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ARCHEO 380 OTTOBRE
ESCLUSIVA
DEA DI ÇATAL HÖYÜK
SCAVI A VERUCCHIO
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WINCKELMANN A FIRENZE BARCELLONA ROMANA
MOSTRE
WINCKELMANN A FIRENZE PATMOS
L’ISOLA DELL’APOCALISSE SPECIALE
ETIOPIA TERRA DIVINA • ERODOTO E IL MITO DELLE ORIGINI • IL REGNO DI AXUM • LA LEGGENDA DELLA REGINA DI SABA
€ 5,90
SPECIALE ETIOPIA
Mens. Anno XXXII n. 380 ottobre 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
PATMOS
8000 ANNI FA IN TURCHIA
www.archeo.it
EDITORIALE
LO ZAMPINO DELLA REGINA DI SABA Un insieme di consuetudini peculiari caratterizza la Chiesa ortodossa dell’odierna Etiopia: i cristiani del Paese africano praticano la circoncisione dei propri figli nell’ottavo giorno dalla nascita, osservano le prescrizioni alimentari elencate nell’Antico Testamento e, sempre come gli Ebrei, al posto della domenica santificano il sabato. I regnanti etiopi, inoltre, si consideravano da sempre discendenti diretti della casata di David e, pertanto, sovrani per diritto divino. Vale la pena, a questo proposito, riportare un episodio – ricordato di recente dall’archeologo Bar Kribus (Biblical Archaeology Review, 5/201) – in cui si narra dell’incontro avvenuto nel 1908 tra l’orientalista Jacques Faitlovitch e l’allora imperatore Menelik II. Quest’ultimo, ricevuti in dono alcuni libri dello studioso scritti in ebraico, chiese di quale lingua si trattasse e, avuta la risposta, invitò l’ospite a recitarne alcuni passi, affinché potesse «udire la lingua parlata dai suoi avi». Come si spiega – e a quando risale – questa singolare forma di cristianesimo «giudaizzante»? Per rispondere alla prima domanda, dobbiamo scomodare nientemeno che la biblica regina di Saba. Del suo viaggio a Gerusalemme, al fine di verificare la leggendaria saggezza del suo re, Salomone, raccontano alcuni celebri passaggi del Libro dei Re (1,10). In cui, tuttavia, non si fa alcuna menzione di un intreccio amoroso tra i due, né, tantomeno, di un figlio nato da quella relazione. Elementi che, invece, costituiscono l’ossatura stessa del racconto contenuto nel Kebra Nagast (La Gloria dei re), testo di riferimento dell’identità religiosa dell’Etiopia. In esso si racconta come il figlio Menelik, nato dall’unione fra la bellissima regina e il saggio re, ricevette dal padre l’incarico di raggiungere la terra materna, l’Etiopia appunto, per fondarvi un nuovo regno d’Israele. E, affinché la cosa andasse a buon fine, l’intervento divino fece sí che Menelik portasse con sé l’Arca dell’Alleanza, il simbolo stesso del popolo d’Israele. Ancora oggi, infatti, i cristiani d’Etiopia affermano che il leggendario reperto sia conservato all’interno della chiesa di Maryam Tsion (Maria di Zion), al centro dell’antica capitale di Axum. Per rispondere alla seconda domanda, ovvero a quando risalga questo sequel di successo del breve episodio biblico, rimandiamo allo Speciale di questo numero, in cui lo storico Marco Di Branco ci racconta la «vera storia» dell’Etiopia (vedi alle pp. 84-104). Partendo dalla testimonianza di Erodoto, per giungere – attraverso i secoli che videro la determinante influenza dei regni sudarabici (dove archeologicamente e storicamente si colloca il regno di Saba!) – all’avvento del cristianesimo. Una vicenda che, con l’aiuto decisivo di alcuni anonimi, ma intraprendenti «inventori della tradizione», prende l’avvio dall’antichità biblica per prolungarsi fino ai giorni nostri. Andreas M. Steiner
Illustrazione realizzata in Etiopia nel XIX sec., raffigurante la regina di Saba che porta in dono a re Salomone oro, avorio e un leone.
