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ARCHEO 377 LUGLIO 2016
I MISTERI DI MURLO
I MISTERI DI MURLO
L’ ENIGMA
DELL’ ETRUSCO COL CAPPELLO DA
BETLEMME
COWBOY
MARCHI DI FABBRICA
BETLEMME
LE RIVELAZIONI DELLA MISSIONE ITALIANA SPECIALE SUDAN
NEL RECINTO DEI MISCREDENTI
€ 5,90
SPECIALE MISSIONE IN SUDAN
Mens. Anno XXXII n. 377 luglio 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
MEGALITI AD AOSTA
ESCLUSIVA
www.archeo.it
EDITORIALE
UN LUOGO IN CUI TORNARE Ingrid Edlund-Berry è un’elegante signora svedese, di professione archeologa. Vive ad Austin, nel Texas, dove ha insegnato studi classici nella locale Università, della quale è oggi Professore emerito. In Italia viene ogni anno, a Roma – con tappa obbligata all’Istituto Svedese di Studi Classici –, ma, soprattutto, a Murlo, un minuscolo borgo medievale nella campagna senese: «Mio marito, che ama molto viaggiare – spiega nell’intervista che pubblichiamo alle pp. 48-51 –, mi chiede il motivo per cui torno sempre in Italia e negli stessi luoghi invece di andare in Paesi non ancora visitati. Gli rispondo che la novità del viaggio è data dal fatto che vi scopro ogni volta aspetti diversi». In verità – come confessa – Ingrid Edlund non ha mai dimenticato le stagioni trascorse a Murlo una cinquantina di anni fa, a scavare il sito di Poggio Civitate. Un’esperienza epica – come ci racconta – in coincidenza cronologica con la rivoluzione che stava scuotendo le coscienze giovanili dell’Occidente, eppure da essa – in apparenza – cosí lontana. Questo luogo antico, isolato, con i suoi abitanti di allora e quelli – invisibili – del suo antichissimo passato, aveva catalizzato l’attenzione di un mondo… Anche quest’anno la professoressa Edlund è tornata a Murlo, accolta, ancora una volta, da una novità: la celebrazione del 50° anniversario dalla scoperta degli Etruschi di Poggio Civitate, nell’ambito del Festival Bluetrusco, la manifestazione diretta da Giuseppe M. Della Fina, quest’anno alla sua seconda edizione (il programma completo, con gli appuntamenti di luglio, agosto e settembre, si può consultare sul sito www.bluetrusco.land). Da quel lontano 1966, infatti, gli scavi sulla collina poco distante dal borgo non si sono mai interrotti: ce ne parla Anthony Tuck, direttore della missione archeologica dell’Università del Massachusetts, in apertura di questo numero (vedi alle pp. 32-47). A chi dei nostri lettori non conosca Murlo – con, al centro del borgo, il museo etrusco allestito nell’antico Palazzo Vescovile – rivolgiamo l’invito a compiere questo «viaggio nel passato»; certi del fatto che anche loro, come la professoressa Edlund, non potranno dimenticarlo. A destra: una statua in terracotta con il cappello «da cowboy» trovata a Poggio Civitate, Murlo. 600-550 a.C. In basso: il borgo toscano durante uno degli spettacoli organizzati in occasione del Festival Bluetrusco (entrambe le foto sono di Fabio Cappelli).
