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Archeo n. 397, Marzo 2018

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ISRAELE

ETRUSCHI IN SARDEGNA

NELLA GROTTA DEI RIBELLI

SCOPERTE

VIVARA ISOLA DEL VINO

MITREO DI OSTIA

SPECIALE ROMA MUSEI CAPITOLINI

GROTTA DI TEOMIM

INVENTATO CHE HA

L’ARCHEOLOGIA?

E anche la storia dell’arte, il neoclassicismo e…

VIVARA

SPECIALE WINCKELMANN A ROMA

I MISTERI DELL’ULTIMO MITREO

OSTIA

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 MARZO 2018

IN

W JO M INC HA OS K N TR ELM N A A J. ww A RO NN w. a rc M he A o

2018

Mens. Anno XXXIV n. 397 marzo 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 397 MARZO

CHI ERA L’UOMO

€ 5,90


EDITORIALE

COLPO DI FULMINE Chi ricorda ancora la straordinaria vicenda di quel giovane e squattrinato studente, figlio unico di un umile calzolaio che, dalle nebbie della Sassonia, giunge nella Roma barocca, assumendo – dopo avervi soggiornato appena otto anni – nientemeno che la carica di «Commissario delle Antichità»? Se lo chiede l’archeologo – e nostro storico collaboratore – Friedrich-Wilhelm von Hase, curatore del bellissimo volume Winckelmann e il suo tempo, appena apparso in Germania, in occasione dei 250 anni dalla nascita del padre dell’archeologia classica e che, ci auguriamo, verrà presto tradotto in italiano. Il volume è dedicato… «all’Italia», alla sua arte e alla sua cultura, nonché alla «gentilezza dei suoi abitanti», a cui generazioni di studiosi tedeschi, da Giovanni Winckelmann in poi, fino all’Autore stesso, si sono sentiti, eternamente, legati. Nello speciale di questo numero, von Hase ci racconta la fulminante parabola dello studioso, quasi a scongiurare una «perdita di memoria» che il passare del tempo e l’avvento di mondi sempre nuovi e cangianti rischiano di accelerare inesorabilmente. Si tratta – lo leggerete – della «storia di vita» di un uomo geniale, alle prese con le difficoltà del quotidiano, né piú né meno come la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne di ieri e di oggi, ma con una meta ben precisa scolpita nella mente: raggiungere la libertà, quella condizione che, da sola, gli permetterà di accedere alla sua vera vocazione esistenziale, ovvero la conoscenza dell’immenso patrimonio artistico dell’antichità. Già, perché per Winckelmann – e qui, naturalmente, le opinioni potranno divergere – «l’unica via per noi di diventare grandi (…) è l’imitazione degli antichi». Sempre nello Speciale di questo numero vi proponiamo la cronaca di una serie di «incontri fatali» inseguiti dal nostro personaggio, tra i quali quello con il primo, grande museo pubblico d’Europa, il Capitolino. Un amore a prima vista, è il caso di dirlo, di cui, in questi giorni, narra una preziosa mostra allestita proprio negli ambienti che avevano folgorato Winckelmann. Una mostra che, da sola, vale una visita a Roma… Andreas M. Steiner

Un disegnatore nella Galleria capitolina, sanguigna di Hubert Robert, 1762-1763, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum. L’opera è attualmente esposta nella mostra «Il Tesoro di Antichità» (vedi alle pp. 74-101).


SOMMARIO EDITORIALE

Colpo di fulmine

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

SCOPERTE Scavi condotti sull’isola di Tavolara, al largo di Olbia, provano la presenza di genti etrusche in Sardegna

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PAROLA D’ARCHEOLOGO La missione italiana a Melka Kunture, in Etiopia, riporta alla luce le orme lasciate da uomini, donne e bambini che vissero nella regione 700 000 anni fa 20

SCAVI

Nel covo dei ribelli

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di Boaz Zissu, Eitan Klein, Roi Porat, Boaz Langford e Amos Frumkin

DA ATENE

Ritorno ad Anticitera 30 di Valentina Di Napoli

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ALL’OMBRA DEL VULCANO La tomba monumentale scoperta di recente a Porta Stabia potrebbe aver accolto le spoglie di un magistrato condannato per la sanguinosa rissa nell’anfiteatro fra Pompeiani e Nocerini 10 A TUTTO CAMPO La fruttuosa contaminazione fra archeologia e arte culinaria aiuta a svelare i segreti della cucina medievale 14

SCAVI

L’ultimo mitreo

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52 SCOPERTE

di Massimiliano David, con la collaborazione di Stefano De Togni, Paola Germoni, Alessandro Melega, Cinzia Morelli e Angelo Pellegrino

Vivara, isola del vino?

