2017
LIBANO
RITORNO A BAALBEK
RITORNO A
BAALBEK
LUCUS FERONIAE SPECIALE AFRICA PREISTORICA
Mens. Anno XXXIII n. 393 novembre 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
MONT’E PRAMA OMAN ARCHEOLOGICO
RINASCE IL PIÚ GRANDE COMPLESSO TEMPLARE DELL’IMPERO ROMANO
SARDEGNA
I GUERRIERI DI MONT’E PRAMA OMAN
AVVENTURE NEL DESERTO LAZIO
NEL BOSCO SACRO DI FERONIA
SPECIALE
PAOLO GRAZIOSI E LA SCOPERTA DELLA PREISTORIA AFRICANA
www.archeo.it
IN EDICOLA L’ 8 NOVEMBRE 2017
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ARCHEO 393 NOVEMBRE
€ 5,90
EDITORIALE
UN PONTE PER IL LIBANO CHUD è l’acronimo per Cultural Heritage and Urban Development, un programma nato nel 1999 da un’iniziativa congiunta della Banca Mondiale, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (facente capo al nostro Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e il suo equivalente francese, l’Agence Française de Développement (AFD). Il programma ha il fine di promuovere il recupero e lo sviluppo (sul piano strutturale e su quello delle infrastrutture economiche) di cinque centri storici del Libano: Baalbek (nella valle della Beqaa), Tripoli, Biblo, Sidone e Tiro (tutte città sulla costa mediterranea). Non credo sia necessario sottolineare ai nostri lettori la rilevanza storica e culturale dei centri appena elencati… Il progetto – finanziato con iniziali 70 milioni di dollari, a cui si sono aggiunti altri 50 in seguito a un recente accordo tra governo libanese e Banca Mondiale – mira in particolare «al recupero dei centri storici e alla conservazione e presentazione dei siti culturali e alla incentivazione dei proventi derivanti dal turismo, al fine di garantirne alla popolazione sia l’uso positivamente sostenibile sotto l’aspetto economico sociale e ambientale, sia la loro conservazione e trasmissione alle generazioni future contrastando il degrado ambientale e la distruzione delle risorse non rinnovabili». L’Italia svolge un ruolo indipendente - anche se integrato - nel programma CHUD, con uno stanziamento di 10,8 milioni di euro destinato a un insieme di tre diverse tipologie di interventi. La prima elabora (insieme agli urbanisti libanesi) le linee guida per la pianificazione e la salvaguardia dei suddetti centri storici, la seconda affronta piú specificamente il recupero di alcuni elementi tipici dell’urbanistica locale, quali i caravanserragli di Baalbek e Sidone, la terza, infine, riguarda esclusivamente aspetti archeologici: gli interventi nel santuario di Giove Eliopolitano a Baalbek (e che riguardano il tempio di Giove, quello di Bacco, i Propilei, la corte e il muro perimetrale), il restauro e la messa in sicurezza di alcune importanti parti dei due siti archeologici di Tiro (l’area di Al Mina, un tempo insulare e che ospita i resti dell’antico porto e quella di Al Bass, con la vasta necropoli fenicia e il celebre ippodromo romano), il consolidamento del Castello di Terra di Sidone. Abbiamo visitato i luoghi in cui operano i nostri archeologi e siamo tornati con la ferma convinzione che la cooperazione debba lavorare proprio in questa direzione: per «costruire, difendere o ricostruire ponti» come suggerisce Giandandrea Sandri nell’intervista a p. 45. E per ricordare al mondo l’immenso potenziale di bellezza e di conoscenza di un patrimonio culturale, uscito miracolosamente indenne da anni di conflitti bellici, e in attesa di essere riscoperto. Andreas M. Steiner Tiro (Libano). Una veduta dell’antico quartiere portuale di Al Mina.
