IN VIAGGIO
PAESTUM
LUNGO LA VIA CASSIA
SCOPERTE TURCHIA
ZEUGMA, LA CASA DELLE MUSE
NELLA CASA DELLE MUSE
LUNGO LA VIA CASSIA
YEMEN A BASILEA SPECIALE SPARTACO
SPARTACO
L’UOMO CHE SFIDÒ IL PIÚ GRANDE SISTEMA SCHIAVISTICO DELLA STORIA
IN MOSTRA I TESORI DELL’ANTICO YEMEN
BASILEA
www.archeo.it
IN EDICOLA IL 9 MAGGIO 2017
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M UN SPA OS A R TR GR TAC A A AN O ww RO DE w. a rc M A he o
2017
Mens. Anno XXXIII n. 387 maggio 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 387 MAGGIO
€ 5,90
EDITORIALE
Mark Peterson, Alabama. 1995.
SCHIAVI DI TUTTO IL MONDO... Per Marx era «l’uomo piú strabiliante che l’intera storia antica abbia prodotto», il vero prototipo del militante socialrivoluzionario. L’entusiastica descrizione, contenuta in una lettera all’amico Engels, risale al 1861 ed è riferita a Spartaco, gladiatore e ispiratore/condottiero della piú celebre rivolta degli schiavi di tutti i tempi. Il filosofo di Treviri (che nella stessa missiva non aveva esitato a descrivere Pompeo Magno come «ein reiner Scheisskerl», un «vero pezzo di…») – non fu però il primo a rivalutare, in età moderna, l’immagine dell’eroe trace come combattente per gli ideali di libertà e indipendenza: uno «Spartaco nero» – la definizione è di Étienne Maynaud de Bizefranc conte di Lavaux, generale e uomo della Rivoluzione Francese – nel 1791 aveva guidato la rivolta degli schiavi neri nell’isola di Santo Domingo, l’odierna Haiti: si chiamava François-Dominique Toussaint Louverture, era di origini afro-caraibiche e il suo destino era stato quello di «vendicare i torti commessi contro la sua razza». La fortuna piú recente di Spartaco, infine, risale al periodo della prima guerra mondiale in Germania, quando il nome venne assunto dal movimento rivoluzionario socialista fondato da Rosa Luxemburg, lo «Spartakusbund» (la Lega Spartachista), poi confluito nel Partito Comunista tedesco. Le testimonianze antiche sul personaggio sconfitto in battaglia nel 71 a.C. (e del cui corpo, come accadde con molti eroi del passato, si perse subito ogni traccia) sono contraddittorie; poche e laconiche quelle coeve alle vicende stesse, piú descrittive e romanzate quelle di età imperiale. Per lo storico alessandrino Appiano (95-165 d.C.), Spartaco era stato prima un disertore, divenuto poi un brutale condottiero; Plutarco, invece, lo descrive come un combattente eroico, fiero e di spirito nobile. La questione intorno all’identità – politica e sociale – del leggendario personaggio viene affrontata da una bellissima mostra allestita a Roma (Museo dell’Ara Pacis, fino al 17 settembre) e dall’articolo introduttivo dello Speciale di questo numero: quale fu – al di là di ogni idealizzazione – la reale utilità per la causa della schiavitú della rivolta guidata da Spartaco? E quest’ultimo fu solo un «capobanda col coraggio da leone» (secondo la definizione del grande storico ottocentesco Theodor Mommsen) o non invece, come credeva Marx, colui che segnò l’inizio della fine del piú grande sistema schiavistico del mondo antico? Andreas M. Steiner
SOMMARIO EDITORIALE
Schiavi di tutto il mondo...