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di Massimiliano Marazzi

In copertina Ritratto di Johann Joachim Winckelmann (particolare), olio su tela di Anton Raphael Mengs. 1777 circa. New York, The Metropolitan Museum of Art.

Anno XXXIV, n. 397 - marzo 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Redazione: Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale

Hanno collaborato a questo numero: Daniele Arobba è direttore del Museo Archeologico del Finale. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Marta Conventi è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Massimiliano David è professore aggregato presso il Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale. Stefano De Togni è dottorando in archeologia presso l’Université de Bourgogne. Valentina Di Napoli è archeologa. Eloisa Dodero è co-curatrice della mostra «Il Tesoro di Antichità». Amos Frumkin è professore di geologia alla Hebrew University di Gerusalemme. Paola Germoni è funzionario archeologo del Parco Archeologico di Ostia Antica. Eitan Klein è ispettore archeologo presso l’Israel Antiquities Authority. Boaz Langford è geologo. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Massimiliano Marazzi è professore di filologia egeo-anatolica dell’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Alessandro Melega è dottorando in archeologia e antichità post-classiche presso «Sapienza» Università di Roma. Cinzia Morelli è funzionario archeologo del Parco Archeologico di Ostia Antica. Giovanni Murialdo è presidente della sezione finalese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri. Claudio Parisi Presicce è Sovrintendente capitolino ai Beni Culturali. Angelo Pellegrino è stato funzionario archeologo del Parco Archeologico di Ostia Antica. Roi Porat è dottore di ricerca in archeologia. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Marco Valenti è professore associato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Friedrich-Wilhelm von Hase è professore onorario presso l’Università di Vienna. Boaz Zissu è direttore del Martin (Szusz) Department of Land of Israel and Archaeology della Bar Ilan University di Ramat-Gan. Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio Stampa mostra «Il Tesoro di Antichità»: copertina (e p. 88) e pp. 3, 85, 90, 92, 93 (basso), 95, 96 (basso), 97, 99-101 – Cortesia Soprintendenza ABAP Sassari e Nuoro: pp. 6-7, 8 (basso) – Stefano Mammini: p. 8 (alto) – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia Dipartimento soprintendenza per i beni e le attività culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta: p. 12 – Cortesia degli autori: pp. 14-16, 17 (alto), 31 (basso), 77 (basso), 78 (alto), 80, 82-83 – Cortesia Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: p. 17 (basso) – Cortesia Missione archeologica italiana a Melka Kunture e Balchit: pp. 20-21, 22 (centro); Kristiaan D’Août, University of Liverpool: p. 22 (alto) – Cortesia Aggeliki Simosi, Hellenic Ephorate of Underwater Anìtiquities: pp. 30, 31 (alto) – Cortesia Progetto Ostia Marina, Università di Bologna: S. De Togni: pp. 32/33, 34/35, 38/39, 43 (alto, a sinistra);


Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Storie di «cose artificiate» 102 di Daniele Manacorda

74 SPECIALE

Johann Joachim Winckelmann

102 QUANDO L’ANTICA ROMA...

...celebrò i suoi primi mille anni 106 di Romolo A. Staccioli

Omero, i Greci e la ricerca del bello

74

di Friedrich-Wilhelm von Hase

Alla scoperta del «Tesoro di Antichità»

88

incontro con Claudio Parisi Presicce ed Eloisa Dodero, a cura di Andreas M. Steiner

