Skip to main content

Archeo n. 384, Febbraio 2017

Page 1

2017

NARRARE PER IMMAGINI

RECUPERI ECCELLENTI

MUSEO DI CHIUSI

MINIERE

SPECIALE PRIMA DELL’ALFABETO

Mens. Anno XXXIII n. 384 febbraio 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

QUANDO ROMA FU «INVASA» DAI SIRIANI

eo .it

UN MUSEO PER LA CIVILTÀ ETRUSCA

CHIUSI

PRIMA DELL’ALFABETO

COME E PERCHÉ NACQUE LA SCRITTURA CUNEIFORME? UNA SPETTACOLARE MOSTRA A VENEZIA

www.archeo.it

IN EDICOLA L’ 8 FEBBRAIO 2017

r ch

M VE E N IN SO E M PO ZIA OS T TR AM ww A IA w. a

LA

ARCHEO 384 FEBBRAIO

RIVELAZIONI

€ 5,90


EDITORIALE

LA CIVILTÀ MESOPOTAMICA RINASCE A VENEZIA Venezia, già sede di mostre archeologiche entrate a far parte della nostra «memoria storica» (ricordiamo quella sui Fenici, del 1988, o quella sugli Etruschi, del 2000/2001, allestite in Palazzo Grassi), ci sorprende con una nuova iniziativa: nelle sale della settecentesca biblioteca di Palazzo Loredan (in Campo Santo Stefano, a pochi passi dal Ponte dell’Accademia), sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, è da pochi giorni allestita una collezione mai esposta al pubblico. Si tratta, ecco la prima sorpresa, di una raccolta «locale», nel senso che fu riunita, in decenni di appassionati acquisti, da Giancarlo Ligabue (1931-2015), imprenditore e paleontologo veneziano, fondatore dell’omonimo Centro Studi e Ricerche confluito, l’anno scorso, nella Fondazione Giancarlo Ligabue, promossa e oggi presieduta dal figlio Inti. La seconda sorpresa è rappresentata dalla categoria dei reperti: sono sigilli e tavolette cuneiformi, originari della Terra tra i Due Fiumi, di inestimabile valore storico e artistico, esposti insieme ad alcuni capolavori dell’arte mesopotamica concessi in prestito da grandi istituzioni museali italiane. La dimensione dell’esposizione è inversamente proporzionale alla sua rilevanza, al suo fascino. Come ama ribadire il suo curatore, l’assiriologo Frederick Mario Fales (autore dello Speciale di questo numero, alle pp. 70-101), si tratta di una mostra «da meditazione». I reperti riuniti nelle cinque sale della biblioteca non «sopraffanno» il visitatore, ma lo accolgono e lo invitano a conoscere: la storia delle origini della scrittura, la primitiva funzione dei simboli impressi su «buste» e tavolette d’argilla, il rapporto di quei segni con le piú antiche lingue parlate dagli abitanti della terra di Sumer e Akkad, il manifestarsi delle prime «lettere» alfabetiche negli archivi di Ugarit… Una terza sorpresa ci riservano, poi, gli oggetti riuniti nella grande vetrina dell’ultima sala: quanti di noi sapevano, infatti, che l’esploratore delle leggendarie città mesopotamiche di Nimrud e Ninive, l’inglese Austen Henry Layard, si ritirò – dopo una intensa carriera da archeologo, politico e diplomatico – proprio a Venezia, in un antico palazzo affacciato sul Canal Grande? E che nella città lagunare, fu tra i fondatori della «Compagnia di Venezia e Murano», adoperandosi cosí per il recupero delle tecniche dell’arte vetraria antica? Se, dunque, come ci ricorda Fales «oggi il Vicino Oriente si è allontanato in maniera impressionante» e drammatica, quell’universo di antica civiltà rinasce, inaspettatamente, proprio a Venezia. Un evento da accogliere con consapevole gratitudine. Andreas M. Steiner

La sezione della mostra «Prima dell’alfabeto» in cui sono riuniti alcuni oggetti che evocano lo studio di Austen Henry Layard. Fra gli altri, con la copertina rossa, si riconosce una copia del suo volume su Ninive.


