appia antica
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speciale mondo pastorale
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misteri
legionari romani in cina?
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2013
Mens. Anno XXIX numero 8 (342) Agosto 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
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archeo 342 agosto
LA DELLA
VIA SETA
TRA LEGGENDA E ARCHEOLOGIA
ROMA
IL PARCO DELL’APPIA ANTICA
SPECIALE
€ 5,90
editoriale
parole e fatti Due righe sulla questione «Pompei» e sulla minaccia che il sito campano venga estromesso dalla lista del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. La notizia dell’ultimatum posto dall’organizzazione internazionale è stata diffusa agli inizi di luglio e ha fatto subito il giro del mondo: o viene messo in pratica, entro la data del 31 dicembre, il piano di salvataggio elaborato dal governo lo scorso anno (il Progetto Grande Pompei, che prevede uno stanziamento di 105 milioni di euro, vedi l’editoriale di «Archeo» dello scorso maggio), o l’UNESCO delibererà, nel febbraio del 2014, di procedere alla cancellazione. «Entro il 2015 – ha replicato il ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray – saranno aperti almeno 39 cantieri di lavoro all’interno dell’area archeologica; e già nelle prossime settimane, dieci domus chiuse per mancanza di personale di sorveglianza saranno riaperte al pubblico». È cosí difficile, viene da chiedersi, spendere 105 milioni (42 dei quali sono fondi europei) per salvare Pompei? «Ci sono problemi di trasparenza – ammette il ministro – e uno dei punti qualificanti del Progetto è proprio il controllo sulla legalità degli appalti». Voltiamo, decisamente, pagina. Ci sono voluti decenni di infaticabile impegno da parte degli archeologi della Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Roma per «salvare» il Parco dell’Appia Antica, sottraendolo alle grinfie di quelli che Antonio Cederna definí «gli indegni dilapidatori di un patrimonio insigne, che per turpe avidità di denaro, per ignoranza, volgarità d’animo o semplice bestialità vanno riconducendo in polvere le testimonianze del nostro passato». Il Parco (ne parliamo in apertura di questo numero) è, con tutte le difficoltà che ancora rimangono da affrontare, il risultato meraviglioso dell’impegno di donne e uomini che hanno cambiato il destino di questo prezioso lembo di terra preso di mira dalla lottizzazione edilizia. E dove oggi, tra rovine celebri in tutto il mondo, si aggirano liberi quegli animali da pascolo di cui ci parla Barbro Santillo Frizell nello speciale dedicato al mondo pastorale: animali «utili per mantenere aperti i territori intorno ai siti archeologici, rendendoli accessibili e valorizzando la dimensione storica del paesaggio». Andreas M. Steiner
Un tratto della via Appia Antica.
Sommario Editoriale Parole e fatti
3
di Andreas M. Steiner
Attualità notiziario
6
scoperte Un importante recupero del Comando TPC dei Carabinieri ha permesso il ritrovamento, a Perugia, di una ricca tomba gentilizia, appartenuta alla famiglia etrusca dei Cacni 6
28 parola d’archeologo Il carro in bronzo di Monteleone di Spoleto, che oggi è uno dei vanti del Metropolitan Museum di New York, quasi rischiò d’esser gettato via dal suo scopritore 10
valorizzazione Aperto al pubblico un nuovo settore dell’area archeologica di Montegrotto Terme 12
dalla stampa internazionale Khirbet Qeiyafa: nuove scoperte e nuove polemiche 24
parchi archeologici
6
Regina viarum
28
di Mimmo Frassineti, con un’intervista a Rita Paris
AVVISO AI LETTORI In questo numero, per motivi di spazio, non compare la rubrica «L’altra faccia della medaglia», la cui pubblicazione riprenderà regolarmente il mese prossimo.
In copertina piccolo gruppo in terracotta di un cammelliere con il suo animale, carico di merci. Dinastia Tang, 618-907. Parigi, Musée Cenruschi.