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Salvato da una cerva 110

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di Francesca Ceci

LIBRI

M. David: pp. 33, 35, 41, 43 (alto, a destra e basso), 45, 49; S. De Togni: elaborazione grafica a p. 34 (alto); M. David, S. De Togni: elaborazioni grafiche alle pp. 34 (basso), 40/41, 49; Giorgio Albertini: disegno a p. 42; ENEA Bologna: rilievo laserscanner a p. 42; A. Melega: elaborazione fotografica a p. 46 – Shutterstock: pp. 36, 62/63, 76 – DeA Picture Library: G. Dagli Orti: p. 47 – Doc. red.: pp. 48, 84, 89, 91, 93 (alto), 94, 96 (alto), 106-107, 111 – Cortesia Martin (Szusz) Department of Land of Israel Studies and Archaeology, Bar-Ilan University, Ramat-Gan, e Cave Research Center, Hebrew University, Gerusalemme: B. Zissu: pp. 52 (basso, a sinistra), 52/53, 54, 56, 57 (basso), 58, 60 (basso, a sinistra), 61; Y. Zissu: pp. 52 (basso, a destra), 59; B. Langford, M. Ullman, A. Klein: pianta a p. 55; B. Langford: p. 57 (alto); Tal Rogovski: p. 60 (alto e basso, a destra); Julia e David Rudman: disegno a p. 60 – Cortesia Archivio Missione Archeologica a Vivara: pp. 62, 63, 64, 65, 66-72; Archivio Moccheggiani: pp. 64/65 – Mondadori Portfolio: pp. 104/105; Leemage: pp. 74, 108 AKG Images: pp. 75, 77 (alto), 78 (basso), 78/79, 80/81, 103; Electa/Fabrizio Carraro: pp. 86-87 – Archivi Alinari, Firenze: p. 102 – Da: Stefano Giuntoli, Le necropoli etrusche di Macchia della Riserva a Tuscania. 1 Pian delle Rusciare (Arbor Sapientiae, Roma 2015): p. 110 – Cippigraphix: cartina a p. 53. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9,00/18,00] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano

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SCAVI • PROGETTO OSTIA MARINA

L’ULTIMO

MITREO DOPO AVER A LUNGO SFAMATO E DISSETATO I SUOI AVVENTORI, UNA «TRATTORIA» DELL’ANTICA CITTÀ DI OSTIA SI TRASFORMÒ IN UN LUOGO DI CULTO. NEI SUOI AMBIENTI PRESERO A RIUNIRSI I SEGUACI DI MITRA, IL DIO IRANICO IN ONORE DEL QUALE SI CELEBRAVANO CERIMONIE CHE CULMINAVANO CON IL SACRIFICIO DI UN TORO di Massimiliano David, con la collaborazione di Stefano De Togni, Paola Germoni, Alessandro Melega, Cinzia Morelli e Angelo Pellegrino 32 a r c h e o


A sinistra: Ostia (Roma). I resti della Caupona del dio Pan, scoperta sulla via della Marciana, di fronte alle terme di Porta Marina. Nel IV sec. l’edificio fu convertito in mitreo. In basso: Caupona del dio Pan. Particolare del mosaico dell’ambiente 3, raffigurante il dio silvano.

N

uovi argomenti di studio e riflessione sullo sviluppo urbano di Ostia (vedi box a p. 36) e, in particolare, dei suoi suburbi emergono dalle indagini del Progetto Ostia Marina (vedi box a p. 38). Il quartiere fuori porta Marina si sviluppò in un quadro ambientale reso fortemente dinamico dai movimenti della linea di costa. Nel rapporto con il mare, la città sembrò trovare, nel II e III secolo d.C., una speciale condizione di equilibrio, che ha i suoi presupposti nel tracciamento di una pista costiera commutata in vero e proprio asse attrezzato in età severiana e poi nella concentrazione di una serie di impianti termali, disposti lungo il lato

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SCAVI • PROGETTO OSTIA MARINA

