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Archeo n. 371, Gennaio 2016

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2016 MES AYNAK

IL

FASCINO DELLE

MALTA

ROVINE

ROVINE BARDO AD AQUILEIA

UNA GRANDE MOSTRA A ROMA AQUILEIA

MARCHE

L’ENIGMA DEI BRONZI DI PERGOLA SPECIALE

ALLA RICERCA DELLA PIÙ ANTICA CITTÀ DEL MONDO L’INTERVISTA

RICOSTRUIRE I MONUMENTI DISTRUTTI DELLA SIRIA? RISPONDE PAOLO MATTHIAE

€ 5,90

SPECIALE LA PIÙ ANTICA CITTÀ DEL MONDO

Mens. Anno XXXII n. 371 gennaio 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

CARTOCETO

TESORI DAL MUSEO DEL BARDO

www.archeo.it

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EDITORIALE

LA STORIA DA DIFENDERE Negli ultimi quindici anni, le vicende geopolitiche del pianeta hanno coinvolto il mondo dell’archeologia come non era accaduto da un secolo. E con picchi di violenza inaudita e grottesca, in un primo momento incomprensibili: come spiegarsi, infatti, la distruzione delle due statue di Buddha sopravvissute incolumi per quasi due millenni, protette dalle gigantesche nicchie scavate nella falesia di una remota valle dell’Afghanistan? Accadde nel marzo del 2001, a pochi mesi da un’altra data fatidica, quella dell’11 settembre. Per quanto vicini nel tempo, era difficile, allora, collegare i due eventi: colpire il nemico, distruggendo un monumento appartenuto a una civiltà scomparsa e che nulla aveva a che fare con i diretti interessi del conflitto, cosa voleva significare? Abbiamo dovuto attendere gli eventi dell’anno appena trascorso per riconoscere, obtorto collo, che una logica, invece, si era fatta strada: una logica nuova – nuove le modalità d’esecuzione, nuovo il «programma», omicida e suicida al contempo –, che tra i primi obiettivi da colpire individua il suo stesso patrimonio archeologico. L’eco assordante della devastazione dei beni culturali iracheni continua a risuonare e lo farà ancora per molto tempo. E l’esito della nuova logica, che abbiamo sotto gli occhi, ci chiama a intervenire per contrastarne in tutti i modi la spaventosa deriva. Nelle pagine di questo numero vogliamo offrire, al riguardo, qualche utile spunto di riflessione: a partire dall’intervista con uno dei massimi protagonisti della ricerca archeologica (proprio nelle terre del Vicino Oriente antico), Paolo Matthiae, di cui presentiamo anche l’ultimo – attualissimo – libro. Viaggiamo poi in Afghanistan, per seguire le vicende di un salvataggio in extremis – e dagli esiti tutt’altro che scontati –, e torniamo quindi in Italia, al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, dove una mostra allestita in collaborazione con il celebre Museo del Bardo di Tunisi, ricorda – a meno di un anno dall’attentato che costò la vita a ventidue persone – i secoli di convivenza e di scambi in epoca romana, testimoniati dagli straordinari mosaici del museo tunisino. Una mostra a Roma, infine, indaga l’oggetto stesso del desiderio degli amanti dell’antico, ovvero la «rovina». Insieme allo Speciale di questo numero (dedicato a smascherare un’ambizione velleitaria dell’archeologia) ci conduce davanti a uno specchio in cui possiamo riconoscere, percorrendo un lungo e labirintico percorso, i frutti di una storia che, oggi piú che mai, dobbiamo difendere. Andreas M. Steiner Niobidi, una delle fotografie di Alessandro Celani esposte nella mostra La forza delle rovine (vedi l’articolo alle pp. 52-59).


SOMMARIO EDITORIALE

La storia da difendere

SCOPERTE

di Andreas M. Steiner

Distruggere la storia per un pugno di dollari 28

Attualità

di Paolo Leonini, con contributi di Massimo Vidale e Giuseppe Salemi

Scoperta a Città della Pieve una tomba etrusca inviolata, con sarcofagi e urne funerarie 8

STORIA

3

LA NOTIZIA DEL MESE

NOTIZIARIO

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SCOPERTE Il piú ricco tesoretto di monete romane mai trovato in Svizzera viene da... un frutteto 10

Il mistero dei «binari» di Malta

42

28

di David H. Trump

42

MOSTRE

Forza e fascino delle rovine

52

di Stefano Mammini

ALL’OMBRA DEL VESUVIO I nuovi progetti del Laboratorio di Ricerche Applicate di Pompei, fra ricerca e divulgazione 12 PAROLA D’ARCHEOLOGO Paolo Matthiae illustra lo spirito e le caratteristiche dell’avveniristico progetto di ricostruzione dei monumenti di Palmira distrutti dagli estremisti islamici 14

MOSTRE

Dialogo ad Aquileia

60

testi di Sergio Mattarella, Paola Ventura e Marta Novello

GLI IMPERDIBILI

Bronzi di Cartoceto

Un enigma tutto d’oro

68

di Daniele F. Maras In copertina Side (Turchia meridionale). I resti del colonnato del tempio di Apollo.

