TOMBA DI SETHI I
PROGETTO SELINUNTE THOURIA
SACELLI DI POMPEI
SPECIALE RITORNO A TROIA
TROIA
RITORNO A
PATRIMONIO DELL’UMANITÀ w. ar
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BASILEA
NELLA TOMBA DEL FARAONE
GRECIA
IL TEATRO DEI MESSENI
PARCHI ARCHEOLOGICI
RICOSTRUIRE SELINUNTE?
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IN EDICOLA IL 7 APRILE 2018
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2018
Mens. Anno XXXIV n. 398 aprile 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 398 APRILE
SPECIALE
€ 5,90
EDITORIALE
SULLA COLLINA FATALE Si è trattato forse di un «fermo» fisiologico ma, negli ultimi anni, intorno a Troia e agli straordinari risultati delle campagne di scavo – iniziate dall’archeologo Manfred Korfmann a partire dal 1988 e proseguite fino al 2011 – era calato il silenzio. Oppure, come inesorabilmente accade a tutte le grandi questioni culturali, anche il «caso Troia» non poteva sottrarsi alla temperie politica e sociale del momento. In verità, le avventurose vicende della collina affacciata sui Dardanelli si sono da sempre intrecciate con la politica. E non alludiamo tanto all’epico scontro tra Achei e Troiani, consumatosi nella piana antistante (quello sí, fantasticamente riproposto al grande pubblico, nel 2004, con il colossal Troy), quanto alle rocambolesche circostanze che, nella primavera del 1873, hanno accompagnato gli scavi intrapresi dal grande Heinrich Schliemann, culminati nella scoperta (e nel trafugamento da parte dello stesso Schliemann!) del mitico «tesoro di Priamo»: un evento epocale, pienamente calato, tuttavia, nel contesto geopolitico dell’Europa fin de siècle. Cosí, in un’affascinante quanto impietosa indagine su quei mesi fatidici, due studiosi italiani non hanno esitato ad affermare che il geniale archeologo dilettante avesse «depredato il paese che lo ospitava (la Turchia ancora sotto dominio ottomano, n.d.r.) nella migliore tradizione coloniale» (Gianni Cervetti e Louis Godart, L’oro di Troia. La vera storia del tesoro scoperto da Schliemann, Torino 1996). E che dire, poi, della sorte novecentesca toccata ai celebri ori, dalla scomparsa durante la battaglia di Berlino del marzo 1945 fino al loro «ritrovamento» avvenuto negli anni Novanta (si vedano gli articoli apparsi su «Archeo» nn. 84 e 137, febbraio 1992 e luglio 1996)? A rileggere le cronache di allora ritroviamo gli ingredienti di una perfetta spy story, narrata sullo sfondo di due decisivi avvenimenti che segnano la storia di quegli anni, il crollo del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma torniamo alla nostra collina. Prendendo spunto dal ventennale dell’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, la Turchia ha dichiarato il 2018 «anno di Troia», annunciando, sempre per quest’anno, l’inaugurazione di un nuovo museo, il primo mai dedicato interamente al sito scoperto da Heinrich Schliemann. Il sipario sulle mitiche rovine di Hissarlik si sta, dunque, nuovamente levando... Andreas M. Steiner In alto: due rendering del museo dedicato alle antichità di Troia, che la Turchia si appresta a inaugurare nella piana di Hissarlik.