I MAGNIFICI QUINDICI Grazie alla sua ricchezza, il campione ostiense, frutto delle numerose scoperte susseguitesi tra il XVIII secolo e il XX secolo, permette di analizzare da vicino l’importanza del mitraismo tra l’età antoniniana e l’età costantiniana. Nella città, estesa nel III secolo su una superficie di circa 130 ettari e con una popolazione calcolata in almeno 60 000 abitanti, sono attestati almeno 15 mitrei, che pongono Ostia al primo posto per chiunque voglia studiare il mitraismo romano: il fenomeno, popolare tra i piú diversi strati sociali, appare in crescita almeno fino al III secolo inoltrato. Gli studi piú recenti collocano nell’età degli imperatori adottivi (96-193 d.C.) i mitrei delle Pareti dipinte (1), delle Sette sfere (2) e delle Sette porte (3); nell’età dei Severi

che hanno rivelato contenere tracce di Juniperus, cioè di ginepro, un’essenza del tutto estranea all’ambiente ostiense (analisi del Laboratorio di palinologia e archeobotanica G. Nicoli). La pianta, sacra nel mondo persiano, produce bacche specialmente indicate in certe pratiche religiose. Alcuni singolari reperti – sebbene siano stati rinvenuti in giacitura 46 a r c h e o

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(196-235 d.C.) il Mitreo Fagan (scavato alla fine del Settecento, è oggi perduto), quello degli Animali (4), quello Aldobrandini (5), quello del cosiddetto Palazzo Imperiale (6), quello della Planta pedis (7); nel periodo detto dell’anarchia militare (235-284 d.C.) quelli di Lucrezio Menandro (8),

secondaria – offrono motivi di riflessione sulla confluenza, accoglienza e convivenza in questo edificio di diverse espressioni religiose. Mi riferisco al gruppo di oggetti in giaietto (una pietra nera lisciabile prediletta dai cultori di Cibele), alla piccola corona isiaca in bronzo e a una testa di Iside in terracotta. A questo si aggiunge un navigium Isidis graffito sulla parete

delle Terme del Mitra (9), di Fructuosus (10), di porta Romana (11), del Caseggiato di Diana (12), di Felicissimus (13) e dei Serpenti (14). A Ostia sono ben documentate tracce archeologiche dell’azione violenta e distruttiva dei mitrei operata da frange fanatiche della montante onda cristiana tra il IV e il V secolo (si pensi alla mutilazione del gruppo scultoreo rinvenuto nel Mitreo delle Terme del Mitra), ma fino alla scoperta del Mitreo dei Marmi colorati (già Caupona del dio Pan) nessun mitreo costruito posteriormente al III secolo era stato individuato. Massimiliano David

orientale dell’ambiente n. 3. Un altro reperto speciale sembra tracciare nel Mitreo dei Marmi colorati un ponte tra cultori di Mitra e seguaci di Iside: si tratta di un singolarissimo manico d’avorio intagliato, ora in restauro, probabilmente facente parte di uno strumento rituale, forse proprio di un sistro, strumento di origine egiziana che ebbe però buona acco-


In questa pagina: gruppo di Mitra che uccide il toro, opera dello scultore Kriton. II sec. d.C. Roma, Museo Ostiense. Nella pagina accanto, in basso: un’immagine del gruppo di Mitra che uccide il toro prima della ricomposizione delle parti asportate.

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SPECIALE • WINCKELMANN

JOHANN JOACHIM WINCKELMANN (1717-1768)

OMERO,

LA GRECIA E LA

RICERCA DEL BELLO TRECENTO ANNI FA MORIVA, IN CIRCOSTANZE DRAMMATICHE, JOHANN JOACHIM WINCKELMANN, ERUDITO GENIALE E PADRE DELLA MODERNA ARCHEOLOGIA. NEL 1755 SI STABILÍ A ROMA, CITTÀ DOVE TRASCORSE GLI ANNI PIÚ FELICI E PROFICUI DELLA SUA ESISTENZA. ECCO IL RACCONTO DI UNA VITA STRAORDINARIA, SCANDITA DA SCOPERTE E INTUIZIONI EPOCALI. MA ANCHE OSCURATA DA UN VELO DI INQUIETUDINE...

di Friedrich-Wilhelm von Hase In questa pagina: ritratto immaginario del poeta Omero, dal Palazzo Caetani, a Roma. Opera romana del II sec. d.C., da un originale greco del 150 a.C. circa. Parigi, Museo del Louvre. Nella pagina accanto: ritratto di Johann Joachim Winckelmann, olio su tela di Anton von Maron. 1768. Weimar, Museo del Castello di Weimar. 74 a r c h e o


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SPECIALE • WINCKELMANN Ritratto di Johann Joachim Winckelmann (particolare), olio su tela di Anton Raphael Mengs. 1777 circa. New York, The Metropolitan Museum of Art.

