2013
latomba regolini-galassi vulci il patrimonio ritrovato
antica cina / 9 tang
speciale caligola
€ 5,90
Mens. Anno XXIX numero 10 (344) Ottobre 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
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archeo 344 ottobre
caligola
la trasgressione al
potere
MUSEI VATICANI
I MISTERI DI UNA TOMBA ETRUSCA
CINA
L’ETÀ D’ORO DEI TANG
gerusalemme
il tesoro DEl tempio
VULCI
IL PATRIMONIO RITROVATO
www.archeo.it
editoriale
il patrimonio ritrovato
In un libro pubblicato cinque anni fa, ma ancora attualissimo (I predatori dell’arte perduta, Skira 2009), Fabio Isman offre una straordinaria ricostruzione delle vicende che, a partire dai primi anni Settanta, hanno dato vita a un fenomeno criminale dalle dimensioni inaudite: quello del saccheggio del patrimonio archeologico italiano, perpetrato da decine di migliaia di tombaroli, intermediari e mercanti internazionali, a danno di altrettanti siti archeologici, sistematicamente violati e devastati. Il numero complessivo dei reperti trafugati, tra opere minori e capolavori assoluti, non si conta: sono milioni e milioni. Il traffico clandestino di antichità – insieme a quello delle armi e della droga una delle tre grandi economie sommerse internazionali – non è certo circoscritto all’epoca in cui viviamo (invitiamo i nostri lettori a sfogliare il numero monografico di «Archeo» attualmente in edicola, intitolato «La Grande Razzia»), né al nostro Paese: basti pensare a quanto è accaduto, in anni recentissimi, durante l’invasione dell’Iraq o a quanto si sta verificando, in questi mesi, nei siti archeologici della Siria. In Italia, però, tra gli anni 1995 e 2005, si assiste a una vera e propria controffensiva, che ha come protagonisti la Procura di Roma, il Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale e, naturalmente, gli archeologi. Con, sul piano immediato, un risultato clamoroso: viene scoperto e smantellato quello che sarà poi definito un vero e proprio «supermarket dell’archeologia», luogo di raccolta e di smistamento dei reperti giunti dagli scavi clandestini perpetrati nel nostro Paese. In seguito, numerose opere torneranno in Italia. Alcune, come il celeberrimo cratere di Eufronio o la Venere di Morgantina, sono ben note ai nostri lettori. Altre possiamo ammirarle nella bellissima mostra allestita nel castello di Vulci (vedi l’articolo alle pp. 42-52). Il castello rappresenta, di per sé, un luogo di suggestione straordinaria: la sua struttura domina il grande Parco archeologico naturalistico di Vulci, una delle aree piú direttamente interessate, in passato, dagli scavi clandestini. Al nostro collaboratore Carlo Casi, responsabile del Parco di Vulci e profondo conoscitore della Maremma etrusca, abbiamo chiesto se, secondo lui, la razzia dei beni archeologici sia stata sconfitta: «Possiamo affermare – ci ha risposto – che si è un po’ raffreddata. Le vicende culminate nelle rivelazioni documentate dalla mostra hanno, sicuramente, creato qualche scompenso, anche sul piano della ricettazione dei reperti scavati clandestinamente. Per contro, la crisi economica esaspera anche gli animi dei tombaroli e, dunque… Insomma, non dobbiamo abbassare la guardia: il traffico clandestino è un fenomeno destinato a continuare». In un altro luogo-simbolo dell’archeologia, sulle sponde del piccolo lago di Nemi, nei pressi di Roma, un’imponente scultura marmorea adorna da qualche mese le sale del Museo delle Navi Romane: già nelle mani degli scavatori clandestini, è stata salvata, nel 2011, grazie all’intervento della Guardia di Finanza. Benché priva della testa, è molto probabile che raffiguri l’imperatore Caligola. Che a questo luogo, come spieghiamo nello speciale di questo numero (vedi alle pp. 74-95), era particolarmente legato… Andreas M. Steiner
Sommario Editoriale
Il patrimonio ritrovato
3
di Andreas M. Steiner
Attualità
la notizia del mese A chi apparteneva il tesoro aureo scoperto sotto il Monte del Tempio a Gerusalemme?
