Skip to main content

Archeo n. 388, Giugno 2017

Page 1

ABIDO

AOSTA

EGITTO A VULCI

FANUM VOLTUMNAE

MUSEO DI MURLO

OSIRIDE SPECIALE APOLLO A POMPEI

MURLO

SPECIALE

POMPEI E I GRECI

FARAONE SESOSTRI

UN MUSEO CON VISTA SUGLI ETRUSCHI

SEGRETO DEL

UNA SENSAZIONALE SCOPERTA NEL DESERTO EGIZIANO

IL PARCO ARCHEOLOGICO DI SAINT-MARTIN-DE-CORLÉANS

AOSTA

www.archeo.it

IN EDICOLA L’8 GIUGNO 2017

.it

L’E M GI O TT ST O RE A VU ww w. LC a rc I he o

2017

Mens. Anno XXXIII n. 388 giugno 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ARCHEO 388 GIUGNO

IL € 5,90


EDITORIALE

CONTAMINAZIONI Da qualche anno, Pompei vive una stagione di autentica rinascita, in grado di attenuare l’immagine di degrado e desolazione che l’aveva inesorabilmente segnata nei decenni precedenti. Di questa inversione di tendenza (che non cancella, attenzione, il ricordo delle tristi vicissitudini passate) i nostri lettori sono aggiornati, mese dopo mese, attraverso la rubrica «All’ombra del vulcano»: in essa diamo puntuale resoconto delle iniziative di scavo, restauro e riapertura al pubblico di ampie aree del piú celebre sito archeologico del mondo. Vale ricordare che questa nuova vita di Pompei, ora scandita da ritmi propriamente «cittadini», è stata premiata dalla presenza, nel 2016, di oltre tre milioni di visitatori. Quello, però, di cui non abbiamo ancora potuto rendere conto è l’intenso ripensamento a cui la storia piú antica della città è stata sottoposta, nel corso di questi ultimi anni, da parte degli studiosi (archeologi e storici) che a essa si sono dedicati. A illustrare e diffondere questo lavoro invisibile giunge ora la mostra «Pompei e i Greci», allestita nella Palestra Grande dell’antica città e accompagnata da un fondamentale catalogo. Gli ambiti e i temi affrontati sono affascinanti, soprattutto perché rispondono a interrogativi emersi da nuove prospettive metodologiche ed epistemologiche. Nello Speciale di questo numero, Massimo Osanna, soprintendente di Pompei, afferma che la mostra non intende raccontare «un incontro ideale con un mondo vagheggiato, l’Ellade», pur riconoscendo l’esistenza, nella città vesuviana, di una «nostalgia del mondo greco»; mira, invece, a individuare la piú antica «identità» di Pompei, città non fondata da Greci (come è il caso delle vicine Neapolis o Poseidonia), eppure cosí simile alle colonie della Magna Grecia. In che cosa consiste, allora, lo «specifico pompeiano»? Gli elementi che concorrono a delinearne la fisionomia suggeriscono di abbandonare categorie interpretative chiuse («l’identità»), a favore di una visione piú ampia, mobile, fluida: Pompei appare, cosí, come un luogo in cui le culture sfumano le une nelle altre. E dove «l’intreccio di somiglianze e differenze» (secondo l’espressione dell’antropologo Francesco Remotti) dischiude l’accesso a quell’area di condivisione che chiamiamo «cultura». Andreas M. Steiner

Tazza con iscrizione in greco, «Brandion», dalla necropoli di Sant’Agata sui Due Golfi. Fine del VI sec. a.C. Piano di Sorrento, Museo Archeologico della Penisola Sorrentina «George Vallet». Il reperto è attualmente esposto nella mostra «Pompei e i Greci», in corso a Pompei, nella Palestra Grande.