SOMMARIO EDITORIALE
Sulla collina fatale
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
6
A TUTTO CAMPO Il 2017 è stato un anno d’oro per i musei e i siti archeologici italiani. Le cifre, tuttavia, si prestano anche a qualche riflessione 16
SCOPERTE A Roma, nei pressi della basilica di S. Giovanni in Laterano, tornano alla luce i resti della prestigiosa residenza destinata al comandante della caserma già individuata nella stessa zona 6
PAROLA D’ARCHEOLOGO E se l’Isola di Atlante degli antichi fosse la Sardegna? E se gli abitanti dell’isola fossero gli antenati degli Etruschi? Ecco, in anteprima, le ultime «provocazioni» di Sergio Frau 20
ALL’OMBRA DEL VULCANO Lo studio delle pitture di giardino svela la ricca varietà di specie vegetali diffuse a Pompei e nel suo territorio 10
MOSTRE
SCAVI Indagini condotte nel territorio di Bologna gettano nuova luce sulla lunga storia del municipium romano di Claterna 12
Il risveglio di Sethi I 34
PARCHI ARCHEOLOGICI Nel parco dei giganti
46
di Mimmo Frassineti
46 SCAVI
Il teatro nascosto
66
di Maria Katsinopoulou
a cura di Stefano Mammini
34
66 In copertina il colossale cavallo di legno ricostruito per il film Troy, diretto da Wolfgang Petersen nel 2004
Anno XXXIV, n. 398 - aprile 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Andreas M. Steiner Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Redazione: Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti
amministrazione@timelinepublishing.it
Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale
Hanno collaborato a questo numero: Lara Anniboletti è funzionario della Promozione e Comunicazione della Galleria Nazionale dell’Umbria. Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Mimmo Frassineti è scrittore e fotografo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Maria Katsinopoulou è archeologa. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Michael Siebler è giornalista e archeologo. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Andrea Zifferero è professore associato di etruscologia e antichità italiche e di musealizzazione e gestione del patrimonio archeologico all’Università di Siena. Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: Album: copertina e pp. 82, 88-89; AKG Images: pp. 91, 104-105; Leemage: p. 111 – Cortesia Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia, Roma: pp. 3, 102 – Cortesia Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio: pp. 6-7 – Cortesia degli autori: pp. 8, 16, 76-80, 81 (basso), 110 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara: p. 12 – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli-Venezia Giulia: p. 14 – Stefano Mammini: pp. 17, 22 – Cortesia Sergio Frau: pp. 20 (alto), 21, 23, 24; Gianluca Belei: pp. 20 (basso), 24/25 – Cortesia Ufficio Stampa: p. 26 (alto) – Shutterstock: pp. 26 (basso), 74/75, 96/97, 103 – Cortesia Ufficio Stampa Antikenmuseum, Basilea: pp. 34-35, 36/37, 38/39, 39 (basso), 40-43 – Doc. red.: pp. 39 (alto), 84, 85, 86/87, 90, 92-95, 96, 98-101, 106/107 – Mimmo Frassineti: pp. 46/47, 48/49, 50-51, 53 (alto), 54-57, 58/59, 60 (centro), 62-63, 64/65, 65 – Da: Selinunte. Restauri dell’antico (Fondazione Sorgente Group, De Luca Editori d’Arte-Musa Comunicazione, Roma 2016): pp. 52/53, 58, 59, 60 (alto e basso), 61 – Cortesia Università di Camerino: pp. 53 (basso), 64 – Cortesia Società degli Amici dell’antica Thouria: pp. 66/67, 69-73 – Da: Marcel Bulard, «Description des revêtements peints à sujet religieux», in Exploration archéologique de Délos, IX, Paris, 1926: p. 81 (alto) – Da: Archeologia Urbana a Borgo Terra. Muro Leccese. I (Edipuglia, Bari 2017): p. 108-109; Studio Inklink: p. 108 – Cippigraphix: cartine alle pp. 36, 47, 48, 68, 84. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
SCOPERTE
Devozione fatta in casa
74
di Lara Anniboletti
82
74
SPECIALE
Rubriche
Ritorno a Troia
QUANDO L’ANTICA ROMA... ...accoglieva i «barbari»
104
di Romolo A. Staccioli
82
di Michael Siebler
LIBRI
SCAVARE IL MEDIOEVO Un borgo e la sua storia
112
108
di Andrea Augenti
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
104
Una storia d’amore e d’odio di Francesca Ceci
Editore: My Way Media S.r.l. Direttore generale: Andrea Ferdeghini Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Pubblicità Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352
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Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.
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Errata corrige con riferimento all’articolo Quando l’antica Roma... celebrò i suoi primi mille anni (vedi «Archeo» n. 397, marzo 2018) desideriamo precisare che lo storico Zonara fu attivo nel XII e non nel V secolo, come indicato a p. 108. Dell’errore ci scusiamo con i nostri lettori.