SOMMARIO EDITORIALE

La civiltà mesopotamica rinasce a Venezia

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

8

SCAVI Prosegue con risultati lusinghieri l’esplorazione della necropoli di Guado di Sferracavallo, a Norchia, nell’Etruria interna 8 ALL’OMBRA DEL VESUVIO Gli ultimi interventi del Grande Progetto Pompei riaprono le porte della Casa dei Vettii e di altre lussuose dimore della Regio VI 10 SCOPERTE Dalle ultime indagini condotte dal Progetto GaVe la conferma del ritrovamento di un tratto della via Claudia Augusta 12 A TUTTO CAMPO Lo studio della sostenibilità in età

antica amplia e arricchisce le prospettive di indagine sulla frequentazione del territorio

ARCHEOTRAFFICO 14

(Archeo)romanzo criminale

42

di Maurizio Pellegrini

MOSTRE Giocattoli in uso fra i bambini e le bambine vissuti in età etrusca e romana sono di scena a Perugia, nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria 16

MUSEI

Chiusi, città etrusca 50 di Maria Angela Turchetti

50

PAROLA D’ARCHEOLOGO L’operazione «Tempio di Hera» ha sgominato una banda di scavatori clandestini che da tempo saccheggiavano il sito di Capo Colonna, in Calabria 18

DA ATENE

Il destino è scritto nei suoni

LA METALLURGIA/2 26

E venne il tempo delle miniere

di Valentina Di Napoli

di Flavio Russo

STORIA

30

Fotogrammi di storia

64

30

di Andrea Augenti e Christian Greco In copertina tavoletta con registrazione di derrate alimentari, da Fara/Shuruppak o Nippur. Periodo Proto-dinastico III a, XXV sec. a.C.

Anno XXXIII, n. 384 - febbraio 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda,

Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Carlo Citter è ricercatore di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Valentina Di Napoli è archeologa. Frederick Mario Fales è professore ordinario di storia del Vicino Oriente antico all’Università degli Studi di Udine. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Christian Greco è direttore del Museo Egizio di Torino. Maria Katsinopoulou è archeologa. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Maurizio Pellegrini è archeologo direttore della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Simona Sterpa è archeologa. Maria Angela Turchetti è direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi. Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio Stampa: copertina e pp. 20-21, 48 (alto), 70-71, 80-86, 88-96, 98-99, 100/101 – Andreas M. Steiner: pp. 3, 101 – Cortesia degli autori: pp. 8, 9 (sinistra), 14, 42-46, 47 (alto), 48 (basso), 66 – Doc. red.: pp. 9 (destra), 12 (basso), 32, 35, 36-37, 39 (sinistra), 40/41, 47 (centro e basso), 61 (basso), 64, 72/73, 74, 76/77,103-108, 110-111 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 10-11 – Cortesia Progetto GaVe: pp. 12 (alto; foto Studio Fracaroli, Nogara), 13 – Cortesia Paolo Nannini: p. 15 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, Perugia: p. 16 – Cortesia Polo Museale della Calabria: p. 18 – Cortesia Comando Carabinieri TPC: p. 19 – DeA Picture Library: p. 97 (alto); G. Dagli Orti: pp. 30/31, 32/33; C. Sappa: pp. 66/67; G. Nimatallah: p. 69; A. Dagli Orti: p. 97 (basso) – Bridgeman Images: pp. 34/35, 38 – Shutterstock: pp. 39 (destra), 41, 65 – Cortesia Museo Nazionale Etrusco di Chiusi: pp.


