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Archeo n. 390, Agosto 2017

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2017

SPECIALE GRECIA

DORI MARE

TRAIANO A CIVITAVECCHIA

I SUL

UN’EPOPEA MEDITERRANEA POGGIBONSI

VOLTI DI PALMIRA

LA VITA QUOTIDIANA AL TEMPO DI CARLO MAGNO L’ARTE DELLA GUERRA

UNESCO

TORMENTA NAVALIA/1 SPECIALE I DORI SUL MARE

Mens. Anno XXXIII n. 390 agosto 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

POGGIBONSI

TORMENTA NAVALIA I TESORI DELLA PERSIA

MOSTRE

PALMIRA AD AQUILEIA

ANNIVERSARI

TRAIANO 117 d.C. - 2017

www.archeo.it

IN EDICOLA L’8 AGOSTO 2017

o. i t

CI TR VI AI TA A VE NO CC ww w. HI a rc A he A

ARCHEO 390 AGOSTO

€ 5,90


EDITORIALE

ACQUA E CIVILTÀ

In un appassionato colonnino apparso di recente sulle pagine romane del Corriere della Sera, Giuseppe Pullara rievoca la funzione civilizzatrice degli antichi acquedotti di Roma; e propone di riabilitarne la bistrattata immagine, trasferendo a quegli eleganti e chilometrici ruderi che ancora oggi dominano la campagna intorno alla capitale, un po’ dell’eccessivo credito di cui gode, invece, il simbolo per eccellenza di Roma, il Colosseo, «luogo dedicato allo spettacolo di ogni tipo di squartamento, animale e umano». Pur ammettendo che a quella meraviglia dell’antichità – purificatasi nei secoli dai suoi molteplici peccati (non ultimo quello di essere stata costruita grazie ai proventi di uno dei saccheggi piú traumatici della storia) – siamo irrimediabilmente affezionati, la proposta di Pullara ci trova pienamente d’accordo: viva, allora, gli acquedotti romani, portatori di civiltà, salubrità e benessere (paradossalmente, mentre scriviamo, incombe la minaccia di un razionamento dell’acqua corrente in molti quartieri di Roma, una misura dovuta sí alla perdurante siccità, ma, verosimilmente, anche a una ben scarsa capacità di gestione da parte dei responsabili pubblici di questo bene primario). A riprova della lungimiranza degli amministratori di un tempo, invece, giunge la notizia di una scoperta straordinaria, quella del primo acquedotto di Roma, databile al 312 a.C., denominato Appio o dell’Acqua Appia. Ben 32 m dell’antico condotto, realizzati in tufo e rivestiti internamente di cocciopesto, sono stati portati in luce lo scorso aprile nel centrale quartiere del Celio, durante la realizzazione di un impianto di aerazione per la nuova linea metropolitana. Che l’approvvigionamento idrico fosse un tema di vitale importanza anche – e particolarmente – nelle aride terre del Vicino Oriente ci viene confermato da un’altra, recentissima, scoperta, a cui si riferiscono le immagini di questa pagina. Nella località di Rosh Ha-Ayin (Israele), gli archeologi hanno portato alla luce una grande cisterna sotterranea, di 20 x 20 m circa e profonda piú di 4. Protetto in superficie da una struttura fortificata, il bacino risale alla fine dell’VIII secolo a.C. e alimentava le numerose fattorie diffuse nell’area durante il periodo della dominazione assira. Concludiamo questo rapido excursus in tema di «infrastrutture» ricordando che, esattamente 1900 anni fa, moriva l’imperatore Traiano, osannato già dai suoi contemporanei come Optimus Princeps, e non solo per gli indiscutibili meriti di comandante militare, statista e filantropo. Traiano, infatti, fu anche un grande costruttore: a lui si devono, per citare solo qualche esempio, la creazione e l’ampliamento dei porti dell’impero, tra cui quelli di Fiumicino, Terracina, Ancona e Civitavecchia (vedi l’articolo di apertura). Al romano quartiere di Trastevere, infine, regalò un nuovo acquedotto (che porta il suo nome), ampliò quello dell’Anio Novus, potenziò e rinnovò la rete idrica dell’Urbe. Fu, davvero, un Ottimo Principe! Andreas M. Steiner Rosh Ha-Ayin (Israele). In primo piano, gli scavi della cisterna dell’VIII sec. a.C. e il particolare di uno dei condotti sotterranei.