Anno XXIX, n. 8 (342) - agosto 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro,
Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Mimmo Frassineti è scrittore e fotografo. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. Rita Paris è direttore archeologo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Fabrizio Polacco è coordinatore nazionale del «PRISMA». Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, e collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Barbro Santillo Frizell è archeologa ed è stata direttore dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Illustrazioni e immagini: Mondadori Portfolio: Picture Desk Images: copertina (primo piano) e pp. 49, 50 (basso); Giorgio Lotti: p. 31 (basso); Leemage: p. 62; su concessione MiBAC: p. 77; AKG Images/Peter Connolly: pp. 96/97, 98/99 – Corbis Images: Redlink: copertina (sfondo) e pp. 46/47; Mick Roessler: p. 46 (basso); Carl & Ann Purcell: p. 50 (alto); Antonia Tozer/JAI: pp. 50/51; Asian Art & Archaeology: p. 53; Adam Ferguson/VII: p. 55 (basso); Narong Sangnak/epa: p. 56; Paul Almasy: p. 57 (alto); Syed Jan Sabawoon/epa: p. 57 (basso); Pierre Colombel: p. 60 (destra); Sandro Vannini: p. 73; Louis Laurent Grandadam: p. 89 (alto); Araldo De Luca: p. 94 – M. Michelangeli: pp. 3, 28/29, 33 (alto), 34 (basso), 37 – Cortesia Soprintendenza BA Umbria: p. 6 – Cortesia Consorzio Pantelleria Ricerche: p. 7 – Cortesia Soprintendenza BA Marche: p. 8 – Doc. red.: pp. 10/11, 54 (basso), 80, 85, 100, 101, 105, 106-109 – Studio Inklink, Firenze: pp. 12 (alto), 86 – Cortesia Soprintendenza BA Veneto: pp. 12 (basso), 14 – Cortesia Hebrew University e Israel Antiquities Authority/Sky View: p. 24 – Cortesia Eilat Mazar: p. 25 – Shutterstock: pp. 28 (riquadro), 30, 31 (alto), 33 (centro, a sinistra), 54 (alto), 104 – Cortesia Parco Regionale dell’Appia Antica: disegno alle pp. 32/33 – Mimmo Frassineti: pp. 32/33 (basso), 33 (centro, a destra), 34/35, 35 (basso), 36,
scavare il medioevo
il mestiere dell’archeologo
di Andrea Augenti
di Daniele Manacorda
antichi ieri e oggi
civiltà cinese/7
L’oro di Cirene 46
di Romolo A. Staccioli
68
mitologia, istruzioni per l’uso/6
106
l’ordine rovesciato delle cose Un patrimonio da riscoprire
62
110
di Andrea De Pascale
libri
di Marco Meccarelli
Una tragedia infinita
Quella (grande?) scoperta dell’età oscura 108
Per una casa aperta 104
62 Una via e le sue leggende
Rubriche
112
speciale Mediterraneo pastorale
68
di Barbro Santillo Frizell
di Daniele F. Maras
storia dei greci/22 Il fascino dei vinti
90
di Fabrizio Polacco
Archeotecnologia Legionari romani in Cina?
98
di Flavio Russo
38-40, 41 (basso), 42/43, 44/45, 45 – Studio MCM di Monica Cola: p. 41 (alto); B. Mazzotta: p. 44 – J. Manning Press/ideazione B. Mazzotta: p. 43 (basso) – DeA Picture Library: pp. 52, 66/67, 67, 82, 95, 97 (alto); G. Dagli Orti: pp. 48, 58/59, 59, 60 (sinistra), 72, 78/79, 84, 88, 93 (basso); A. Dagli Orti: pp. 75, 93 (centro); G. Sosio: p. 76; L. Pedicini: p. 89 (basso) – Bridgeman Art Library: pp. 64/65 – Foto Scala, Firenze: p. 66 (sinistra) – E. Lessing Archive/ Magnum/Contrasto: pp. 68/69, 70, 71, 81, 90, 91 – Marka: Marco Scataglini: p. 74 – Cortesia Istituto Svedese di Studi Classici a Roma/Jonathan Westin: p. 87 – Flavio Russo: disegni alle pp. 102-103 – A. De Pascale: p. 110-111 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 25, 32 (riquadro), 48/49, 71, 75, 76, 92/93, 100/101. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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parchi archeologici • appia antica
regina
viarum
di Mimmo Frassineti
l’area archeologica – tra le piú belle del mondo – si insinua, come un grande cuneo verde, dalla periferia fino al centro di Roma, fiancheggiando il tracciato della celebre strada consolare. nei primi anni del dopoguerra Sembrava destinata a scomparire sotto i colpi della lottizzazione ma cosí non è stato. Grazie a un’opera di tutela straordinaria, il Parco dell’Appia Antica rappresenta, oggi, un’eccellenza nel panorama dell’archeologia italiana. Ecco la storia di un’impresa fuori del comune… e dei suoi protagonisti 28 a r c h e o