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ALLA SCOPERTA DEL «TESORO DI ANTICHITÀ» incontro con Claudio Parisi Presicce ed Eloisa Dodero, a cura di Andreas M. Steiner

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ohann Joachim Winckelmann, nato a Stendal (Germania) il 9 dicembre del 1717, è universalmente considerato il padre fondatore dell’archeologia classica e della storia dell’arte antica. I suoi scritti, realizzati in poco piú di un decennio e tra i quali spicca la monumentale Storia dell’arte nell’antichità (Geschichte der Kunst des Alterthums) pubblicata nel 1764, raggiunsero presto fama mondiale: «Il risultato piú significativo e duraturo raggiunto dal Winckelmann – hanno affermato nel 1981 gli storici dell’arte Francis Haskell e Nicholas Penny – consistette nel fornire un resoconto cronologico esauriente, completo e lucido di tutta l’arte antica – ma della scultura soprattutto – compresa quella egizia ed etrusca» (L’antico nella storia del gusto: la seduzione della scultura classica, Einaudi, Torino 1984). È un dato incontrovertibile che, ancora oggi, l’opera di Winckelmann continui a influenzare profondamente i modi e la stessa sensibilità con cui anche noi percepiamo e ci avviciniamo all’arte degli antichi. Nel novembre del 1755 Winckelmann arriva a Roma, grazie a una borsa di studio concessa dal principe

elettore di Sassonia e re della Polonia, Augusto III. Nei successivi tredici anni, fino alla tragica morte avvenuta a Trieste nel giugno del 1768, lo studioso tedesco definisce i contenuti fondamentali del neoclassicismo e getta le basi teoriche dell’archeologia moderna, dando vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica e stilistica delle opere antiche, fondato sull’osservazione diretta dei manufatti e sull’attenta lettura delle fonti letterarie. Fra gli «incontri» che piú influirono sulla vita e sull’opera di Winckelmann, uno ebbe senza dubbio un peso decisivo: appena tre settimane dopo il suo arrivo a Roma, infatti, il «pittore sassone» visita il Museo Capitolino nel Palazzo Nuovo in Campidoglio, rimanendone letteralmente folgorato. In questi giorni, una mostra allestita proprio nelle sale del museo romano, ci offre la possibilità di rivivere questo straordinario incontro. Ne abbiamo parlato con Claudio Parisi Presicce, Soprintendente Capitolino ai Beni Culturali, e con Eloisa Dodero, co-curatrice dell’esposizione.

Il busto di Johann Joachim Winckelmann (1781) scolpito in marmo da Friedrich Wilhelm Doell nel percorso espositivo della mostra «Il Tesoro di Antichità», visitabile a Roma, nei Musei Capitolini, fino al prossimo 22 aprile.

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IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Daniele Manacorda

STORIE DI «COSE ARTIFICIATE» LA RICOSTRUZIONE STORICA CONDOTTA ATTRAVERSO LO STUDIO DEL PAESAGGIO HA AVUTO IN EMILIO SERENI IL SUO INTERPRETE PIÚ BRILLANTE. A OLTRE CINQUANT’ANNI DALLA PRIMA PUBBLICAZIONE, I SUOI SCRITTI SONO ANCORA OGGI UNA PIETRA MILIARE INELUDIBILE

