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Archeo n. 382, Dicembre 2016

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2016

ALBA FUCENS

MARSILIANA

MICENEI A VIVARA

MUMMIA TATUATA

SPECIALE ARISTOTELE

Mens. Anno XXXII n. 382 dicembre 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

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AR TRU SET SIL SC O ww IA HI w. NA a rc h

G DI GLI RO M E S

ARCHEO 382 DICEMBRE

RIVELAZIONI

QUANDO ROMA INVENTÒ LA PALESTINA

PARCHI ARCHEOLOGICI

ALBA FUCENS

ARISTOTELE

SPECIALE

€ 5,90

IN VIAGGIO SULLE ORME DI UNO DEI MASSIMI PENSATORI DI TUTTI I TEMPI

www.archeo.it


EDITORIALE

TRE CITTÀ IDEALI Esiste una città migliore di tutte le altre? Volendo dare retta a uno dei piú grandi pensatori di tutti i tempi la risposta è sí. Per Aristotele, infatti, quella ideale – per numero di abitanti, ricchezza e buona viabilità (oggi diremmo per «qualità della vita») – era, forse, proprio la natia Stagira, sulla costa orientale della Calcidica. Inizia da qui il racconto del viaggio compiuto da Matteo Nucci in occasione dei 2400 anni dalla nascita del filosofo, e che vi proponiamo nello speciale di questo numero (vedi alle pp. 78-95). Un itinerario – reale e rievocativo – attraverso i luoghi, la vita e il pensiero del maestro di Alessandro Magno, che i nostri lettori potranno agevolmente ripercorrere sfogliando le pagine della rivista o, anche, recandosi di persona in terra greca. In questo numero parliamo anche di altre città, forse meno perfette di quella invocata da Aristotele ma non meno affascinanti: quella di Alba Fucens, per esempio, situata alle pendici del Monte Velino (nell’Abruzzo aquilano) e oggi al centro di nuove indagini condotte dalla storica missione belga – che nel sito scava a partire dal 1949 – insieme alle missioni di diverse università italiane. Furono gli archeologi belgi a identificare per primi, grazie al rinvenimento di un cippo miliare, il nome stesso della colonia romana. Di un’epopea davvero straordinaria riferiamo, infine, nel servizio alle pagine 44-57: in questi giorni, un percorso scandito da quattro piccole ma affascinanti mostre racconta l’avventurosa vicenda dell’esplorazione archeologica di Marsiliana d’Albegna, il borgo maremmano che ancora oggi nasconde la scomparsa città etrusca di Caletra. Una vicenda dimenticata ma dalle rilevanti implicazioni culturali, finalmente – e meritevolmente – riportata all’attenzione del pubblico (ne abbiamo accennato per la prima volta nell’estate del 2009, in occasione di una grande mostra al Museo Archeologico di Grosseto; vedi «Archeo» n. 294, agosto 2009). Protagonista di quell’impresa eccezionale fu il principe Tommaso Corsini, un intellettuale innamorato e dedito alla sua terra, di cui promosse la rinascita economica e la conoscenza storica. Dobbiamo, a questo punto, rivelare l’enigma dell’immagine che illustra questa pagina e su cui il lettore si sarà già interrogato. Molto simile – è vero! – a una croce templare, si tratta, invece, di un divertissement del nostro principe, un elemento decorativo che appare sugli edifici da lui fatti costruire a Marsiliana (in questo caso sulle volte interne dei Nuovi Magazzini) e che rappresenta la sua firma: a guardare bene, infatti, la «croce» non è altro che una composizione delle sue iniziali «T» e «C»… Con i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo! Andreas M. Steiner


SOMMARIO EDITORIALE

Tre città ideali

3

di Andreas M. Steiner

Attualità NOTIZIARIO

8

ANTICO EGITTO Prospettive promettenti per un nuovo metodo di analisi non invasive dei papiri impiegati nel cartonnage delle mummie 8 ALL’OMBRA DEL VESUVIO La visita di Pompei si arricchisce di tre nuove domus 10 SCOPERTE Un amuleto in rame di epoca neolitica trovato in Pakistan, a Mehrgarh, è il piú antico esempio di manufatto realizzato con la tecnica della cera persa 12

PAROLA D’ARCHEOLOGO L’ultima campagna di scavo nel Parco della Valle dei Templi di Agrigento ha permesso di individuare il teatro greco della città, riferibile alla sua fase ellenistica 18