I
n Italia i primi costruttori di strade furono gli Etruschi. Le loro «tagliate», grandiosi sbancamenti scavati con rigore geometrico nelle colline di tufo ancora ci sorprendono. Alcune strade romane ricalcarono quelle etrusche (è il caso, per esempio, della via Cassia fra Roma e Cortona), ma furono i Romani a introdurre l’uso della pavimentazione in blocchi di selce, con il lato piatto rivolto verso l’alto. Lungo le viae, le strade che partivano dall’Urbe, potevano transitare due carri affiancati. La piú antica e celebre, la regina viarum, è l’Appia, che unisce il mar Tirreno con l’Adriatico e, tramite il porto di Brindisi, collega l’Italia all’Oriente.
Quella che oggi chiamiamo Pianura Pontina faceva parte in antico del Latium Vetus, una regione compresa fra gli Appennini e il Tirreno che, dalla riva sinistra del Tevere si estendeva fino al Circeo. Vi abitavano varie popolazioni, tutte destinate a scontrarsi con Roma. Fra queste, i Volsci non erano solo guerrieri, ma anche abili contadini, esperti nel drenare l’acqua in eccesso che, scendendo dai monti Lepini incontrava, prima di raggiungere il mare, la barriera della duna litoranea, ristagnando nella depressione della vasta pianura. Per aprirsi la strada verso sud, Roma ingaggiò con i Volsci una guerra durata due secoli, il cui epilogo si ebbe nel 328 a.C., quando Priver-
Un tratto della via Appia Antica. Sulla destra si vede una delle quinte scenografiche realizzate nell’Ottocento dall’architetto e archeologo Luigi Canina (1795-1856). Si tratta di un tipico pastiche di gusto neoclassico, nel quale sono assemblati rilievi e frammenti architettonici provenienti dai monumenti un tempo affacciati sulla consolare.
a r c h e o 29
civiltà cinese • le origini/7
una via e le sue di Marco Meccarelli
attraverso l’Asia, fino al Mediterraneo, il cammino di cui ci narra Marco Polo nel Milione ha unito per secoli popoli lontani e culture diverse. Grazie al commercio di un tessuto sottile come la tela di ragno e brillante come i raggi del sole... 46 a r c h e o
Sulle due pagine: una carovana di cammelli in una delle zone desertiche attraversate dalla via della seta. L’immagine, seppur moderna, evoca la lunga storia del percorso, poiché i grandi quadrupedi gibbosi sono stati da sempre il mezzo di trasporto piú usato.
leggende È
una storia che unisce Cinesi, Persiani, Indiani, Tibetani, Turchi, Greci, Romani e popolazioni nomadi, assieme a oro, pietre preziose, spezie, deserti e mare; è una storia che racconta di esploratori e carovanieri, di artisti e religiosi, di buddhismo, ma anche di zoroastrismo, nestorianesimo, manicheismo, induismo e islamismo (vedi box alle pp. 58-59); in questa storia si intersecano vivaci contaminazioni artistiche, che danno luogo a una mescolanza di elementi ellenistici, iraniani, indiani e cinesi. Le sue origini si confondono nella notte dei tempi, non si sa bene dove cominci e, in fin dei conti, non sappiamo nemmeno dove finisca; la sola certezza è che questa storia si dipana lungo quella che noi chiamiamo «via della seta». Una denominazione, Seidenstraße («via della seta», appunto), che apparve per la prima volta nel 1877, nell’opera Tagebücher aus China del geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905). Se alla civiltà cinese viene tradizionalmente conferito il primato delle invenzioni della carta, della stampa, della polvere da sparo e della bussola, quella della seta, pur non essendo il maggior contributo dato all’umanità, è sicuramente la piú antica tra tante mirabili scoperte, cosí come
riportano le iscrizioni sulle ossa oracolari del XII-XI secolo a.C. e poi sul bronzo, nei secoli X-VIII a.C. Le attestazioni della sericoltura vanno fatte risalire, infatti, a ben oltre il I millennio a.C., se non addirittura alla cultura tardo-neolitica di Liangzhu (3200-2200 a.C.; vedi «Archeo» n. 336, febbraio 2013), e non stupisce che le sue origini siano avvolte nella leggenda.