SOMMARIO EDITORIALE
Un ponte per il Libano
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
6
SCOPERTE La preparazione di una mostra sull’abbigliamento dei Vichinghi ha portato a una scoperta che getta nuova luce sui rapporti fra il Nord Europa e il mondo arabo 6
A TUTTO CAMPO Un progetto didattico sviluppato presso l’Università di Siena conferma che la lingua etrusca è un mistero solo presunto 14 PAROLA D’ARCHEOLOGO La donazione della Collezione Lolli Ghetti arricchisce in maniera significativa le raccolte del Museo «Claudio Faina» di Orvieto 18
48 MUSEI
Guerrieri in parata
48
di Stefano Mammini
ALL’OMBRA DEL VULCANO L’apertura al pubblico della Casa del Marinaio rivela un complesso pompeiano unico, composto da una struttura residenziale e un quartiere commerciale 8 SCAVI Indagini condotte nella Villa Belmonte di Palermo offrono dati preziosi sulla fase punica della città siciliana 10
SCAVI
I tesori del «Quarto vuoto»
60
di Claudio Giardino
60
28 REPORTAGE
Ritorno a Baalbek
28
di Andreas M. Steiner In copertina Baalbek (Libano). Gocciolatoio a forma di testa di leone, facente parte della decorazione scultorea del tempio di Giove Eliopolitano.
Anno XXXIII, n. 393 - novembre 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti
amministrazione@timelinepublishing.it
Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale
Hanno collaborato a questo numero: Luca Bachechi è funzionario archeologo presso il Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Firenze. Giuseppina Battaglia è archeologa della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo. Maria Bernabò Brea è presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Andrea Ciacci è direttore del Laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche all’Università di Siena. Francesco Colotta è giornalista. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (Istituto Internazionale di Studi Liguri). Elena A.A. Garcea è ricercatore confermato di preistoria e protostoria presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Cassino. Claudio Giardino è professore associato di preistoria e protostoria europea presso l’Università del Salento, Lecce. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Manuela Paganelli è archeologa. Anna Revedin è direttore dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Illustrazioni e immagini: Marco Palombi: copertina e pp. 3, 28-33, 35 (centro), 36-43, 44 (alto), 45 – Cortesia Enköpings museum, Enköping: Annika Larsson: p. 6; Therese Larsson: p. 7 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 8-9 – Cortesia Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo: p. 10 – Doc. red.: pp. 12, 34/35 (alto), 44 (basso), 53 (destra), 72-75, 104 – Cortesia degli autori: pp. 14-15, 66-71, 111 – Cortesia Fondazione per il Museo «Claudio Faina», Orvieto: pp. 18-20 – Stefano Mammini: pp. 48-49, 52, 53 (sinistra), 55 (basso), 57, 58 (basso), 59 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale, Cagliari: Luigi Corda: pp. 51, 58 (alto) – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari: pp. 54, 55 (alto); Luciana Tocco: p. 56 (alto) – Shutterstock: pp. 60/61, 63 (alto), 64/65 – Getty Images: Thomas Imo: p. 62 – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale: pp. 76/77, 78-82, 83 (basso), 84, 85 (basso) – DeA Picture Library: S. Vannini: pp. 83 (alto), 85 (alto) – Archivio Fotografico Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze: pp. 86-93, 94 (alto), 95-97, 98 (basso), 99-101 – Mondadori Portfolio: Leemage: pp. 102/103; AKG Images: pp. 106, 107 (alto), 110; Album: p. 108 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 34 (alto), 50 (alto), 63, 77, 94, 98, 107.
MUSEI
Storie del bosco sacro
76
di Carlo Casi e Manuela Paganelli
86 SPECIALE
Africa, la prima arte
86
testi di Maria Bernabò Brea, Elena A.A. Garcea, Anna Revedin, Luca Bachechi e Andrea De Pascale
76 Rubriche
QUANDO L’ANTICA ROMA... …portò al Danubio la sua «frontiera»
IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
di Daniele Manacorda
di Francesca Ceci
Voltarsi indietro per guardare avanti 102
106
di Romolo A. Staccioli
Il volo del toro innamorato 110
Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
Editore: My Way Media S.r.l. Direttore generale: Andrea Ferdeghini Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Pubblicità Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano
LIBRI
112
AVVISO AI LETTORI In questo numero, per motivi di spazio, non compare la quarta e ultima puntata della serie di Flavio Russo dedicata alle artiglierie navali, che sarà pubblicata il mese prossimo.
Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.