Anno XXXII, n. 371 - gennaio 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,

Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Stefano Cocco Cantini è musicista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Marco Di Branco è ricercatore di storia bizantina e islamica all’Istituto Storico Germanico di Roma. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Marta Novello è direttore del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Simona Rafanelli è direttore del Museo Civico Archeologico «Isidoro Falchi» di Vetulonia. Alfonsina Russo è soprintendente archeologo del Lazio e dell’Etruria Meridionale. Giuseppe Salemi è professore associato di metodologie geomatiche per i beni culturali all’Università degli Studi di Padova. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. David H. Trump è stato docente di archeologia all’Università di Cambridge. Paola Ventura è funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia del FriuliVenezia Giulia. Massimo Vidale è docente di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: Shutterstock: copertina e pp. 74-76, 79-81, 88/89, 92-93, 108 – Cortesia Ufficio stampa: p. 3, 22, 54-55, 57 (alto), 58-59, 112 – Cortesia Soprintendenza Archeologia dell’Umbria: pp. 8-9 – Kanton Aargau: Béla Polyvàs: pp. 10-11 – Cortesia Soprintendenza Speciale ai BA Pompei, Ercolano e Stabia: pp. 12-13 – ANSA: p. 14 (alto) – Doc. red.: pp. 14/15, 16 (alto), 17, 36 (basso), 72 (basso), 73, 84-87, 94 (basso), 95 – Getty Images: Shah Marai: p. 16


Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO

Storia (e vita) di un monumento

98

di Daniele Manacorda

74 98 QUANDO L’ANTICA ROMA...

…inventò la fanteria di marina 104 di Romolo A. Staccioli

di Andrea Augenti

Esiste davvero la città «piú antica del mondo»?

108

74

di Massimo Vidale

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Per forza, piú che per amore

SCAVARE IL MEDIOEVO I crociati son tornati...

SPECIALE

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di Francesca Ceci

LIBRI

(basso); MCT: pp. 28/29; John Moore: pp. 36/37; Robert Nickelsberg: pp. 38/39; Eric Lafforgue: p. 94 (alto); Tony Wheeler: p. 96; Hobermann Collection: p. 110 – Cortesia degli autori: pp. 18-19, 40 (alto e basso), 41, 105 (basso), 111 – Cortesia Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale: p. 20 – Cortesia Mes Aynak Archeological Project: pp. 30 (alto, secondo piano), 31, 32 (alto), 33 – Cortesia German Camera Productions-Kartemquin Films: pp. 30 (basso), 32 (centro), 34-35 – Corbis Images: Christopher Boisvieux: p. 38 (basso) – Daniel Cilia: pp. 42-51 – Mondadori Portfolio: The Kobal Collection: pp. 52/53; AKG IMages: pp. 77-78, 104/105, 105 (alto); The Art Archive: pp. 91, 107 – Foto Scala, Firenze: Werner Forman Archive: pp. 56/57 – Gianluca Baronchelli: pp. 62-67 – Rocco D’Errico: pp. 68-71, 72 (alto) – Cortesia Missione Italiana a Gerico-«Sapienza» Università di Roma: pp. 82-83 – DeA Picture Library: p. 90; A. Dagli Orti: p. 106 – Cortesia SEMA snc: pp. 98-102 – Cortesia Aleks Pluskowski: p. 109 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 8, 30 (primo piano), 37, 40, 70. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Federico Curti Amministratore delegato: Stefano Bisatti Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Segreteria marketing e pubblicità segreteriacommerciale@mywaymedia.it tel. 02 00696.346 Direzione, sede legale e operativa via Roberto Lepetit 8/10 - 20124 Milano tel. 02 00696.352 Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. - via Cazzaniga, 19 - 20132 Milano Tel 02 2582.1

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LA NOTIZIA DEL MESE Giuseppe M. Della Fina

