IN EDICOLA IL 7 LUGLIO 2018
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2018 CATACOMBE DI DOMITILLA COLLEZIONE VÁREZ FISA
LA TOMBA DELL’ATLETA
DIGHE SPECIALE TERME DI CARACALLA
Mens. Anno XXXIV n. 401 luglio 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
L’AMORE PER LE STATUE
SCOPERTE
L’ARTE DELLE CATACOMBE
DOMITILLA AL LASER SCANNER
CARACALLA VISITIAMO IL PIÚ SPETTACOLARE EDIFICIO TERMALE DEL MONDO ANTICO
PIGMALIONE
QUELLO STRANO AMORE PER LE STATUE
MERCATO ANTIQUARIO
I MISTERI DI UNA COLLEZIONE
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ARCHEO 401 LUGLIO
€ 5,90
EDITORIALE
UNA LEGGERA VERTIGINE Girovagare tra le rovine di un’area archeologica – magari muniti di una guida tascabile e, possibilmente, accompagnati dal silenzio del deserto o da una brezza marina – è uno dei piaceri estivi a cui non vorrei rinunciare. Calpestare antichi percorsi, sfiorare le ruvide pietre di mura e santuari, insomma, appropriarsi, attraverso un dialogo solitario, del loro «racconto»: trattasi, forse, di irrazionale – e sconveniente – «monumentofilia»? Potrete trovare la risposta nell’articolo alle pp. 60-71. Prima, però, vi invito a programmare la visita a uno dei piú estesi e affascinanti complessi archeologici del mondo romano, quello delle Terme di Caracalla. Un’esperienza che si avvale di un nuovo e sorprendente strumento conoscitivo: gli esiti delle indagini, svolte sulle grandiose vestigia nel corso degli ultimi decenni, sono confluiti in modelli di realtà virtuale tridimensionale, la cui elaborazione rende oggi possibile la visione del monumento in un continuo confronto tra il suo aspetto attuale e quello del passato (ricostruito, appunto, virtualmente). Ora, per accedere a questa nuova dimensione, il visitatore deve sottoporsi a una parziale restrizione della liberta personale (questo, almeno, è come il sottoscritto si sente di descrivere l’esperienza), dovuta a un visore che, in alcuni punti precisi del percorso, deve essere portato davanti agli occhi: cosí facendo (e perdendo – per alcuni secondi – il senso della realtà), ci si immerge nelle terme com’erano nel 216 d.C., al momento della loro inaugurazione. Il prezzo da pagare per vivere questa contemporaneità presente/passato è una leggera vertigine (il ritorno al passato, si sa, può far girare la testa) e conviene, dunque, reggersi alle ringhiere che accompagnano il percorso. Ma ne vale la pena: come, altrimenti, potremmo riconoscere il luogo esatto in cui erano originariamente collocati capolavori a tutti noti, come il Toro Farnese (oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli) o, anche, le statue dell’Ercole Farnese o dell’Ercole Latino (oggi, rispettivamente, al Museo di Napoli e alla Reggia di Caserta)? E, soprattutto, come potremmo renderci conto – se non attraverso questo confronto diretto – dell’altrimenti inimmaginabile grandiosità architettonica e dello sfarzo delle decorazioni andate perdute? Proprio per la loro inesauribile ricchezza, le terme costituirono il bersaglio principale su cui si accanirono i saccheggiatori di tutti i tempi, a partire dai barbari fino ai papi del Rinascimento. E non solo quelle di Caracalla: dalle Terme di Antonino a Cartagine, per esempio (le terze in ordine di grandezza), elementi architettonici giunsero fino a Pisa, Genova, e addirittura a Canterbury, in Inghilterra. Eppure, ancora oggi, quei grandiosi monumenti, «spogliati» come sono fino all’irriconoscibilità, meritano piú che una visita. Con, o senza, l’ausilio di un visore multimediale… Andreas M. Steiner Roma. Una veduta delle Terme di Caracalla, inaugurate nel 216 d.C.
