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Archeo n. 345, Novembre 2013

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erode tarquinia

erode

eolie

antico giappone / 1

miti greci / 9 aiace

speciale architetti delle origini

esclusiva

dove sono finiti i bronzi di riace?

Speciale

alle origini dell’architettura

www.archeo.it

2013

Mens. Anno XXIX numero 11 (345) Novembre 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

ww w. ar

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eo .it

archeo 345 novembre

enigma

• gli alleati • la politica • la vera identità

€ 5,90


editoriale

NEL VENTRE DELL’ARCHITETTO

Le ricerche iniziate negli anni Settanta da Ehud Netzer (1934-2010) nel palazzo fortificato dell’Herodium e culminate nella scoperta della tomba di Erode (vedi «Archeo» n. 268, giugno 2007, anche on line su www.archeo.it) rappresentano la più grande avventura archeologica degli ultimi cinquant’anni. Hanno riacceso l’attenzione sul leggendario re di Giudea, sollecitando la rivisitazione storica del suo ruolo politico e della sua stessa personalità (vedi l’articolo in apertura di questo numero). Per Netzer – architetto prima ancora che archeologo – fu determinante l’incontro (nel 1964, durante gli scavi di Masada) con «quell’uomo vissuto duemila anni fa, un re che non aveva mai studiato architettura né aveva mai preteso di essere un architetto, ma che viveva e respirava l’arte di costruire, che conosceva profondamente i suoi percorsi e che, molto semplicemente, amava costruire». Nel 1998, durante una mia visita agli scavi appena ripresi (dopo un decennio di interruzione), Netzer mi fece notare che «nel corso dei suoi trentatré anni di regno, sembra che Erode non avesse mai smesso di costruire». Nessuna informazione, invece, ci è pervenuta su chi fossero gli architetti a servizio del re e su come si configurasse il rapporto con il loro committente: «studiando le rovine degli edifici erodiani e le notizie contenute negli scritti di Giuseppe Flavio – afferma Netzer – sono giunto alla conclusione che il re fosse direttamente coinvolto nella scelta del luogo dove costruire i suoi progetti, nella loro destinazione, nei materiali da utilizzare, nella stessa progettazione architettonica». E cita un passaggio delle Antichità Giudaiche a proposito dei lavori per la realizzazione del più celebre monumento voluto da Erode, il Tempio di Gerusalemme: «Il re (...) non entrò in alcuno di questi recinti [l’area intorno al sancta sanctorum] perché non era sacerdote e perciò non gli era permesso fare questo; le costruzioni dei portici e dei recinti esterni furono invece oggetto dei suoi diretti interessi. E terminò l’edificio in otto anni (XV, 420)». Troppo affascinato dalla figura di grande costruttore, Netzer non entrò mai nel merito della questione del re «uomo politico». Chissà, però, come avrebbe commentato le conclusioni esposte nella biografia del re appena pubblicata da Ernst Baltrusch: secondo lo storico tedesco, la parabola discendente della vita di Erode non si discosta da quella dei tiranni di tutte le epoche. E paragona il re al dittatore libico Gheddafi: stessa diffidenza, stessa perdita di contatto con la realtà, stesso cambiamento di percezione del personaggio, prima temuto ma rispettato, ora dichiarato «pazzo» dal mondo esterno e dai suoi stessi alleati. Ogni vera storia, scriveva Benedetto Croce, è storia contemporanea. Andreas M. Steiner Una veduta recente dell’Herodium con l’area di scavo della tomba del re di Giudea sulla pendice della collina.


Sommario Editoriale

Nel ventre dell’architetto

3

di Andreas M. Steiner

Attualità notiziario

6

scoperte Gli scavi nel santuario di Punta Stilo restituiscono un prezioso documento: una lamina in bronzo con un testo greco redatto in un antico alfabeto acheo 6 parola d’archeologo I Bronzi di Riace non hanno ancora fatto ritorno nel Museo Nazionale di Reggio Calabria. Ma, secondo la soprintendente, l’attesa sta per finire... 10

38

dalla stampa internazionale Il sogno di un guru scatena la caccia all’oro del re indiano Raja Rao Ram Bux Singh 22

da atene

Ancora una volta, ecco la tomba di Alessandro

24

di Valentina Di Napoli

Nella Tarquinia dei principi

mostre

Erode, una nuova immagine

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di Andreas M. Steiner

mostre Istanbul ospita una ricca esposizione sulle scoperte compiute durante la costruzione della nuova metropolitana, prima fra tutte quella dell’antico porto di Teodosio a Yenikapi 12

scoperte

38

di Alessandro Mandolesi, Alfonsina Russo Tagliente

scavi

Eolie. Un’età dell’oro

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Maria Clara Martinelli e Sara Tiziana Levi, con contributi di Marco Bettelli, Andrea Di Renzoni, Valentina Cannavò e Francesca Ferranti

antico giappone/1

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Yamato, dove ha origine il sole

