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ARCHEO 379 SETTEMBRE 2016 PANI LORIGA MUSEO DI VERONA
RITORNO A BEIRUT • TUTTI I TESORI DEL NUOVO MUSEO NAZIONALE • IL RESTAURO DELLA TOMBA DI TIRO
ONAGRO
VERONA
IL MUSEO DEL TEATRO ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE
COME RICOSTRUIRE UNA MICIDIALE MACCHINA DA GUERRA
DOV’È NASCOSTO IL MEDIOEVO? SARDEGNA
SULLA COLLINA DEI BEVITORI DI VINO € 5,90
SPECIALE IL MUSEO NAZIONALE DI BEIRUT
Mens. Anno XXXII n. 379 settembre 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ROMA MEDIEVALE
ROMA
www.archeo.it
EDITORIALE
LA VISIONE DELL’EMIRO Nella primavera del 1995 mi recai per la prima volta in Libano, con l’intento di documentare le condizioni dei grandi siti storici del Paese (Tiro, Sidone, Biblo e Baalbek) e, in particolare, l’avanzamento delle indagini nel sottosuolo di Beirut, condotte da missioni di scavo di tutte le nazionalità e finalizzate a portare alla luce le piú antiche vestigia della capitale libanese. Un’impresa unica – quello di Beirut fu il piú grande cantiere di archeologia urbana che la storia avesse mai conosciuto –, nata in seguito alla necessità di ricostruire la città devastata dai quindici anni di guerra civile (1975-1990). Fu in quell’occasione che visitai quanto rimaneva del Museo Nazionale, lo scrigno che, dal 1942, aveva accolto i tesori archeologici del Libano. Fervevano i lavori di ricostruzione: a guidarmi attraverso le ampie sale vuote e appena liberate dai detriti fu l’allora direttore del Museo, Camille Asmar. Sul pavimento erano ancora visibili le tracce di reperti metallici, ridotti ad agglomerati di fusione in seguito all’esplosione di una bomba. A un tratto mi trovai davanti ad alcuni enormi «sarcofagi» di cemento: «Ecco il nostro vero tesoro» commentò Asmar. Mi spiegò che le casse contenevano i reperti piú voluminosi del Museo, quelli che non potevano essere spostati in un luogo al riparo dai combattimenti che imperversarono in particolare proprio qui, lungo la cosiddetta «Linea Verde», il confine che divideva i quartieri musulmani da quelli cristiani. L’iniziativa di racchiudere i grandi oggetti (tra cui il celebre sarcofago del re Ahiram di Biblo) in una protezione di cemento fu presa dall’emiro Maurice Chehab, il primo direttore della DGA, la Direzione Generale delle Antichità del Libano. Gli oggetti piú piccoli, invece, furono censiti, fotografati, posti in casse sigillate e nascoste. Grazie alla lungimiranza del grande archeologo e studioso, scomparso ottantanovenne un anno prima della mia visita al Museo, i reperti sopravvissero indenni al conflitto. Oggi, Beirut è una vivace metropoli vicino-orientale e mediterranea, letteralmente rinata dalle ceneri della guerra, costellata da nuovi grattacieli che hanno ricoperto ampia parte delle vestigia dell’antica Berytus. La cui memoria, però, sopravvive nelle bellissime sale del rinnovato Museo Nazionale, a cui dedichiamo lo speciale di questo numero (vedi alle pp. 82-104). L’istituzione rappresenta un grande regalo di civiltà che, in tempi cosí poco rassicuranti per quanto riguarda il patrimonio archeologico in particolare di quest’angolo del Mediterraneo, dobbiamo apprezzare con ancora piú urgente consapevolezza. Andreas M. Steiner
La facciata del Museo Nazionale di Beirut, oggi.
SOMMARIO EDITORIALE
La visione dell’emiro 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
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ARCHEOLOGIA SUBACQUEA Le nuove indagini a Marina di Zea, al Pireo, confermano che proprio lí doveva avere la sua base la temibile flotta di Atene 8 ALL’OMBRA DEL VESUVIO Aperta al pubblico per la prima volta, la Villa Imperiale sfoggia il lusso dei Pompeiani piú ricchi 12 VALORIZZAZIONE La Villa Romana di Desenzano sul Garda si è dotata di un impianto di illuminazione che ne fa risplendere i mosaici 16 A TUTTO CAMPO Lo scavo urbano è per l’archeologo una prova impegnativa, ma avvincente
MUSEI Il Museo Civico di Mondolfo saluta il ritorno della panoplia di un condottiero celtico 20
MUSEI
PAROLA D’ARCHEOLOGO Il Museo Egizio di Torino ha aderito a MicroPasts, un innovativo progetto di «archeologia pubblica»
La «democratizzazione» dell’aldilà 56
48
di Margherita Bolla
ANTICO EGITTO di Sergio Pernigotti
22
56
DALLA STAMPA INTERNAZIONALE Dalla riscoperta di Merv, in Turkmenistan, agli scavi di un porto fenicio sulla costa del Levante
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STORIA
Roma sparita
66
di Andrea Augenti
36
66
SCAVI
Sulla collina dei bevitori di vino 18
Museo con vista
36
di Massimo Botto In copertina il Museo Nazionale di Beirut, con, in primo piano, la fronte del sarcofago del re Ahiram, trovato nella tomba V di Biblo. X sec. a.C.
