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Archeo n. 374, Aprile 2016

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2016

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ARCHEO 374 APRILE

ESCLUSIVA

DIONYSIAS

I SEGRETI DELL’OASI

ETRUSCHI A PRATO MUSEO DI NEPI

MOSTRE PRATO

L’OMBRA DEGLI ETRUSCHI

MOSTRE BOLOGNA

FARAONI. SPLENDORE MILLENARIO

SPECIALE

NELLA RETE DELL’ORO STORIA DI UN POTERE INTRAMONTABILE

€ 5,90

SPECIALE IL POTERE DELL’ORO

Mens. Anno XXXII n. 374 aprile 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

EGITTO A BOLOGNA

ARCHEOLOGI ITALIANI INDAGANO UNA MISTERIOSA CITTÀ DELL’ANTICO EGITTO

www.archeo.it


EDITORIALE

LA BELLEZZA CHE AIUTA A RICORDARE Aveva 29 anni Louis-François Cassas, architetto e pittore di Azay-le-Ferron (Francia centrale), quando giunse nell’oasi di Palmira. L’impresa gli era riuscita solo al secondo tentativo: la prima volta – era il maggio del 1785 – aveva provato ad attraversare il deserto camuffandosi con vesti arabe, ma fu derubato e costretto a tornare indietro. Ripartí poco dopo, accompagnato da un nutrito stuolo di guardie armate. Gli anni dal 1778 al 1783 Cassas li aveva trascorsi in Italia, a Roma, punto di partenza per una serie di viaggi che lo avrebbero portato nelle terre del regno di Napoli, in Sicilia, e poi in Istria e in Dalmazia (da quelle esperienze, agli inizi dell’Ottocento, vengono ricavate due importanti opere, il

Voyage pittoresque et historique de l’Istrie et de la Dalmatie e le Grandes vues pittoresques des principaux sites et monumens de la Grèce et de la Sicile, et des sept collines de Rome). Il suo soggiorno a Palmira – avvenuto trentaquattro anni dopo che i britannici Robert Wood e James Dawkins avevano, per la prima volta, risvegliato l’interesse del pubblico occidentale per questo luogo cosí remoto del mondo classico – decretò l’ingresso di Cassas nel novero degli orientalisti. Ma, a differenza di altre sue opere (Cassas era un vedutista consumato, e le sue tavole, non di rado, sono popolate e ravvivate da scene di quotidianità), i disegni delle rovine dell’antica

Tempio di Bel. I disegni di Louis-François Cassas (1756-1829) sono attualmente esposti al Museo Wallraf-Richartz di Colonia.


EDITORIALE

città (oggi esposti in mostra a Colonia e di cui pubblichiamo qui alcune tavole), sono il risultato di uno sguardo analitico e di una vocazione documentaristica eccezionale: nel giro di poco piú di un mese, Cassas procede alla misurazione esatta dei monumenti, ne ritrae minuziosamente ogni singolo particolare architettonico, «ricostruendo» (talvolta evidenziando le aggiunte con una diversa coloritura) quegli elementi che il trascorrere dei secoli aveva trasformato fino alla sparizione. La qualità estetica dei rilievi eseguiti da Cassas fu riconosciuta immediatamente: vale la pena ricordare che, ad attenderlo a Roma (dove fece ritorno nel 1787, dopo due anni di viaggi in Oriente), vi fu nientemeno che Johann Wolfgang Goethe, il quale, nel suo Viaggio in Italia (di cui quest’anno ricorre il bicentenario della prima pubblicazione), annotava che «le cose del Cassas sono straordinariamente belle»…

Arco monumentale (sezione)


EDITORIALE

Arco monumentale (vista frontale)


EDITORIALE

Torre funeraria di Giamblico (particolare del piano terra)

Louis-François Cassas era affascinato da questa città-miraggio, posta al punto d’incontro tra l’Occidente ellenistico e le grandi civiltà dell’Oriente. Un sentimento condiviso dagli archeologi e dai viaggiatori che, nei secoli successivi, si dedicarono alla sua riscoperta. La scorsa estate, i monumenti cosí meticolosamente documentati dal Cassas sono stati distrutti dalle milizie dell’ISIS: il santuario di Baal Shamin, il grande tempio di Bel, la torre funeraria di Giamblico, l’Arco monumentale da cui si accedeva alla celebre Via Colonnata. Rimangono ancora senza vera risposta le