PARCHI ARCHEOLOGICI

La regina del parco

32

di Carlo Casi e Cécile Evers

SCAVI

Dai Micenei alla realtà virtuale

32

58

di Massimiliano Marazzi

EGITTO

Incarnare il sacro

70

di Paola Cosmacini

70 Rubriche

MOSTRE

Marsiliana d’Albegna

A TUTTO CAMPO Le ricerche sulla viticoltura antica offrono importanti prospettive anche per la valorizzazione delle risorse agroalimentari 14

58

L’avventura etrusca di Tommaso Corsini

44

testi di Silvestra Bietoletti, Arianna Brazzale, Federica Rosati e Andrea Zifferero

IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Può esistere un’«archeologia dello stupro»?

96

di Daniele Manacorda

In copertina busto in marmo di Aristotele. Copia romana di un originale greco realizzato da Lisippo, II sec. d.C. Sullo sfondo, i resti del tempio di Atena ad Asso.

Anno XXXII, n. 382 - dicembre 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,

Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Silvestra Bietoletti è storica dell’arte. Arianna Brazzale è storica del paesaggio. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Andrea Ciacci è direttore del Laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche all’Università di Siena. Paola Cosmacini è radiologa presso l’Unità Operativa di Radiologia, Ospedale Maggiore, Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Cécile Evers è docente di archeologia romana presso l’Université Libre de Bruxelles. Daniela Fuganti è giornalista. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Massimiliano Marazzi è professore di filologia egeo-anatolica dell’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Matteo Nucci è scrittore. Federica Rosati è archeologa. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Andrea Zifferero è professore associato di Etruscologia e antichità italiche e di Musealizzazione e gestione del patrimonio archeologico all’Università di Siena. Illustrazioni e immagini: DeA Picture Library: pp. 73, 86; A. Dagli Orti: copertina (primo piano e p. 84) e p. 82; G. Dagli Orti: p. 75 (basso); Pinaider: p. 83 – Shutterstock: copertina (secondo piano e pp. 86/87) e pp. 32/33, 40/41, 81, 90/91, 105 – Da Marsiliana d’Albegna. Dagli Etruschi a Tommado Corsini (catalogo della mostra; ARA Edizioni, 2016): editoriale e pp. 44-56 – Cortesia Mummy Mask Imaging Project: pp. 8-9 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 10-11 – Ufficio stampa CNRS: D. Bagault © C2RMF: pp. 12 (alto), 13 (alto, a sinistra e centro); Image L. Bertrand, T. Séverin-Fabiani, S. Schoeder © IPANEMA CNRS MCC UVSQ / Synchrotron SOLEIL: pp. 12


96

QUANDO L’ANTICA ROMA...

...dette ufficialmente nome alla Palestina 100 di Romolo A. Staccioli

100

78 SPECIALE

Essere Aristotele

78

di Matteo Nucci

104

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Alla corte dell’uomo-cavallo 110

A VOLTE RITORNANO Costruire sulla sabbia di Flavio Russo

104

di Francesca Ceci

LIBRI

(centro), 13 (alto, a destra); C. Jarrige © Mission archéologique de l’Indus: p. 12 (basso) – Cortesia Ufficio stampa: pp. 13 (basso), 22-23 – Archivio ILEAI, Università di Siena: pp. 14-15 – Cortesia degli autori: pp. 16, 16/17, 18-20, 41 (alto e centro), 42, 58-59, 61-68, 70-72, 74, 104/105, 106-108 – Doc. red.: pp. 17, 89, 92-93, 95, 97, 110, 111 (basso) – Cortesia Centre de Recherches Archéologiques-Patrimoine, Université Libre de Bruxelles: pp. 34-38 – Archivi Alinari, Firenze: p. 88; RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/Hervé Lewandowski: p. 75 (alto) – Erich Lessing Archive/Magnum/Contrasto: pp. 76, 94, 102 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 78-80; Album: p. 98; su concessione MiBACT: p. 111 (alto) – Jacques Descloitres, MODIS Land Rapid Response Team: pp. 84/85 – Getty Images: Barney Burstein: p. 96 – Bridgeman Images: pp. 100101 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 10, 40, 60. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Federico Curti Amministratore delegato: Stefano Bisatti Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Segreteria marketing e pubblicità segreteriacommerciale@mywaymedia.it tel. 02 00696.346 Direzione, sede legale e operativa via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. - via Cazzaniga, 19 - 20132 Milano Tel 02 2582.1