QUI GIACCIONO LARIS E AULE NEL TERRITORIO DEL COMUNE UMBRO DI CITTÀ DELLA PIEVE È VENUTA ALLA LUCE UNA TOMBA ETRUSCA INVIOLATA. AL SUO INTERNO SONO STATI RECUPERATI SARCOFAGI E URNE FUNERARIE, CHE, IN ALMENO DUE CASI, POSSONO ESSERE ATTRIBUITI CON CERTEZZA AI LORO POSSESSORI

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na tomba etrusca inviolata è stata scoperta in circostanze fortuite nelle settimane scorse in località San Donnino Fondovalle nel territorio del Comune di Città della Pieve (Perugia). Il monumento è stato quindi scavato da una équipe di archeologi coordinata da Clarita Natalini, della Soprintendenza Archeologia dell’Umbria. La tomba era dotata di un dromos (corridoio di accesso) e chiusa da una porta in travertino a doppia anta; la camera funeraria ha pianta rettangolare e un’ampiezza di 5 mq circa. Al suo interno sono stati In alto: Città della Pieve. L’urna funeraria in travertino che, sul coperchio, reca inciso, da destra verso sinistra, il nome del defunto: aule pulfna peris. Fine del IV-III sec. a.C. A sinistra: l’ingresso degli archeologi all’interno della tomba, che, scoperta casualmente, si presentava inviolata.

Perugia Chianciano Terme

Chiusi

Città della Pieve

Sarteano

Monte Amiata

Orvieto

Pitigliano

Bolsena

Vulci

Viterbo

Tuscania

Tarquinia

ere Tev

Lago di Bolsena

Spoleto

A1

Magliano Sabina Blera Nepi San Giovenale Lago di

Civitavecchia Tolfa

Bracciano

Bracciano Pyrgi

Cerveteri A12

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Veio

Roma

Rieti

Palombara Sabina


rinvenuti due sarcofagi, uno dei quali reca un’iscrizione ben conservata, in corso di studio, ma che rinvia a uno degli esponenti della famiglia che volle la costruzione del sepolcro: laris pulfna, figlio di arnth. Sull’altro si conservano soltanto alcune lettere superstiti di un’iscrizione anch’essa a carattere onomastico. Accanto ai sarcofagi sono state ritrovate tre urne funerarie in travertino alabastrino e con il

A destra: il recupero dell’anfora a corpo ovoidale facente parte del corredo funebre rinvenuto all’interno della tomba di Città della Pieve. In basso: particolare del coperchio di una delle urne rinvenute all’interno della tomba. La compresenza di questo tipo di custodie e dei sarcofagi prova che, tra i membri della famiglia proprietaria del sepolcro, alcuni scelsero di farsi cremare, mentre altri optarono per l’inumazione.

coperchio a forma di figura maschile recumbente. Una reca l’iscrizione aule pulfna peris. Il coperchio di una di esse mostra tracce di policromia sul capo e le pupille dipinte.

IL VOLTO SENZA NOME Ai piedi del sarcofago caratterizzato dall’iscrizione, è stata rinvenuta una testa raffigurante un personaggio maschile, calvo, che presenta una frattura alla base del collo e di cui, al momento, non sono chiare la funzione, né il contesto di appartenenza. La presenza – non insolita – di sarcofagi e urne nella stessa tomba indica che alcuni membri della famiglia scelsero il rito dell’inumazione mentre altri optarono per la cremazione. Il corredo funerario – ancora da esaminare in maniera approfondita – comprende vasetti miniaturistici in ceramica acroma, un’olla e un’anfora dal corpo ovoidale.Tra i reperti metallici si segnalano i frammenti di uno strigile e di una olpe in bronzo. I sarcofagi, le urne e gli oggetti rinvenuti rinviano a Chiusi, il centro egemone della zona e, a un primo esame, l’utilizzo della tomba sembra collocarsi tra la fine del IV e durante il III secolo a.C. In attesa del restauro e dello studio, i reperti sono stati trasferiti presso il Museo Civico Diocesano di Città della Pieve.

archeo 9


SCOPERTE • MES AYNAK

DISTRUGGERE LA STORIA PER UN PUGNO DI DOLLARI 28 a r c h e o


A MES AYNAK, LA «PICCOLA MINIERA DI RAME» AFGANA A POCHI CHILOMETRI DA KABUL, SI LOTTA CONTRO IL TEMPO: NUOVI PADRONI DELL’INDUSTRIA E SIGNORI DELLA GUERRA MINACCIANO LA SOPRAVVIVENZA DI UN ANTICO SANTUARIO BUDDHISTA. MA C’È ANCHE CHI SPERA IN UN DESTINO DIVERSO di Paolo Leonini, con contributi di Massimo Vidale e Giuseppe Salemi