il segreto di lie zu Secondo la tradizione, Lie Zu, la consorte del mitico Imperatore Giallo (Huangdi), insegnò nel III millennio a.C. al popolo cinese l’allevamento del baco e il metodo per ottenerne il prezioso filamento. E non è un caso che proprio a una figura femminile sia stata conferita l’invenzione della sericoltura, un’arte che è da sempre sublime espressione della creatività muliebre, perché erano le donne, appartenenti anche ai ceti elevati, che sin dall’antichità si dedicavano alla filatura, alla tessitura e al ricamo. Fino al 1908, piccoli altari di devozione popolare, anche all’interno di umili abitazioni di contadini – perlomeno in zone in cui la sericoltura era parte integrante dell’economia agricola –, vennero dedicati al culto di Lie Zu, celebrato assieme al rito solenne, compiuto ufficialmente
Nella pagina accanto: le grotte di Mogao, presso l’oasi di Dunhuang (vedi box a p. 60).
ogni primavera dalle imperatrici e dalle dame di corte. L’arte della sericoltura non era facilmente comunicabile, figlia di leggi suntuarie tramandate perlopiú oralmente, essa esigeva competenze, esperienze e attitudini specifiche, tanto da far credere, per lungo tempo, che i Cinesi fossero particolarmente restii a divulgarne il segreto. La coltura partiva dalla scelta adeguata del luogo e includeva anche la raccolta delle foglie di gelso con cui nutrire i bachi, i lepidotteri bombyx mori, addomesticati, prestando particolare attenzione al loro processo di metamorfosi: era infatti indispensabile uccidere la crisalide, appena prima della sua trasformazione in farfalla, onde evitare che, uscendo dal bozzolo, si rompesse definitivamente il filamento continuo che lo componeva. E, a tale scopo, si adottò un espediente crudele ma necessario: i bozzoli venivano esposti al calore di un braciere o immersi nell’acqua bollente! Se le piú antiche attestazioni della sericoltura vanno fatte risalire probabilmente al neolitico, risulta piú problematico stabilire, secondo studi piuttosto recenti, quali siano i piú antichi esemplari di seta cinese trovati al di fuori della Cina: i reperti riferibili alla tarda civiltà di (segue a p. 51) a r c h e o 47
speciale • pastorizia
mediterraneo
pastorale
68 a r c h e o
di Barbro Santillo Frizell
Particolare della scena pastorale scolpita a rilievo sul sarcofago di Giulio Achilleo, sovrintendente al Ludus Magnus, la caserma dei gladiatori, da via delle Terme di Caracalla, ex vigna Casali. 270 d.C. circa. Roma, Museo Nazionale Romano, Terme di Diocleziano.
L’allevamento del bestiame ha circa diecimila anni. Già praticata agli albori della civiltà, questa attività è divenuta il simbolo dell’integrazione tra uomo e natura. Seguendo le orme di un mito intramontabile, antico e profondamente radicato nel paesaggio (e di cui tuttora è possibile ritrovare le tracce), presentiamo il racconto di una ricerca inedita e appassionante...