SOMMARIO EDITORIALE

Contaminazioni 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

8

SCAVI Nuove ricerche a Barumini svelano importanti dettagli sull’articolazione del villaggio nuragico di Su Nuraxi 10 ALL’OMBRA DEL VULCANO Gli scavi avviati sulle mura di Pompei documentano i cruciali momenti dell’assedio subito dalla città nell’89 a.C. 12 MOSTRE Dal prossimo ottobre, una grande mostra celebrerà i 1900 anni dalla morte di Traiano e, in attesa dell’evento, il Museo dei Fori Imperiali offre una suggestiva anteprima dell’allestimento 18

PAROLA D’ARCHEOLOGO Nelle intenzioni di Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano, la rinascita del sito passa attraverso il «coinvolgimento» degli abitanti della città antica 20

DALLA STAMPA INTERNAZIONALE

PARCHI ARCHEOLOGICI Nei solchi della storia

42

di Stefano Mammini

MOSTRE

Due mondi a confronto

52

di Simona Carosi e Carlo Casi

La storia di Cartagine è stata spesso riletta in chiave piuttosto fantasiosa, evocando terribili riti sacrificali in onore di Moloch 26

58

SCAVI

Tutte le barche del faraone di Paolo Leonini

30

30

SCAVI

Ecco il Fanum degli Etruschi

58

di Giuseppe M. Della Fina

MUSEI

Museo con vista

68

di Giuseppe M. Della Fina In copertina Abido (Egitto), recinto funerario di Sesostri III. Il deposito di anfore rinvenuto davanti all’ingresso dell’edificio nel quale venne sepolta una grande imbarcazione.

Anno XXXIII, n. 388 - giugno 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti,

Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Sabina Antonini collabora con la archeologica ed epigrafica franco-etiopica nella provincia del Tigray (Etiopia). Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Pasquale Bucciero è specializzando in archeologia presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carmela Capaldi è Professore di archeologia classica all’Università degli Studi di Napoli «Federico II». Simona Carosi è funzionario archeologo presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Carlo Citter è ricercatore di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Teresa Demauro è architetto. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Iwona Gajda è condirettrice della missione archeologica ed epigrafica franco-etiopica nella provincia del Tigray (Etiopia). Gian Michele Gerogiannis è archeologo. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto del Parco Archeologico di Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Massimo Osanna è direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. Carlo Rescigno è professore associato di archeologia classica presso l’Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli». Tiziana Rocco è archeologa. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Illustrazioni e immagini: Cortesia Josef Wegner, Egyptian Section, Penn Museum, University of Pennsylvania: copertina e pp. 30-41 – Cortesia Ufficio Stampa della mostra «Pompei e i Greci»: Luigi Spina: pp. 3, 80-81, 82, 84-94, 96-99; Francesco Esposito: p. 95 – Cortesia della missione archeologica ed epigrafica franco-etiopica nella provincia del Tigray (Etiopia): pp. 8 (basso), 9; X. Peixoto: p. 8 (alto) – Cortesia Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna: p. 10 – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 12-14 – Cortesia degli autori: pp. 16-18 – Cortesia Parco Archeologico di Ercolano: pp. 20-21 – Da: Antike Welt: pp. 26-27 – Cortesia Regione autonoma Valle d’Aosta-Assessorato Istruzione e Cultura-Soprintendenza per i beni e le attività culturali, Archivi Patrimonio archeologico: pp. 42/43, 44 (alto), 45, 46, 46/47, 49, 50/51 – Stefano


108 MOSTRE

La seconda resurrezione di Osiride 74 a cura di Stefano Mammini

74

SCAVARE IL MEDIOEVO Smentire i luoghi comuni

108

di Andrea Augenti

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

L’archeologo inconsapevole 100

Doppia identità

110

di Francesca Ceci

LIBRI

100

112

80 SPECIALE

Apollo a Pompei

di Daniele Manacorda

80

testi di Massimo Osanna, Carlo Rescigno, Gian Michele Gerogiannis, Pasquale Bucciero, Teresa Demauro, Tiziana Rocco e Carmela Capaldi

QUANDO L’ANTICA ROMA...

...chiudeva le porte del Sacello di Giano 104 di Romolo A. Staccioli Mammini: p. 44 (centro e basso), 47, 48 – Cortesia Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale: pp. 52-57 – Cortesia Simonetta Stopponi: pp. 58-59, 60 (alto e basso), 61-67 – Doc. red.: pp. 68-69, 70, 71, 83, 106-107, 108, 110 (destra), 111 – Cortesia Antiquarium di Poggio Civitate-Museo Etrusco di Murlo: p. 72 – Christoph Gerigk © Franck Goddio/Hilti Foundation: pp. 74-79 – Shutterstock: pp. 82/83, 109 – Mondadori Portfolio: Leemage: pp. 100, 110 (sinistra); AKG Images: p. 101; Rue des Archives/RDA: p. 102; Album: pp. 104/105 – DeA Picture Library: A. Dagli Orti: p. 104 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 60, 70. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Federico Curti Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Concessionaria per la pubblicità extra settore: Lapis Srl Viale Monte Nero, 56 - 20135 Milano tel. 02 56567415 - 02 36741429 e-mail: info@lapisadv.it Pubblicità di settore: Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI)

Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.


n otiz iari o SCAVI Etiopia

ASCESA E DECLINO DI UNA CITTÀ AKSUMITA

I

ndividuato nel 2004 a seguito di lavori agricoli, il sito aksumita di Wakarida si trova nella regione montagnosa del Tigray orientale (Etiopia), all’estremità degli altipiani dominanti la grande depressione della Dancalia che si estende a est verso il Mar Rosso. Questa posizione strategica ha indotto una missione archeologica franco-etiopica a farne l’oggetto delle ricerche sistematiche avviate nel 2011 sul sito stesso e nel territorio circostante. L’insediamento sorge su un pianoro roccioso nel mezzo di una fertile valle, circondata da pendii scoscesi coltivati a grano, mais, sorgo e tef (un cereale tipico dell’Etiopia e dell’Eritrea, n.d.r.), in fitti terrazzamenti; copre una superficie di 9 ettari e l’estensione delle strutture dimostra che era un

In alto: Wakarida (Tigray orientale, Etiopia). Il «palazzotto» identificato nel Settore 1, denominato Edificio D. Nella pagina accanto: il Settore 1 del cantiere di scavo. In basso: statuetta femminile acefala in calcare, dal Settore 2.

8 archeo

piccolo centro urbano, ben organizzato e densamente abitato. Nel corso dei secoli l’insediamento è stato poi utilizzato come cava per la costruzione del villaggio sorto a valle, e di qualche isolata fattoria, le cui fondazioni insistono sulle strutture antiche. Sulla cima del pianoro di Wakarida gli scavi hanno messo in luce un «palazzotto» (Settore 2, Edificio A), che, in ragione delle sue dimensioni (13,5 x 12,5 m) e della posizione, poteva essere stata la residenza di un notabile del posto. Sul lato nord-occidentale, una scalinata monumentale foderata da luccicanti lastre di scisto permetteva l’ingresso all’edificio, probabilmente a due piani, composto di ben 9 ambienti. Contiguo a questo palazzotto, a N-E sorgeva un edificio, piuttosto modesto, probabilmente un annesso di servizio. Sul pendio, lungo il limite nord-orientale del sito, lo scavo ha messo in luce altri edifici, uno

dei quali (Settore 1, Edificio D; 12 x 9 m) si compone di 6 ambienti e presenta le stesse caratteristiche costruttive dei prestigiosi palazzi aksumiti. Come il palazzotto in cima al pianoro, è provvisto anch’esso di modeste strutture annesse, utilizzate come ambienti di servizio per le attività domestiche e magazzini, come ha dimostrato il ritrovamento di focolari, diverse giare complete in situ e utensili per la lavorazione e la trasformazione dei prodotti della terra. Un terzo cantiere di scavo (Settore 3), aperto fra i due edifici, ha rivelato strutture simili, risalenti al medesimo periodo. In tutti e tre i settori sono state scoperte varie sepolture; alcune, post-aksumite, erano addossate alle murature preesistenti, con le deposizioni poggianti sulla roccia madre e coperte da lastre di scisti. Al contrario, le deposizioni di infanti in giare di terracotta trovate sotto i pavimenti delle abitazioni sono di epoca aksumita. Tra i materiali restituiti dagli scavi, le numerosissime macine, con


macinelli e pestelli di pietre, forme e grandezze differenti, dimostrano una fiorente attività agricola. Altrettanto considerevole è la quantità di ceramica, che mostra una tipologia molto diversificata nelle forme, negli impasti, nei trattamenti delle superfici e nelle decorazioni, che trovano confronti con la coeva produzione di Aksum. Vi sono ceramiche molto raffinate, a pareti sottili, ingubbiate e lustrate, con decorazioni dipinte sottolineate da lievi incisioni. E poi ceramiche di fattura piú grossolana, ma con decorazioni complesse, incise, impresse e applicate. Tra gli oggetti di ornamentazione personale, sono stati trovati bracciali e anelli in bronzo, vaghi di collane o bracciali in pietre semi-preziose, pasta vitrea di diversi colori e forme e un millefiori. Le conchiglie di Cypraea moneta erano usate come pendenti o per decorare manufatti in pelle. Legate probabilmente alla sfera cultuale sono le statuette e le figurine in pietra e in terracotta, con sembianze antropomorfe e