SOMMARIO EDITORIALE

Acqua e civiltà

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di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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RECUPERI Un altro frammento del magnifico rilievo con il Mitra tauroctono rinvenuto a Tor Cervara nel 1964 è tornato al suo posto e l’opera fa bella mostra di sé nel Museo Nazionale Romano 6 SCAVI Le attività di archeologia preventiva a Cividale del Friuli gettano nuova luce sulla storia della città fra la tarda antichità e l’epoca bassomedievale

A TUTTO CAMPO Diari di scavo aggiornati in tempo reale, comunicazione dei dati immediata e condivisa: ecco alcune delle oppportunità offerte dalla live excavation 14

STORIA

Traiano, 98-117 d.C.

Magnifici quegli anni...

testi di Massimiliano David, Francesca Romana Stasolla, Rossella Zaccagnini e Andrea Paribeni

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MOSTRE

Volti di Palmira

46

di Gioia Zenoni

MOSTRE

Tra l’acqua e il deserto

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a cura di Andreas M. Steiner

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PARCHI ARCHEOLOGICI Il racconto del Medioevo

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di Carlo Casi

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ALL’OMBRA DEL VULCANO Grazie al recente intervento di restauro, sono nuovamente visitabili le case pompeiane del «quartiere di Championnet» 10

ARCHEOTECNOLOGIA Acque di guerra

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di Flavio Russo In copertina Selinunte. Il tempio E. V sec. a.C.; nel riquadro: Roma, particolare del fregio della Colonna Traiana, eretta nel Foro di Traiano. 113 d.C.

Anno XXXIII, n. 390 - agosto 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale

Hanno collaborato a questo numero: Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Massimiliano David è professore aggregato presso il Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna. Vittorio Fronza, archeologo, è tra i fondatori del Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Siena. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Andrea Paribeni è ricercatore in storia dell’arte medievale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Fabrizio Polacco è coordinatore nazionale del «PRISMA». Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Francesca Romana Stasolla è professore associato di archeologia cristiana e medievale presso Sapienza Università di Roma. Rossella Zaccagnini è funzionario archeologo presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Gioia Zenoni è archeologa. Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina (e p. 89) e pp. 30/31, 32, 33 (alto), 37 (basso), 84/85, 86, 88, 90-91, 95, 97, 98/99 – Yitzhak Marmelstein: p. 3 (alto) – Assaf Peretz, IAA: p. 3 (riquadro) – Stefano Mammini: pp. 6, 7 – Cortesia Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma: pp. 6/7 – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli-Venezia Giulia: p. 8 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia degli autori: pp. 14, 16, 78, 78/79, 80 (basso), 81, 110-111 – R. Meneghini/Studio Inklink, Firenze: p. 33 (basso) – Bridgeman Images: pp. 34, 76, 106/107 – Getty Images: Peter Willi: p. 35; Blom UK: p. 39; AFP: p. 102, 103 (alto) – Da: Rodolfo Lanciani, Forma Urbis Romae, Edizioni Quasar, Roma 1988: p. 36 (alto) – Mondadori Portfolio: su concessione MiBACT: p. 36 (basso); Album: p. 87 – Doc. red.: pp. 38, 42-43, 94 (alto) – DeA Picture Library: S. Vannini: p. 40; A . De Greogrio: p. 41; A. Dagli Orti: pp. 76/77, 108 – Cortesia Ufficio Stampa «Volti di Palmira ad Aquileia»: Gianluca Baronchelli: pp. 46, 48, 50, 52 (basso), 53; Elio Ciol: pp. 46/47, 50/51, 52 (alto); Museo delle Civiltà-Collezioni d’Arte Orientale «Giuseppe Tucci» di Roma: p. 49 – Cortesia Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR), Roma: p. 51 – Cortesia Ufficio Stampa Bundeskunsthalle, Bonn: pp. 54-60 – Cortesia Parco Archeologico di PoggibonsiArcheodromo di Poggibonsi (Siena): pp. 62-64, 65 (alto e basso), 66-75 – Flavio Russo:


Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Che bello, è kitsch? 102 di Daniele Manacorda