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
8
SCOPERTE Da un villaggio dell’età del Bronzo la prova del piú antico vino mai bevuto in Friuli 8
in luce il piú vasto impianto termale della Bretagna a oggi noto, annesso a una sontuosa residenza di campagna 20
PAROLA D’ARCHEOLOGO L’Istituto Archeologico Germanico di Roma potrà presto riprendere possesso della sua storica sede in via Sardegna 22
SCAVI
Nella Casa delle Muse
44
di Kutalmis Görkay
DA ATENE
ALL’OMBRA DEL VULCANO Lo studio dei numerosi forni presenti in città getta luce sulla produzione del pane a Pompei 12
La magnifica ossessione 30
RESTITUZIONI Nepi festeggia il ritorno della testa che ritrae Augusto come pontefice massimo, trafugata negli anni Settanta 14
Gabriel Zuchtriegel
SCAVI Un recente intervento di archeologia preventiva ha messo
44 56
di Valentina Di Napoli
L’INTERVISTA
Stupore infinito
34
di Gianluca Baronchelli
STORIA
34
Disegni di viaggio
56
di Francesca Ceci, tavole di Federico Funari In copertina in primo piano: Campo scellerato. Un’esecuzione durante il periodo romano imperiale. Schiavi crocefissi, olio su tela di Fyodor Andreevich Bronnikov, 1878; sullo sofndo: particolare del ritratto di un auriga, rinvenuto a Roma, inizi del II sec. d.C.
Anno XXXIII, n. 387 - maggio 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti
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Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti,
Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Gianluca Baronchelli è fotografo e giornalista. Elisabetta Borgna è professore di civiltà egee e protstoria mediterranea all’Università di Udine. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Susi Corazza è responsabile del Laboratorio di preistoria e protostoria dell’Università di Udine. Valentina Di Napoli è archeologa. Stefano Francocci è direttore del Museo Civico Archeologico di Nepi. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Laurent Gorgerat è curatore della sezione di archeologia vicino-orientale presso l’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, Basilea. Kutalmiş Görkay è professore di archeologia classica all’Università di Ankara e direttore dello Zeugma Archaoelogical Project. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Cynthia Mascione è responsabile del Laboratorio di disegno e documentazione archeologica del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena. Alessandra Nardini è responsabile del Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia (LIAAM) del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali dell’Università di Siena. Daniela Rizzo è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Orietta Rossini è curatore responsabile del Museo dell’Ara Pacis, Roma. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Gabriel Zuchtriegel è direttore del Parco Archeologico di Paestum. Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio Stampa: copertina e pp. 3, 66, 69, 70-71, 73-76, 84-86, 88-104 – Cortesia degli autori: pp. 8-9, 14, 15 (sinistra), 18 (UNISI per Parchi val di Cornia; realizzazione: G. Grassi, C. Mascione, arch. R. Spina, E. Vattimo), 19, 82 (alto), 83, 110111 – Cortesia Ufficio Stampa CNRS: Michael Hochmuth, Deutsches Archäologisches Institut, Berlino: p. 10; Sébastien Lepetz, CNRS: pp. 10/11; Ludovic Orlando, Museo di Storia Naturale della Danimarca, CNRS; p. 11 (centro); Patrice Gérard: p. 11 (alto) – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 12-13 – Doc. red.: p. 15 (destra), 37, 49 (centro), 67, 79, 80/81 – Cortesia Musées royaux d’Art et d’Histoire, Bruxelles: p. 16 – Cortesia INRAP: Julien Boislève: p. 20 (alto); Emmanuelle Collado:
MOSTRE
Arabia felice?