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n otiz iari o PAPIROLOGIA Gran Bretagna

LETTERE SEPOLTE

P

ensiamo a una maschera funeraria egizia: la mente corre subito all’oro di Tutankhamon, ma la gran parte di questi oggetti non era fatta di metallo prezioso, bensí di semplice cartonnage, una sorta di cartapesta ottenuta impastando diversi materiali tra cui, molto spesso, piú fogli di papiro. Immaginiamo adesso di avere a disposizione una di queste maschere e di immergerla in acqua saponata: se strofiniamo con gentilezza, non ci vorrà molto per ritrovarsi in mano una gran massa di ritagli. Se un intervento del genere è naturalmente impensabile, tutt’altro che peregrina è l’idea di poter «disfare» questo genere di manufatti, poiché, essendo composti da papiri riciclati, tra i vari strati potrebbero nascondersi importanti testimonianze scritte. Purtroppo, come ha denunciato Roberta Mazza, ricercatrice italiana che lavora all’Università di Manchester, in tempi anche recenti qualcuno ha davvero

8 archeo

In basso: una maschera funeraria sottoposta a imaging multispettrale presso il Centre for Digital Humanities dell’University College London.

pensato di procedere in questo senso, con l’aspettativa di recuperare testi biblici o autori classici, finendo per trovare, invece, nella maggioranza dei casi, documenti amministrativi, come ricevute di pagamento delle tasse, richieste di trasporto merci e simili. Senza entrare nel merito dei singoli ritrovamenti, balza agli occhi la pericolosità di simili interventi irreversibili, condotti «alla cieca». Per offrire una soluzione scientificamente accettabile, è nato il progetto «Making the Mummies Talk», di cui è stata ispiratrice la studiosa italiana. Dal 2015, una cordata di istituzioni e professionisti internazionali, di cui


Sulle due pagine: due immagini di un frammento di papiro da un cartonnage, sottoposto a imaging multispettrale. Dal confronto si può apprezzare la migliorata leggibilità del testo, anche se coperto da un sottile strato di gesso. In basso: un momento di una tomografia ottica realizzata presso il Duke University Eye Center. sono capofila l’University College of London e la R.B. Toth Associates, è al lavoro per valutare tecniche non distruttive che consentano di studiare il papiro contenuto nei cartonnage. Partendo dal presupposto che l’inchiostro contenga elementi sensibili a certi tipi di radiazioni, sono state condotte indagini quali fotografia multispettrale, fluorescenza ai raggi X e tomografia ottica a coerenza di fase, per oltrepassare la superficie del cartonnage e andare a leggere ogni traccia rilevante «dentro» gli strati. Le immagini ottenute hanno una risoluzione estremamente elevata (pari a 3 micrometri: si pensi, per

confronto, che il diametro di un globulo rosso misura 8 micrometri), e vengono poi elaborate utilizzando software di manipolazione grafica. Per le ricerche vengono utilizzati sia campioni di papiro, marcati con

diverse miscele di inchiostro e quindi trattati con gesso o collanti, fino a simulare la struttura di un cartonnage antico, sia manufatti originali. I risultati sono in fase di elaborazione, un procedimento complesso anche in considerazione della varietà dei settori coinvolti nello studio (fisica, medicina, fotografia digitale, archeologia), e saranno diffusi on line nei primi mesi del prossimo anno. Per saperne di piú: www.ucl.ac. uk/dh/projects/deepimaging; https://facesandvoices. wordpress.com Paolo Leonini

archeo 9


PARCHI ARCHEOLOGICI • ABRUZZO

LA REGINA DEL PARCO ALL’INTERNO DEL PARCO NATURALE REGIONALE SIRENTE-VELINO, SI CONSERVANO I MAGNIFICI RESTI DI ALBA FUCENS. UN ABITATO FONDATO DAGLI EQUI E CHE IN ETÀ ROMANA DIVENNE UNA DELLE CITTÀ PIÚ IMPORTANTI DELL’AREA APPENNINICA di Carlo Casi e Cécile Evers