a r c h e o 69
storia • storia dei greci/22
Il fascino dei vinti
di Fabrizio Polacco
la superiorità della forza del conquistatore Non sempre si accompagna all’egemonia culturale sullo sconfitto. Vani furono gli strali di Catone il Censore contro l’ellenizzazione del mondo romano: nel II secolo a.C. la raffinatezza della cultura e delle arti greche trionfava ormai inesorabilmente sul «selvatico Lazio»
S
i narra che i Romani si inebriarono per la prima volta delle bellezze dell’arte greca assistendo al corteo trionfale di M. Claudio Marcello vittorioso nell’assedio di Siracusa (212 a.C.). Il console aveva fatto spogliare i templi della città dei loro magnifici capolavori, che divennero cosí il primo bottino «elegante e squisito» (tale lo definisce Plutarco) a sfilare per le vie dell’Urbe. Fu allora che un intero popolo conobbe la «piacevolezza, la grazia e l’attrattiva degli Elleni». L’episodio è significativo, perché il confronto politico militare tra mondo greco-ellenistico e i Romani non ebbe solo rilevanti conseguenze geopoli-
90 a r c h e o
Due vedute di una statua di Menade, seguace del culto dionisiaco, opera di Scopa, uno dei maestri della scultura greca, attivo tra il 380 e il 330 a.C. Dresda, Staatliche Kunstsammlungen. Dopo la conquista, i Romani «scoprirono» l’arte dell’Ellade e, come affermò Orazio, ne furono a loro volta conquistati.
cacciata dall’Urbe di tre filosofi (tra cui il «famoso» accademico Carneade) che, giunti per un’ambasceria dalla Grecia nel 154 a.C., andavano riscuotendo in pubbliche conferenze uno straordinario consenso da parte dei Romani, soprattutto i piú giovani. Inoltre, Catone intentò una serie di processi, sulla base di accuse finanziarie e moraleggianti, ad alcuni dei personaggi piú illustri di Roma, universalmente considerati «salvatori della patria»: tra i quali vi era il vincitore di Annibale a Zama, Scipione l’Africano, uno dei maggiori esponenti dello schieramento ellenizzante e aperturista. Per fortuna di Roma – e, probabilmente, dell’umanità – le posizioni estremiste di Catone e dei suoi seguaci non ebbero successo. Del resto, in che modo era mai possibile sostenere, come egli faceva, che, se «i Romani si fossero lasciati dominare dalla letteratura ellenica, avrebbero perso il dominio del mondo», quando invece tutti constatavano che Roma consecatone contro guiva la massima espansione carneade Nonostante i Romani politica e militare proprio potessero vantarsi di mentre l’influsso ellenizzante essere i nuovi padroni, era all’apice della sua intensità? questo «imperialismo culturale inverso» non condottieri filelleni mancò di suscitare re- Molto spesso i generali che sistenze e atteggia- conducevano le legioni vittomenti di chiusura in riose in Occidente e in Oriente quanti tra loro se ne erano gli stessi che piú familiaritenevano in qualche rizzavano con la cultura ellenimodo vittime. Massi- ca. Come Tito Quinzio Flamimo oppositore della nino, il primo romano ad aftendenza ellenizzante fu frontare e sconfiggere la falange Marco Porcio Catone macedone. Tanto che, a sostedetto il Censore (234-149 nerlo nel conflitto contro Filipa.C.), che fu tra gli ispira- po V di Macedonia (che già una tor i del provvedimento, volta, nel momento peggiore promulgato e fatto applicare delle guerre puniche, si era dal Senato nel 186 a.C., che schierato con Annibale contro perseguitò ed espulse da Roma Roma innescando la cosiddetta i culti dionisiaci importati «prima guerra macedonica»), dall’Oriente greco. erano scese in campo molte Fu ancora il protagonista della città e leghe elleniche. tiche (in quanto fece sí che una singola potenza unificasse l’intero bacino mediter raneo, evento mai piú realizzatosi nel corso della storia) ma diede origine, su scala di massa, a un fenomeno insolito, che la statunitense Susan E. Alcock ha definito di «acculturazione inversa» (reverse acculturation): esso si verifica quando è il vinto a imporre la sua cultura al vincitore, non viceversa. Ancor piú insolito fu che tale supremazia culturale della grecità venisse riconosciuta non solo, come è ovvio, tra i Greci, ma a Roma stessa. Ben prima degli studiosi moderni, Orazio la affermò in una celebre sentenza: «La Grecia, conquistata, conquistò a sua volta il rozzo vincitore, e introdusse le arti nel selvatico Lazio».
a r c h e o 91