SOMMARIO EDITORIALE
Una leggera vertigine 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
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SCOPERTE Nel quadrante orientale del suburbio di Roma torna alla luce la tomba di un atleta vissuto nel IV secolo a.C. 6 ALL’OMBRA DEL VULCANO A Pompei riprendono le esplorazioni: un vasto cantiere di scavo interessa la Regio V di Pompei e già si contano molte scoperte di eccezionale importanza 10 SCAVI Un recente intervento di archeologia preventiva ridisegna l’assetto della città di Jesi in epoca medievale 14
A TUTTO CAMPO Anche i Neandertaliani avevano il gusto del bello: lo rivelano gli scavi nella Grotta del Cavallo 18
ARCHEOLOGIA CRISTIANA
Nel segno della tolleranza 48 di Renata Salvarani
PAROLA D’ARCHEOLOGO Dall’Etiopia al Veneto, per studiare l’uso dei colori nella preistoria: ecco la «missione» di una giovane archeologa italiana 22
INCHIESTE
I buoni e i cattivi
30
di Maurizio Pellegrini
MITI E LEGGENDE
MOSTRE
Chi ha paura della Sfinge?
48
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Innamorarsi di una statua
60
di Maria Milvia Morciano
di Carlo Casi e Patrizia Petitti
60
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In copertina Roma. Una veduta delle Terme di Caracalla.
Comitato Scientifico Internazionale Anno XXXIV, n. 401 - luglio 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Editore Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Direttore responsabile Andreas M. Steiner Redazione Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione Davide Tesei Amministrazione Roberto Sperti amministrazione@timelinepublishing.it
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Maria Giovanna Belcastro è professore associato di antropologia presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Luciano Frazzoni è direttore del Museo Civico «F. Rittatore Vonwiller» di Farnese. Catia Fauci è responsabile del progetto «Luce sull’Archeologia» del Teatro Argentina di Roma. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Monica Miari è archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Maria Milvia Morciano è archeologa. Maurizio Pellegrini è archeologo direttore della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Patrizia Petitti è funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Renata Salvarani è ricercatore di storia del cristianesimo e delle Chiese presso l’Università degli Studi Europea di Roma. Lucia Sarti è professore ordinario di preistoria e protostoria presso l’Università degli Studi di Siena. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma.
TECNOLOGIA Le dighe/2
I primi signori delle acque
72
di Flavio Russo
78
72
SPECIALE
Caracalla. La nuova dimensione
Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA... ...si faceva in quattro
104
di Romolo A. Staccioli
SCAVARE IL MEDIOEVO
Mors tua, vita mea 108 di Andrea Augenti
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di Luciano Frazzoni
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA La volitiva figlia di Belo
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di Francesca Ceci
LIBRI
Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina e pp. 76/77, 95, 100/101 – Cortesia Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti e Paesaggio: pp. 6-7, 78/79, 80, 80/81, 82, 84-87, 88/89, 89 (alto), 94, 96-97 – Cortesia Soprintendenza ABAP-BO e Gruppo Speleologico Bolognese-USB: F. Grazioli: pp. 8, 9 (sinistra) – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-12 – Cortesia Soprintendenza ABAP delle Marche: pp. 14-15 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 16, 20 – Cortesia degli autori: pp. 18-19, 22-23, 30-38, 42-47, 74-75, 76, 110-111 – Mimmo Frassineti: pp. 48/49, 50 (basso), 51-59 – Mondadori Portfolio: p. 106; AKG Images: pp. 60, 65 (basso), 72, 92; Album: pp. 66, 69, 89 (basso), 107; AGE: p. 73 (basso); Electa: p. 83 – Bridgeman Images: pp. 63, 70 (sinistra) – Doc. red.: pp. 64, 65 (alto), 67, 68, 68/69, 70 (destra), 71, 90-91, 98-99, 104/105, 108-109 – DeA Picture Library: p. 73 (alto) – Andreas M. Steiner: pp. 102/103 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 50, 81. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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Pubblicità e marketing Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com – tel. 335 8437534 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa Arti Grafiche Boccia Spa via Tiberio Claudio Felice, 7 - 84100 Salerno Servizio Abbonamenti È possibile richiedere informazioni e sottoscrivere un abbonamento tramite sito web: www.abbonamenti.it/archeo; e-mail: abbonamenti@directchannel.it; telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9-18; costo della chiamata in base al proprio piano tariffario]; oppure tramite posta scrivendo a: Press-Di Abbonamenti SPA c/o CMP BRESCIA Via Dalmazia, 13 – 25126 Brescia BS L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno. Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 – E-mail: collez@mondadori.it – Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti – casella postale 1879, 20101 Milano
n otiz iario
MUSEI Marche
UN TERRITORIO DA SCOPRIRE
I
l complesso delle Grotte di Frasassi, che si aprono all’interno dell’ Appennino marchigiano, è situato nel territorio del Comune di Genga, nell’entroterra di Ancona. Si tratta di uno dei percorsi sotterranei piú grandiosi e affascinanti del mondo. Stalattiti e stalagmiti si mescolano a colate di cristalli in un susseguirsi di forme armoniche. Un ecosistema sotterraneo completo, dove è ancora possibile osservare la formazione delle concrezioni, le gocce che scavano e costruiscono le proprie architetture e in cui la vita continua indisturbata da milioni di anni. Una visita alle Grotte può peraltro essere l’occasione per scoprire un territorio ricco di storia e di fascino, in cui si integrano armoniosamente natura, arte e paesaggio. Basti pensare all’abbazia romanica di S. Vittore delle Chiuse, dell’XI secolo, dichiarata monumento nazionale nel 1902, al tempietto del Valadier, fatto costruire nel 1828 da
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A destra: una sala delle Grotte di Frasassi (Genga, Ancona). In basso: la chiesa costruita nelle Grotte di Frasassi su disegno dell’architetto Giuseppe Valadier.
papa Leone XII, nativo del posto; o, ancora, ai musei «Speleo Paleontologico ed Archeologico» e «Arte, Storia e Territorio» e al Castello di Genga, all’interno del suggestivo borgo. Nella vicina Fabriano si può inoltre visitare il Museo della Carta e della Filigrana, che ripercorre la storia di una scoperta che ha davvero cambiato il corso della storia (red.)
DOVE E QUANDO Grotte di Frasassi Genga (Ancona) Info numero verde 800 166 250 (attivo anche per le prenotazioni); e-mail: booking@frasassi.com oppure grotte@frasassi.com; www.frasassi.com Note il sito web fornisce informazioni anche sui siti e i musei del territorio
MOSTRE • ANIMALI FANTASTICI
CHI HA PAURA
DELLA SFINGE? I SUOI MISTERIOSI ENIGMI, UNITI AL TEMIBILE SGUARDO DELLA GORGONE SONO FRA I TEMI PIÚ CARI AI LETTERATI E AGLI ARTISTI DELL’ANTICHITÀ: VICENDE FAVOLOSE, CHE EBBERO GRANDE FORTUNA ANCHE IN ETRURIA, COME DIMOSTRANO I PREZIOSI REPERTI RIUNITI IN UNA MOSTRA ALLESTITA A ISCHIA DI CASTRO, NEL VITERBESE di Carlo Casi e Patrizia Petitti
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U
n viaggio nell’immaginario antico e nella sua capacità di elaborare un pensiero simbolico rivestendo di figure eroiche e racconti avventurosi i problemi esistenziali: è questa la suggestiva proposta offerta dalla mostra «La Sfinge e altre creature fantastiche», in corso presso il Museo Civico Archeologico «Pietro e Turiddo Lotti» di Ischia di Castro (Viterbo). L’esposizione dà spazio alla voce degli autori antichi, per individuare, sotto le narrazioni, il senso dell’esperienza umana raccontata dal mito, e a quelle voci affianca una selezione di materiali archeologici provenienti da Vulci e da Castro. Una scelta, quest’ultima, giustificata dalla circolazione di beni e di idee che si ebbe nei primi secoli del I millennio a.C. e che portò in Etruria prodotti e ideologie dall’Egeo e dall’Oriente, accendendo la passione dell’aristocrazia etrusca per i racconti del mito greco.Tuttavia, il mito perse nel tempo la sua forza di verità esistenziale, riducendosi a elemento di pura decorazione, come dimostra l’evoluzione della figura della Sfinge. Il percorso si articola in tre sezioni; la prima è dedicata a creature per metà uomini e metà animali, esseri che vivono sul confine tra il mondo umano e il mondo ferino, tra cultura ragionevole e natura selvaggia; la seconda sezione è riservata ai mostri; l’ultima, infine, racconta dei grandi felini, creature che, pur non essendo fantastiche, erano scomparse dalla fauna locale e potevano essere conosciute solo attraverso le immagini e i racconti da Paesi esotici.