SOMMARIO EDITORIALE
Lo zampino della regina di Saba
3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
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PAROLA D’ARCHEOLOGO Via dei Fori Imperiali e Parco dell’Appia Antica: Maria Rita Paris spiega quali ombre gravino sul futuro di questi siti 18
DA ATENE
SCOPERTE Il sito di Çatal Höyük, in Turchia, torna a stupire: questa volta con l’immagine enigmatica di una donna che potrebbe non essere una «grande madre»... 8
Il piú cruento dei sacrifici
ALL’OMBRA DEL VESUVIO Un progetto di ricerca innovativo mette a confronto alberi pompeiani antichi e moderni. Rivelando affinità inaspettate 12
di Maurizio Harari
STORIA
Nell’isola dell’Apocalisse
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di Marco Di Branco
48
30
di Valentina Di Napoli
SCAVI
Un fermo immagine dell’età del Ferro
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MOSTRE
A Firenze, finalmente! 60 di Giuseppe M. Della Fina
60
SCAVI La scoperta di un’antica curtis fa luce sull’Alto Medioevo della Tuscia meridionale 14 A TUTTO CAMPO Ecco come si fa storia studiando il paesaggio 16
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ET SPEC IO IAL PI E A
ARCHEO 380 OTTOBRE
In copertina statuetta in marmo forse raffigurante una «grande madre», da Çatal Höyük (Turchia). 6500-6300 a.C.
Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale.
ESCLUSIVA
8000 ANNI FA IN TURCHIA
BARCELLONA ROMANA
MOSTRE
WINCKELMANN A FIRENZE PATMOS
L’ISOLA DELL’APOCALISSE SPECIALE
ETIOPIA TERRA DIVINA • ERODOTO E IL MITO DELLE ORIGINI • IL REGNO DI AXUM • LA LEGGENDA DELLA REGINA DI SABA
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€ 5,90
SPECIALE ETIOPIA
Mens. Anno XXXII n. 380 ottobre 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
WINCKELMANN A FIRENZE
Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it
DI
PATMOS
Direttore responsabile: Pietro Boroli
DEA ÇATAL HÖYÜK
LA
SCAVI A VERUCCHIO
Anno XXXII, n. 380 - ottobre 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
www.archeo.it
26/09/16 11:18
Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,
Hanno collaborato a questo numero: Josep A. Borrell è giornalista. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Franco Cambi è professore associato di metodologia della ricerca archeologica all’Università di Siena. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Marco Di Branco è ricercatore di storia bizantina e islamica all’Istituto Storico Germanico di Roma. Valentina Di Napoli è archeologa. Marco Firmati è direttore del Museo Archeologico e della Vite e del Vino di Scansano. Maurizio Harari è professore di etruscologia e antichità italiche all’Università di Pavia. Paolo Leonini è storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Simona Rafanelli è direttore del Museo Civico Archeologico «Isidoro Falchi» di Vetulonia. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: © Çatalhöyük Research Project: Jason Quinlan: copertina (e p. 8) e pp. 9-10 – Mondadori Portfolio: The Art Archive: p. 3; AKG Images: p. 110 – Doc. red.: pp. 11, 18-20, 56, 84/85, 106, 109 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 12-13 – Cortesia degli autori: pp. 14-15, 16 (fonte: Dimitris Roubis), 17, 22, 37, 38 (basso), 39, 41-47, 70-72, 74, 75 (basso), 76-78, 111 – Shutterstock: pp. 21, 48/49, 50/51, 52/53, 92/93, 94, 100-104, 106/107, 108 (alto) – © Mt. Lykaion Excavation and Survey Project, cortesia David Gilman Romano: Titus Frelinghuysen: pp. 30 (alto), 31 (basso); David Gilman Romano: p. 31 (alto) – Getty Images: Ullstein Bild: pp. 36/37; Jamie Marshall/Tribaleye Images: pp. 88, 90/91; Atlantide Phototravel: p. 89 (alto); Andrew Burke: p. 89 (basso); Dave Bartruff: p. 95; Ariadne Van Zandbergen: p. 96; Eitan Simanor: p. 97; Gallo Images: p. 99 – DeA Picture Library: G. Dagli Orti: p. 40; A. Dagli Orti: p. 55 (basso) – Marka: Giulio
STORIA
Augusto in Catalogna
70
di Josep A. Borrell
70 ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE
L’avventura continua... 80
82 SPECIALE Etiopia
Terra divina
84
di Marco Di Branco
di Flavio Russo
Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA...