zoomorfe. Tra queste ultime prevalgono le rappresentazioni di buoi o tori, oltre a rari dromedari. Tra le figure antropomorfe, merita particolare attenzione una raffinata statuetta muliebre acefala scolpita nella pietra calcarea. Alta 8 cm, rappresenta una figura femminile nuda, stante, con il braccio destro disteso lungo il fianco, e il braccio sinistro piegato all’indietro ad angolo retto e appoggiato sul fondo della schiena. La testa, forse modellata a parte nell’argilla, era inserita con un perno nel foro praticato alla base del collo. I gioielli sono scolpiti a basso rilievo intorno al collo, ai polsi e alla vita. Per la tipologia in generale, ma non per i dettagli, questa scultura si avvicina a una statuetta alta 7 cm trovata a Matara in un contesto stratigrafico di VI-VIII secolo d.C. La città antica di Wakarida sembra avere avuto una vita di almeno quattro secoli (IV-VIII secolo d.C.); alcune aree del sito furono in seguito rioccupate, come dimostrano alcune strutture modeste e la rozza terracotta

grigiastra trovata in superficie, che ricorda, per forme e decorazioni, la produzione ceramica post-aksumita. Le caratteristiche del sito, l’architettura e la cultura materiale provano l’estensione dell’influenza del regno di Aksum fino all’estremità orientale dell’altopiano del Tigray. È probabile, quindi, che Wakarida dipendesse politicamente dal potere centrale di Aksum. Il ritrovamento di frammenti di anfore, perline in millefiori, monete e di un sigillo sasanide dimostra che Wakarida era integrata nel circuito del commercio interregionale e soprattutto con la capitale; ma sono evidenti anche specificità locali, soprattutto nella produzione della ceramica e nel materiale litico. La storia del sito di Wakarida, relativamente corta, riflette bene il periodo di prosperità del regno di Aksum, in particolare tra il III-IV e il VI secolo d.C., e del suo declino, dopo il VII-VIII secolo d.C. Iwona Gajda e Sabina Antonini

archeo 9


SCOPERTE • ABIDO

TUTTE LE BARCHE DEL FARAONE

Abido, Egitto. Un momento dello scavo archeologico nel complesso funerario del faraone Sesostri III, in cui i disegni murali dei registri superiori vengono puliti per procedere alla loro documentazione.


B

arche a vela e deserti possono sembrare un’associazione curiosa, che però si rivela piú che legittima quando si parla di archeologia dell’antico Egitto, in particolare riguardo ad alcuni luoghi specifici: uno di essi è Abido. Situato a ovest del Nilo, ai margini della piana fertile che si estende dall’argine del fiume, si presenta oggi come NELL’ANTICO CENTRO RELIGIOSO DI ABIDO, un piccolo centro abitato periferico, custodisce le vestigia di alcuni NELL’ALTO EGITTO, UNA MISSIONE che tra i piú importanti monumenti DELL’UNIVERSITÀ DELLA PENNSYLVANIA funerari dell’antico Egitto, oggetto ripetute indagini archeologiche INDAGA L’AREA DEL RECINTO SACRO DEDICATO di nel corso degli ultimi due secoli. AL FARAONE SESOSTRI III. E SCOPRE, FRA LE Proprio qui, durante le recenti camdi scavo del complesso funeSABBIE DEL DESERTO, UN MONUMENTO DALLA pagne rario del faraone Sesostri III (XII DECORAZIONE STRAORDINARIA... dinastia), ha avuto luogo una scoperta unica, che ha visto «emergere» di Paolo Leonini dal suolo oltre cento imbarcazioni, a r c h e o 31