PAROLA D’ARCHEOLOGO Flavia Marimpietri
ECCO L’OMBELICO DEL MONDO! NEL SUO ULTIMO LIBRO, SERGIO FRAU PROPONE UNA NUOVA E RIVOLUZIONARIA TEORIA: INCROCIANDO LE FONTI ANTICHE CON LA DOCUMENTAZIONE ARCHEOLOGICA E LE OSSERVAZIONI GEOGRAFICHE, LO SCRITTORE E GIORNALISTA SI DICE CERTO D’AVER INDIVIDUATO L’ISOLA DI ATLANTE...
A
nche questa volta ha sorpreso tutti. Sergio Frau, giornalista, scrittore e instancabile appassionato di archeologia, a lungo inviato per la cultura de La Repubblica, di cui è stato tra i fondatori, prosegue la sua inchiesta sulla Sardegna nuragica con un nuovo volume, Omphalos.
Il Primo Centro del Mondo (Nur Neon, 2017) e con una mostra presso la Società Geografica Italiana, a Roma, «Omphalos. La Sardegna di Atlante, Primo Centro del Mondo». Dopo aver fatto saltare sulla sedia gran parte del mondo scientifico con ipotesi tanto provocatorie quanto In alto: Sergio Frau presso uno dei menhir di Sorgono. A sinistra: particolare dell’allineamento di menhir in località Biru ‘e Concas, nel territorio del Comune di Sorgono (Nuoro). I megaliti sono databili al III mill. a.C. Nella pagina accanto: carta di distribuzione delle tombe di giganti a oggi note in Sardegna.
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suggestive e dopo aver «spostato» le Colonne d’Ercole dallo Stretto di Gibilterra al Canale di Sicilia con un’intuizione rivoluzionaria – che ha fatto discutere, ma ha ricevuto il plauso di studiosi dell’UNESCO, dell’Accademia dei Lincei e di illustri archeologi – Frau ha battuto l’entroterra sardo, documentando con fotografie aeree inedite un centinaio di nuraghi sepolti (vedi «Archeo» n. 367, settembre 2015). Infine, arriva ora a ipotizzare la Sardegna come Ombelico del Mondo, una Delfi prima di Delfi. E lo fa offrendo spunti sorprendenti che, se ad alcuni possono sembrare curiosi o «fantarcheologici», sono tuttavia corroborati da una tale quantità di studi, ricerche e argomentazioni interessanti che, fosse anche solo per la mole dei dati raccolti, meritano di essere approfonditi. Per farlo, abbiamo dunque incontrato Sergio Frau, che troviamo – come sempre – assorto nella lettura dei classici latini e greci oppure intento a spulciare carte e mappe antiche. Già Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta (Nur Neon, 2002), superava le 700 pagine: l’ultima «fatica», Omphalos. Il Primo Centro del Mondo, raggiunge addirittura le 1252 pagine… «Beh, diciamo che, tra “lascia o raddoppia”, ho scelto di raddoppiare! – risponde il giornalista con la consueta ironia. Questo libro è un “verbalone”. Non sono il primo a dire che Atlante è al centro del mondo, ma lo raccontano ben quindici autori classici. Semplicemente, sono il primo che sia andato a verificare. Eschilo, per esempio, nel Prometeo Incatenato, fa disperare il protagonista, che esclama “sono affranto per le disgrazie capitate a mio fratello Atlante in Occidente, al
centro del mondo”. E non è l’unico. Da Omero fino a Diodoro Siculo, oltre una dozzina di fonti antiche colloca Atlante al centro del mondo, a reggere il cielo». E l’isola di Atlante sarebbe la Sardegna, nelle sue ipotesi? «Sí. Dal momento che sulle Colonne d’Ercole mi hanno dato ragione studiosi come Andrea Carandini, Luciano Canfora, Azedine Beschaouch o Sergio Donadoni, anche il racconto di Platone, uno dei quindici autori che parlano di Atlante, diventa realistico: il filosofo dice che 9000 anni prima di lui, uscendo dalle Colonne d’Ercole, si arrivava a una grande isola, da cui si raggiungevano altre isole e la terra che tutto circonda… Secondo i miei