…presidiava la Siria con le sue legioni 106 di Romolo A. Staccioli
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
L’imperatore scorpione 110 di Francesca Ceci
LIBRI
112
110
Andreini: pp. 52, 56/57, 58; Ulysses: p. 54; Chris Hellier: p. 55 (alto) – Cortesia Ufficio stampa: pp. 60-68 – Flavio Russo: pp. 80-83 – Erich Lessing Archive/Magnum/Contrasto: pp. 87, 108 (basso) – Archivi Alinari, Firenze: p. 91 – P. Wolf, Deutsches Archäologisches Institut: p. 98 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 30, 38, 50, 73, 75, 86.
Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo
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n otiz iari o SCOPERTE Turchia
UN’ANZIANA DI TUTTO RISPETTO
S
ono passati oltre cinquant’anni da quando vennero condotti i primi scavi a Çatal Höyük, il sito dell’Anatolia la cui scoperta ha costituito una delle acquisizioni piú importanti della preistoria vicino-orientale e, piú in generale, dell’intera regione euroasiatica (vedi «Archeo» n. 331, settembre 2012). Ma quella che è stata a lungo considerata la «città piú antica del mondo» – e la cui esplorazione, dopo un’interruzione trentennale, è stata ripresa nel 1993 da un’équipe internazionale guidata da Ian Hodder – continua a far parlare di sé. Risale a poche settimane fa l’annuncio della scoperta di una statuetta in marmo, che ritrae una figura femminile dai tratti simili a quelli delle «grandi madri» preistoriche, di cui la stessa Çatal Höyük aveva già restituito vari esemplari in argilla, fra cui quello di una «signora» seduta in trono, oggi esposto nel Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara. La figurina – che misura poco piú di 17 cm – proviene da una
Sulle due pagine: la statuetta in marmo di una figura femminile trovata a Çatal Höyük (Turchia), al momento della scoperta (nella pagina accanto) e dopo la prima ripulitura. La piccola scultura proviene da una struttura neolitica databile fra il 6500 e il 6300 a.C.
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SCAVI • XXXX XXXXXX
UN FERMO IMMAGINE SULL’ETÀ DEL FERRO VERUCCHIO, NEL RIMINESE, È DA QUALCHE ANNO OGGETTO DI NUOVE RICERCHE. SCAVI CHE STANNO OFFRENDO CONFERME SIGNIFICATIVE E NOVITÀ NON MENO IMPORTANTI, CHE NE RIBADISCONO IL RUOLO DI PRIMISSIMO PIANO NELL’AMBITO DELLA CULTURA VILLANOVIANA di Maurizio Harari 36 a r c h e o
In tempo reale, durante la diretta televisiva, il goal propiziato da quel balzo prodigioso del fuoriclasse carioca passò davanti agli occhi degli spettatori come la manipolazione di carte ingannevole di un prestigiatore, e soltanto quel mirabile fotogramma permise di cogliere, l’indomani, sui giornali, la strepitosa tempestività dello slancio. Un fermo immagine che cada al momento giusto, nell’«attimo fecondo» – come diceva il filosofo illuminista Gotthold Ephraïm Lessing (1729-1781) –, esprime infatti il prima e il dopo dell’azione, ne fa sintesi e ne dà spiegazione. Questo preambolo calcistico vuole introdurre alla peculiarità della testimonianza archeologica offerta da Verucchio, un insediamento etrusco
I
lettori meno giovani ricorderanno la finale della Coppa Rimet di calcio nel 1970, giocata allo Stadio Azteca di Città del Messico: i Brasiliani, in casacca verdeoro, contro gli azzurri di Gigi Riva. L’Italia, alla fine, uscí sconfitta, con un sonoro 4-1 e dovette accontentarsi del secondo posto, peraltro onorevolissimo. Di quella partita un’immagine sopra tutte permane nella memoria, incancellabile: il fotogramma che fissò lo straordinario stacco aereo di Pelè – compatto, ritto e verticale come un fuso – a fronte della diagonale scomposta disegnata da Tarcisio Burgnich (storico terzino dell’Inter e della nazionale).
