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Archeo n. 385, Marzo 2017

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IN EDICOLA L’ 8 MARZO 2017

o. i t

2017 VASI TETRAPODI KURDISTAN PREISTORICO

LA PRIMA BREXIT DELLA STORIA

MALTA CRISTIANA SPECIALE SAMARCANDA

Mens. Anno XXXIII n. 385 marzo 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

S. MARIA ANTIQUA

RIVELAZIONI

KURDISTAN

INCHIESTA SULLE ORIGINI

ROMA

SANTA MARIA ANTIQUA MALTA CRISTIANA

LE CATACOMBE DI SAN PAOLO

SAMARCANDA DA ALESSANDRO MAGNO A TAMERLANO UNA CITTÀ TRA STORIA E LEGGENDA

www.archeo.it

SA VI M AG AR GI CA O A ww ND w. a rc A he

ARCHEO 385 MARZO

€ 5,90


EDITORIALE

UNA SCUOLA ITALIANA Lo scorso 20 gennaio – il numero di febbraio era già in stampa e, pertanto, ne riferiamo solo ora – nel sito di Palmira si è consumato l’ultimo (in ordine di tempo) atto di barbarie perpetrato dal sedicente Stato Islamico. Dopo l’assassinio di alcuni militari e civili locali (secondo le ben note modalità operative), i miliziani neri hanno minato e fatto esplodere il Tetrapylon e il proscenio del vicino teatro. Lo stesso teatro in cui, ai primi di maggio del 2016, l’orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo aveva suonato per celebrare la «liberazione» dell’antica città carovaniera che, però, è stata «fatalmente» riconquistata dai terroristi dell’ISIS lo scorso 11 dicembre. L’attendibilità della notizia delle nuove distruzioni è stata documentata da un video visibile in rete. Non intendiamo commentare i fatti. Abbiamo riferito la notizia per dovere di cronaca (e i lettori possono ben immaginare quanto avremmo voluto non darla!) e per aggiornare i nostri precedenti interventi su questo argomento (vedi «Archeo» nn. 364, 365 e 368, rispettivamente giugno, luglio e ottobre del 2015). Voltiamo pagina e veniamo a una vicenda di tutt’altro segno e che ci riguarda da vicino. Ecco la notizia: due settimane fa sono state spedite a Tunisi – alla sede della Scuola Archeologica Italiana a Cartagine (SAIC) – 215 casse, contenenti circa 6000 volumi (per un peso complessivo di 4 tonnellate). Si tratta di un’ampia parte della biblioteca di Sabatino Moscati (1922-1997) dedicata all’archeologia e alla storia dell’arte, dalla preistoria al Medioevo e all’età moderna, donata dalla famiglia Moscati alla Scuola. Sabatino Moscati, lo ricordiamo, è stato il direttore scientifico della nostra rivista, dal 1985 fino all’anno della sua scomparsa. A partire dagli anni Sessanta aveva istituito e diretto campagne di scavo in Israele, Libano e, poi, in Tunisia, sul sito di Cartagine (oltreché nell’isola di Malta; vedi a p. 76). E proprio con il mondo tunisino Moscati aveva intessuto rapporti scientifici e personali particolarmente intensi. Ora i suoi libri andranno a costituire la biblioteca della SAIC, una giovanissima istituzione, fondata un anno fa da un gruppo di studiosi italiani al fine di «favorire le opportunità di ricerca, formazione e diffusione delle conoscenze e di contribuire al dialogo interculturale e alle politiche di sviluppo della Tunisia e dei paesi del Maghreb» (www.scuolacartagine.it). Andreas M. Steiner Veduta dei resti dell’antica Cartagine, nell’odierna Tunisia.