Torre funeraria di Giamblico


EDITORIALE

domande che, da quel momento, continuiamo a porci: perché i terroristi hanno distrutto monumenti antichi che non rappresentano un pericolo per nessuno? Perché compiere questa cancellazione della memoria storica? Perché assassinare con barbara ferocia l’archeologo Khaled al-Asaad, un anziano uomo di scienza, «colpevole» di essersi dedicato per una vita intera allo studio e alla conservazione dei monumenti che tanto avevano entusiasmato il Cassas? Durante un incontro svoltosi lo scorso 6 marzo al Teatro Argentina di Roma (nell’ambito del ciclo di conferenze intitolato «Luce sull’Archeologia», promosso anche dalla nostra rivista) studiosi e persone di cultura – tra cui Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla, e Francesco Rutelli, già ministro della Cultura e sindaco di Roma – hanno affrontato l’altra domanda che, sin dalla notizia delle prime distruzioni, si è imposta alla nostra riflessione: è possibile – e, se sí, come – ricostruire il patrimonio perduto? Gli interventi sono disponibili sul sito del Teatro Argentina: www.teatrodiroma.net/doc/4164/ rinascita-dell-antichità-perduta-si-può-ricostruire-

Tempio di Baal-Shamin

il-patrimonio). Per far rinascere i monumenti del passato (materialmente o – come ultimo, seppur rassegnato, baluardo contro la barbarie – solo idealmente) ogni documento atto a sorreggere la loro memoria è un dono imprescindibile. Forse, lo aveva già intuito – 250 anni fa – il genio di Louis-François Cassas. Andreas M. Steiner

Torre funeraria di Giamblico (particolari della decorazione scultorea)


SOMMARIO EDITORIALE

La bellezza che aiuta a ricordare

3

di Andreas M. Steiner

Dionysias, città dei segreti

LA NOTIZIA DEL MESE Il sito di Mudhmar Est, in Oman, restituisce una panoplia di armi in bronzo «in miniatura», nascosta in una stanza senza porte... 12

14

MOSTRE

L’ombra degli Etruschi

58

di Paola Perazzi e Gabriella Poggesi

SCAVI

Attualità

NOTIZIARIO

Siponto, in Puglia, «recupera» il suo assetto originario e grazie all’arte e al design 22

34

di Emanuele Papi, con contributi di Gabriella Carpentiero, Luca Passalacqua e Leonardo Bigi

34

MUSEI

La porta d’Etruria

66

di Stefano Francocci e Daniela Rizzo

48

SCOPERTE Una pisside della tomba tarquiniese dell’Aryballos dipinto custodiva i resti della piú antica tintura a base di porpora 14 ALL’OMBRA DEL VESUVIO Un nuovo itinerario, ideato in occasione della mostra «Mito e natura», riscopre i giardini delle domus pompeiane 20 PAROLA D’ARCHEOLOGO La basilica medievale nel parco archeologico di S. Maria di

MOSTRE

Cercando un altro Egitto

48

di Stefano Mammini In copertina portale in calcare dipinto dalla cappella familiare di Userhat, ad Abido. XVIII-XIX dinastia (1543-1186 a.C.). Leida, Rijksmuseum van Oudheden.

Anno XXXII, n. 374 - aprile 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca

Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Leonardo Bigi è dottorando di ricerca in archeologia. Cristina Boschetti è collaboratore di ricerca presso il Dipartimento dei Beni Culturali: Archaeologia, storia dell’arte e della musica, Università di Padova. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Alba Cappellieri è direttore del Museo del Gioiello, Vicenza. Gabriella Carpentiero è dottore di ricerca in archeologia. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Nadezhda A. Dubova è ricercatore presso l’Istituto di Etnologia e Antropologia, Accademia Russa delle Scienze, Mosca. Stefano Francocci è direttore del Museo Civico Archeologico di Nepi. Margarita Gleba è ricercatore presso il McDonald Institute for Archaeological Research, University of Cambridge. Paolo Leonini è storico dell’arte. Vakhtang Licheli è direttore dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Tiblisi. Sabina Malgora è direttore del Centro Ricerche Mummy Project. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Florence Monier è ricercatore presso AOROC, UMR 8546, CNRS-École normale supérieure, Parigi. Francesca Morandini è Responsabile Servizio specialistico di supporto ai Musei d’Arte, presso il Comune di Brescia. Elisabetta Neri è dottore di ricerca in archeologia. Emanuele Papi è professore ordinario di archeologia classica all’Università di Siena. Luca Passalacqua è dottore di ricerca in archeologia. Paola Perazzi è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia della Toscana. Gabriella Poggesi è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia della Toscana. Daniela Rizzo è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova.