calcoli, si tratta di 9000 mesi/lune, all’egiziana, e si riferisce al XII secolo a.C., quando le fonti egizie parlano degli Shardana all’attacco di Ramesse II e, poco dopo, di una straziante migrazione, nel 1175 a.C., con carri e bambini… È il periodo in cui inizia il cosiddetto Medioevo ellenico: tutti i popoli si allontanano dalle coste e, per tre-quattro secoli, non si vede nessuno in mare, fino ai Fenici, nel IX secolo a.C.». A suo avviso, quindi, gli Shardana sarebbero i Sardi di epoca nuragica, fuggiti da un’isola colpita da cataclismi e declino… «Come ho documentato nella mostra allestita presso la Società Geografica Italiana – oltre che nell’aeroporto di Cagliari-Elmas –, le rilevazioni fotografiche effettuate con il drone da Ettore Tronci provano che una sorta di maremoto deve avere colpito l’isola intorno al XII secolo a.C. Lo citano anche gli antichi: Omero parla di “schiaffo di Poseidone” e Platone dice che, in un giorno e in una notte, Zeus, per rendere migliori gli abitanti dell’isola che si erano insuperbiti, li colpí con un cataclisma marino». E qual è, secondo le sue ricerche, la prova del maremoto che avrebbe colpito la Sardegna alla fine del II millennio a.C.? «Sono i 100 nuraghe sepolti che si trovano nel Medio Campidano, la provincia che attraversa la Sardegna da sud fino a Oristano: tutti conservano la traccia del fango lasciato dal maremoto. Seguendo il racconto di Platone, usciti dalle Colonne d’Ercole del Canale di Sicilia, troviamo l’Isola di Atlante: la Sardegna, in epoca nuragica, ne ha tutte le caratteristiche: grande, con “i vecchi piú vecchi, le eterne primavere, la pianura piú bella del mondo, con vene d’argento, che governava sulla Tirrenía”. Dopo la prova del maremoto, mi mancava
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MOSTRE • BASILEA
IL RISVEGLIO DI SETHI I LA MAGNIFICA TOMBA DI UNO DEI PIÚ IMPORTANTI FARAONI DELLA XIX DINASTIA, SCOPERTA NEL 1817 DA GIOVANNI BATTISTA BELZONI, SI PUÒ OGGI AMMIRARE... A BASILEA. NELLE SALE DELL’ANTIKENMUSEUM SONO INFATTI ESPOSTE LE FEDELI REPLICHE DEL MONUMENTO, OTTENUTE GRAZIE ALL’IMPIEGO DI TECNOLOGIE AVANZATISSIME, REALIZZATE ANCHE ALLO SCOPO DI FAVORIRNE LA CONSERVAZIONE a cura di Stefano Mammini
I
l monumento funerario del faraone Sethi I (XIX dinastia, 1290-1279 a.C.) è il piú grande e il piú bello della Valle dei Re. Nel 1817, a oltre tremila anni dalla morte del sovrano, fu scoperto da Giovanni Battista Belzoni (vedi box a p. 39), che poté constatare l’eccezionale stato di conservazione delle
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pitture murali che lo decoravano. Oggi, a duecento anni da quell’impresa, la tomba si trova in condizioni assai critiche: una situazione da cui è nato il progetto congiunto a cui partecipano l’Antikenmuseum di Basilea, la Fondazione Factum di Madrid e l’Università di Basilea e che ha per obiettivo lo studio,
la conservazione e la ricostruzione di questo eccezionale bene culturale. L’esposizione ora in corso a Basilea presenta le repliche in scala di due delle stanze piú belle della tomba e del sarcofago di Sethi I. Cosí, per la prima volta, è possibile ammirare, nel suo splendore originario, il
monumento che rappresenta con ogni probabilità la testimonianza piú completa e piú significativa dell’arte, della scienza, della filosofia, della teologia, della poesia e della magia dell’antico Egitto. Già Belzoni aveva realizzato un facsimile del sepolcro, eseguendo le repliche di alcune sue parti, che furono esposte a Londra, nel 1821, presso le Egyptian Halls. L’evento suscitò grande impressione, facendo leva sull’eccitazione innescata in Europa dalla campagna napoleonica in Egitto. L’iniziativa
segnò una svolta decisiva nella passione del mondo occidentale per i faraoni e la loro civiltà e fu uno dei molti accadimenti che solleticarono l’inventiva di Thomas Cook e lo indussero a dare vita all’agenzia di viaggi con la quale offrire al grande pubblico la possibilità di recarsi in visita nel Paese del Nilo.
