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Archeo n. 394, Dicembre 2017

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2017

BOLOGNA CIMITERO EBRAICO

ARMENIA OVIDIO

TORMENTA NAVALIA/4

SPECIALE MUTINA SPLENDIDISSIMA

Mens. Anno XXXIII n. 394 dicembre 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

IL RITORNO DEI DRAGHI GIGANTI

ANNIVERSARI

OVIDIO, NOSTRO CONTEMPORANEO

ARABIA SAUDITA

IL CANE PIÚ ANTICO DEL MONDO

MUTINA SPLENDIDISSIMA

SPECIALE

L’EREDITÀ DI UNA CITTÀ ROMANA

www.archeo.it

IN EDICOLA I L 7 DICEMBRE 2017

o. i t

CI S BO M CO LO ITE P G RO ER N TO A E BR IL ww w. AI a rc CO he

ARCHEO 394 DICEMBRE

ARMENIA

€ 5,90


EDITORIALE

ANNIVERSARI È il dicembre dell’8 d.C. quando Publio Ovidio Nasone affronta la fatica del viaggio – via terra e via mare – che, dopo mesi, lo porterà ad approdare sulla costa occidentale del Mar Nero, dove sconterà l’esilio al quale lo ha condannato l’imperatore Augusto. Pare che già durante il lungo tragitto abbia scritto gli undici distici che compongono il primo dei cinque libri delle elegie dei Tristia. Questi, insieme ai quattro volumi delle «lettere dal Mar Nero», riuniscono, in un centinaio di versi, la disperazione del poeta di fronte alla prospettiva di un’esistenza destinata a concludersi in un luogo «alla fine del mondo». Generazioni di lettori, e piú di qualche esule, si sono identificati con il destino del poeta, rimanendone inesorabilmente affascinati. Di straordinaria attualità sono, poi, le Metamorfosi, il capolavoro di Ovidio, completato poco prima dell’esilio: «Di tutte le dicotomie con cui gli uomini cercano di comprendere se stessi, la piú antica – e forse piú profonda – è rappresentata dal contrapporsi del mito dell’immutabilità (stasis) a quello della trasformazione (metamorphosis). L’immutabilità, ovvero il sogno dell’eternità, di un ordine rigido applicato a tutte le vicende umane, è il mito preferito dai tiranni; il cambiamento, ovvero la consapevolezza che non esiste nulla che mantenga la propria forma, è la forza motrice dell’arte». Con queste parole, lo scrittore Salman Rushdie descrive, rendendolo universale, il conflitto tra il «tiranno» Augusto e il poeta Ovidio. E talmente «scandalosi» risultano, ancora oggi, certi miti a sfondo sessuale narrati nel poema epico-mitologico, che alcune università britanniche e statunitensi, nel rispetto dei promotori dei gender studies, fanno precedere la lettura delle Metamorfosi dall’avvertenza che il loro contenuto potrebbe risultare «lesivo dell’identità psichica». Della contemporaneità di Ovidio ci parla Roberto Andreotti (vedi alle pp. 66-80), in occasione del bimillenario della morte del grande poeta. Vorrei concludere questo editoriale di fine anno ricordando un altro, diverso, ma nondimeno importante, anniversario: nel 1217, infatti, sbarcarono ad Akko, l’antica San Giovanni D’Acri, i primi frati francescani. Degli ottocento anni della loro presenza in Terra Santa ci racconta una piccola ma raffinata mostra allestita alla Biblioteca Braidense di Milano (fino al 23 dicembre). E di alcuni, recentissimi risultati ottenuti grazie all’instancabile lavoro dei «frati archeologi» ci parla, invece, Renata Salvarani (vedi alle pp. 22-24). Buona lettura, allora. E i nostri migliori auguri per il Natale e l’Anno Nuovo! Andreas M. Steiner In alto: Ovidio fra gli Sciti, olio su tela di Eugène Delacroix. 1859. Londra, National Gallery.