110 Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Il paesaggio siamo noi

102

di Daniele Manacorda

102

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Il granchio e la luna 110 di Francesca Ceci

LIBRI

112

SPECIALE

In Mesopotamia, alle origini della scrittura

QUANDO L’ANTICA ROMA... ...fu «invasa» dai Siriani

106

di Romolo A. Staccioli 50, 51, 52 (basso), 53, 54-55, 56 (sinistra), 57, 58-60, 61 (alto), 62, 63 (alto) – Stefano Mammini: pp. 50/51, 52 (alto) – Da: Mario Iozzo, Materiali Dimenticati. Memorie Recuperate, Chiusi 2007: p. 56 (destra) – Erich Lessing Archive/Magnum/Contrasto: p. 68 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 63, 75. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Federico Curti Amministratore delegato: Stefano Bisatti Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Concessionaria per la pubblicità extra settore: Lapis Srl Viale Monte Nero, 56 - 20135 Milano tel. 02 56567415 - 02 36741429 e-mail: info@lapisadv.it Pubblicità di settore: Rita Cusani e-mail: cusanimedia@gmail.com tel. 335 8437534 Direzione, sede legale e operativa via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia Press-di - Distribuzione, Stampa e Multimedia Via Mondadori, 1 - 20090 Segrate (MI)

106

Prima dell’alfabeto 70 di Frederick Mario Fales

Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati: Telefono: 045 8884400 E-mail: collez@mondadori.it Fax: 045 8884378 Posta: Press-di Servizio Collezionisti casella postale 1879, 20101 Milano Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.


n otiz iari o SCAVI Etruria

NORCHIA: UNA SORPRESA TIRA L’ALTRA...

S

i è conclusa nell’agosto scorso la terza campagna di scavo nella necropoli di Guado di Sferracavallo, a Norchia (Viterbo). L’esplorazione di questo settore prende il via dalla fortunata scoperta della Tomba a Casetta di Vel, avvenuta nel 2010 (vedi «Archeo» n. 365, luglio 2015) e che ha portato alla formulazione di un progetto non solo di ricerca e scavo, ma anche e soprattutto di conservazione, recupero e valorizzazione delle numerose strutture funerarie che caratterizzano l’intera area di Guado di Sferracavallo. Le ultime indagini hanno portato al ritrovamento di due nuove tombe, denominate GDS 03 e GDS 04. La prima, che appariva violata, ha in facciata la tipica porta finta etrusca, in parte però scomparsa. Accanto vi è un masso crollato, dove resta una piccola scaletta

8 archeo

In questa pagina: Norchia, necropoli di Guado di Sferracavallo, tomba GDS 03. L’interno del sepolcro (a destra), dove sono state contate ben 55 sepolture, e una veduta esterna della struttura. scavata nel tufo, probabilmente l’accesso alla parte superiore della tomba, destinata alle cerimonie funerarie. L’interno consiste in un grande vano raggiungibile tramite un dromos (corridoio) e chiuso originariamente da blocchi di tufo litoide, di cui resta una sola pietra. La camera è formata da un primo ambiente squadrato e prosegue

con un lungo corridoio rettangolare, il tutto contraddistinto da una serie cospicua di sepolture, ben 55, ricavate scavando direttamente nel banco tufaceo e disposte perlopiú lungo le pareti. Alcuni loculi ubicati in prossimità dell’entrata appartengono probabilmente a un’epoca successiva rispetto alla costruzione originaria del complesso funerario e furono realizzati utilizzando lastre di chiusura appartenente alle sepolture piú antiche. La tomba, già violata, è stata accuratamente ripulita e l’operazione ha permesso il recupero di una considerevole quantità di materiale pertinente ai corredi sconvolti, il cui studio fornirà importanti dati per stabilire la cronologia della sepoltura, che, come testimoniano alcune monete in bronzo, continua in età romana. A pochi metri di distanza, è stata scavata un’altra sepoltura (GDS 04), contraddistinta dal grosso foro creato dai ladri per accedere direttamente alla camera funeraria,