66
di Laurent Gorgerat
84 SPECIALE
Spartaco. Una storia di schiavi e padroni
84
di Orietta Rossini
Rubriche
66 LA METALLURGIA/4
Istruzioni per l’uso di Flavio Russo
QUANDO L’ANTICA ROMA... 78
...costruiva muri di divisione dai barbari di Romolo A. Staccioli
pp. 20 (centro), 21; Hervé Paitier: p. 20 (basso) – Cortesia Istituto Archeologico Germanico di Roma: pp. 22-23 – Cortesia Polo Regionale di Trapani e Marsala per i Siti Culturali-Museo Archeologico Regionale Lilibeo di Marsala: p. 24 – Cortesia Brady Kiesling: pp. 30-31 – Gianluca Baronchelli: pp. 34/35, 38-40, 42-43 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 36/37, 41, 80, 106, 108-109; Leemage: pp. 81, 87 – Cortesia Zeugma Archaeological Project e Kutalmiş Görkay: pp. 44/45, 46 (alto), 48, 49 (basso), 50-54 – Federico Funari: pp. 56-65 – Shutterstock: pp. 68/69, 82 (basso), 106/107 – DeA Picture Library: L. Romano: p. 78 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 46, 72. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Figli dell’Eufrate 110 di Francesca Ceci
LIBRI
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n otiz iari o SCOPERTE Friuli-Venezia Giulia
LA PRIMA VOLTA DI AQUILEIA
P
iú di 3000 anni fa in Friuli si beveva vino. È questa la notizia giunta agli archeologi dell’Università di Udine impegnati nello studio dei dati raccolti durante la campagna di scavo del 2015 nel villaggio dell’età del Bronzo noto come «Canale Anfora» (in località Ca’ Baredi, nel Comune di Terzo di Aquileia), nell’ambito del progetto incentrato sullo studio di «Aquileia prima di Aquileia». L’indagine archeologica aveva consentito di far luce sull’antico abitato dislocato al margine della laguna, su un dosso formato da un antico alveo del fiume Torre, in un’area che già nell’età del Bronzo doveva essere sfruttata intensivamente per le pratiche agricole, come suggeriscono le cospicue tracce di grandi contenitori per la conservazione e i risultati delle analisi polliniche
8 archeo
A destra: tazza in ceramica sulle cui pareti sono state riscontrate tracce di vino, dal villaggio di Canale Anfora, in località Ca’ Baredi. e dei macroresti vegetali, che tuttavia hanno finora documentato, tra le specie verosimilmente coltivate, solo la presenza di cereali e alberi da frutto. Di particolare rilievo risultava la scoperta di un gran numero di strutture di focolari e forni, che, concentrati in spazi selezionati dell’abitato, sembravano riferibili a pratiche domestiche di cottura e preparazione svolte in contesti comunitari, forse in occasione di eventi festivi e ricorrenze di
interesse dell’intera comunità e forse del territorio circostante. Un’importante conferma a questa linea di lettura è giunta dalle analisi chimiche e gascromatografiche con spettrometria di massa di alcuni campioni ceramici, svolte da Alessandra Pecci presso l’Università di Barcellona. Si tratta di analisi che permettono di riconoscere le sostanze organiche, ossia i residui alimentari, che rimangono impregnati nelle pareti dei vasi usati per la manipolazione,
la cottura e il consumo di cibi e bevande. È dunque stato particolarmente entusiasmante riscontrare la presenza di vino in una tazza abbandonata, insieme a vari contenitori da mensa, ai margini di un focolare databile tra la fine dell’età del Bronzo Medio e l’inizio dell’età del Bronzo Recente, ossia tra XIV e XIII secolo a.C. Oltre a confermare la funzione del focolare per la cucina, la scoperta enfatizza la cornice verosimilmente festiva e cerimoniale delle attività che avvenivano intorno ai focolari, forse in pratiche che prevedevano il ricevimento e l’intrattenimento di ospiti giunti da lontano. È infatti da ricordare che nell’opinione condivisa dagli studiosi il vino fu introdotto nel Mediterraneo centrale e in Italia dalle genti provenienti dall’Egeo. Se un tempo si riteneva che il vino fosse arrivato insieme alla pratica del banchetto nella fase dei contatti tra Greci ed Etruschi, oggi sappiamo che furono verosimilmente i Micenei, durante l’età del Bronzo, a far conoscere la coltivazione della vite e dell’olivo alle comunità italiane dell’Italia meridionale, da dove le conoscenze si sarebbero diffuse verso il Nord. Il nuovo dato aquileiese, che si aggiunge a quello acquisito nel 2015 nella terramara di Pilastri (Bondeno, Ferrara) e a quello del sito fortificato dell’età del Bronzo Antico e Medio (1800-1500 a.C. circa) di Monkodonja/Moncodogno (Rovigno, Istria), potrebbe dunque rappresentare un tassello importantissimo nel quadro dei