A sinistra: il borgo di Verucchio (Rimini). L’abitato medievale e poi moderno si è sviluppato su una rupe e sotto di esso, con ogni probabilità, si trovano resti dei primi villaggi di capanne riferibili alle necropoli villanoviane. A destra: un’archeologa dell’équipe dell’Università di Pavia mostra l’ansa di un vaso configurata a testa di animale.
del comprensorio alto-adriatico, posizionato su un pianoro roccioso che si eleva fino a poco meno di 400 m sul livello del mare, a dominio del fiume Marecchia, nell’immediato entroterra di Rimini.
DAL VILLAGGIO ALLA CITTÀ? In effetti, la documentazione di Verucchio blocca, in una sorta di fermo immagine archeologico, la fase piú innovativa del processo di sviluppo che, nell’Etruria propria della Toscana e del Lazio settentrionale, condusse i villaggi dell’età del Bronzo Finale a dislocarsi e a compattarsi in piú vasti organismi protourbani e, infine, in vere città, tra lo scorcio del II e l’inizio del I millennio a.C.
Didascalia da fare Ibusdae evendipsam, officte erupit antesto taturi cum ilita aut quatiur restrum eicaectur, testo blaborenes ium quasped quos non etur reius nonem quam expercipsunt quos rest magni autatur apic teces enditibus teces.
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STORIA • PATMOS
NELL’ISOLA DELL’APOCALISSE LA STORIA DI PATMOS, PERLA DEL DODECANESO, SI LEGA A DOPPIO FILO CON QUELLA DI GIOVANNI EVANGELISTA, CHE QUI, IN UNA GROTTA, AVREBBE COMPOSTO IL PIÚ CONTROVERSO E DIBATTUTO LIBRO DEL NUOVO TESTAMENTO di Marco Di Branco
«I
o, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesú, ero nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesú. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di
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una tromba, che diceva: “Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatira, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea”». «Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un fi-
glio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il
fragore di grandi acque. Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza. Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: “Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli,
e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti. Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito, il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese”». Il brano riportato fa parte del capitolo iniziale dell’Apocalisse,
Un’immagine panoramica dell’isola greca di Patmos, compresa nell’arcipelago del Dodecaneso, vista dal monastero di S. Giovanni, situato sulla sommità di un rilievo che si eleva a poco piú di 200 m sul livello del mare.
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AUGUSTO IN
CATALOGNA
SI DEVE AL PRIMO IMPERATORE ROMANO LA FONDAZIONE DI BARCINO, LA COLONIA DA CUI È DERIVATA LA MODERNA BARCELLONA. L’ANTICO ABITATO PROSPERÒ E SI DOTÒ DI MONUMENTI IMPORTANTI, I CUI RESTI CARATTERIZZANO MOLTI ANGOLI DELLA CITTÀ. AL CENTRO DI UN VASTO PROGRAMMA DI VALORIZZAZIONE di Josep A. Borrell 70 a r c h e o
A
ugusto scrisse alcune delle pagine piú importanti della storia di Roma, ma ebbe anche un ruolo centrale nella fondazione di una piccola colonia nella parte settentrionale della Penisola Iberica, che prese il nome di Colonia Iulia Augusta Faventia Paterna Barcino e che, nel corso degli anni, si trasformò in Barcino, Barchi-
non, Barchinonam, Barcinona… fino all’attuale Barcellona. Per avere un’idea di quale fosse l’aspetto della città sviluppatasi grazie al primo imperatore romano, il municipio della capitale catalana ha promosso la realizzazione dell’applicazione Barcino 3D. Disponibile in IOS e Android per tablet o PC, la app che svela il profilo della Barcel-
lona romana è scaricabile gratuitamente e risulta di facile utilizzazione. I testi sono redatti in tre lingue – catalano, spagnolo e inglese –, ma l’aspetto piú interessante sono i contenuti e la modalità di visualizzazione: veloce, visiva, quasi cinematografica, Barcino 3D consente all’utente di sorvolare l’antica città come se si arrivasse in aeroplano,
Nella pagina accanto: particolare di un plastico ricostruttivo della città di Barcellona in età medievale. In basso: uno scorcio della Porta Decumana. Appoggiato al bastione, un arco superstite dell’acquedotto romano.