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di Marco Meccarelli

In copertina in primo piano, ricostruzione ipotetica del volto di Erode (di cui non si conoscono immagini), realizzato sulla base di una scultura rinvenuta in Egitto

Anno XXIX, n. 11 (345) - novembre 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Marco Bettelli è ricercatore presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR, Roma. Valentina Cannavò è collaboratrice del Dipartimento di

Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professore di storia romana all’Università di Bologna. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Valentina Di Napoli è archeologa. Andrea Di Renzoni è ricercatore presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR, Roma. Francesca Ferranti è collaboratrice dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del CNR, Roma. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Leonini è storico dell’arte. Sara Tiziana Levi è professore di metodologie della ricerca archeologica presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi è docente di etruscologia e antichità italiche all’Università degli Studi di Torino. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Maria Clara Martinelli è funzionario archeologo del Parco Archeologico delle Isole Eolie. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, e collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Alfonsina Russo Tagliente è soprintendente ai Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso Sapienza Università di Roma. Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: AKG Images: copertina (e p. 29, sfondo) e pp. 23, 64 (centro), 66, 68, 72 (e sfondo p. 62), 80, 82/83, 86, 87 (basso); Picture Desk Images: pp. 62 (primo piano), 64 (alto, al centro), 67 (centro), 69 (sinistra), 76-77; Album: pp. 74/75 – Andreas M. Steiner: copertina (sfondo, in alto) e pp. 3, 30 (alto), 34, 35 – Cortesia Ufficio stampa e comunicazione dell’Università di Pisa: p. 6 (basso); C. Cassanelli, A. Palla: p. 6 (alto) – Cortesia Soprintendenza BA Umbria: p. 7 – Cortesia Soprintendenza BA Calabria: p. 8 – Su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo n. 115 del 29/10/2013- Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria: pp. 10-11 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 12, 14 – Sakis Mitrolidis/AFP/Getty Images: pp. 24-25 – The Herodium Expedition, The Hebrew University of Jerusalem: pp. 28/29 – The Israel Museum, Jerusalem/Meidad Suchwolski: pp. 30/31 (basso) – Mimmo Frassineti/AGF: p. 31 – Cortesia ufficio stampa mostra/American Numismatic Society: 32 – Cortesia Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek, München: p. 33 (alto e copertina, sfondo, in basso a sinistra) – The Metropolitan Museum of Art: p. 33 (basso e copertina, sfondo, in basso, a destra) – Cortesia Famiglia Netzer: pp. 36 (alto), 37 – National Geographic/Getty Images: p. 36 (centro) – Massimo Legni: pp. 38-47 – Cortesia degli autori: pp. 48/49, 51 (sinistra e destra). 52 (riquadro), 52/53, 53 (basso, a destra), 54, 55, 58-59, 84, 87 (alto), 88 (alto), 92, 93, 94 (basso), 110 (basso), 111 (destra) – Emiliano Barbieri ed Emanuele Paganelli: p. 50 – Leandro Lopes, Giusy Arrigo, Maria Tindara Capone: planimetria a p. 52 – Cosimo D’Oronzo: p. 53


82 mitologia, istruzioni per l’uso/9

Fragilità di un «numero due»