Anno XXXII, n. 379 - settembre 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,
Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Davide Aquilano è archeologo. Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Margherita Bolla è direttrice del Museo Archeologico al Teatro romano di Verona. Massimo Botto è Primo Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (ISMA). Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Amalia Faustoferri è archeologa della Soprintendenza Archeologia dell’Abruzzo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Maria Katsinopoulou è archeologa. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Sergio Pernigotti è professore emerito di egittologia all’Università di Bologna. Mauro Pompili è giornalista. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Enrico Zanini è professore associato di metodologie della ricerca archeologica all’Università degli Studi di Siena. Illustrazioni e immagini: Mauro Pompili: copertina – Doc. red.: pp. 3, 8/9, 11 (basso), 32-33, 63, 66/67, 68, 70, 72-73, 86-87, 91-93, 96, 100-101 – Cortesia degli autori: pp. 10, 11 (alto), 40 (sinistra), 42 (basso), 111 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 12-14 – Cortesia Ufficio Stampa: pp. 16 (alto, a sinistra), 21 – Cortesia Soprintendenza Archeologia della Lombardia: pp. 16 (alto, a destra, e basso), 17 – Getty Images: Evening Standard: p. 18; Sakis Mitrolidis: p. 19 – Cortesia Soprintendenza Archeologia delle Marche: p. 20 – Cortesia Ufficio Stampa Museo Egizio, Torino: pp. 22, 23 (basso), 24 – https://sketchfab.com: Vlad [ssh4]: p. 23 (alto) – Gianni Alvito, Teravista: pp. 36-38, 43 (alto), 44 (alto), 45 (basso) – Federica Candelato: elaborazioni grafiche alle pp. 39 (basso), 45 (alto) – Soprintendenza Archeologia della Sardegna: foto C. Buffa: pp. 40 (destra), 41, 42 (alto), 43 (basso) – Martina Zinni: pp. 44 (basso), 46 (basso) – Manuela
ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE
A volte rinascono 76 di Flavio Russo
76
Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Ribaltare le prospettive
106
di Daniele Manacorda
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Sotto una buona stella 110 di Francesca Ceci
LIBRI
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82 SPECIALE
Il tesoro di Beirut
82
di Mauro Pompili
Bonadies: p. 46 (alto) – Cortesia Museo Archeologico al Teatro romano di Verona: pp. 48-50, 51 (basso), 52-55 – Shutterstock: pp. 51 (alto), 62, 69, 82/83, 84/85, 94/95 – DeA Picture Library: S. Vannini: pp. 56/57, 58, 60/61; G. Dagli Orti: p. 59; A. Dagli Orti: p. 64 – Studio Inklink, Firenze: p. 71 – Foto Scala, Firenze: bpk-Bildagentur für Kunst, Kultur und Geschichte: p. 73 – Mondadori Portfolio: The Art Archive: pp. 76/77 – Flavio Russo: pp. 78-81 – Marco Giallonardo: pp. 88-90, 97 – Cortesia Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo: pp. 98/99, 102-104 – Cortesia Progetto Archeologico Bassa Valle del Bussento: pp. 106-109 – Virtual World Heritage Laboratory, Indiana University e IDIA Lab, Ball State University: p. 110 – Cippigraphix: rielaborazione grafica a p. 39 (alto; da una base elaborata da S. Finocchi, G. Carta e U. Virdis), cartina a p. 85. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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n otiziario ARCHEOLOGIA SUBACQUEA Grecia
DA MARINA DI ZEA CONTRO I PERSIANI
A
d Atene, nuove ipotesi emergono dallo scavo della base navale di Marina di Zea, al Pireo (vedi «Archeo» n. 284, ottobre 2008). I ricercatori al lavoro sul sito ritengono che si tratti di un luogo chiave per la vittoria della battaglia navale di Salamina (480 a.C.), che portò al tramonto dell’influenza persiana nel Mediterraneo. Il cantiere si trova nella zona del porto e vi lavorano archeologi greci in collaborazione con il dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Copenaghen. L’analisi dei reperti rinvenuti nello scavo subacqueo indica la presenza di un grande arsenale risalente al 493 a.C.: un luogo fortificato, con
A destra: particolare del rilievo attico, detto «di Lenormant», con raffigurazione di una trireme. V sec. a.C. Atene, Museo dell’Acropoli.