A

dagiata sul Pian di Civita, un ampio e fertile altopiano nel cuore dell’Abruzzo, Alba Fucens è circondata da tre colli che la difendono come un’erta barriera naturale. Il piú alto conserva i resti del centro medievale di Albe e del castello Orsini, mentre su di un altro svetta la chiesa di S. Pietro (vedi box alle pp. 40-41) e poi il Pettorino, sul quale sorge il monumentale teatro della città romana. Posta alla convergenza di importanti percorsi, come la via Valeria, già prolungamento della via Tiburtina, Alba Fucens diventò uno dei piú importanti avamposti romani per la conquista dell’Italia centrale dopo che il con-

sole P. Sempronio Sofo la prese agli Equi nel 303-304 a.C. La città è situata a 1000 m circa sul livello del mare e si estende per 34 acri, difesi da una poderosa cinta muraria che si sviluppa per 3 km. L’impianto urbano riferibile al periodo della fondazione della colonia, tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., presenta un sistema viario regolare, costituito da strade parallele e perpendicolari tra loro, orientate nord-ovest e sud-est. Tra queste si riconoscono il decumano massimo e il cardine massimo, rispettivamente nella via del Miliario – che prende nome dal miliario di Magenzio del 350-351 d.C. sul

L’anfiteatro di Alba Fucens. I sec. d.C. Oltre alla struttura complessiva, sono ancora leggibili le barriere di protezione degli spettatori, poste intorno all’arena. Sulla sinistra, il Monte Velino, e, sullo sfondo, la vasta piana del Fucino.


MARSILIANA D’ALBEGNA

L’AVVENTURA ETRUSCA DI TOMMASO CORSINI testi di Silvestra Bietoletti, Arianna Brazzale, Federica Rosati e Andrea Zifferero


In alto: il principe Tommaso Corsini nel 1874, in una foto dei Fratelli Alinari. Sulle due pagine: il castello di Marsiliana d’Albegna (Grosseto) in una foto del 1914. In primo piano è la cosiddetta Dispensa, l’area della Tenuta Corsini nella quale il principe Tommaso fece edificare il frantoio che oggi ospita una delle mostre della rassegna a lui dedicata.

Nella primavera del 1908, dopo aver restaurato il castello medievale di Marsiliana, Tommaso Corsini, principe di Sismano, si appresta a costruire un grande edificio agricolo nella piana antistante. Durante lo scavo delle fondamenta avviene una scoperta sensazionale: dal terreno emergono le prime tracce di una grande necropoli etrusca… Inizia cosí un’importante stagione archeologica e culturale, oggi riportata all’attenzione del pubblico attraverso un percorso espositivo che si snoda tra le città di Grosseto, Scansano, Manciano e la stessa Marsiliana a r c h e o 45


SCAVI • VIVARA

DAI MICENEI ALLA

In alto: La giara di tipo cananeo, proveniente dall’annesso circolare della Capanna 2 alla Punta d’Alaca. Da sinistra: immagine dei frammenti rinvenuti, elaborazione al computer del modello della parte principale e della ricostruzione virtuale dell’intero vaso, il modello texturizzato della parte principale secondo diverse viste. 58 a r c h e o


REALTÀ VIRTUALE L’ESTATE 2016 HA RAPPRESENTATO PER LE RICERCHE SULL’ISOLA DI VIVARA UN IMPORTANTE MOMENTO DI STUDIO. UN’ÉQUIPE INTERDISCIPLINARE DI SPECIALISTI PROVENIENTI DA DIVERSE ISTITUZIONI HA DATO VITA A UN’INIZIATIVA VOLTA ALLA FORMAZIONE E ALLA SPERIMENTAZIONE NEL SETTORE DELLE NUOVE TECNOLOGIE APPLICATE AI BENI ARCHEOLOGICI di Massimiliano Marazzi

L’

isola di Vivara (che, unita a quella di Procida, si trova nel Golfo di Napoli) è conosciuta nel mondo dell’archeologia come uno dei porti piú antichi nell’ambito dei traffici marittimi che collegavano la Grecia della piú antica età micenea – quindi già a cominciare dalla metà del XVII secolo a.C. –, con l’Occidente. L’interesse di tali navigazioni doveva essere essenzialmente connesso con l’approvvigionamento di materie prime metalliche (certamente il rame e

Sulle due pagine: una sequenza di scatti che documenta, in un’ottica di storytelling digitale, le fasi di «smontaggio» di una parte degli strati di crollo della Capanna 2 e il procedere delle operazioni di scavo, di restauro preventivo in situ e di asportazione dei reperti. A sinistra: i primi risultati del modello ricostruito al computer della giara cananea, con il posizionamento del suo reale pezzo principale.