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uesta storia comincia negli anni Sessanta del Novecento in Afghanistan, quando gli archeologi della Délégation Archéologique Française en Afghanistan (DAFA) individuano i resti di un insediamento databile ai primi secoli dopo Cristo, in un’area collinare situata circa 40 km a est della capitale Kabul, nella provincia di Logar. Qui, il sottosuolo custodisce anche il secondo giacimento di rame piú grande al mondo, tanto che, non a caso, il nome del sito in lingua pashtu, Mes Aynak, significa «piccola miniera di rame». Sulla sommità di queste colline, recenti campagne di scavo hanno svelato un enorme complesso monastico buddhista, databile tra il II e il IV

Mes Aynak, Afghanistan. Il cantiere di scavo. Vi lavora una équipe di archeologi afgani e stranieri, coadiuvata da oltre 400 operai locali. a r c h e o 29


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FORZA E FASCINO DELLE ROVINE A DISPETTO DEL TITOLO, QUELLA IN CORSO IN PALAZZO ALTEMPS, A ROMA, È UNA MOSTRA STRAORDINARIAMENTE VITALE. SPAZIANDO DALLA SCULTURA AL CINEMA, DALLA LETTERATURA ALLA FOTOGRAFIA, LA VISIONE DELL’ANTICO È INFATTI LO SPUNTO PER UNA RIFLESSIONE DI GRANDE ATTUALITÀ E CHE PROVA LA DIMENSIONE «CONTEMPORANEA» DELL’ARCHEOLOGIA di Stefano Mammini

E

vocando le rovine, da sempre viste come simbolo (quando non addirittura come sinonimo) dell’archeologia, le sale di Palazzo Altemps – la magnifica sede del Museo Nazionale Romano nei pressi di piazza Navona – ospitano, fino al prossimo 31 gennaio, una mostra che ruota soprattutto intorno alla percezione dell’antico, ma che, in realtà, offre l’opportunità – rara – di

Sulle due pagine: un fotogramma di Roma, film del 1972 di Federico Fellini, nel quale si immagina la scoperta di una domus riccamente affrescata nel corso dei lavori per la metropolitana. a r c h e o 53


GLI IMPERDIBILI • BRONZI DI CARTOCETO

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UN ENIGMA

el giugno del 1946, con SONO PERSONAGGI l’Italia ancora in ginocchio dopo i disastri CERTAMENTE DI RANGO della seconda guerra mondiale ELEVATO, LA CUI MEMORIA e le vicende politiche dell’inizio della repubblica, ben poco È TORNATA ALLA LUCE DUEMILA risalto veniva dato alle notizie ANNI DOPO L’OCCULTAMENTO di ritrovamenti archeologici nelle campagne. E tanto piú DELLE STATUE ERETTE questo era vero quando gli stes- IN LORO ONORE. EPPURE, si scopritori cercavano di tener nascosto il materiale nella spe- I PROTAGONISTI DEL ranza di trarne qualche lucro. GRANDIOSO GRUPPO Al di là del biasimo per le pratiche illecite, la guerra aveva EQUESTRE DI CARTOCETO lasciato uno strascico di fame e CONTINUANO A NASCONDERE miseria in molte parti d’Italia e non ci si deve perciò meravi- LA PROPRIA IDENTITÀ gliare se due fratelli che si imbatterono in alcuni grandi di Daniele F. Maras Il magnifico gruppo di sculture in bronzo dorato rinvenuto a Cartoceto di Pergola. Età augustea. Pergola, Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola.

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TUTTO D’ORO

frammenti di statue del colore dell’oro, mentre lavoravano un campo a Cartoceto di Pergola, in provincia di Urbino, credettero di aver ricevuto un dono dal cielo e tennero per sé la scoperta.