L’«invenzione» delle feste 74

di Daniele F. Maras

il mestiere dell’archeologo

divi e donne

106

di Andrea De Pascale

98

La donna che visse tre volte 108 di Francesca Cenerini

(alto) – Leandro Lopes: disegno a p. 54 – Mario Triolo: pp. 56-57 – Stefano Mammini: p. 60 – Jeff Schmaltz, MODIS Rapid Response Team, NASA/GSFC: p. 63 – Da Ancient Japan (catalogo della mostra), Washington 1992: pp. 64 (alto, a sinistra e a destra), 67 (sinistra e destra), 69 (destra), 70, 71 – Corbis: Amanaimages: pp. 70/71; Sakamoto Photo Research Laboratory: p. 73; Ted Spiegel: p. 79 (sinistra); Skyscan: p. 85; Stringer/epa: p. 100; National Geographic Society: pp. 102/103; Hulton-Deutsch Collection: p. 110 (alto) – Foto Scala, Firenze: p. 78; su concessione MiBACT: p. 79 (destra) – Flavio Russo: ricostruzioni grafiche, planimetrie e sezioni alle pp. 86, 88, 89, 91, 92, 93, 95, 96 – E. Lessing Archive/Magnum/ Contrasto: pp. 88 (basso), 94 (alto) – Schøyen Collection, Oslo: p. 89 – DeA Picture Library: G. Dagli Orti: pp. 90 (alto e basso), 91 – Doc. red.: pp. 96, 101, 111 (sinistra) – AFP/Getty Images: pp. 98/99 – Bridgeman Art Library: p. 104 – Alessandro Maifredi, Centro Studi Sotterranei, Genova: p. 106 – Andrea Bixio, Centro Studi Sotterranei, Genova: p. 107 – RMNGrand Palais (Musée du Louvre)/Hervé Lewandowski: pp. 108-109 – Cippigraphix: cartine alle pp. 24, 34, 40, 50, 65. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Archeo è una testata del sistema editoriale

PAST PASSIONE PER LA STORIA

Editore: My Way Media S.r.l. Presidente: Cesare Biffi Direttore generale: Lidia Rossi Coordinatore editoriale: Alessandra Villa Pubblicità: Veronica Savoia veronica.savoia@mywaymedia.it tel. 02 21768.510 – cell. 347 4886397 Segreteria marketing e pubblicità: segreteriacommerciale@mywaymedia.it tel. 02 21768.507 Direzione: via Ludovico d’Aragona 11, 20132 Milano tel. 02 21768 507 fax 02 21768 550 Sede legale e operativa: via Ludovico d’Aragona 11, 20132 Milano

Nella mente dell’architetto

82

di Flavio Russo

l’ordine rovesciato delle cose

Rubriche

di Daniele Manacorda

102

di Romolo A. Staccioli

Sotto terra per contare

Una proposta impossibile?

speciale

antichi ieri e oggi

l’altra faccia della medaglia La moneta della buona fortuna

110

di Francesca Ceci

libri

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Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. via Cazzaniga, 19 - 20132- Milano Tel 02 2582.1 Stampa: Arti Grafiche Amilcare Pizzi Spa, Milano Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17, 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@miabbono.com Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl Via Pindaro, 17 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati contattare: E-mail: arretrati@mywaymedia.it Fax: 02 21768550 Posta: My Way Media Srl - Via Ludovico d’Aragona 11, 20132 Milano On-line: http://eshop.mywaymedia-store.it/ Informativa ai sensi dell’art. 13, D. lgs. 196/2003. I suoi dati saranno trattati, manualmente ed elettronicamente da My Way Media Srl- titolare del trattamento- al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. Inoltre, solo se ha espresso il suo consenso all’ atto della sottoscrizione dell’abbonamento, My Way Media Srl potrà utilizzare i suoi dati per finalità di marketing, attività promozionali, offerte commerciali, analisi statistiche e ricerche di mercato. Responsabile del trattamento è: My Way Media Srl, via Ludovico d’Aragona, 11, 20132 Milano – la quale, appositamente autorizzata, si avvale di Direct Channel Srl, Via Pindaro 17, 20144 Milano. Le categorie di soggetti incaricati del trattamento dei dati per le finalità suddette sono gli addetti all’elaborazione dati, al confezionamento e spedizione del materiale editoriale e promozionale, al servizio di call center, alla gestione amministrativa degli abbonamenti ed alle transazioni e pagamenti connessi. Ai sensi dell’art. 7 d. lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a My Way Media Srl. Al titolare potrà rivolgersi per ottenere l’elenco completo ed aggiornato dei responsabili.


storia • erode il grande

ERODE

UNA NUOVA IMMAGINE di Andreas M. Steiner

28 a r c h e o


PER EBREI E CRISTIANI IL SUO NOME È DA SEMPRE SINONIMO DI TERRORE Ed EFFERATEZZA. OGGI, NUOVE INDAGINI E UNA grande MOSTRA A GERUSALEMME rivelano COME IL MANDANTE DELLA STRAGE DEGLI INNOCENTI FOSSE ANCHE UN FINE STRATEGA POLITICO E UN GRANDE COSTRUTTORE

P

Sulle due pagine: il modello ricostruttivo del mausoleo di Erode il Grande collocato sull’Herodium, il palazzo fortificato voluto dal leggendario re nel deserto di Giuda. In alto: disegno ipotetico del volto di Erode (di cui non si conoscono immagini), realizzato da Peter Connolly sulla base di una scultura rinvenuta in Egitto e da alcuni studiosi ritenuta un probabile ritratto del re.