74

SCAVARE IL MEDIOEVO Danimarca, nazione d’Europa

108

di Andrea Augenti

108 ARCHEOTECNOLOGIA

Un colosso per Caligola 74 di Flavio Russo

STORIA

Rien ne va plus! 82 a cura della Redazione

Rubriche

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

di Francesca Ceci

Uomini, dèi e lottatori

Superare le apparenze 102

110

SPECIALE

di Daniele Manacorda

Nella rete dell’oro 86

QUANDO L’ANTICA ROMA... …liberò il mare dai pirati di Romolo A. Staccioli

104

LIBRI

Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio stampa mostra: copertina e pp. 3-7, 24, 26, 50 (alto), 52-64 – Cortesia Mission archéologique française en Oman central: Raphaël Hautefort: p. 12; Guillaume Gernez: p. 13 – Cortesia degli autori: pp. 14/15, 16 (alto e basso), 18, 22-23, 67-69, 70 (basso), 71 (alto), 72, 75-79, 86, 90-94, 96-103, 108, 109 (alto), 110 (centro e basso), 111 (centro e basso) – Doc. red.: pp. 15, 28, 66/67, 88 (basso) – Cortesia Margarita Gleba: p. 16 (centro) – Cortesia Soprintendenza Archeologia della Toscana: p. 18 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 20-21 – Jacques Descloitres, MODIS Rapid Response Team, NASA/GSFC: pp. 34/35 (sfondo) – Cortesia Università di Siena: pp. 35, 36, 38 (alto e basso), 39-46 – Getty Images: The Print Collector: p. 37; AFP Photo/Ben Stansall: p. 87; Heritage Images: pp. 88 (alto), 89 (basso) – DeA Picture Library: C. Sappa: pp. 38/39 (sfondo), 47; G. Dagli Orti: p. 83; G. Nimatallah: p. 110 (alto) – Stefano Mammini: pp. 48, 50 (basso), 51 – Cortesia Soprintendenza Archeologia per il Lazio e l’Etruria Meridionale: pp. 70 (alto), 71 (basso), 72/73 (alto) – Shutterstock: pp. 74/75, 89 (alto), 94/95, 111 (alto) – Flavio Russo: disegni alle pp. 80-81 – Archivi Alinari, Firenze: RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/Hervé Lewandowski: pp. 82, 84 – Bridgeman Images: p. 85 – Foto Scala, Firenze: p. 104 – Mondadori Portfolio: Leemage: p. 106 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 12, 34, 49, 66, 109. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Federico Curti Amministratore delegato: Stefano Bisatti Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Segreteria marketing e pubblicità segreteriacommerciale@mywaymedia.it tel. 02 00696.346 Direzione, sede legale e operativa via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano tel. 02 00696.352

86

112

di Cristina Boschetti e Massimo Vidale

Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. - via Cazzaniga, 19 - 20132 Milano Tel 02 2582.1 Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati contattare: E-mail: abbonamenti@directchannel.it Fax: 02 252007333 Posta: Direct Channel Srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl – titolare del trattamento – al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.


LA NOTIZIA DEL MESE Paolo Leonini

«NOMEN… OMAN!» IL SITO DI MUDHMAR EST, NELL’OMAN CENTRALE HA RESTITUITO UNA PANOPLIA ECCEZIONALE: ARMI IN TUTTO E PER TUTTO IDENTICHE A QUELLE REALI, MA FORGIATE NEL BRONZO A DIMENSIONI RIDOTTE. UN AUTENTICO TESORO, CON OGNI PROBABILITÀ DESTINATO A FUNZIONI RITUALI

«A

rabia Felix» era detta anticamente l’area che oggi include i territori dello Yemen e dell’Oman, ed effettivamente tale si è rivelata, nelle scorse settimane, per la missione archeologica francese del CNRS (l’equivalente transalpino del nostro CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche), alla quale si deve un ritrovamento clamoroso e del tutto inedito nel sito di Mudhmar Est, nella regione di Adam, nell’Oman centrale. Le indagini sono dirette da Guillaume Gernez, archeologo che fa parte del laboratorio Archéologies et sciences de l’Antiquité, e si svolgono in collaborazione con il laboratorio Archéorient (CNRS, Université Lyon 2).