CRETA

La signora venuta dalla pioggia

come dimostrano i resti di strutture tufacee semidistrutte, di difficile interpretazione e rinvenute all’interno dello stesso vano. Ma la vera e importante sorpresa è scaturita dallo scavo del dromos: nell’ultimo strato di riempimento, accanto alla grossa pietra di chiusura della camera, sono stati ritrovati uno specchio in bronzo e 21 vasi in terracotta, tra i quali spiccano due bellissime situle con beccuccio a volto di Sileno barbato, tipiche della fine del IV secolo a.C. Una oinochoe (brocca da vino) con becco a cartoccio recuperata nell’ultima campagna di scavo condotta nella necropoli di Guado di Sferracavallo a Norchia (Viterbo).

Gli interventi fin qui descritti, ai quali faranno seguito altre due campagne annuali, già programmate, stanno arricchendo in maniera significativa la conoscenza di questo settore della necropoli di Norchia, dopo decenni durante i quali gli unici scavi sono stati quelli clandestini. E lo scopo di tutti coloro che partecipano al progetto «NorchiaSferracavallo» è quello di valorizzare e studiare le differenti strutture funerarie in maniera piú chiara, precisa e dettagliata, tanto delle tombe già violate che di quelle ancora intatte, e di restituire a tutti, attraverso il restauro e l’esposizione museale, il patrimonio che tanto generosamente ci hanno lasciato (forse immeritatamente…) gli antichi abitanti di una delle piú suggestive città dell’Etruria meridionale interna. Gli scavi nella necropoli di Guado di Sferracavallo sono frutto dalla sinergia e cooperazione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale (Funzionario Responsabile Alessia Argento), il Trust di scopo Sostratos con Kostelia srl, e l’associazione archeologico-culturale viterbese Archeotuscia; le indagini si svolgono anche grazie alla disponibilità dei proprietari dell’area, che hanno accolto favorevolmente il progetto. Francesca Ceci e Simona Sterpa

Era il 4 gennaio scorso quando Michalis Mpachlitzanakis, un agricoltore di Ierapetra (località sulla costa sud-orientale dell’isola di Creta), dopo una fortissima pioggia, intravide sul terreno qualcosa che attirò la sua attenzione. Come ha poi raccontato: «Affacciandomi sul piccolo torrente formato dalla pioggia, ho scorto una testa in marmo dalle forme bellissime, che affiorava dal terreno. Ho subito contattato la Sovrintendenza archeologica e, poco dopo, il custode del museo locale l’ha presa in consegna. Sono contento – ha quindi aggiunto – di aver fatto il mio dovere e di sapere che, dopo le operazioni di ripulitura, la statua potrà essere esposta nel Museo Archeologico di Ierapetra». La sovrintendente della regione cretese di Lasithi, Chrysa Sofianou, ha confermato l’importanza del reperto, una testa in marmo di epoca romana raffigurante un personaggio femminile, verosimilmente databile al III secolo d.C., in ottimo stato di conservazione (vedi foto in basso). La tecnica scultorea con cui è resa l’acconciatura non è molto diffusa in Grecia. Ierapetra ha dimostrato già in passato un notevole interesse archeologico, e adesso alle sue collezioni si aggiunge la nuova scoperta. Maria Katsinopoulou

archeo 9


STORIA • NARRARE PER IMMAGINI

FOTOGRAMMI DI STORIA FIN DA EPOCHE MOLTO ANTICHE, L’UOMO AVVERTÍ IL DESIDERIO DI TRAMANDARE LE VICENDE PERSONALI E, SOPRATTUTTO, LE GRANDI IMPRESE COLLETTIVE. LA SOLUZIONE FU SPESSO INDIVIDUATA IN COMPOSIZIONI CHE RIPERCORREVANO I FATTI IN LUNGHE SEQUENZE ILLUSTRATE. NACQUERO COSÍ VERI E PROPRI CAPOLAVORI «PARLANTI», NEI QUALI NON È DIFFICILE INTRAVEDERE IL GERMOGLIO DELL’ARTE CINEMATOGRAFICA di Andrea Augenti e Christian Greco 30 a r c h e o