avendolo sentito, trovò la soluzione, dicendo che l’indovinello enunciato dalla Sfinge era l’uomo: esso infatti è quadrupede quando è neonato poiché procede su quattro arti e divenuto adulto bipede, mentre da vecchio aggiunge come terzo sostegno il bastone. La Sfinge dunque si gettò dall’Acropoli».
IL CANTO AMMALIATORE La sirena, invece, a volte confusa con Scilla, viene descritta da Apollonio Rodio, nelle Argonautiche, come «le canore sirene in parte simili a fanciulle nel corpo e in parte ad uccelli». Famoso è anche il passo dell’Odissea: «Vieni, celebre Odisseo, grande gloria degli Achei e ferma la nave, perché di noi due tu possa udire la voce. Nessuno è mai passato di qui con la nera nave Nella pagina accanto: in primo piano, la statua di Sfinge rinvenuta a Vulci, nella necropoli dell’Osteria (VI sec. a.C.); in secondo piano, riproduzione di una kylix attica del Pittore di Edipo con Edipo e la Sfinge, da Vulci (470 a.C. circa; Città del Vaticano, Museo Gregoriano Etrusco). In questa pagina: anfora etrusca con l’immagine della Sfinge, dall’area della necropoli dell’Osteria. VI-V sec. a.C.
PORTATRICE DI SVENTURA «Feroce cantatrice di enigmi», cosí Sofocle definisce la Sfinge nell’Edipo Re. Nata in Egitto per proteggere il faraone nel passaggio alla vita ultraterrena, arriva in Etruria tramite il mondo greco, che ne trasforma profondamente il significato. Essa diventa infatti una creatura che porta distruzione e sventura, generata da divinità sotterranee appartenenti a epoche antichissime e precedenti l’affermazione degli dèi celesti dell’Olimpo. Edipo, sconfiggendola, ne induce la morte e avvia, insieme ad altri eroi, il passaggio dalle primordiali pratiche religiose al nuovo pantheon collocato nella volta del cielo. Lo pseudo-Apollodoro racconta infatti: «E mentre regnava Creonte, cognato del defunto Laio, una non piccola sventura colse Tebe. Era infatti inviò la Sfinge: stava seduta sul Monte Ficio e proponeva un indovinello ai Tebani. E l’indovinello era: cos’è che, pur avendo una sola voce, diventa un quadrupede e bipede e tripede? E i Tebani cercavano che cosa fosse ciò che veniva detto ma poiché non trovavano, la Sfinge afferrandone uno lo divorava. Ed essendo morti molti, Creonte promette con un bando di dare sia il regno sia la moglie di Laio a colui che avesse risolto l’indovinello (…) ed Edipo, a r c h e o 43
ARCHEOLOGIA CRISTIANA • ROMA
NEL SEGNO DELLA
TOLLERANZA LA PIÚ GRANDE CATACOMBA DI ROMA, INTITOLATA A DOMITILLA, È UNA TESTIMONIANZA DI COME UOMINI DI FEDI DIVERSE POTESSERO VIVERE (E MORIRE) NEL PIENO RISPETTO RECIPROCO. OGGI IL SUO STRAORDINARIO PATRIMONIO PITTORICO È DOCUMENTATO DA UN PROGETTO CONDOTTO CON L’AUSILIO DELLE TECNOLOGIE PIÚ AVANZATE. E DA UN PICCOLO, MA PREZIOSO MUSEO di Renata Salvarani; fotografie di Mimmo Frassineti
C