restauri
Alla scoperta dei carri nascosti 6
di Andreas M. Steiner
notiziario
8
scavi Sull’Île de la Cité, nel cuore di Parigi, scavi condotti presso la cattedrale di Notre-Dame offrono dati preziosi sulla storia piú antica della capitale francese
8
parola d’archeologo Perché la recente legge sulla valorizzazione dei parchi archeologici è rimasta inapplicata? Risponde Francesca Ghedini
musei Riapre il Museo Provinciale Archeologico di Salerno, con un allestimento integrato da un ricco apparato multimediale 16
di Adriana Emiliozzi e Maurizio Sannibale
28
42 mostre
I predatori dell’arte al museo di Vulci
42
di Carlo Casi
28
civiltà cinese/9
Tang, l’età dell’oro 14
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di Marco Meccarelli In copertina statua in marmo dell’imperatore Caligola. I sec. d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Anno XXIX, n. 10 (344) - ottobre 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale.
Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è archeologo e direttore di Mastarna s.r.l., ente gestore del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professore di storia romana all’Università di Bologna. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Adriana Emiliozzi è ricercatore associato presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (ISMA) del C.N.R. Daniela Fuganti è giornalista. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Giuseppina Ghini è direttore del Museo delle Navi Romane di Nemi. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. Luna Michelangeli è archeologa. Fabrizio Polacco è coordinatore nazionale del «PRISMA». Maddalena Reni è giornalista. Laura Romagnoli è architetto. Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Maurizio Sannibale è Curatore del Museo Gregoriano Etrusco, Musei Vaticani. Illustrazioni e immagini: DeA Picture Library: p. 68; G. Nimatallah: copertina e p. 78; G. Dagli Orti: pp. 66/67, 73 – Ouria Tadmor/Hebrew University of Jerusalem: pp. 6-7 – Denis Gliksman/Inrap: pp. 8-9 – Cortesia SBA Umbria: pp. 10, 11 (basso) – Cortesia SBA Marche: p. 11 (alto) – Cortesia degli autori: pp. 12, 16 (sinistra) 42-52, 86, 88, 89, 92, 93 – © Gianni Alvito Teravista: p. 14 – Gaetano Guida-Settore Musei e Biblioteche della Provincia di Salerno: p. 16 (destra) – Musei Vaticani: pp. 28 (alto, in primo piano), 30 (alto e basso), 34, 35 (sinistra: alto, centro e basso), 36-41 – Etruscanning: pp. 28 (alto, sfondo; e basso, sinistra e destra) – Doc. red.: pp. 30 (centro), 59 (basso), 61, 62 (basso), 64, 70-71, 76 (centro), 79 (alto), 100, 108, 109, 110, 111 – Foto Scala, Firenze: p. 35 (basso, a destra); su concessione MiBAC: p. 31 – Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale/CNR-ITABC: p. 32 (alto) – Allard Pierson Museum/Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale/Musei Vaticani/CNR-ITABC/Visual/EVOCA: p. 32 (basso) – Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale/Musei Vaticani/CNR-ITABC/Visual/EVOCA: p. 33 – Shutterstock: pp. 54/55, 60/61, 104/105, 110/111 (sfondo) – Corbis Images: Royal Ontario Museum: pp. 56, 57 (alto); Christie’s Images: p. 59 (alto); Imaginechina: p. 63; National Geographic Society: p. 82; Michael Nicholson: p. 87 – Bridgeman Art Library: pp. 57 (basso), 62 (alto), 72, 74/75, 76 (basso), 85 – Mondadori Portfolio: Picture Desk Images: pp. 58, 69, 98 (destra e basso); Album: pp. 79 (basso), 81; AKG Images: pp. 80, 94/95, 97, 98 (alto), 102/103 – Marka: Shigeki Tanaka: p. 65 (sinistra); Best View Stock: p. 65 (destra) – Da Caligola. La trasgressione al potere (catalogo della mostra), Roma 2013: p. 84 – Marco Bonino: ricostruzione virtuale a
Rubriche
mitologia, istruzioni per l’uso/8 Una perfetta macchina da guerra
66
di Daniele F. Maras
scavare il medioevo
L’Europa dei castelli 104 di Andrea Augenti
l’ordine rovesciato 66 delle cose
Minatori preistorici 106 di Andrea De Pascale
divi e donne
Le sventure di Giulia 108 di Francesca Cenerini
l’altra faccia della medaglia
Sul carro del Sole
110
di Francesca Ceci
libri
112
speciale storia dei greci/24 Fine o rivincita?