I ra n Go l fo d i Om an

G olf o Pe r s ic o

Suhar

Mascate E mira ti Ar a bi Uniti

Ibra

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Mudhmar Est Ar a bia Sa udit a

al-Khalif

Duqm

Ma re Ara bico Ye men

12 a r c h e o

Salalah

Il sito di Mudhmar Est era stato individuato già nel 2009, alle pendici del Jabal Mudhmar, nei pressi di un importante crocevia commerciale e di una delle piú grandi valli dell’Oman. Qui è emerso un complesso formato da due edifici principali e altre costruzioni minori. All’interno

In alto: Mudhmar Est, Oman. Veduta dall’alto dell’edificio principale dell’insediamento, riportato alla luce dagli scavi della missione del CNRS. Le armi in bronzo sono state ritrovate nel piccolo vano, apparentemente privo di accessi, situato al centro della costruzione, sulla sinistra.


Dall’alto, in senso orario: le faretre con le frecce, l’arco piatto e un’ascia. Tutte le armi sono in bronzo e si datano all’età del Ferro II (900-600 a.C.). dell’edificio piú grande (15 m di lunghezza), realizzato in blocchi di arenaria e mattoni di terra, è avvenuta la sensazionale scoperta: in un piccolo ambiente, apparentemente privo di ingresso, è stato rinvenuto un cospicuo insieme di armi interamente realizzate in bronzo e databili all’età del Ferro II (900-600 a.C.). I reperti si presentavano sparsi sul terreno, divisi in due nuclei. Il primo formato da due faretre, di dimensioni inferiori al reale (35 cm di lunghezza), ciascuna contenente sei frecce. Il secondo

comprendente cinque asce da battaglia, cinque pugnali ricurvi con pomello a mezzaluna, circa cinquanta punte di freccia e cinque archi piatti completi di corde, anch’esse in metallo (70 cm di lunghezza, in media). Le dimensioni ridotte, i materiali impiegati per la loro realizzazione e, in alcuni casi, la mancanza di rifinitura, hanno portato gli archeologi a concludere che si tratti di oggetti non funzionali, ma concepiti per un impiego rituale o al centro di pratiche sociali ancora ignote. Significativo, a questo

proposito, è anche il rinvenimento, nell’altro edificio principale, di piccoli serpenti in bronzo e di alcuni frammenti di incensieri in ceramica, oggetti spesso collegati a una funzione rituale. Va sottolineato che faretre e archi come questi (interamente in metallo e per uso simbolico), rappresentano un ritrovamento unico per l’Arabia, e si tratta perciò di una scoperta di importanza capitale, non solo per lo studio delle armi e della metallurgia, ma anche ai fini della migliore comprensione dei sistemi politici e sociali esistenti nell’area.

a r c h e o 13


EGITTO • DIONYSIAS

DIONYSIAS

CITTÀ DEI SEGRETI SENZA SCAVARE, MA AVVALENDOSI DELLE METODOLOGIE D’INDAGINE PIÚ AVANZATE, GLI ARCHEOLOGI DELL’UNIVERSITÀ DI SIENA HANNO AVVIATO NUOVE RICERCHE NEL SITO GRECO-EGIZIANO. EMERGONO COSÍ LA PIANTA DELL’INSEDIAMENTO E LA STRAORDINARIA VARIETÀ DELLE SOLUZIONI ADOTTATE PER NASCONDERE GLI AMBIENTI PIÚ ESCLUSIVI DEL TEMPIO CITTADINO

Qasr el-Sagha Bakchias

Soknopaiou Nesos Karanis

Qa ru n Dionysias

Bir

kt Philadelphia

Philoteris Euhemeria Theadelphia

Crododilopolis / Arsinoe Hawara

di Emanuele Papi, con contributi di Gabriella Carpentiero, Luca Passalacqua e Leonardo Bigi Sulle due pagine: foto da satellite dell’area corrispondente al Basso Egitto, nella quale si riconosce l’oasi del Fayyum (i cui siti piú importanti sono indicati nella cartina). 34 a r c h e o

Lahun

Narmouthis Fayyum

Tebtynis

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E G IT TO 0

20 Km

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Dionysias. Il tempio di Sobek fotografato dall’aquilone.