Andreas M. Steiner
70
SOMMARIO EDITORIALE
Un luogo in cui tornare
SCOPERTE 3
di Andreas M. Steiner
LA NOTIZIA DEL MESE Una tavoletta in legno rinvenuta nel cuore di Londra offre la prima attestazione di Londinium, il nome della città in età romana 8
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SCOPERTE Se necessario, anche gli uomini del Neolitico combattevano: la conferma giunge dall’Alsazia 14 A TUTTO CAMPO Una nuova rubrica per parlare d’archeologia soprattutto a chi pensa di affrontarne lo studio 18 PAROLA D’ARCHEOLOGO Archeologi chini sul tavolo da disegno: un’immagine che il progetto ArchAIDE vuole trasformare in un ricordo
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di Anthony Tuck, con un’intervista di Giuseppe M. Della Fina a Ingrid Edlund-Berry e Jean MacIntosh Turfa
Attualità
NOTIZIARIO
L’enigma di Poggio Civitate
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Lo spettacolo della preistoria
70
di Stefano Mammini
MOSTRE
SCAVI
Betlemme prima di Davide
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L’invenzione della tracciabilità
80
di Lorenzo Nigro
a cura di Stefano Mammini, con testi di Lucrezia Ungaro e Simone Pastor
52
80
RESTAURI
Un naoforo per due 20
PARCHI ARCHEOLOGICI
62
di Daniela Picchi In copertina particolare di un acroterio in terracotta raffigurante un uomo seduto su un trono con copricapo, da Poggio Civitate (Murlo). 600-550 a.C.
Anno XXXII, n. 377 - luglio 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,
Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Eugenio Fantusati è membro dell’ISMEO-Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Danilo Mazzoleni è rettore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana. Lorenzo Nigro è professore associato di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente Antico e archeologia fenicio-punica presso «Sapienza» Università di Roma. Daniela Picchi è conservatore della sezione egiziana del Museo Civico Archeologico di Bologna. Filli Rossi è archeologa. Anthony Tuck è professore associato di archeologia alla University of Massachusetts. Andrea Zifferero è professore associato di etruscologia e antichità italiche e di musealizzazione e gestione del patrimonio archeologico all’Università di Siena. Illustrazioni e immagini: Cortesia The Poggio Civitate Archaeological Project: copertina e pp. 32-33, 34, 35 (destra), 36-47 – Fabio Cappelli: p. 3 – Cortesia MOLA (Museum of London Archaeology): pp. 8-10 – Cortesia Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale: p. 12 – Cortesia Soprintendenza Archeologia delle Marche: p. 13 – Cortesia Inrap: Philippe Lefranc: pp. 14 (alto), 15 (alto); Michel Christen: p. 14 (basso) – Doc. red.: pp. 15 (basso), 92 (alto e centro), 93 (centro), 107, 109 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 16-17 – Cortesia Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, Università di Siena: p. 19; Enrico Zanini: p. 18 (basso) – Stefano Mammini: pp. 20 (basso), 21, 23 (alto), 72-73, 78, 80/81 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 22, 23 (basso), 70/71, 74-77, 79, 81, 82-87 – Cortesia Göran Söderberg: pp. 35
Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO Parole per un dialogo
106
di Daniele Manacorda
106
SCAVARE IL MEDIOEVO Quando l’edilizia è virtuosa
108
di Andrea Augenti
88
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Magistrati o incisori?