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SPECIALE • ETIOPIA
TERRA DIVINA NELLA STORIA DELL’ETIOPIA, IL PIÚ ESTESO DEGLI STATI DEL CORNO D’AFRICA, REALTÀ E LEGGENDA SI CONFONDONO. OGGI, TUTTAVIA, LE INDAGINI ARCHEOLOGICHE NELLA PATRIA DEL MISTERIOSO POPOLO DAL «VOLTO ARSO» RIVELANO LA VERA EPOPEA DI QUESTA TERRA ANTICHISSIMA: PARTENDO DALLE PRIME, FONDAMENTALI INFLUENZE DEI REGNI SUDARABICI, PER ARRIVARE ALLA NASCITA DI QUELLO CHE DIVENNE UNO DEI PRINCIPALI POTENTATI CRISTIANI D’ORIENTE, IL GLORIOSO REGNO DI AXUM di Marco Di Branco
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L
a misteriosa e splendida terra d’Etiopia compare all’orizzonte della storia grazie alla documentazione egiziana e, sin dall’inizio, mostra tutto il fascino dell’esotico. Gli Egizi la chiamavano «Terra divina» o «Kush», oppure «Terra di Punt», termini che designavano originariamente le terre a Oriente dell’Egitto e che si estesero fino a comprendere tutta la costa africana a sud dei porti egiziani. Nei testi faraonici, l’Etiopia è la terra dei profumi, dell’incenso, dei legni pregiati, dei balsami, delle resine, della gomma, degli animali esotici, dei metalli preziosi, dell’avorio e degli schiavi, il luogo in cui si svolgevano importanti missioni commerciali che avevano lo scopo di procurarsi tutte queste merci di lusso. Nella letteratura greca, il nome «Etiopia» compare per la prima volta nell’Iliade e nell’Odissea per indicare vagamente una terra abitata da uomini dal viso arso (il termine greco Aithiops, «Etiope», è composto dal verbo aitho, «ardere» e da ops, «sguardo, volto» e significa quindi «faccia arsa» o «sguardo ardente»). Il primo storico occidentale a descrivere l’Etiopia è Erodoto, nel V secolo a.C.: nella narrazione sul regno di Cambise – l’imperatore persiano che, dopo la conquista dell’Egitto (525 a.C.), ormai in preda alla follia, avanza verso sud per impadronirsi delle ricche terre degli Etiopi – è infatti inserito il «racconto etiopico», un excursus dedicato al Paese che sta per essere invaso (vedi box alle pp. 86-87).
IL «POPOLO DELL’UTOPIA» Da quel brano emerge il ritratto di una popolazione diversa da quelle che il grande storico greco conobbe direttamente (come i Persiani o gli Egiziani); un «popolo dell’utopia», relegato in una dimensione mitica, che può essere raggiunto solo attraverso la mediazione di un’altra gente dalle caratteristiche fantastiche: gli Ittiofagi, i «Mangiatori di pesce». Sono infatti questi ultimi a svolgere il ruolo di ambasciatori per conto del re persiano e a fornirgli una descrizione dettagliata degli usi e costumi degli Etiopi, in cui i valori correnti sono del tutto sovvertiti. Uno spettacolare paesaggio del Tigrai, regione dell’Etiopia settentrionale, perlopiú montagnosa, visto dalla chiesa di Daniel Korkos. a r c h e o 85
QUANDO L’ANTICA ROMA… Romolo A. Staccioli
…PRESIDIAVA LA SIRIA CON LE SUE LEGIONI FIN DALL’ETÀ REPUBBLICANA, IL VICINO ORIENTE FU UNO DEI FRONTI «CALDI» DEL MEDITERRANEO. E ROMA DOVETTE INTERVENIRE A PIÚ RIPRESE PER GARANTIRE LA SICUREZZA E LA STABILITÀ DELLE TERRE CHE AVEVA CONQUISTATO. UN IMPEGNO CHE SI MANTENNE COSTANTE AL TEMPO DELL’IMPERO, COINVOLGENDO NUMEROSI CONTINGENTI DELL’ESERCITO
A
vendo risolto a suo favore, con la vittoria riportata su Annibale a Zama nel 202 a.C., il lungo «duello» con Cartagine, e divenuta pertanto una «grande potenza» mediterranea, Roma finí con l’essere inevitabilmente coinvolta nelle vicende che, nel II secolo a.C., resero praticolarmente «irrequieto» il Vicino Oriente. A dominarne la situazione era la politica espansionistica del regno di Siria, nato, alla fine del III secolo, dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno ed esteso dall’Asia Minore alla Palestina, in Mesopotamia e fino ai confini con la Persia. Le mire siriache sulla Grecia – entrata nella sfera d’influenza romana dopo la guerra vittoriosa condotta da Flaminino contro Filippo V di Macedonia –, portarono ineluttabilmente a un «incontro» che, dopo alcuni