L’

antica Dionysias era un villaggio abitato da contadini, artigiani, sacerdoti e carovanieri greco-egiziani, nonché da soldati dell’esercito romano. Con altre decine di borghi, venne fondato, all’indomani della bonifica (vedi box a p. 36), dai Tolomei, la dinastia greco-macedone che regnò in Egitto dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) fino al suicidio di Cleopatra e all’annessione da parte dell’impero di Roma nel 30 a.C. I sovrani tolemaici avevano riformato l’Egitto e la sua amministrazione: Dionysias fu assegnata al distretto di Arsinoe, cosí chiamato dal nome della madre e della sorella/moglie di Tolomeo II Filadelfo (308-246 a.C.). Per battezzare i nuovi villaggi del

Fayyum, i sovrani si ispiravano anche agli dèi piú venerati, come Dioniso, al quale Dionysias fu appunto dedicata. Il villaggio entrò quindi a far parte dell’impero di Roma e di Bisanzio; l’ultimo documento che lo nomina è un papiro del VI secolo d.C. Poco piú tardi, il centro venne abbandonato a causa dell’insabbiamento dei sistemi di irrigazione, come alla metà del XIII secolo attestò anche il governatore della regione ‘Uthman Al-Nabulsi.

UN EQUIVOCO... RIVELATORE Il sito si trova ai margini del deserto a tre chilometri dal lago Qaroun (l’antico Moeris), quasi completamente coperto dalla sabbia e segna-

to dalla mole di un grande tempio di pietra, restaurato una trentina di anni fa dal Supreme Council of Antiquities (la Soprintendenza alle Antichità, n.d.r.) del Governo egiziano. In superficie affiorano i resti dell’insediamento antico: muri, statue, decorazioni, macchinari e suppellettili di pietra, ceramiche. Fuori dall’abitato si innalza la tomba di un’eminente famiglia del posto, costruita nel III secolo d.C. a forma di tempietto greco-romano. Dal 1600 e sino alla fine dell’Ottocento, Dionysias ha goduto di una fortuna immeritata e... fondata su un equivoco. Nel V secolo a.C. lo storico greco Erodoto aveva visitato e descritto un famoso labirinto del Fayyum, che lo aveva a r c h e o 35


MOSTRE • BOLOGNA

48 a r c h e o


CERCANDO I

l Rijksmuseum van Oudheden (Museo Nazionale di Antichità) di Leida è una delle maggiori raccolte olandesi e la sua collezione egittologica è considerata fra le prime 10 al mondo per l’importanza e la ricchezza dei reperti che la compongono. Ma fino al prossimo 17 luglio, per ammirare il meglio di questo corpus, basta raggiungere Bologna, perché è lí – negli spazi espositivi del Museo Civico Archeologico – che le statue di Maya, sovrintendente al tesoro RACCONTARE CON UN APPROCCIO NUOVO reale di Tutankhamon, e di sua Meryt, cantrice del dio E «RIVOLUZIONARIO» LA STORIA DELLA TERRA moglie Amon, insieme a centinaia di DEI FARAONI: È QUESTO L’INTENTO DICHIARATO altre opere di altissimo pregio, trovano riunite. DI UNA MOSTRA AL MUSEO CIVICO siQuesta opportunità eccezionaARCHEOLOGICO DI BOLOGNA, CHE OSPITA le – dopo il rientro in Olanda, maggior parte dei reperti NUMEROSI CAPOLAVORI DEL CELEBRE MUSEO la difficilmente tornerà a essere NAZIONALE DI ANTICHITÀ DI LEIDA E LI concessa in prestito – è uno dei dell’accordo quinquennaAFFIANCA ALLA PROPRIA COLLEZIONE. frutti le stipulato dal Rijksmuseum UN’OCCASIONE DA NON PERDERE... van Oudheden (RMO) e dal Civico Archeologico. di Stefano Mammini In vista della chiusura per riallestimento della sezione olandese (la riapertura è prevista per il prossimo autunno), i due Mar Mediterraneo musei iniziarono a valutare la possibilità di trasferire una Po to Por t Said congrua selezione della raccolAlessssa Ale Al ss ssa an ndr nd drria a ta in Italia: il progetto espositivo, curato da Paola Giovetti e Ell Ala A mei me n Daniela Picchi, è stato quindi sposato da un finanziatore privato e dall’amministrazione Ca airro Abu Rawash comunale felsinea (da alcuni Sue Su S ue ez Sinai anni, il capoluogo emiliano si è Giza Giz a