SOMMARIO EDITORIALE

Una scuola italiana 3 di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

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SCAVI Le ultime ricerche dell’INRAP a Mont-Saint-Michel riportano alla luce un cimitero del XIII secolo annesso all’antica chiesa parrocchiale del villaggio 8 ALL’OMBRA DEL VULCANO Alcuni dei piú importanti monumenti di Pompei tornano a essere indagati dagli archeologi, cosí da fare nuova luce sulla storia della città 14 SCOPERTE Viene dall’Umbria il primo esemplare al mondo di ambra grigia fossile, la preziosa materia prima prodotta dai capodogli 16

MUSEI Il Museo Archeologico Nazionale della Siritide di Policoro si è dotato di nuove sale, dedicate agli splendidi corredi tombali degli Enotri e dei Lucani 20 PAROLA D’ARCHEOLOGO Per una pregiata raffigurazione della Bona Dea, ora in collezione privata e destinata a essere venduta all’asta, è stata avviata una raccolta fondi che mira a farne un patrimonio pubblico 22

44

PREISTORIA

Orizzonti di storia

44

di Cecilia Conati Barbaro

MOSTRE

Incanto romano

56

di Stefano Mammini

56

MOSTRE

Come una casa di fate

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di Nadia Canu

34 MALTA

Alla riscoperta delle catacombe

70

di David Cardona In copertina Samarcanda (Uzbekistan). Una veduta del Gur i Mir, il mausoleo di Tamerlano, inquadrato attraverso il grande arco d’ingresso. XIV-XV sec..

Anno XXXIII, n. 385 - marzo 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti

amministrazione@timelinepublishing.it

Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, enceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti,

Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Nadia Canu è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari, Olbia-Tempio e Nuoro. David Cardona è archeologo. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Cecilia Conati Barbaro è ricercatore confermato di preistoria e protostoria presso «Sapienza» Università di Roma. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Marco Di Branco è ricercatore di storia bizantina e islamica all’Istituto Storico Germanico di Roma. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Daniele Moscone è dottorando di ricerca in archeologia presso «Sapienza» Università di Roma. Valentina Porcheddu è archeologa e giornalista. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Andrea Zifferero è professore associato di etruscologia e antichità italiche e di musealizzazione e gestione del patrimonio archeologico all’Università di Siena. Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina (e p. 82) e pp. 3 (basso), 83, 94/95, 98-101 – Cortesia Paola Moscati: p. 3 – Cortesia INRAP: Emmanuelle Collado: pp. 8-9 – Cortesia GUARD Archaeology Ltd: p. 10 – Cortesia Segretariato Regionale per la Calabria del MiBACT: p. 12 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 14-15 – Cortesia Comune di Allerona: p. 16 – Stefano Mammini: pp. 18, 56/57, 63, 64/65, 67 (destra), 68 – Cortesia degli autori: p. 19 – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata: p. 20 – Cortesia Bertolami Fine Arts: pp. 22-24 – Cortesia EMAP: Patrick Ernaux/INRAP: p. 26 (alto); Abigail Howkins/ RCS: p. 26 (basso); Francesco Marano/UniTus: pp. 27 (alto), 28; Università di Milano: p. 27 (centro); Placido Scardina: p. 27 (basso) – Cortesia Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari, Olbia-Tempio e Nuoro: Nicola Castangia: pp. 34/35, 36 (basso), 38-39, 40 (centro e basso, a destra), 41 (alto), 42 (alto), 43; Canale: disegno a p. 35; Archivio Soprintendenza: p. 36 (alto e centro); Paolo Mura: disegni alle pp. 40-41; Francesco Corni: disegno a p. 42 – Cortesia «Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive» (PARTeN): pp. 44/45, 46 (basso), 47, 48 (alto e centro), 48/49, 50-55 – Doc. red.: pp. 48 (basso), 88 (basso), 89, 105-109, 111 – Neandertal Museum, Krapina (Croazia): p. 49 (basso) – Cortesia Soprintendenza Speciale per il Colosseo e


Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA...