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SCOPERTE • EGITTO

INCARNARE IL SACRO

LA MUMMIA DI UNA DONNA SEPOLTA A DEIR EL-MEDINA ERA COPERTA DI TATUAGGI: UN CASO FINORA UNICO E CHE HA DESTATO GRANDE INTERESSE FRA GLI STUDIOSI. MA CHI ERA LA «PROPRIETARIA» DI QUEI SEGNI? E PERCHÉ AVEVA SCELTO DI CONNOTARSI A QUEL MODO? di Paola Cosmacini 70 a r c h e o


«C

he cosa accadrebbe se, per miracolo, resuscitasse una mummia? Le parole che essa pronuncerebbe avrebbero buona probabilità di non essere comprese neppure dall’egittologo piú versato nel campo della filologia faraonica (…) ma avrebbero la risorsa immediata di ricorrere alla scrittura, e credo che allora la comunicazione potrebbe esser facilmente ristabilita». Questa previsione venne formulata dall’egittologo belga Jean Capart (1877-1947) nel 1946 e l’annuncio di una recente scoperta ne ha fornito una sostanziale conferma.

Bioarcheologa al Dipartimento di storia della Stanford University, Anne Austin lavora come anatomista dell’osso (osteologo) per la missione dell’Institut français d’archéologie orientale (I.F.A.O.) a Deir el-Medina, il villaggio degli operai chiamati a realizzare e decorare le tomDISEGNI E GEROGLIFICI È la prima volta che vengono be della Valle dei Re, che da alla luce veri e propri simboli quasi un secolo viene indagato tatuati sul corpo di una donna egizia del periodo dinastico e Sulle due pagine: il collo della questa mummia, attraverso i mummia femminile tatuata rinvenuta a suoi intricati disegni e numero- Deir el-Medina. Le sovrimpressioni si geroglifici, ci «parla» e ci rac- grafiche illustrano l’udjat o «occhio di conta la sua storia: una storia Horus», che si ritrova nel tatuaggio, tutta al femminile e, in gran raffigurato tra due babbuini seduti. parte, ancora da scoprire. 1300-1070 a.C. In occasione dell’85° Convegno annuale dell’American Association of Physical Anthropologists (tenutosi ad Atlanta nello scorso aprile), Anne Austin ha infatti presentato i risultati del ritrovamento di una mummia tatuata.

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SPECIALE • ARISTOTELE

ESSERE ARISTOTELE 2400 ANNI FA NACQUE A STAGIRA UNO DEI MASSIMI PENSATORI DI OGNI TEMPO. COMINCIA DALLA LOCALITÀ DELLA CALCIDICA IL VIAGGIO DI MATTEO NUCCI SULLE ORME DEL FILOSOFO, LA CUI FORMIDABILE EREDITÀ È ANCORA OGGI RINTRACCIABILE BEN OLTRE I CONFINI DEI MANUALI SCOLASTICI di Matteo Nucci 78 a r c h e o


S

tagira (Penisola Calcidica, Grecia). Duemilaquattrocento anni fa la città in cui accadde l’avvenimento destinato a rimanere negli annali era un agglomerato di case non molto grande ma organizzato, ben posizionato rispetto al mare e all’entroterra, popolato da un numero di cittadini non eccessivo e tuttavia sufficiente a garantire la presenza di ogni arte e mestiere, dotato di un governo dignitoso e tranquillo. Stagira, la piccola polis che nel 384 a.C. diede i natali a colui che sarebbe diventato uno dei maggiori filosofi nella storia del pensiero occi-

La scuola di Aristotele, affresco di Gustav Adolph Spangenberg. 1883-1888. Halle, Università «Martin Lutero».

dentale, certamente il primo nell’accezione moderna del termine, nonché un sapiente e appassionato scienziato il cui metodo di ricerca abbiamo ereditato, venne distrutta pochi decenni dopo da Filippo (nel 348) eppoi subito ricostruita forse proprio su invito del grande pensatore che lí era nato: Aristotele. Mentre giriamo tra le scarse rovine dissepolte negli ultimi decenni, lungo mura che racchiudono una città evidentemente non grande (circa 315 x 236 m nel lato di massima estensione), davanti al mare scintillante del golfo Strimonico, oggi piú noto come golfo a r c h e o 79