Tuttavia, la notizia non tardò a diffondersi e presto arrivò alle orecchie dei funzionari della Soprintendenza Archeologica delle Marche, che ordinarono la consegna dei materiali rinvenuti. Superate alcune difficoltà, un gran numero di frammenti fu restituito alle autorità, assieme all’indicazione del luogo di ritrovamento. Fu subito chiaro che si trattava di un gruppo formato da varie statue in bronzo dorato, molto danneggiate dal tempo e dalla giacitura, ma che ancora conservavano mi-

nuti dettagli e buona parte della doratura originaria. Quanto prima furono condotti sul posto nuovi scavi, che portarono alla luce altri frammenti, anche se molte parti delle sculture originarie risultarono mancanti e sono ormai ben poche le speranze che possano essere un giorno recuperate. Sebbene lacunose, le statue di Cartoceto entrarono a far parte del ristretto novero dei grandi bronzi dell’antichità pervenuti fino a noi. Un interessante dato negativo emerso dagli scavi è che, salvo i resti della viabilità locale, nelle vicinanze mancavano tracce di strutture romane tali da poter giustificare la presenza di un gruppo monumentale di tale pregio e dimensioni. Già nell’antichità, quindi, i bronzi erano stati abbandonati in un luogo appartato e poco frequentato, fuor i dai centri abitati della regione. Vennero forse nascosti dopo un saccheggio? Abbandonati per cancellarne la memoria? Difficile a dirsi. Il gruppo di Cartoceto consiste in due statue equestri maschili e due stanti femminili, che dovevano con ogni probabilità essere disposte in modo simmetrico e piramidale, con le cavalcature al centro e le donne ai lati. a r c h e o 69


SPECIALE • PRIME CITTÀ DEL MONDO Erbil (Iraq). Veduta della cittadella, i cui edifici sorgono sul tell (collina formatasi per l’accumulo dei resti di insediamenti succedutisi sempre nel medesimo luogo) frequentato dall’uomo fin dalla preistoria. Nel 2014, l’UNESCO ha dichiarato il sito Patrimonio dell’Umanità. In primo piano, la statua del filosofo curdo Ibn al-Mustawfi (1169-1239), nato a Erbil.

QUALE INSEDIAMENTO UMANO HA ESPRESSO PER PRIMO I TRATTI TIPICI DELLA CIVILTÀ URBANA? E GLI ARCHEOLOGI SARANNO IN GRADO DI INDIVIDUARE IL «LUOGO DI NASCITA» DI QUESTA POTENTE INVENZIONE? UN VIAGGIO IN DIECI LUOGHI MITICI, ALLA RICERCA DI UN (IMPROBABILE) PRIMATO… di Massimo Vidale

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ESISTE DAVVERO LA CITTÀ «PIÚ ANTICA DEL MONDO»?

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SPECIALE • PRIME CITTÀ DEL MONDO

GÖBEKLI TEPE

La scoperta dello spettacolare sito anatolico è recente, ma la grandiosità dei suoi impianti cerimoniali lo ha subito proiettato nel gotha degli abitati preistorici del Vicino Oriente


I

n queste non semplici riflessioni, si inserisce anche l’ormai celebre sito di Göbekli Tepe, presso Urfa (Turchia), nell’alta valle dell’Eufrate, scoperto e scavato dall’archeologo tedesco Klaus Schmidt (prematuramente scomparso nel 2014). Schmidt scrisse

che qui «si costruirono i primi templi», una primogenitura assai diversa da quella di Gerico. Il centro levantino era stato stabilmente abitato da poche centinaia di individui, ma Göbekli Tepe, con un anticipo di almeno mille anni – e sempre ben prima dell’invenzione

Gli scavi di Göbekli Tepe, sito dell’Anatolia sud-orientale (Turchia) scoperto da una missione archeologica tedesca. Sullo sfondo, le luci della moderna città di Urfa.


SCAVARE IL MEDIOEVO Andrea Augenti

I CROCIATI SON TORNATI... QUALE IMPATTO AMBIENTALE POTEVA AVERE L’INSEDIAMENTO DI UN ORDINE MILITARE? E QUALI RIFLESSI SUL PIANO CULTURALE E SOCIALE? SONO QUESTI ALCUNI DEGLI INTERROGATIVI AI QUALI STANNO CERCANDO DI RISPONDERE GLI SPECIALISTI COINVOLTI IN UN PROGETTO INTERDISCIPLINARE DI GRANDE INTERESSE, AVVIATO NELLE REGIONI BALTICHE