110
di Francesca Ceci
LIBRI
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SPECIALE Sudan
Nel recinto dei miscredenti
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di Eugenio Fantusati
(sinistra), 48 (sinistra), 49-51 – Cortesia «Sapienza» Università di Roma: pp. 52-54, 54/55, 56-60 – Andreas M. Steiner: p. 61 – Cortesia Museo Civico Archeologico di Bologna: pp. 63 (secondo piano, in alto), 64 (alto), 67 (alto), 68; foto M. Ravenna: pp. 62, 63 (primo piano), 64 (basso), 65, 66, 67 (basso, sinistra e destra); E. Canè: disegni alle pp. 64 (basso), 65 (basso) – Cortesia Missione archeologica ad Abu Erteila: P. Muretti: pp. 88/89, 104 (alto); S. Malykh: p. 91; E. Fantusati: pp. 94-98, 100 (basso), 101, 103, 104 (basso); M. Lebedev: p. 99; R. Lobban: p. 100 (alto); M. Baldi: p. 102 – Foto Scala, Firenze: pp. 92 (basso), 93 (basso) – Studio Inklink, Firenze: p. 108 – Cortesia dell’autore: p. 110 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 34, 55, 73 (da un originale pubblicato in Rivista Environnement, n. 4, 1997), 90. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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LA NOTIZIA DEL MESE Paolo Leonini
LA PRIMA VOLTA DI LONDINIUM NEL CUORE DI LONDRA, DURANTE UN RECENTE INTERVENTO DI ARCHEOLOGIA PREVENTIVA, È AFFIORATA UNA TESTIMONIANZA ECCEZIONALE: LA PIÚ ANTICA MENZIONE A OGGI NOTA DEL NOME CON CUI LA CAPITALE INGLESE ERA CONOSCIUTA AL TEMPO DEI ROMANI
A
Londra, a poche centinaia di metri dalla cattedrale di Saint Paul, nel centro nevralgico della finanza internazionale, la Bloomberg L.P. ha avviato nel 2010 la costruzione della sua nuova sede europea, il cui completamento è previsto nel corso del 2017. Il lotto di terreno prescelto, non lontano dalla sede precedente, si trova in Walbrook Square, un’area di estremo interesse archeologico. Qui, infatti, nel 1954, in occasione di un analogo intervento edilizio, fu scoperto un importante mitreo, databile al II-III secolo d.C.: un ritrovamento cosí entusiasmante da spingere molti Londinesi a mettersi in fila per entrare nel cantiere e ammirare i resti allora rinvenuti. Dovendo proseguire i lavori, il tempio venne poi smembrato e rimosso, per essere ricomposto a poche decine di metri di distanza. Con l’avvio del progetto edilizio di Bloomberg, nel 2011 il mitreo è stato nuovamente smontato e messo in sicurezza, con l’impegno
8 archeo
Otto lettere per la storia
50 mm a ricollocarlo nella posizione originaria all’interno del nuovo complesso di uffici, in un ambiente che ne consentirà la conservazione e la valorizzazione al pubblico. Comprensibilmente, c’era quindi grande attesa per le potenzialità archeologiche dell’area, che non ha deluso le aspettative. Le indagini archeologiche preventive sono state condotte dagli specialisti del Museum of London Archaeology (MOLA), che hanno lavorato fino al 2014 nel cantiere, per poi procedere allo studio dei reperti, pubblicati in un recente volume. Dallo scavo sono emerse testimonianze importantissime, risalenti al I secolo d.C., tra cui oltre 400 tavolette da scrittura in legno, rinvenute in ottimo stato di conservazione. Grazie al terreno argilloso, infatti, reso umido dal fiume Walbrook – un corso d’acqua, oggi sotterraneo, che anticamente dominava l’area –, si sono preservate dal contatto con l’ossigeno e salvate dal decadimento. Dopo un bagno di pulitura preliminare, sono state trattate con glicole polietilenico per consolidarne la struttura in vista dell’asciugatura, ottenuta per liofilizzazione. Per quest’ultimo trattamento, i reperti sono stati
In alto: una delle botti rinvenute nell’area di Walbrook Square e dalle cui doghe si ricavavano le tavolette. Nella pagina accanto: gli archeologi del MOLA sul cantiere di scavo.
Foto e restituzione grafica della tavoletta in legno con l’iscrizione «Londinio Mogontio» in lettere capitali. Datata al 65-80 d.C. è tra le piú antiche attestazioni del nome dell’insediamento.