TURISTI D’ALTRI TEMPI Quello che all’inizio fu un fenomeno quasi pioneristico era destinato a divenire, nel XX secolo, una vera e propria industria turistica, che raggiunse la
sua massima espansione alla fine del primo decennio del XXI secolo. Le successive e convulse vicende politiche che hanno segnato la storia recente della nazione nordafr icana hanno drasticamente ridotto il numero delle presenze e anche le visite alla necropoli di Tebe si sono rarefatte, con pesanti ricadute economiche su quanti vivevano di quell’attività. Per realizzare le proprie copie, Belzoni compromise seriamente la tomba, ma non inferiori furono i danni causati dal distacco di parti del monumento,
Nella pagina accanto: la replica di una delle stanze della tomba di Sethi I in mostra all’Antikenmuseum di Basilea, realizzata grazie al progetto della Theban Necropolis Preservation Initiative. In basso: la sezione egiziana della collezione permanente del museo elvetico.
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PARCHI ARCHEOLOGICI • SELINUNTE
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A sinistra: veduta aerea di Selinunte. In primo piano, i resti del tempio G, uno dei piú grandi santuari mai costruiti in Sicilia; in secondo piano, i resti del tempio F, primo tempio periptero sulla collina orientale, e, in ultimo, il tempio E. A destra: una colonna rialzata tra i resti del tempio F. In basso: immagine ripresa dal drone dotato di termocamera. Questa tecnologia ha evidenziato anomalie termiche che potrebbero corrispondere ad altrettante strutture sepolte ancora sconosciute.
se dedicato ad Atena, Eracle e Dioniso, è lungo 62 m e largo 24, con 36 colonne (6 e 14 per lato) alte 9 m. L’interno è tripartito in pronao, cella e adyton. Due preziose metope scolpite sono conservate anch’esse nel Museo «Salinas». Subito accanto, il tempio G sembra materializzare l’idea stessa di catastrofe, tanto piú simbolica perché si tratta di un tempio greco, emblema di equilibrio e di armonia. È un periptero ottastilo con 46 colonne (8 e 17 per lato), il cui diametro alla base è di 3,40 m. Se ricomposte, raggiungerebbero i 16 m di altezza e peserebbero ognuna 350 tonnellate. I capitelli monolitici sono grandi come stanze. Con una lunghezza di 109 m e una larghezza di 50 – le misure di un campo di calcio – è uno degli edifici piú colossali del mondo greco. linuntini sono vittoriosi grazie a Zeus, Fobos, Eracle, Apollo, Poseidone, i Tindaridi, Atena, Demetra, Pasikrateia e CELEBRAZIONE altri dei, ma soprattutto grazie a Zeus». DI UNA VITTORIA Ad abbatterlo fu un terremoto, o La costruzione del tempio, iniziata probabilmente piú di uno, i cui im- verso il 550 a.C., si prolungò per pulsi distruttivi sono resi evidenti molti decenni, come attestano alcudalla direzione in cui le colonne ne discontinuità stilistiche, e forse sono crollate. Nell’adyton furono non era ancora terminata quando la scoperti il torso marmoreo di un città venne conquistata dai Cartagigigante ferito, e la Grande tavola se- nesi nel 409 a.C. Numerosi sono i linuntina, un’iscrizione nella quale si rocchi in una fase di lavorazione ringraziano gli dèi per una vittoria, iniziale, la gran parte delle colonne le cui circostanze ignoriamo: «I Se- non sono scanalate e una sola appa-
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SCAVI • GRECIA
IL TEATRO
NASCOSTO
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LA CITTÀ DI THOURIA, NEL PELOPONNESO, ERA UNA DELLE ANTICHE «CAPITALI» DELLA MESSENIA. NUMEROSI MONUMENTI AFFIORATI NEL CORSO DI RECENTI INDAGINI ARCHEOLOGICHE TESTIMONIANO IL SUO PASSATO SPLENDORE. NE ABBIAMO PARLATO, IN UN’INTERVISTA ESCLUSIVA, CON LA DIRETTRICE DEGLI SCAVI, XENI ARAPOGIANNI di Maria Katsinopoulou
I