C

i sono occasioni in cui il semplice riquadro, la tela, la porzione di muro o altri supporti poco estesi «stanno stretti» all’artista. I motivi di questa insofferenza possono essere molti, ma uno ricorre piú degli altri: la quantità e il tipo delle raffigurazioni da riprodurre, o – se vogliamo – la quantità delle cose da dire, da raccontare. Questo problema, che si è verificato spesso nel passato, è stato di volta in volta risolto in modi diversi. Un problema che, a nostro avviso,

può essere affrontato anche con uno sguardo archeologico ed è per questo che abbiamo voluto proporre un percorso che si snoda attraverso oggetti ed epoche differenti: dall’Egitto dei faraoni al Medioevo; con un finale ambientato ai giorni nostri, perché la stessa esigenza non ha smesso di riproporsi. Questo viaggio nel tempo si apre con una testimonianza tra le piú affascinanti: i Libri dei Morti dell’antico Egitto. Lo storico greco Diodoro Siculo (che visitò l’Egitto fra il

60 e il 56 a.C.) scrisse: «Gli abitanti dell’Egitto non hanno considerazione alcuna del periodo della loro vita, ma danno un incredibile valore al periodo dopo la morte, quando saranno ricordati per le loro virtú e, mentre danno il nome Papiro sul quale è riportata una versione figurata del Libro dei Morti, da Tebe. XXI dinastia, 1069-1043 a.C. Torino, Museo Egizio. La vignetta mostra la defunta che, in ginocchio, presenta il cuore al serpente alato posto accanto alla fenice. a r c h e o 31


ARCHEOTRAFFICO • RECUPERI ECCELLENTI

Sulle due pagine: Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek. L’esposizione dei frammenti del carro da guerra di cui è stata accertata la provenienza dalla tomba XI della necropoli di Colle del Forno, presso Eretum (Montelibretti, Roma). Restituiti all’Italia, i materiali sono attualmente esposti a Firenze, nella mostra «La Tutela Tricolore. I Custodi dell’Identità Culturale». In basso: una pagina del memoriale di Robert Hecht, scritto dal trafficante d’arte come brogliaccio per un romanzo.


(ARCHEO) ROMANZO

CRIMINALE

ACCORDI RAGGIUNTI FRA BOCCALI DI BIRRA E PIATTI DI ARINGHE, REPERTI CHE DIVENTANO «BAMBINI»: SONO SOLO ALCUNI DEI PITTORESCHI RISVOLTI CHE SI CELANO DIETRO AI TRAFFICI CHE PER ANNI HANNO COINVOLTO UNO DEI PIÚ PRESTIGIOSI MUSEI DANESI, LA NY CARLSBERG GLYPTOTEK. CHE, DOPO AVER SCELTO DI CAMBIARE STRATEGIA, HA RAGGIUNTO L’ACCORDO GRAZIE AL QUALE È TORNATO IN ITALIA, FRA GLI ALTRI, LO SPLENDIDO CARRO DA GUERRA TRAFUGATO DA UNA TOMBA SCAVATA IN SABINA di Maurizio Pellegrini

«U

n altro memorabile acquisto da GM è stato il gruppo di 85 frammenti di carro: placche in rilievo e incise con leoni plastici recumbenti.Vi erano anche varie porzioni delle ruote. GM me li ha lasciati per 65 000 dollari. DvB inviò Norbert Schimmel a esaminarli, ma io ero già in parola con Copenaghen. Mogens Gjodesen, il direttore, è venuto a vederli insieme con Briling, anch’egli della fondazione. Ho chiesto 1 milione e mezzo di franchi svizzeri e mi è stato chiesto di portarli a Cop[enaghen]. Dopo un paio di drink danesi, aringhe in salamoia e qualche birra, ci siamo accordati per 1 200 000 franchi svizzeri (pari a 240 000 dollari). Notizie del pagamento arrivarono a maggio, mentre giocavo a tennis al Club Parioli.A quel tempo, quand’ero a Roma, passavo circa 4 ore al giorno sui campi. Stupidamente, ho a r c h e o 43