sottoposti a variazioni controllate di temperatura in un ambiente sottovuoto, provocando l’espulsione del contenuto acquoso dai materiali, senza metterne a repentaglio l’integrità. Sulla superficie, le tavolette presentano spesso un groviglio di segni, tracce della scrittura che veniva incisa sullo strato di cera soprastante, con uno stilo appuntito. Le tavolette erano riutilizzate piú volte, raschiando via lo strato già scritto e stendendone uno nuovo. Se questo rende oggi difficoltoso orientarsi in questo labirinto di linee – oltretutto trattandosi di scrittura in corsivo e non di lettere capitali –, consente anche di ricostruire diversi messaggi accumulati su un singolo reperto. Incaricato della decifrazione è stato Roger Tomlin, classicista dell’Università di Oxford ed esperto di grafia latina corsiva, che ha studiato approfonditamente i reperti, anche fotografati a luce radente, in laboratorio, per esaltarne ogni minimo particolare. È emozionante leggere queste parole d’uso quotidiano, che proiettano nei primi anni di vita di un insediamento romano fiorente di commerci e artigianato. Alcune iscrizioni, spiccano per importanza.
archeo 9
SCAVI • MURLO
L’ENIGMA DI
POGGIO CIVITATE SU UNA COLLINA NEI PRESSI DEL BORGO TOSCANO DI MURLO, AGLI INIZI DEL VII SECOLO A.C., PRENDE FORMA UN ABITATO CHE SI CARATTERIZZA PER LA COSTRUZIONE DI UN GRANDE PALAZZO E DI UN TEMPIO IN ONORE DELLA DEA UNI. POI, IMPROVVISAMENTE E IN CIRCOSTANZE DRAMMATICHE, LA VITA SI INTERROMPE E IL SITO VIENE ABBANDONATO PER SEMPRE. DA CINQUANT’ANNI, LA VICENDA È NEL MIRINO DEGLI ARCHEOLOGI CHE, ANNO DOPO ANNO, STANNO RIUNENDO I TASSELLI DI UN PUZZLE DAVVERO AVVINCENTE di Anthony Tuck, con un’intervista di Giuseppe M. Della Fina a Ingrid Edlund-Berry e Jean MacIntosh Turfa
32 a r c h e o
S
ulla collina boscosa di Poggio Civitate, situata vicino al borgo medievale di Murlo (Siena), aleggiano da tempo leggende ed enigmi. Per mezzo secolo, gli archeologi hanno cercato di svelare i misteri che, 2600 anni fa, qualcuno aveva cercato di occultare. Il 2016 segna infatti il cinquantesimo anniversario dell’inizio degli scavi a Poggio Civitate diretti dall’archeologo statunitense Kyle Meredith Phillips (Bryn Mawr College), che li avviò su suggerimento di Ranuccio Bianchi Bandinelli, lo studioso che – per primo – negli anni Venti del Novecento aveva intuito le potenzialità dell’area (vedi box a p. 35). Le prime campagne di scavo consentirono di ritrovare le tracce di mura massicce, resti della copertura di tetti e curiose sculture in terracotta. Scoperte che diedero inizio alla lenta, ma affascinante ricostruzione della vita delle genti etrusche di Poggio Civitate svelandone aspetti sempre piú sorprendenti. E, ancora oggi, il quadro continua ad arricchirsi di nuove rivelazioni.
Sulle due pagine: una suggestiva panoramica della collina di Poggio Civitate. A destra: particolare di acroterio in terracotta raffigurante un uomo seduto su un trono con copricapo. 600-550 a.C. Murlo, Antiquarium di Poggio Civitate.
a r c h e o 33
BETLEMME PRIMA DI DAVIDE
UN’ÉQUIPE ITALO-PALESTINESE È IMPEGNATA IN UN INTERVENTO D’EMERGENZA NELLA CITTÀ DELLA NATIVITÀ. E GETTA NUOVA LUCE SULLA SUA STORIA PIÚ ANTICA, IN UN CONFRONTO COSTANTE TRA TRADIZIONI STORICO-LETTERARIE E DATI ARCHEOLOGICI di Lorenzo Nigro
Q
In alto: una bulla rinvenuta a Gerusalemme, che reca il nome di Beth Lehem. VII sec. a.C. Il reperto conferma l’appartenenza della città al regno di Giuda. A sinistra: Betlemme, necropoli di Khalet al-Jam’a. L’interno della Camera 2 della Tomba A2.