mmerso tra i ridenti oliveti affacciati sul Mar Ionio, una decina di chilometri a nord-ovest di Calamata, in Messenia, si trova un sito che, grazie alle indagini archeologiche che lo interessano da alcuni anni, sta rivelandosi sempre piú promettente. Stanno infatti tornando alla luce numerose strutture di una delle piú importanti città della regione nel IV secolo a.C., l’antica Thouria. Per conoscere meglio gli importanti risultati raggiunti da questo cantiere archeologico e il suo potenziale futuro abbiamo incontrato la direttrice degli scavi Xeni Arapogianni. Dottoressa Arapogianni, quali sono le caratteristiche morfologiche dell’insediamento e in quale orizzonte cronologico può essere collocato? «Thouria si estende su una collina allungata e fu abitata già nel periodo protostorico (Protoelladico II). Durante l’epoca micenea si nota qui un’esplosione culturale, testimoniata dalla presenza di una estesa necropoli, che comprende tombe a volta, nonché una tomba reale, che ha restituito preziosi corredi funebri. La località non ha mai smesso di essere abitata, fino all’avvento del cristianesimo e, prima della fondazione di Messene (369 a.C.), Thouria fu la piú grande e poTutte le immagini dell’articolo documentano gli scavi in corso a Thouria, antica città della Messenia. Le indagini nell’area del teatro di età ellenistica (III sec. a.C. circa), i cui resti sono stati riportati alla luce nel corso dell’ultima campagna di scavo. a r c h e o 67
SPECIALE • TROIA
Greci, doveva aver svolto una funzione chiave come punto di snodo all’interno di un vasto e ramificato sistema di rotte commerciali. Per la prima volta nella storia della sua esplorazione, dunque, la collina di Hissarlik fu considerata un sito archeologico come tutti gli altri, libero da ogni connotazione storica e mitica. Rimane il fatto che nessuno di coloro che lavoravano sul posto poteva resistere al suo fascino e agli effetti della sua leggenda. E furono proprio i risultati dei nuovi scavi a riportare ben presto in primo piano l’argomento «Omero», inizialmente messo deliberatamente da par te dall’équipe di Korfmann. I resti degli edifici dell’età del Bronzo, quelli relativi alle fasi di TroiaVI eVIIa (il cui declino era stato ripetutamente messo in relazione con la mitica guerra di Troia), serbavano sorprese straordinarie: anno dopo anno, tassello dopo tassello, la pianta della città prese forma. Nessuno, tra quanti si
fossero trovati sulla collina di 150 x 200 m prima dell’inizio degli scavi del 1988, avrebbe mai potuto immaginare che qui, un tempo, si trovava il centro di potere di uno dei grandi nemici di Micene. Se paragonate alle mura ciclopiche e alle dimensioni delle fortezze greche e alla loro grandezza, le costruzioni di Hissarlik finivano decisamente in secondo piano; l’estensione di Troia – cosí doveva presumere il visitatore – era chiaramente circoscritta all’area situata all’interno delle mura portate alla luce e appartenenti alla sua sesta fase di insediamento.
LA «NUOVA» CITTÀ Poi, però, si verificò una scoperta assolutamente imprevedibile: di fronte alle mura della fortezza, in direzione sud, si estendeva per circa 500 m una vasta «città bassa», munita di un fossato difensivo, di porte e di una propria cerchia muraria. Nel giro di pochi anni, il calco-
In alto: il disegno ricostruisce una giovane donna che indossa il pettorale (la cui foto è nella pagina accanto), il diadema (foto in questa pagina) e gli orecchini del «tesoro di Priamo».
Schliemann considerò l’«oro di Priamo» la conferma decisiva delle sue ipotesi
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IL «TESORO DI PRIAMO» Particolare del grande pettorale in oro trovato da Heinrich Schliemann nel 1873 e facente parte del «tesoro di Priamo». Andati perduti durante la seconda guerra mondiale, i gioielli ricomparvero in Russia nel 1993. Mosca, Museo Pushkin.
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