96
Caligola. La trasgressione al potere di Giuseppina Ghini
di Fabrizio Polacco p. 89 – E. Lessing Archive/Magnum/Contrasto: p. 90 – Tiziana D’Este: ricostruzione a p. 91 – Emanuela Solaroli: disegno a p. 101 (alto) – Felice Larocca: p. 106 – Centro Studi Sotterranei, Genova: p. 107 – Cippigraphix: cartine ed elaborazioni grafiche alle pp. 30, 45, 57, 86, 99, 101. Con riferimento all’articolo Uruk. Una megalopoli dell’età del Bronzo («Archeo» n. 341, luglio 2013), desideriamo precisare che la corretta dicitura del credito fotografico per l’immagine di copertina e per le pp. 82/83, 90/91 (alto), 102, 103 è la seguente: © artefacts-berlin.de; Scientific Equipment: Deutsches Archäologisches Institut. Tale attribuzione vale anche per le immagini alle pp. 92 e 93, erroneamente attribuite all’Ufficio stampa della mostra allestita a Berlino. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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mostre • vulci
I PREDATORI DELL’ARTE In alto: Sarpedonte, ucciso da Patroclo durante la guerra di Troia, viene trasportato nella dimora di Zeus da Sonno e Morte, particolare di una coppa a figure rosse dipinta da Euphronios (veduta intera alla pagina accanto). 520 a.C. Qui accanto: l’ingresso della mostra allestita nel Museo di Vulci. A sinistra: cratere a figure rosse del pittore del Saccoso Bianco. Produzione apula, 330-320 a.C. Gli oggetti illustrati nell’articolo sono attualmente esposti nella mostra «I Predatori dell’Arte a Vulci», allestita fino al 31 dicembre 2013 nel Museo Archeologico Nazionale di Vulci.
AL MUSEO DI VULCI di Carlo Casi
Per decenni, le necropoli dell’Etruria sono state una «riserva di caccia» privilegiata degli scavatori clandestini. Oggi, un’affascinante mostra, allestita nel magnifico castello della Badia a Vulci, svela i complessi meccanismi di una rete criminale che all’Italia ha sottratto un numero incalcolabile di capolavori. E racconta di come alcuni di essi siano, fortunatamente, ritornati in patria ...
«S
cusi, ma io prenderei quella navicella sarda; no, guardi, la preferisco al morso di cavallo: sí, è vero che è ben conservato, ma l’idea del viaggio per mare mi piace di piú. Quanto costa?». Forse nessuno ha mai pronunciato veramente frasi simili, ma il tono dei discorsi che si tenevano presso lo showroom di Giacomo Medici nel Porto Franco di Ginevra, non doveva essere molto diverso. Il suddetto, condannato in Cassazione a otto anni di reclusione e a 10 milioni di euro di multa, aveva allestito un vero e proprio supermarket dell’archeologia. Ed era ben organizzato! Con una «sala espositiva», in cui avvenivano le trattative per la compravendita dei reperti, e alcuni magazzini nei quali erano stipati gli oggetti ritrovati negli scavi clandestini italiani (vedi «Archeo» n. 311, gennaio 2011; anche su www.archeo.it). In Italia la pratica del saccheggio ha origini antichissime, se consideriamo che già i soldati romani depredavano le tombe dei vinti alla ricerca di metalli preziosi. Nella prima metà dell’Ottocento, il fiorire del collezionismo antiquario generò una vera e propria caccia al tesoro, con conseguenze disastrose, che toccarono soprattutto le principali città etrusche. Le necropoli di Vulci furono depredate e i reperti venduti e dispersi in tutta Europa. Con l’Unità d’Italia vennero promulgate le prime leggi sulla tutela del patrimonio archeologico, che ne riconobbero sia l’interes-
se pubblico, sia la proprietà allo Stato. Il fenomeno del collezionismo subí, quindi, una brusca frenata, ma quello che era ormai divenuto un furto vero e proprio, continuò a fasi alterne, giungendo sino a oggi.