...dovette affrontare la secessione della Britannia 104 di Romolo A. Staccioli

SCAVARE IL MEDIOEVO Uomini e muri

108

di Andrea Augenti

108

82 SPECIALE

Appuntamento a Samarcanda

82

di Marco Di Branco

LIBRI

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Sotto la stella ardente 110 di Francesca Ceci

110

l’area archeologica centrale di Roma: Electa/Gaetano Alfano: pp. 58/59, 59, 61 (sinistra, in alto), 62, 66 (alto); Andrea Jemolo: p. 60; Claudia Pescatori: pp. 61 (destra), 66 (basso); Archivio fotografico della Soprintendenza: pp. 67 (sinistra), 68/69 – Cortesia Clive Vella: pp. 70/71 – Daniel Cilia: pp. 72-77, 80 (alto e basso), 81 – Cortesia Heritage Malta: pp. 78-79 e disegno a p. 80 – Bridgeman Images: pp. 84, 86, 93, 104 – Mondadori Portfolio: Leemage: p. 87; Album: p. 91; AKG Images: pp. 92, 102/103, 110 – Marka: Philippe Michel: p. 88 (alto); Christopher Rennie: p. 90 – Giorgio Albertini: disegno alle pp. 96/97 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 37, 46 (alto), 85, 86. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Federico Curti Amministratore delegato: Stefano Bisatti Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Concessionaria per la pubblicità extra settore: Lapis Srl Viale Monte Nero, 56 - 20135 Milano tel. 02 56567415 - 02 36741429 e-mail: info@lapisadv.it Pubblicità di settore: Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa Via Gustavo Fara 35 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI)

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AVVISO AI LETTORI In questo numero, per motivi di spazio, non compare la nuova puntata della serie di Flavio Russo dedicata ai metalli, la cui pubblicazione riprenderà regolarmente il mese prossimo.

Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.


n otiz iari o SCOPERTE Francia

IL CIMITERO PERDUTO E... RITROVATO

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a ormai oltre un quindicennio, l’INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives) esegue indagini archeologiche a Mont-Saint-Michel, in Normandia, e l’ultima campagna ha fornito risultati di notevole interesse, rivelando la presenza di un cimitero che si pensava fosse andato distrutto nel 1913, in occasione di lavori infrastrutturali. Il sito, lo ricordiamo, non è altro che un enorme scoglio di granito, alto un’ottantina di metri e con una circonferenza di 1 km circa, esposto a maree fortissime, con oscillazioni che raggiungono i 14 m di dislivello e arrivano a scoprire (e ricoprire) una fascia di terraferma di 15 km. A farne una delle mete turistiche francesi piú visitate sono il santuario micaelico e il borgo che

A sinistra: Mont-Saint-Michel (Normandia, Francia). Un settore del cantiere di scavo nel quale l’INRAP ha condotto le ultime indagini: l’area esplorata si trova ai piedi della chiesa parrocchiale, la cui fondazione si colloca nel periodo romanico. In basso: veduta aerea del sito di Mont-Saint-Michel.

8 archeo


attorno a esso si è sviluppato: un complesso la cui prima fondazione sarebbe avvenuta nell’VIII secolo, nelle forme di un oratorio eretto a memoria di un’apparizione dell’Arcangelo. Le ricerche piú recenti hanno interessato le fortificazioni e la porta del villaggio (databile al XIII secolo), menzionate in un testo del XV secolo, nel quale si legge che «il suddetto d’Estouville e i monaci le fecero rinforzare nell’anno 1425, al tempo in cui la porta della città, che si trovava di fronte alla chiesa

A destra: lo scavo di una delle sepolture medievali del cimitero parrocchiale. Le tombe sono danneggiate da opere infrastrutturali, moderne, come per esempio le tubazioni visibili in questa foto.

A sinistra: un’altra immagine di una tomba del cimitero parrocchiale. Il sepolcreto rimase in uso fino alla metà del XIII sec.

parrocchiale venne modificata e collocata lí dove tuttora si trova». Tuttavia, come già accennato, l’acquisizione piú importante è quella del cimitero, che, all’origine, si estendeva per un raggio di 30 m circa intorno alla chiesa medesima e che venne in parte abbandonato quando, alla metà del XIII secolo, fu innalzata una nuova cinta muraria, voluta dall’abate Richard Turstin.