102 QUANDO L’ANTICA ROMA...

...s’abbandonava al sollievo della «pennichella» 106 di Romolo A. Staccioli

106

84 SPECIALE

Sul mare con i figli di Eracle

84

di Fabrizio Polacco

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Signora delle messi 110 di Francesca Ceci

LIBRI ricostruzioni alle pp. 79 (alto), 80 (alto), 82 – Fabrizio Polacco: pp. 92/93, 93, 96/97, 100-101 – Erich Lessing Archive/ Magnum/Contrasto: p. 94 (basso) – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 37, 65 (centro), 86, 93. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Direttore generale: Andrea Ferdeghini Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Concessionaria per la pubblicità extra settore: Lapis Srl Viale Monte Nero, 56 - 20135 Milano tel. 02 56567415 - 02 36741429 e-mail: info@lapisadv.it Pubblicità di settore: Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI) Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano

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n otiz iari o RESTITUZIONI Roma

IL SACRIFICIO È COMPIUTO...

N

el maggio del 1964, a Tor Cervara, alla periferia di Roma, lungo la via Tiburtina, sono in corso lavori di bonifica da residuati bellici: inaspettatamente, nel cratere scavato da un ordigno cominciano ad affiorare alcuni frammenti di marmo lunense scolpito. Alla fine dello sterro, se ne contano oltre 50

e, fin dalle prime osservazioni, nonostante le lacune, se ne intuisce l’appartenenza a una sola opera: un magnifico rilievo che raffigura il dio Mitra nell’atto di sacrificare il toro. Si tratta dunque di una tauroctonia, il momento culminante dei riti che si celebravano in onore della divinità di origine iranica, il cui culto ebbe

vasta diffusione anche a Roma. Il manufatto viene assegnato al Museo Nazionale Romano ed esposto nelle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano. Oltre vent’anni piú tardi, l’opera torna a far parlare di sé, poiché uno studioso si dice convinto che uno dei pezzi mancanti – quello che raffigura il volto di Mitra – corrisponda a un frammento conservato presso il Badisches A sinistra: i frammenti del rilievo con Mitra tauroctono recuperati dopo il ritrovamento: la testa del dio e quella del toro, da Tor Cervara. II-III sec. d.C. Roma, Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano.

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Landesmuseum di Karlsruhe, in Germania. Le successive verifiche confermano la bontà dell’intuizione e, in occasione della mostra sui culti orientali allestita nella stessa Karlsruhe, si procede all’integrazione. Nella circostanza, Katarina Horst, allora direttrice del Dipartimento Scienze e Collezioni del museo tedesco, si augurava di poter scrivere un nuovo capitolo della storia del rilievo, grazie al In alto: veduta d’insieme del rilievo con Mitra tauroctono. II-III sec. d.C. Roma, Museo Nazionale Romano. A destra: Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri TPC, durante la presentazione del rilievo ricomposto.

ritrovamento delle parti ancora mancanti, cioè quelle che raffigurano la luna e il toro. Un auspicio in parte esaudito dall’operazione condotta nello scorso febbraio dal Nucleo TPC dei Carabinieri di Cagliari, che ha localizzato, presso un antiquario del capoluogo sardo, il frammento che rappresenta la testa dell’animale sacrificato da Mitra. Dopo il sequestro, il pezzo è stato consegnato al Museo Nazionale Romano, i cui restauratori hanno potuto ricollocarlo al suo posto. E la splendida scultura, databile al II-III secolo d.C., si può ora ammirare nella sua quasi totalità. Stefano Mammini

archeo 7


STORIA • TRAIANO

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98-117 D.C.

MAGNIFICI QUEGLI ANNI... 1900 ANNI FA, MORIVA IN CILICIA MARCO ULPIO TRAIANO, IL PRINCEPS CHE FU CAPACE DI REGALARE A ROMA UN VENTENNIO IRRIPETIBILE. SOTTO IL SUO REGNO, L’IMPERO RAGGIUNSE LA SUA MASSIMA ESTENSIONE E L’«OTTIMO PROVINCIALE» INTERVENNE IN OGNI CAMPO, COMPRESO QUELLO DEL POTENZIAMENTO DELLA RETE PORTUALE di Massimiliano David