on i suoi 12 chilometri di gallerie e oltre 26 000 tombe, la catacomba di Domitilla è la piú grande di Roma. Nei suoi spazi si snoda la storia del cristianesimo dei primi secoli, insieme con le origini dell’archeologia cristiana, che risalgono proprio agli studi condotti sui suoi cunicoli e sui suoi dipinti. Testimonianze restituite alla visita e che sono state oggetto di una ricostruzione tr idimensionale completa ottenuta con la tecnologia laser scanning, aprendo nuove prospettive di studio. In nessun altro luogo è altrettanto evidente come una necropoli, la città dei morti, si sia 48 a r c h e o
Tutte le foto che corredano l’articolo illustrano ambienti e opere d’arte appartenenti alle catacombe di Domitilla. Sulle due pagine: veduta d’insieme del cubicolo dell’Introductio, cioè dell’Introduzione (vedi anche a p. 52).
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SPECIALE • TERME DI CARACALLA
Altri restauri nei sotterranei effettuati agli inizi del V secolo d.C., insieme ad alcuni bolli laterizi riferiti a Teodorico, indicano che le terme erano ancora in uso in questo periodo, come attestano anche alcune fonti letterarie (Olimpiodoro, Polemio Silvio). Sebbene si ritenga che le Terme siano state abbandonate dopo il taglio degli acquedotti da parte del re goto Vitige del 537, alcune tracce nelle condutture lasciano supporre che l’acqua vi continuò a defluire. Ulteriori restauri furono effettuati nel IX secolo sotto i papi Adriano I , Sergio II e Nicolò I. Alcune sepolture databili al VI-VII secolo, rinvenute nei pressi delle palestre, hanno fatto pensare che in questi ambienti sia da collocare lo xenodochium de via Nova (albergo-ospedale per i pellegrini), noto da una lettera di Gregorio Magno, probabilmente collegato con la vicina chiesa dei Ss. Nereo e Achilleo. In epoca bassomedievale l’area fu occupata da vigne e orti.
LE SPOLIAZIONI E I PRIMI SCAVI Lo spoglio delle Terme di Caracalla cominciò a partire dal XII secolo, quando molti elementi architettonici furono utilizzati per decorare, soprattutto, chiese. Cosí, tre capitelli provenienti dalla Palestra orientale decorati con le aquile e i fulmini di Giove, vennero usati nel Duomo di Pisa, alcune colonne e otto capitelli figurati con Iside, Serapide, Arpocrate, in origine collocati nelle 80 a r c h e o
Sulle due pagine: uno dei quattro spogliatoi (apodyteria) ubicati ai lati della piscina scoperta e la sua ricostruzione virtuale (in alto). Erano disposti su due piani e avevano un elegante pavimento a mosaico a motivi geometrici di tessere bianche e nere.
E VERGIN Mausoleo di Augusto
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Mausoleo di Adriano (Castel S.Angelo)
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In alto: carta dei principali acquedotti che rifornivano la città di Roma.