Quest’ultima fu innalzata per garantire una migliore difesa del sito, che già nel 1204 era stato assediato e incendiato dagli alleati bretoni del re Filippo Augusto. Nonostante i danni subíti nel tempo dal piccolo speolcreto, le tombe superstiti sono una trentina e hanno permesso il recupero di reperti significativi. In particolare, dagli esami archeo-antropologici e

dalle analisi con il 14C che verranno effettuati, si attendono risposte sulla dinamica delle deposizioni, sulla loro cronologia, sull’età degli inumati e sulle patologie di cui i defunti potrebbero aver sofferto. Dati che potranno contribuire a precisare le caratteristiche della comunità che viveva a Mont-SaintMichel prima del XIII secolo. Parallelamente, nell’area in cui sorgeva il chiostro dell’abbazia, è stato avviato un intervento che mira a localizzare i livelli originari dei piani di calpestio, che furono rialzati in una fase di restauro. Lo scavo e lo studio delle strutture realizzate nell’occasione permetteranno di ricostruire l’assetto originario del chiostro e le sue possibili evoluzioni nel corso del tempo. Stefano Mammini

archeo 9


COME UNA CASA DI FATE NEI PRIMI ANNI SESSANTA, L’ARCHEOLOGO ERCOLE CONTU ESPLORA UNA MISTERIOSA GROTTA NEI PRESSI DI ALGHERO. VIENE ALLA LUCE, COSÍ, LA COSIDDETTA TOMBA DEI VASI TETRAPODI, UNO DEI MONUMENTI PREISTORICI PIÙ IMPORTANTI DELLA SARDEGNA. ECCO IL RACCONTO DELLA SCOPERTA (OGGI AL CENTRO DI UNA MOSTRA) E DI UN INCONTRO PARTICOLARE… di Nadia Canu, fotografie di Nicola Castangia Salvo diversa indicazione, tutte le immagini documentano la Tomba dei Vasi Tetrapodi, nella necropoli di Santu Pedru, presso Alghero, e i materiali in essa rinvenuti. 34 a r c h e o


U

na luce brilla nei suoi occhi ogni volta che parla di archeologia: quando la vedi, capisci all’istante che per oltre settant’anni, insieme agli amori piú cari, il suo non è stato semplicemente lavoro, ma missione di una vita, vissuta all’insegna della ricerca, della didattica e al servizio del patrimonio culturale. L’abbiamo ascoltato raccontare della Tomba dei Vasi Tetrapodi, in occasione della presentazione del volume che raccoglie il quarantennale lavoro della sua allieva, Giuseppa Tanda, incentrato sulle tombe scolpite della Sardegna preistorica. Ha spiegato perché, tra le migliaia di ipogei censiti, quello da lui indagato debba considerarsi una vera e propria pietra miliare. E poco dopo ci siamo detti quanto sarebbe stato bello raccontarne la storia. Passato qualche gior-

Sulle due pagine: veduta panoramica della cella principale (o cella C) della tomba. I materiali rinvenuti nello scavo provano che l’ipogeo fu in uso dal Neolitico all’età del Bronzo Medio, cioè dal 4500 al 1800 a.C. circa. In basso: restituzione grafica di uno dei vasi con quattro piedi e ricca decorazione che hanno ispirato il nome della tomba. La loro produzione si inserisce nell’ambito della cultura del Vaso Campaniforme, che si colloca nella seconda metà del III mill. a.C.

a r c h e o 35


PREISTORIA • KURDISTAN IRACHENO

P

er un archeologo preistorico, i monti Zagros rappresentano un luogo mitico da quando, negli anni Cinquanta del secolo scorso, Robert Braidwood, professore all’Università di Chicago, vi condusse la Iraq-Jarmo Expedition, la prima, pionieristica, 44 a r c h e o

ricerca multidisciplinare volta a rintracciare le piú antiche testimonianze di quella che il grande studioso inglese di origine australiana Vere Gordon Childe aveva definito «Rivoluzione Neolitica». Le origini dell’agricoltura dovevano aver avuto luogo lungo