UN ALTRO

EGITTO

Saqqara

Menfi Menfi Men Ain n Su ukhn hna hn

Fayyu Fay yu yum y um um

Nilo

Gha Gharib ha arib rib b

Golffo G di S ezz Su

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Tell el-Amarna

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Qui accanto: cartina del Basso Egitto, con le località citate nel testo. Nella pagina accanto: portale in calcare dipinto dalla cappella familiare di Userhat, «capo scultore del signore delle due terre», ad Abido. XVIII-XIX dinastia (1543-1186 a.C.). Già collezione d’Anastasi. Leida, RMO. a r c h e o 49


MOSTRE • NOME MOSTRA

In questa pagina: stele di Sansepolcro con due fregi sovrapposti, raffiguranti una scena di banchetto e un cavaliere. Fine del VI sec. a.C. Firenze, Museo Archeologico Nazionale. Nella pagina accanto: la stele del guerriero Larth Ninie, rinvenuta nei dintorni di Fiesole. MetĂ del VI sec. a.C. Firenze, Casa Buonarroti. 58 a r c h e o


L’OMBRA DEGLI

ETRUSCHI N

LE SALE DEL PALAZZO PRETORIO DI PRATO OSPITANO UNA MOSTRA CHE SOTTOLINEA L’IMPORTANZA ASSUNTA DALLA CITTÀ TOSCANA GIÀ IN EPOCA ETRUSCA. E SALUTANO IL «RITORNO» (VIRTUALE) DI UNO DEI REPERTI PIÚ CELEBRI CHE A QUEL MOMENTO STORICO APPARTENGONO: IL BRONZETTO DELL’OFFERENTE DI PIZZIDIMONTE

egli ultimi decenni, la storia dell’archeologia della porzione di pianura a nord-ovest di Firenze – compresa fra Prato e Campi Bisenzio, delimitata a nord dal preappennino e a sud dalla panoramica catena del Montalbano – è stata decisamente riscritta per quanto riguarda le fasi piú antiche: i rari indizi in precedenza disponibili – alcuni bronzetti, qualche isolato frammento ceramico o litico – hanno trovato la giusta collocazione all’interno di un complesso quadro di popolamento e di rapporti economici e culturali che quest’area seppe instaurare con il territorio circostante. Stabili ed estesi stanziamenti umani sono documentati fino dalla media e tarda età del Bronzo (XVII-XIII secolo a.C.), confermando forti relazioni oltre la catena appenninica con le genti che vivevano nella Pianura Padana e stretti rapporti con le popolazioni dell’area medio-tirrenica, delineando, fin dalla protostoria, quelle che saranno anche nei periodi successivi le direttrici privilegiate di collegamento.

di Paola Perazzi e Gabriella Poggesi

NASCITA DI UNA CITTÀ In età etrusca, poco a sud di Prato in località Gonfienti, all’insediamento protostorico se ne sovrappone uno etrusco di età arcaica (VI-V secolo a.C.), razionalmente pianificato come città di nuova fondazione: le stesse fertili terre della pianura, ora centuriate, vengono organizzate con pozzi e canali per essere facilmente irrigate e coltivate; gli a r c h e o 59


ARCHEOTECNOLOGIA • NAVE DI CALIGOLA

UN COLOSSO PER

CALIGOLA

L’OBELISCO CHE TRONEGGIA IN PIAZZA S. PIETRO VIENE DALL’EGITTO. FU TRASPORTATO A ROMA NEL 37 D.C., A BORDO DI UNA NAVE ENORME, DESCRITTA DA PLINIO IL VECCHIO COME LA PIÚ SBALORDITIVA FINO AD ALLORA VARATA. GIUNTA A OSTIA, L’IMBARCAZIONE VI RIMASE ORMEGGIATA PER UN VENTENNIO E, A CAUSA DELLE SUE DIMENSIONI MASTODONTICHE, NON POTÉ PIÚ ESSERE UTILIZZATA. OGGI, LE SCOPERTE NELL’AREA DEL PORTO DI TRAIANO SEMBRANO SVELARNE IL DESTINO… di Flavio Russo