A destra: la tazza con tracce di vino ancora in situ. Nella pagina accanto, in basso: il cantiere di scavo dell’abitato di Canale Anfora. rapporti a lunga distanza tra regioni mediterranee e nord-adriatiche. Resta da indagare se tali contatti possano aver favorito una prima selezione dei vitigni finalizzata all’ingentilimento delle uve selvatiche locali che, come è attestato nel sito di Sammardenchia (Pozzuolo del Friuli), erano già presenti in regione fin dal Neolitico. Inoltre, dal villaggio dell’età del Ferro che rappresenta l’immediato precedente di Aquileia, in quanto individuato sotto ai livelli della colonia romana, provengono alcuni vinaccioli, che, raccolti in contesti domestici della prima età del Ferro (VIII secolo a.C.), sembrano oggi acquistare nuovo significato. Di per sé, tale testimonianza non risulterebbe particolarmente eclatante, poiché il consumo dell’uva e la coltivazione della vite a scopo alimentare sono in effetti indiziati da dati provenienti da vari insediamenti della protostoria italiana, a partire da momenti non evoluti dell’età del Bronzo. Tracce della spremitura dell’uva ai fini di ottenerne il succo sono inoltre segnalate in contesti anche molto antichi, per esempio nel Neolitico della Grecia settentrionale; assai piú sfuggenti e incerte sono invece
le testimonianze che riguardano la conoscenza delle procedure di fermentazione per la produzione del vino, che gli studiosi tentano ora di inquadrare e contestualizzare con adeguati strumenti analitici. Alla luce delle nuove scoperte appare dunque irrinunciabile proseguire l’indagine dell’abitato di Canale Anfora, anche per approfondire e meglio circostanziare, con opportuni riscontri analitici, le conoscenze acquisite. La vocazione di Aquileia romana alla produzione, commercializzazione e consumo di vino, tramandata dalle fonti antiche, potrebbe trovare le sue radici nel periodo protostorico a cominciare dal sito di Ca’ Baredi. «Aquileia prima di Aquileia» è un progetto condiviso tra la Soprintendenza Archeologica del Friuli-Venezia Giulia e il Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università di Udine, sotto la direzione scientifica di Elisabetta Borgna e il coordinamento del Laboratorio di Preistoria e Protostoria dell’ateneo udinese (Susi Corazza). Elisabetta Borgna e Susi Corazza
archeo 9
L’INTERVISTA • GABRIEL ZUCHTRIEGEL
STUPORE
INFINITO I TEMPLI DI PAESTUM CONSERVANO INTATTO IL FASCINO CHE GIÀ NEL SETTECENTO SEPPE STREGARE VIAGGIATORI SCESI DA OGNI PARTE D’EUROPA. UN POTERE AMMALIATORE CHE HA FRA LE SUE ULTIME «VITTIME» IL NUOVO DIRETTORE DEL PARCO ARCHEOLOGICO, GABRIEL ZUCHTRIEGEL. LO ABBIAMO INCONTRATO... intervista a Gabriel Zuchtriegel, a cura di Gianluca Baronchelli
S
otto la sua guida il Parco Archeologico di Paestum è cambiato molto - e bene - in meno di diciotto mesi. Lui è Gabriel Zuchtriegel, trentacinque anni, nato a Weingarten, nel Baden-Württemberg. Laureatosi in archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universität di Berlino, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica presso l’Università di Bonn, ed è stato professore a contratto di 34 a r c h e o
archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Università della Basilicata, dove ha condotto un progetto di ricerca a Heraclea. Prima di essere nominato direttore del Parco Archeologico di Paestum, ha lavorato come archeologo nella segreteria tecnica del Grande Progetto Pompei. Sorriso mite, sguardo deciso, idee chiare. Partendo dall’attualità e immaginando il futuro di Paestum, il discorso è andato lontano…
Paestum. La facciata orientale del tempio di Atena. 500 a.C. circa. Si tratta dell’unico luogo di culto della città di cui si conosca con certezza la divinità titolare.