D

opo le turbolenze degli ultimi anni della breve dinastia flavia (69-96 d.C.), l’impero romano imboccò una via segnata dalla stabilità e dalla sicurezza, che si protrassero per un secolo. Ucciso in una congiura Domiziano, l’ultimo dei Flavi, si voltò decisamente pagina, senza piú squilibri tra i poteri forti, cioè tra l’esercito e il Senato: fu acclamato imperatore Nerva, il quale, pur avendo governato per soli due anni, seppe interpretare e guidare magistralmente il nuovo corso, lasciando il testimone all’uomo che piú di tutti meritò il titolo di «optimus»: Marco Ulpio Traiano. Nato il 18 settembre del 53 d.C. (ma vi è chi posticipa la nascita al 56), sotto l’imperatore Claudio, a Italica, nella provincia della Betica, nel Sud della Spagna, Traiano discendeva dall’importante famiglia degli Ulpii, che aveva

origine italica. Il padre apparteneva alla classe senatoria e aveva raggiunto alte cariche: era stato console e poi governatore della Siria. Il giovane Traiano si fece strada nella vita pubblica con una brillante carriera nei ranghi dell’esercito sotto i Flavi. Fu poi console nel 91 e quindi governatore della Germania. Nerva lo adottò quasi subito come successore, col disegno di garantirsi l’approvazione delle forze armate che vedevano in lui il loro piú degno rappresentante.Traiano si sposò con Plotina quando aveva meno di 25 anni, ma non ebbero figli. Roma. Particolare del fregio della Colonna Traiana, eretta nel Foro di Traiano. 113 d.C. In alto, a sinistra, l’imperatore, con il capo velato celebra il rito dei Suovetaurilia, al quale si riferisce, in basso, la processione di un toro (taurus), di un montone (ovis) e di un maiale (sus). a r c h e o 31


MOSTRE • VOLTI DI PALMIRA

VOLTI DI PALMIRA A sinistra: testa in pietra calcarea di sacerdote, da un sarcofago palmireno. II-III sec. d.C. Gerusalemme, Terra Sancta Museum. Sulle due pagine: Palmira. La Via Colonnata in una fotografia di Elio Ciol.

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IL CARATTERE DI PALMIRA, QUEL VIVACE CROCEVIA DI IDEE, DI USI E COSTUMI E DI CORRENTI FORMALI E STILISTICHE ORIENTALI MA ANCHE GRECHE E ROMANE, SI RIFLETTE STRAORDINARIAMENTE NELL’IMMAGINE CHE I SUOI ABITANTI HANNO VOLUTO LASCIARE DI SÉ ATTRAVERSO I LORO MONUMENTI FUNERARI, TRA LE PIÚ SIGNIFICATIVE TESTIMONIANZE DELL’ARTE PALMIRENA. GRAZIE ALLA DIFFUSIONE DI QUESTI ORIGINALI REPERTI, GLI ANTICHI CITTADINI DI PALMIRA, «CON I LORO VOLTI, I LORO ABITI E I LORO GIOIELLI», PER USARE LE PAROLE DEL FAMOSO ARCHEOLOGO FRANCESE PAUL VEYNE, SONO DIVENTATI ORA «CITTADINI DEL MONDO». LI INCONTRIAMO IN UN’AFFASCINANTE MOSTRA ALLESTITA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA

C

hi erano gli abitanti di Palmira? Le fonti letterarie, epigrafiche e archeologiche a nostra disposizione delineano un quadro a tratti molto dettagliato, a tratti lacunoso. Se in un panorama di grande contaminazione culturale le componenti etniche della popolazione risultano di difficile definizione, certo è che nel sincretistico pantheon di Palmira vi è spazio per gli dèi greci, romani, arabi, mesopotamici e fenici. Inoltre, mentre il greco è la lingua ufficiale come in tutta la parte orientale dell’impero romano, l’aramaico nella variante palmirena è la lingua piú utilizzata, associata a un peculiare sistema di scrittura. Quanto all’onomastica, accanto a nomi semitici e a nomi autoctoni spesso ispirati alle divinità locali, troviamo nomi comunemente diffusi in tutto l’Oriente di lingua greca, nomi iranici, arabi e latini, fra cui il gentilizio dell’imperatore in carica al momento dell’acquisizione

di Gioia Zenoni

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MOSTRE • IRAN

TRA L’ACQUA E IL DESERTO UNA GRANDE MOSTRA A BONN FA IL PUNTO SULLE RICERCHE ARCHEOLOGICHE NELLE TERRE DELL’ANTICA PERSIA. ED ESPONE, PER LA PRIMA VOLTA IN OCCIDENTE, GLI STRAORDINARI RITROVAMENTI PROTOSTORICI DI JIROFT E IL CORREDO DELLE PRINCIPESSE TARDO-ELAMICHE DI JUBAJI a cura di Andreas M. Steiner