SPECIALE • ALLE ORIGINI DELLA SCRITTURA

PRIMA

DELL’ALFABETO LA CITTÀ DI VENEZIA È NUOVAMENTE PROTAGONISTA DI UNO STRAORDINARIO EVENTO ARCHEOLOGICO: NELLE MAGNIFICHE SALE DELLA SETTECENTESCA BIBLIOTECA DELL’ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE E ARTI SONO ESPOSTI, IN ANTEPRIMA ASSOLUTA, LE TAVOLETTE CUNEIFORMI E I PREZIOSI SIGILLI MESOPOTAMICI DELLA COLLEZIONE LIGABUE, INSIEME A UNA SERIE DI CAPOLAVORI DELL’ARTE MESOPOTAMICA. UNA MOSTRA «DA MEDITAZIONE», CHE ILLUMINA LA PIÚ ANTICA STORIA DELLA TERRA TRA I DUE FIUMI. NELLE PAGINE CHE SEGUONO, IL CURATORE, L’ASSIRIOLOGO FREDERICK MARIO FALES, CI CONDUCE IN UN AFFASCINANTE VIAGGIO ALLE ORIGINI DELLA SCRITTURA… di Frederick Mario Fales

A destra: punta di freccia in bronzo con iscrizione in cuneiforme accadico che menziona Nabû-mukin-apli, re dell’VIII dinastia di Babilonia (978-943 a.C.). 950 a.C. circa. 70 a r c h e o

Tavoletta in argilla con caratteri pittografici divisa in «caselle», da Uruk o Ur. IV mill. a.C. Data la sua arcaicità, il testo non è suscettibile di una traduzione precisa. Si tratta probabilmente di una lista di razioni, con numerali (le impressioni circolari) presenti in quasi ogni casella unitamente a elementi lessicali.

Tutti gli oggetti illustrati sono attualmente esposti nella mostra «Prima dell’alfabeto. Viaggio in Mesopotamia alle origini della scrittura» in corso a Venezia.


a r c h e o 71


SPECIALE • ALLE ORIGINI DELLA SCRITTURA

LA NASCITA DELL’ALFABETO Cosa distingue il primo alfabeto ugaritico da quello fenicio, aramaico ed ebraico?

I

l primo alfabeto nacque a Ugarit. In questo sito, Ras-Shamra («il promontorio del finocchio») sulla costa mediterranea dell’odierna Siria, la scoperta fortuita di alcuni blocchi di pietra da parte di un contadino portò alla decisione delle autorità francesi di aprire scavi archeologici nel 1929, che si sono svolti con quasi perfetta puntualità fino al 2011. Fin dall’inizio dell’impresa archeologica, vennero alla luce testi in argilla con una grafia cuneiforme fino a quel momento sconosciuta: solo 30 grafemi venivano impiegati, rispetto ai quasi 600 del sumero-accadico. Già pochi anni dopo le scoperte, questi testi – chiariti nel loro aspetto formale – furono assegnati ipoteticamente (ma correttamente) al ceppo linguistico semitico e, in particolare, al gruppo nordoccidentale di cui fa parte l’ebraico antico. Trovata questa chiave, le letture non tardarono a venire; e nel 1931 la decifrazione della nuova lingua, detta «ugaritico» fu annunciata. In anni successivi, tendenze a considerare l’ugaritico un «antenato» dell’ebraico – al punto da fungere da chiave interpretativa cruciale per molti passi difficili nell’Antico Testamento – furono portate avanti con vigore. Come che sia, in via generale, vari aspetti, specie religiosi e teologici, della Bibbia possono trovare illuminazione dai testi di Ugarit: è certo, per esempio, che nel periodo che precedette la monarchia, la religione di Israele spartiva vari aspetti con quella «cananea» di Ugarit. Ugarit cadde per mano dei «Popoli del Mare» verso il 1180 a.C. e non fu piú ricostruita. Tuttavia, una simile sorte non sembra essere toccata ad altre città che punteggiavano la costa mediterranea, svolgendo attività commerciali parallele a quelle del centro siriano. (segue a p. 100)