◆P rofessor Zuchtriegel, una delle sue prime sfide è stata quella di riaprire i templi alla fruizione dall’interno dopo vent’anni, trasformando il principio del «guardare e non toccare» in un’esperienza emozionale. Perché? Con quali rischi e difficoltà? «Quando abbiamo deciso di riaprire i templi, lo abbiamo fatto con un progetto di sicurezza e
tutela accurato e programmato. Per me è stato chiaro sin dal primo giorno, quando sono entrato nei templi, che stavo vivendo la medesima esperienza già vissuta, descritta, memorizzata da grandi e importanti visitatori del passato: penso a Goethe, a Piranesi… sono entrati, hanno potuto vivere le architetture dall’interno. Goethe descrive questa esperienza come un momento a r c h e o 35
SCAVI • ZEUGMA
NELLA
CASA DELLE
MUSE
44 a r c h e o
UNA NUOVA SCOPERTA ARRICCHISCE IL PATRIMONIO DI MOSAICI DI ZEUGMA, SULLE RIVE DELL’EUFRATE, NELLA TURCHIA SUDORIENTALE. IL SALVATAGGIO DELLA CITTÀ GRECA E ROMANA, INSIEME ALL’ALLESTIMENTO DELLO SPLENDIDO MUSEO DI GAZIANTEP, È FRUTTO DELLA MOBILITAZIONE SCATTATA IN TURCHIA, MA NON SOLO. ECCO IL RACCONTO DELL’ARCHEOLOGO PROTAGONISTA DEGLI SCAVI di Kutalmis Görkay
S
ituata presso la moderna città di Gaziantep, nella Turchia sud-orientale, l’antica Zeugma – nome che, tradotto letteralmente dal greco antico, vuol dire «giogo» o «legame» – fu un centro di primaria importanza in età ellenistica e greco-romana. La sua denominazione deriva dal fatto che la città si trovava in corrispondenza del prin-
cipale attraversamento dell’Eufrate. Il sito ha acquistato fama internazionale in occasione dei lavori di costruzione della diga di Birecik, per effetto dei quali parte dell’insediamento venne condannata a finire sott’acqua (vedi box a p. 47), quando gli scavi di salvataggio portarono alla luce gli splendidi mosaici che ornavano alcune case romane (vedi
Necropoli occidentale
5
6 Eufrate
8 4
2
7
3 11
9
10
Necropoli ellenistica
Necropoli orientale
1 Necropoli sud-occidentale Necropoli meridionale
anche «Archeo» nn. 187 e 308, settembre 2000 e ottobre 2010). I tappeti musivi allora recuperati sono stati ricollocati nel moderno Museo dei Mosaici di Zeugma, a Gaziantep, che oggi costituisce una delle piú ricche collezioni del genere, di cui fanno parte anche importanti mosaici di epoca tardo-antica provenienti dalla stessa Gaziantep e dal suo territorio. Dal 2005, gli scavi di Zeugma vengono condotti dall’Università di Ankara e vedono la partecipazione di studiosi provenienti da vari atenei, di molti Paesi diversi.
IL CONTESTO CULTURALE La città antica si compone soprattutto di aree residenziali. E le case permettono di ricostruire l’identità dei loro proprietari, offrendo informazioni sulla loro vita privata, sull’identità, sulle origini e sul ruolo In alto: le colonne che circondano il cortile della Casa A. A sinistra: pianta di Zeugma: 1. tempio; 2. teatro; 3. Foro romano; 4. stadio; 5. agorà ellenistica; 6. mercato; 7. Case di Danae e Dioniso; 8. Casa di Poeseidone; 9. Casa delle Muse; 10. Casa del Synaristosai; 11. porta (?). Nella pagina accanto: veduta dell’agorà ellenistica con il mosaico pavimentale di Poseidone. a r c h e o 45
MOSTRE • BASILEA A sinistra: stele funeraria in pietra calcarea a forma di testa maschile barbata, forse proveniente da un monumento funerario, da Hayd ibn Aqil. II-I sec. a.C. Londra, The British Museum. Nella pagina accanto: Re Salomone e la Regina di Saba, dipinto su tavola di Konrad Witz. 1435. Berlino, Staatliche Museen, Gemäldegalerie.
66 a r c h e o
ARABIA FELICE?