er allestire la mostra in corso al Museo d’Israele, gli architetti si sono trovati davanti a un compito non facile: quello di dover rinforzare i solai di alcune delle nuove sale (il completo rinnovamento del grande complesso museale di Gerusalemme risale ad appena qualche anno fa) affinché sostenessero il peso delle circa trenta tonnellate di pietre scolpite, colonne e resti murari provenienti da un sito archeologico nei pressi di Betlemme. L’impegno è valso la pena: i resti di un mausoleo – o meglio, la parte finale del monumento funerario che, in origine, misurava 25 metri di altezza – esprimono meglio di ogni altro reperto esposto il percorso e il coronamento di una lunga e appassionata ricerca

archeologica. Nella penombra del sepolcreto, racchiuso da possenti blocchi squadrati e circondato da colonne, è posto un sarcofago di pietra rosata, all’apparenza semplice, decorato con rosoni finemente scolpiti sui quattro lati. Nessuna iscrizione lo identifica, eppure tutti conoscono il nome dell’uomo le cui spoglie, un tempo, aveva accolto: Erode il Grande, re di Giudea. La tomba venne scoperta nella primavera del 2007 dall’ archeologo Ehud Netzer, sul lato nord-orientale dell’Herodium, il grande palazzo fortificato costruito dal leggendario re nel deserto di Giuda a meno di 20 km a sud-est di Gerusalemme. I nostri lettori lo ricorderanno: «Archeo» ne ha seguito la vicenda sin dal 1999, quando, per a r c h e o 29


scavi • isole eolie

48 a r c h e o


EOLIE

un’età dell’oro non sappiamo se il prezioso metallo circolasse davvero tra le genti dell’arcipelago. È certo invece, come confermano le piú recenti ricerche condotte a stromboli e filicudi, che le isole ebbero un ruolo cruciale nel mondo mediterraneo dell’età del bronzo di Maria Clara Martinelli e Sara Tiziana Levi con contributi di Marco Bettelli, Andrea Di Renzoni, Valentina Cannavò, e Francesca Ferranti

Isole Eolie, Filicudi. Veduta aerea del villaggio dell’età del Bronzo di Filo Braccio. Scoperto nel 1959 da Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, il sito è oggetto di nuove ricerche, avviate nel 2009 e dalle quali stanno scaturendo dati di grande importanza per ricostruire la storia del popolamento dell’arcipelago.

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giappone • le origini/1

yamato

dove ha origine il sole di Marco Meccarelli

62 a r c h e o


Le origini della civiltà giapponese, contraddistinta da una sorta di misteriosa impenetrabilità, si perdono nella notte dei tempi. Con questo primo articolo, invitiamo i nostri lettori alla scoperta di un universo culturale in massima parte sconosciuto, della sua straordinaria arte, religione e archeologia

I

n tutto l’Estremo Oriente, la civiltà giapponese è forse quella che, piú di ogni altra, ha suggestionato l’immaginario e la cultura occidentali, complici, da un lato, la condizione di estrema lontananza e, dall’altro, la profonda impenetrabilità che ha contraddistinto il Paese nel corso della storia. Eppure la sua innegabile seduzione estetica, cosí incline alla contaminazione fra tradizioni diverse, è spesso intrisa di luoghi comuni e stereotipi, che non accennano a venir meno neanche nell’era globale. A tal proposito non va sottovalutato l’approccio, talvolta ideologizzato, con cui, soprattutto nel secolo scorso, è stato plasmato un sentimento nazionalista, utile alla competizione politica internazionale, ma che ha piú volte minato la corretta valutazione dei dati emersi. Premessa fondamentale è l’originalità della storia del Giappone, che nasce però da una visione del mondo comune a

tutte le culture estremo-orientali, ovvero quel rapporto indissolubile che l’individuo, sin dalle origini, ha instaurato con la natura, visibilmente testimoniato dall’arte mediante i suoi codici stilistici, e soprattutto dal culto autoctono: lo shintoismo (vedi box a p. 72).

come una ghirlanda La conformazione geografica del territorio ha inciso notevolmente sul divenire storico, essendo il Giappone formato da un arcipelago di cui fanno parte innumerevoli isole, di cui quattro di grandi dimensioni (Honshu, Shikoku, Kyushu e Hok-

Nella pagina accanto: un esemplare di dogu, le «bambole di terra» di cui, a oggi, si ignora la destinazione (vedi box alle pp. 68-69). Jomon tardo, 1500-1000 a.C. Parigi, Musée national des arts asiatiques Guimet. In questa pagina: il Giappone in una foto da satellite.

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planim speciale • disegno di progetto

Il tempio sommitale della ziqqurat di Babilonia 604-562 a.C.