SPECIALE • ARISTOTELE

di Orfani, abbiamo ancora l’impressione che grandezza e posizione di Stagira ispirarono Aristotele, quando in uno dei suoi trattati piú famosi, La Politica, descrisse la migliore città: «Numero tale di abitanti che sia il minimo indispensabile in vista dell’autosufficienza per un’esistenza agiata in conformità alle esigenze di una comunità civile. (…) Che sia facilmente abbracciata in un unico sguardo. (…) Di difficile accesso per i nemici, di facile sortita per gli abitanti. (…) Vicina al mare e raggiungibile da strade adatte al trasporto di prodotti agricoli». Stagira era stata fondata probabilmente da uomini di Andros, o forse di Calcide, e, per cercarla oggi, evitate il nome della città moderna e seguite le rotte che vi guideranno a partire da Olimpiada. Dove si trovasse l’ambulatorio di Nicomaco, padre di Aristotele, medico e amico del re macedone Aminta (padre di Filippo), è lasciato alla nostra immaginazione, mentre la «tomba di Aristotele», che in questi ultimi mesi ha acceso un grande dibattito fra gli studiosi, fu scavata già nel 1996. Se sia vero o meno che qui le ceneri del filosofo vennero trasportate dopo la sua morte importa poco, in fondo.

METODO E MODERAZIONE Del resto, non sappiamo molto neppure dei diciassette anni che Aristotele visse qui. Certo possiamo immaginare che il padre, benché morí quando il figlio era ancora piccolo, dovette trasmettergli un’idea di metodo, mentre il suo tutore, Prosseno di Atarneo, dovette curarne la moderazione, lo stile di vita, la dedizione ai propri scopi e al tempo libero per contemplare, riflettere, autoesaminarsi. Forse guardava lontano, in quei momenti, il giovane Aristotele. Forse cercava il profilo del monte Pangeo (2000 m di altezza), che ancora oggi possiamo disegnare con un dito nei giorni di cielo limpido. E forse, guardando laggiú, oltre alla natura che avrebbe poi indagato come pochi al suo tempo, egli sognava la città piú importante del tempo, il centro culturale dell’Ellade, una polis per nulla piccola, né moderata, popolata da un numero niente affatto minimo e sufficiente di cittadini. Certo è che la grande Atene gli si aprí come un sogno quando aveva diciassette anni. Grazie alla sua famiglia colta e benestante, infatti, Aristotele fu spedito nella città che Pericle aveva portato all’apogeo una cinquantina di anni prima, per studiare in una delle scuole 80 a r c h e o


piú prestigiose del mondo: l’Accademia fondata da Platone.Vi rimase per vent’anni. Studiò, insegnò, compose dialoghi, diede forma a un pensiero destinato all’immortalità. È probabile che nei primi giorni in città, quando attraversava il Ceramico varcando la cinta muraria, egli pensasse al Pericle raccontato da Tucidide, il condottiero che lí aveva pronunciato uno dei piú celebri discorsi in elogio della forma di governo ateniese: la democrazia. È probabile che mentre si addentrava fra i campi coltivati di Colono, Aristotele rimuginasse sui versi dell’Edipo a Colono, pensando alla lode di Atene che Sofocle aveva voluto cantare nella sua ultima tragedia. Erano alcuni dei testi su cui aveva sempre sognato. Ma l’ingresso dell’Accademia doveva ogni volta scuoterlo dalle vastità culturali su cui avrebbe finito per produrre teorie che ancora

In alto: un affaccio panoramico sul mar Egeo dal promontorio di Stagira. Nella pagina accanto: Stagira. Statua marmorea di Aristotele collocata nell’omonimo parco didattico.

discutiamo senza sentirne la lontananza temporale. «Non entri chi non è geometra» era scritto, secondo una leggenda che ormai si ritiene infondata, all’ingresso della scuola.

LA FORMAZIONE La leggenda però racconta bene un’idea dominante nell’Accademia quando vi entrò il giovane Aristotele. Si tratta di un parco, oggi, dove – fra pietre in abbandono, resti di un ginnasio e forse di uno stadio – è possibile solo fantasticare sulla cura del corpo e dell’anima con cui Platone sognava di creare i futuri filosofi governanti. Ma fu qui che Aristotele si formò, imparò a delineare la sua distanza dal maestro e cominciò a insegnare e scrivere. «Era ancora un ragazzo quando, nel 367, vi entrò per la prima volta», racconta Riccardo Chiaradonna, docente di filosofia a r c h e o 81


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