Nel riquadro: una vetrina della mostra con rhyta (corni potori) in ceramica a forma animale. 1200-800 a.C. A sinistra: figurina femminile in terracotta, da Tepe Sarab. 7000-6100 a.C. Tutti i reperti esposti in mostra a Bonn e riprodotti in questo articolo provengono dal Museo Nazionale dell’Iran di Teheran. 54 a r c h e o


L’

insieme del patrimonio storico-artistico e archeologico dell’Iran rappresenta uno dei piú straordinari e preziosi beni culturali del mondo. 22 sono i siti accolti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO: al 2016 risale l’iscrizione dell’antico sistema di irrigazione denominato Qanat e il Deserto di Lut – per il suo pregio territoriale e paesaggistico – e, a quest’anno, quella del centro storico della città di Yazd. Si tratta – vale sottolinearlo – di un elenco dal significato soprattutto simbolico. La lista dell’UNESCO rappresenta il riconoscimento «ufficiale», a livello internazionale, di realtà che, come i nostri lettori ben sanno, si presentano assai piú complesse, articolate e profonde di quanto non possa essere suggerito da una semplice lista. Ne è la riprova – ultima in ordine di tempo – la mostra in corso alla Bundes-

Recipiente in ceramica dipinta, da Haftawan Tepe. II mill. a.C.

A destra: tavoletta iscritta in proto-elamico, da Tepe Yahya. Fine del IV mill. a.C. Qui sotto: lamina d’oro a forma di leone, da Malyan. IV mill. a.C.

kunsthalle di Bonn, dal titolo «Iran, le prime culture tra l’acqua e deserto» (fino al 20 agosto), accompagnata da una seconda esposizione, dedicata a «Il Giardino persiano, l’invenzione del Paradiso» (fino al 15 ottobre). È nostro dovere ricordare, a questo punto, la straordinaria mostra «Antica Persia», allestita nell’estate del 2001 al Museo Nazionale d’Ar te Orientale di Roma e che, per la prima volta dall’inizio della rivoluzione islamica, offrí al pubblico l’occasione di incontrare una serie di capolavori d’arte mai prima esposti in Occidente (vedi «Archeo» n. 197, luglio 2001).

UNA VICENDA PLURIMILLENARIA Continue e importanti sono state le indagini archeologiche che, nei sedici anni trascorsi da quell’estate, si sono svolte nel Paese mediorientale, e oggi la mostra di Bonn ne offre una testimonianza significativa. Piú di 400 reperti, relativi a un arco cronologico compreso tra il VII e il I millennio a.C., documentano i processi sociali e culturali a partire dalle prime società stanziali fino alla nascita dei primi, grandi regni persiani e l’ascesa della dinastia achemenide. a r c h e o 55


PARCHI ARCHEOLOGICI • POGGIBONSI

IL RACCONTO DEL

MEDIOEVO

L’ARCHEODROMO DI POGGIBONSI RAPPRESENTA UN FORMIDABILE STRUMENTO DI INDAGINE E DI DIVULGAZIONE DELLA CONOSCENZA ARCHEOLOGICA: GRAZIE A RICOSTRUZIONI DI EDIFICI, OGGETTI E «MOMENTI DI VITA», IL VISITATORE COMPIE UN VIAGGIO NEL PASSATO, IMMERGENDOSI NEI LUOGHI E NELLA QUOTIDIANITÀ DEL TEMPO DI CARLO MAGNO di Carlo Casi

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Sulle due pagine: Poggibonsi (Siena). Alcuni momenti delle attività di rievocazione storicoarcheologica svolte presso l’Archeodromo. In alto, a sinistra, la lavorazione al tornio; a destra: la cottura del cibo all’interno di una delle capanne.