uando, nell’aprile del 637 d.C.,‘Umar ibn al-Khattab conquistò Gerusalemme per la resa del patriarca bizantino Sofronio, anche la vicina Betlemme passò sotto il controllo del secondo successore del Profeta. Il califfo vi si recò presto in visita e si premurò di lasciare libertà di culto nella basilica della Natività, riservando solo una parte della navata meridionale ai musulmani, come peraltro aveva fatto, nella stessa Gerusalemme, per la basilica del Santo Sepolcro. Da allora e per piú di tre secoli cristiani e musulmani pregarono fianco a fianco, condividendo il loro luogo di culto. Ricordare questo esempio di tolleranza in un’epoca come quella in cui viviamo può forse servire a riaccendere la speranza nel dialogo: Betlemme è la città piú adatta a farlo. Certo non possiamo dimenticare che oggi è circondata da un muro di cemento e che nella stessa condizione vivono anche i pittoreschi villaggi che lo circondano (el-Khadr, Battir, Beit Jala). Tuttavia, Betlemme ha già superato tantissime difficoltà e ce la farà anche questa volta. Nonostante le dimensioni inducano a definirla piuttosto una cittadina o un paese, Betlemme ha svolto a r c h e o 53
PARCHI ARCHEOLOGICI • AOSTA
LO SPETTACOLO DELLA PREISTORIA SI È INAUGURATO AD AOSTA IL PARCO ARCHEOLOGICO E MUSEO DI SAINT-MARTIN-DE-CORLÉANS. UN COMPLESSO CHE PERMETTE DI VEDERE DA VICINO UNO DEI PIÚ STRAORDINARI SITI PREISTORICI D’EUROPA, NEL QUALE, GRAZIE A OLTRE VENT’ANNI DI SCAVI, SONO STATE RIPORTATE ALLA LUCE TESTIMONIANZE DI PRATICHE RITUALI FORTEMENTE SENTITE DALLE COMUNITÀ CHE UTILIZZARONO L’AREA TRA IL NEOLITICO E L’ETÀ DEL BRONZO di Stefano Mammini
70 a r c h e o
I
l Parco Archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta, è finalmente una realtà. E la sua inaugurazione segna la vittoria di una duplice scommessa: quella della musealizzazione di un sito archeologico eccezionalmente vasto e con caratteristiche strutturali particolar mente delicate e quella contro la ricorrente convinzione che la preistoria ci abbia lasciato testimonianze solitamente poco spettacolari. Adesso si può visitare quel che oltre vent’anni di scavi hanno portato alla luce alla periferia del capoluogo valdostano e intuire, fin dal primo sguardo, perché il sito megalitico di Saint-Martin-de-Corléans debba essere considerato come un caso finora unico nel panorama
culturale dell’Europa e con po- altre sepolture megalitiche. chi confronti possibili anche al Una sequenza a cui fecero di fuori del Vecchio Continente. quindi da corollario l’impianto di nuove strutture funerarie nel corso dell’età del Ferro e in UN PALINSESTO UNICO I circa 10 000 mq dell’area epoca romana e, nel Medioevo, esplorata dagli archeologi han- la costruzione della chiesa rono restituito un palinsesto stra- manica di Saint-Martin, che dà ordinariamente ricco e artico- nome all’intera area e che per lato, nel quale – tra la fine del secoli ha vegliato su quello che, VI e la metà del II millennio concettualmente, può essere a.C. – si succedettero e in alcu- considerato una sorta di suo ni casi coesistettero: un’aratura illustre antenato. verosimilmente rituale; lo sca- L’avventura ebbe inizio nel vo di pozzi con funzioni 1969, quando nell’area era stata anch’esse rituali; la posa in autorizzata la costruzione di opera di pali lignei aventi forse alcuni complessi condominiali. un valore totemico; l’innalza- I lavori procedevano speditamento di oltre cinquanta stele mente e, dopo aver già ultimaantropomorfe in pietra; lo to la realizzazione dei previsti sfruttamento del sito a scopo garage sotterranei, la benna di sepolcrale, con la costruzione un mezzo meccanico intercetdi tombe a dolmen e poi di tò una lastra in pietra di note-
Aosta, Saint-Martin-de-Corléans. La Tomba II, del tipo a dolmen. È la struttura sepolcrale piú grande fra quelle scoperte nel sito e la sua costruzione, nella seconda metà del III mill. a.C., determinò l’interruzione dell’allineamento delle stele antropomorfe. L’impianto originario fu in parte alterato da successive riutilizzazioni.