In alto: la stele in basalto nero con l’immagine della ziqqurat di Babilonia. 604-562 a.C. Oslo, Collezione Schøyen. Qui sotto: restituzione grafica delle incisioni della stele. A destra: ricostruzione grafica del tempio sulla ziqqurat di Babilonia.

92 a r c h e o

Alcuni studiosi hanno di recente interpretato un’incisione su di una stele di basalto nero, peraltro nota da tempo, come la piú antica rappresentazione della ziqqurat di Babilonia, la biblica torre di Babele, e in particolare il suo prospetto laterale e la pianta del suo ultimo livello. Il reperto, completato da alcune iscrizioni, risale al periodo tra il 604 e il 562 a.C. e fa parte della Collezione Schøyen. L’identificazione, di straordinario interesse storico ne cela una seconda per noi non meno importante: la coordinazione tra pianta e prospetto in un unico grafico. Sarebbe perciò l’archetipo della prassi, canonica a partire dal XV secolo, di abbinare alla pianta l’alzato dell’edificio, definendolo cosí in modo architettonicamente esauriente. Tornando alla stele, il personaggio raffigurato a lato della torre è il coevo re Nabucodonosor, in piedi e con la corona conica sul capo, unica immagine del sovrano abbastanza integra delle quattro che si conoscono. Responsabile di molte distruzioni, ma anche grande promotore di edificazioni e restauri, il re stringe nella mano sinistra un bastone simbolo del potere e nella destra un rotolo, simbolo del progetto. Dal punto di vista architettonico, come accennato, la torre va ritenuta una ziqqurat, la tipica costruzione sacro-astronomica babilonese, nella fattispecie, in base all’incisione, costituita da ben sei livelli, sui quali era impiantato un tempio, la cui pianta, scarsamente visibile, sulla stele sovrasta il prospetto. L’iscrizione la definisce la «grande ziqqurat di Babilonia» ricordando anche l’orgoglio del sovrano, il quale afferma: «Ho edificato la meraviglia dei popoli del mondo, l’ho innalzata fino al cielo, munendola di porte e coprendola di bitume e mattoni». Utilizzando la planimetria della stele, se ne è potuta realizzare la ricostruzione assonometrica in base ai canoni allora vigenti in Mesopotamia.


etrie la pianta di perugia I secolo d.C.

La Pianta di Perugia è una singolare lapide romana di marmo, risalente al I secolo d.C., che tramanda, in tre diverse sezioni e con tre diverse scale grafiche, le planimetrie di una proprietà funeraria costituita da un monumento sepolcrale – dotato anche di cripta sotterranea – e da un edificio rurale annesso di due piani, un casale colonico con un orto destinato al mantenimento dei suoi custodi. La legenda, riportata su quattro righe della lapide, due sopra e due sotto le piante, recita che gli edifici, mausoleo e casale, sono il lascito di Claudia Peloris, liberta di Ottavia, e di Claudius Eutychus, procuratore, probabilmente, di Claudio e di Nerone, fornendoci cosí una precisa collocazione cronologica tra il 54 e il 61 d.C. Della lastra, purtroppo, nonostante la perfetta leggibilità dell’epigrafe e delle planimetrie, si ignorano la vicenda storica e la provenienza. Delle tre planimetrie incise, le due, a sinistra e al centro in alto, rappresentano il piano terra e quello superiore del casale con l’orto, rispettivamente in scala 1:140 e 1:230; la terza, a destra, in scala 1:84, il mausoleo. Dal punto di vista tecnico, al di là dell’adozione di una triplice scala che testimonia come, al decrescere della rilevanza di quanto raffigurato, diminuisse anche la relativa grandezza, è una assoluta novità trovare in un unico grafico le piante di due distinti piani del medesimo edificio.

In alto: ricostruzione grafica del piccolo mausoleo di cui è disegnata la planimetria sulla Pianta di Perugia. Qui sotto: la Pianta di Perugia, una lastra marmorea su cui compaiono le piante di tre edifici. I sec. d.C. Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria.

una casa popolare egiziana II secolo d.C. Questo disegno su un papiro trovato a Ossirinco, è la planimetria di una unità immobiliare, forse una delle abitazioni costruite affiancate per l’alloggio degli operai. Da un’attenta osservazione, sembrerebbe un piano terra, diviso in due sezioni principali: la centrale sarebbe quella di un atrio, con una scala ad angolo retto; a fianco sarebbe indicato un vano rettangolare privo di aperture, forse una cisterna. Papiro con la pianta di una casa di modesta levatura, forse per operai, da Ossirinco. Oxford, Ashmolean Museum.

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