spazi cosí ampi da poter ospitare centinaia di triremi. Sommerso nelle acque portuali dell’odierna Marina di Zea, oggi attraversate da pescherecci e natanti da diporto, il sito è stato individuato con difficoltà dai ricercatori. Nel 2010,
gli archeologi avevano potuto ricavare un indizio prezioso dalla testimonianza di un anziano pescatore locale, il quale aveva indicato loro una colonna semisommersa, secondo lui antica, che da bambino usava per pescare. A sinistra: Atene, Pireo. Un momento dello scavo subacqueo nel porto di Munichia. Nella pagina accanto, in alto: disegno ricostruttivo ipotetico degli edifici di ricovero per le navi. Nella pagina accanto, in basso: archeologi eseguono rilievi topografici delle strutture affioranti intorno a Marina di Zea.
8 archeo
Parlando delle condizioni di scavo, Bjørn Lovén, l’archeologo che guida le ricerche – e che dal 2001 si dedica alla localizzazione di antichi insediamenti navali –, ha dichiarato: «Ci sono state giornate nelle quali la visibilità sott’acqua era inferiore
ai 20 cm. Abbiamo lavorato in condizioni veramente difficili». E ha poi aggiunto: «Siamo riusciti a localizzare sei enormi edifici coperti, che proteggevano le imbarcazioni quando non erano in mare. I blocchi quadrati su cui
poggiavano le colonne che sorreggevano la copertura misuravano 1,4 m di lato, mentre gli ambienti erano alti 8 m e lunghi 50, dimensioni che fanno di questa base una delle piú grandi del mondo antico». Lovén e i suoi collaboratori ritengono che la la costruzione di questo imponente complesso sia stata avviata per iniziativa del politico e militare ateniese Temistocle (530/520 a.C.-459 a.C.), il quale, a dieci anni dalla battaglia di Maratona (490 a.C.), progettò e mise in atto un piano di difesa contro la minaccia rappresentata dai Persiani – guidati da Serse I – basato esclusivamente sulle forze navali. La flotta greca – che, all’apice della democrazia ateniese, contava 400 triremi e 80 000 marinai – affrontò e sconfisse le navi persiane nello scontro di Salamina, ed è plausibile che due terzi delle navi che presero parte alla battaglia fossero salpate proprio dalla base scoperta a Marina di Zea. Maria Katsinopoulou
archeo 9
SULLA
COLLINA
DEI BEVITORI DI VINO
LE ESPLORAZIONI IN CORSO SU UN’ALTURA DEL SULCIS, IN SARDEGNA, RIVELANO LA VITA (E LE CONSUETUDINI ALIMENTARI) DI UNA COMUNITÀ DI EPOCA FENICIA E PUNICA. DI RECENTE APERTO AL PUBBLICO, IL CANTIERE DI SCAVO OFFRE LA POSSIBILITÀ DI VISITARE UNO DEI LUOGHI PIÚ AFFASCINANTI E RICCHI DI STORIA DELLA REGIONE di Massimo Botto
Veduta aerea della collina di Pani Loriga (presso Santadi, Sardegna sud-occidentale).
MUSEO
CON VISTA
Tutti gli oggetti illustrati sono esposti nel Museo Archeologico al Teatro romano di Verona. Sulle due pagine: veduta di Verona e dell’Adige dal Museo Archeologico al Teatro romano. Nella pagina accanto: sfinge in marmo, dal Teatro romano.