96 a r c h e o

Fronte e retro del calco in gesso di una tavoletta aramaica. 670 a.C. circa. Rinvenuta nello scavo di Tell Shiukh Fawqani, nella Siria settentrionale, reca un testo giuridico in aramaico alfabetico, in cui tre militari assiri residenti a Til Barsip sull’Eufrate prendono in pegno un individuo. L’iscrizione, con le sue 21 righe, è la piú lunga attualmente conosciuta su una tavoletta aramaica.


DALL’ASSIRIA A VENEZIA: LE SCOPERTE DI LAYARD E BOTTA La storia della scoperta ottocentesca delle maggiori capitali assire – e della conseguente nascita degli studi storici e archeologici sul Vicino Oriente antico – va inquadrata entro la profonda rivalità tra la Francia di Napoleone e l’impero britannico per il controllo territoriale della Mesopotamia. In quest’ambito, un primo rappresentante della Compagnia delle Indie Orientali, Claudius James Rich, venne inviato nel 1808 a Baghdad per valutare i rapporti francesi con le autorità locali. In quanto geografo di professione, Rich condusse ampie esplorazioni a Babilonia e in seguito a Ninive, di cui tracciò le prime piante topografiche affidabili, prima di morire di colera, all’età di 34 anni nel 1821. Ma la presenza di Rich fu solo l’inizio di una lunga «partita di scherma» anglo-francese in Mesopotamia, anche se condotta con sfumature gentili, che avrebbe segnato i decenni successivi. Fu cosí che, all’inizio del decennio 1840-50, si incontrarono a Mosul il giovane console francese Paul-Emile Botta (di nascita italiana e figlio dello storico Carlo Botta) e l’ancora piú giovane esploratore Austen Henry Layard, inglese di origini ugonotte, dalla solida educazione cosmopolita. Al di là della politica dei propri governi, tra i due nacque una solida amicizia, fondata sulla comune percezione che le vaste colline che solcavano la piana di Mosul e dintorni non fossero di In alto: particolare di una stampa ottocentesca che illustra gli scavi archeologici presso Kuyungik. A sinistra: Sir Austen Henry Layard, olio su tela di Charles Vigor. 1885. Londra, British Museum.

origine naturale, ma che dovessero celare i residui della civiltà piú antica della regione. In particolare, la vasta collina prospiciente a Mosul al di là del Tigri, nota come Kuyungik, ma anche chiamata dai locali Nuniya, prometteva di celare le reliquie della città di Ninive, celebrata nella Bibbia e dagli autori classici come vasta e potentissima. La diffidenza delle autorità del governo ottomano e in specie del pascià locale non autorizzavano a sperare in possibilità agevoli di scavo. Ciononostante, Botta tentò uno scavo sul sito, che però risultò infruttuoso. Tuttavia, i suoi operai gli segnalarono un altro vasto monticolo (in arabo tell), situato qualche decina di chilometri di distanza a nordest, noto come Khorsabad, e qui il francese ebbe fortuna, rinvenendo, a partire dal 1844, una cittadella assira, piena di palazzi e templi, con statuaria monumentale, bassorilievi di stile naturalistico e di tipo narrativo e, infine, una prima serie di testi cuneiformi. a r c h e o 97


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Archeo n. 384, Febbraio 2017 by Archeo - Issuu