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Archeo n. 396, Febbraio 2018

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2018 IL SIGILLO DEL GUERRIERO

L’ENIGMA DEI VOLTI SFREGIATI CHI RAFFIGURANO QUELLE MISTERIOSE STATUETTE DI 5000 ANNI FA?

BALAFRÉ

PENISOLA CALCIDICA

L’INTERVISTA

ARISTOTELE IN CALCIDICA SPECIALE NINIVE

Mens. Anno XXXIV n. 396 febbraio 2018 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

SICILIA ANTICA

IN VIAGGIO CON ARISTOTELE

«COME HO SCOPERTO LA SICILIA ANTICA» INCONTRO CON GIUSEPPE VOZA RIVELAZIONI

GRATTACIELI A ROMA

SPECIALE

NINIVE

UNA LEGGENDA SULLE RIVE DEL TIGRI

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 FEBBRAIO 2018

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ARCHEO 396 FEBBRAIO

BALAFRÉ

€ 5,90


EDITORIALE

DALLA TERRA DEI LEONI In un volume appena pubblicato dall’editore Tauris, Massimo Vidale, professore di archeologia del Vicino Oriente all’Università di Padova e nostro collaboratore sin dai primi numeri, ricostruisce l’identikit di un’antica civiltà perduta. E lo fa riannodando i molteplici fili di una memoria, interrottasi non tanto come conseguenza inevitabile del trascorrere del tempo, quanto per la sorte traumatica abbattutasi nel «secolo breve» su un territorio vastissimo e selvaggio che, per secoli, quella memoria aveva gelosamente custodito. «La rapina delle necropoli dell’età del Bronzo dell’Afghanistan e dei paesi vicini – scrive Vidale – iniziò nei primi anni Sessanta, come testimonia la comparsa, sul mercato antiquario, delle prime statuette composite (…) dopo l’invasione sovietica del 1979, inoltre, le già deboli istituzioni preposte alla protezione del patrimonio culturale nelle regioni orientali dell’Asia centrale avevano completamente cessato di funzionare (…) Centinaia se non migliaia di siti, appartenuti a una civiltà di stupefacente ricchezza e creatività, sono stati devastati dagli scavi clandestini e i tesori, nascosti nelle necropoli dell’élite, saccheggiati…». Il lungo percorso intrapreso da Vidale per misurarsi con questa «tragedia archeologica» lo ha condotto lontano, dalle necropoli dell’Iran sud-orientale – devastate e poi abbandonate dagli scavatori clandestini – ai confortevoli salotti dei collezionisti occidentali, dove l’odore della polvere dei siti archeologici appare solo «come un lontano ricordo». Nelle pagine di questo numero, l’autore – in esclusiva per i nostri lettori – muove da una serie di oggetti misteriosi e unici, noti esclusivamente grazie alla loro sopravvivenza in collezioni private e museali, per suggerirci la via di un’indagine straordinaria: piccole statuette, raffiguranti uomini dal volto sfregiato e leonesse dai muscoli possenti, che sul mercato antiquario hanno raggiunto prezzi iperbolici (la statuetta raffigurata qui accanto, alta poco piú di 10 cm, è stata venduta per oltre 57 milioni di dollari) cominciano a parlare di sé, di quel loro mondo che, tra il III e II millennio a.C., fiorí tra le pianure dell’odierno Turkmenistan, l’antica Margiana, e gli altipiani afghani che i Greci chiamarono Battria. Una terra attraversata dal piú grande fiume dell’Asia centrale, l’Oxus (oggi Amu Darya), che a quel mondo scomparso ha prestato il nome… Andreas M. Steiner La Leonessa Guennol, statuetta tradizionalmente datata agli ultimi secoli del IV mill. a.C.


SOMMARIO EDITORIALE

Dalla terra dei leoni

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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SCOPERTE Lo studio dei reperti recuperati nella ricca tomba di un guerriero scoperta nel 2015 a Pilo, nei pressi del Palazzo di Nestore, svela un sigillo miceneo 6 ALL’OMBRA DEL VULCANO Nel quartiere pompeiano di Porta Nocera sono ora visitabili case e botteghe che restituiscono un altro vivido spaccato della vita quotidiana della città 10

PAROLA D’ARCHEOLOGO Dopo il trasferimento all’EUR e l’inserimento nel Museo delle Civiltà, il Museo Orientale «Giuseppe Tucci» torna a presentare una prima selezione dei suoi capolavori 20

DALLA STAMPA INTERNAZIONALE

52 INCONTRI

«Come ho scoperto la Sicilia antica»