«the hilly flanks of the Zagros» (i pendii collinari degli Zagros), poiché qui vivono allo stato naturale i progenitori selvatici dei cereali e dei legumi che sono stati domesticati dall’uomo tra la fine del Pleistocene e l’inizio dell’Olocene, e che tuttora costituiscono le maggiori


ORIZZONTI DI

STORIA GRAZIE AL «PROGETTO ARCHEOLOGICO REGIONALE TERRA DI NINIVE» (PARTeN), LA PREISTORIA DEL KURDISTAN IRACHENO SI RIVELA IN TUTTA LA SUA STRAORDINARIA RICCHEZZA. E VENGONO COSÍ ALLA LUCE LE TRACCE DEI PRIMI UOMINI CHE MAI ABBIANO ABITATO QUELLE TERRE, SFRUTTANDONE L’ECCEZIONALE POTENZIALE DI RISORSE di Cecilia Conati Barbaro

Kurdistan iracheno. I ricercatori del «Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive» (PARTeN) durante un sopralluogo nella grotta Kaf Serdakni.

risorse alimentari di gran parte del globo terrestre. Dal 2015 archeologi specialisti in preistoria dell’Università «Sapienza» di Roma collaborano con il «Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive» (PARTeN) dell’Università di Udine, con l’obiettivo di scopri-

re le piú antiche testimonianze del popolamento umano nel Kurdistan iracheno. L’area di studio copre quasi 3000 kmq ed è caratterizzata dalla piana di Dohuk a nord, dagli Zagros a nord-est, e dalla vasta pianura delimitata dal lago di Mosul a ovest e dal Jebel Maqlub a sud.

La prima fase della ricerca prevede una ricognizione estensiva di questo ampio territorio, che ricade sotto la concessione di studio rilasciata dalle autorità irachene e curde. Si tratta quindi di un’esplorazione geoarcheologica, nella quale gli archeologi lavorano fianco a a r c h e o 45


MOSTRE • ROMA

Roma, Foro Romano, chiesa di S. Maria Antiqua. La parete orientale della navata laterale sinistra, sulla quale corre un lungo dipinto raffigurante santi e Padri della Chiesa ai lati del Cristo. Le pitture risalgono all’epoca di papa Paolo I (757-767). In primo piano è un sarcofago con raffigurazioni cristiane, databile alla seconda metà del III sec. d.C. 56 a r c h e o


INCANTO ROMANO

A CORONAMENTO DI UN LUNGO E COMPLESSO INTERVENTO DI RESTAURO, LA CHIESA DI S. MARIA ANTIQUA, AI PIEDI DEL PALATINO, È STATA RIAPERTA AL PUBBLICO. UN RITORNO DAVVERO IMPORTANTE, POICHÉ FRA LE SUE MURA – EDIFICATE IN EPOCA IMPERIALE – SI CONSERVANO DIPINTI MURALI CHE RAPPRESENTANO UNA DELLE PIÚ SPETTACOLARI TESTIMONIANZE AL MONDO DELL’ARTE MEDIEVALE GRECO-BIZANTINA di Stefano Mammini a r c h e o 57


SCAVI • CATACOMBE DI MALTA

Un ambiente delle catacombe di Tal Mintna, presso Mqabba, nella parte meridionale dell’isola di Malta. Le caratteristiche architettoniche di queste catacombe suggeriscono che la loro origine vada collocata intorno al IV sec. d.C. e che siano rimaste in uso almeno fino al VI sec. d.C. L’ipogeo si distingue per le ricche decorazioni scolpite (si noti, nell’immagine, il soffitto decorato a guscio di conchiglia). 70 a r c h e o