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tentativi di intesa (come avvenne, per esempio, in occasione dei Giochi Istmici di Corinto, nel 196) e un iniziale precario equilibrio – di fatto, piuttosto «guerra fredda» –, non poté che trasformarsi in uno scontro. Tanto piú che, di fronte alla minaccia espansionistica della Siria – che con il re Antioco III il Grande aveva occupato l’Armenia, la Partia e la Battriana –, s’erano rivolte a Roma per chiedere aiuto la città di Smirne, il piccolo regno di Pergamo
A destra: una veduta di Bosra (Siria). Importante centro del regno nabateo, la città fu ampliata da Traiano (106), che la chiamò Nova Traiana Bostra, divenendo capitale della provincia d’Arabia. In basso: cammeo con i profili dell’imperatore Settimio Severo e di Giulia Domna (a sinistra) e dei loro figli Caracalla e Geta. Fine del II-inizi del III sec. d.C. Parigi, Cabinet des Medailles. e la repubblica marinara di Rodi. La guerra scoppiò quando Antioco, sollecitato dagli Etoli – i quali, a loro volta, mal sopportavano le ingerenze di Roma –, sbarcò col suo esercito in Grecia. Battuto dai Romani alle Termopili, nel 191, e costretto a ritirarsi in Asia Minore, fu lí definitivamente sconfitto, nel 190, da Lucio Scipione (detto poi Asiatico), fratello dell’Africano,
Dida digendis poreic tem iust et qui dus eicat pratia dita que omnis nem videlessent aut ut volorat emporit iostia quiasintiur alitatem denimol orepero enihici dellat eicatur? Modi beribus aperior possimos reiciUcil et autectempos sunt illitas
nella battaglia campale combattuta presso Magnesia al Sipilo. Nel 188 fu costretto ad accettare, con la pace, un vistoso ridimensionamento di territori e di potenza. Tuttavia, i rapporti rimasero a lungo conflittuali, anche per la sopraggiunta alleanza tra Roma e i Tolomei, sovrani dell’Egitto, tradizionali rivali e nemici dei Seleucidi che sedevano sul trono siriano. Tutto si concluse con la conquista romana della Siria a seguito delle guerre asiatiche condotte da Lucullo, Silla e infine da Pompeo, e con la trasformazione, nel 62 a.C., dell’antico regno ellenistico in una
provincia romana. Il suo territorio – soggetto, nel corso dei secoli, a variazioni e aggiornamenti – abbracciava un’area che dalla catena del Tauro e dall’Amano, a nord, andava al deserto d’Arabia, a sud e dalle rive del Mediterraneo, a ovest, a quelle dell’Eufrate, a est.
UN INCARICO AMBITO Trovandosi, quindi, all’estremo limite orientale dell’impero, a ridosso del regno dei Parti, ebbe sempre una rilevante importanza strategica, tanto che il suo governatore – un Legatus Augusti propretore nominato dall’imperatore e da lui
direttamente dipendente – rappresentava uno dei traguardi piú ambiti, se non il piú ambito, del cursus honorum, ossia della carriera senatoria. Ma si trattò d’una provincia notevolmente importante anche dal punto di vista economico e culturale. Ebbe, infatti, rilevanti attività industriali (come quelle della porpora e del vetro) e traffici intensi che dall’Oriente (India e Cina), per le città carovaniere, raggiungevano i terminali dei porti mediterranei. Quanto alla vita culturale, ricca e intensa, favorita dal fecondo incontro di influenze greche, romane e semitiche,
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