PARCHI ARCHEOLOGICI • AOSTA

NEI SOLCHI DELLA STORIA COSÍ COME L’UOMO DEL SIMILAUN HA REGALATO A BOLZANO UNA NOTORIETÀ FORSE INASPETTATA, AOSTA PUÒ ORA CONTARE SU UNA TESTIMONIANZA PREISTORICA NON MENO SPETTACOLARE: È L’AREA MEGALITICA DI SAINT-MARTIN-DE-CORLÉANS, VISITABILE GRAZIE A UN INTERVENTO DI MUSEALIZZAZIONE CHE PERMETTE DI AMMIRARE UN SITO DALLE CARATTERISTICHE ECCEZIONALI, CREATO DA UOMINI CHE, PROPRIO COME ÖTZI, VISSERO NELL’ETÀ DEL RAME di Stefano Mammini

42 a r c h e o


C

hiunque conduca una visita guidata a un monumento o a un sito archeologico invita spesso i partecipanti a fare uno sforzo di immaginazione, a lasciar correre la fantasia. Sono infatti pochi i casi in cui un contesto, anche se ben conservato, si presenti in condizioni tali da

renderne evidente la funzione originaria. E se ciò accade per siti di epoca classica, ancor piú «ermetica» risulta la preistoria, le cui testimonianze, soprattutto nell’ambito della vita quotidiana, sono solitamente tracce, impronte, oppure avanzi minuti di strutture realizzate con

materiali facilmente deperibili, come legno, cuoio, intonaco… Ebbene, da un anno a questa parte, ad Aosta si può ammirare una straordinaria eccezione a questa regola non scritta: si tratta dell’area archeologica di Saint-Martin-de-Corléans che, oltre a essere stata musealizzata, ha come logico corollario

Aosta, Parco Archeologico e Museo dell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Una veduta d’insieme del sito, con, al centro, la Tomba II. È la struttura sepolcrale piú grande fra quelle riportate alla luce ed è databile nella seconda metà del III mill. a.C. La foto permette di apprezzare la grande piattaforma triangolare su cui il monumento venne eretto.

a r c h e o 43


MUSEI • MURLO

MUSEO CON VISTA L’ANTIQUARIUM DI MURLO, A POCHI CHILOMETRI DA SIENA, RACCOGLIE GLI STRAORDINARI REPERTI TROVATI A POGGIO CIVITATE, FRA I QUALI SPICCANO LE ENIGMATICHE STATUE DEGLI UOMINI DAI GRANDI CAPPELLI. MA L’ANTICO EDIFICIO, SITUATO AL CENTRO DEL BORGO MEDIEVALE, RISERVA AL VISITATORE UN’ALTRA PARTICOLARISSIMA SORPRESA... di Giuseppe M. Della Fina

68 a r c h e o

N

el visitare un museo, viene spontaneo seguire il percorso consigliato, cosí da avvicinarsi alle opere e ai reperti seguendo il filo rosso individuato da chi di quel museo ha progettato l’allestimento. Tale filo – talvolta dichiarato, piú spesso sottaciuto – può svolgersi secondo un ordinamento cronologico o topografico. Oppure, nel caso di istituti museali costituiti da piú raccolte, adeguarsi alla sequenza delle acquisizioni. Altre volte la scelta cade su accostamenti


In questa pagina: particolare di acroterio in terracotta raffigurante un uomo seduto su un trono con copricapo, dagli scavi di Poggio Civitate. 600-550 a.C. Murlo, Antiquarium di Poggio Civitate. Nella pagina accanto: Murlo (Siena). Veduta del Palazzo Vescovile, sede dell’Antiquarium di Poggio Civitate-Museo Etrusco di Murlo.

a r c h e o 69


MOSTRE • OSIRIDE

LA SECONDA

RESURREZIONE DI

OSIRIDE

LE INDAGINI SUBACQUEE CONDOTTE NELLA BAIA DI ABUKIR HANNO PERMESSO DI RECUPERARE UNA MOLE STRAORDINARIA DI REPERTI. E HANNO FATTO LUCE SULLA STORIA DELLE CITTÀ DI THONIS-HERACLEION E CANOPO, LUOGHI DI PRIMARIA IMPORTANZA PER IL CULTO TRIBUTATO AL PIÚ «UMANO» TRA GLI DÈI EGIZIANI. VICENDE PIENE DI FASCINO, RACCONTATE IN UNA ALTRETTANTO AFFASCINANTE MOSTRA, IN CORSO A ZURIGO a cura di Stefano Mammini ThonisHeracleion, baia di Abukir, Egitto. Un operatore subacqueo ripulisce la testa di una statuetta in calcare di produzione cipriota. V sec. a.C. In origine, la scultura coronava un ritratto del dio fenicio Baal e la sua presenza nelle acque di Thonis conferma l’importanza di quest’ultima come scalo commerciale e nodo di scambi. 74 a r c h e o