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SPECIALE • SUDAN
NEL RECINTO DEI
MISCREDENTI
88 a r c h e o
SUDAN, LOCALITÀ DI ABU ERTEILA: UNA MISSIONE ITALO-RUSSA INDAGA UN SITO ARCHEOLOGICO A POCHI CHILOMETRI DALLE LEGGENDARIE PIRAMIDI DI MEROE. IN ANTEPRIMA PER «ARCHEO», IL RACCONTO DI UNA SCOPERTA DI STRAORDINARIA IMPORTANZA
A
bu Erteila è una località del Sudan situata nel bacino del Butana, circa 200 km a nord di Khartoum e ad appena 9 dall’antica città di Meroe, lungo la sponda orientale del tratto del Nilo compreso tra Abu Hamed e Shabaloka, ovvero tra la quinta e la sesta cateratta. Posizionato alle porte del deserto, di fronte al moderno insediamento di Kabushia, il sito dista dal fiume meno di 5 km. Nei suoi pressi, il 19 gennaio del 1885, si svolse la sanguinosa battaglia di Abu Kru, in seguito alla quale le forze mahadiste riuscirono ad arrestare la marcia della colonna di soccorsi inglese inviata a Metemma per ristabilire i contatti con Charles Gordon da mesi assediato a Khartoum, (l’episodio si inscrive nel quadro della rivolta capeggiata dal mahdi, Mohamed Ahmed, che mirava a liberarsi della dominazione anglo-egiziana; vedi box alle pp. 90-91). A volte indicato dai suoi abitanti anche nella variante Ritela, il toponimo prende nome da sciami di insetti che si accaniscono con particolare virulenza sul bestiame e che, secondo i di Eugenio Fantusati locali, periscono e rapidamente dopo aver punto le loro vittime.
Abu Erteila. L’autore dell’articolo, Eugenio Fantusati, posa, insieme al capo operaio, accanto al sostegno in basalto sul quale sono stati letti i cartigli del re Natakamani e della regina Amanitore.
DUE PICCOLE COLLINE Abu Erteila è collocata in corrispondenza dell’imbocco del wadi (corso d’acqua a regime torrentizio, n.d.r.) el Hawad – percorso che conduce all’antica Basa dopo essersi addentrati lungo tale direttrice in pieno deserto per non meno di 40 km – e si caratterizza per la presenza di un minuscolo villaggio di pastori che fa da cornice all’insediamento antico, un sito multistratificato, del quale rimangono in vista due kom, piccole colline artificiali, di altezza non superiore ai 2 m, formatesi in seguito all’accumulo di materiali di riporto. La natura del suolo circostante, essenzialmente pianeggiante, è costituita in prevalenza da sabbia, ghiaia e sedimenti di arenaria giallastra. Gli abitanti, interrogati sulla zona archeologica, la definiscono in arabo «Howsh al-Kufur», che significa il «recinto dei miscredenti», un evidente riferimento alle tradizioni religiose delle genti che lo popolarono con discontinuità nel passato: i Meroiti prima (almeno dal II secolo a.C.) e i cristiani poi (a partire dal VI secolo), quando l’intero territorio esteso dall’odierna Khartoum a Meroe entrò a far a r c h e o 89