ad altri importanti oggetti di un deposito rituale. Nel collo della figura si era conservato un piccolo piolo di legno per attaccare la testa, che incredibilmente fu rinvenuta otto anni piú tardi, nel corso di ulteriori scavi condotti da Harold Jones nella medesima area. La pietra utilizzata per la testa è della varietà azzurro «pur» (non screziata) piú rara e questo ha fatto pensare che corpo e testa fossero stati realizzati in luoghi diversi. Gli occhi sono incassati per consentire l’intarsio di un altro materiale. Il dibattito sull’identità e sull’origine della figurina è ancora vivace. Se ne è sottolineato l’aspetto poco egiziano, paragonandola alle statuette cicladiche in marmo rinvenute sulle isole greche dell’Egeo, risalenti al 2500 a.C. circa o alla posa delle figure iraniane della fine del II millennio a.C. Figura femminile stante a braccia conserte, dal «Deposito principale» di Hierakonpolis (Egitto). Lapislazzuli e legno, alt. 8,9 cm. Periodo predinastico Naqada III. Oxford, Ashmolean Museum.
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LA GENTE DEL III MILLENNIO A.C. AMAVA LA BUONA MUSICA ! Il suonatore di arpa appartiene a un raro gruppo di figurine dalle «forme speciali», dato che a dominare numericamente nella produzione dell’Antico Cicladico sono gli idoli femminili in piedi con le braccia conserte, delle quali esistono oltre milleseicento esemplari. Tra i gruppi dalle forme speciali c’è quella dei musici, figure in piedi che suonano il flauto, sedute che suonano l’arpa. Indipendentemente dalla postura del corpo, i musici seguono il «canone» del gruppo delle figurine femminili a braccia conserte con caratteri schematici. Diversi ricercatori hanno dimostrato che gli spazi attualmente vuoti non corrispondono alla situazione originale, nella quale i lineamenti del viso e le parti del corpo erano dipinti. I suonatori d’arpa noti siedono su uno sgabello basso o su un «trono», sempre con lo stesso tipo di strumento: un triangolo chiuso con una cassa di risonanza rettangolare tenuta sulle cosce del musicista. È stato appurato che questo genere di strumento proviene dal Medio Oriente: è noto del resto che gli abitanti delle Cicladi intrattenevano stretti rapporti commerciali e culturali con i popoli che abitavano la costa del Medio Oriente. La forma chiusa degli strumenti consentiva di creare note precise, suoni delicati e un’ampia estensione di volume. C’èra bisogno di un musicista professionista per suonare questo strumento con risultati soddisfacenti. L’alto livello qualitativo raggiunto e l’uso del marmo, il miglior materiale disponibile all’epoca, fanno ritenere che i musicisti godessero di elevato prestigio sociale. Sorge a questo punto una domanda: chi è rappresentato in questa figurina? Un uomo, una persona divinizzata, oppure un dio? Mentre si ritiene che le statuette a braccia conserte fossero utilizzate come intermediari tra la sfera umana e quella divina, non disponiamo di molte interpretazioni riguardo ai suonatori di arpa. Una loro possibile associazione con i banchetti si basa sul ritrovamento di altre statuette raffigurate in posizione seduta nell’atto di bere, ma non sappiamo se si trattasse di banchetti che avevano luogo nella vita reale, nell’aldilà, oppure nella sfera divina. Un fatto è certo: la gente del III millennio a.C. amava la buona musica.
Suonatore di arpa cicladico, da Thera (Santorini). Marmo, alt. 16,5 cm, largh. 5,5 cm. Antico Cicladico II, 2600-2400 a.C. Karlsruhe, Badisches Landesmuseum.
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