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intervista a Giuseppe Voza, a cura di Sergio G. Grasso

Lo scavo di una grotta alle pendici del Monte Carmelo resitituisce un frammento di mascella che getta nuova luce sulla diffusione dell’uomo moderno 26

DA ATENE

Un tesoro sotto il tetto

32

di Valentina Di Napoli

MUSEI I laboratori didattici allestiti a Villa Adriana e a Villa d’Este, a Tivoli, svelano i segreti delle grandi biblioteche dell’antichità 12

ESCLUSIVA

La lunga marcia degli «sfregiati» di Massimo Vidale

34

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In copertina statuetta composita raffigurante un personaggio con una profonda cicatrice sul volto, perciò definito «balafré» (sfregiato). 2000 a.C. Parigi, Museo del Louvre.

Anno XXXIV, n. 396 - febbraio 2018 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Via Calabria, 32 – 00187 Roma tel. 06 86932068 – e-mail: info@timelinepublishing.it Redazione: Stefano Mammini s.mammini@timelinepublishing.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) l.cecilia@timelinepublishing.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale

Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Carlo Citter è ricercatore di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Francesco Colotta è giornalista. Michele Cupitò è professore associato di preistoria e protostoria all’Università degli Studi di Padova. Valentina Di Napoli è archeologa. Sergio G. Grasso è giornalista. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Daniele Morandi Bonacossi è professore ordinario di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’Università degli Studi di Udine. Annarita Martini è archeologa. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Donato Tamblé è stato Soprintendente Archivistico per il Lazio. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: Archivi Alinari, Firenze: RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/ René-Gabriel Ojéda: copertina (e p. 35) e p. 34; RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/Hervé Lewandowski: p. 51 (basso) – Doc. red.: pp. 3, 26, 33 (sfondo), 49, 60-61, 65, 104-107, 111 – Cortesia Department of Classics, University of Cincinnati: J. Vanderpool: pp. 6/7 (foto); T. Ross: pp. 6/7 (disegno); Pylos Excavations: p. 8 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia Associazione Fannius: pp. 12-15 – Cortesia degli autori: pp. 16-17, 67, 68-69, 70 (riquadro), 72/73, 73, 74-75, 108-109 – Cortesia MuCiv-Museo delle Civiltà, Roma: pp. 20-23 – Cortesia Gerhard Weber, Università di Vienna: p. 27 – Cortesia David Scahill: p. 32 – Stefano Mammini: p. 33 (riquadro) – Valerio Ricciardi: pp. 36-39, 41, 42-47 – Cortesia I.B. Tauris, Londra: fotoelaborazione alle pp. 40/41 – Cortesia Museo Nazionale del Kuwait: pp. 48, 50 – Mondadori Portfolio: Leemage: pp. 51 (alto), 64, 110 – Antonio Gerbino: p. 52 – Cortesia Archivio Giuseppe e Cettina Voza: p. 53, 54-58, 59 (alto) – Shutterstock: pp. 59 (basso), 62-63, 70/71, 72, 76/77 – Cortesia Ufficio Stampa Rijksmuseum van Oudheden, Leida: pp. 78/79, 80, 82-87, 88, 90-101 – DeA Picture Library: C. Sappa: pp. 88/89 – Getty Images: AFP/Dimitar Dilkoff: pp. 102-103 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 26, 64, 66, 81. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.


ITINERARI

Sulle tracce di Aristotele

62

di Carlo Casi

62 Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA...

...fu costretta a crescere in altezza 104 di Romolo A. Staccioli

78 SPECIALE

Ninive, una leggenda sulle rive del Tigri

78

di Daniele Morandi Bonacossi

LIBRI

SCAVARE IL MEDIOEVO Coltivare la memoria

112

108

di Andrea Augenti

104

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Signori del tempo

110

di Francesca Ceci

Editore: My Way Media S.r.l. Direttore generale: Andrea Ferdeghini Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Pubblicità Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534

110

Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano

Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 211 195 91 [lun-ven, 9,00/18,00] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano

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ESCLUSIVA • IL MISTERO DEI BALAFRÉ

LA LUNGA

MARCIA DEGLI «SFREGIATI» Quella qui riprodotta è una delle prime statuette a cui è stato dato il nome di balafré (letteralmente «sfregiato», in francese) che siano comparse sul mercato antiquario. Databile intorno al 2000 a.C., proviene con ogni probabilità dall’Asia centromeridionale e si trova al Museo del Louvre di Parigi. Il lato destro è incrostato di carbonato di calcio; le viste di profilo rivelano la muscolatura poderosa del personaggio raffigurato, sotto una pelle coperta da scaglie di rettile. 34 a r c h e o