SOMMARIO EDITORIALE

Anniversari

3

di Andreas M. Steiner

Attualità

LA NOTIZIA DEL MESE

SCAVI La necropoli vulcente di Poggetto Mengarelli svela una nuova tomba etrusca inviolata 14

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DA ATENE

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A TUTTO CAMPO Quali regole occorre seguire per armonizzare gli interventi di scavo e quelli della conservazione, tappe indissolubili nello studio del passato? 16

SCOPERTE Incisioni rupestri scoperte in Arabia Saudita mostrano le immagini di cani impegnati in battute di caccia: potrebbe trattarsi di una delle prime prove della loro domesticazione nella regione 10

MOSTRE La ricerca fotografica di Luigi Spina sui capolavori della Collezione Farnese protagonista di un’affascinante esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli 18

di Alessandra Gilibert

ALL’OMBRA DEL VULCANO Il Parco Archeologico di Pompei «sposa» l’arte contemporanea, dando vita a una suggestiva esposizione negli spazi del Museo MADRE di Napoli 12

MUSEI Alla scoperta del Terra Sancta Museum di Gerusalemme, dove le testimonianze archeologiche si fondono con l’altissimo valore simbolico del sito 22

Scoperto a Bologna il cimitero ebraico medievale: è il piú grande attualmente indagato in Italia 6

NOTIZIARIO

Occhio alla lettera!

36

di Valentina Di Napoli

SCAVI

Nella terra dei draghi giganti

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40 SCOPERTE

Il caos oltre la porta 58 di Alessandra La Fragola, con contributi di Stefano Masala e Giuseppe Carzedda

In copertina testa in marmo di Ercole tipo Farnese, dal territorio modenese. Seconda metà del II sec. d.C. Modena, Musei Civici.

Anno XXXIII, n. 394 - dicembre 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale

Hanno collaborato a questo numero: Roberto Andreotti è giornalista. Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Giuseppe Carzedda è studioso di numismatica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Fernanda Cavari è responsabile del Laboratorio di Restauro del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Renata Curina è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Valentina Di Napoli è archeologa. Valentina Di Stefano è assistente tecnico presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Daniela Fuganti è giornalista. Alessandra Gilibert è ricercatore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e dirige il Dragon Stones Archaeological Project in Armenia. Alessandra La Fragola è archeologa e storica. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Luigi Malnati è soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Stefano Masala è archeozoologo. Francesca Piccinini è direttrice dei Musei Civici di Modena Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Renata Salvarani è ricercatore di storia del cristianesimo e delle Chiese presso l’Università degli Studi Europea di Roma. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Illustrazioni e immagini: Cortesia Musei Civici, Modena: fotografie di Carlo Vannini, Paolo Terzi, Mauro Terzi: copertina e pp. 88-89, 90-96, 97 (basso), 98-103; Riccardo Merlo: disegno ricostruttivo alle pp. 88/89 (sfondo); Altair4 Multimedia: p. 97 (alto) – Doc. red.: pp. 3, 79, 108 – Cortesia Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara: Cooperativa Archeologia: pp. 6, 9 (basso); Roberto Macrí: pp. 7, 8, 9 (alto) – Cortesia Maria Guagnin: pp. 10-11 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 14-17, 22-24, 40-55, 60 (basso), 82-83, 84 (alto), 85, 86 (basso), 110 (alto), 111 – Luigi Spina: pp. 18-21 – Cortesia Ufficio Stampa dell’Institut du monde arabe, Parigi: Museo Benaki, Atene: p. 26 (alto); G. Antaki /Axia Art: p. 26 (basso); Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze: p. 27; Metropolitan Museum of Art, New York: pp. 28 (alto), 29 – Cortesia Scuola Svizzera di Archeologia in Grecia: pp. 36 (basso), 37-39 – Cortesia Dragon Stones Archaeological Project: pp. 40-47, 48/49, 50-55; A. Hakhverdyan: disegno a p. 49


STORIA

Ovidio, nostro contemporaneo

66

di Roberto Andreotti

108 SCAVARE IL MEDIOEVO Dai pupazzi al tornio

108

di Andrea Augenti

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

66 ARCHEOTECNOLOGIA

La guerra del fuoco

La bellezza rapita

110

di Francesca Ceci

82

di Flavio Russo

SPECIALE

Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA... …diventò una città di portici

104

di Romolo A. Staccioli

Mutina – Modena L’eredità di una città romana

104 LIBRI

112

– Natalina Lutzu: disegno a p. 58 – Shutterstock: pp. 58/59 – Mondadori Portfolio: Leemage: pp. 60 (basso), 61; Electa/Sergio Anelli/su concessione MiBACT: p. 68; AKG Images: pp. 69, 108/109; Album: pp. 70/71, 78; Electa/Andrea Jemolo: p. 72; Rue des Archives/CCI: p. 73; AGE: p. 75; Electa/Sergio Anelli: pp. 76-77 – Cortesia Giuseppe Carzedda: foto e disegni alle pp. 62, 63 (basso), 65 – Giannina Granara e Alessandra Calvia: fotografie a p. 63 – Bridgeman Images: pp. 66/67 – Alamy Stock Photo: p. 74 – DeA Picture Library: Archivio J. Lange: p. 80; Vincenzo Pirozzi: p. 104; G. Dagli Orti: p. 110 (basso) – Flavio Russo: ricostruzioni alle pp. 84 (basso), 86 (alto) – Studio Inklink, Firenze: pp. 105-106 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 36.