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i sono aspetti del Medioevo che da sempre suscitano un grande fascino, perché considerati esotici, misteriosi, esoterici. Ne sono esempi emblematici i Templari o i Cavalieri Teutonici, appartenenti, questi ultimi, a un ordine monastico-militare nato in Terra Santa durante la terza Crociata per assistere i pellegrini (e che fu poi di ispirazione anche per il regime nazista, che gli intitolò un’onorificenza). Naturalmente, se non ci si ferma alla fascinazione iniziale, anche per temi come questi è possibile condurre ricerche con senso compiuto, e molto interessante. È quanto sta facendo un gruppo di ricerca internazionale guidato dall’archeologo Aleks Pluskowski (Università di Reading, Inghilterra). Il progetto è stato intitolato «Ecologia delle Crociate» e impegna una nutrita serie di specialisti – archeologi, geologi, zooarcheologi, esperti di paleobotanica, nonché, naturalmente, storici delle fonti scritte – nell’area del Mar Baltico: Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia. Il fine è appunto quello di ricostruire l’impatto ambientale delle crociate in quei territori, fra il XIII e il XV secolo. I principali temi affrontati sono: le conseguenze della costruzione di una fitta rete di castelli da parte dei Cavalieri Teutonici; l’adattamento

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degli stessi Cavalieri allo sfruttamento della fauna locale, per esempio a scopo alimentare; la relazione che si venne a creare tra i nuovi arrivati – portatori dell’ideologia cristiana – e la popolazione locale, ancora pagana; piú in generale, l’impatto delle crociate sul paesaggio di quelle zone dal punto di vista ecologico, fisico e culturale. Il progetto è ancora in corso, ma le

hanno dimostrato che l’arrivo dei Cavalieri Teutonici in quella zona coincise con la diffusione della coltura dei cereali – in particolare la segale –, là dove prima lo spazio era occupato da un fitto bosco.

novità sono già molte. Per esempio, le analisi dei resti dei pollini contenuti negli strati di riempimento del fossato del castello di Malbork, in Polonia,

costruzione dei castelli, perché le comunità che vi risiedevano generarono una nuova domanda di prodotti agricoli, alla quale si rispose con una deforestazione

LA SCOMPARSA DEI BOSCHI Come quello attorno a Malbork, molti altri boschi furono compromessi proprio dalla


In alto: castello di Cesis (Lettonia centro-settentrionale). Resti di cavalli in corso di scavo all’interno di una scuderia parzialmente crollata. Il castello fu una delle basi dei Cavalieri Teutonici nella regione baltica. Nella pagina accanto: veduta del Castello di Marienburg (di Maria), detto Malbork dal 1945 (Polonia). Il castello, realizzato su un monastero fortificato del XIII sec., divenne, agli inizi del Trecento, l’imponente residenza dei Cavalieri Teutonici. massiccia. Le indagini hanno riguardato anche le tipologie dei cavalli, ricostruite alla luce dei resti ossei: piú grandi e massicci quelli dei Cavalieri Teutonici, bestie che permettevano loro l’impiego di armature e armi molto pesanti; completamente diversi i cavalli delle popolazioni locali, piú snelli e meno imponenti. Dall’epoca delle crociate, nell’area baltica, si afferma inoltre in modo capillare il

consumo del pesce, evidentemente centrale nei nuovi regimi dietetici di regioni da poco convertite al cristianesimo. E ancora, l’indagine ha analizzato l’impatto della colonizzazione sulle credenze e i rituali: per esempio, gli scavi in vari cimiteri hanno dimostrato che in Lituania, dal XIV secolo, si diffonde l’usanza di seppellire le donne anziane con collane dalle quali pendono artigli d’orso. Un rituale nel quale si può forse vedere un’interpretazione locale del concetto cristiano di resurrezione.

UN «GIOCO» SERISSIMO Una parte del progetto è stata poi dedicata al re-enactment, ovvero alle ricostruzioni in prima persona, da parte dei ricercatori, di situazioni storiche, con tanto di abiti e armature d’epoca. E non si tratta di un semplice passatempo: gli studiosi membri del progetto hanno simulato una delle

campagne condotte dai crociati lungo le frontiere della Lituania, armati di tutto punto e a cavallo, per verificare le difficoltà di queste spedizioni, che si svolgevano in territori molto diversi tra loro. Archeologia sperimentale, quindi, in piena regola. Al momento, «Ecologia delle Crociate» è uno dei progetti piú all’avanguardia nel campo dell’archeologia medievale; ne fanno parte studiosi di università dell’Europa occidentale, orientale, e degli Stati Uniti (Stanford), che collaborano fruttuosamente, grazie a un finanziamento dell’Unione Europea. È lo specchio di un mondo sempre piú globalizzato, anche dal punto di vista della ricerca scientifica; e della necessità di guardare con crescente attenzione ai contesti ambientali, se vogliamo davvero entrare nelle pieghe della storia attraverso le fonti archeologiche.

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