dieci anni di indagini Ed è proprio grazie a personaggi come Giacomo Medici che lo scavo clandestino, a Vulci e non solo, assume, a partire dagli anni Sessanta, proporzioni drammatiche: non c’è contesto che non risulti almeno disturbato, se non completamente perduto o irrimediabilmente danneggiato. La realizzazione del Parco Archeologico e Naturalistico di Vulci, sul finire degli anni Novanta, ha scoraggiato l’attività dei clandestini che, seppur ancora presente, nel corso degli ultimi anni risulta notevolmente diminuita. Le difficili indagini – condotte per piú di un decennio dalla Procura di Roma in collaborazione con i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e con gli archeologi dell’Ufficio Sequestri della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridio-
nale – hanno permesso l’individuazione della complessa organizzazione che, nel corso di un quarantennio, era riuscita a gestire il traffico illecito di materiali archeologici con l’acclarata complicità di numerosi musei stranieri. Attraverso la documentazione e le fotografie sequestrate nel 1995, è stato infatti possibile ricostruire le rotte per il trasferimento all’estero dei reperti trafugati illecitamente in Italia e gli espedienti utilizzati per legittimarli. Gli oggetti raggiungevano la Svizzera grazie all’ausilio di note ditte di import-export e finivano nel Porto Franco di Ginevra dove venivano affidati a restauratori di fiducia, tra cui una dipendente delle dogane che ne attestava anche l’entrata e l’uscita. A questo punto entravano in campo alcuni mercanti internazionali, come Robin Symes e Robert Hecht, che si occupavano della fase conclusiva del traffico, piazzando i reperti presso un museo o un collezionista.A garanzia dell’autenticità, venivano mostrate le polaroid degli oggetti appena scavati e ancora sporchi di terra. Grazie alle fotografie sequestrate a Giacomo Medici, insieme ad altra documentazione, è stato possibile riconoscere numerosi pezzi, precedentemente venduti ed esposti in famosi musei. Per riciclare i reperti e fornire cosí una provenienza lecita venivano utilizzate alcune delle piú importanti case d’asta. Il sistema funzionava in questo modo: il trafficante, a r c h e o 43
civiltà cinese • le origini/9
TANG
L’età dell’oRO di Marco Meccarelli
per poco meno di tre secoli, fino alle soglie dell’anno mille, l’impero cinese vive una stagione di fioritura straordinaria. fu il risultato della felice combinazione di elementi casuali, oppure il frutto di una politica accorta e lungimirante, capace di fare tesoro delle esperienze precedenti?
C’
è un mito che, da sempre, seduce la natura emotiva dell’uomo, ricorrendo nelle trame narrative della leggenda: quello dell’«età dell’oro». Un’epoca armoniosa, in cui il mondo era cullato da un’eterna primavera, privo di leggi, libero da angosce e lontano da fatiche e miserie, nel quale l’uomo, immerso nel «tutto», «tutto» abbracciava. Nel linguaggio comune, ogni civiltà ha «costruito» una o piú età dell’oro, intese come epoche felici, stagioni fortunate e irripetibili, un’utopia nostalgica e retrodatata, di origine letteraria e
mitologica, legata al ricordo di un passato leggendario, ma anche dal valore fondante e fondativo per ogni civiltà, perché trasformatasi nello scenario in cui sono stati formulati i canoni di ciò che si considera tradizionalmente «classico». Tale denominazione è stata da tempo abbandonata dagli studiosi, a favore di un approccio metodologico piú consono a riconoscere e valorizzare, al di là di pregiudizi di sorta, gli elementi distintivi di ogni epoca storica. È comunque innegabile che il periodo Tang (618-907), solitamente considerato l’età dell’oro della Cina, abbia rappre-
Le pagode dell’Oca Selvatica Nell’attuale Xi’an (Shaanxi), famose sono le due pagode dell’Oca Selvatica, che devono il proprio nome alla tradizione secondo cui il Buddha, sotto forma di oca, precipitò esanime al suolo dallo stormo con cui stava volando, affinché un monaco affamato potesse trarne non già nutrimento, bensí insegnamento. La piú grande, la Dayanta (nella foto), aveva in origine cinque piani, portati a sette con i lavori eseguiti tra il 701 e il 705. La seconda, costruita agli inizi dell’VIII secolo, si chiama Xiaoyanta, ed è alta 38 m con 13 piani (15 in origine), sottolineati da altrettanti cornicioni aggettanti: è uno dei piú interessanti esempi tra le pagode Tang caratterizzate dalla curva degli spigoli che convergono verso l’alto, grazie ai piani orizzontali rientranti.
speciale • caligola
Caligola La trasgressione al
potere
di Giuseppina Ghini
Didascalia da fare Ibusdae evendipsam, officte erupit antesto taturi cum ilita aut quatiur restrum eicaectur, testo blaborenes ium quasped quos non etur reius nonem quam expercipsunt quos rest magni autatur apic teces enditibus teces.