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Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

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88

di Luigi Malnati e Francesca Piccinini

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A TUTTO CAMPO Fernanda Cavari

UN BINOMIO VIRTUOSO SCAVANDO, L’ARCHEOLOGO DETERMINA UNA DISTRUZIONE: I SUOI STRUMENTI, INFATTI, ALTERANO UN EQUILIBRIO CONSOLIDATOSI NEL TEMPO. ECCO PERCHÉ È INDISPENSABILE CHE L’INDAGINE SUL CAMPO SIA ACCOMPAGNATA DAGLI OPPORTUNI INTERVENTI DI CONSERVAZIONE

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e piú recenti direttive nel campo della preservazione e valorizzazione dei beni culturali differenziano gli interventi conservativi dalle operazioni di restauro vero e proprio. Si definisce «conservazione» l’insieme delle procedure finalizzate a impedire il degrado di una qualsiasi testimonianza storica materiale, assicurando la sua trasmissione alle generazioni future. Il termine «restauro» deve essere invece inteso come restituzione della leggibilità e contributo alla valorizzazione del manufatto. La conservazione, quindi, è un’azione imperativa e ineludibile rispetto al restauro, che invece si configura come esigenza complementare all’interno della complessa strategia di salvaguardia dei beni culturali. La conservazione archeologica

Vignale (Livorno): intervento provvisorio di conservazione di un rivestimento pavimentale a mosaico mediante contenimento dei bordi e delle lacune. Per quanto riguarda questo genere di manufatti, devono essere attuate procedure di «primo soccorso» sin dal momento della messa in luce, in attesa dell’intervento definitivo.

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presenta una sua specificità per le particolari procedure messe in atto a tutela dei manufatti contestualmente e successivamente allo scavo.

RISCHI E PREVENZIONE In termini di salvaguardia, a ben vedere, lo scavo archeologico può ritenersi infatti un danno piú che un recupero salvifico di testimonianze materiali: parametri diversi di luce, umidità, ossigeno e sollecitazioni meccaniche di qualsiasi tipo possono infatti portare a collassi strutturali, trasformazioni fisico-

chimiche, e, in alcuni casi, anche alla distruzione di strutture e oggetti che per secoli hanno goduto di condizioni ambientali particolari e stabili. Le condizioni di seppellimento provocano, infatti, processi di trasformazione/degrado dei reperti, ma, allo stesso tempo – proprio per l’isolamento dall’ambiente aereo – ne permettono la sopravvivenza. Le trasformazioni potranno riprendere al momento della loro messa in luce e conseguente esposizione a nuove condizioni ambientali che, oltre a


Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali. La proposta fu sostenuta anche da Andrea Carandini, che in quegli anni dirigeva il cantiere di scavo della villa romana di Settefinestre e che aveva coinvolto nello scavo restauratori dell’allora Istituto Centrale del Restauro e professionisti della conservazione di provenienza anglosassone. La presenza del Laboratorio offre oggi l’opportunità, anche con tirocini specifici, di acquisire una Dall’alto, in senso orario: Monteriggioni (Siena), Prelievo di ceramiche con supporto costituito da bende gessate; Populonia (Livorno), prelievo di un frammento di stucco mediante schiuma di poliuretano dall’Edificio delle Logge; Cosa (Grosseto), operazioni di consolidamento preliminare dei mosaici nella Casa di Diana. pregiudicarne la sopravvivenza, possono causare la perdita di preziose informazioni archeologiche. Sistemi di conservazione preventiva si rendono quindi necessari, soprattutto in presenza di manufatti di notevole fragilità, per i quali il successivo intervento diretto curativo non può, da solo, assicurarne la sopravvivenza.