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VERONA SI RIAPPROPRIA DEL MUSEO ARCHEOLOGICO: DOPO LUNGHI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE L’EDIFICIO NEI PRESSI DEL TEATRO ROMANO PRESENTA OGGI UN ALLESTIMENTO RICCO E ARTICOLATO. E VALORIZZA LA SEDE STESSA DELLA RACCOLTA, L’EX CONVENTO DEI GESUATI, ESALTANDONE L’ARMONIOSA INTEGRAZIONE CON I MONUMENTI E IL TESSUTO URBANISTICO DELLA CITTÀ di Margherita Bolla
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STORIA • RIUSO DEI MONUMENTI
ROMA SPARITA DEL GLORIOSO PASSATO MONUMENTALE DELL’URBE FANNO PARTE ALCUNE TESTIMONIANZE DI ETÀ MEDIEVALE. DIVENUTE RARE – PERCHÉ SACRIFICATE SULL’ALTARE DI UNA«ROMANITÀ» DI RECENTE INVENZIONE – CI PARLANO DI UN PARTICOLARE E AFFASCINANTE MODO DI SOPRAVVIVERE E RINASCERE. CHE VALE LA PENA DI RISCOPRIRE di Andrea Augenti
Veduta del Campo Vaccino, olio su tela di Claude Lorrain. 1636. Parigi, Museo del Louvre. Il dipinto mostra il Foro Romano cosí come si presentava prima che ne fosse intrapreso lo scavo e documenta anche la presenza di molte strutture che riutilizzavano i monumenti dell’età imperiale. 66 a r c h e o
D
a tempo sappiamo che la nostra visione di Roma è falsata dai molti restauri effettuati sui monumenti della città, in particolar modo durante l’epoca fascista. Erano, queste ultime, operazioni ideologicamente marcate, attraverso le quali si cercava di riportare «allo splendore originario» le strutture antiche e, per farlo, si cancellavano le tracce lasciate dalle epoche successive, a cominciare dal Medioevo. Si è cosí venuto a creare un vero e proprio falso storico, un fermoimmagine che congela i diversi monumenti dell’Urbe in un unico periodo, mentre uno degli aspetti piú affascinanti della storia sono i mille modi in cui gli edifici possono essere modificati, riutilizzati e trasformati. Il risultato di questi interventi è che, se si eccettuano le chiese, oggi si può vedere ben poco delle architetture medievali di Roma.
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SPECIALE • BEIRUT
IL TESORO DI BEIRUT
NONOSTANTE UN VENTENNIO DI VERA E PROPRIA RINASCITA, ALCUNI PALAZZI DELLA CAPITALE LIBANESE PORTANO ANCORA I SEGNI DELLA GUERRA CHE PER QUINDICI ANNI HA SCONVOLTO IL PAESE. UNA SORTE DRAMMATICA, CHE AVEVA COLPITO ANCHE LA PRINCIPALE ISTITUZIONE CULTURALE DELLA CITTÀ, IL MUSEO NAZIONALE. OGGI, CON IL DETERMINANTE CONTRIBUTO DELLA COOPERAZIONE ITALIANA, IL MUSEO TORNA AD ESPORRE I SUOI CAPOLAVORI IN UN ALLESTIMENTO SPLENDIDO, PER ILLUSTRARE CON RINNOVATA EFFICACIA LA STORIA PLURISECOLARE DEL PAESE DEI CEDRI di Mauro Pompili 82 a r c h e o
Veduta di Beirut, capitale del Libano dal 1920. La cittĂ si affaccia sul Mar Mediterraneo da un ampio promontorio ai piedi degli ultimi contrafforti della catena del Libano.
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SPECIALE • BEIRUT
C
on la modernissima Bank Street, che si snoda tra le rovine delle terme romane e il Gran Serraglio, il campanile della cattedrale di S. Giorgio, che rivaleggia in altezza con i minareti della contigua moschea di al-Amin – e l’elenco potrebbe continuare a lungo – Beirut è l’immagine delle contraddizioni del Libano. Contrasti architettonici che raccontano le divisioni culturali, politiche e religiose che hanno fatto la ricchezza e la storia, spesso dolorosa, di questo Paese. Nel cuore della capitale, c’è però un luogo in cui si riesce a trovare un filo conduttore che tiene insieme questa straordinaria avventura: il Museo Nazionale. Qui sono conservate le testimonianze di una storia iniziata su questa sponda del Mediterraneo piú di un milione di anni fa e non ancora conclusa. Sulle coste
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Sulle due pagine: Beirut. Un’immagine emblematica di piazza dei Martiri, con, in primo piano, le rovine di età romana e bizantina e, sulla destra, la moschea di al-Amin.
e sulle montagne libanesi hanno vissuto, si sono incontrate e si sono date battaglia le civiltà del mondo antico, le culture e le religioni del Medioevo e le potenze mondiali dell’età moderna. La visita al Museo è un viaggio lungo la storia della civiltà umana. Dai primi semplici attrezzi in pietra, realizzati nel Paleolitico dai nostri antenati che si erano stabiliti qui grazie al clima mediterraneo, allo splendore opulento dell’età ottomana.
DAL CAOS AL SILENZIO Il grande edificio del Museo Nazionale, che ricorda le architetture dell’antico Egitto, accoglie il visitatore con un’ampia scalinata, che sembra avere l’effetto di una macchina del tempo: fuori il caos frenetico di una metropoli mediorientale, all’interno un’oasi di si-
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A sinistra: cartina di Beirut con l’indicazione di alcuni dei siti di maggior interesse, fra cui il Museo Nazionale.
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