NEGLI ULTIMI CINQUANT’ANNI, SUL MERCATO ANTIQUARIO, HA FATTO LA SUA COMPARSA UNA SERIE DI MISTERIOSE STATUETTE. RITRAGGONO PERSONAGGI CON IL VOLTO SEGNATO DA UNA PROFONDA CICATRICE, UN OCCHIO SOLO E DALLA PELLE SIMILE A QUELLA DI UN SERPENTE... RIBATTEZZATI BALAFRÉ, CIOÈ «SFREGIATI», SONO A TUTT’OGGI UN ENIGMA. DEL QUALE PRESENTIAMO IN ESCLUSIVA LA POSSIBILE E AFFASCINANTE SOLUZIONE testo di Massimo Vidale, fotografie di Valerio Ricciardi

Fino a poco tempo fa, erano note solo da tre esemplari in mostra nei musei di Parigi, Berlino e New York. Oggi, molte altre enigmatiche statuette di questo tipo, provenienti da vecchi scavi clandestini in Asia Centrale, destano stupore e nuovi interrogativi tra gli specialisti di archeologia orientale. Che cosa significano la pelle scagliosa, il taglio sul volto e i piercing sulle labbra? a r c h e o 35


ESCLUSIVA • IL MISTERO DEI BALAFRÉ Sulle due pagine: a differenza di altri, in questo balafré (oggi in collezione privata), le eleganti scarpe furono scolpite nello stesso blocco del resto degli arti inferiori. Secondo l’ipotesi sviluppata nell’articolo, le scaglie di rettile non alludono alla natura dell’eroe, ma al suo precedente inghiottimento da parte del drago cosmico dell’aridità stagionale; e il vaso versato al suolo rappresenterebbe la liberazione primaverile delle acque. Inoltre, confrontando un numero consistente di statuette, appare chiaro come esse ritraggano un personaggio con un occhio solo. Entrambi i temi (la lotta col drago cosmico, e l’eroe con un occhio solo) potrebbero far pensare ad antiche mitologie indoeuropee.

46 a r c h e o

Una versione ben nota di questo mito arcaico traspare da piú di un passo della tradizione religiosa ed epica indiana. Si tratta di non pochi brani del Rigveda (la parte piú antica e prestigiosa dei testi sacri induisti) e dell’epica del Mahabharata, che, in alcune parti, sono presumibilmente molto antichi, ma che, a giudizio degli esperti, furono anche molto rielaborati in epoche successive.

PELLE DELL’EROE O DEL NEMICO? Nei testi indiani, l’eroica divinità che combatte il mostro è Indra, dio guerriero, signore della folgore e del tuono, che cavalca il suo soprannaturale elefante. Indra raccoglie l’eredità ideologica di divinità proto-indoeuropee della guerra. Il Serpente suo nemico si chiama Vrtra, nome nel quale si nascondono significati affini al concetto di avviluppare, coprire, avvolgere, rivestire. Le nostre statuette, infatti, «raccontano» chiaramente che le scaglie rettiliane si fermano ai polsi della figura; possono coprire la barba, ma non il volto. In altre parole, la pelle mostruosa non appar-


tiene all’eroe, ma al suo mortale nemico, che lo ha fagocitato. Alcuni passaggi dei testi indiani, sebbene piuttosto tardi rispetto alle statuette degli sfregiati, potrebbero alludere alle ferite al volto dell’eroe-dio (anche se la cosa non è del tutto certa); comunque, indicano chiaramente che Indra, nel corso dello scontro, fu interamente ingoiato dal drago, e riemerse solo quando le altre divinità vennero in suo soccorso, creando una nuova, giovane dea di nome Jrmbhika («La Sbadigliatrice»). Quando il drago sbadigliò, Indra riuscí a riemergere dalle sue fauci, annientandolo e liberando le acque cosmiche dalla cavità oscura nella quale il drago le tratteneva. In questa luce, l’eroe o divinità ritratto nelle statuette, data la sua probabile antichità, rappresenterebbe un antenato e precursore della figura di Indra: una figura dominante in quel substrato culturale, mitologico e religioso e probabilmente linguistico che gli studio(segue a p. 52)