INTERVENTI FONDAMENTALI La conservazione non può essere considerata una scelta accessoria dell’indagine archeologica, ma una prassi contestuale di normale routine, come già messo in evidenza dalla ormai, per alcuni aspetti, superata Carta del Restauro del 1972. Durante lo scavo è fondamentale mettere in atto azioni, spesso molto semplici, che non ricadono direttamente sugli oggetti, ma che creino le condizioni ottimali per evitare e prevenire ulteriori deterioramenti. Corretti

metodi di manipolazione, trasporto, immagazzinamento sono preliminari indispensabili per i successivi procedimenti di conservazione e restauro; due regole basilari sono un prelievo che «congeli» la situazione di rinvenimento (per esempio con pane di terra) e il mantenimento, per quanto possibile, delle stesse condizioni ambientali. L’importanza del ruolo della conservazione archeologica in ambito universitario fu ben compresa da Mauro Cristofani, il quale, durante la sua carica di preside della Facoltà di Lettere di Siena dal 1978 al 1981, propose la creazione dell’attuale Laboratorio di Conservazione Archeologica del

formazione di base nel campo della conservazione archeologica per una corretta gestione dei manufatti, dal rinvenimento nel cantiere al successivo intervento di conservazione e restauro a opera di centri specializzati: l’archeologo è, di fatto, attore del processo conservativo. A questo fine, in ambito anglosassone, sono stati pubblicati manuali di conservazione archeologica rivolti non solo ai professionisti del settore, ma agli archeologi stessi, i quali, con un’adeguata formazione, possono essere in grado di mettere in atto procedure tali da garantire una corretta conservazione dei manufatti. (fernanda.cavari@unisi.it)

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SCOPERTE • ARMENIA

NELLA TERRA DEI

DRAGHI GIGANTI

Armenia, Monti Gheghama. Arsen Bobokhyan, condirettore armeno del progetto, lavora alla documentazione di un vishap a vello caprino insieme all’autrice del presente articolo. 40 a r c h e o


L’ALTIPIANO DELL’ARMENIA È COSTELLATO DA UNA FITTA RETE DI VESTIGIA PREISTORICHE, TRA CUI SPICCANO LE MISTERIOSE E MONUMENTALI SCULTURE «A FORMA DI PESCE»: A QUANDO, ESATTAMENTE, RISALGONO E QUALE ERA LA LORO FUNZIONE? UNA MISSIONE ARCHEOLOGICA ITALIANA, ARMENA E TEDESCA INDAGA… di Alessandra Gilibert

L

e montagne del Caucaso, alle cui rocce la tradizione classica volle vedere inchiodato Prometeo, sono da sempre un luogo del mito, una regione arcaica e selvaggia, caparbiamente resistente ai grandi imperi che, a partire dal regno di Urartu nell’VIII secolo a.C.,

tentarono di domarne le genti. Leggende medievali tramandate dai codici miniati custoditi nel Matenadaran, il prezioso Museo dei Manoscritti di Erevan, narrano che le cime dei monti armeni siano popolate da draghi giganti, signori delle tempeste e custodi delle sacre sor-

genti. La tradizione popolare, ancora viva tra i pastori del luogo, vede questi esseri semidivini personificati in stele megalitiche decorate a rilievo, che si trovano in certi grandi pascoli d’alta quota e che infatti sono comunemente chiamate «vishap» («drago», in armeno).

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SCAVI • SARDEGNA

IL CAOS OLTRE LA PORTA IN TUTTO IL MONDO ANTICO, LA SOGLIA SEGNA UN LUOGO DI PASSAGGIO DALLA FORTE VALENZA SIMBOLICA. COME TESTIMONIANO LE TRACCE DI UN RITO SACRIFICALE, RINVENUTE ALL’INGRESSO DI UN SANTUARIO NURAGICO NEI PRESSI DI ALGHERO… di Alessandra La Fragola con contributi di Stefano Masala e Giuseppe Carzedda 58 a r c h e o


Nella pagina accanto: disegno ricostruttivo del rito della soglia officiato presso il santuario a pozzo di età nuragica scoperto in località «La Purissima», presso Alghero (Sassari). Sulle due pagine: un ramo fiorito di biancospino (Crataegus monogyna), pianta che era l’attributo della ninfa Carna, protettrice dei bambini.

L

a soglia: margine e confine. Tutto il mondo antico è permeato dal sentimento diffuso verso ciò che fa da limite tra un luogo e un altro, un territorio e un altro, un mondo e un altro. Anche in assenza di barriere reali, esisteva un limen (termine latino che indica appunto la soglia, n.d.r.) tra il mondo civile degli umani e il mondo selvatico dei boschi, una barriera impercettibile a dividere i due luoghi come si dividono idealmente due mondi, opposti eppure attratti e dipendenti l’uno dall’altro. Nel mondo mediorientale, già in epoca protostorica, esistevano cippi di confine per delimitare luoghi di pertinenza tra un regno e l’altro, con iscrizioni a sancire proprietà e limiti. Confini esistevano anche tra una città e il territorio circostante. Una testimonianza importante e rara in tal senso proviene da Ilios/ Troia, dove cippi aniconici posti sul lato destro della porta urbica meridionale, la piú importante della cit-