REPORTAGE • LIBANO
RITORNO A
BAALBEK DEDICATO A UNA TRIADE DIVINA CAPEGGIATA DA GIOVE ELIOPOLITANO, IL PIÚ GRANDE COMPLESSO SACRALE DELL’IMPERO ROMANO VENNE COSTRUITO SUL LUOGO DI UN ANTICHISSIMO SANTUARIO CANANEO. E LE SUE MAGNIFICHE ARCHITETTURE, DALL’INCONFONDIBILE APPARENZA CLASSICA, RIVELANO TUTTAVIA ASSONANZE SIGNIFICATIVE CON I CELEBRI SANTUARI DEL VICINO ORIENTE. OGGI LA «CITTÀ DEL SOLE» È AL CENTRO DI UN PROGETTO INTERNAZIONALE DI RESTAURO E VALORIZZAZIONE, INTESO A RICHIAMARE L’ATTENZIONE MONDIALE SU QUESTO GIOIELLO DEL PASSATO di Andreas M. Steiner, reportage fotografico di Marco Palombi
Baalbek-Heliopolis (Libano). Le sei colonne del tempio di Giove, nascoste dietro una fitta impalcatura, ai fini del loro monitoraggio statico e del restauro delle superfici lapidee. Qui sopra: il particolare di un gocciolatoio a forma di testa di leone, facente parte della decorazione scultorea del tempio. a r c h e o 29
SARDEGNA • MONT’E PRAMA
GUERRIERI IN
PARATA
IL NOME DI MONT’E PRAMA, CHE IN SARDO VUOL DIRE «COLLINA DELLE PALME», È DIVENUTO CELEBRE GRAZIE A UNA DELLE PIÚ IMPORTANTI SCOPERTE DEGLI ULTIMI DECENNI: QUELLA DELLE STATUE DI EPOCA NURAGICA CHE OGGI SI POSSONO AMMIRARE NEI MUSEI DI CAGLIARI E DI CABRAS. IL SITO DEL RITROVAMENTO È TORNATO A ESSERE OGGETTO DI SCAVI SISTEMATICI, CHE STANNO GETTANDO NUOVA LUCE SUL CONTESTO NEL QUALE LE SCULTURE VENNERO REALIZZATE di Stefano Mammini
S
oprattutto, non chiamiamole «giganti»: a poco piú di quarant’anni dalla loro scoperta, le statue di Mont’e Prama vogliono scrollarsi di dosso l’etichetta con la quale, di fatto, sono divenute 48 a r c h e o
celebri ben oltre i confini della loro terra d’origine, la Sardegna. A farsi promotori di questa revisione sono, in realtà, gli archeologi che delle statue si occupano, sottolineando come le loro dimensioni siano senz’altro
Sulle due pagine, in primo piano: tre statue di pugilatori, da Mont’e Prama. IX-VIII sec. a.C. Cabras, Museo Civico «Giovanni Marongiu». Questi personaggi sono rappresentati secondo un canone ricorrente: indossano un gonnellino che termina a punta sul retro, hanno il braccio destro proteso e protetto da un guantone (in questo caso non conservato) e il sinistro è invece portato sopra la testa, a sostenere un grande scudo ricurvo. È probabile che le figure ritraessero atleti impegnati in prove di abilità e coraggio in occasione di giochi rituali. Sulle due pagine, in secondo piano: la spiaggia di Is Arutas, località compresa nel territorio di Cabras e non lontana da Mont’e Prama.
a r c h e o 49
DAI CACCIATORI-RACCOGLITORI AI GARAMANTI Oceano Atlantico
Marocco
Maghreb
Mar Mediterraneo
Tunisia
di Elena A.A. Garcea
C
hi erano e come vivevano gli autori delle opere d’arte rupestre del Sahara? L’immenso territorio sahariano, che attualmente si estende dalle coste del Mediterraneo alla fascia tropicale e dall’Oceano Atlantico alla Valle del Nilo, comprende numerosi massicci montuosi con grotte e ripari sotto roccia che sono stati spesso utilizzati dalle popolazioni antiche per istoriarne le pareti e per installare i loro insediamenti. Se da una
94 a r c h e o
parte il Sahara era un ambiente aperto, favorevole ai movimenti migratori e alle interazioni culturali – anche grazie a un articolato sistema di acque sotterranee, di laghi e di oasi –, dall’altra i suoi massicci costituivano aree chiuse e protette, che favorirono la formazione di tradizioni culturali diverse e che si distinsero attraverso i prodotti della loro cultura materiale, come la ceramica e gli strumenti di pietra. Nello stesso modo le opere d’arte
Mauritania Senegal Gambia Guinea Bissau Guinea
rt dra s Ta acu Ac
Sahara Occ.