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biblioteche, vennero riutilizzati nella chiesa romana di S. Maria in Trastevere. Nel 1545-46 cominciarono gli scavi sistematici condotti da papa Paolo III Farnese, finalizzati a recuperare materiale edilizio e, soprattutto, opere d’arte per decorare Palazzo Farnese in Campo de’ Fiori. In una lettera di Prospero Mochi a Pier Luigi Farnese (figlio di Paolo III) dello stesso anno, si parla della scoperta «di uno Ercole, uno tauro (il Toro Farnese), tre ancille, un pastor (…) e anche una bellissima testa sopra al naturale». Un altro elenco compilato nel 1556 da Ulisse Aldrovandi parla delle due statue di Ercole, quello di Glykon e quello detto «latino», mentre fonti settecentesche parlano di un gruppo forse di Scilla, che doveva essere collocato nella palestra ovest, in posizione simmetrica e in asse con il gruppo del Toro Farnese. Ancora, Pirro Ligorio parla di numerose statue, colonne di marmo pregiato, vasi, tazze rotonde e vasche di forma ovale. Tipico esempio di «grandi terme imperiali», le terme di Caracalla erano un luogo dove ci si recava non solo per il a r c h e o 81
SPECIALE • TERME DI CARACALLA
Sulle due pagine: fronte e retro dell’Ercole Farnese, opera dello scultore Glykon, collocata in origine nel frigidarium delle terme insieme a un’altra statua dell’eroe (ora alla Reggia di Caserta). III sec. d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
lottatori, discoboli e lanciatori di giavellotto) e giudici di gara entro rettangoli, oltre ad attrezzi ginnici e premi delle gare atletiche. Secondo studi recenti, tale pavimentazione musiva, vero e proprio repertorio delle specialità atletiche dell’antichità, è da attribuire ai lavori di completamento delle terme realizzati da Alessandro Severo, tra l’altro grande sostenitore dei giochi atletici. Le terrazze superiori delle palestre erano invece ornate da pavimenti a mosaico in bianco e nero, con thiasos marino con nereidi, tritoni, delfini, eroti e mostri d’acqua, di cui alcuni lacerti sono ora appoggiati alle pareti delle palestre dopo il crollo del piano superiore. Mosaici in pasta vitrea erano inoltre presenti nella natatio e nel frigidarium, creando con il riflesso dell’acqua un effetto iridescente. Molte erano le statue in marmo presenti nelle nicchie (un recente studio ne enumera circa 150) e su basi poste nei pavimenti dei vari ambienti delle terme e del recinto esterno, in gran parte cotte nelle calcare per ricavarne calce durante il Medioevo. Gli scavi effettuati «all’Antoniana» nel 1545-1547 da papa Paolo III Farnese per decorare il suo palazzo in Campo de’ Fiori, restituirono numerose opere d’arte, che, in seguito, riempirono i magazzini del palazzo, dando origine alla Collezione Farnese. 90 a r c h e o
Andata in dote all’ultima rappresentante della famiglia, Elisabetta, moglie del re di Spagna Filippo V, gran parte della collezione passò a suo figlio Carlo III di Borbone, re di Napoli, che nel 1788 fece trasferire i pezzi piú importanti nella città partenopea. Tra questi, il famoso gruppo realizzato in un unico blocco marmoreo, noto come «Toro Farnese», in origine collocato probabilmente nella palestra orientale; le due statue colossali di Ercole, quella firmata dallo scultore ateniese del III secolo d.C. Glykon, ora al MANN (l’«Ercole Farnese», definita in un inventario del 1796 «Una scultura di tal sublimità che si reputa per la prima statua del mondo»), e quello detto «latino» ora alla Reggia di Caserta, entrambe collocate in origine nel frigidarium. Da qui proviene anche un capitello figurato con Ercole a riposo (ora nei sotterranei), a riprova di quanto l’eroe fosse amato dai Severi. Della Collezione Farnese, facevano parte anche la Nike in bigio morato, la statua di Atena, il gruppo di Neottolemo e Astianatte (o Achille e Troilo), e il cosiddetto Gladiatore, tutti esposti al MANN. Non sembrano invece provenire dalle terme le statue di Flora e Pomona, come erroneamente si è ritenuto in passato. Altre opere furono rinvenute successivamente nelle terme, tra cui il gruppo di Atreo e Tieste, statue di Venere, Minerva, busti con ritratti della famiglia imperiale; dal frigidarium provengono inoltre la vasca in porfido (ora al MANN), e i due bacini di granito, riutilizzati da Rainaldi per le fontane di piazza Farnese. Una delle ultime statue recuperate è l’Artemide, rinvenuta nel 1996 nei sotterranei e ora esposta al Museo Nazionale Romano. a r c h e o 91