N

egli ultimi anni è andata affermandosi una nuova politica di valorizzazione, che coniuga l’archeologia sperimentale con la partecipazione del pubblico. Una strategia che è all’origine dell’Archeodromo di Poggibonsi (Siena), un Open Air Museum (Museo all’aperto) basato su una delle fasi archeologiche piú interessanti tra quelle rintracciate durante gli scavi del sito di Poggio Imperiale, che l’Università degli Studi di Siena ha condotto sotto la direzione di Marco Valenti dal 1993 al 2008: le strutture dell’insediamento del IX-X secolo. La storia di quest’area è però molto piú antica e ha inizio alla metà del V secolo, quando, nei pressi di una grande calcara (le fornaci nelle quali si produceva la calce, n.d.r.) furono realizzate cinque abitazioni monovano a pianta rettangolare, con elevati in semplice terra. Alla fine del VI secolo, venne poi fondato un a r c h e o 63


SPECIALE • DORI SUL MARE

SUL MARE CON I FIGLI DI ERACLE ESISTE DAVVERO UNO SPIRITO «DORICO» CONTRAPPOSTO A UNO «IONICO»? E COME VALUTARE L’IMMAGINE DIFFUSA DEI DORI COME POPOLO RUDE, «NORDICO» E MONTANARO? ESPLORIAMO, ALLORA, LA LORO EPOPEA MARITTIMA, PER SCOPRIRE UN CAPITOLO NASCOSTO DELLA STORIA GRECA ANTICA. E PER RIVELARE IL RUOLO FONDAMENTALE SVOLTO DAI DORI NELLA DIFFUSIONE OLTREMARE DELLA CIVILTÀ ELLENICA… di Fabrizio Polacco 84 a r c h e o


L’

eccellenza marinara rese celebri i Greci della Ionia e dell’Attica. Atene fu, nei fatti, la prima repubblica marinara imperialistica del Mediterraneo. Mileto, la polis piú celebre di quella parte costiera dell’Asia Minore in cui si parlava il dialetto greco ionico, era considerata dagli antichi madrepatria di 90 colonie d’oltremare, collocate per la maggior parte sul Mar di Marmara e sul Mar Nero. Due città-stato dell’Eubea, anch’esse di dialetto ionico, Calcide ed Eretria, aprirono le rotte dell’espansione verso occidente, dove Ischia e Cuma vennero indicate dalla tradizione come le piú antiche colonie in Italia. Dall’altra parte, nell’opinione comune, a contrapporsi alla grecità ionica, in quanto massima rappresentante del mondo «dorico», è stata soprattutto Sparta, la potenza militare terrestre per eccellenza (le Termopili e Platea insegnano). Atene poté tenerle testa solo dispiegando le forze ed espandendosi su quell’elemento marino a cui i Lacedemoni, invece, guardarono sempre con una qualche diffiden-

Datça, Turchia. Una veduta del Capo Triopio, situato sull’omonimo promontorio. Qui si conservano i resti dell’antica città dorica di Cnido, tra cui quelli del tempio dedicato ad Apollo.

za. Basta osservare una mappa storica della guerra del Peloponneso per notare come, insieme ai loro alleati, fossero concentrati sulla terraferma, nel Peloponneso in particolare («l’acropoli dell’Ellade», come la definí Strabone), mentre la sfumatura di colore che indica gli appartenenti alla lega delio-attica guidata da Atene si estende su una miriade di isole e di città costiere dell’Egeo.

SCONTRO DI «CARATTERI» Già per gli Antichi, in verità, dietro il conflitto tra Sparta e Atene si celava una contrapposizione piú profonda ed estesa: quella tra i Greci di stirpe ionica e quelli di stirpe dorica. O, estensivamente, tra un preteso «carattere ionico» e un «carattere dorico»: un criterio distintivo, quasi un’antitesi, destinato a immensa fortuna. E non solo nell’antichità. Un criterio che, in fondo, utilizziamo ancora, piú limitatamente, quando in architettura, sulla scia di Vitruvio, parliamo di «ordine dorico» e di «ordine ionico» (vedi box a p. 88). Con l’andare del tempo, la contrapposizione a r c h e o 85


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