tà, erano dedicati al dio Apollo nella sua valenza di protettore delle porte.Tanto per ricordare che Apollo non nasce in Grecia, ma ha tradizione molto piú antica. Avvicinandoci ai nostri luoghi, una micro-testimonianza della valenza attribuita alle soglie come luoghi di passaggio tra mondi appartenenti a sfere diverse e antagoniste, proviene da un santuario nuragico riutilizzato in età romana. Ci troviamo in località «La Purissima», nell’attuale agro di Alghero (Sassari), dove tracce di un antico rito di chiusura relativo alla colmata di un tempio a pozzo forniscono una importante documentazione storico-archeologica di questa pratica cultuale.

UN RITO DI PASSAGGIO Qui, presso lo stipite destro d’ingresso alla camera del pozzo, a una quota corrispondente alla parte alta della soglia, pressappoco all’altezza dell’architrave, un focolare definito da pietre disposte circolarmente conteneva i resti di un sacrificio rituale consistente in porzioni animali, a noi pervenute solo nella frazione ossea (vedi box alle pp. 64-65). Si tratta verosimilmente di un piaculum, vale a dire di un sacrificio in

funzione di un rito di passaggio: una soglia che viene chiusa. E nell’offerta, tra i diversi animali sacrificati prevale il cervo. Tale scelta venne forse dettata dalla facile reperibilità di questa selvaggina come preda di caccia, ma, in questa particolare circostanza, suggerisce anche un possibile nesso con il fatto che il cervo è il compagno simbolico di alcune divinità e, in particolare, di Carnea, per alcuni versi assimilabile a Diana e come lei cacciatrice. Per entrambe, il cervo era infatti l’animale totemico. Ma perché si sacrificava presso le soglie? E quale valenza assumeva questo varco? Gli studi a questo proposito stanno fornendo indicazioni sempre piú precise. In ambito romano la soglia era intesa come luogo di passaggio tra il privato e il pubblico, tra i vivi e i morti, divinità malevole e benevole. Per tale motivo era tradizione praticare riti tramite i quali si proteggevano le entrate alle abitazioni, i loci amoeni come le grotte e i luoghi d’acqua, e, ovviamente, i sancta sanctorum, i luoghi deputati per eccellenza al divino, come sacelli di templi e santuari. Tali tradizioni, loro modo, sono ancora vive in Sardegna, dove, in alcua r c h e o 59


SPECIALE • MODENA

MUTINA - MODENA

L’EREDITÀ DI UNA CITTÀ ROMANA di Luigi Malnati e Francesca Piccinini

I

l Foro Boario di Modena ospita, fino all’8 aprile 2018, la mostra «Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità», curata dai Musei Civici di Modena e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e con il patrocinio dell’Università di Modena e Reggio Emilia. L’esposizione si inserisce nel piú ampio progetto «2200 anni lungo la Via Emilia», promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle sedi di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l’Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna. Grazie a questo progetto, tre città nel cuore dell’Emilia-Romagna per la prima volta riflettono congiuntamente sulla loro storia piú antica. Modena e Parma, fondate come colonie «gemelle» nel 183 a.C., e Reggio Emilia, istituita come «Forum» negli stessi anni, condividono il fondatore Marco Emilio Lepido, il console a cui si deve la costruzione della via Emilia, destinata a diventare l’elemento unificante della regione e a svolgere un ruolo ininterrotto di asse di scambio e di comunicazione. Attraverso il richiamo alla millenaria vitalità di questa strada le tre città hanno gettato un ponte ideale fra la romanità e la contemporaneità, sviluppando ognuna un articolato programma di eventi.

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Frammento di affresco con rilievo in stucco applicato raffigurante un personaggio con ampia tunica e copricapo, da una villa del suburbio di Mutina, da Modena, cava Fossalta. Metà del I sec. d.C. Modena, Musei Civici.


Sullo sfondo: disegno ricostruttivo dell’assetto ambientale ai tempi di Mutina romana. A sinistra: bronzetto raffigurante Hermes/Mercurio, da Castelvetro (Modena). Seconda metà del I sec. a.C.-prima metà del I sec. d.C. Bologna, Museo Civico Archeologico. In basso: presa di lucerna in forma di testa di divinità femminile. I-II sec. d.C. da Modena, scavi ex Parco Novi Sad. Modena, Musei Civici.

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