MALTA

ALLA RISCOPERTA DELLE CATACOMBE L’ARCIPELAGO AL CENTRO DEL MEDITERRANEO È FAMOSO, INNANZITUTTO, PER LE SUE STRAORDINARIE TESTIMONIANZE MONUMENTALI PREISTORICHE. MENO NOTE SONO, INVECE, LE SUE NUMEROSISSIME STRUTTURE IPOGEICHE DI EPOCA ROMANA E PALEOCRISTIANA. TRA QUESTE FIGURANO SOPRATTUTTO LA NECROPOLI DI SAN PAOLO A RABAT – CITTADINA AL CENTRO DELL’ISOLA MAGGIORE –, IL PIÚ IMPORTANTE COMPLESSO DEL GENERE AL DI FUORI DI ROMA. UN GRANDE PROGETTO DI SCAVO, RESTAURO E VALORIZZAZIONE LE HA NUOVAMENTE PORTATE ALL’ATTENZIONE DEL PUBBLICO di David Cardona

D

a sempre, il vasto reticolo di cavità sotterranee situato un centinaio di metri a meridione del fossato di Mdina (l’antica Melite, capitale di Malta prima dell’arrivo dei cavalieri) aveva attirato l’attenzione della popolazione locale. Lo studioso Gian Francesco Abela (15821655), considerato il padre della storiografia maltese, riferisce che il nome dei campi sovrastanti, Tad-Dlam («dell’oscurità»), sia ispirato proprio agli spazi sotterranei, che lo stesso Abela, con altri studiosi e dignitari dell’isola, aveva piú vol-

te visitato, calandovisi attraverso i piccoli pertugi che si aprivano nel terreno. Scrive Abela che le catacombe erano ben note alla popolazione che le utilizzò anche come cave per ricavarne la calce. Non sorprende, inoltre, che intorno alle cavità sotterranee prendessero vita storie e leggende tra le piú fantasiose, tra cui quella che voleva i percorsi scavati nientemeno che da immaginari giganti. La consapevolezza della notevole lunghezza delle gallerie sotterranee è ben illustrata dalla storiella di un maiale che, caduto in una delle a r c h e o 71


SPECIALE • SAMARCANDA


APPUNTAMENTO

A SAMARCANDA È FORSE LA PIÚ CELEBRE E AFFASCINANTE CITTÀ DELL’ASIA CENTRALE. I SUOI MONUMENTI, RIVESTITI DI MAIOLICHE POLICROME DOMINATE DAL COLOR TURCHESE, EVOCANO I FASTI DI UN ORIENTE LONTANO E LEGGENDARIO. PER COSTRUIRE IN QUESTO LUOGO DAL NOME MISTERIOSO LA SUA NUOVA CAPITALE, TAMERLANO CHIAMÒ ARCHITETTI E ARTISTI DA TUTTO IL MONDO ISLAMICO di Marco Di Branco

M

arakanda, Marachanda, Maraganda, Maracadra, Maracunda, Afrasyab, Samarkent, Semerkant, Samarqand, Samarcanda. Non importa come si scriva: il suo nome è uno slogan, una formula rituale, sentito una volta non si dimentica. C’è l’antica città conquistata da Alessandro Magno, la metropoli commerciale dei Sogdiani, la capitale di Tamerlano il Grande,

dalle cupole sfavillanti nel sole; e poi c’è la Samarcanda mentale ‒ città mitica di un regno delle favole, miraggio antipodale, simbolo del chissà dove o banale facezia. Samarcanda, come Timbuctu e poche altre città al mondo, significa «lontananza»: è il luogo dove si spera ‒ sia pure invano ‒ che neppure la morte riesca a raggiungerci. Con il nome di Marakanda, Samarcanda com-

Nella pagina accanto: una veduta del Gur i Mir, il mausoleo di Tamerlano, inquadrato attraverso il grande arco d’ingresso, una delle poche strutture supersiti del complesso. XIV-XV sec. In alto: una panoramica della Piazza del Registan e della facciata della madrasa (scuola coranica) di Tilya Kori (XVII sec.); a sinistra e a destra si distinguono le estremità, rispettivamente, della madrasa di Ulugh Beg (XV sec.) e della madrasa di Sher-Dor (XVII sec.). a r c h e o 83


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