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ubblicata nel 1961, la Storia del paesaggio agrario italiano di Emilio Sereni (1907-1977) è una pietra miliare per storici e archeologi, e non solo, ancora fonte di continui ammaestramenti. A quarant’anni dalla morte, possiamo conoscere la personalità di storico fuori dal comune del suo autore attraverso il bellissimo libro che sua figlia Clara gli ha dedicato, Il gioco

dei regni (1993). Ma anche dai suoi libri traspaiono la dimensione umana e l’immagine di uno studioso ideologicamente legato a un mondo di certezze e al tempo stesso capace di valicare ogni siepe, di dissodare e arare campi inesplorati, di mescolare sementi. Un certo dogmatismo politico di Sereni è ormai consegnato agli storici, ma i suoi scritti non sono

In alto, a destra: Emilio Sereni in una foto d’archivio. In basso: Sermoneta (Latina). I resti del castello Caetani, affacciato sul bacino lacustre formato dal fiume Ninfa, in una foto Anderson del 1931.

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dogmatici: tutt’altro. Sono finestre aperte su mondi spesso sconosciuti, intuizioni che superano i confini delle discipline, corto circuiti che illuminano campi del sapere ombrosi. Guardando la mole del suo volume sulle Comunità rurali della Liguria antica, c’è da domandarsi come e quando avesse potuto essere stesa una trattazione del genere da un agronomo, studioso della storia e della politica agraria dell’Italia contemporanea, senza una particolare formazione antichistica, che aveva dedicato la maggior parte della sua vita alla lotta clandestina e alle patrie galere e poi alla militanza politica alla luce del sole. Chi legga oggi quelle pagine resta impressionato dalla modernissima percezione del senso della stratificazione storica che affiora nel dettaglio dei paesaggi e dei regimi agrari, osservati con l’occhio dello storico, dell’etnologo, del linguista, perché in lui si fondevano con naturalezza tante diverse discipline, ciascuna impegnata alla metà del secolo scorso a consolidare le proprie


Paesaggio con fiume, disegno su carta di Leonardo da Vinci. 1473. Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. L’opera riproduce probabilmente il Valdarno Inferiore. strutture, e a volte le proprie difese. Sereni rispetta quelle discipline, consapevole della loro necessità, ma quasi le sorvola, come chi sappia di dover guardare piú in alto e piú lontano, perché consapevole di aver intrapreso a lavorare una «terra non seminata». Una terra da conoscere studiando innanzitutto il quadro geografico, il paesaggio geologico, vegetale e agricolo, e ogni fonte capace di «far trasparire le tracce» di istituzioni piú antiche; consultando certamente le fonti archivistiche, e – nei limiti dell’epoca – quelle archeologiche, dando spazio a «ogni documento della cultura materiale»: un termine allora inusuale e ideologicamente connotato, che solo vent’anni dopo di lui avrebbe trovato spazio nell’archeologia italiana. E – come lui stesso scrive –

analizzando anche «piú largamente di quanto non si soglia in genere fare in questa materia (…) le tradizioni folcloristiche, e l’etnografia comparata», nonostante «l’incuria o la diffidenza, di cui sono talora oggetto nella piú recente storiografia».

BISOGNO DI SINTESI Risulta evidente il debito di Sereni verso la Scuola delle Annales, e in particolare verso Marc Bloch, del quale apprezzava il bisogno di sintesi, «foss’anche in apparenza prematura», che gli verrà rimproverato con la definizione di Sereni «erudito» o «ultimo degli enciclopedisti». Sereni era invece all’opposto della erudizione, perché la molla delle sue ricerche era quella di «suscitare in un piú largo

pubblico un interesse o anche una semplice curiosità scientifica». Cioè a dire: il sapere non fine a se stesso, ma come lievito e carburante per ogni altra possibile ricerca; il sapere, insomma, come oggetto della piú ampia diffusione, che sola distingue l’erudizione dalla cultura, intesa come sistema di conoscenze che sempre creano nuovi modi di interpretare e modificare la realtà. Sereni, dunque, agevolato dalla sua formazione liceale, dall’ambiente colto della famiglia, dalla consuetudine con i testi e i temi della tradizione ebraica, dalla sua singolare attitudine per le lingue – che ne fece un poliglotta –, piegava le discipline all’analisi del contesto nella sua integrità: oggi lo diremmo il precursore della visione olistica del paesaggio storico. Laureatosi in agronomia nel 1927,

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Archeo n. 397, Marzo 2018 by Archeo - Issuu