PROFUMI INEBRIANTI, ORO, ARGENTO E PIETRE PREZIOSE COME SEGNI DI IMMENSA RICCHEZZA, INFINITE CAROVANE CARICHE DI BENI ESOTICI, LA LEGGENDARIA REGINA DI SABA; SONO SOLO ALCUNE DELLE IMMAGINI SIMBOLO, DA SEMPRE ASSOCIATE ALLE TERRE DELL’ARABIA MERIDIONALE. UNA MOSTRA AL MUSEO DI ANTICHITÀ DI BASILEA INDAGA LA STORIA E LA CIVILTÀ DELL’ANTICO YEMEN di Laurent Gorgerat
C
hi non conosce la storia della leggendaria regina di Saba? L’Antico Testamento (1 Re 10,1-13 e 2 Cronache 9,1-12) narra come essa giunse a Gerusalemme dalla lontana Arabia, insieme a una carovana di cammelli carica di doni destinati a re Salomone. In seguito, l’episodio biblico verrà riproposto dal Corano (Sura 27 «le formiche» 20-38). Ma, se la narrazione biblica pone l’enfasi sugli onori tributati al re da parte di una sovrana straniera, il Corano sottolinea l’aspetto della conversione della regina di Saba al credo monoteistico. Comune a entrambe le narrazioni è l’associazione della regina – e, soprattutto, della sua terra d’origine, l’antica Sudarabia – con l’idea di un’immensa ricchezza. E, per quanto i piú tardi autori classici – greci e latini – non menzionino mai la regina stessa, i loro resoconti si a r c h e o 67
SPECIALE • SPARTACO
SPARTACO
UNA STORIA DI SCHIAVI E PADRONI
QUELLO DI ROMA ANTICA FU IL PIÚ GRANDE SISTEMA SCHIAVISTICO CHE LA STORIA ABBIA MAI CONOSCIUTO. UN’INTERA ECONOMIA ERA BASATA SULLO SFRUTTAMENTO DI UNA «MERCE» CARA E REDDITIZIA QUANTO DEPERIBILE: L’ESSERE UMANO. STIME RECENTI HANNO CALCOLATO LA PRESENZA TRA I 6 E I 10 MILIONI DI SCHIAVI SU UNA POPOLAZIONE DI 50/60 MILIONI DI INDIVIDUI. NEL 73 A.C., UN ESERCITO DI SCHIAVI, ESASPERATI DALLE CONDIZIONI DISUMANE IN CUI ERANO TENUTI A VIVERE, SI RIBELLARONO, CAPEGGIATI DA UN GLADIATORE TRACE. MA QUALI FURONO I REALI EFFETTI DELLA RIVOLTA? ED È CORRETTO RICONOSCERE IN SPARTACO IL LEGITTIMO RAPPRESENTANTE DEL «PROLETARIATO DELL’ANTICHITÀ», COME AVEVA SOSTENUTO MARX? di Orietta Rossini
Tutti gli oggetti e le opere d’arte riprodotti nell’articolo sono attualmente esposti nella mostra «Spartaco. Schiavi e padroni a Roma», allestita presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma. Plauto mugnaio, olio su tela di Camillo Miola. 1864. Napoli, Museo civico di Castel Nuovo. L’opera allude alla notizia, riportata da Aulo Gellio, secondo la quale Plauto, forse per debiti di gioco, fu costretto a lavorare come schiavo presso un mugnaio.
L’
esibizione dei 6000 schiavi crocefissi lungo la via Appia – circa uno ogni trenta metri, calcolando la distanza tra Roma e Capua – chiude nel modo piú tragico la stagione delle grandi rivolte servili che insanguinarono l’Italia tra la metà del II secolo e il 71 a.C., anno della sconfitta dell’esercito di Spartaco. Quei 6000 erano l’ultimo contingente delle moltitudini di schiavi che si ribellarono all’oppressione esercitata dai Romani nell’età della conquista, quando il bottino di guerra era fatto non solo di oro e di ricchezze, ma soprattutto di schiavi, e quando gli eserciti di Roma avanzavano in tutte le direzioni, seguiti come da avvoltoi dai venaliciari, o mangones, come erano detti i mercanti di schiavi. a r c h e o 85