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il terzo degli imperatori condivide con nerone la poco lusinghiera fama di personaggio volubile, incline agli eccessi e alle nefandezze. ma fu davvero cosí? il nuovo allestimento del museo delle navi romane di nemi, luogo a lui particolarmente caro, e il fortunato recupero di una grande statua che forse lo raffigura, offrono l’occasione per riflettere sul profilo umano e politico del principe
Agrippina sbarca a Brindisi con le ceneri di Germanico, olio su tela di Benjamin West. 1770 Filadelfia, Philadelphia Museum of Art. Del mesto corteo fa parte anche il piccolo Gaio Cesare Germanico (il futuro Caligola), che alla morte del padre, deceduto ad Antiochia nel 19 d.C., aveva solo sette anni.
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storia • storia dei greci/24
fine o rivincita? il celebre motto di orazio secondo il quale i vinti «conquistarono» i vincitori è, ancora oggi, la sintesi piú efficace del sentimento ambivalente sviluppato da roma nei confronti dell’ellade. e a subire il fascino della cultura greca non furono soltanto imperatori e intellettuali, ma anche i primi «turisti culturali» della storia... di Fabrizio Polacco
«U
omini massimamente uomini», «inventori della civiltà, delle arti e dell’agricoltura», come li definisce Plinio il Giovane; o, al contrario, semplicemente sudditi. «Graeculi», «piccoli Greci», come non si asteneva dal chiamarli in pubblico perfino Cicerone; o, piuttosto, ammirati maestri di tutte le scienze e le discipline, quasi dello stesso pensiero umano. Anche dopo che li ebbero sottomessi, non si può negare che i Romani provassero verso i Greci un sentimento ambivalente. Il caso di Cicerone è emblematico: proprio lui, che aveva rielaborato in latino la filosofia ellenistica; lui, che aveva denominato Filippiche le sue invettive contro il potente di turno, Marco Antonio, intendendo emulare quelle di Demostene contro il re macedone; lui, filelleno colto e sopraffino, eccolo cadere, in una delle orazioni giudiziarie (le Verrine), nel pregiudizio etnico contro quei «piccoli, imbelli e frivoli (tutte connotazioni presenti nel diminutivo utilizzato) Greci». Per non parlare poi di Cesare, dittatore perpetuo, e del suo filius, nonché assassino: Bruto. L’uno e l’altro imbevuti di grecità: eppure schierati in fa-
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vore di due mondi diametralmente opposti. Il dictator, si malignava, era stato in gioventú amante di Nicomede IV, re ellenizzato di Bitinia; poi, ormai attempato arbitro di Roma, aveva avviato una relazione con l’ultima grande sovrana greco-macedone, Cleopatra, appoggiandone le ambizioni contro il fratello-rivale, un preadolescente dal nome di Tolomeo XIII, il quale pure gli aveva fatto la «cortesia» di decapitare Pompeo e di inviargliene in omaggio il capo (nonostante le lacrime versate, pare, da Cesare di fronte al truculento pacco-dono).
questioni di sangue Con la regina d’Egitto Cesare aveva avuto un figlio (Tolomeo Cesare, soprannominato dagli ironici Alessandrini «Cesarione»), che, in età adulta, sarebbe potuto diventare il re universale capace di unire l’Oriente e Roma e nelle cui vene scorreva, oltre al sangue della gens Iulia, forse anche quello della stirpe di Alessandro (si sussurrava che vero padre di Tolomeo I Sotere, capostipite dei re d’Egitto, non fosse stato Lago, ma Filippo II). A Roma, Cesare, poco prima delle Idi di marzo, rifiutò per tre volte di seguito la corona
Dendera (Egitto), tempio di Hathor. Rilievo raffigurante Cleopatra e suo figlio Cesarione in atto di sacrificare agli dèi. Età tolemaica, I sec. a.C. I Romani assunsero un atteggiamento ambiguo nei confronti della cultura dell’Ellade, diviso tra ammirazione e rifiuto. Nel caso di Giulio Cesare, per esempio, la sua relazione con la regina grecomacedone Cleopatra (dalla quale ebbe Cesarione), fu vista dai difensori della romanità come un potenziale attentato alla sua «purezza».