L

a città del Sole, la mitica Eliopoli, conserva ben poco del suo remoto splendore, essendo ormai un caotico e rumoroso sobborgo del Cairo. Pressoché nulla resta dei suoi splendidi templi, dei tanti edifici sacri e dei numerosi obelischi, eretti sin dal II millennio a.C. Dei primi permangono, forse, le fondazioni sotto

l’odierno abitato, dei secondi neppure quelle, essendo stati sistematicamente asportati dai vincitori di turno. Se ne ammirano, perciò, a Londra, a New York e, soprattutto a Roma, dove i tre monoliti piú grandi svettano in piazza S. Giovanni in Laterano, in piazza Montecitorio e in piazza S. Pietro. A differenza degli altri,

Qui sopra: Chiesa di Santa Maria della Febbre, Roma, olio su tavola di Pieter Jansz Saenredam. 1629. Washington, National Gallery of Art. Nel dipinto, basato su un disegno realizzato un secolo prima da Maerten van Heemskerck, l’artista olandese mostra l’Obelisco Vaticano prima del suo spostamento, nel 1586, in piazza S. Pietro, dove da allora si trova, come si vede nella foto a doppia pagina.


SPECIALE • ORO

NELLA RETE DELL’

ORO

IL METALLO DAL COLORE DEL SOLE SPRIGIONA, DA SEMPRE, UN FASCINO IRRESISTIBILE. E LA LOTTA PER IL SUO POSSESSO SI È SPESSO MACCHIATA DI ROSSO SANGUE. MA DA CHE COSA NASCE QUESTO SUO RICHIAMO ANCESTRALE? STUDIOSI DI TUTTO IL MONDO, RIUNITISI ALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA, HANNO PROVATO A SPIEGARE LE RAGIONI DEL SUO INTRAMONTABILE POTERE... di Cristina Boschetti e Massimo Vidale

Applique in oro nota come l’«Afrodite battriana», dalla tomba n. 6 di Tillya Tepe (la «collina dell’oro», un sito dell’età del Bronzo scoperto nell’Afghanistan settentrionale). I sec. d.C. Kabul, Museo Nazionale. 86 a r c h e o

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asce da collisioni astrali immense, dal cuore di stelle agonizzanti, viene disperso nello spazio ed è concentrato da vortici gassosi in embrioni di pianeti. Non si tratta di fantascienza, ma dell’infanzia di qualcosa che conosciamo molto bene: l’oro, il giallo e nobile metallo che, da sempre, tanto colpisce l’immaginazione della nostra specie. Recenti ricerche, infatti, rivelano che solo le energie davvero titaniche scatenate dalla collisione di due supernove (lo stadio finale dei corpi stellari) riescono a compattare la stabile struttura degli atomi di questo elemento. Osservando le emissioni luminose di questi


rari eventi cosmici (nei dintorni del sistema solare se ne verificherebbe uno ogni 100 000 anni circa), gli astrofisici oggi scoprono che tali collisioni possono creare quantità d’oro pari a cinque o sei masse lunari. Lune d’oro, quindi, ma, per quanto ci riguarda, inaccessibili e quindi fantastiche, un po’ come quelle «di formaggio» delle fiabe.

UNA EQUITÀ SOLO TEORICA Sulla terra, però, di oro ne giunge assai poco. Si calcola che sino a oggi – tenendo presente che ogni anno l’industria ricava dalle rocce una quantità

Corona in oro, proveniente anch’essa dalla tomba n. 6 di Tillya Tepe. I sec. d.C. Kabul, Museo Nazionale.

d’oro pari a un cubo di 5 m di lato – l’uomo abbia estratto l’equivalente di tre piscine olimpiche colme del prezioso metallo e che, se esso venisse equamente distribuito tra i 7 miliardi di abitanti del pianeta, ognuno di noi dovrebbe portare almeno cinque anelli sulle dita della mano. Purtroppo sappiamo che cosí non è e che l’oro, nelle società umane, costituisce la principale misura della diseguaglianza. Eppure il nobile metallo ha in qualche modo toccato e tocca una parte significativa delle società umane. Un recente seminario internazionale tenu-

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Archeo n. 374, Aprile 2016 by Archeo - Issuu