a r c h e o 47


SPECIALE • NINIVE

NINIVE, UNA LEGGENDA SULLE RIVE DEL TIGRI


FU UNA DELLE METROPOLI DEL VICINO ORIENTE ANTICO E LA CAPITALE DELL’IMPERO ASSIRO. LA SUA FAMA, IMMORTALATA DAL RACCONTO BIBLICO, HA ATTRAVERSATO I MILLENNI, DALL’ANTICHITÀ FINO ALL’ETÀ MODERNA. ESPLORATA A PARTIRE DALLA METÀ DELL’OTTOCENTO – E DIVENUTA BEN PRESTO UNO DEGLI EMBLEMI DELL’ARCHEOLOGIA VICINO-ORIENTALE – NEL 2014 VIENE COLPITA DALLA FURIA ICONOCLASTA DEL TERRORISMO ISLAMISTA. OGGI LA GLORIOSA CITTÀ È PROTAGONISTA DI UNA GRANDE MOSTRA AL MUSEO DI ANTICHITÀ DI LEIDA, IN OLANDA di Daniele Morandi Bonacossi

L

e rovine di Ninive, l’ultima capitale dell’impero assiro, si estendono su di una superficie immensa (750 ha), sulla riva sinistra del Tigri, nei quartieri orientali della moderna città di Mosul, nell’Iraq settentrionale. Prima dell’inizio degli scavi archeologici guidati dal console francese a Mosul, l’oriundo italiano Paul-Émile Botta, nel 1842, il nome dell’antica Ninive – metropoli dell’Oriente, tragica capitale del primo impero globale della storia – risuonava nella memoria dell’Occidente solo attraverso le potenti immagini costruite dai profeti d’Israele. Nella sua furia contro il popolo d’Israele, che non manteneva la propria fede in un solo dio, Isaia cosí evocava l’Assiria: «Guai all’Assiria, verga della mia ira [di Yahweh]! Il bastone che ha in mano, è lo strumento della mia indignazione». Pur essendo uno strumento del disegno divino, i profeti d’Israele punirono l’Assiria attraverso la distruzione di Ninive a causa della sua arrogante certezza nella propria invincibilità, la sua idolatria, la crudeltà e lascivia dei suoi sovrani e la sua enorme ricchezza.

LA MANO DEL SIGNORE Per questi peccati e le devastazioni arrecate nei regni di Israele e Giuda e la deportazione dei loro popoli in Assiria, il profeta Sofonia profetizzava l’irrevocabile condanna di Ninive: «Egli [il Signore] stenderà la mano anche al settentrione e distruggerà l’Assiria, farà di Ninive una desolazione, arida come il deserto. Si accovacceranno in mezzo ad essa, a frotte, tutti gli animali del branco. Anche il gufo, anche la civetta si appollaieranno sui suoi capitelli (...) Questa è la città gaudente, che se ne stava sicura e pensava: “Io e nessun altro!”. Come mai è diventata un deserto, un rifugio di animali?». E il profeta Nahum cosí ammoniva Ninive: «Guai alla città sanguinaria, che è tutta piena di frode e di violenza e che non cessa di far preda! (...) Seducente prostituta, maestra nelle arti magiche che vendeva le nazioni con le sue prostituzioni e i popoli con le sue arti magiche. “Ecco, io sono contro di te”, dice l’Eterno degli eserciti, “io alzerò i lembi della tua veste fin Sulle due pagine: in primo piano, testa in bronzo di un re accadico, probabilmente Manishtushu o Naram-Sin, rinvenuta a Ninive negli scavi del 1930-1931. 2250 a.C. circa. Baghdad, Iraq Museum. Sullo sfondo, le mura della città. a r c h e o 79


SPECIALE • NINIVE

A sinistra: maschera funeraria in lamina d’oro, da Ninive. II sec. d.C. circa. Londra, The British Museum. In basso: ritratto di un regnante assiro, dall’Iraq. IX sec. a.C. Leida, Rijksmuseum van Oudheden. Nella pagina accanto: bassorilievo su gesso raffigurante un soldato e due prigionieri deportati, dal Palazzo Sud-Ovest di Ninive. VII sec. a.C. Leida, Rijksmuseum van Oudheden.

interno del palazzo che è stato ricostruito con precisione, utilizzando tecniche 3D e una proiezione dei colori originali. A tale ricostruzione si è dedicato un gruppo di ricerca internazionale, che si è avvalso anche delle fotografie scattate prima della recente devastazione. Due repliche a grandezza naturale di altrettanti tori alati all’ingresso di una sala rievocano al visitatore la vita di un re a Ninive. DOVE E QUANDO «Ninive. Cuore di un antico impero» Leida, Rijksmuseum van Oudheden fino al 25 marzo Orario ma-do, 10,00-17,00; lu chiuso Info www.rmo.nl 100 a r c h e o


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