L

a mostra dedicata a Osiride in corso a Zurigo, nel Museum Rietberg, nasce dai ritrovamenti subacquei effettuati da Franck Goddio e dallo IEASM (Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine) nel settore occidentale del Delta del Nilo in Egitto. In questa zona, le ricerche condotte nella baia di Abukir, pochi chilometri a est di Alessandria, hanno permesso di individuare i resti delle città di Thonis-Heracleion e Canopo, sommerse dalle acque fin dall’VIII secolo d.C., a causa di fenomeni sismici e geologici. Sui fondali sabbiosi sono state individuate fondazioni di templi e sono stati recuperati reperti che possono essere associati al dio Osiride e alla cerimonia che si teneva ogni anno in suo onore: i celebri Misteri di Osiride, appunto. Queste funzioni venivano celebrate in tutto l’Egitto e consistevano nella rievocazione di una delle

leggende fondanti della nazione egiziana: quella della triade divina composta da Osiride, Iside e Horo.

PROVE CONCRETE I risultati di vent’anni di scavo sono stati messi a confronto con il testo del Decreti di Canopo, che si data al 238 a.C. L’editto racconta di come, ogni anno, si svolgesse una processione che seguiva un percorso ben definito: dal tempio di Amun Gereb a ThonisHeracleion al sacello di Osiride a Canopo. I materiali rinvenuti nella Baia di Abukir offrono una confer ma tangibile di quanto descritto nel testo e, per la prima volta, documentano gli oggetti utilizzati nel corso della cerimonia, fornendo altresí ulteriori dettagli sulle sue modalità di svolgimento. Osiride è il piú «umano» degli dèi egiziani. Immobile e avvolto nelle bende della mummificazione, esso differisce dalle a r c h e o 75


SPECIALE • POMPEI E I GRECI

APOLLO A POMPEI

MOLTO SAPPIAMO DELLA FINE DELLA CITTÀ VESUVIANA, ASSAI MENO DELLE SUE ORIGINI. NON FU DI FONDAZIONE MAGNO-GRECA, MA ACCOLSE SANTUARI DEDICATI AD APOLLO E AL CULTO DI ATENA. UNA GRANDE MOSTRA INDAGA IL PLURISECOLARE RAPPORTO TRA POMPEI E IL MONDO GRECO E RIVELA LA SUA VERA CIFRA DI «CITTÀ APERTA», REFRATTARIA A OGNI FRETTOLOSA E RIDUTTIVA DEFINIZIONE «IDENTITARIA» di Massimo Osanna, Carlo Rescigno, Gian Michele Gerogiannis, Pasquale Bucciero, Teresa Demauro, Tiziana Rocco e Carmela Capaldi

C

onsiderare Pompei una città della Magna Grecia potrebbe apparire un errore storico. Non furono i Greci a fondarla, non abbiamo consultazione di oracoli, né la trasmissione del nome degli ecisti (fondatori, n.d.r.), ma per il tramite della materia mitica si serba il ricordo dell’evento, collegandolo a Eracle, e percepiamo una tradizione malamente sopravvissuta fino a noi. Fin dall’epoca arcaica, Pompei ci appare come un centro di nuova fondazione, quasi programmata. La teoria tradizionale vuole che essa nasca dal sinecismo dei villaggi della Valle del Sarno in una temperie di profonda trasformazione urbanistica che investe la Campania e ne prepara il complesso assetto topografico arcaico: siamo tra la metà del VII secolo a.C. e gli inizi del secolo successivo e Pompei appare come città insieme a numerosi altri

80 a r c h e o


In questa pagina: statua bronzea di Apollo lampadoforo. I sec. a.C. Pompei, Depositi della Soprintendenza. Nella pagina accanto: statua in marmo di Apollo. I sec. a.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

a r c h e o 81


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Archeo n. 388, Giugno 2017 by Archeo - Issuu