Algeria
Tassili n’Ajjer Hoggar Mali Adrar degli Ifoghas
Air
Libia
Messak Settafet Tibesti
Niger Ciad
Burkina Faso
Benin Togo Sierra Costa Leone d’Avorio Ghana Liberia
Egitto Gebel Auenat
Ennedi
Sudan
Nigeria Rep. Centrafricana Camerun
Sud Sudan
Rep. Dem. Congo
In alto: Uadi Mathendusc (massiccio del Messak Settafet, Libia). Incisione raffigurante un coccodrillo con il suo piccolo. 1962. Qui sopra: carta dell’Africa settentrionale, con i massicci montuosi sahariani, presso i quali sono attestate le testimonianze d’arte rupestre.
rupestre, anch’esse prodotti della cultura materiale, riflettono questa dicotomia: da una parte una tendenza
comune a istoriare le pareti rocciose di numerosi massicci, tanto da caratterizzare l’arte rupestre «sahariana»
nella sua interezza, e dall’altra stili, temi e tecniche diverse nei vari massicci. Non potendo qui descrivere nel dettaglio tutte le varianti culturali degli abitanti del Sahara, è comunque possibile delineare alcuni tratti generali delle culture archeologiche a cui appartenevano anche gli autori dell’arte rupestre. L’origine della tradizione artistica sahariana può essere associata al ripopolamento umano
successivo a una lunga fase iperarida del Sahara (40 000-12 000 anni fa), corrispondente all’ultimo periodo glaciale nelle nostre zone temperate. A quell’epoca il deserto raggiunse un’estensione di circa 400 km piú a sud di quello attuale e costrinse i suoi abitanti ad abbandonarlo. A partire da 12 000 anni fa, grazie all’arrivo di piogge monsoniche da sud, ebbe inizio il cosiddetto Periodo Umido Africano, che si protrasse
fino a circa 5000 anni fa e permise il riaffioramento delle falde acquifere sotterranee. Le condizioni atmosferiche si stabilizzarono intorno a 11 000 anni fa e permisero lo sviluppo di ambienti di savana, sostituendo il deserto precedente. In questa fase gruppi di cacciatori-raccoglitoripescatori cominciarono a rioccupare il Sahara settentrionale e centrale, a partire dalle zone piú settentrionali (Maghreb),
Ancora un’immagine delle incisioni rupestri a Uadi Mathendusc (massiccio del Messak Settafet, Libia),con figure di giraffe e bovini. 1962.
seguendo la dispersione delle specie animali e vegetali, e in seguito, da circa 9700 anni fa, raggiunsero anche il Sahara meridionale nell’attuale Niger. Nei tre millenni successivi, fino a circa 7500 anni fa, si attestò un progressivo incremento della popolazione sahariana, che sviluppò graduali adattamenti tecnologici e insediamentali, con l’espansione in nuovi territori e l’intensificazione dello sfruttamento delle regioni piú favorevoli, come i massicci montuosi. In generale, queste popolazioni producevano recipienti di ceramica per conservare le riserve alimentari, strumenti scheggiati macro- e microlitici e di pietra levigata, arpioni e ami da pesca di osso. Esse s’insediarono principalmente in prossimità delle risorse d’acqua e svilupparono un sistema insediamentale semi-sedentario, che permetteva di praticare regolarmente la pesca, la raccolta di molluschi e l’utilizzo di uno strumentario fragile, come la ceramica, e pesante, come le macine e i macinelli per produrre farine di semi e cereali selvatici e di carne o pesce secchi. Questa omogeneità tecnologica ha suggerito un processo molto rapido
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